{"id":28069,"date":"2016-02-16T09:52:00","date_gmt":"2016-02-16T09:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/16\/il-progresso-e-la-mitologia-demoniaca-di-una-modernita-senza-dio-e-senza-uomo\/"},"modified":"2016-02-16T09:52:00","modified_gmt":"2016-02-16T09:52:00","slug":"il-progresso-e-la-mitologia-demoniaca-di-una-modernita-senza-dio-e-senza-uomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/16\/il-progresso-e-la-mitologia-demoniaca-di-una-modernita-senza-dio-e-senza-uomo\/","title":{"rendered":"Il Progresso \u00e8 la mitologia (demoniaca) di una modernit\u00e0 senza Dio e senza uomo"},"content":{"rendered":"<p>Nell&#8217;insieme della &#8211; o delle &#8211; mitologie, delle quali si \u00e8 dotata la cultura della modernit\u00e0 per giustificare, glorificare ed espandere se stessa, e per imporsi come la sola ideologia degna di coronare la storia dell&#8217;umanit\u00e0, oltre la quale nulla si pu\u00f2 pensare di migliore o di pi\u00f9 perfetto, spicca, come un pilastro fondamentale, l&#8217;idea di Progresso: non un Progresso qualsiasi, ma un Progresso illimitato, e, quel che pi\u00f9 conta, un Progresso auto-sussistente ed auto-generantesi, ossia prodotto interamene dalle dinamiche umane, e volto esclusivamente all&#8217;affermazione dei bisogni e dei valori umani. Ma che, gi\u00e0 oggi, mostra di voler andare oltre l&#8217;uomo, anche suo malgrado.<\/p>\n<p>Un Progresso che \u00e8 figlio della Ragione: di una Ragion pura e di una Ragion pratica, le quali hanno in se stesse la loro misura, il loro baricentro, la loro finalit\u00e0 ultima; in una Ragione libera e spregiudicata, che non rispetta la tradizione e che non si pone alcun limite, perch\u00e9 presume di essere capace, con il tempo e con il progredire &#8212; appunto &#8212; delle scienze, di rimuovere, uno dopo l&#8217;latro, tutti gli ostacoli dal cammino dell&#8217;umanit\u00e0, e di consentire a quest&#8217;ultima di raggiungere quello stato di benessere, sicurezza e felicit\u00e0 che, finora, le \u00e8 sempre sfuggito a causa del persistere dell&#8217;errore, dell&#8217;oscurantismo e della superstizione.<\/p>\n<p>Il mito ed il culto del Progresso, a partire dalla Rivoluzione industriale, \u00e8 venuto a coincidere con il mito e con il culto della macchina, di cui i calcolatori elettronici dell&#8217;ultima generazione rappresentano, attualmente, la forma pi\u00f9 avanzata e sofisticata, ma pur sempre provvisoria e destinata ad essere superata; cos\u00ec come esso si incarna, anche, nelle recentissime scoperte e realizzazioni della bio-ingegneria, che hanno messo improvvisamente a portata di mano dell&#8217;uomo quella manipolazione totale degli esseri viventi, compresi gli stessi esseri umani, che filosofi come Francesco Bacone avevano, bens\u00ec, auspicato e profetizzato, ma che erano ben lontani dal poter raggiungere, cos\u00ec come lo erano i biologi fino a pochi decenni or sono.<\/p>\n<p>Ma da dove \u00e8 venuta, alla modernit\u00e0, l&#8217;idea del Progresso, con queste caratteristiche? Quando \u00e8 nata e quali sono le sue radici, i suoi antecedenti, i suoi prodromi? Ebbene: per quanto ci\u00f2 possa apparire, a prima vista, paradossale, \u00e8 difficile negare che l&#8217;idea di Progresso, con il relativo culto e la relativa assolutizzazione, trae origine non dal pensiero moderno, non dal pensiero illuminista, ma proprio dal pensiero cristiano e medievale: perch\u00e9 \u00e8 con il cristianesimo che la storia viene sottratta al cieco ripetersi dell&#8217;uguale o al capriccio del Fato (come era nelle concezioni dell&#8217;antichit\u00e0, compresa quella greca), e assume un significato preciso, una direzione, uno scopo. Anche in questo caso, come in tanti altri, la modernit\u00e0 va debitrice al cristianesimo di una delle sue idee centrali: si pu\u00f2 ben concordare con G. K. Chesterton, pertanto, che molti aspetti della modernit\u00e0 non sono altro che schegge di virt\u00f9 cristiane impazzite, nel senso che sono state strappate al loro contesto naturale e sono letteralmente &quot;esplose&quot;, venendo messe al servizio di una ideologia radicalmente diversa, per non dire opposta, a quella da cui erano nate (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abIl mondo moderno \u00e8 pieno di antiche virt\u00f9 cristiane divenute schegge impazzite\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 03\/03\/2015, poi ripubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb).<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il moderno mito del Progresso non \u00e8 altro che la scheggia impazzita di una antica virt\u00f9 cristiana? Perch\u00e9, nel cristianesimo, il progresso (con la lettera minuscola) \u00e8 guidato e orientato dalla Provvidenza, cos\u00ec come tutta la storia umana: non esiste un progresso che sia soltanto immanente, un progresso di cui l&#8217;uomo sia il solo ed unico artefice; il progresso, se c&#8217;\u00e8 davvero, \u00e8 il risultato dell&#8217;incontro felice fra la disponibilit\u00e0 umana e la grazia divina. Niente Dio, nessun progresso. Invece, nel mito moderno del Progresso (con la maiuscola; ma tanto, anche se la si scrive con la minuscola, il concetto \u00e8 pur sempre quello di un valore assoluto ed auto-sussistente), Dio non c&#8217;entra affatto: chi lo muove \u00e8 l&#8217;uomo medesimo, con la sua intelligenza, con la sua &#8212; direbbe Boccaccio &#8212; &quot;industria&quot;: la capacit\u00e0 di sconfiggere la Fortuna o di piegarla secondo il suo volere (concetto poi ripreso e sviluppato, sul piano storico e politico, da Machiavelli). Ed \u00e8 a questa idea di Progresso, laico e immanente, profano e secolarizzato, che si richiameranno, nel XVIII secolo, i <em>philosphes<\/em> dell&#8217;illuminismo, certi e sicuri di poter traghettare l&#8217;umanit\u00e0 verso il regno della felicit\u00e0: nuova versione, deista e anticristiana, della vecchia idea di un progresso finalizzato alla salvezza dell&#8217;umanit\u00e0 mediante il suo ritorno a Dio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, la concezione illuminista (e poi marxista, positivista, evoluzionista) del Progresso \u00e8 imbevuta di un ottimismo a prova di bomba: se l&#8217;uomo ha nelle sue mani le chiavi per progredire, per puntare verso il meglio, per costruire il paradiso in terra, chi mai potr\u00e0 fermare la sua marcia trionfale? Chi mai potr\u00e0 ostacolarlo, ritardalo, contrastarlo, nella realizzazione dei suoi radiosi destini? L&#8217;idea che a contrastarlo possa essere lui stesso, cio\u00e8 che l&#8217;uomo moderno, allontanatosi da Dio e privo di alcun senso del limite, possa costituire un pericolo per se medesimo, e, addirittura, per la creazione tutta, non si affaccia mai alla mente dei filosofi moderni, almeno fin verso il 1945, cio\u00e8 fino al &quot;fungo&quot; di Hiroshima. \u00c8 solo davanti alla prospettiva di una auto-distruzione dell&#8217;umanit\u00e0 per mezzo delle sue stesse scoperte e realizzazioni scientifiche, delle quali, finora, era andato cos\u00ec fiero, e nelle quali aveva riposto tutto il suo orgoglio e tutte le sue speranze e aspettative, che egli, quasi di colpo, incomincia a vacillare e a dubitare: e ne seguir\u00e0 una lunga crisi di fiducia in se stesso, dalla quale uscir\u00e0 ridimensionato, s\u00ec, nelle sue utopie russoviane, ma non abbastanza da interrogarsi sino al fondo ultimo della questione: cio\u00e8 sino al nodo centrale della sua assoluta autonomia e della sua capacit\u00e0 di discernere, con le sue sole forze, il Bene ed il Male, esattamente come avevano preteso di fare Adamo ed Eva nel Giardino dell&#8217;Eden, fallendo &#8211; per\u00f2 &#8211; miseramente.<\/p>\n<p>Ci piace riportare una pagina, come gi\u00e0 altra volta abbiamo fatto, del professor Angelo Nepi, alla voce \u00abModernit\u00e0\u00bb, tratta dal \u00abDizionario delle idee politiche\u00bb, diretto da Enrico Berti e Giorgio Campanini (Roma, Editrice Ave, 1993, pp. 509-512):<\/p>\n<p><em>\u00abIn senso generale, il progresso \u00e8 l&#8217;interpretazione della storia come continuo avanzamento, vale a dire come continuo miglioramento e perfezionamento delle possibilit\u00e0 del singolo individuo e della intera umanit\u00e0. In questo senso generale, che si declina poi in accezioni pi\u00f9 particolari (progresso scientifico, economico, culturale, politico&#8230;), il progresso \u00e8 stato una delle pi\u00f9 potenti ideologie della modernit\u00e0 L&#8217;idea di progresso era infatti ignota nel mondo antico, che vide nella storia umana o un processo di decadenza rispetto a una primitiva et\u00e0 dell&#8217;oro, oppure interpret\u00f2 gli eventi storici come un eterno ritorno, ebbe cio\u00e8 una visione ciclica della storia.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;idea del progresso si afferma, inizialmente, soprattutto in relazione alla rivoluzione scientifica del &#8216;600, e trova nella cultura illuministica del secolo successivo una applicazione estensiva alla interpretazione della storia dell&#8217;umanit\u00e0. Bacone, Galilei, Cartesio, Pascal, Leibniz, sostengono, in polemica con il culto umanistico-rinascimentale dell&#8217;antichit\u00e0, che il progresso nelle conoscenze scientifiche \u00e8 continuo e inarrestabile, e che tale progresso finir\u00e0 per offrire condizioni di vita sempre migliori. Negli illuministi (A. R. J. Turgot, B. Fontenelle, Voltaire, M. J. A. Condorcet, G. E. Lessing), la fiducia ottimistica nel progresso \u00e8 una conseguenza della fiducia nelle capacit\u00e0 di progresso della ragione, intesa nel suo significato pi\u00f9 universale, sia come ragione speculativa sia come ragione pratica.<\/em><\/p>\n<p><em>Il concetto di progresso diventa una compiuta filosofia della storia nelle concezioni storicistiche degli idealisti, in cui il progresso storico \u00e8 considerato come una legge necessaria del divenire, che si autopone indipendentemente dall&#8217;azione dell&#8217;uomo, e finisce per condizionare le scelte dei singoli individui. La concezione idealistico-romantica della storia era stata in qualche modo anticipata dal pensiero di G. Vico, con la sua teoria della storia che progredisce a spirale attraverso &quot;corsi e ricorsi&quot;. Solo che in Vico il progresso era guidato dall&#8217;ordine trascendente della Provvidenza, mentre nello storicismo idealistico il progresso \u00e8 guidato da una ragione immanente allo stesso piano storico degli eventi.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla tesi progressista in senso storicistico si sono collegate, nel corso dell&#8217;800, varie espressioni culturali, come il positivismo, il marxismo e l&#8217;evoluzionismo (A. Comte, H. Spencer, K. Marx, F. Engels&#8230;). Rispetto al&#8217;ottimismo illuministico nei confronti del progresso, la concezione storicistica e evoluzionistica si pone non solo come una fiduciosa attestazione circa la possibilit\u00e0 di miglioramento insita nello sviluppo storico, ma come una vera e propria spiegazione scientifica delle leggi che regolano il corso progressivo della storia. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente evidente nella concezione dialettica della storia, sia che essa venga intesa in senso spiritualistico (Hegel) oppure in senso materialistico (Marx-Engels). Ma anche la nuova scienza ottocentesca, la sociologia, \u00e8 intesa dai suoi sostenitori (C. Fourier, C. H. Saint-Simon, e soprattutto A. Comte) come una &quot;fisica sociale&quot;, cio\u00e8 come una spiegazione scientifica delle leggi del progresso, che si realizzano dunque soprattutto attraverso oggettive descrizioni previsionali e non solo in base a una generica e astratta aspirazione degli uomini a condizioni di vita sempre migliori, come avveniva negli ideali progressisti dell&#8217;illuminismo<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 stato da qualcuno messo in evidenza che l&#8217;idea di progresso, ignota nell&#8217;antichit\u00e0 classica, ha radici cristiane, in quanto la concezione storica che discende dalla rivelazione cristiana presuppone una visione lineare della salvezza, che procede dalla creazione, passando attraverso la caduta e la redenzione, verso il compimento escatologico che si realizzer\u00e0 con la venuta finale di Cristo. Per questo studiosi come L\u00f6with (cf &quot;Significato e fine della storia&quot; [1949], Comunit\u00e0, Milano, 1963) e E. Voegelin (cfr &quot;La nuova scienza politica [1952], Borla, Torino, 1968), assumendo come termine di riferimento il concetto moderno di progresso storico, hanno interpretato la modernit\u00e0 come radicale razionalizzazione-naturalizzazione della escatologia cristiana e del significato cristiano della storia. A. Del Noce contesta invece questa interpretazione, della modernit\u00e0, in seguito alla sua identificazione tra la secolarizzazione e l&#8217;ateismo, che costituisce per lui il postulato fondamentale, ossia &quot;l&#8217;inglobante non problematizzato&quot;) della ideologia moderna (cf A. Del Noce, 1990). Negli anni immediatamente seguenti alla chiusura del Concilio Vaticano II, tra le nuove teologie vi fu anche il tentativo, peraltro ben presto lasciato cadere, di elaborare una &quot;teologia del progresso&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Dal punto di vista storico, in realt\u00e0 la Chiesa ha assunto nei confronti della categoria del progresso un atteggiamento inizialmente critico. Con il &quot;Sillabo&quot; (1864) di Pio IX, la Chiesa condannava l&#8217;ideologia del progresso, vista come uno degli errori moderni, in quanto basata sul presupposto illuministico dello sviluppo storico fondato unicamente sulle capacit\u00e0 emancipative della ragione. Il progresso, in altre parole, era visto allora dalla Chiesa come una concezione unilateralmente ottimistica della storia, funzionale tra l&#8217;altro alla emarginazione, a vantaggio dei nuovi soggetti sociali, politi ci e culturali, delle forze religiose considerate come residuali rispetto ai processi d&#8217;innovazione e di modernizzazione che venivano affermandosi in ogni ambito della vita sociale e culturale.<\/em><\/p>\n<p><em>Solo nel nuovo clima di dialogo con il mondo moderno, avallato ufficialmente dal Concilio Vaticano II, la Chiesa assume un atteggiamento positivo nei confronti del progresso. Di questo nuovo atteggiamento documento soprattutto la costituzione pastorale su &quot;La Chiesa nel mondo contemporaneo&quot;, nota soprattutto come &quot;Gaudium et spes&quot; (vedere in particolare i nn. 35, 37, 39 e 53) e l&#8217;enciclica di paolo VI, &quot;Populorum progressio&quot; (1967). Sullo stesso orientamento, con una linea interpretativa pi\u00f9 attenta alle profonde trasformazioni storiche degli ultimi decenni, si mantenuto anche l&#8217;insegnamento sociale di Giovanni Paolo II, soprattutto con le encicliche &quot;Sollicitudo rei socialis&quot; (1987) e &quot;Centesimus annus&quot; (1991).<\/em><\/p>\n<p><em>Da sottolineare alcune note costanti dell&#8217;insegnamento sociale cristiano in ordine alla concezione del progresso: la distinzione, nella sia pur necessaria correlazione, tra progresso storico e avvento finale del Regno di Dio, come criterio distintivo tra la visione storica propria del cristianesimo e le varie forme di utopia; la critica delle ideologie che assolutizzano il progresso in senso materiale, a cui sono riconducibili sia la concezione marxista sia quella capitalistica; l&#8217;istanza di una corretta fondazione antropologica della idea di progresso, che la dottrina sociale della Chiesa individua nelle varie espressioni del personalismo cristiano; l&#8217;esigenza di affrontare il problema del progresso in una ottica planetaria, in termini di solidariet\u00e0 tra paesi scientificamente e tecnologicamente avanzati e i paesi in via di sviluppo.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Ora, venendo alla Chiesa e al cristianesimo, \u00e8 un fatto che, fra il 1864, anno del \u00abSillabo\u00bb, ed il 1965, data della \u00abGaudium et spes\u00bb, corre un secolo: un secolo nel quale si \u00e8 passati dalla condanna severa, implacabile, senza appello, di tutte le ideologie della modernit\u00e0, di tutti i suoi miti, di tutti i suoi pretesi valori, da parte di Pio IX, all&#8217;apertura, al &quot;dialogo&quot;, al confronto costruttivo e perfino a delle forme di collaborazione esplicita, secondo l&#8217;esortazione di Paolo VI. Un secolo \u00e8 tanto o poco, sulla scala della storia, anche tenendo conto di quanto rapidi sono stati i cambiamenti e le trasformazioni prodotti dalla tecnica, dalla scienza, dalla politica e dalla cultura contemporanee? Certo, di primo acchito, un secolo potrebbe sembrare un arco di tempo lungo, lunghissimo; ma, di fronte a duemila anni di storia, cosa sono cento anni, ossia meno di quattro generazioni? Eppure, \u00e8 innegabile che la Chiesa, dai tempi di Pio IX a quelli di Paolo VI, ha effettuato un cambiamento radicale nei confronti della modernit\u00e0, e, quindi, anche di fronte all&#8217;idea di progresso, cos\u00ec come la intende la cultura moderna: non si \u00e8 trattato di un aggiustamento di rotta, ma di una vera e propria inversione di rotta, di una rotazione di centottanta gradi. Se prima, a partire dal \u00abSillabo\u00bb, la Chiesa andava in una certa direzione, adesso, a partire dal Concilio Vaticano II e dalla \u00abGaudium et spes\u00bb, essa sta andando nella direzione diametralmente opposta.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 essere considerato &quot;normale&quot;, neppure secondo i parametri, notoriamente elastici e quasi evanescenti, del mondo moderno, e neppure tenendo conto della &quot;liquidit\u00e0&quot; della societ\u00e0 moderna, secondo la celebre e calzante definizione di Zygmunt Bauman. Una istituzione plurimillenaria, come la Chiesa cattolica, che ha visto cadere uno stato millenario come l&#8217;Impero romano d&#8217;Occidente, e poi l&#8217;Impero bizantino, e poi il Sacro romano impero germanico, e poi l&#8217;Impero napoleonico; e che poi ha visto sorgere e tramontare, in una vampa di fuoco, il fascismo, il nazismo, il comunismo; che ha visto sorgere e tramontare gli imperi coloniali, che ha assistito alla rivoluzione scientifica, alla rivoluzione industriale, alle rivoluzioni democratiche del XVIII e XIX secolo; che ha visto sorgere e andare in crisi il capitalismo finanziario; e che sta entrando, insieme al mondo profano, nella fase storica della post-modernit\u00e0: una Chiesa, come quella cattolica, con il suo Magistero, con la sua Tradizione, con la sua teologia e con la sua filosofia, non pu\u00f2 invertire la ritta come se nulla fosse; non pu\u00f2 andare nella direzione esattamente opposta a quella seguita fino a due generazioni prima, diciamo fino a Pio XII. Non pu\u00f2 dire, semplicemente: \u00abRagazzi, contrordine: ci eravamo sbagliati\u00bb; tanto pi\u00f9 che non lo ha detto. Ha capovolto la sua strategia, la sua attitudine verso la modernit\u00e0 e verso il progresso, ma senza dare spiegazioni, n\u00e9 fare autocritica, senza registrare il mutamento, anzi, dando per scontato di stare procedendo nel modo pi\u00f9 logico e naturale. Ma da quando la Chiesa cattolica prende per buone, come linea di condotta, le categorie della &quot;logica&quot; e della &quot;naturalezza&quot; mondane? Da quando si fa dettare l&#8217;agenda dai ritmi e dagli appuntamenti stabiliti da altri, in questo caso dal progresso della modernit\u00e0? Da quando si mette al seguito di una visione del mondo e della vita che diverge profondamente dalla sua, e che, su punti sostanziali, \u00e8 innegabilmente, irrimediabilmente contrapposta alla sua?<\/p>\n<p>Quella del Concilio Vaticano II, e, ancor pi\u00f9, del dopo Concilio, \u00e8 stata forse una resa a discrezione? La Chiesa \u00e8 rimasta ancora padrona di se stessa, delle proprie scelte? Ha conservato la capacit\u00e0 di dire &quot;no&quot;, chiaro e tondo, a ci\u00f2 che \u00e8 incompatibile con il Vangelo? Di dire, forte e chiaro, &quot;no&quot; all&#8217;aborto, all&#8217;eutanasia, allo stesso divorzio; di dire &quot;no&quot; alla manipolazione dell&#8217;uomo, alla liberalizzazione della morale, sessuale e non sessuale; di dire &quot;no&quot; al femminismo e alla conflittualit\u00e0 permanente fra uomo e donna, al rancore sociale, alla democrazia come feticcio intangibile, alla libert\u00e0 senza responsabilit\u00e0, al progresso senz&#8217;anima, al futuro senza Dio? E, soprattutto: \u00e8 ancora capace di scendere nelle catacombe, qualora ci\u00f2 fosse necessario? Di opporsi all&#8217;ingiustizia e alla disumanizzazione dell&#8217;uomo, anche a costo di essere perseguitata? Eppure i cristiani, di fatto, sono <em>gi\u00e0<\/em> perseguitati in moltissime parti del mondo. La Chiesa sar\u00e0 con loro o no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;insieme della &#8211; o delle &#8211; mitologie, delle quali si \u00e8 dotata la cultura della modernit\u00e0 per giustificare, glorificare ed espandere se stessa, e per imporsi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117,202,265],"class_list":["post-28069","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio","tag-modernita","tag-virtu"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28069","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28069"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28069\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28069"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28069"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28069"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}