{"id":28072,"date":"2009-11-13T10:23:00","date_gmt":"2009-11-13T10:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/13\/un-aumento-quantitativo-delle-conoscenze-e-sufficiente-per-parlare-di-progresso\/"},"modified":"2009-11-13T10:23:00","modified_gmt":"2009-11-13T10:23:00","slug":"un-aumento-quantitativo-delle-conoscenze-e-sufficiente-per-parlare-di-progresso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/13\/un-aumento-quantitativo-delle-conoscenze-e-sufficiente-per-parlare-di-progresso\/","title":{"rendered":"Un aumento quantitativo delle conoscenze \u00e8 sufficiente per parlare di Progresso?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;idea di \u00abprogresso\u00bb \u00e8 un&#8217;idea squisitamente moderna: non l&#8217;avevano n\u00e9 gli antichi, n\u00e9 i medievali.<\/p>\n<p>La parola latina \u00abprogressus\u00bb \u00e8 composta dalla particella \u00abpro\u00bb (avanti) e da \u00abgressus\u00bb, che \u00e8 il participio passato di \u00abgradi\u00bb (camminare). Quindi essa indica il movimento del camminare in avanti e, in senso figurato, il miglioramento del singolo o della societ\u00e0, la crescita del benessere, l&#8217;aumento del sapere.<\/p>\n<p>Tutti questi elementi, tuttavia, non formavano affatto quell&#8217;idea complessiva di trasformazione radicale, che la parola ha assunto nella modernit\u00e0. Per gli antichi, tanto l&#8217;individuo quanto le comunit\u00e0 potevano progredire, ma lentamente e gradualmente, nell&#8217;ambito di un rapporto fra l&#8217;io e il mondo, fra la propria collettivit\u00e0 e quelle altrui, che non era mai di natura brusca e traumatica, ma sempre moderato e tale da poter essere metabolizzato.<\/p>\n<p>E questo perch\u00e9 la concezione del tempo propria degli antichi non era lineare, ma ciclica, per cui non si vedeva la storia come una marcia verso il futuro, ma come una parabola destinata a riportare gli esseri umani l\u00e0 dove si trovavano in precedenza. Non esisteva, quindi, l&#8217;atteggiamento di superiorit\u00e0 dei \u00abmoderni\u00bb nei confronti degli \u00abantichi\u00bb: sarebbe stato un atteggiamento assurdo e incomprensibile.<\/p>\n<p>La concezione lineare del tempo comincia a essere rivista non con l&#8217;avvento del cristianesimo, come \u00e8 stato detto, ma con l&#8217;espansione formidabile dell&#8217;Impero Romano, che condusse molti intellettuali &#8211; Virgilio in primis &#8211; a vedere in esso uno strumento del Fato, che, come tale, non pu\u00f2 essere interpretato che in senso non casuale, ma provvidenzialistico. \u00c8 il Fato che muove l&#8217;Impero di Roma verso il compimenti della propria missione: riunire tutti i popoli dell&#8217;Orbe sotto una sola legge ed assicurare ad essi pace e giustizia.<\/p>\n<p>In questo senso, l&#8217;Impero Romano opera una rottura rispetto alla storia precedente e introduce elementi di messianismo e perfino di soteriologia, non senza l&#8217;influsso determinante di alcune religioni universalistiche provenienti dall&#8217;Oriente, ma anche di una religione orientale che non era affatto universalistica, ma, al contrario, strettamente nazionalistica: l&#8217;ebraismo. Solo delineando un contesto di questo genere, si pu\u00f2 spiegare un testo letterario come la IV ecloga delle \u00abBucoliche\u00bb di Virgilio, tutta pervasa da una trepidante ansia di rinnovamento del \u00absaeculum\u00bb, ossia del mondo, in chiave spirituale e religiosa.<\/p>\n<p>La filosofia cristiana trova gi\u00e0 pronta questa sensibilit\u00e0 e vi innesta la propria concezione cosmologica e teologica, la quale vede la storia come un processo lineare che parte con la Creazione, culmina con la Redenzione ed avr\u00e0 termine con il Giudizio finale. Tuttavia, il cristianesimo insiste sull&#8217;idea di progresso come fatto spirituale e, soprattutto, come risultato di una collaborazione fra l&#8217;uomo e Dio, termine ultimo al quale il primo aspira a ricongiungersi ed al quale domanda, con fede, il dono della Grazia. Inoltre, la prospettiva storica del cristianesimo \u00e8 escatologica: il mondo non \u00e8 eterno; verr\u00e0 la fine dei tempi e ogni cosa torner\u00e0 al suo Creatore, per cui la storia stessa perder\u00e0 di significato e sar\u00e0 annullata, con tutte le sue illusioni di potenza e di sicurezza (il Regno di Dio verr\u00e0 come un ladro nella notte, dice il Vangelo).<\/p>\n<p>Bisogna arrivare all&#8217;Illuminismo, le cui basi teoriche sono gi\u00e0 contenute nella Rivoluzione scientifica del XVII secolo, perch\u00e9 la cultura europea giunga ad elaborare l&#8217;idea di progresso cos\u00ec come la conosciamo noi oggi. L&#8217;\u00abEnciclopedia\u00bb definisce il progresso come un continuo accrescimento del sapere, beninteso ad esclusivo vantaggio dell&#8217;uomo, secondo il vecchio motto di Francesco Bacone: \u00absapere \u00e8 potere\u00bb.<\/p>\n<p>Si noti che i campioni del nuovo paradigma scientista e razionalista della modernit\u00e0 non hanno fatto altro che trasportare nella propria concezione della storia le categorie proprie del pensiero cristiano: il passato corrisponde al male (cio\u00e8 all&#8217;ignoranza; cos\u00ec come, nella visione religiosa, al peccato); il presente, al bene (cio\u00e8 al sopraggiungere dei \u00ablumi\u00bb della ragione; cos\u00ec come, nella prospettiva cristiana, alla redenzione).<\/p>\n<p>Insomma anche l&#8217;Illuminismo \u00e8 una religione di salvezza, basata sul concetto di caduta e di riscatto. Non ha forse Kant definito l&#8217;Illuminismo come l&#8217;uscita dell&#8217;uomo dallo stato di minorit\u00e0, in cui si trovava per propria COLPA? Solo che il nuovo Dio \u00e8 il Progresso, e lo strumento della prossima redenzione \u00e8 la ragione logico-matematica.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che, assumendo una tale prospettiva, i moderni si sentono automaticamente superiori agli antichi, per il puro e semplice fatto di venire cronologicamente dopo di essi e, pertanto, di disporre d&#8217;un maggior cumulo di conoscenze. Ed \u00e8 proprio qui la radice di quella insofferenza, e, ben presto, di quell&#8217;autentico disprezzo, che la cultura della modernit\u00e0 elargisce dapprima all&#8217;aristotelismo di impostazione tomista, poi al Medioevo \u00abtout-court\u00bb, visto come epoca dell&#8217;oscurantismo e della superstizione per antonomasia.<\/p>\n<p>Anche i moderni, come il Virgilio dantesco, possono dire della cultura medievale, e anche di quella antica: \u00abnel tempo de li dei falsi e bugiardi\u00bb (\u00abInferno\u00bb, I, 72); sottintendendo che essi, invece, vivono nel tempo della vera religione: quella del Progresso.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, a ben guardare, qui ci troviamo in presenza di un duplice errore, metodologico e speculativo.<\/p>\n<p>Errore metodologico, perch\u00e9 i cantori dell&#8217;ideologia progressista non hanno minimamente considerato che \u00abantico\u00bb e \u00abmoderno\u00bb sono termini relativi, non assoluti; e che ci\u00f2 che oggi \u00e8 moderno, domani sar\u00e0 antico, cos\u00ec come vi \u00e8 stato un tempo nel quale fu moderno ci\u00f2 che oggi ci appare antico: per cui \u00e8 assurdo caricarli di giudizi di valore, come se la modernit\u00e0 fosse intrinsecamente superiore all&#8217;antichit\u00e0, ossia un valore auto-evidente.<\/p>\n<p>Errore speculativo, perch\u00e9 rimane tutto da dimostrare che l&#8217;accumulo puro e semplice delle conoscenze costituisca di per s\u00e9 un bene, per non dire un progresso.<\/p>\n<p>Innanzitutto, bisogna vedere quali conoscenze, e afferenti a quale ambito di realt\u00e0. Possono davvero migliorare la vita, di per se stesse (vale a dire, indipendentemente dall&#8217;uso che se ne far\u00e0) delle nuove conoscenze relative all&#8217;ordine materiale?<\/p>\n<p>In secondo luogo: quando mai si \u00e8 visto che la semplice crescita quantitativa corrisponda, automaticamente, ad una crescita qualitativa e, quindi, ad una crescita complessiva della nostra conoscenza? Sarebbe come dire che un calcolatore elettronico, capace di immagazzinare infinite conoscenze, \u00e8 qualche cosa di pi\u00f9 progredito di un essere umano, che pu\u00f2 apprenderne e conservarne solo un numero limitato. E, purtroppo, questo \u00e8 precisamente il versante lungo il quale la cultura moderna sta scivolando.<\/p>\n<p>Una descrizione molto chiara dell&#8217;idea moderna di progresso, e perfino commovente nella sua ingenua autoreferenzialit\u00e0, \u00e8 contenuta nella \u00abIntroduzione\u00bb di Isaac Asimov del suo libro \u00abEsplorando la Terra e il cosmo\u00bb (titolo originale: \u00abExploring the Earth and the cosmos,\u00bb Nightfall, 1982; traduzione italiana di Roberta Rambelli Pollini, Milano, Mondatori, 1983, pp. 9-10):<\/p>\n<p>\u00abAl giorno d&#8217;oggi siamo cos\u00ec abituati alla vastit\u00e0 della conoscenza umana, estesa in cento direzioni diverse, che tendiamo a dimenticare quanto siamo limitati come individui.<\/p>\n<p>Dimenticate tutto ci\u00f2 che \u00e8 venuto prima di voi, tutto ci\u00f2 che esiste oltre a voi, e considerate ci\u00f2 di cui voi potete avere un&#8217;esperienza diretta. Non \u00e8 molto!<\/p>\n<p>&quot;Tutto ci\u00f2 che l&#8217;occhio pu\u00f2 vedere si trova entro una distanza massima di un paio di chilometri.. Provate a viaggiare senza l&#8217;aiuto di altre persone o di mezzi inanimati e vi accorgerete che gi\u00e0 una ventina di chilometri diventa un&#8217;impresa sfiancante. In effetti, fino a tempi molto recenti, in maggioranza la gente viveva tutta la sua esistenza entro un raggio di pochi chilometri rispetto al luogo di nascita.. Tutto il resto lo conosceva per sentito dire.<\/p>\n<p>E poi? A che altezza potete arrampicarvi? A che profondit\u00e0 potete scendere? Da soli, potete arrampicarvi su un albero alto qualche metro o calarvi in un pozzo egualmente profondo pochi metri. Potete guardare gli uccelli e sognare, ma si tratta appunto d&#8217;un sogno. E i corpi celesti? Sono l&#8217;epitome stessa dell&#8217;irraggiungibile- &quot;Volere la Luna&quot; \u00e8 una frase fatta per alludere a ci\u00f2 che non si pu\u00f2 avere; eppure tra tutti i corpi celesti la Luna \u00e8 la pi\u00f9 vicina.<\/p>\n<p>Che cosa riuscite a ricordare, da soli? Forse i vostri nonni, e ci\u00f2 che vi raccontavano dei tempi in cui erano giovani, e dei loro nonni? Fino a cent&#8217;anni fa, magari: e poi tutto si dissolve nella nebbia.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la cosa pi\u00f9 grande di cui potete fare l&#8217;esperienza? Una montagna? La pi\u00f9 piccola? Un granellino di polvere che danza i un raggio di sole? La pi\u00f9 calda? Un fal\u00f2? La pi\u00f9 fredda? Una gelida mattina d&#8217;inverno? Siete limitati in tutte le direzioni, e il mondo vi circonda con la sua piccolezza<\/p>\n<p>Ma gli esseri umani hanno qualit\u00e0 che, per quanto ne sappiamo, nessun altro essere vivente possiede. Abbiamo una curiosit\u00e0 inesauribile e un&#8217;immensa ingegnosit\u00e0. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il patrimonio delle conoscenze e delle idee fin\u00ec per raggiungere dimensioni mondiali e permanenti, e venne il momento in cui ogni individuo ebbe a sua disposizione tutte le conquiste fatte e dai contemporanei e da coloro che vennero prima di noi.<\/p>\n<p>La conoscenza crebbe, dapprima lentamente e poi con una vera e propria esplosione, e l&#8217;orizzonte umano si allarg\u00f2 in tutte le direzioni&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Ebbene, gi\u00e0 dalla prima affermazione di Asimov traspare chiaramente la deformazione materialistica e razionalistica, propria della cultura moderna. Egli afferma, come preambolo di tutto il suo ragionamento (se di un ragionamento si tratta, e non piuttosto di una petizione di principio) che ci\u00f2 di cui noi possiamo avere una esperienza diretta \u00abnon \u00e8 molto\u00bb.<\/p>\n<p>Ma questa \u00e8 una dichiarazione estremamente opinabile: non la pensavano cos\u00ec Buddha, Socrate, Ges\u00f9 e molti altri illuminati. Al contrario, essi pensavano che ci\u00f2 di cui possiamo avere una esperienza diretta, ovvero il nostro stesso io, la nostra interiorit\u00e0, \u00e8 molto, moltissimo; e, comunque, costituisce tutto ci\u00f2 su cui effettivamente l&#8217;essere umano \u00e8 in grado di lavorare, anche nell&#8217;ipotesi che egli persegua una trasformazione del mondo esterno.<\/p>\n<p>Segue un grossolano errore di fatto, l\u00e0 dove Asimov sostiene tranquillamente che \u00abtutto ci\u00f2 che l&#8217;occhio pu\u00f2 vedere si trova entro una distanza massima di un paio di chilometri\u00bb.I corpi celesti si trovano a distanze immense da noi, eppure li vediamo distintamente: ad occhio nudo, sono non meno di duemila le stelle e gli altri oggetti celesti visibili nel corso dell&#8217;anno, da un punto qualsiasi della superficie terrestre. Fino al cannocchiale di Galilei, l&#8217;astronomia studiava il cielo ad occhio nudo: questo non ha impedito ad Egiziani, Babilonesi, Minoici, Indiani, Cinesi, Maya, Greci ed Arabi, di acquisire conoscenze estremamente sofisticate sul cielo notturno e suoi movimenti di stelle e pianeti.<\/p>\n<p>Il pianeta Urano, che si dice invisibile a occhio nudo ed il merito della cui scoperta viene generalmente attribuito all&#8217;astronomo William Herschel, nel 1781, in realt\u00e0 era gi\u00e0 noto al popolo africano dei Shilluk, perch\u00e9 non \u00e8 vero che sia invisibile, ma si trova al limite della visibilit\u00e0 umana, e quel popolo africano era riuscito a vederlo assai prima che gli Europei cominciassero a scrutare il cielo notturno per mezzo di strumenti ottici di ingrandimento.<\/p>\n<p>Altro che due chilometri di visuale! Noi possiamo vedere con molta chiarezza, dall&#8217;emisfero meridionale, una nuvola di polveri stellari nella Croce del Sud, denominata Sacco di Carbone, che \u00e8 distante dalla Terra la bellezza di 500 anni luce! Strano che Asimov, come scrittore di fantascienza (da noi non particolarmente ammirato, ma questo \u00e8 un altro discorso), sia incorso in una svista cos\u00ec macroscopica.<\/p>\n<p>E non \u00e8 finita. Subito dopo, Asimov afferma che gi\u00e0 viaggiare a piedi, o a dorso di animale, per una ventina di chilometri, \u00e8 impresa sfiancante; e che, fino a pochi anni fa, quassi nessuno si muoveva oltre gli angusti confini del proprio orizzonte. Anche lasciando da parte l&#8217;antichit\u00e0 e le straordinarie imprese esplorative dei Fenici, dei Polinesiani e di altri popoli, basterebbe ricordare che, nel Medioevo, moltissime persone comuni intraprendevano lunghi pellegrinaggi religiosi da un capo all&#8217;altro del continente europeo, per esempio a Roma, a San Giacomo di Compostella o a Monte Sant&#8217;Angelo, sul Gargano, senza sfiancarsi troppo e senza sentirsi degli eroi. Il fatto \u00e8 che Asimov, da bravo scientista e neopositivista, riecheggia qui, pedissequamente, i soliti luoghi comuni sul Medioevo come et\u00e0 di immobilismo, pigrizia e incultura. Ma se perfino i costruttori di Stonehenge fecero viaggiare per centinaia di chilometri le enormi pietre destinate al sito in cui avrebbero eretto il monumento!<\/p>\n<p>Oppure che dire di Giovanni da Pian del Carpine, di Guglielmo da Rubruck o dei fratelli Polo, che percorsero migliaia e migliaia di chilometri nel cuore dell&#8217;Asia, mentre in Europa un miracolo di fede e di amore faceva sorgere le grandi cattedrali gotiche, quelle montagne di pietra che innalzano arditamente le loro volte e le loro guglie verso il cielo, come una preghiera levata al cospetto dell&#8217;Onnipotente?<\/p>\n<p>Curiosa, poi, l&#8217;affermazione che, da soli, possiamo salire solamente di qualche metro, arrampicandoci su un albero; o che possiamo ricordare al massimo un paio di generazioni precedenti alla nostra. Occorre ricordare che Annibale valic\u00f2 le Alpi con un intero esercito, carri, cavalli ed elefanti al seguito? E che molti popoli nativi, ad esempio i Maori della Nuova Zelanda, erano in grado di tenere a mente abitualmente fino a trenta generazioni prima della propria; per non parlare del fatto che gli aedi dell&#8217;antica Grecia recitavano a memoria, con perfetta sicurezza, le migliaia e migliaia di versi dell&#8217;\u00abIliade\u00bb e dell&#8217;\u00abOdissea\u00bb?<\/p>\n<p>Pur di mostrare quanto fossero insignificanti gli esseri umani prima che l&#8217;avvento della tecnologia li guidasse verso \u00able magnifiche sorti e progressive\u00bb della modernit\u00e0, Asimov non esita a presentare i nostri progenitori come delle creature dall&#8217;esperienza estremamente limitata, per i quali un bel fuoco scoppiettante era la cosa pi\u00f9 calda che potessero immaginare, e un freddo giorno d&#8217;inverno, la cosa pi\u00f9 fredda.<\/p>\n<p>Invece i nostri progenitori sapevano fondere i metalli, cosa che richiede la capacit\u00e0 di produrre temperature di oltre mille gradi; per non parlare di come le eruzioni vulcaniche e le colate di lava, come quelle dell&#8217;Etna o del Vesuvio, offrissero agli occhi dell&#8217;uomo lo spettacolo altamente impressionante della materia fusa e incandescente. E, quanto al freddo, forse che gli Inuit o Eschimesi non erano abituati a vivere e navigare presso le coste di un mare perennemente gelato, in mezzo ai giganteschi ghiacci galleggianti? Forse che i popoli antichi delle Alpi non conoscevano lo spettacolo grandioso dei ghiacciai, che scendono dai monti ampi come fiumi, o delle stalattiti di ghiaccio, simili a iridescenti cattedrali?<\/p>\n<p>Tuttavia, queste non sono che imperfezioni e semplificazioni di poco conto, in confronto alla desolante banalit\u00e0 della parte in cui Asimov tesse le pi\u00f9 alte lodi della maniera prodigiosa, spettacolare, con cui si sono diffuse le conoscenze umane, rendendo l&#8217;uomo non solamente capace di dominare in lungo e in largo il mondo in cui vive, ma anche di oltrepassare i confini del Sistema Solare, e di spingersi perfino pi\u00f9 in l\u00e0.<\/p>\n<p>Egli parla, addirittura, di \u00abesplosione\u00bb delle conoscenze. Non lo sfiora nemmeno il dubbio che questa esplosione sia stata soltanto quantitativa e materialistica, e abbia coinciso con il massimo oscuramento della coscienza, con il massimo oblio della verit\u00e0 pi\u00f9 profonda, che giace nel mistero dell&#8217;anima umana.<\/p>\n<p>Per lui, che adotta con perfetta naturalezza un punto di vista scientista e antropocentrico, non si pone nemmeno la questione di giustificare una siffatta concezione della conoscenza, ossia come un mero accumulo di dati e informazioni; non lo sfiora nemmeno l&#8217;idea che, forse, la vera conoscenza sia un&#8217;altra cosa, e passi attraverso la consapevolezza del profondo, inscindibile legame che tiene unite tutte le cose esistenti, e l&#8217;uomo tra esse.<\/p>\n<p>L&#8217;arroganza intellettuale di questo atteggiamento \u00e8 tradita proprio dalla sua spontanea, ingenua sicurezza in se stesso. Non vale neanche la pena di spiegare, secondo Asimov e quanti la pensano come lui, perch\u00e9 la visione del mondo di uno scienziato occidentale dovrebbe essere infinitamente superiore a quella di uno sciamano siberiano; anzi, per cui la prima sarebbe una conoscenza veritiera ed efficace del mondo (metro per misurarne l&#8217;efficacia: il dominio sulle cose), mentre la seconda sarebbe, puramente e semplicemente, una falsa conoscenza.<\/p>\n<p>Che gli esseri umani non siano mai stati cos\u00ec ignoranti riguardo a se stessi e al loro legame con la natura e con l&#8217;Essere, quanto lo sono oggi; e che le disastrose conseguenze di tale ignoranza si concretizzino in una serie di minacce gravissime alla nostra stessa sopravvivenza come specie vivente: tutto ci\u00f2 non passa nemmeno per l&#8217;anticamera del cervello degli intellettuali occidentali come Asimov, talmente imbottiti di ideologia neoilluminista e neopositivista, da non vedere altro che i dubbi trionfi del Logos strumentale e calcolante.<\/p>\n<p>Forse, quando si parla di progresso delle conoscenze, bisognerebbe, in primo luogo (e non \u00e8 una operazione meramente nominalistica), distinguere fra conoscenze e conoscenza.<\/p>\n<p>Le conoscenze sono quelle, parziali e bisognose di continua verifica e di continua revisione, relative al mondo della natura, ovvero le conoscenze scientifiche, ivi comprese anche la matematica, la logica, la linguistica e la storiografia.<\/p>\n<p>La conoscenza, invece, \u00e8 l&#8217;accesso alla sfera dell&#8217;Essere, alla quale si perviene essenzialmente mediante l&#8217;abbandono del falso ego e un atto di coraggio e di umilt\u00e0, consistente nel lasciarsi andare sino al fondo della propria anima: perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si pu\u00f2 realizzare l&#8217;incontro con il divino; il divino che &#8211; come diceva Friedrich Froebel &#8211; si trova gi\u00e0 in noi. Essa, quindi, \u00e8 conoscenza delle verit\u00e0 superiori, relative all&#8217;ambito del soprannaturale: ambito che, non essendo esperibile con i sensi ordinari, e tanto meno quantificabile e suscettibile di riproduzione in laboratorio, la moderna cultura materialistica ha negato addirittura, o ha dichiarato non conoscibile e, quindi, ininfluente per la nostra vita e per il nostro sapere.<\/p>\n<p>Questo rifiuto della verit\u00e0 ultima dell&#8217;Essere incomincia proprio con l&#8217;Illuminismo ed \u00e8 gi\u00e0 chiaramente teorizzato da Kant, e prima di lui da Hume, i quali, respingendo la metafisica nel Limbo delle cose inutili, hanno praticato una vera e propria autocastrazione del pensiero moderno, spacciandola per una conquista e per un progresso.<\/p>\n<p>Andiamoci piano, per\u00f2, con codesta religione del Progresso. Forse non si tratta d&#8217;altro che di un immenso errore della cultura moderna, che ha esaltato l&#8217;effimero e disprezzato l&#8217;eterno, evidentemente convinta, ma a torto, che \u00abandare avanti\u00bb significhi anche, di per se stesso, \u00abprocedere per la via giusta, per la via maestra\u00bb.<\/p>\n<p>Con il risultato che ci stiamo impantanando sempre di pi\u00f9 in qualche viottolo fangoso, in qualche azzardato sentiero laterale, che non ci condurr\u00e0 da nessuna parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;idea di \u00abprogresso\u00bb \u00e8 un&#8217;idea squisitamente moderna: non l&#8217;avevano n\u00e9 gli antichi, n\u00e9 i medievali. 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