{"id":28075,"date":"2013-06-17T08:11:00","date_gmt":"2013-06-17T08:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/06\/17\/il-dio-progresso-causa-il-disincanto-del-mondo-e-sostituisce-gli-scopi-ai-valori\/"},"modified":"2013-06-17T08:11:00","modified_gmt":"2013-06-17T08:11:00","slug":"il-dio-progresso-causa-il-disincanto-del-mondo-e-sostituisce-gli-scopi-ai-valori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/06\/17\/il-dio-progresso-causa-il-disincanto-del-mondo-e-sostituisce-gli-scopi-ai-valori\/","title":{"rendered":"Il dio Progresso causa il disincanto del mondo e sostituisce gli scopi ai valori"},"content":{"rendered":"<p>Ci\u00f2 che contraddistingue la civilt\u00e0 moderna non \u00e8 la Rivoluzione scientifica o quella industriale, non sono le nuove frontiere della genetica n\u00e9 l&#8217;uso massiccio della tecnologia, ma l&#8217;idea di Progresso elevata al rango di una nuova religione; tutto il resto non \u00e8 che manifestazione particolare di questo punto essenziale.<\/p>\n<p>Ora, una religione del Progresso, per diventare una religione capace di sostituire la vecchia &#8212; o, almeno, per tentare di farlo &#8212; deve basarsi non sull&#8217;idea di un progresso storico, ma di un Progresso metafisico, cio\u00e8 illimitato e assoluto: tale che nessuna sua manifestazione storica possa esaurirlo o rivelarlo completamente.<\/p>\n<p>Ebbene, le conseguenze fondamentali di un simile culto sono due: il disincanto del mondo e la sostituzione degli scopi ai valori.<\/p>\n<p>Il disincanto del mondo sopraggiunge di fronte all&#8217;avanzata irrefrenabile di una scienza e di una tecnica che, per definizione, non si pongono alcun limite, e dunque sempre pi\u00f9 allontanano l&#8217;uomo dalla natura: e quanto pi\u00f9 lo allontanano da essa, tanto pi\u00f9 perseguono efficacemente i propri obiettivi. Ma dove l&#8217;uomo si affida a un progresso che si discosta in misura esponenziale dalla natura, l\u00e0 egli si allontana in misura esponenziale anche dalla tradizione, dal proprio passato e, in ultima analisi, da se stesso, dalle sue istanze pi\u00f9 vere e profonde: diventa un esule in patria, un prigioniero di se stesso, una coscienza infelice che non trover\u00e0 mai la pace.<\/p>\n<p>La sostituzione degli scopi, ossia degli obiettivi contingenti, ai valori \u00e8 l&#8217;inevitabile effetto dell&#8217;aver fatto coincidere il progresso materiale, anzi il progresso scientifico e tecnico, con il progresso in quanto tale, evidentemente a discapito della sfera spirituale, la quale viene ad essere svuotata di contenuti e abbandonata come un guscio vuoto, come un inutile retaggio del passato. Se tutto quel che conta \u00e8 realizzare il massimo del progresso tecno-scientifico, allora bisogna mettere a punto strategie che garantiscano il massimo risultato con il minimo dispendio di mezzi; e non avr\u00e0 pi\u00f9 senso porsi la domanda su quali azioni si debbano perseguire e perch\u00e9, dal momento che tutto questo non riguarda i mezzi ma i valori, e i valori esulano dal quadro della razionalit\u00e0 strumentale.<\/p>\n<p>Paradossalmente, non ne consegue neppure che il massimo della razionalit\u00e0 tecnica corrisponda al massimo della razionalit\u00e0 in assoluto: perch\u00e9 un mondo privato dei valori \u00e8 privato anche di senso, e pu\u00f2 accadere che il massimo della razionalit\u00e0 strumentale sia messa al servizio di un sistema che, nel suo complesso, non \u00e8 solamente folle, ma anche altamente dispendioso e irrazionale. In altre parole succede che ci si accontenta della razionalit\u00e0 dei mezzi, non dei fini, perch\u00e9 i fini dipendono dai valori e quindi non hanno diritto di cittadinanza nella prospettiva del Progresso, laddove il fine \u00e8 sempre uno ed uno solo: alimentare incessantemente la macchina del Progresso.<\/p>\n<p>Per fare un esempio: noi sappiamo che continuare a produrre milioni di autoveicoli con il motore a scoppio non solo \u00e8 sbagliato quanto alla dimensione ecologica, ma \u00e8 anche irrazionale quanto alla dimensione tecnica ed economica, perch\u00e9 esiste, potenzialmente, una tecnologia alternativa, meno inquinante e meno dispendiosa, che potrebbe sostituire quella basata sul motore a scoppio e sull&#8217;impiego di idrocarburi (questi ultimi in via d&#8217;esaurimento). Ma nella religione del Progresso non importa se la tecnica esprime una razionalit\u00e0 complessiva, \u00e8 sufficiente che esista una razionalit\u00e0 parziale, quella, appunto, dei mezzi e degli scopi: senza contare che esistono delle forze d&#8217;inerzia potentissime (commiste agli interessi economici dei gruppi di potere interessati) che tengono in vita anche una tecnologia obsoleta, a dispetto di ogni considerazione di buon senso.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il circolo vizioso in cui si dibatte la civilt\u00e0 moderna: a forza di costruire macchine, ne \u00e8 divenuta schiava; ma la sua schiavit\u00f9 incomincia assai prima dell&#8217;era delle macchine: incomincia dal momento in cui essa ha partorito l&#8217;idea, mostruosa e aberrante, di un Progresso illimitato da adorare come una nuova divinit\u00e0 e da servire ciecamente.<\/p>\n<p>Aggiungiamo che la religione del Progresso, in se stessa, non pu\u00f2 portare la pace agli uomini, perch\u00e9 una religione sorge per dare un senso alla vita umana; ma la vita umana pu\u00f2 acquistare un senso unicamente a condizione che ne acquisti uno la morte: se la morte resta un evento insensato, anche la vita \u00e8 condannata allo stesso destino. Ora, la morte acquista un senso nella misura in cui viene accettata come un evento definitivo e irreversibile sul piano del finito, ma non su quello dell&#8217;assoluto: e cos\u00ec avviene, di fatto, per tutte le religioni umane (con la parziale eccezione del buddismo, del taoismo e del confucianesimo, che per\u00f2 sono da considerarsi, da questo punto di vista, pi\u00f9 delle filosofie che delle religioni).<\/p>\n<p>Ma una religione del Progresso non pu\u00f2 ammettere la naturalezza e l&#8217;irrevocabilit\u00e0 della morte: non pu\u00f2 ammetterne la naturalezza, perch\u00e9 la sua vocazione \u00e8 la lotta perpetua contro la natura, vista come un nemico da sconfiggere e soggiogare; e non pu\u00f2 ammetterne l&#8217;irrevocabilit\u00e0, perch\u00e9 questo metterebbe fine alla marcia del progresso, almeno per il singolo individuo. Certo, colui che deve morire pu\u00f2 sempre provare a consolarsi pensando che il progresso continuer\u00e0 dopo di lui; magra consolazione: a che cosa serve un progresso che porter\u00e0 del bene agli altri, che allungher\u00e0 loro la vita, che curer\u00e0 con successo le loro malattie, se io, frattanto, sar\u00f2 morto per sempre? L&#8217;idea di Progresso illimitato porta con s\u00e9 la speranza che la morte, prima o poi, verr\u00e0 sconfitta: perch\u00e9 il progresso non pu\u00f2 fermarsi mai, dunque nemmeno l&#8217;uomo che lo serve e lo fa avanzare; magari facendosi conservare in frigorifero, il fedele della nuova religione vuole poter pensare che il Progresso, un giorno, lo salver\u00e0, vale a dire che lo riscatter\u00e0 dalla morte.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la differenza essenziale fra una religione &quot;vera&quot; e quel suo surrogato moderno che \u00e8 la religione del Progresso: la prima offre la fede nella redenzione spirituale e nella sopravvivenza dell&#8217;anima (il cristianesimo, anche nella resurrezione dei corpi; ma, beninteso, corpi trasfigurati e non materiali); la seconda non pu\u00f2 offrire che la speranza nella sconfitta della morte e nella sopravvivenza fisica. Che si tratti di una speranza assurda, \u00e8 un altro paio di maniche; sta di fatto che i seguaci di questa nuova religione, perfino i pi\u00f9 tiepidi, la coltivano in un angolo della loro coscienza; al tempo stesso, per\u00f2, ne avvertono o ne intuiscono l&#8217;incongruenza, e ci\u00f2 li mette in uno stato di ansia e di nevrosi continua.<\/p>\n<p>Il seguace della religione del Progresso \u00e8 vittima di una depressione permanente: sa che dovr\u00e0 morire, ma non riesce ad accettarlo; e non riesce ad accettarlo perch\u00e9 il suo nuovo Dio gli ha promesso, o gli ha lasciato intendere, che la morte non \u00e8 un destino ineluttabile e irreversibile: che lo \u00e8 solo per gli altri, per gli infedeli, per quanti non si sono ancora convertiti e restano aggrappati alle vecchie, sorpassate credenze. Cos\u00ec, da un lato il seguace della religione del Progresso si sente pi\u00f9 evoluto dei seguaci delle vecchie religioni, ai quali guarda con una sorta di compatimento (non sempre benevolo); dall&#8217;altro, egli \u00e8 angustiato dalla paura della propria morte, che nessuna scienza e nessuna tecnica, per quanto sofisticate, sembrano capaci di esorcizzare.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un&#8217;altra contraddizione, che rende precaria e psicologicamente fragile la posizione dei seguaci della nuova religione: il fatto che il Progresso illimitato, celebrando perennemente se stesso, rende obsoleta ogni cosa, compresa la scienza e la tecnica, e costringe tutti, compresi i tecnici e gli scienziati, a rincorrere nuovi comportamenti e nuovi modi di agire e di pensare, facendoli sempre sentire un po&#8217; indietro rispetto al punto in cui dovrebbero essere. Un artista, un poeta, uno scrittore non vivono questa condizione psicologica: non si sentono mai &quot;sorpassati&quot;, se non, tutt&#8217;al pi\u00f9, rispetto a certe mode culturali che lasciano il tempo che trovano. Lo scienziato, invece, sa che nel giro di pochi anni, forse di pochi giorni, tutte le sue ricerche non avranno pi\u00f9 che un valore archeologico e che anch&#8217;egli dovr\u00e0 mettersi al passo con le nuove acquisizioni.<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo comune vale lo stesso principio: egli \u00e8 il recipiente passivo di incessanti, velocissimi cambiamenti, che lo costringono a modificare continuamente il proprio modo di agire, di pensare e perfino di sentire; ogni anno, ogni giorno deve mettere in discussione quello che sa, prendere atto della propria ignoranza, adattarsi a nuovi ritmi e imparare nuove procedure: perfino per pagare una bolletta dell&#8217;energia elettrica, per ricevere gli esiti di un esame clinico o per iscrivere suo figlio alla scuola elementare.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo contemporaneo, dunque, \u00e9 sempre in fuga da se stesso, perch\u00e9 sempre impegnato ad inseguire il Progresso: se rimane indietro perde il diritto di cittadinanza, diviene un paria, un disadattato, un reprobo; ma per tenere il passo deve fare sempre pi\u00f9 fatica, spendere sempre pi\u00f9 energie, logorare sempre di pi\u00f9 il suo sistema nervoso. Come se non bastasse, deve sorbirsi l&#8217;eterno ritornello che ogni cambiamento \u00e8 fatto nel suo interesse, che le nuove tecniche e le nuove procedure sono al suo servizio e hanno il solo ed unico scopo di semplificargli la vita, di fargli guadagnare tempo e risparmiare denaro: ritornello alquanto irritante, perch\u00e9 egli vede benissimo che le cose stanno altrimenti e che ad ogni supposta semplificazione corrisponde una ulteriore complicazione, dovuta a una serie di effetti collaterali non preventivati.<\/p>\n<p>Molti di questi meccanismi erano stati visti con lucidit\u00e0 e descritti con acume, quasi un secolo fa, da Max Weber; il filosofo tedesco ne aveva parlato specialmente in una celebre conferenza, tenuta nel 1917, sul tema: \u00abLa scienza come professione\u00bb (\u00abWissenschaft als Beruf\u00bb); egli, peraltro, non dava un giudizio interamente negativo n\u00e9 sul disincanto del mondo, n\u00e9 sulla sostituzione degli scopi ai valori, perch\u00e9 pensava che la &quot;nuova religione&quot; &#8212; anche se lui non la chiamava cos\u00ec, ma parlava, semmai, di nuovo &quot;ethos&quot; &#8212; aveva comunque molto da offrire ai suoi seguaci, purch\u00e9 questi fossero capaci di viverla con reale consapevolezza. Weber, inoltre, partiva da una posizione molto critica nei confronti del cristianesimo; e questo, si direbbe, lo induceva a guardare con favore qualunque nuovo &quot;ethos&quot; si proponesse di sostituirlo; ci\u00f2 traspare soprattutto dal seguente passio (op. cit., traduzione dal tedesco di Paolo Volont\u00e9, Milano, Rusconi, 1997, p. 113):<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 esattamente come nel mondo antico non ancora liberato dall&#8217;incanto dei suoi d\u00e8i e dei suoi demoni, anche se ora con un senso nuovo: come i greci offrivano sacrifici chi ad Afrodite e chi ad Apollo, ma soprattutto ciascuno agli d\u00e8i della propria citt\u00e0, cos\u00ec avviene ancor oggi, solo disincantati e spogliati del rivestimento mitico ma intimamente vero di quel comportamento. Su questi d\u00e8i e sulla loro lotta domina il destino, e non certo la &quot;scienza&quot;. Tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 spiegare \u00e8 CHE COSA costituisce il divino e l&#8217;uno e per l&#8217;altro, nell&#8217;uno e nell&#8217;altro ordinamento di valori. Ma con questo qualsiasi discussione del problema da parte di un professore in un&#8217;aula universitaria \u00e8 gi\u00e0 conclusa, mentre ben lungi dall&#8217;essere conclusa \u00e8 ovviamente l&#8217;enorme problema DI VITA che in essa si cela. Questo \u00e8 per\u00f2 di competenza di altre forze, non delle cattedre universitarie. Quale uomo vorr\u00e0 mai cimentarsi nella &quot;confutazione scientifica&quot; dell&#8217;etica espressa nel discorso della montagna, per esempio del principio di non opporsi al malvagio e di porgere l&#8217;altra guancia? Eppure \u00e8 chiaro che un punto di vista puramente umano vi si predica un&#8217;etica della mancanza di dignit\u00e0. Si deve scegliere tra la dignit\u00e0 religiosa offerta da quest&#8217;etica e la dignit\u00e0 virile che incita a fare l&#8217;opposto &quot;combatti il male, altrimenti sarai corresponsabile del suo straripare&quot;. A seconda del proprio atteggiamento di fondo ciascuno considera l&#8217;uno il dio e l&#8217;altro il demonio o viceversa. Ognuno deve decidere quale PER LUI \u00e8 il dio e quale il demonio. E lo stesso si ripete in tutti gli ordinamenti della vita.\u00bb<\/p>\n<p>Che strano: proprio nel momento preciso in cui Max Weber afferma che non sono i professori, ma \u00e8 la vita a doversi misurare con le questioni di valore, e che la scelta degli d\u00e8i da servire \u00e8 personale e non la si pu\u00f2 decidere con gli strumenti della scienza, ecco che si lascia sfuggire che l&#8217;etica del Discorso della montagna predica, dal punto di vista umano, la mancanza di dignit\u00e0; e aggiunge che ci\u00f2 \u00ab\u00e8 chiaro\u00bb. Come, chiaro? Sar\u00e0 chiaro, semmai, per chi abbia deciso di deificare il concetto di dignit\u00e0 in una accezione puramente umana (ma anche questo non \u00e8 poi cos\u00ec &quot;chiaro&quot;: che vuol dire \u00abin senso puramente umano\u00bb?); ma si tratta, appunto, di una scelta di campo, a favore di un certo dio &#8212; o di un certo demonio.<\/p>\n<p>E allora si torna al punto di partenza: anche se alcuni filosofi, specialmente fra i sostenitori del relativismo e di ogni forma di &quot;pensiero debole&quot;, non vogliono ammetterlo, c&#8217;\u00e8 poco da fare: noi non possiamo esimerci dal compiere delle scelte etiche in presenza di qualunque decisione, anche la pi\u00f9 lontana, in apparenza, dalla sfera dei valori: perch\u00e9 nella tecnica si tratta solo di scegliere l&#8217;idoneit\u00e0 di uno strumento rispetto a un altro, ma nella vita si tratta di molto di pi\u00f9; si tratta di decidere da che parte si vuole andare, cosa si vuole fare, e soprattutto PERCH\u00c9.<\/p>\n<p>In altre parole, si tratta di optare per dei valori: e pi\u00f9 tali valori sono universali (come, appunto, nel caso del Discorso della montagna), tanto pi\u00f9 aumenta la possibilit\u00e0 che essi riescano ad offrire un orizzonte di senso alla vita e alla morte dell&#8217;uomo; mentre dove non servono valori, n\u00e9 fini, ma soltanto scopi da realizzare e mezzi mediante i quali realizzarli, l&#8217;orizzonte di senso si restringe e scompare addirittura, e subentrano le ombre dell&#8217;insensatezza e della sua inseparabile compagna &#8212; la disperazione.<\/p>\n<p>Dunque, non \u00e8 vero che per vivere basta prefiggersi degli scopi; e non \u00e8 neppure vero che un&#8217;etica ne vale un&#8217;altra. Ci sono etiche che incoraggiano, sostengono e promuovono la vita; e ce ne sono altre che la indeboliscono, la rattrappiscono, la deprimono. Ciascun essere umano \u00e8 chiamato a scegliere, che ne sia consapevole o meno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci\u00f2 che contraddistingue la civilt\u00e0 moderna non \u00e8 la Rivoluzione scientifica o quella industriale, non sono le nuove frontiere della genetica n\u00e9 l&#8217;uso massiccio della tecnologia,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[202],"class_list":["post-28075","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28075","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28075"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28075\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28075"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28075"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28075"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}