{"id":28074,"date":"2012-02-03T12:10:00","date_gmt":"2012-02-03T12:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/03\/lirreversibilita-del-progresso-e-lideologia-totalitaria-della-modernita\/"},"modified":"2012-02-03T12:10:00","modified_gmt":"2012-02-03T12:10:00","slug":"lirreversibilita-del-progresso-e-lideologia-totalitaria-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/03\/lirreversibilita-del-progresso-e-lideologia-totalitaria-della-modernita\/","title":{"rendered":"L\u2019irreversibilit\u00e0 del progresso \u00e8 l\u2019ideologia totalitaria della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il progresso \u00e8 irreversibile?<\/p>\n<p>Non si tratta di una domanda da poco, n\u00e9 di una domanda dall&#8217;esito scontato: da essa, infatti, discendono enormi conseguenze per il nostro futuro.<\/p>\n<p>Se il progresso \u00e8 irreversibile, allora tutto quello che vi si oppone, che vi resiste o che, semplicemente, osa avanzare qualche perplessit\u00e0 e qualche dubbio, non \u00e8 solamente inutile, ma anche assurdo e, forse, criminale: la storia si incaricher\u00e0 di gettarlo nel proprio immondezzaio, e, nel frattempo, boller\u00e0 come ottusi reazionari i suoi sciocchi oppositori, esattamente come \u00e8 successo con i luddisti.<\/p>\n<p>Ma se non lo fosse?<\/p>\n<p>La prima cosa che dobbiamo fare \u00e8 domandarci se il progresso di cui stiamo parlando, sia il progresso tout-court; la seconda, se cos\u00ec non \u00e8, vedere quando, dove e come esso sia nato, o meglio, sia nata la sua idea.<\/p>\n<p>Progresso deriva da progredire, e progredire significa, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, andare avanti; il punto \u00e8: andare avanti, metaforicamente, \u00e8 sempre un progresso? \u00c8 un progresso anche correre verso il precipizio, anche affrettarsi verso la catastrofe annunciata?<\/p>\n<p>Se si pensa che n\u00e9 gli antichi, n\u00e9 i medievali, possedevano l&#8217;idea del progresso continuo e illimitato come molla della civilt\u00e0, ci si mette gi\u00e0 sulla strada giusta, ossia il riconoscimento del carattere tutto moderno della nostra idea di progresso. Il progresso, infatti, ha sempre contrassegnato la vicenda degli esseri umani, ma solo a partire dall&#8217;epoca dei Lumi esso \u00e8 divenuto la loro religione, la loro fede, la loro unica maniera di guardare al futuro.<\/p>\n<p>Nel Settecento, dunque, la cultura europea, preparata dalla Rivoluzione scientifica del secolo precedente, crea quell&#8217;idea di progresso, che costituisce ancora il nucleo della nostra pi\u00f9 profonda religione: il progresso come trionfo della ragione, come affermazione della modernit\u00e0, come aumento incessante dei ritrovati tecno-scientifici, della produzione di beni e servizi, del benessere, della speranza di vita; in breve: della potenza e della felicit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno non crede a una felicit\u00e0 disinteressata e contemplativa, ad una felicit\u00e0 tranquilla ed estatica; per lui la felicit\u00e0 \u00e8 potenza, dominio sulle cose e sulla natura, manipolazione e controllo degli enti e delle situazioni, affermazione di s\u00e9, del proprio ego, dei propri impulsi e della propria brama di potere, magari travestita con nobili e altruistiche ragioni.<\/p>\n<p>La religione del progresso, in tal modo, diventa un assioma tautologico: il progresso \u00e8 la condizione necessaria alla felicit\u00e0 dell&#8217;uomo e, nello stesso tempo, il suo impulso fondamentale; di conseguenza, tutto ci\u00f2 che lo ritarda e lo impedisce \u00e8 male, tutto ci\u00f2 che lo accoglie e lo facilita \u00e8 bene: tertium non datur.<\/p>\n<p>Impostata cos\u00ec la questione, non resta molto da aggiungere, se non auspicare che la ruota del progresso giri sempre pi\u00f9 in fretta e che i suoi nemici, consapevoli o inconsapevoli che siano, vengano sbaragliati quanto prima, totalmente e definitivamente. Alla filosofia moderna, pertanto, non resterebbe altro da fare che suonare il piffero per celebrare la marcia trionfale della ragione, cio\u00e8 del progresso; e, di quando in quando, scagliare qualche dardo, qualche scomunica, qualche invettiva contro i reazionari che non sono convinti della assoluta bont\u00e0 del progresso, siano essi una trib\u00f9 amazzonica che ha il cattivo gusto di abitare sul tracciato di una futura autostrada, o gi abitanti di una valle alpina che non gradiscono il passaggio di una linea ferroviaria ad alta velocit\u00e0.<\/p>\n<p>Osservava Giuseppe Sermonti nel suo libro \u00abIl crepuscolo dello scientismo\u00bb (Rusconi, Milano, 1971, pp. 212-18):<\/p>\n<p>\u00abLa convinzione che il progresso sia una direzione inevitabile di sviluppo, una via obbligata della civilt\u00e0, porta con s\u00e9 alcune importanti implicazioni sociali e politiche. Innanzitutto da essa derivava una gerarchia di valori in base al grado di &quot;progresso&quot; raggiunto da individuo, gruppi sociali, classi, nazioni: India Bulgaria, Iugoslavia, Italia, Svizzera, Canada, Stati Uniti. Ogni diseguaglianza si qualifica come una discriminazione, come un ritardo di sviluppo, tanto pi\u00f9 pronunciato quanto pi\u00f9 un individuo o un gruppo si trova separato dall&#8217;ultima frontiera del progresso. Anche la diseguaglianza tra i sessi \u00e8 vista come la degradazione del secondo sesso. L&#8217;eliminazione di queste discriminazioni, che il progresso ha assunto come suo compito,stabilisce come punto d&#8217;arrivo una condizione unica e assoluta uno standard universale. Le varie culture, tradizioni e situazioni locali si configurano come varie forme di arretratezza, di fronte a un punto di riferimento, che \u00e8 dato di volta in volta dallo stadio pi\u00f9 avanzato raggiunto dal progresso. In definitiva il progressismo \u00e8 il preludio a una immagine uniforme e quindi assolutista del mondo, che rifiuta la variabilit\u00e0 come manifestazione di dissociazione dall&#8217;ideale progressista. Esso finisce con l&#8217;imporsi prepotentemente, dispoticamente, attraverso una forma di liberazione forzata e accelerata,che sottrae ai singoli e a gruppi la loro individualit\u00e0 e peculiarit\u00e0, motivando questa generale sopraffazione come un crociata universale contro i vari volti della superstizione.<\/p>\n<p>Se nel corso della realizzazione del progresso si lascia un certo spaio alle variet\u00e0 culturali, al folklore, persino a qualche innocente tradizione, ci\u00f2 \u00e8 semplicemente ispirato a considerazioni di opportunit\u00e0 tattica, per cui il superamento di certe situazioni locali di ristagno pu\u00f2 meglio realizzarsi per gradi che con un urto, ma l&#8217;ispirazione di fondo del progressismo rimane quella di una realt\u00e0 fondata su poche leggi essenziali, ordinata su una forma universale di organizzazione, che prescinda al massimo dai punti di partenza. Accettare un condizionamento locale del progresso come un dato definitivo significherebbe riconoscere le pretese della storia, delle tradizioni, e quindi lasciare un pericoloso spazio all&#8217;irrazionale.<\/p>\n<p>Sull&#8217;itinerario obbligato del progresso non sono ammessi ritorni e ripensamenti, che porrebbero in forse la stessa legge che lo garantisce. Anche chi non ama i risultati del progresso, non vi si oppone perch\u00e9 esso si presenta come qualcosa di irreversibile, di ineluttabile, di predestinato, di fronte a cui ogni resistenza \u00e8 vana. &quot;Indietro nn si pu\u00f2 ritornare&quot;. L&#8217;India diventer\u00e0 come la Bulgaria, l&#8217;Italia come la Svizzera, il Canada come gli Stati Uniti. Il limite ultimo del progresso appare come qualcosa di fatale, come un continente sospeso, uno sconfinato asettico limbo dove l&#8217;uomo avr\u00e0 finalmente raggiunto la liberazione dall&#8217;insicurezza, dalla paura, dalla scomodit\u00e0, dalla diseguaglianza, dal pensiero della morte, dall&#8217;ingrato dovere di cercare se stesso. Da quelli cio\u00e8 che erano stati i compiti della povera vita umana. La felicit\u00e0 sar\u00e0 offerta a tutti come un dolce nettare alienante (una droga), alla vita sar\u00e0 sostituito uno spettacolo che non richieda partecipazione, ma possa dare ad ognuno l&#8217;illusione di essere protagonista, e l&#8217;uomo godr\u00e0 il suo trionfo senza doverlo ogni giorno riconquistare.<\/p>\n<p>Ma questa irreversibilit\u00e0 fa parte veramente della logica del progresso o \u00e8 solo un suo predicato aggiuntivo, adottato per sostenerne &#8216;affermazione? Nel concetto di progresso si insinua il carattere della irreversibilit\u00e0 quando intervengono due situazioni, e cio\u00e8 quando il progresso si associa all&#8217;idea di potenza e quando la meccanica del progresso viene assimilata alla competizione economica (ovvero alla lotta per la vita, che \u00e8 la controparte naturalistica del&#8217;economia competitiva). Allora il vincitore strapotente ceder\u00e0 le armi solo a un vincitore ancora pi\u00f9 potente, e la prepotenza assumer\u00e0 il timone della terra, e ogni cosa dovr\u00e0 conformarsi ad essa, livellarsi o soccombere.<\/p>\n<p>Ma il divenire umano non \u00e8 pi\u00f9 progresso se non pu\u00f2 essere altro che progresso, il progresso perde senso dove cessa la possibilit\u00e0 del ritorno. L&#8217;idea del progresso devia da ogni logica e buonsenso e divine una mania, una condanna. Solo dove si \u00e8 liberi da questi elementi assolutisti e si ritorna nel regno del relativo, cio\u00e8 di nuovo entro la misura umana, il progresso ritrova il suo significato e insieme cessa di essere garantito e irreversibile.<\/p>\n<p>Liberato dal suo assolutismo e ricollocato nella storia, il progresso perde il suo carattere ossessivo e si propone come una serie di esperimenti, di tentativi, di avventure della ragione umana. Esso non conosce maturit\u00e0, \u00e8 sempre come un gioco infantile, e gli si possono allora perdonare, come si perdonano ai ragazzi, un po&#8217; d&#8217;ingenuit\u00e0 e un po&#8217; di prepotenza.<\/p>\n<p>Nell&#8217;aspirazione al progresso c&#8217;\u00e8 l&#8217;irrequietezza dell&#8217;uomo, c&#8217;\u00e8 la sfida della ragione alla storia, c&#8217;\u00e8 la ricerca della semplicit\u00e0 e l&#8217;utopia dell&#8217;eterna giovinezza. Tutto questo \u00e8 parte dell&#8217;anima umana. Ma il progresso elevato alla teoria assolutista del progressismo, e portato all&#8217;estremo limite di un&#8217;arida ragioneria, di una passione per la dissoluzione, di una deferenza bigotta verso i fantocci della meccanica, non appartiene pi\u00f9 all&#8217;anima umana, ma \u00e8 la mefistofelica potenza che l&#8217;uomo ha barattato in cambio della sua anima.<\/p>\n<p>Molti oggi sono convinti che tale potenza non abbia limiti, e ci\u00f2 in base alla considerazione che la scienza ci ha concesso pi\u00f9 volte di raggiungere ci\u00f2 che era considerato impossibile: l&#8217;isolamento del gene, il trapianto del cuore, o lo sbarco sulla luna. Il fatto anzi che qualcosa sembri impossibile viene talora portato a sostegno della sua prossima realizzazione. Questa visione cos\u00ec ottimistica rappresenta una sorta di abdicazione della ragione, cio\u00e8 della capacit\u00e0 di prevedere, che finisce con lo snaturare il progresso. Ma vi \u00e8 n&#8217;altra considerazione da aggiungere su questa realizzabilit\u00e0 dell&#8217;impossibile, e cio\u00e8 che nello stesso tempo molte cose perfettamente possibili non si realizzano, molti popoli continuano a soffrire la fame, i denti dell&#8217;uomo civile sono sempre cariati, le guerre del Medio e dell&#8217;Estremo Oriente non finiscono mai, l&#8217;acqua potabile non cessa di diminuire, l&#8217;esplosione della popolazione umana non si arresta, ecc. Ora, questo sviluppo del progresso verso l&#8217;impossibile non \u00e8 solo il marchio della sua straordinariet\u00e0, ma \u00e8 il preciso risultato di un impegno prioritario. Le sfere dell&#8217;impossibile sono aree esterne ed estranee all&#8217;aspirazione dell&#8217;uomo e alla zona entro cui si esercita la sua volont\u00e0 morale. Sono zone franche, fuori campo, fuori portata. Volgersi ad esse, attirando l\u00e0 l&#8217;attenzione stupita e sgomenta dell&#8217;uomo significa scegliere di non affrontare l&#8217;eredit\u00e0 del mondo con i suoi problemi e i suoi dolori. Perch\u00e9, sia chiaro, la scienza non realizza l&#8217;impossibile ma solo ci\u00f2 che \u00e8 esattamente possibile, e &quot;impossibile&quot; vuol dire solo inaudito, inatteso, stupefacente, inconcepibile per l&#8217;uomo della strada, cio\u00e8 fuori dall&#8217;interesse e dalla volont\u00e0 del profano, fori dal suo mondo morale. Questo progresso verso l&#8217;impossibile \u00e8 quindi un&#8217;evasione dall&#8217;uomo, \u00e8 una precisa scelta politica che si pu\u00f2 riassumere nella concentrazione inaudita della potenza, nell&#8217;abbandono del mondo, nell&#8217;abrogazione dell&#8217;uomo.\u00bb<\/p>\n<p>Sono parole forti, ma vere, che andrebbero meditate a fondo; e tanto pi\u00f9 allarmanti, se si pensa che furono scritte ben quarant&#8217;anni fa, quando ancora la situazione mondiale non era cos\u00ec compromessa sul piano ecologico e quando ancora non esistevano pratiche come la manipolazione genetica, la clonazione, l&#8217;inseminazione artificiale, per non parlare della svolta che l&#8217;informatica di massa e la telefonia cellulare hanno dato al ritmo delle nostre vite.<\/p>\n<p>Dietro la sua apparente tolleranza, il suo apparente pluralismo, la sua apparente democraticit\u00e0, la cultura del progresso, anzi, la religione del progresso \u00e8, nella sua essenza, profondamente, inesorabilmente totalitaria. E lo \u00e8 alla lettera: non pu\u00f2 darsi pace fino a quando il mondo intero non si sar\u00e0 convertito ad essa; non potr\u00e0 mai convivere con delle isole di infedeli, che non si sottomettono ai suoi dogmi e alle sue pratiche, perch\u00e9 essa si basa su di una macchina mondiale che smetterebbe di funzionare, qualora un solo granello di povere penetrasse nel suo motore.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 le multinazionali degli OGM combattono con ogni mezzo, lecito e illecito, per far scomparire le ultime coltivazioni biologiche; ecco perch\u00e9 le democrazie del denaro fanno la guerra ai sistemi politici che non si aprono incondizionatamente al libero mercato; ecco perch\u00e9 le banche non possono tollerare, a lungo andare, il no-profit; n\u00e9 la medicina chimica, basata sui brevetti, pu\u00f2 adattarsi a convivere con le medicine tradizionali, basate sulle sostanze vegetali e sulle pratiche naturali: si tratta di una guerra all&#8217;ultimo sangue, mors tua vita mea.<\/p>\n<p>Ed ecco perch\u00e9 la finanza non pu\u00f2 rinunciare ai suoi alti profitti, vampirizzando l&#8217;economia reale, che \u00e8 fatta di beni e di servizi autentici, di denaro autentico, cio\u00e8 guadagnato con l&#8217;onesto lavoro; ecco perch\u00e9 i sacerdoti del progresso appartengono sempre, guarda caso, alla minoranza che possiede la gran parte delle risorse nazionali e internazionali e che \u00e8 in grado di decidere del lavoro altrui.<\/p>\n<p>Una minoranza che deve, nondimeno, convertire il resto dell&#8217;umanit\u00e0 alla propria buona causa: cos\u00ec come, qualche decennio fa, le nazioni ricche predicavano a quelle povere che dovevano prendere esempio da loro, se volevano uscire dalla povert\u00e0 e incamminarsi, una buona volta, sull&#8217;agognata via del progresso: con quali risultati, \u00e8 sotto gli occhi di tutti&#8230;<\/p>\n<p>Peccato che si tratti di una minoranza di ciechi, che pretendono di fare da guida a tutto il resto dell&#8217;umanit\u00e0: sarebbe ora che prendessimo coscienza della vera natura delle classi dirigenti asservite alla religione del progresso, e di quanto sia folle aspettarsi da loro i rimedi alla situazione che esse stesse hanno contribuito a creare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il progresso \u00e8 irreversibile? 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