{"id":28067,"date":"2011-05-03T08:40:00","date_gmt":"2011-05-03T08:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/05\/03\/credere-nel-progresso-e-un-atto-di-fede-non-diverso-ne-migliore-di-qualsiasi-altro\/"},"modified":"2011-05-03T08:40:00","modified_gmt":"2011-05-03T08:40:00","slug":"credere-nel-progresso-e-un-atto-di-fede-non-diverso-ne-migliore-di-qualsiasi-altro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/05\/03\/credere-nel-progresso-e-un-atto-di-fede-non-diverso-ne-migliore-di-qualsiasi-altro\/","title":{"rendered":"Credere nel progresso \u00e8 un atto di fede, non diverso n\u00e9 migliore di qualsiasi altro"},"content":{"rendered":"<p>La modernit\u00e0 vive all&#8217;ombra di una speciale religione e la vive con fervore e con abbandono straordinari: la religione del progresso.<\/p>\n<p>Da quando i protagonisti della cosiddetta Rivoluzione scientifica, prima, e i libertini e gli illuministi, poi, hanno operato il cambio di paradigma della civilt\u00e0 occidentale e sostituito il culto della ragione umana a quello di un Dio trascendente (esattamente ci\u00f2 contro cui metteva in guardia Dante Alighieri con l&#8217;apologo del &quot;folle volo&quot; di Ulisse), l&#8217;ideologia del progresso illimitato ha assunto via via i caratteri di una vera e propria nuova religione.<\/p>\n<p>Il Pensiero Unico oggi dominante ha cercato di dissimulare questo fatto, presentando la marcia trionfale del Progresso come un atto di emancipazione della ragione umana da ogni forma di fideismo e di superstizione; ma non ha potuto, n\u00e9 potrebbe, nascondere la vera essenza di quel movimento dello spirito occidentale, vale a dire l&#8217;abbandono cieco ad una verit\u00e0 non dimostrata e non dimostrabile, quale \u00e8 appunto l&#8217;idea di progresso.<\/p>\n<p>Se, infatti, si domanda ai volonterosi seguaci della nuova religione in che cosa si distinguerebbe, dal punto d vista critico, la moderna fede nel progresso dall&#8217;antica fede in un ordine soprannaturale, questi non sanno che rispondere e si limitano, tutt&#8217;al pi\u00f9, a sbandierare i supposti trionfi della scienza e della tecnica, sostenendo che essi sono qualcosa di reale e di efficace, a differenza delle antiche credenze religiose.<\/p>\n<p>Si tratta per\u00f2, a ben guardare, di una argomentazione decisamente misera: un paradigma culturale non pu\u00f2 giudicare un altro paradigma, perch\u00e9 muove da presupposti totalmente diversi: perci\u00f2, il moderno meteorologo che procura la pioggia artificiale con i cristalli di ioduro d&#8217;argento dovrebbe levarsi quel sogghigno dalla faccia, quando gli si parla della danza della pioggia da parte dello stregone di un villaggio degli indiani hopi.<\/p>\n<p>In un paradigma olistico e spirituale, tutte le cose sono legate l&#8217;una all&#8217;altra e la forza di un rito magico-religioso per ottenere la pioggia possiede la stessa dignit\u00e0 culturale di un intervento specialistico basato sulla chimica; anzi, a nostro avviso, semmai possiede una dignit\u00e0 maggiore, almeno dal punto di vista sociale, dato che si basa sul coinvolgimento solidale di tutte le energie psichiche e spirituali del gruppo in una questione di interesse collettivo, e ci\u00f2 in una prospettiva di interdipendenza fra mondo visibile e mondo invisibile; mentre, nell&#8217;altro caso, tutto si riduce all&#8217;azione mirata di pochi tecnici, che agiscono manipolando metodologie sconosciute alla grande massa della popolazione e che potrebbero essere usate tanto per il bene, quanto per il male, dal momento che non esistono forme di bilanciamento al loro potere decisionale.<\/p>\n<p>Quanto ai risultati, \u00e8 tutto da vedere se la danza della pioggia degli hopi produca risultati minori della moderna tecnica della pioggia artificiale; e la stessa cosa vale, ad esempio, in un confronto tra i risultati della medicina occidentale moderna, basati sui farmaci chimici e sulla chirurgia, e quelli delle medicine tradizionali, basati sulle sostanze naturali e sul coinvolgimento dei fattori spirituali e religiosi sia da parte del malato, sia dell&#8217;intera comunit\u00e0 che partecipa ai riti di guarigione.<\/p>\n<p>In conclusione: credere nell&#8217;uno o nell&#8217;altro sistema per favorire la pioggia in tempi di siccit\u00e0, cos\u00ec come credere nell&#8217;uno o nell&#8217;altro metodo per curare un individuo colpito dalla malattia, \u00e8 un fatto di fede, puramente e semplicemente: e non vi \u00e8 alcuna ragione intrinseca per affermare che un metodo sia migliore dell&#8217;altro o preferibile in assoluto; bens\u00ec vi sono soltanto delle ragioni estrinseche: quelle del paradigma che crede se stesso pi\u00f9 forte, pi\u00f9 vero, pi\u00f9 capace di manipolare la realt\u00e0 a proprio talento.<\/p>\n<p>In altre parole, \u00e8 solo l&#8217;arroganza della modernit\u00e0 che induce i membri della nostra cultura a sopravvalutare ogni nuovo risultato della scienza e della tecnica e a disprezzare i risultati conseguiti, nel campo della conoscenza cos\u00ec come in quello pratico, all&#8217;interno dei paradigmi pre-moderni.<\/p>\n<p>Ritenere che la malattia di un organismo sia il prodotto di una aggressione virale o microbica, oppure di una aggressione degli spiriti maligni, \u00e8 solo e unicamente una questione di preferenze soggettive; e, quanto ai risultati, \u00e8 vero che la medicina occidentale moderna ne ha ottenuti di grandi, ma \u00e8 altrettanto vero che essa ha introdotto nuove malattie in luogo di quelle sconfitte (le malattie iatrogene e quelle collaterali), fondamentalmente perch\u00e9, nel suo riduzionismo, non ha saputo vedere nel soggetto malato una unit\u00e0 psico-fisica, ma soltanto una somma di organi slegati, in omaggio al dualismo cartesiano di &quot;res extensa&quot; e &quot;res cogitans&quot;.<\/p>\n<p>La medicina delle culture pre-moderne era essenzialmente una medicina preventiva, basata su regole dietetiche, su stili di vita, su una stretta correlazione tra uomo e ambiente, tra corpo e spirito: e, pertanto, i suoi risultati dovrebbero essere valutati con un criterio diverso da quello odierno: non in base al numero delle guarigioni di individui ammalati, ma dal numero di individui che riuscivano a conservare un buon grado di salute naturale per gran parte della loro vita, arrivando spesso ad una vecchiaia inoltrata e con un grado invidiabile di salute fisica e mentale (mentre noi abbiamo allungato i tempi della vita media, ma non della vita in assoluto, n\u00e9, tanto meno, la sua qualit\u00e0).<\/p>\n<p>Il progresso, dunque, \u00e8 un atto di fede; una nuova religione sorta alle soglie della Rivoluzione industriale e basata su tre postulati indimostrabili: primo, che il progresso esista; secondo, che sia possibile, alla societ\u00e0 umana, perseguirlo in misura sempre maggiore e pi\u00f9 completa; terzo, che ci\u00f2 porter\u00e0 automaticamente la felicit\u00e0, o quanto meno il benessere, agli esseri umani.<\/p>\n<p>Il primo puto \u00e8 indimostrabile perch\u00e9, per sostenere che il progresso esiste, bisognerebbe sapere se la strada che stiamo percorrendo \u00e8 effettivamente quella del progresso, ovvero che sviluppo e progresso coincidono; ma la verit\u00e0 \u00e8 che non lo sappiamo.<\/p>\n<p>Affermare il contrario sarebbe come dire che qualunque movimento in avanti \u00e8, di per s\u00e9, un bene: il che \u00e8 manifestamente falso. Se ci trovassimo in vicinanza di un precipizio, il nostro andare avanti non sarebbe altro che una marcia verso la catastrofe.<\/p>\n<p>Inoltre, il concetto di progresso \u00e8 troppo generico e troppo quantitativo: bisognerebbe vedere se sia vero che ogni progresso corrisponde ad un movimento positivo della societ\u00e0: ma non \u00e8 affatto semplice definire cosa sia positivo; senza contare che alcune cose possono essere positive per il gruppo, ma negative per il singolo individuo, e viceversa. Per fare un esempio molto semplice, ma tutt&#8217;altro che banale: gli effetti sconvolgenti del talidomide hanno permesso di capire che quel farmaco era estremamente dannoso per i nascituri e, quindi, di sospenderne la somministrazione alle donne in stato di gravidanza: e questo si pu\u00f2 considerare un progresso della medicina; ma bisognerebbe chiedere di che opinione sono in proposito i bambini nati con gravi deformazioni, che hanno svolto il ruolo di cavie inconsapevoli, nonch\u00e9 i loro genitori.<\/p>\n<p>Anche il secondo e il terzo punto sono indimostrabili: nessuno pu\u00f2 dire se la via del progresso, quand&#8217;anche fosse quella giusta, sia percorribile indefinitamente o se, arrivati ad un certo punto, ci si trover\u00e0 davanti a un muro; inoltre, niente dimostra che vi sia una relazione diretta e inequivocabile fra il progresso e la felicit\u00e0, e nemmeno fra il progresso e il benessere.<\/p>\n<p>Tutto dipende da come si definisce il progresso: ed \u00e8 significativo che i suoi pi\u00f9 accesi sostenitori non si siano mai dati la pena di darne una definizione.<\/p>\n<p>Se lo si definisce in senso prevalentemente quantitativo, allora la produzione di energia atomica nelle centrali nucleari giapponesi \u00e8 stata un progresso per quel Paese; se, viceversa, si pensa agli effetti dell&#8217;incidente alla centrale di Fukushima, in conseguenza del terremoto che ha investito quella regione e del conseguente maremoto, allora il giudizio cambia radicalmente.<\/p>\n<p>Scrive John B. Bury nella sua ormai classica \u00abStoria dell&#8217;idea di progresso\u00bb (titolo originale: \u00abThe Idea of Progress. An Inquiry into its Origin and Growth\u00bb, London, Macmillan Company, 1932; traduzione italiana di Vittorio Di Giuro, Milano, Feltrinelli, 1964, pp. 18-19):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Alla mente dei pi\u00f9, un esito desiderabile dello sviluppo umano sarebbe una condizione sociale di perfetta felicit\u00e0 per tutti gli abitanti del pianeta. Ma \u00e8 impossibile avere la certezza che la civilt\u00e0 si stia muovendo nella giusta direzione per realizzare questa aspirazione. Certi aspetti del &quot;progresso&quot; sembrano positivi, ma ad essi se ne contrappongono altri che dimostrano, nella prospettiva di una crescente felicit\u00e0, come la civilt\u00e0 abbia tendenze tutt&#8217;altro che auspicabili. In breve, non si pu\u00f2 dimostrare che l&#8217;ignota meta verso cui l&#8217;uomo sta avanzando sia quella desiderabile. Pu\u00f2 darsi che il movimento sia progresso, ma pu\u00f2 anche darsi che indirizzato verso una meta non auspicabile, non sia progresso. Questo \u00e8 un problema a s\u00e9, un problema attualmente insolubile come quello dell&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima. \u00c8 un problema che si riferisce al mistero dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Inoltre, anche ammesso come probabile che finora la civilt\u00e0 si sia mossa in una direzione desiderabile, capace di portare tutti gli uomini alla meta ultima della felicit\u00e0, non \u00e8 possibile dimostrare che raggiungerla dipende solo dalla volont\u00e0 umana. A un certo punto, un muro invalicabile potrebbe fermare la marcia. Si prenda in particolare il caso della conoscenza, per la quale si ammette senz&#8217;altro che la continuit\u00e0 del progresso nel futuro dipende interamente dalla continuit\u00e0 degli sforzi umani (purch\u00e9 i cervelli non degenerino). Il postulato si basa su una esperienza molto limitata. Negli ultimi tre o quattrocento anni la scienza ha fatto continui progressi: ogni nuova scoperta ha portato nuovi problemi e nuovi metodi di soluzione, e ha aperto all&#8217;indagine nuovi campi. Finora gli scienziati non sono stati costretti a fermarsi, e hanno trovato nuovi mezzi per avanzare. Ma chi ci assicura che un giorno non vengano a trovarsi di fronte a barriere insuperabili? L&#8217;esperienza di quattrocento anni, in cui si \u00e8 riusciti a saggiare con successo la superficie della natura, non permette di arrivare a conclusioni di sorta nella prospettiva di operazioni che si estendano per altri quattrocento o quattromila secoli. Su considerino la biologia o l&#8217;astronomia: come esser sicuri che un giorno il progresso non arrivi a un punto morto, non per l&#8217;esaurimento delle nostre risorse di indagine &#8211; ma perch\u00e9, ad esempio, gli strumenti scientifici saranno arrivati a una massima perfezione che si dimostrer\u00e0 insuperabile, o perch\u00e9 (nel caso dell&#8217;astronomia) cui si trover\u00e0 in cospetto di forze delle quali, a differenza della gravitazione, non si ha esperienza sulla Terra? Affermare che non esiste, nella conoscenza della natura, un limite che l&#8217;intelletto umano non \u00e8 qualificato a superare, \u00e8 un postulato la cui verit\u00e0 non pu\u00f2 essere dimostrata.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio questo postulato a illuminare e ispirare la ricerca ascientifica, se esso fosse falso, non si potrebbe mai giungere in vista della meta che \u00e8, ne caso delle scienze naturali, una conoscenza del cosmo e dei processi della natura, se non completa, almeno immensamente pi\u00f9 vasta e profonda di quella attuale.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 il continuo progredire dell&#8217;uomo nella conoscenza del suo ambiente, che \u00e8 una delle principali condizioni del progresso generale, \u00e8 un&#8217;ipotesi che potrebbe essere e non essere vera. E se \u00e8 vera, resta ancora da verificare la ulteriore ipotesi della &quot;perfettibilit\u00e0&quot; morale e sociale dell&#8217;uomo, che si appoggia s prove assai meno evidenti. Niente dimostra che l&#8217;uomo non raggiunger\u00e0 mai uno stadio di sviluppo psichico e sociale in cui le condizioni dell&#8217;esistenza saranno ancora ben lungi dall&#8217;essere soddisfacenti, ma oltre il quale sar\u00e0 impossibile progredire. \u00c8 un problema che tocca il mistero dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Quanto si \u00e8 detto basta a dimostrare che l&#8217;idea del progresso umano appartiene allo stesso ordine di idee al quale appartengono quelle di provvidenza e della immortalit\u00e0 dell&#8217;anima. Pu\u00f2 darsi che sia vera e pu\u00f2 darsi che sia falsa, e non \u00e8 possibile dimostrare che \u00e8 vera o falsa. Credere nel progresso \u00e8 un atto di fede.\u00bb<\/p>\n<p>Credere nel progresso o credere nella divina Provvidenza sono entrambi atti di fede, di per s\u00e9 indimostrabili: la fede non si dimostra, la si vive con la totalit\u00e0 del proprio essere.<\/p>\n<p>Da parte nostra, non riusciamo a vedere in che cosa la religione del progresso possa vantare una intrinseca superiorit\u00e0 sulle antiche fedi: osservando il presente, non ci sembra che essa abbia portato una maggiore armonia dell&#8217;uomo con se stesso, n\u00e9 con i suoi simili, n\u00e9 con il mondo circostante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La modernit\u00e0 vive all&#8217;ombra di una speciale religione e la vive con fervore e con abbandono straordinari: la religione del progresso. 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