{"id":28048,"date":"2014-04-14T05:11:00","date_gmt":"2014-04-14T05:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/04\/14\/il-principio-antropico-non-e-che-la-piu-recente-pretesa-di-auto-divinizzazione-delluomo\/"},"modified":"2014-04-14T05:11:00","modified_gmt":"2014-04-14T05:11:00","slug":"il-principio-antropico-non-e-che-la-piu-recente-pretesa-di-auto-divinizzazione-delluomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/04\/14\/il-principio-antropico-non-e-che-la-piu-recente-pretesa-di-auto-divinizzazione-delluomo\/","title":{"rendered":"Il Principio antropico non \u00e8 che la pi\u00f9 recente pretesa di auto-divinizzazione dell\u2019uomo"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;universo esiste affinch\u00e9 noi possiamo esistere, riflettere e interrogarci sulla sua esistenza; oppure noi esistiamo quale effetto o conseguenza collaterale, e pi\u00f9 o meno casuale, della sua esistenza, la quale potrebbe darsi anche senza di noi, ovvero senza alcun bisogno di postulare l&#8217;esistenza di una forma di vita intelligente, capace di porsi delle domande a suo riguardo?<\/p>\n<p>A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso gli studiosi di cosmologia, bont\u00e0 loro, hanno incominciato a porsi le semplici, ma essenziali domande che gli antichi filosofi greci si erano posti gi\u00e0 duemila e seicento anni fa: chi siamo e da dove veniamo? Qual \u00e8 il nostro posto nell&#8217;universo? E l&#8217;universo \u00e8 stato fatto per noi, o noi ne siamo solo degli ospiti casuali? C&#8217;\u00e8 un Dio, che presiede all&#8217;ordine dell&#8217;universo, ed esiste davvero un tale ordine? Oppure quello che noi chiamiamo enfaticamente &quot;ordine&quot; \u00e8 soltanto l&#8217;insieme dei nostro schemi mentali, delle nostre aspettative, della nostra tendenza a razionalizzare &quot;a posteriori&quot; qualunque fenomeno, postulando il principio di causa ed effetto per coprire la nostra profonda ignoranza del reale?<\/p>\n<p>Gli scienziati e gli astronomi della seconda met\u00e0 del Novecento, beninteso, non l&#8217;hanno presa cos\u00ec larga; si sono limitati a domandarsi: \u00e8 forse un caso che il carbonio, l&#8217;elemento naturale a partire dal quale si organizza la vita, e senza il quale, dunque, non vi sarebbe pensiero, perch\u00e9 non vi sarebbe vita evoluta e intelligente, richiede tempi lunghissimi per formarsi? \u00c8 una mera coincidenza il fatto che la fusione nucleare che ha luogo all&#8217;interno delle stelle, anzi un particolare tipo di fusione nucleare, produce, alla fine dell&#8217;esistenza di queste ultime, quando esse implodono e collassano su se stesse, una massiccia dispersione di carbonio e di altri elementi pesanti che entrano nella composizione delle polveri stellari e dei gas, dai quali nasceranno nuove stelle e nuovi pianeti? Ed \u00e8 forse una mera coincidenza il fatto che il ciclo di &quot;nascita&quot; e &quot;morte&quot; delle stelle richieda parecchi miliardi di anni; e che simili tempi siano quanto \u00e8 necessario perch\u00e9 il carbonio, fissandosi sulla superficie di qualche pianeta in via di raffreddamento, dia origine ai primi micro-organismi, dai quali possono poi evolvere forme di vita sempre pi\u00f9 complesse, fino a quelle che sono caratterizzate da una intelligenza di tipo superiore e, pertanto, da una capacit\u00e0 di riflettere e porsi delle domande su quanto esiste e sul perch\u00e9 esiste?<\/p>\n<p>Tutto questo, naturalmente, se si prende per verit\u00e0 definitiva la teoria dell&#8217;evoluzione naturale, che \u00e8 invece &#8211; giova ricordarlo &#8212; appunto una semplice teoria, non ancora interamente confermata dalle evidenze scientifiche e verso la quale, anzi, si levano da pi\u00f9 parti critiche e si avanzano dubbi. Dunque: evoluzione delle stelle, evoluzione della vita; alla formazione di un &quot;buco nero&quot;, dal quale si generano nuove galassie e nuovi universi, corrisponderebbe l&#8217;evoluzione della vita, dalle prime molecole organiche fino alle forme superiormente organizzate, dotate della pi\u00f9 raffinata intelligenza: forme come la nostra, o anche &#8212; perch\u00e9 no? &#8212; superiori alla nostra; forme capaci di porre le domande ultime circa la natura dell&#8217;universo, la sua origine e, soprattutto, il suo significato &#8212; che include, evidentemente, anche il NOSTRO significato, il nostro scopo, il nostro destino.<\/p>\n<p>Ma esiste, poi, un significato? O si tratta soltanto di un nostro desiderio, di un disperato bisogno di razionalizzare, di spiegare, di giustificare ci\u00f2 che non ha alcun senso, perch\u00e9 deriva solo dal caso? La prospettiva evoluzionistica, peraltro &#8212; sia quella biologica, sia quella, se cos\u00ec possiamo esprimerci, cosmologica &#8212; non preclude la questione del significato, la sposta semplicemente. Darwin, per esempio, sostiene che l&#8217;evoluzione \u00e8 originata dal caso e governata dal caso: \u00e8 il caso a selezionare le mutazioni genetiche che risulteranno poi favorevoli alle specie viventi nella lotta per la sopravvivenza. Non ha spiegato perch\u00e9: gli \u00e8 parso che una tale concezione non richiedesse l&#8217;intervento di una mente superiore, di una mente cosmica dotata di intelligenza (e, meno ancora, dotata di amore): non \u00e8 riuscito a scorgere nient&#8217;altro che una serie di capricci della natura dai quali, un bel momento, sarebbero scaturite le diverse forme viventi, cos\u00ec come la nostra. Oggi sappiamo che tale concezione \u00e8, quanto meno, insufficiente: le probabilit\u00e0 che la vita organica si sia originata dalle molecole inorganiche, nel cosiddetto &quot;brodo primordiale&quot; (la classica espressione creata apposta per suggerire che gli scienziati abbiano capito e spiegato quello che, in realt\u00e0, non hanno capito, e tuttavia pretendono di spiegare), sono, in realt\u00e0, talmente esigue, quanto quelle che una scimmia, pestando a caso sui tasti di una macchina da scrivere, componga un poema perfetto come la \u00abDivina Commedia\u00bb. Per non parlare dei famosi &quot;anelli mancanti&quot;, che Darwin stesso riconosceva non essere stati ancora trovati, e che tuttora rimangono assenti, per spiegare il passaggio da una specie all&#8217;altra, da un ordine all&#8217;altro (per esempio, dai rettili agli uccelli); e per tacere della imbarazzante realt\u00e0 dei cosiddetti &quot;fossili viventi&quot;, specie vegetali e animali le quali hanno avuto l&#8217;incredibile impudenza e &#8211; si direbbe &#8211; lo sfacciato cattivo gusto di restare perfettamente uguali a se stesse, per decine o centinaia di milioni di anni, mentre il mondo intero intorno ad esse, secondo la teoria evoluzionista, non faceva altro che cambiare, portando all&#8217;estinzione delle specie inadatte e alla comparsa continua di specie pi\u00f9 adatte rispetto alle condizioni d vita nei diversi ambienti del globo terracqueo.<\/p>\n<p>Sia come sia: \u00e8 possibile, dicevamo, che la convergenza esistente fra i tempi lunghissimi richiesti per la nascita di nuovi universi attraverso i&quot;buchi neri&quot;, di nuove nebulose, di nuove galassie, di nuove stelle e di nuovi pianeti e satelliti, si adattino perfettamente ai tempi, altrettanto lunghi, per la nascita della vita e per l&#8217;evoluzione di forme viventi sempre pi\u00f9 complesse e specializzate, sempre pi\u00f9 intelligenti, fino alla nostra e, magari, fino ad altre ancora pi\u00f9 sofisticate, ancora pi\u00f9 intelligenti (ma intelligenti per davvero, si spera: non cos\u00ec &quot;intelligenti&quot; come lo \u00e8 la nostra specie, che ha stipato negli arsenali nucleari un quantitativo di ordigni nucleari capaci di estinguere la vita sul nostro pianeta non una sola volta, ma decine di volte)? Tutto questo non fa pensare a qualcosa che vada oltre la mera coincidenza? Per dirla tutta: non fa pensare a una mente cosmica, a una super-mente che ragiona veramente in grande, e per la quale il tempo e lo spazio non sono che giocattoli per mezzo dei quali produce e distrugge la materia, la vita, il pensiero, in un processo incessante di espansione e contrazione, simile al respiro stesso dell&#8217;universo?<\/p>\n<p>Oppure sono i nostro schemi mentali, \u00e8 il nostro modo di ragionare finalistico, che ci suggerisce qualcosa che non esiste, che ci fa ipotizzare un regista occulto e intelligente, l\u00e0 dove non esiste altro che materia in continua espansione e contrazione, in una successione di Big bang e buchi neri, nella quale la polvere stellare e i gas presenti alla fine del ciclo di esistenza di una stella vengono lanciati nello spazio per fecondarlo e per colonizzarlo con gli elementi che da essi nasceranno, come da una sorta di immane schizzo di spermatozoi destinato a fecondare il grembo degli sconfinati, insondabili spazi cosmici, sino ai confini estremi dell&#8217;universo? E poi, chi pu\u00f2 dire quanti universi esistono; e se, negli &quot;altri&quot; universi &#8211; esistenti, forse, in una dimensione parallela alla nostra, ma al di fuori del nostro spazio e del nostro tempo &#8211; vigono le stesse leggi fisiche e biologiche che noi conosciamo? Chi pu\u00f2 dire che non vi siano degli universi nei quali l&#8217;intelligenza pu\u00f2 esistere senza il supporto della materia, senza il concorso della materia organica? Anzi, chi pu\u00f2 dire se ci\u00f2 non valga anche per il NOSTRO universo? Noi siamo abituati a pensare cos\u00ec, perch\u00e9 vediamo che la vita si associa alle facolt\u00e0 della mente; ma esistono indizi e particolari osservazioni, i quali parrebbero indicare proprio il contrario: che il cervello, dopo tutto, sia non gi\u00e0 la sede e la causa dell&#8217;intelligenza, ma semplicemente il suo supporto temporaneo; e che l&#8217;intelligenza, a un certo punto, possa benissimo funzionare anche fuori di esso, anche lontano da esso, anche senza di esso. Come spiegare, diversamente, i casi di quelle persone che, in stato di morte clinica, o sottoposte ad anestesia totale, hanno saputo descrivere, al risveglio, tutto quello che avveniva intorno a loro, nella sala operatoria; hanno saputo descrivere oggetti e persone da un punto di vista &quot;superiore&quot;, come se li avessero potuti osservare e udire dall&#8217;alto; hanno saputo dire perfino quel che accadeva fuori di quella stanza, in altri luoghi, e descrivere fedelmente quel che facevano e quel che dicevano le persone che si trovavano al di fuori del campo visivo e uditivo di essa?<\/p>\n<p>E chi pu\u00f2 dire se le stelle, dopo tutto, non siano, esse medesime &#8212; come pensavano gli scienziati-maghi del Rinascimento &#8212; delle creature viventi e intelligenti; se non lo siano anche le galassie, le nebulose, gli universi; e se soltanto la loro immensit\u00e0 e la nostra piccolezza ci impediscono di rendercene conto, e perfino di pensarlo, cos\u00ec come sarebbe difficile e quasi impossibile, per un micro-organismo insediato nel nostro intestino, qualora avesse una qualche forma di intelligenza, concepire e accettare l&#8217;idea di trovarsi all&#8217;interno non gi\u00e0 di una &quot;cosa&quot; inerte, di un semplice ambiente naturale in cui poter vivere e riprodursi, ma di un grande organismo vivente, che esso non riuscirebbe mai a vedere, data la sua piccolezza e l&#8217;infinita modestia del suo punto di vista? Ma allora: non ci troviamo forse nelle stesse condizioni di quel minuscolo micro-organismo, noi che pretendiamo non solo di tracciare i confini dell&#8217;universo e di stabilire la sua data di nascita, ma perfino di comprenderne le leggi e di giudicare del suo significato? Noi, proprio noi, che non siamo neppure in grado di affermare con certezza se la civilt\u00e0 cui apparteniamo, se la razza cui apparteniamo, siano le prime nel corso della storia umana, o se siano giunte per seconde, terze, quarte, quinte, dopo aver perduto perfino il ricordo delle precedenti razze e delle precedenti civilt\u00e0, conservandolo solo nella forma dei miti e in qualche dubbia e controversa testimonianza geologica, in qualche strano e incomprensibile reperto archeologico!<\/p>\n<p>Sappiamo cos\u00ec poco, comprendiamo cos\u00ec poco del nostro passato umano, e tuttavia pretendiamo di stabilire da quanto esiste l&#8217;universo; sappiamo cos\u00ec poco dello spazio, del tempo, del principio di causa ed effetto, e tuttavia pretendiamo di assegnare una durata alla vita dei pianeti, delle stelle, delle galassie, e di sapere che ovunque, in ogni ambito dello spazio-tempo, la materia rispetta le medesime costanti e le medesime &quot;leggi&quot; che abbiamo osservato nel nostro, piccolissimo angolino di universo; che la vita rispetta sempre e ovunque le stesse dinamiche e riflette le stesse caratteristiche; che esiste un confine preciso fra &quot;organico&quot; e &quot;inorganico&quot;, fra &quot;prima &quot; e &quot;dopo&quot;, fra &quot;dentro&quot; e &quot;fuori&quot;: noi, che non sappiamo neppure chi siamo, che cos&#8217;\u00e8 la nostra intelligenza, che rapporto esiste fra il &quot;nostro&quot; corpo e lo spirito che su di esso riflette e s&#8217;interroga, fra il &quot;nostro&quot; cervello e i nostri pensieri, le nostre sensazioni, le nostre emozioni. Noi, che non sappiamo dire nemmeno come fanno i grandi uccelli migratori a raggiungere la loro lontanissima meta, con precisione infallibile, navigando per giorni e settimane, nel buio, nella nebbia; che non sappiamo nemmeno spiegare come fa una persona, affetta da un tumore in piena metastasi, a guarire improvvisamente, a far sparire in s\u00e9 la malattia, mostrando alla fine, nelle radiografie, il suo organismo perfettamente risanato e senza la pi\u00f9 piccola traccia delle cellule impazzite che lo devastavano. Che non sappiano dire come sia possibile che una bambina di cinque o sei anni, a un certo punto, improvvisamente, &quot;riconosca&quot; persone, cose e luoghi in cui non era mai stata prima; descriva persone e situazioni che non aveva mai visto; racconti ogni particolare della vita di un&#8217;altra bambina, vissuta anni prima di lei, ma in un altro villaggio, in un&#8217;altra regione, e poi morta, morta nel momento in cui lei stava nascendo.<\/p>\n<p>Ma torniamo al principio antropico. Ne esistono due versioni, &quot;debole&quot; e &quot;forte&quot;; in comune, hanno l&#8217;idea che l&#8217;universo sia quello che \u00e8, non per un mero caso, ma perch\u00e9 siano rispettate le condizioni necessarie allo sviluppo della vita.<\/p>\n<p>Scrive John Gribbin nel volume \u00abAstronomia e Cosmologia\u00bb (titolo originale: \u00abCompanion to the Cosmos\u00bb, London, 1996; traduzione italiana di Libero Sosio, Milano, Garzanti, 2005, pp. 426-29):<\/p>\n<p>\u00ab[Il principio antropico \u00e8 ]&#8217;idea che l&#8217;esistenza della vita (o pi\u00f9 specificamente della vita umana) nell&#8217;universo possa fissare vincoli ai caratteri dell&#8217;universo attuale, e possa aver contribuito a far diventare l&#8217;universo cos\u00ec com&#8217;\u00e8 attualmente. L&#8217;efficacia del principio antropico pu\u00f2 essere valutata nel modo migliore sulla base di un esempio. La nostra esistenza richiede che ci sia una stella (il Sole), attorno alla quale orbiti alla distanza appropriata il pianeta su cui viviamo la Terra); Sole e Terra devono possedere il miscuglio appropriato di elementi chimici (fra cui, in particolare, carbonio, azoto, ossigeno e l&#8217;idrogeno primordiale rimasto dopo il Big bang originario). Questi elementi svolgono un ruolo chiave nei processi biologici. A tutta prima si pu\u00f2 avere l&#8217;impressione che il resto dell&#8217;universo, con i suoi milioni di galassie disseminate in miliardi di anni-luce di spazio, sia irrilevante per la nostra esistenza.<\/p>\n<p>Ma da dove provengono gli elementi da cui siamo composti noi e la Terra? Il Big bang produsse soltanto idrogeno, elio e tracce qualche elemento leggero. Il carbonio e altri elementi pesanti furono prodotti all&#8217;interno di alcuni tipi di stelle, che esplosero al termine del loro ciclo vitale disseminandoli nello spazio. Questi elementi andarono cos\u00ec ad arricchire le nubi di polveri e gas da cui in seguito poterono formarsi successive generazioni di stelle, fra cui il nostro Sole, e il loro seguito di pianeti. Tutti questi processi richiesero miliardi di anni. L&#8217;evoluzione della vita su un pianeta adatto, fino alla formazione di esseri intelligenti, in grado di osservare il loro ambiente e di porsi domande sulla grandezza dell&#8217;universo, richiese altri miliardi di anni. Durante tutto questo tempo, l&#8217;universo continu\u00f2 a espandersi. Dopo miliardi di anni, esso ha inevitabilmente un diametro di miliardi di anni-luce. Il fatto che noi siamo qui a formulare domande sulla grandezza dell&#8217;universo, richiede quindi che l&#8217;universo contenga molte stelle, che debba avere un&#8217;et\u00e0 di molti miliardi di anni e che abbia un diametro di vari miliardi di anni-luce.<\/p>\n<p>Questo argomento quasi (ma non del tutto) tautologico (\u00abnoi siamo qui perch\u00e9 siamo qui\u00bb) pare sia stato espresso per la prima volta in un contesto cosmologico da Robert Dicke. In un articolo pubblicato nel 1957, Dicke sottoline\u00f2 che la grandezza dell&#8217;universo &quot;non \u00e8 casuale ma \u00e8 condizionata da fattori biologici&quot; (cit. da Barrow e Tipler). A quel tempo Fred Hoyle aveva gi\u00e0 usato, per spiegare come furono prodotti gli elementi, quella che &#8212; con il senno di poi &#8212; possiamo considerare una genuina previsione fondata su un ragionamento antropico. Nell&#8217;ipotesi di Hoyle, l&#8217;esistenza del carbonio nel nostro corpo richiede che nelle stelle si verifichi una fusione nucleare con determinate caratteristiche; furono compiuti esperimenti per verificare questa previsione, e si rilev\u00f2 che la reazione ha luogo esattamente nel modo predetto da Hoyle. Questa potente applicazione del ragionamento antropico non ha ancora ricevuto il credito che merita.<\/p>\n<p>Fra i cosmologi l&#8217;interesse per il principio antropico decoll\u00f2 realmente solo nel 1974, quando il ricercatore britannico Brandon Carter tracci\u00f2 una distinzione fra il &quot;principio antropico debole&quot; e il &quot;principio antropico forte&quot;. Queste variazioni sul tema furono poi definite da John Barrow e Frank Tipler nel modo seguente: &quot;PRINCIPIO ANTROPICO DEBOLE: i valori osservato di tutte le quantit\u00e0 fisiche e cosmologiche non sono ugualmente probabili, ma sono subordinati alla richiesta che esistano siti in cui possono evolversi forme di vita fondate sul carbonio e alla condizione complementare che l&#8217;universo sia abbastanza vecchio perch\u00e9 la prima richiesta sia gi\u00e0 stata soddisfatta. PRINCIPIO ANTROPICO FORTE: l&#8217;universo deve avere propriet\u00e0 tali da permettere alla vita di svilupparsi in una qualche fase della sua storia.&quot;<\/p>\n<p>La versione debole del principio suggerisce che l&#8217;universo abbia avuto in un certo senso una&quot;scelta&quot; sul modo in cui emergere dal Big bang. Per esempio, l&#8217;intensit\u00e0 dell&#8217;interazione gravitazionale avrebbe potuto avere un valore diverso da quello che conosciamo. Supponiamo che la gravit\u00e0 fosse molto pi\u00f9 intensa: in tal caso, a parit\u00e0 di tutto il resto, le stelle sarebbero pi\u00f9 piccole che nel nostro universo e brucerebbero pi\u00f9 rapidamente il loro combustibile nucleare prima che forme di vita complessa come gli esseri umani avessero il tempo di evolversi.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, un universo infinito potrebbe essere suddiviso in &quot;domini&quot; soggetti a leggi fisiche diverse. Questi domini potrebbero essere separati fra loro nello spazio, fuori dalla portata dei nostri telescopi, o nel tempo: in un certo senso potrebbero essere forse anche &quot;precedenti&quot; al Big bang&quot;. Oppure potrebbero esistere in un qualche super-spazio pluridimensionale, collegato a noi da cunicoli spazio-temporali. Forme di vita simili a noi esisterebbero solo in domini in cui le stelle avessero una vita abbastanza lunga da permettere l&#8217;evoluzione di organismi complessi, e dove anche le condizioni fossero appropriate.<\/p>\n<p>La versione forte del principio antropico suggerisce che l&#8217;universo non abbia avuto scelta su come emergere dal big bang, e che in un certo senso sia stato &quot;costruito su misura&quot; per l&#8217;uomo. Alcuni fisici, e in particolare John Wheeler, hanno collegato quest&#8217;affermazione con idee della teoria quantistica, secondo le quali nulla sarebbe reale fino a quando non viene osservato: in altri termini, la realt\u00e0 fisica del nostro universo dipenderebbe dalla presenza di osservatori intelligenti consapevoli della sua esistenza; sarebbe solo l&#8217;osservazione ad assicurare che le interazioni fondamentali e le costanti di natura, come l&#8217;intensit\u00e0 della gravit\u00e0, abbiamo i valori che conosciamo. Altri vedono, nelle &quot;coincidenze&quot; che permettono l&#8217;esistenza della vita nell&#8217;universo, una prova che esso \u00e8 opera di un architetto intelligente. Hoyle ha scritto che &quot;le leggi della fisica nucleare&quot; sono state deliberatamente definite tenendo conto delle conseguenze che esse producono all&#8217;interno delle stelle&quot; (&quot;Galaxies, Nuclei and Quasars, Heinemann, London 1965), anche se ben pochi cosmologi concordano con lui.<\/p>\n<p>A questo livello, la controversia sulla cosmologia antropica \u00e8 una variazione del vecchio argomento del disegno intelligente usato per &quot;dimostrare&quot; l&#8217;esistenza di Dio: secondo questo argomento &#8212; che ha avuto il suo paladino pi\u00f9 influente nell&#8217;autore della &quot;Natural Theology&quot; William Paley (1743-1805) &#8212; gli organismi viventi sono troppo complicati per poter avere avuto origine per caso. Secondo l&#8217;argomento contrario, rappresentato poco dopo da Charles Darwin (1809-82), la complessit\u00e0 degli organismi viventi sula Terra sarebbe il prodotto dell&#8217;evoluzione per selezione naturale, la quale ha adattato gli organismi al loro ambiente, senza alcun bisogno della mano di Dio. Fatto molto interessante, questo argomento contrario \u00e8 stato ora esteso al&#8217;ambito della cosmologia, grazie anche all&#8217;opera del fisico matematico americano Lee Smolin. Questi ha sostenuto che, quando un universo neonato si stacca dal proprio genitore attraverso un buco nero, le leggi della fisica nel &quot;nuovo&quot; universo possono essere leggermente diverse da quelle vigenti nel &quot;vecchio&quot; universo. Queste differenze nelle leggi della fisica potrebbero fornire la materia prima a una selezione naturale al livello degli universi stessi, cosicch\u00e9 gli universi pi\u00f9 efficienti nella produzione di buchi neri, in grado quindi di produrre altri universi simili a se stessi, avrebbero la meglio in una specie di lotta cosmologica per la conquista dello spazio. Secondo quest&#8217;argomentazione, saranno avvantaggiate dal processo di selezione le leggi della fisica che favoriscono la conversione della materia in molti buchi neri. Smolin sostiene che il nostro universo \u00e8 con molta probabilit\u00e0 un prodotto finale di un tale processo evoluzionistico, e che le leggi della fisica che ci sembrano cos\u00ec ben adattate a permettere la nostra esistenza sono in realt\u00e0 sintonizzate in modo finale alla produzione di buchi neri e di un maggior numero di universi neonati. La nostra esistenza potrebbe essere quindi la conseguenza parassitica del fatto che tali leggi permettono casualmente l&#8217;esistenza del carbonio e degli altri elementi su cui si fonda la vita come la conosciamo. \u00bb<\/p>\n<p>Che dire, allora, del Principio antropico? \u00c8 una semplice tautologia, oppure esprime un concetto fondamentale per comprendere la connessione che lega la nostra esistenza di creature intelligenti e pensanti all&#8217;universo fisico intorno a noi, cos\u00ec come lo conosciamo?<\/p>\n<p>Forse, prima di esprimere un giudizio, anche con semplice valore di ipotesi, intorno al principio antropico, dovremmo anzitutto superare la distinzione cartesiana fra &quot;res cogitans&quot; e &quot;res extensa&quot;, fra sostanza pensante e sostanza materiale: chi ci assicura che l&#8217;uomo pensa e una stella non pensa; chi ci assicura che l&#8217;uomo prova dei sentimenti e l&#8217;animale o la pianta non ne sono capaci? Poi, in secondo luogo, dovremmo superare la distinzione lockiana fra qualit\u00e0 primarie e qualit\u00e0 secondarie delle cose, e riconoscere che la materia, seppure esiste, non \u00e8 &quot;fuori&quot; di noi, perch\u00e9 in tal caso nulla potremmo saperne, ma &quot;entro&quot; il nostro atto di percepirla: e che tutto quanto sappiamo &#8211; o crediamo di sapere &#8211; del mondo, esiste nella nostra mente e non altrove.<\/p>\n<p>Una volta oltrepassati questi due pregiudizi, dovremmo superarne un terzo: quello di una netta e radicale distinzione fra il passato e il futuro e fra il qui e il l\u00e0, dunque fra il &quot;questo&quot; e il &quot;quello&quot;: il che equivale a relativizzare il principio di identit\u00e0. Noi non siamo solamente &quot;noi&quot;, c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro, in &quot;noi&quot;; e cos\u00ec tutte le cose: esse non sono soltanto e unicamente se stesse, ma anche tutte le altre cose: un principio comune pervade tutto ci\u00f2 che esiste, un unico flusso di energia percorre e attraversa ogni cosa, ogni senso, ogni mente. Vi \u00e8 come una immensa rete che si dirama in tutte le direzioni, che non si arresta davanti a niente, che annulla il tempo e lo spazio: una rete che abbraccia tutto quello che esiste, che \u00e8 esistito, che esister\u00e0; tutto quello che potrebbe esistere, tutto quello che \u00e8 pensabile (da noi) e anche quello che non lo \u00e8, essendo inimmaginabile (per noi): perch\u00e9 noi siamo terribilmente piccoli e limitati e i nostri sforzi per capire sono simili al balbettio di un fantolino, dice Dante, che bagna ancora la lingua alla mammella di sua madre.<\/p>\n<p>Il limite fondamentale del principio antropico, comunque, \u00e8 proprio questo: che esso ipotizza come &quot;debba&quot; essere organizzato l&#8217;universo, a partire dalle condizioni della nostra vita, del nostro organismo, della nostra intelligenza: \u00e8 un tentativo di imporre a Dio le nostre misure. Gi\u00e0 Galilei aveva pensato una simile enormit\u00e0, quando diceva di sapere che Dio pensa in maniera matematica; e quando sragionava che noi, in quel particolare ambito che \u00e8 la matematica, possiamo conoscere le cose con lo stesso grado di verit\u00e0 e di certezza con cui le conosce Dio.<\/p>\n<p>Sorpresa: il principio antropico, che aveva un vago sentore di teologia, si rivela, a ben guardare, una concezione peggio che atea: una concezione che divinizza l&#8217;uomo, perch\u00e9 pretende che l&#8217;universo, ed eventualmente la mente che lo ha concepito, debba funzionare cos\u00ec come funziona la mente umana. Evidentemente, chi sostiene una tale teoria non riesce a concepire che possa esistere una mente assai pi\u00f9 perfetta della nostra, che funziona in tutt&#8217;altro modo e che, per esempio, non dispone dell&#8217;universo secondo intelligenza (la nostra), ma secondo amore (ben diverso dal nostro): un amore ineffabile, che non chiede nulla, se non che ciascuno si assuma la responsabilit\u00e0 piena ed intera della propria vita, nel bene come nel male&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;universo esiste affinch\u00e9 noi possiamo esistere, riflettere e interrogarci sulla sua esistenza; oppure noi esistiamo quale effetto o conseguenza collaterale, e pi\u00f9 o meno casuale, della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[134],"class_list":["post-28048","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-evoluzionismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28048","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28048"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28048\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28048"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28048"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28048"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}