{"id":28039,"date":"2009-01-18T12:37:00","date_gmt":"2009-01-18T12:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/18\/luomo-felice-e-davvero-in-grado-di-immedesimarsi-nel-dolore-dellaltro\/"},"modified":"2009-01-18T12:37:00","modified_gmt":"2009-01-18T12:37:00","slug":"luomo-felice-e-davvero-in-grado-di-immedesimarsi-nel-dolore-dellaltro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/18\/luomo-felice-e-davvero-in-grado-di-immedesimarsi-nel-dolore-dellaltro\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo felice \u00e8 davvero in grado di immedesimarsi nel dolore dell&#8217;altro?"},"content":{"rendered":"<p>Nella stupenda prima ecologa delle \u00abBucoliche\u00bb di Virgilio vengono messi a confronto il dolore del pastore Melibeo, costretto ad andarsene per sempre dal suo podere, occupato con la forza da un veterano delle guerre civili, con l&#8217;olimpica serenit\u00e0 del suo vicino Titiro, il quale &#8211; al contrario &#8211; ha potuto conservare le sue terre grazie all&#8217;intercessione di Cesare Ottaviano e si gode, all&#8217;ombra di un faggio dalle ampie fronde, la dolce melodia del proprio flauto e la soddisfazione per lo scampato pericolo.<\/p>\n<p>Non si potrebbe immaginare un contrasto pi\u00f9 grande fra due stati d&#8217;animo: Melibeo, lacerato dal dolore del distacco dalle cose pi\u00f9 care e dallo sgomento per l&#8217;ignoto, che spinge innanzi a s\u00e9, quasi con disperazione, il gregge delle sue caprette, n\u00e9 sa dove lo porter\u00e0 il destino; l&#8217;altro, tutto colmo di gioia per la possibilit\u00e0 di godere ancora a lungo la propria casa e la propria terra, dopo che un precedente viaggio a Roma gli ha consentito di riscattarsi dalla condizione servile, e tutto infervorato dalla sconfinata gratitudine per l&#8217;uomo che, simile a un Dio, gli ha concesso il bene inestimabile di poter conservare il podere.<\/p>\n<p>La giornata autunnale e l&#8217;avanzare delle ombre della sera, che scendono rapide gi\u00f9 dai monti, mentre il fumo si alza dai camini delle dimore sparse per la campagna mantovana (accogliamo qui l&#8217;opinione prevalente dei filologi, per quanto l&#8217;albero di faggio farebbe pensare piuttosto a un luogo di montagna), conferiscono a tale contrasto un tono ancor pi\u00f9 intenso e struggente, venando di malinconia lo scambio di battute che si svolge fra i due protagonisti; idealmente presente anche un terzo personaggio, Amarillide, la donna di Titiro, affettuosamente rievocata dall&#8217;amico, l\u00e0 dove si parla del precedente viaggio a Roma di quello, per riscattarsi dal proprio padrone che, evidentemente, viveva nella capitale.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile immaginare una insensibilit\u00e0 pi\u00f9 grande di quella mostrata da Titiro, che si gode la sua sicurezza e racconta all&#8217;amico tutta la sua felicit\u00e0, senza darsi la minima pena del dolore e dell&#8217;angoscia di lui; e solo alla fine, allorch\u00e9 Melibeo fa per rimettersi in cammino con le sue caprette, gli dice in tono piuttosto ipocrita che avrebbe potuto fermarsi a mangiare qualcosa con lui e trascorrere la notte al coperto, prima di proseguire.<\/p>\n<p>Quell&#8217;imperfetto indicativo di \u00abpossum\u00bb, quel \u00abpoteras\u00bb del verso 79, \u00e8 tutto un programma di solidariet\u00e0 distratta e quasi di carit\u00e0 pelosa: \u00abPotevi fermarti\u00bb, dice Titiro all&#8217;amico; ma aspetta, per dirglielo, che questi si sia congedato e avviato nuovamente lungo la strada.<\/p>\n<p>Pure, non abbiamo l&#8217;impressione di una meschinit\u00e0 calcolata o di una cattiveria voluta, quanto piuttosto della assoluta impossibilit\u00e0, per l&#8217;uomo che vive circondato dalle sicurezze, di farsi spiritualmente carico di tutto lo smarrimento e di tutta l&#8217;amarezza di chi, da un momento all&#8217;altro, ha perduto ogni cosa e ha dovuto partire, quasi fuggendo, mentre un \u00abimpius miles\u00bb, un \u00abbarbarus\u00bb, si \u00e8 appropriato del suo fondo e si godr\u00e0 i frutti del suo lavoro.<\/p>\n<p>Virgilio, grandissimo conoscitore dell&#8217;animo umano e insuperabile maestro di vita, ha colto qui un nodo essenziale della dialettica delle relazioni umane: l&#8217;estraneit\u00e0 reciproca e, si direbbe, quasi l&#8217;incommensurabilit\u00e0 dello stato d&#8217;animo dell&#8217;uomo spensierato, pago del tranquillo godimento dei propri beni e del legame con la propria terra natia, rispetto allo stato d&#8217;animo di chi, viceversa, si trova di colpo a non possedere pi\u00f9 nulla, n\u00e9 sa dove lo sospinger\u00e0 il destino, verso quali paesi e sotto quali cieli.<\/p>\n<p>\u00c8 come se i due amici fossero divenuti improvvisamente due estranei: si parlano, condividono ricordi e momenti di un passato felice, ma non possiedono pi\u00f9 alcuna sintonia spirituale: \u00e8 come se ormai parlassero due lingue diverse, impossibilitati ad intendersi.<\/p>\n<p>Ma, per la verit\u00e0, mentre il pastore sfortunato, Melibeo, riesce a comprendere la felicit\u00e0 dell&#8217;altro, e ne prova una invidia priva di rancore; l&#8217;altro, da parte sua, non sembra assolutamente in grado di immedesimarsi nel dramma del vicino.<\/p>\n<p>Riportiamo la seconda met\u00e0 dell&#8217;ecologa, ove pi\u00f9 evidente \u00e8 il contrasto delle situazioni e degli stati d&#8217;animo (vv. 46-83):<\/p>\n<p>\u00abMELIBOEUS:<\/p>\n<p>Fortunate senex! Ergo tua rura manebunt,<\/p>\n<p>et tibi magna satis, quamvis lapis omnia nudus<\/p>\n<p>limosque palus obducat pascua iunco.<\/p>\n<p>Non insueta graves temptabunt pabula fetas,<\/p>\n<p>nec mala vicini pecoris contagia laedent.<\/p>\n<p>Fortunate senex! Hic inter flumina nota<\/p>\n<p>et fontes sacros frigus captabis opacum.<\/p>\n<p>Hinc tibi, quae semper, vicino ab limite saepes,<\/p>\n<p>Hyblaeis apibus florem depasta salicti,<\/p>\n<p>saepe levi somnum suadebit inire susurro.<\/p>\n<p>Hinc alta sub rupe canet frondator ad auras;<\/p>\n<p>nec tamen interea raucae, tua cura, palumbes<\/p>\n<p>nec gemere a\u00ebria cessabit turtur ab ulmo.<\/p>\n<p>TITYRUS:<\/p>\n<p>Ante leves ergo pascentur in aethere cervi,<\/p>\n<p>et freta destituent nudos in litore pisces,<\/p>\n<p>ante, pererratis amborum finibus, exul<\/p>\n<p>aut Ararim Parthus bibet aut Germania Tigrim.<\/p>\n<p>Quam nostro illius labatur pectore voltus.<\/p>\n<p>MELIBOEUS:<\/p>\n<p>At nos hinc alii sitientes ibimus Afros,<\/p>\n<p>pars Scythiam et rapidum creatae veniemus Oaxen<\/p>\n<p>et penitus toto divisos orbe Britannos.<\/p>\n<p>En unquam patrios longo post tempora finis,<\/p>\n<p>pauperis et tuguri congestum cespite culmen,<\/p>\n<p>post aliquot mea regna videns mirabor aristas?<\/p>\n<p>Impius haec tam culta novalia miles habebit,<\/p>\n<p>barbarus has segetes? En quo discordia cives<\/p>\n<p>produxit miseros, his nos consevimus agros.<\/p>\n<p>Insere nunc, Meliboee, piros, pone ordine vites.<\/p>\n<p>Ite, meae, felix quoindam pecus, ite, capellae.<\/p>\n<p>Non ego vos posthac, viridi proiectus in antro,<\/p>\n<p>dumosa pendere procul de rupe videbo;<\/p>\n<p>carmina nulla canam; non, me pascente, capellae,<\/p>\n<p>florentem cytisum et salices carpetis amaras.<\/p>\n<p>TITYRUS:<\/p>\n<p>Hic tamen hanc mecum poteras requiescere noctem<\/p>\n<p>fronde super viridi; sunt nobis poma,<\/p>\n<p>castaneae molles et pressi copia lactis:<\/p>\n<p>et iam summa procul villarum culmina fumant,<\/p>\n<p>maioresque cadunt altis de montibus umbrae.\u00bb<\/p>\n<p>Ed ecco la traduzione di Luca Canali (in: Virgilio, \u00abBucoliche\u00bb, a cura di Antonio La Penna, Milano, Rizzoli, 1978, 1986, pp. 59-63):<\/p>\n<p>\u00abMELIBEO:<\/p>\n<p>Fortunato vecchio! Dunque i campi resteranno tuoi,<\/p>\n<p>e grandi abbastanza per te, sebbene nude pietre<\/p>\n<p>e palude invadano tutti i pascoli con fangosi giunchi.<\/p>\n<p>Ma pascoli inconsueti non nuoceranno alle pecore gravide,<\/p>\n<p>non ti arrecher\u00e0 danno il contagio d&#8217;un armento vicino.<\/p>\n<p>Fortunato vecchio, qui tra noti fiumi<\/p>\n<p>E sacre fonti godrai una frescura ombrosa:<\/p>\n<p>da un lato la siepe sul vicino confine di sempre,<\/p>\n<p>delibata dalle api iblee nel fiore del salice,<\/p>\n<p>spesso con lieve sussurro ti concilier\u00e0 il sonno;<\/p>\n<p>dall&#8217;altro ai piedi di un&#8217;alta rupe canter\u00e0 all&#8217;aria<\/p>\n<p>il potatore; ma frattanto le roche colombe , tua cura,<\/p>\n<p>e la tortora non cesseranno di gemere dall&#8217;alto dell&#8217;olmo.<\/p>\n<p>TITIRO:<\/p>\n<p>Dunque pascoleranno in cielo leggeri i cervi<\/p>\n<p>e le acque lasceranno in secco sulla riva i pesci,<\/p>\n<p>e avendo errato a lungo l&#8217;uno nei territori dell&#8217;altro,<\/p>\n<p>l&#8217;esule Parto berr\u00e0 nell&#8217;Arari, il Germano nel Tigri,<\/p>\n<p>prima che l&#8217;immagine di lui svanisca nel mio cuore.<\/p>\n<p>[Il riferimento \u00e8 ad Ottaviano, che gli ha salvato il podere.]<\/p>\n<p>MELIBEO<\/p>\n<p>Noi invece di qui andremo tra gli Africani assetati,<\/p>\n<p>parte verremo alla Scizia e parte all&#8217;Oassi turbinoso<\/p>\n<p>d&#8217;argilla, e agli estremi Britanni esclusi da tutto il mondo.<\/p>\n<p>Giammai fra lungo tempo rivedendo la terra dei padri,<\/p>\n<p>e il tetto del povero tugurio elevato con zolle d&#8217;erba<\/p>\n<p>&#8211; era il mio regno &#8211; potr\u00f2 ammirare le spighe?<\/p>\n<p>Un empio soldato possieder\u00e0 maggesi cos\u00ec coltivati?<\/p>\n<p>un barbaro queste messi? Ecco dove la discordia<\/p>\n<p>ha trascinato gli sventurati cittadini; per costoro seminavamo i campi.<\/p>\n<p>Innesta i peri, o Melibeo, disponi in filari le viti.<\/p>\n<p>Andate, o mie capre, gregge un tempo beato:<\/p>\n<p>d&#8217;ora in avanti non vi vedr\u00f2 pi\u00f9, sdraiato<\/p>\n<p>in una verde grotta, pendere su un&#8217;erta spinosa:<\/p>\n<p>non canter\u00f2 pi\u00f9 canzoni: non sar\u00f2 il pastore, o capre,<\/p>\n<p>quando brucherete il citiso in fiore e gli amari salici.<\/p>\n<p>TITIRO:<\/p>\n<p>Tuttavia stanotte potevi riposare qui con me<\/p>\n<p>Su un giaciglio di verdi frasche; abbiamo frutti maturi,<\/p>\n<p>tenere castagne e latte rappreso in abbondanza.<\/p>\n<p>E gi\u00e0 lontano fumano i tetti dei casolari<\/p>\n<p>e pi\u00f9 lunghe dall&#8217;alto dei monti discendono le ombre.\u00bb<\/p>\n<p>Ci piace aggiungere qui, a suggello dei versi citati, le commoventi parole con le quali il latinista Carlo Piazzino ha commentato la scena (in: C. Piazzino, \u00abAntologia delle Biucoliche e delle Georgiche virgiliane\u00bb, Torino, Paravia, 1953, pp. 24-25):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Melibeo sta mettendosi in cammino con il suo gregge quando Titiro gli fa osservare che, almeno per quella notte (hanc&#8230; noctem, compl. Di tempo continuato, avrebbe potuto fermarsi a dormire a casa sua (hic&#8230; mecum poteras requiescere; alcuni commentatori danno a &quot;poteras&quot; valore di presente: potresti; direi che \u00e8 preferibile quello, pur voluto dalla sintassi, di passato: avresti potuto, quasi un invito tardivo, fatto forse pi\u00f9 per convenienza che per compassione verso l&#8217;amico, compassione, se mai, essa pure tardiva; tale interpretazione sembra pi\u00f9 aderente al carattere di Titiro il quale, tutto chiuso nella sua felicit\u00e0, ha mai espresso, nei confronti di Melibeo, sentimenti di piet\u00e0 o di commiserazione), riposando sopra un giaciglio di frasche (&quot;fronde super viridi&quot;); il cibo non gli manca: frutta matura (&quot;sunt nobis mitia poma&quot;) e tenere castagne (&quot;castaneae molles&quot;) e grande quantit\u00e0 di cacio (&quot;pressi&#8230; lactis&quot; = &quot;casei&quot;; &quot;pressi&quot; richiama &quot;premeretur&quot; del v. 34; si noti l&#8217;abbondanza degli epiteti che ben s&#8217;accompagnano alla dovizia delle risorse, la cui natura lascia logicamente supporre che la scena si svolga in autunno), molto pi\u00f9 che gi\u00e0 si vedono in distanza fumare (&quot;procul&#8230; fumant&quot;) i comignoli delle case coloniche) (&quot;summa&#8230; villarum culmina&quot;; segno che i contadini stanno preparandosi la cena; villa \u00e8 la casa di campagna, mentre per le case di citt\u00e0 si usa per lo pi\u00f9 il termine &quot;domus&quot;), e dall&#8217;alto dei monti (&quot;altis de montibus&quot;) sempre pi\u00f9 lunghe si stendono sulla pianura le ombre della notte (quanto pi\u00f9 il sole scende al di l\u00e0 dei monti, tanto &quot;maiores&quot; si profilano le ombre alla parte opposta).<\/p>\n<p>Ogni commento sciuperebbe la divina poesia di questi versi immortali, che compendiano l&#8217;incanto di un tramonto autunnale vissuto nella soave mestizia della campagna, quando, come scrive il Funaioli, sulla tragedia umana, intessuta di lacrime amare, di ricordi, di commozioni, di spasimi, scende come un oblio lene della faticosa vita la sera di un pomeriggio d&#8217;autunno, coi suoi casolari fumanti di lontano, colle sue ombre che sempre pi\u00f9 grandi cadono dai monti e scolorano le cose e ne velano il pianto.\u00bb<\/p>\n<p>Virgilio, dunque, ha toccato qui, con tratto magistrale e squisita sensibilit\u00e0, da maestro sommo par suo, un aspetto fondamentale del mistero dell&#8217;animo umano: che l&#8217;uomo infelice, cio\u00e8, pu\u00f2 riuscire ad entrare idealmente nel mondo dell&#8217;uomo felice, specialmente se lo uniscono a quello legami di amicizia e ricordi comuni; ma ben difficilmente avviene il contrario.<\/p>\n<p>Eppure, talvolta, questo miracolo accade: e sar\u00e0 proprio Virgilio a descriverlo nei primi quattro libri dell&#8217;\u00abEneide\u00bb, l\u00e0 dove narra come la regina Didone &#8211; bella, intelligente, generosa &#8211; si innamori perdutamente di Enea, proprio a partire dal sentimento della compassione per un proprio simile infelice, ramingo e colpito dalla sventura; ma ne sar\u00e0 ripagata nel pi\u00f9 tragico dei modi (non tanto dalla nera ingratitudine di lui, quanto dagli imperscrutabili voleri del Fato, che chiama Enea a salpare per nuovi lidi).<\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 chiara. L&#8217;uomo felice ben difficilmente riesce a compatire veramente il proprio simile sofferente, nel senso etimologico di \u00abcum patire\u00bb, di soffrire insieme; possono riuscirvi, talvolta, coloro che (come Didone) hanno provato a loro volta le angosce della solitudine, del dolore, dello smarrimento.<\/p>\n<p>Il filosofo potrebbe trarre almeno una conclusione interessante da una simile constatazione: ossia che l&#8217;animo umano aspira con tanta forza alla felicit\u00e0, che, quando per caso l&#8217;ha raggiunta, non riesce neppure a concepire la situazione spirituale di chi \u00e8 travolto dalla sofferenza; mentre quest&#8217;ultimo riesce ad immaginare benissimo le sensazioni e i pensieri dell&#8217;uomo felice, perch\u00e9 sono quelle che vorrebbe provare lui.<\/p>\n<p>Ad esse, pertanto, si abbandona come in un languido sogno ad occhi aperti, simile a chi sente di possedere un tesoro prezioso, ma non sa pi\u00f9 dove esso si trovi; oppure si accorge di averne smarrito la chiave, forse per sempre, e si consuma in una dolorosa nostalgia.<\/p>\n<p>Questo, almeno, \u00e8 ci\u00f2 che accade nel piano del finito.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio l\u00ec che la nostalgia della patria perduta pu\u00f2 consentire all&#8217;essere umano di effettuare il movimento decisivo, cio\u00e8 il salto verso il piano dell&#8217;Assoluto: nel quale soltanto egli potr\u00e0 appagare quella sete ardente di bellezza, bont\u00e0 e verit\u00e0 che sempre lo accompagna e che sembra essergli stata data come caparra dell&#8217;infinito e come stimolo verso l&#8217;eterno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella stupenda prima ecologa delle \u00abBucoliche\u00bb di Virgilio vengono messi a confronto il dolore del pastore Melibeo, costretto ad andarsene per sempre dal suo podere, occupato<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-28039","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28039","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28039"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28039\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28039"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28039"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28039"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}