{"id":28076,"date":"2012-08-04T11:45:00","date_gmt":"2012-08-04T11:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/08\/04\/non-accettiamo-gli-altri-per-quello-che-sono-ma-proiettiamo-su-di-essi-le-nostre-aspettative\/"},"modified":"2012-08-04T11:45:00","modified_gmt":"2012-08-04T11:45:00","slug":"non-accettiamo-gli-altri-per-quello-che-sono-ma-proiettiamo-su-di-essi-le-nostre-aspettative","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/08\/04\/non-accettiamo-gli-altri-per-quello-che-sono-ma-proiettiamo-su-di-essi-le-nostre-aspettative\/","title":{"rendered":"Non accettiamo gli altri per quello che sono, ma proiettiamo su di essi le nostre aspettative"},"content":{"rendered":"<p>Noi non vediamo gli altri per quello che sono, non li accettiamo per quello che sono, non li accogliamo cos\u00ec come son, ma li vediamo attraverso il filtro delle nostre aspettative, dei nostri timori, delle nostre speranze, delle quali, in genere, essi non sanno assolutamente nulla; li sovraccarichiamo del peso enorme delle nostre proiezioni mentali e poi, quando essi ci &quot;deludono&quot; perch\u00e9 non rispettano i nostri schemi, ci arrabbiamo con loro, ne rimaniamo offesi e disgustati, li espelliamo rudemente e li cancelliamo dalla nostra vita.<\/p>\n<p>Certo, potremmo cavillare, pirandellianamente, sulla pretesa di stabilire chi siamo noi e chi \u00e8 l&#8217;altro, quando invece, a ben guardare, forse non c&#8217;\u00e8 alcun &quot;io&quot; dietro le maschere che nascondono ciascuno di noi, allo sguardo altrui non meno che al nostro; ma si tratta di una questione che, per quanto sia importante sul piano speculativo, non cambia gran che nella dimensione della vita quotidiana: nella quale, di norma, il vero problema non \u00e8 l&#8217;assenza di un &quot;io&quot;, ma l&#8217;ostinata, radicale incapacit\u00e0 di molte persone ad accettare l&#8217;altro per come \u00e8, per come si presenta, per come si offre e anche, talvolta, per come si nasconde o cerca di sfuggire.<\/p>\n<p>Tale incapacit\u00e0 non deriva da un difetto dell&#8217;osservazione, dell&#8217;intelligenza o della sensibilit\u00e0, ma della volont\u00e0; quando si \u00e8 pieni del proprio ego, quando ci si specchia solo in se stessi, si pretende di conformare anche gli altri ai propri bisogni, si proietta su di loro quel che si ha bisogno di vedere e di credere; e si rifiuta di riconoscere tutto quello che non rientra nel quadro cos\u00ec raffigurato, semplicemente ignorandolo.<\/p>\n<p>\u00c8 un fatto che la nostra attenzione \u00e8 selettiva: noi non vediamo tutte le migliaia e migliaia di cose che ci stanno attorno, ma solo quelle che, per una ragione o per l&#8217;altra, ci interessano: ad esempio, in mezzo a una folla di persone, vediamo solo quella che stavamo aspettando e che ci corrisponde affettivamente; oppure, se siamo appassionati di storia dell&#8217;arte, in una strada, in un quartiere, in una chiesa, vediamo solo le architetture, le sculture e le pitture; se siamo accaldati e assetati e ci aggiriamo per le strade deserte di ferragosto, la nostra attenzione cercher\u00e0 solo l&#8217;insegna di una gelateria o di un bar in cui spegnere la nostra sete con una bella bevanda fresca.<\/p>\n<p>Tutto il resto \u00e8 come se non lo vedessimo, non lo udissimo, non lo gustassimo e non lo odorassimo; rimane sullo sfondo e non viene registrato dalla nostra attenzione; del resto, le cose devono per forza andare cos\u00ec, perch\u00e9, se la nostra mente registrasse tutti gli innumerevoli stimoli sensoriali ed emotivi che fanno parte del nostro panorama, non solo quando ci rechiamo da un luogo all&#8217;altro, ma perfino quando ce ne stiamo seduti in poltrona, a casa nostra, il sovraccarico sarebbe tale da mandarci rapidamente in corto circuito.<\/p>\n<p>Naturalmente noi siamo istintivamente attratti non solo da quello che amiamo o che desideriamo, ma anche da quello che temiamo; l&#8217;attenzione di una persona che abbia paura dei cani sar\u00e0 sempre tesa e pronta a segnalare la presenza dello sgradito animale; mentre l&#8217;olfatto di una persona che sia allergica ad un determinato odore, ne sentir\u00e0 gli effluvi in mezzo a cento altri &#8211; e magari cos\u00ec non fosse, almeno in quest&#8217;ultimo caso.<\/p>\n<p>Tutti questi, comunque, sono meccanismi normali; altra cosa \u00e8 quando noi, lasciandoci guidare dal nostro egoismo, pretendiamo di costruirci una falsa immagine dell&#8217;altro, deliberatamente anche se non sempre del tutto coscientemente; e un&#8217;altra cosa ancora \u00e8 che noi, messi davanti alla sua realt\u00e0, ci rifiutiamo di accettarla e restiamo aggrappati alla maschera che gli avevamo imposta. Quando si verifica questa circostanza, \u00e8 come se noi rifiutassimo la vita in nome di un fantasma.<\/p>\n<p>Non ne parliamo, poi, se un singolo evento ha impresso su di un nostro simile il marchio di una colpa, di un vizio, di un errore: per noi, istintivamente (anche se poi, almeno in parte, alcuni si sforzano di reagire ai pregiudizi), un uomo che abbia rubato una volta, \u00e8 e rimarr\u00e0 sempre un ladro; uno che sia stato sorpreso a mentire, sar\u00e0 sempre un bugiardo, e via dicendo.<\/p>\n<p>Comportandoci cos\u00ec, noi ci abbandoniamo a una vera e propria volont\u00e0 di manipolare l&#8217;altro; non lo trattiamo da persona, perch\u00e9 la persona \u00e8 sempre ricca e poliedrica, anche quella in apparenza pi\u00f9 monotona e prevedibile: lo trattiamo come se fosse una semplice cosa, della quale si pu\u00f2 disporre a piacimento.<\/p>\n<p>Un esempio eloquente di tale atteggiamento \u00e8 descritto all&#8217;inizio del lungo romanzo di George Meredith \u00abL&#8217;egoista\u00bb (titolo originale: \u00abThe Egoist\u00bb; traduzione dall&#8217;inglese di Sergio De Marco, Torino, Utet, 1969, pp. 29-32):<\/p>\n<p>\u00abIl caso volle che la nazione e il capo della famiglia Patterne [ossia il giovane Sir Willoughby, rampollo dell&#8217;antico casato dei Patterne] venissero a sapere, quasi contemporaneamente, dell&#8217;esistenza di un certo tenente Crossjay Paterne, del benemerito corpo della valorosa fanteria di marina, grazie a un atto di eroismo &#8211; di quell&#8217;eroismo freddo e senza pretese che infiamma l&#8217;animo britannico &#8211; computo dal modesto ufficialetto, durante l&#8217;assalto ad una roccaforte nel lontano Oriente, lungo la costa cinese. Che l&#8217;ufficiale fosse giovane si capiva dal suo grado, ed anche dal suo racconto, nel quale, con grande modestia, diceva &quot;di aver fatto solo il proprio dovere&quot;. Il nostro Willoughby si trovava allora all&#8217;universit\u00e0, emulo dello slancio generoso dei suoi giovani anni; il racconto, ed il proprio cognome stampato sui giornali, gli fecero una strana impressione. Ci pens\u00f2 sopra parecchi mesi finch\u00e9, rimasto erede del titolo e del patrimonio, sped\u00ec al tenente Crossjay Patterne un assegno per una somma di denaro pari a un anno di paga del valoroso giovanotto. Allo stesso tempo rivel\u00f2 di conoscere i principi basilari &#8211; o, piuttosto, chimici &#8211; della generosit\u00e0, dichiarando ai propri amici che &quot;il sangue \u00e8 pi\u00f9 spesso del&#8217;acqua&quot;. S\u00ec, costui non \u00e8 che un soldato, ma \u00e8 pur sempre un Patterne. Come poi un Patterne fosse andato a finire nella fanteria di marina, \u00e8 una delle tante domande sciocche che pretendiamo di fare al destino. La lettera complimentosa che accompagnava l&#8217;assegno invitava il tenente a presentarsi alla dimora avita, quando gli fosse piaciuto; e lo assicurava che,- grazie a lui &#8211; al suo parente ed amico Willoughby era quasi venuta voglia di farsi soldato. Al giovane Sir Willoughby, in verit\u00e0, piaceva tanto parlare dell&#8217;ufficiale suo omonimo e lontano cugino, il giovane Patterne &#8211; quello della fanteria di marina. Era divertente, e non meno divertente era la descrizione dell&#8217;atto valoroso del suo omonimo, di come aveva liberato il marinaio inglese ubriaco, facendo prigionieri tre seguaci del drago nero in campo giallo, e di come li aveva legati, dorso contro dorso, per il codino, e poi condotti nelle nostre linee mediante uno stile di marcia, a testa bassa, di nuova concezione, tendente all&#8217;obliquo, proprio come i sei occhi attoniti dei figli del Celeste impero, ai quali, certamente non riusciva di andare dritti. Lo stato d&#8217;animo dei gentiluomini che se ne stanno a casa trae sempre grande beneficio dal racconto di simili imprese, compiute con tale freddezza. [&#8230;] Il giovane Patterne si mise in testa che il suo valoroso cugino fosse una specie di testa matta, una sorta di eroe del calcio domenicale, e a volte si chiedeva perch\u00e9 il giovanotto si fosse limitato all&#8217;invio di una calorosa lettera di ringraziamento, trascurando l&#8217;invito alla magione dei Paterne.<\/p>\n<p>Un pomeriggio, al castello, tra un acquazzone e l&#8217;altro, egli passeggiava sull&#8217;imponente terrazza del giardino in compagnia della fidanzata, la bella e vivace Costanze Durham seguito da gruppi di signore e signori che, in attesa del pranzo, si prendevano una boccata d&#8217;aria fresca. Proprio mentre stava, giunto ormai all&#8217;estremit\u00e0 della terrazza, tornando sui suoi passi, pur continuando a parlare d&#8217;amore, appassionatamente, alla signorina Durham, gli capit\u00f2 di volgere lo sguardo, con la consueta fortuna (cos\u00ec appunto chiamiamo ci\u00f2 che ci viene servito dal grande dispensiere segreto, il fato), al viale dei tigli; Sir Willoughby, che era tutt&#8217;altro che stupido, ebbe una specie di presentimento nel vedere un uomo tarchiato e corpulento attraversare il tratto ghiaioso tra il viale e la scalinata principale. Nessun segno, decisamente, faceva pensare che costui fosse un gentiluomo: &quot;n\u00e9 il cappello, n\u00e9 il soprabito, n\u00e9 i piedi, n\u00e9 qualsiasi altra cosa che gli appartenesse, come ebbe a dire pi\u00f9 tardi Willoughby alle signore della sua famiglia, in quello stile da sacra Scrittura proprio dei gentiluomini che si rivelano tali a prima vista. Gli bast\u00f2 osservare di sfuggita quell&#8217;essere per provare un brivido di ripugnanza: il nuovo arrivato, infatti, portava una grossa valigia, il bavero del cappotto rialzato e in testa un cappello dal&#8217;aspetto triste; sembrava un commerciante fallito in cerca di rifugio; e non aveva n\u00e9 guanti n\u00e9 ombrello. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il biglietto da visita de tenente Pattterne fu portato fu portato a Sir Willoughby, che lo ripose nel vassoio e disse al servitore: &quot;Non sono in casa&quot;.<\/p>\n<p>Era stato deluso dall&#8217;et\u00e0 e ancor pi\u00f9 dall&#8217;aspetto di quell&#8217;uomo che pretendeva di essere suo parente in modo tanto inopportuno; ed il suo istinto acuto gli fece rapidamente intuire l&#8217;assurdit\u00e0 di presentare ai suoi amici quell&#8217;uomo maturo, dalla figura pesante &#8211; del tutto impresentabile &#8211; come il famoso, valoroso tenente della fanteria di Marina, e come membro della famiglia! Aveva parlato troppo di quell&#8217;uomo, e con troppo entusiasmo, per poterlo fare.\u00bb<\/p>\n<p>Qui si potrebbero fare molte considerazioni di natura sociale, compresa l&#8217;ipocrisia del gentiluomo che pensa, per mettersi a posto con la coscienza, di mandare un ulteriore assegno al suo sfortunato parente, ma si rifiuta di riceverlo e presentarlo agli amici per il suo aspetto &quot;impresentabile&quot;; tuttavia, per restare fedeli al nostro tema, ci limiteremo all&#8217;aspetto psicologico.<\/p>\n<p>Sir Willoughby si era invaghito di una immagine ideale e romantica del suo lontano parente, per aver letto sul giornale di una sua eroica impresa di guerra; quando si trova davanti l&#8217;originale, si rifiuta di riconoscerlo e lo fa liquidare dalla servit\u00f9 come se fosse l&#8217;ultimo degli estranei: troppo imbarazzante sarebbe stato presentarlo in societ\u00e0. \u00c8 il classico caso in cui si volgono le spalle alla realt\u00e0 dell&#8217;altro per non dover rinunciare all&#8217;immagine mitica di lui; si sacrifica, cio\u00e8, una persona viva, per poter seguitare a corteggiare un fantasma.<\/p>\n<p>La cosa \u00e8 tanto pi\u00f9 grave, in quanto era stato Sir Willoughby a fare il primo passo, a scrivere al suo lontano e sconosciuto parente, a invitarlo a venire a trovarlo in Inghilterra; salvo poi fare finta di non sapere chi egli sia e tenerlo fuori della porta come l&#8217;ultimo degli accattoni. Ebbene, sono molte le persone che si comportano in questo modo: fanno il primo passo, invitano l&#8217;altro (o l&#8217;altra), anche in senso sentimentale e sessuale; ma poi, improvvisamente, si pentono di quell&#8217;invito, compiono un brusco dietro-front e diventano addirittura furiose se quello (o quella) stenta a rendersi conto che le cose sono cambiate e che la sua presenza non \u00e8 pi\u00f9 gradita.<\/p>\n<p>Eppure, entrare nella vita di un altro essere umano, o invitarlo ad entrare nella nostra, non \u00e8 una cosa da nulla; meno ancora se l&#8217;invito ha riguardato anche il letto, se ha coinvolto la sfera affettiva profonda; se, per un momento, \u00e8 sembrato stabilire un intenso legame con l&#8217;altro, anche solo per pochi istanti, dando la sensazione di una affinit\u00e0 perfetta, di una corrispondenza intima. In tali casi, mettere l&#8217;altro alla porta, di colpo, magari dicendogli: \u00ab\u00c8 stato bello, ma ora dobbiamo dirci addio\u00bb, o, peggio ancora: \u00ab\u00c8 stato un errore, dimentichiamoci tutto quello che \u00e8 successo\u00bb, non \u00e8 altrettanto facile che mettere alla porta un venditore ambulante che abbia suonato al nostro campanello. Non si gioca coi sentimenti; se lo si fa, lo si fa a proprio rischio e pericolo, e ci si assume la responsabilit\u00e0 del male che verr\u00e0 fatto agli altri.<\/p>\n<p>Anche se sovente dissimulato dietro una certa cortesia formale, si tratta di un modo di fare improntato ad un egoismo feroce e ad un assoluto cinismo, per non dire a un aperto disprezzo dell&#8217;altro; non ha importanza ci\u00f2 che egli sente, ci\u00f2 che desidera, ci\u00f2 che \u00e8; importa solo e unicamente quello che egli rappresenta per noi, la parte che noi vogliamo che egli impersoni a nostro beneficio.<\/p>\n<p>L&#8217;utilitarismo e la volont\u00e0 di manipolazione qui procedono senza remore e senza ombra di perplessit\u00e0 o di rimorso. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9 della semplice attitudine allo sfruttamento dell&#8217;altro, per cui, ad esempio, questi ci serve quando ne abbiamo voglia o bisogno, mentre non esiste quando \u00e8 lui che avrebbe bisogno di noi; si tratta di un passo ulteriore e radicale sulla via della riduzione di tutto alla nostra misura, poich\u00e9 qui noi pretendiamo che una persona non solo si comporti, in una determinata circostanza o anche in pi\u00f9 circostanze, come noi vogliamo e che poi scompaia totalmente dal nostro orizzonte, ma che ella sia, &quot;in toto&quot; e per sempre, ci\u00f2 che a noi fa comodo e quindi non sia pi\u00f9 se stessa, non sia ci\u00f2 che \u00e8 e ci\u00f2 che deve essere, ma che diventi ci\u00f2 che noi vogliamo, una volta per sempre.<\/p>\n<p>Sovente, per amare o per odiare qualcuno, ricorriamo a questa &quot;reductio ad unum&quot; dell&#8217;altro; non ci passa neanche per la testa che anche lui, come tutti, sia suscettibile di evoluzione, di cambiamento: se ci ha delusi una volta, ci ha delusi per sempre; se lo abbiamo ammirato una volta, deve continuare ad essere ammirevole, ma non seguendo la sua natura, bens\u00ec uniformandosi alle nostre aspettative. Gli imponiamo un fardello perenne e insindacabile, del quale egli forse non sa nulla e di cui ci riserviamo d&#8217;essere i giudici onnipotenti.<\/p>\n<p>Il minimo che si possa dire di un tal modo di fare \u00e8 che esso costituisce la pi\u00f9 completa negazione della relazione umana, se la relazione consiste nell&#8217;incontro fra due soggetti autonomi e dotati di una propria volont\u00e0, che siano quindi capaci di ascoltarsi, di porsi, di valorizzarsi reciprocamente. Qui non c&#8217;\u00e8 rapporto, perch\u00e9 l&#8217;altro non viene posto, ma negato nella sua autonomia e, in fondo, nella sua stessa dignit\u00e0 di persona.<\/p>\n<p>Purtroppo non \u00e8 strano che una simile attitudine sia tanto diffusa, in una societ\u00e0 che ha fatto dell&#8217;ego, del successo e del potere i grandi feticci da adorare.<\/p>\n<p>Ma quali prospettive ha di sopravvivere una societ\u00e0 in cui il soggetto non sa pi\u00f9 dire &quot;tu&quot;, non sa porre l&#8217;altro, anzi non riesce neppure a vederlo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Noi non vediamo gli altri per quello che sono, non li accettiamo per quello che sono, non li accogliamo cos\u00ec come son, ma li vediamo attraverso<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[268],"class_list":["post-28076","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-virtu-di-speranza"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28076","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28076"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28076\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28076"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28076"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28076"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}