{"id":28050,"date":"2015-11-27T07:15:00","date_gmt":"2015-11-27T07:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/27\/quante-bugie-nella-ciceroniana-pro-milione-per-scagionare-un-ben-tristo-personaggio\/"},"modified":"2015-11-27T07:15:00","modified_gmt":"2015-11-27T07:15:00","slug":"quante-bugie-nella-ciceroniana-pro-milione-per-scagionare-un-ben-tristo-personaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/27\/quante-bugie-nella-ciceroniana-pro-milione-per-scagionare-un-ben-tristo-personaggio\/","title":{"rendered":"Quante bugie nella ciceroniana \u00abPro Milione\u00bb per scagionare un ben tristo personaggio"},"content":{"rendered":"<p>Come \u00e8 noto, l&#8217;orazione \u00abPro Milione\u00bb di Marco Tullio Cicerone, la perla della sua carriera di avvocato e uomo politico e, forse, la migliore in assoluto di tutta la letteratura latina, sia per l&#8217;eleganze dello stile che per la sagacia e l&#8217;estrema abilit\u00e0 dell&#8217;argomentazione, non fu mai pronunciata, o, almeno, non fu pronunciata cos\u00ec come noi la possiamo leggere attualmente. Quando il suo autore, nel gennaio del 52 a. C., si trov\u00f2 circondato, sulle tribune del Foro, da una immensa folla tumultuante di partigiani del defunto Clodio, e vide, in alto, il volto severo di Pompeo, al comando di una tale schiera d&#8217;armati, che pareva di trovarsi in un accampamento militare, si perse d&#8217;animo e non riusc\u00ec a parlare con la sua abituale naturalezza. Tremava tutto da capo a piedi, riferisce Plutarco (a differenza del suo difeso, Milone, che non aveva perso, nemmeno in quel frangente, l&#8217;insolenza e la sfrontatezza di sempre); tent\u00f2 di parlare, nonostante tutto, ma con voce esitante, interrompendosi, mentre la folla tumultuava pi\u00f9 che mai, e, alla fine, il suo discorso risult\u00f2 completamente incomprensibile, e rimase interrotto. Solo pi\u00f9 tardi, passata la burrasca, Cicerone riprese in mano l&#8217;orazione, la modific\u00f2, la perfezion\u00f2 e, infine, la pubblic\u00f2 nella versione che noi ora possiamo leggere, facendone il suo capolavoro. Si dice che Milione, leggendola, abbia commentato che le cose sarebbero andate diversamente, se il suo avvocato avesse potuto pronunciarla. Invece era stato condannato per l&#8217;assassinio di Clodio, a larghissima maggioranza, e aveva dovuto prendere la via dell&#8217;esilio, verso Marsiglia.<\/p>\n<p>I fatti sono ben noti, specialmente per l&#8217;arringa difensiva di Cicerone, ma anche grazie ad altre fonti. Il 18 gennaio del 52 Clodio e Milone, i due eterni nemici politici, l&#8217;uno testa calda dei <em>populares<\/em>, l&#8217;altro uomo di spicco degli <em>optimates,<\/em> si erano incrociati sulla Via Appia, per puro caso, presso Boville, poco fuori di Roma, con i rispettivi sgherri armati: i soliti schiavi e gladiatori che sempre li scortavano e che tante violenze avevano seminato nella vita pubblica romana, uccidendo, incendiando, saccheggiando e terrorizzando gli esponenti dei due maggiori partiti che si disputavano il potere nella Repubblica ormai morente. Strano destino, il loro: si odiavano personalmente; si erano fatti il maggior male possibile, con ogni mezzo, legale e soprattutto illegale; non sognavano altro che di riuscire a distruggere l&#8217;altro; e adesso si incontravano, cos\u00ec, per uno scherzo del caso, quando non erano pronti, n\u00e9 materialmente, n\u00e9 psicologicamente, e avrebbero preferito essere ben lontani l&#8217;uno dall&#8217;altro. Clodio, specialmente, si trovava, in quel momento, in uno stato di evidente inferiorit\u00e0: i suoi accompagnatori erano molto meno numerosi di quelli del rivale, per cui non aveva alcun interesse ad attaccar briga: e infatti i due uomini si sfiorarono e proseguirono, guardandosi in cagnesco, avendo dato ordine ai loro sgherri di non fermarsi e di non compiere, n\u00e9 raccogliere, alcuna provocazione.<\/p>\n<p>Ma era destino che non finisse cos\u00ec a buon mercato: quando gi\u00e0 le due file di sgherri stavano per separarsi, le due retroguardie vennero alle mani, non si sapr\u00e0 mai per colpa o per responsabilit\u00e0 di chi; gli altri, a quel punto, accorsero per dare man forte ai loro compagni, ormai impegnato in una lotta sanguinosa; e lo scontro divenne aperto e generale. Non ci volle molto perch\u00e9 i clodiani, non pi\u00f9 di una trentina, avessero la peggio; lo stesso Clodio venne ferito, mentre si affannava &#8212; ironia della sorte: proprio lui, il facinoroso e il violento per eccellenza! &#8212; a calmare i bollenti spiriti; i suoi uomini lo trasportarono in una taverna che sorgeva sulla strada, barricandola per vender cara la pelle; ma Milone, a quel punto, decise di chiudere la partita una volta per tutte e diede ordine di assaltarla. Cos\u00ec Clodio venne trascinato fuori e finito, direttamente sulla strada: il suo cadavere venne abbandonato a terra e raccolto, poco pi\u00f9 tardi, da un senatore che passava di l\u00ec, Sesto Tedio, e riportato a Roma, dove il suo arrivo suscit\u00f2 una immensa agitazione tra la folla. Tanto Clodio che Milone si erano candidati, per quell&#8217;anno, ad un&#8217;alta carica politica: il primo alla pretura, il secondo al consolato: l&#8217;eccidio di Boville aveva sciolto per sempre il nodo della loro eterna rivalit\u00e0.<\/p>\n<p>La ricostruzione pi\u00f9 probabile dei fatti \u00e8 quella riassunta da Paolo Fedeli nel saggio introduttivo della edizione da lui curata della famosa orazione ciceroniana (da: Cicerone, \u00abIn difesa di Milone\u00bb, Venezia, Marsilio Editori, 1990, pp. 11-12):<\/p>\n<p>\u00ab<em>La mattina del 18 gennaio Milone si stava recando a Lanuvio, dove, in qualit\u00e0 di dittatore di quel municipio, doveva presiedere alla nomina di un flamine; lo accompagnavano la moglie Fausta, l&#8217;amico Marco Fufio e un codazzo di schiavi e di gladiatori, due dei quali (Eudamo e Birria), erano famosi per la loro bravura. Poco oltre Boville, verso l&#8217;ora nona, i Miloniani incrociarono lungo la Via Appia Clodio di ritorno da Ariccia, dove si era recato il giorno prima per tenere un discorso ai decurioni di quella citt\u00e0 (si trattava con ogni probabilit\u00e0 di un incontro elettorale, in quanto Clodio era candidato alla pretura); Clodio procedeva a cavallo avanti ai suoi ed era seguito da circa 30 schiavi armati di spada: le sue forze, dunque, erano in quella circostanza nettamente inferiori rispetto a quelle di Milone. Furono i gladiatori della retroguardia di Milone ad attaccare rissa con gli schiavi di Clodio: quando questi accorse per sedare la rissa, Birria gli trafisse la spalla con la lancia. Mentre lo scontro assumeva proporzioni generali, Clodio fu portato dai suoi in un&#8217;osteria, dove si cerc\u00f2 di curare la sua ferita; Milone, nell&#8217;apprendere che l&#8217;odiato rivale era stato colpito, ordin\u00f2 ai suoi di dare l&#8217;assalto all&#8217;osteria: temeva, infatti, di incorrere nella vendetta di Clodio, se questi fosse rimasto in vita. L&#8217;assalto all&#8217;osteria, guidato da Marco Sauferio, ebbe un rapido esito: condotto fuori con la forza, Clodio fu finito dai Miloniani e il suo cadavere venne lasciato ai margini della strada.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;arringa di Cicerone, dicevamo, \u00e8 un capolavoro assoluto dell&#8217;oratoria latina: ma guai se lo storico dovesse prendere per buone le affermazioni di quell&#8217;abile avvocato, che, per di pi\u00f9, era legato da amicizia, o, quanto meno, da solidariet\u00e0 politica, con l&#8217;accusato, mentre aveva cento motivi di odio e di rancore nei confronti della vittima, alla quale, fra le altre cose, doveva la sua precedente condanna all&#8217;esilio, la confisca dei beni, il saccheggio della sua casa sul Palatino. Dire che Cicerone odiava Clodio \u00e8 ancora poco: lo detestava addirittura, lo aborriva con tutte le sue forze; oltre alle ragioni di astio privato, egli vedeva in lui l&#8217;esponente della sfrenata demagogia popolare, l&#8217;ambizioso amorale e senza principi, il violento matricolato che ha tradito la sua classe per farsi agitatore delle plebi. In breve: a Cicerone, uomo d&#8217;ordine e strenuo difensore del Senato, Clodio appariva pi\u00f9 o meno come un Catilina redivivo: e si sa quanto Cicerone abbia contribuito alla condanna e alla rovina finale di Catilina e quanto le sue orazioni contro di lui siano riuscite a consegnare alla posterit\u00e0 un ritratto che sarebbe totalmente negativo, se, a correggerlo, e sia pure solo in parte, non si contrapponesse lo scritto di un altro grande autore, lo storico Sallustio, ben pi\u00f9 equanime nel presentarci le ragioni che portarono Catilina a tramare contro la Repubblica per attuare un vero e proprio colpo di stato e suscitare una rivoluzione sociale.<\/p>\n<p>Nel caso della \u00abPro Milone\u00bb, il correttivo alla smaccata faziosit\u00e0 ciceroniana ci \u00e8 offerto proprio da un commentatore di Cicerone, Quinto Asconio Pediano, un letterato che lascia intendere come Milone fosse realmente colpevole, e meritasse la condanna che gli venne inflitta, perch\u00e9 volle la morte di Clodio quando questi era ormai ridotto all&#8217;impotenza, ferito e barricato in quella tale osteria: il suo fu, pertanto, un assassinio a sangue freddo, ordinato senza alcuna necessit\u00e0 difensiva, come invece nell&#8217;orazione si sostiene. Tutta la tesi dell&#8217;arringa, infatti, \u00e8 svolta sul filo di questo ragionamento: l&#8217;incontro fra i due <em>leader<\/em> politici fu casuale; Milone, che viaggiava insieme alla moglie, non l&#8217;aveva voluto, n\u00e9, tanto meno, programmato; egli non avrebbe desiderato altro che di evitare il suo rivale e proseguire per i fatti suoi. Furono gli uomini di Clodio, invece, ad attaccar briga; l&#8217;uccisione di Clodio, in ultima analisi, non fu che il risultato di quell&#8217;attacco improvviso e ingiustificato: e, fu, dopo tutto, la giusta punizione per tutti i suoi crimini.<\/p>\n<p>Ma sono tutti, dal primo all&#8217;ultimo, argomenti speciosi, che non reggono nemmeno al vaglio della logica, per quanto Cicerone sia abilissimo nel tentare di presentarli come ineccepibili. Se gli uomini della scorta armata di Clodio erano in netta inferiorit\u00e0 numerica, come mai furono cos\u00ec pazzi da assalire quelli di Milone? Quanto al fatto, poi, che Milone viaggiasse insieme alla moglie, che significa? Nessuno contestava il fatto che i due nemici si fossero incontrati per caso; il problema non era quello, ma il fatto che Clodio fu ucciso quand&#8217;era gi\u00e0 ferito e non costituiva alcuna minaccia per Milone. \u00c8 piuttosto chiaro, invece, quello che accadde in quella situazione concitata, con Clodio gi\u00e0 ferito e barricato nella casa coi suoi seguaci: Milone, uomo pratico e senza scrupoli com&#8217;era, si rese conto che, giunte le cose a quel punto, lasciare l&#8217;opera a met\u00e0 avrebbe significato esporsi ad un gravissimo pericolo futuro; Clodio non gliel&#8217;avrebbe mai perdonata e, appena tornato in citt\u00e0 e ristabilito, avrebbe fatto di tutto per vendicarsi. Meglio agire per primo, dunque, avendo il vantaggio momentaneo dalla sua. Al resto, si sarebbe pensato dopo.<\/p>\n<p>Questa, senza dubbio, \u00e8 la verit\u00e0 di come andarono le cose; e invano Cicerone infiora il suo discorso con l&#8217;eleganza di cui \u00e8 maestro, con tutti i sottili artifici del suo stile elegantissimo, per confonderci le idee e farci credere ci\u00f2 che non \u00e8 credibile: che Clodio, trovandosi alle prese con un nemico che odiava, s\u00ec, ma che, in quel particolare momento, era tanto pi\u00f9 forte di lui, abbia tentato di ucciderlo. Nemmeno un Cicerone riuscirebbe a persuadere una qualsiasi giuria di una tale assurdit\u00e0; e perfino Milone, crediamo, avr\u00e0 ironicamente sogghignato nell&#8217;ascoltare, o, pi\u00f9 tardi, nel leggere, quel fioritissimo discorso: nemmeno lui, il diretto interessato, avr\u00e0 potuto riconoscersi nel personaggio di cui parla Cicerone, un pacifico cittadino che se ne va a spasso con la moglie e che non cerca affatto guai, ma che si limita a difendere la propria vita da un pericolo mortale ed immediato; per cui, se Clodio \u00e8 rimasto ucciso, tanto peggio, se l&#8217;\u00e8 proprio cercata: ma Roma non ha peso proprio nulla, al contrario, la societ\u00e0 si \u00e8 finalmente sbarazzata di un facinoroso della peggiore specie. Se Cicerone proprio non si mette a ballare sulla pira del morto, poco ci manca. E tutti sapevano quanto l&#8217;oratore odiasse Clodio, per fatto personale; tutta la folla l\u00ec riunita sapeva perfettamente quanto egli avesse il dente avvelenato nei confronti del <em>leader<\/em> popolare. Cicerone avrebbe potuto darla ad intendere a un pubblico straniero, quel che si vuole, persiano o magari, chiss\u00e0, cinese: non certo ai cittadini dell&#8217;Urbe, che conoscevano perfettamente tutti gli antefatti.<\/p>\n<p>Parliamoci chiaro: Milone non era migliore di Clodio. Tutto quello, o quasi, che Cicerone dice contro Clodio, avrebbe potuto dirlo contro Milone. Erano entrambi dei violenti, dei faziosi, dei demagoghi della peggiore specie: senza scrupoli, senza pudore, senza il minimo senso del diritto e dello stato. Per loro, la politica consisteva nell&#8217;eccitare le folle, nel provocare la rissa, nel sopraffare fisicamente l&#8217;avversario, nel terrorizzarlo, nel ridurlo al silenzio. Erano entrambi il risultato di una societ\u00e0 smarrita, di uno stato alla deriva, di una cultura senza pi\u00f9 valori, senza pi\u00f9 fede, senza pi\u00f9 ideali: pura e semplice lotta per il potere, per il denaro, per le gozzoviglie. Il popolo romano stava ormai assumendo definitivamente l&#8217;aspetto che avrebbe poi conservato per tutti i quattro secoli e mezzo dell&#8217;Impero: una turba di fannulloni perennemente eccitati e in cerca di novit\u00e0, di turbolenze, di piaceri; una massa di manovra a disposizione di qualunque ambizioso, da corteggiare, da adulare, da circuire con i metodi pi\u00f9 spudorati e grossolani; un coacervo \u00a0dalle cento lingue e religioni diverse, fatto di parassiti senza dignit\u00e0, senza onore, senza radici, senza memoria, che vive nell&#8217;eterno presente del degradante <em>panem et circenses<\/em>.<\/p>\n<p>Semmai, dei due, era Clodio che rappresentava, bene o male (pi\u00f9 male che bene) un partito che non era solo un coagulo d&#8217;interessi egoistici, ma anche, e fino ad un certo punto, un&#8217;idea: l&#8217;idea democratica, dell&#8217;ascesa sociale, della cittadinanza, del merito, del progresso (nel senso migliore e non abusato dell&#8217;espressione), insomma l&#8217;idea che Cesare avrebbe posto al centro della propria azione politica e sociale; certo, mescolata a mille scorie e inquinata da mille egoismi privati, da mille ambizioni sfrenate. Milone rappresentava solo e unicamente l&#8217;egoismo di classe, la conservazione (nel senso peggiore del termine), la grettezza di un Senato arroccato a difesa dei propri privilegi e dimentico del pubblico bene e di ogni passata grandezza.<\/p>\n<p>Il minimo che si possa dire di Cicerone \u00e8 che, avendo deciso di difendere un ordine sociale le cui basi morali erano venute meno da gran tempo, gli era impossibile restare nell&#8217;ambito dell&#8217;etica&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come \u00e8 noto, l&#8217;orazione \u00abPro Milione\u00bb di Marco Tullio Cicerone, la perla della sua carriera di avvocato e uomo politico e, forse, la migliore in assoluto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28050","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28050","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28050"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28050\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28050"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28050"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28050"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}