{"id":28049,"date":"2013-09-23T10:07:00","date_gmt":"2013-09-23T10:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/09\/23\/il-principio-del-piacere-e-lo-scopo-della-vita\/"},"modified":"2013-09-23T10:07:00","modified_gmt":"2013-09-23T10:07:00","slug":"il-principio-del-piacere-e-lo-scopo-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/09\/23\/il-principio-del-piacere-e-lo-scopo-della-vita\/","title":{"rendered":"Il principio del piacere \u00e8 lo scopo della vita?"},"content":{"rendered":"<p>La cultura filosofica oggi dominante, essendo in larga misura di ispirazione psicanalitica freudiana, oppure utilitaristica in senso anglosassone, e, pi\u00f9 in generale, neo-umanista e neo-illuminista, tende anche ad essere, per ci\u00f2 stesso, edonista: tende, cio\u00e8, a porre il principio del piacere come scopo della vita umana.<\/p>\n<p>Le basi teoretiche di questa identificazione sono ben note: se la natura \u00e8 &quot;bene&quot;, mentre la civilt\u00e0 \u00e8 &quot;male&quot; (tanto \u00e8 vero che produce ingiustizie sociali e nevrosi individuali e collettive), allora il principio del piacere, che \u00e8 quanto di pi\u00f9 naturale esista nella natura umana, deve essere salutato e coltivato come il mezzo per uscire dalle strettoie della civilt\u00e0 e dalle ambasce della nevrosi, onde riconquistare l&#8217;equilibrio psichico e il benessere esistenziale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che si oppone al principio del piacere, \u00e8 male in se stesso; ci\u00f2 che lo favorisce, \u00e8 bene: questo sostengono, esplicitamente o, pi\u00f9 spesso, implicitamente, la grande maggioranza dei pensatori contemporanei, sia dall&#8217;alto delle severe cattedre universitarie, sia dalle meno severe, ma non certo meno efficaci cattedre della comunicazione di massa, rappresentate dai salotti televisivi, dalle rubriche delle riviste settimanali di larga tiratura, dalle platee mediatiche in genere.<\/p>\n<p>E tuttavia, si sono mai chiesti, questi signori, se il principio del piacere possa costituire davvero il senso e lo scopo della vita umana; se sopra di esso possano poggiare le speranze, i bisogni, le aspirazioni di milioni di esseri umani; se una sana pedagogia possa farne la propria base, se la societ\u00e0 contemporanea possa trovare in esso l&#8217;elemento di coesione di cui necessita, travagliata com&#8217;\u00e8 dall&#8217;azione dissolvente d&#8217;innumerevoli forze centrifughe?<\/p>\n<p>Il principio del piacere, se assecondato e lusingato oltre misura, anzi, addirittura sollecitato in modo artificiale, affinch\u00e9 possa meglio servire la macchina consumista, rischia di imprigionare l&#8217;uomo nella peggiore delle carceri: quella di un io chiuso in se stesso, ottusamente proteso alla soddisfazione di sempre nuovi &quot;bisogni&quot; e sempre pi\u00f9 incurante dell&#8217;altro, dei suoi diritti, del suo bisogno di riconoscimento, di affetto, di benevolenza; nel carcere dell&#8217;io che non vede altro che specchi, specchi ovunque che riflettono la sua immagine e che celano costantemente l&#8217;immagine dell&#8217;altro, il suo volto, il suo sguardo.<\/p>\n<p>Da un simile carcere non pu\u00f2 nascere che il silenzio, il silenzio assordante di una comunicazione impossibile: perch\u00e9 l\u00e0 dove l&#8217;io sa dire soltanto &quot;io&quot;, e mai &quot;tu&quot;, non vi \u00e8 pi\u00f9 bisogno di parole, di scambio, di dialogo, ma regna soltanto il mercimonio delle cose, la corsa ad arraffare, a impadronirsi delle cose prima dell&#8217;altro &#8212; e a farlo, magari, non per autentica necessit\u00e0, ma proprio per infliggere all&#8217;altro la ferita dell&#8217;umiliazione, dell&#8217;invidia, dell&#8217;esclusione.<\/p>\n<p>Fra le voci che si sono levate, nel corso del Novecento, contro questo circolo vizioso dell&#8217;io chiuso in se stesso, spicca quella del filosofo del linguaggio Eugen Rosenstock-Huessy, ebreo tedesco convertito al cristianesimo e poi emigrato in America (1888-1973), quasi sconosciuto in Italia, ma ben noto nei Paesi di lingua tedesca e soprattutto negli Stati Uniti; il suo pensiero filosofico e pedagogico, impregnato di istanze spirituali e religiose e caratterizzato dal continuo, appassionato richiamo evangelico alla legge fondamentale: \u00abAma il prossimo tuo come te stesso\u00bb, rappresenta una seria e articolata alternativa sia allo storicismo, sia all&#8217;idealismo e al positivismo dominanti nella cultura contemporanea.<\/p>\n<p>La sua idea fondamentale \u00e8 che, per attuare pienamente le possibilit\u00e0 dell&#8217;uomo e per realizzare una societ\u00e0 armoniosa, \u00e8 necessario liberarsi dal pregiudizio razionalista, che tende ad appiattire la natura umana su una sola dimensione, quella del &quot;logos&quot;, e aprirlo a tutte le sue potenzialit\u00e0 e a tutti i suoi autentici bisogni: che sono fondati sul riconoscimento dell&#8217;altro e sulla consapevolezza che l&#8217;uomo moderno, malato di egotismo e solipsismo, pu\u00f2 guarire solo al prezzo di gettare dei ponti verso i suoi simili e imparando a dire non pi\u00f9 &quot;lui&quot;, ma &quot;tu&quot;.<\/p>\n<p>In questo senso, egli \u00e8 stato, prima di lasciare la Germania in preda al totalitarismo nazista, e accanto a pensatori e teologi come Martin Buber, Karl Barth e Franz Rosenzweig, un punto di riferimento per quanti nutrivano una visione profondamente spirituale della vita e non erano disposti ad ascoltare le sirene di quelle filosofie e di quelle ideologie che promettevano di costruire l&#8217;uomo nuovo sulle macerie della sua intima umanit\u00e0, alienandolo da se stesso e dalla propria pienezza esistenziale.<\/p>\n<p>Egli non fu solo un pensatore, ma un formidabile organizzatore e un trascinante uomo d&#8217;azione: i campi di lavoro da lui ideati e realizzati, nei quali trovavano accoglienza i giovani studenti della borghesia, cos\u00ec come i figli della classe operaia e di quella contadina, furono un esperimento pedagogico di alto valore civile e morale; la sua lezione, inoltre, \u00e8 stata accolta e trasmessa da alcuni intelligenti e volonterosi discepoli, che si sono sforzati, e si sforzano tuttora, di tener vive le istanze da cui muoveva la sua concezione dell&#8217;uomo e del fatto educativo.<\/p>\n<p>Fra tali discepoli possiamo ricordare il tedesco Walter Hartmann, autore di un libro che, bench\u00e9 tradotto in italiano, non ha fatto breccia nel muro di gomma di un certo provincialismo culturale nostrano e che meriterebbe di essere maggiormente conosciuto, ripreso, riletto e discusso, sia tra quanti si interessano di filosofia, sia tra i cultori del pensiero pedagogico, per la ricchezza e la vivacit\u00e0 degli spunti che contiene e per la fecondit\u00e0 della riflessione e della discussione che essi possono aprire e sollecitare.<\/p>\n<p>In particolare, Hartmann si sofferma sul problema dell&#8217;edonismo contemporaneo e muove un attacco alla psicanalisi: non tanto a Freud, quanto ai suoi seguaci ed epigoni, ai quali rimprovera di avere ridotto il principio del piacere a scopo di vita e di avere, cos\u00ec, negato e rimosso le istanze profonde dell&#8217;anima verso la realizzazione dell&#8217;uomo integrale; cosa tanto pi\u00f9 deplorevole, in quanto tale filosofia era stata propagandata da pensatori, come Marcuse, i quali hanno fatto della battaglia contro \u00abl&#8217;uomo a una dimensione\u00bb quasi la loro missione; senza rendersi conto, per\u00f2, che essi stavano solo sostituendo a una dimensione esclusiva, quella economica, un&#8217;altra dimensione esclusiva, quella edonistica.<\/p>\n<p>Ci piace riportare il passaggio chiave della sua riflessione (da: W. Hartmann, \u00abUomini in un&#8217;epoca senza linguaggio\u00bb; titolo originale: \u00abMenschen in Sprachloser Zeit\u00bb, Stuttgart, Kreuz Verlag, 1973; traduzione dal tedesco di Giorgio Mion, Brescia, La Scuola Editrice, 1979, pp. 104-106):<\/p>\n<p>\u00ab&quot;Quando si arriv\u00f2 a conoscere il meccanismo della nevrosi &#8212; disse Freud &#8212; si trov\u00f2 che l&#8217;uomo diventa nevrotico perch\u00e9 non riesce a sopportare tutte le rinunce che la societ\u00e0 gli impone in vista dei suoi ideali culturali e si concluse che eliminare o diminuire di molto queste richieste equivale a ritornare alla possibilit\u00e0 di felicit\u00e0&quot;.<\/p>\n<p>Naturalmente l&#8217;ascetico Sigmund Freud non era l&#8217;uomo da difendere una diminuzione unilaterale delle esigenze culturali in favore del principio del piacere. Com&#8217;\u00e8 noto egli sugger\u00ec di moderare gi\u00e0 nel bambino l&#8217;innato desiderio del piacere con il cosiddetto &quot;principio della realt\u00e0&quot;. Ci\u00f2 tuttavia non imped\u00ec che un&#8217;educazione cosiddetta progressista propagandasse appunto questa diminuzione delle esigenze culturali in favore di qualsiasi stravaganza nel&#8217;espressione linguistica e nel comportamento dei bambini. N\u00e9 ha impedito a Herbert Marcuse di smascherare il principio della realt\u00e0 di Freud, in quanto principio di piacere, come illusorio per il presente. Dal momento che le macchine ci liberano sempre pi\u00f9 dalla costrizione di un lavoro opprimente e dalla sottomissione a un dominio irrazionale, non sono pi\u00f9 giustificate neppure culturalmente le rinunce che la societ\u00e0 ci ha finora imposto e che anche Freud considerava indispensabili per il divenire dell&#8217;Io. \u00e8 invece giunto il tempo in cui &quot;la dimensione estetico-erotica&#8230; prende coscienza di s\u00e9&quot;, in cui &quot;le limitazioni di gioia e di libert\u00e0 imposte dal principio della realt\u00e0&quot; non devono pi\u00f9 essere prese come definitive, il tempo in cui l&#8217;uomo arriver\u00e0 finalmente a una felice armonia con i suoi desideri istintivi, preconsci&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto miserabile di tutto ci\u00f2 consiste nella limitazione imposta a se stessa dalla psicologia, che lascia da parte l&#8217;anima, la nega, la riduce a una cosa naturale. Marcuse giunge cos\u00ec alla grottesca conclusione che la salvezza dell&#8217;uomo va cercata l\u00e0 dove il suo Io entra in sintonia con i suoi istinti preconsci. Ma a che tendono questi istinti? Per cercare una risposta possiamo ora ritornare a Freud. Egli dice: Gli istinti rappresentano le richieste del corpo alla vita del&#8217;anima&quot;. Sotto l&#8217;impulso di questi istinti preconsci &quot;l&#8217;Io tende al piacere e vuole evitare il dispiacere&quot;. Ci\u00f2 significa, ed \u00e8 questo che a noi ora interessa soprattutto, che l&#8217;Io \u00e8 libidinoso. Sotto la spinta di questa libidine, che gli giunge da sorgenti somatiche, esso tende al piacere per il piacere. Orientati verso il principio del piacere, gli uomini rispondono con il loro comportamento pratico anche alla domanda del &quot;senso e dello scopo della loro vita&quot; e fanno cos\u00ec vedere &quot;che cosa pretendono dalla vitae che cosa vogliono in essa raggiungere&quot;. Questa risposta, dice Freud nel suo famoso trattato &quot;Das Unbehagen in der Kultur&quot; del 1930 \u00e8 facilmente intuibile; &quot;essi tendono alla felicit\u00e0, vogliono essere felici e rimanere tali&quot;. Questa tensione ha due aspetti, uno scopo positivo e un altro negativo; essa vuole da una parte l&#8217;assenza del dolore e della sofferenza, dall&#8217;altra l&#8217;esperienza di forti sensazioni di piacere&quot;. Freud pu\u00f2 dunque riassumere cos\u00ec il suo pensiero: &quot;Come si vede, \u00e8 semplicemente il programma del principio del piacere. Che costituisce lo scopo della vita. Questo principio domina fin dall&#8217;inizio l&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;apparato psichico; sulla sua utilit\u00e0 non ci pu\u00f2 essere alcun dubbio, eppure&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>Eppure con le frasi che seguono Freud versa tanta acqua nel vino dei suoi moderni adepti, da H. Marcuse fino ad A. S. Neill, che desta meraviglia vederli cos\u00ec allegri. Freud continua: &quot;eppure il suo (dell&#8217;apparato psichico) programma (del principio del piacere) \u00e8 in lotta con tutto il mondo, sia con il macrocosmo che con il microcosmo. Non \u00e8 per nulla attuabile; tutte le istituzioni dell&#8217;universo gli si oppongono; vorremmo dire che l&#8217;intenzione dell&#8217;uomo di &quot;essere felice&quot; non figura nel progetto della &quot;creazione&quot;.<\/p>\n<p>Si poterebbe dunque concludere che l&#8217;apparato psichico riceve dal principio del piacere un programma in ultima analisi sbagliato. A questo proposito mi sembra estremamente sorprendente e degno di nota il fatto che Freud per descrivere la &quot;lotta&quot; del principio del piacere &quot;con tutto il mondo&quot;, non soltanto si serve di una terminologia teologica, ma anche formula una frase sostanzialmente teologica; naturalmente una frase, contro la quale qualsiasi teologo cristiano deve opporsi decisamente, perch\u00e9 contiene un&#8217;enorme eresia dal carattere chiaramente manicheo. Ma la nostra sorpresa nel sentire Freud parlare in termini teologici del problema della felicit\u00e0 umana pu\u00f2 durare soltanto finch\u00e9 non ci accorgiamo che il suo punto di partenza, cio\u00e8 la formulazione del principio del piacere, segna esattamente il punto in cui una sociologia sbagliata s&#8217;incontra con una teologi sbagliata. Chi considera l&#8217;uomo come un essere determinato dalla tendenza verso il piacere per amore del piacere, non pu\u00f2 &#8212; se \u00e8 onesto e coerente con Freud &#8212; arrivare a concludere che a questo uomo siano destinate nel piano della creazione felicit\u00e0 e salvezza. Posto questo punto di partenza, attese cos\u00ec euforiche possono essere accarezzate soltanto da pensatori di modesta levatura.\u00bb<\/p>\n<p>Freud, dunque nel &quot;disagio della civilt\u00e0&quot; vedeva, a differenza di tanti suoi pretesi discepoli, l&#8217;esito necessario del conflitto tra istinti e norme sociali; ma ammetteva che, sia pure a prezzo di essere infelice, l&#8217;uomo deve inchinarsi a queste ultime, perch\u00e9, se facesse altrimenti, sarebbe travolto dalle pulsioni omicide, incestuose e, in genere, violente e antisociali, che sgorgano dall&#8217;inconscio.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, non si pu\u00f2 dire che i suoi discepoli contemporanei siano del tutto incoerenti, come invece sembra pensare Hartmann; perch\u00e9 essi concordano con l&#8217;analisi del loro maestro per quanto riguarda la struttura fondamentale della personalit\u00e0 (di anima, certo, non si abbassano a parlare) e si limitano a rimuovere l&#8217;ultima diga che il loro maestro ancora si ostinava ad opporre al dilagare del principio del piacere: il timore dell&#8217;autodistruzione; in fondo, come aveva fatto Hobbes con la sua concezione dello Stato-Leviatano, unico rimedio alla lotta all&#8217;ultimo sangue di tutti contro tutti.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;errore, e questo Hartmann non manca di rilevarlo, sta alla radice: \u00e8 nella psicologia freudiana (che poi s&#8217;improvvisa, niente di meno, teologia), ossia nella pretesa che il principio del piacere, che pure esiste e fa parte della natura umana, sia anche lo scopo supremo della vita. E qui il passo \u00e8 lungo davvero, n\u00e9 Freud &#8212; e tanto meno i suoi epigoni &#8212; si prende la briga di dimostrarlo.<\/p>\n<p>In altre parole: una cosa \u00e8 dire che, nell&#8217;uomo, vi sono degli istinti, delle pulsioni naturali che tendono al piacere, disordinatamente e con qualsiasi mezzo; un&#8217;altra cosa, e ben diversa, teorizzare che ci\u00f2 sia lo scopo della sua vita. Il fatto che siano naturali, non implica che siano anche buone&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura filosofica oggi dominante, essendo in larga misura di ispirazione psicanalitica freudiana, oppure utilitaristica in senso anglosassone, e, pi\u00f9 in generale, neo-umanista e neo-illuminista, tende<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[110,256],"class_list":["post-28049","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-civilta","tag-stati-uniti-damerica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28049","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28049"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28049\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28049"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28049"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28049"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}