{"id":28035,"date":"2017-05-14T07:02:00","date_gmt":"2017-05-14T07:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/05\/14\/forse-prezzolini-fu-il-solo-a-comprendere-e-del-noce-fu-il-solo-a-capire-che-aveva-compreso\/"},"modified":"2017-05-14T07:02:00","modified_gmt":"2017-05-14T07:02:00","slug":"forse-prezzolini-fu-il-solo-a-comprendere-e-del-noce-fu-il-solo-a-capire-che-aveva-compreso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/05\/14\/forse-prezzolini-fu-il-solo-a-comprendere-e-del-noce-fu-il-solo-a-capire-che-aveva-compreso\/","title":{"rendered":"Forse Prezzolini fu il solo a comprendere e Del Noce fu il solo a capire che aveva compreso"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0Da quando Marx ha proclamato che i filosofi devono smetterla di ragionare sul mondo, ma rimboccarsi le maniche per cambiarlo, in tutto il pensiero occidentale si \u00e8 verificato un gigantesco fenomeno di &quot;fuga in avanti&quot;.\u00a0<\/p>\n<p>Da quel momento non c&#8217;\u00e8 stata pi\u00f9 pace: gli intellettuali, volendo farsi perdonare secoli di passivit\u00e0 e di distacco dai problemi concreti della vita, si sono lanciati in una corsa furiosa per superarsi continuamente in fatto di impegno ideologico, militanza politica, impazienza rivoluzionaria. Verso destra (fascismo) o verso sinistra (comunismo), l&#8217;importante era andare sempre pi\u00f9 in l\u00e0; e quelli che meno erano disposti ad uscire dal chiuso e confortevole mondo delle loro cattedre universitarie, delle direzioni dei giornali o dai posti in prima fila nei salotti letterari, proprio quelli si sono scalmanati pi\u00f9 di tutti gli altri, lanciando lo slogan dell&#8217;armiamoci e partite.<\/p>\n<p>\u00a0Costoro, infatti, avevano una doppia colpa da farsi perdonare: quella, comune alla loro razza, di una secolare evasione dai problemi reali della societ\u00e0; e quella, loro specifica, di scarsa propensione a sporcarsi le mani scendendo in strada e affrontando la vita, come tutti gli altri che lavorano, producono, rischiano.<\/p>\n<p>\u00c8 stato, lo ripetiamo, un fenomeno mondiale, sincronico &#8211; del resto &#8211; alla diffusione della societ\u00e0 di massa, che ne \u00e8 lo scenario tipico e inconfondibile; in Italia, per\u00f2, ha assunto caratteri peculiari. Da noi, pi\u00f9 che altrove, esisteva una tradizione di distacco fra la cultura delle \u00e9lites e quella delle masse; dunque, il tempo da recuperare era doppio o triplo che in altri Paesi, e la casta degli intellettuali nostrani (perch\u00e9 di una autentica casta si trattava e si tratta) aveva molte pi\u00f9 cose da farsi perdonare.<\/p>\n<p>Ai primi del Novecento, poi, questo ribollimento generale si \u00e8 incontrato e si \u00e8 fuso con la frenesia delle Avanguardie, anch&#8217;esse impegnate a scavalcarsi l&#8217;una con l&#8217;altra in senso antitradizionale, sovversivo e rivoluzionario; sicch\u00e9 le due spinte si sono sommate, specie nel Futurismo, con il risultato di produrre la nascita fulminea di un movimento artistico e letterario la cui ragion d&#8217;essere consisteva nella rabbia iconoclasta contro i musei, le biblioteche, la grammatica, la sintassi, la punteggiatura, la pace, l&#8217;umanitarismo, la donna, il sonno e il riposo; in breve, una sorta di crisi epilettica o di delirium tremens per cervelli vuoti e sovreccitati dalla noia.<br \/>\nSi assiste cos\u00ec allo spettacolo grottesco, e un tantino repellente, di un Filippo Tommaso Marinetti che, fra un duello e l&#8217;altro, compone poesie per celebrare la bellezza incomparabile degli intestini fumanti sparsi sui campi di battaglia, mentre sentenzia che la guerra \u00e8 la sola igiene del mondo e di un pubblico giovanile (e meno) che va in visibilio davanti a simili sconce insulsaggini; mentre il loro autore, dismessi i panni del dinamitardo sanguinario, indossa con la massima disinvoltura il doppiopetto di accademico d&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Lo scoppio della prima guerra mondiale e, poi, delle due rivoluzioni russe del 1917 (la prima delle quali, non si sa perch\u00e9, \u00e8 stata completamente dimenticata, pur essendo stata assai pi\u00f9 &quot;popolare&quot; dell&#8217;altra, quella di Ottobre), offre la saldatura ideale fra l&#8217;ala &quot;letteraria&quot; e quella &quot;politica&quot; degli intellettuali militanti in cerca di legittimazione civile. Se la guerra, come teorizzato da Marinetti, \u00e8 uno spettacolo estetico, allora va da s\u00e9 che manifestare a favore della guerra presenta il doppio vantaggio di rompere il sonno degli intellettuali poltroni e panciafichisti e di realizzare quella unit\u00e0 fra arte e vita che gi\u00e0 i decadenti avevano postulato, dal Dorian Gray di Wilde al Des Esseintes di\u00a0 Huysmans, passando per l&#8217;Andrea Sperelli di D&#8217;Annunzio.<\/p>\n<p>Non vogliamo immiserire e ridicolizzare le ragioni dell&#8217;interventismo, che fu un fenomeno europeo veramente di massa; ma \u00e8 certo che vi fu anche questa componente: quella di una pletora di scrittori, giornalisti, professori, che vollero lavare per sempre l&#8217;onta di essere intellettuali da salotto e mostrare i muscoli anche loro; meglio ancora, poi, se si trattava di mostrarli soltanto e di spingere al macello i loro giovani lettori e i loro ingenui e generosi studenti.<\/p>\n<p>Se la borghesia aveva voluto la guerra per \u00abcementare la nazione\u00bb (e prevenire la rivoluzione, dopo il campanello d&#8217;allarme della &quot;settimana rossa&quot;), alla fine si trov\u00f2 fra le mani, nonostante la vittoria, una societ\u00e0 ancor pi\u00f9 disgregata e uno Stato ancor pi\u00f9 debole e screditato che nel 1914; e, quindi, un pericolo di sovversione e di rivoluzione ancora pi\u00f9 grande, specie dopo il temibile esempio dell&#8217;Ottobre in Russia.<\/p>\n<p>A quel punto i nodi vennero al pettine tutti in una volta; e la dissoluzione morale e politica della societ\u00e0 italiana fu &quot;congelata&quot; dal ventennio della dittatura fascista, ma solo per esplodere a ritmo accelerato nel secondo dopoguerra. Lo stato italiano \u00e8 morto l&#8217;8 settembre 1943 e non si \u00e8 pi\u00f9 ripreso, se non nella facciata; la societ\u00e0 continua lentamente a putrefarsi, mentre intere regioni sono in balia della malavita organizzata, vero e proprio antistato mafioso.<\/p>\n<p>E gli intellettuali, che cosa hanno fatto in tutto questo tempo? Dapprima si sono ferocemente divisi davanti alla crisi del primo dopoguerra; poi si sono combattuti a morte nella guerra civile, e non per modo di dire: si veda, ad esempio, l&#8217;ordine di far fuori Giovanni Gentile impartito, sia pure con parole in codice, da Concetto Marchesi; o la fucilazione degli attori Osvaldo Valenti e Luisa Ferida da parte dei partigiani. Finita la guerra e caduto definitivamente il fascismo, quegli stessi baldi intellettuali che ne avevano cantato le lodi si sono scoperti una veemente indignazione antifascista (i &quot;sacri furori&quot; della \u00abConversazione in Sicilia\u00bb di Vittorini) e tutti, quasi dal primo all&#8217;ultimo, sono passati armi e bagagli nel campo dell&#8217;antifascismo militante, a cominciare da Curzio Malaparte, Luigi Barzini e Indro Montanelli.<\/p>\n<p>Tutti indignati nel 1915 (contro i vili neutralisti, prezzolati dall&#8217;oro germanico); tutti indignati nel 1945 (contro il fascismo e le sue turpitudini, ma dopo averlo incensato per vent&#8217;anni); tutti indignati nel 1968 (contro l&#8217;immobilismo della societ\u00e0 italiana, in cui pure avevano sguazzato e costruito le loro carriere); tutti indignati nel 1992 (contro Tangentopoli e la partitocrazia); tutti indignati nel 1994 (contro il clientelismo e l&#8217;assistenzialismo della sinistra); tutti indignati nel 2006 (contro l&#8217;arroganza e il dilettantismo della destra); e di nuovo indignati nel 2008 (vedi alla penultima voce)&#8230; Sempre sacrosantamente indignati; sempre titanicamente soli e coraggiosi; sempre con le carte in regola per far la voce grossa contro degenerazioni, abusi, privilegi e pastoie di un Palazzo\u00a0 arteriosclerotico, disonesto e pasticcione. E, sempre, rigorosamente impegnati e militanti; sempre interpreti e paladini della sete di giustizia della societ\u00e0 civile contro gli abusi, gli sprechi e i tartufismi di un Palazzo con cui, ovviamente, loro non hanno nulla da spartire&#8230;<\/p>\n<p>In questo spettacolo desolante, un figura si staglia con una sua dignit\u00e0 e una sua compostezza, attraverso le convulsioni dell&#8217;Italia novecentesca: quella di Giuseppe Prezzolini.<br \/>\nFu amico di Papini e di Croce, di Gobetti e di Mussolini; tenne la schiena dritta davanti a tutti; e non rinneg\u00f2 le sue amicizie quando ragioni di opportunit\u00e0 lo avrebbero consigliato: non insult\u00f2 Gobetti dopo la sua fine e non sput\u00f2 sul cadavere di Mussolini a Piazzale Loreto.\u00a0<br \/>\nLa sua posizione culturale, fra &quot;Il Leonardo&quot; e &quot;La Voce&quot; e, poi, tra fascismo e antifascismo, fu giudicata da molti, nel migliore dei casi, \u00abambigua\u00bb, mentre era semplicemente la posizione di un uomo libero, che sapeva vedere pi\u00f9 lontano degli altri e che cercava le ragioni della concordia e della collaborazione anche, quando gli odi pi\u00f9 imperversavano e dividevano gli animi, togliendo la serenit\u00e0 di giudizio anche ai migliori.<\/p>\n<p>Nella stagione dell&#8217;odio e dello scontro frontale, Prezzolini ha cercato di comprendere le ragioni di entrambi, fascisti e antifascisti; e, dopo la caduta del regime, si \u00e8 adoperato perch\u00e9 ne venisse fatto un \u00abnecrologio onesto\u00bb: tanto \u00e8 bastato perch\u00e9 egli fosse accusato di ondeggiamento ideologico e di sostanziale \u00abambiguit\u00e0\u00bb, se non, addirittura, di opportunismo.<\/p>\n<p>Invece, forse, Prezzolini aveva saputo vedere pi\u00f9 lontano di tanti altri; aveva saputo comprendere sia le ragioni storiche che avevano determinato il successo del fascismo e il sostanziale consenso del popolo italiano, sia quelle che ne avevano determinato la rovinosa caduta e la fine ingloriosa. E basterebbe questo per rendergli giustizia sul piano etico e intellettuale.<\/p>\n<p>Pure, Prezzolini non \u00e8 stato capito.<\/p>\n<p>Sono stati capiti e &quot;perdonati&quot; tanti altri, compresi alcuni che aderirono apertamente al regime (salvo poi abiurare solennemente, cospargendosi il capo di cenere); lui, no. La &quot;colpa&quot; che non gli \u00e8 mai stata perdonata: quella di non essersi schierato con decisione; quella di non aver demonizzato la parte avversa, rifiutandosi di prenderne in considerazioni le ragioni.<\/p>\n<p><em>Horribile dictu<\/em>, durante il regime egli &#8211; che si era stabilito in America &#8211; rientrava in Italia abbastanza regolarmente, rifiutando di vestire i pani dell&#8217;emigrato iriducibile; e non disdegnava di parlare con Mussolini, lui che aveva stimato Gobetti&#8230;<\/p>\n<p>In tanta mediocrit\u00e0 intellettuale, in tanto grigiore civile spicca la posizione del filosofo Augusto Del Noce, il quale &#8211; a quanto ci risulta &#8211; \u00e8 stato uno dei pochissimi, forse l&#8217;unico, a rendere pienamente giustizia a questo grande italiano, schivo e sdegnoso, ma non arcigno, che conserv\u00f2 la sua bella giovinezza (era nato a Perugia nel 1882 e mor\u00ec centenario, a Lugano, nel 1982) in un modo che apparirebbe quasi inspiegabile, se davvero egli fosse stato &#8211; come dissero i i soliti Soloni e moralisti da quattro soldi &#8211; il simbolo vivente di una certa fiacchezza, di una certa senile stanchezza della classe colta italiana, incapace di perseverare nei suoi propositi di rinnovamento e sempre propensa a sedersi pigramente a met\u00e0 strada, paga dei primi risultati raggiunti.<\/p>\n<p>Ha scritto Del Noce nel suoi libro \u00abFascismo e antifascismo. Errori della cultura\u00bb (Milano, Leonardo, 1995, pp. 195-201):<\/p>\n<p><em>Possiamo vedere\u00a0 nel &quot;Manifesto dei conservatori&quot; la conclusione della polemica con Gobetti iniziata negli anni &#8217;20, che pu\u00f2 trovare la sua piena espressione soltanto nella critica della mentalit\u00e0 rivoluzionaria.<br \/>\nVediamo ora come Prezzolini vi \u00e8 giunto. Nel 1950 fu sollecitato da Longanesi, che combatteva una campagna\u00a0 scetticheggiante\u00a0 sulle tracce ideali (credo che questa sia l&#8217;interpretazione esatta) di Adriano Tilgher, contro la mentalit\u00e0 azionista e comunista\u00a0 e contro la versione antifascista\u00a0 del conformismo, a far ritorno\u00a0 nella cultura italiana. Comparve allora un Prezzolini nuovo e inatteso, che chiedeva si ponesse fine\u00a0 all&#8217;interpretazione demonologica del fascismo per passare al giudizio storico , e ci\u00f2 &quot;senza concedere nulla al fascismo&quot;.\u00a0 Si pu\u00f2 dire che, dopo il 1960, questo indirizzo si \u00e8 imposto, per ostacoli che ancora incontri. Ma allora le cose erano del tutto diverse; e mi sia lecito dire che lo sa chi adesso scrive: quanti consigli (sia concesso l&#8217;eufemismo) a non mettersi per questa via, o ostacoli alla pubblicazione, o accuse di reazionario! Cos\u00ec che solo nel 1959 potei pubblicare una semiclandestina rivista, &quot;L&#8217;Ordine Civile&quot;, uno scritto sull&#8217;interpretazione storica del fascismo, che venne poi nelle mani dell&#8217;attentissimo storico Nolte,\u00a0 e fu da lui tradotto in tedesco. L&#8217;argomento che\u00a0 generalmente veniva addotto era che in linea di diritto questa ricerca\u00a0 era legittima, ma che dovesse essere rinviata a un tempo pi\u00f9 lontano, quando le passioni fossero placate e non vi fossero pi\u00f9 pericoli di &quot;rigurgiti fascisti&quot;; e che non deponeva bene sul carattere di chi lo proponeva, l&#8217;essere invogliato l&#8217;essere invogliato di occuparsi di un argomento che a spiriti nobili doveva ripugnare; e che tale sforzo per comprendere, e quindi in qualche maniera per giustificare, minacciava di allentare quella tensione antifascista\u00a0 in cui era il segno primo della moralit\u00e0, quello a cui gli altri potevano venir ricondotti.\u00a0 Ma prescindiamo, nel seguire i ricordi, da tanti ostacoli.\u00a0 A me appariva come il passaggio a questo giudizio storico fosse il problema culturale e politico pi\u00f9 importante,\u00a0 re che solo procedendo da esso &quot;si potesse salvare la libert\u00e0\u00a0 da nuovi pericolo totalitari&quot;; ed era quasi soltanto nella lettura di Prezzolini che trovavo, all&#8217;inizio, conforto in questa idea.<\/em><\/p>\n<p><em>Pensavo, e penso, questo, perch\u00e9 in conseguenza di simile mancanza di giudizio storico, avviene che il fascismo sia cangiato in una sorta di categoria metastorica o di principio metafisico; ora identificato con l&#8217;ultimo stadio della borghesia, ora, in Occidente soprattutto, con lo spirito autoritario e repressivo. Sempre con un&#8217;essenza del male\u00a0 che, nei tempi recenti, si sarebbe manifestata allo stadio pieno. Si era, insomma, al tema delle &quot;due citt\u00e0&quot;, ma completamente secolarizzato; in maniera che dipendesse dall&#8217;uomo il passaggio dalla citt\u00e0 del peccato alla citt\u00e0 di Dio. Ma che altro \u00e8 il totalitarismo se non questa secolarizzazione del tema delle &quot;due citt\u00e0&quot;? Il passaggio alla citt\u00e0 libera dai contrasti dovrebbe avvenire per opera dell&#8217;uomo. Una volta eliminato il capitalismo&#8230; una volta eliminata la razza giudaica&#8230; Una volta eliminato lo spirito autoritario\u00a0 e repressivo. Non importa guardare ai totalitarismi\u00a0 ormai spenti. Il pericolo totalitario dipende oggi da questa entificazione del fascismo a principio del male; e il problema della difesa della libert\u00e0 coincide, per l&#8217;Europa occidentale almeno,\u00a0 con il passaggio dalla veduta gnostico.-manichea\u00a0 a una veduta storica del fascismo. A me pare che il grande merito di Prezzolini stia nell&#8217;avere inteso questo; e che , in nome dell&#8217;amore della libert\u00e0 (che certo include l&#8217;opposizione al fascismo, ma non si identifica in essa) si debba esser grati al Prezzolini di quest&#8217;ultimo periodo assai pi\u00f9 che per il &quot;Leonardo&quot; o per la stessa &quot;Voce&quot; e, a tanto maggior ragione,\u00a0 per il suo interventismo. Col che non si fa che corrispondere a quel che egli pensa di se stesso,\u00a0 perch\u00e9 la sua autocritica degli ultimi vent&#8217;anni lo ha portato\u00a0 ad abbandonare le varie forme che dipendono da un solo errore , la sostituzione della storia a Dio: il pensiero rivoluzionario, l&#8217;idealismo militante de &quot;La voce&quot;, il futurismo, che, secondo un&#8217;espressione che fu usata da Gobetti, gi\u00e0 caratterizzava il &quot;Leonardo&quot;.<br \/>\nTorniamo alla domanda proposta all&#8217;inizio. Credo che non possa ormai essere pi\u00f9 posta in dubbio\u00a0 la coerenza del pensiero di Prezzolini nell&#8217;intero suo sviluppo; e che risulti che il suo punto pi\u00f9 problematico debba venir ravvisato in questa impossibilit\u00e0, dal punto di vista dell&#8217;idealismo militante de &quot;La Voce&quot;, scegliere tra fascismo e antifascismo. Il che importa:<\/em><\/p>\n<p><em>1)la reciproca impossibilit\u00e0 di fascismo e antifascismo di passare a un giudizio storico sull&#8217;avversario, con le conseguenze che si son dette;<\/em><\/p>\n<p><em>2)\u00a0la necessit\u00e0 di procedere al di l\u00e0 di fascismo e antifascismo, che pu\u00f2 essere realizzata soltanto attraverso la critica di quell&#8217;orizzonte culturale comune che condiziona entrambi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ne siamo ancora all&#8217;interno? Molta acqua \u00e8 passata sotto i ponti dal 1903 a oggi,; ma come possiamo dimenticare che a quello stesso anno risale la nascita del marx-leninismo con &quot;Che fare?&quot;, quindi della politica comunista di questo secolo; e che &quot;La Critica&quot; segue alla pi\u00f9 importante polemica sul marxismo teorico che si fosse sino allora svolta in Occidente; in modo da poter dire che alla liquidazione del marxismo occidentale compiuta da Croce, abbia corrisposto in Lenin la sua riaffermazione orientale? Bisogna quindi raffrontare sempre questi due orizzonti.<br \/>\nChi pensa che ne siamo lontani \u00e8 tratto in inganno, o volutamente giuoca\u00a0 sul termine &quot;idealismo&quot; per poi argomentare cos\u00ec: dopo il 1930 si \u00e8 iniziato un processo di distacco, lento ma irreversibile, dalla cultura idealistica; dopo il 1950 pressoch\u00e9 tutti gli intellettuali l&#8217;avrebbero abbandonata, come ancora romantica; e si sarebbero divisi, i laici, tra neomarxisti e neoilluministi per dar poi luogo a varie sottospecie.\u00a0 In realt\u00e0, il tratto caratteristico di questa cultura \u00e8 un laicismo che esclude cos\u00ec naturalismo\u00a0 come soprannaturalismo, e insieme intende differenziarsi dalla forma in cui questa esclusione \u00e8 pronunziata dal marxismo. L&#8217;idealismo non ne fu che una tappa a cui successe, nello stesso Croce, lo storicismo. Ponendoci da questo punto di vista, vediamo che le nuove filosofie sono state recepite in Italia attraverso disposizioni intellettuali che dipendono dall&#8217;orizzonte che si \u00e8 detto. Cos\u00ec le posizioni neomarxiste lo sono state, secondo antecedenti forme di pensiero di origine crociana e gentiliana; cos\u00ec il mosaico neoilluminiusta si inserisce nello svolgimento dell&#8217;incontro con l&#8217;illuminismo\u00a0 dell&#8217;idealista Gobetti.<\/em><\/p>\n<p><em>Dunque per l&#8217;esigenza giustissima asserita da Gobetti di andar oltre la distinzione di fascismo e antifascismo occorre &quot;criticare questo orizzonte&quot;. Perch\u00e9 l&#8217;antifascismo di tipo azionista si trova obbligato a questa entificazione del fascismo in principio del male (nella sua forma pi\u00f9 recente \u00e8 costretto ad accogliere quella identificazione col fascismo con l&#8217;emergere allo stato puro dello spirito autoritario o repressivo, nozione mitica, se altra ce ne fu, o punto limite di quel mitologismo che \u00e8 proprio dello scientismo).\u00a0 Questa entificazione coincide con l&#8217;impossibilit\u00e0 di del passaggio a un giudizio, conseguenza inevitabile dati che l&#8217;antifascismo di questo tipo si trova subordinato al fascismo nell&#8217;opposizione. Talmente subordinato che al suo inizio, e quando pretendeva di porsi come nuova posizione politica, non riusc\u00ec neppure a trovare un nuovo termine per definirsi: e riesum\u00f2 la vecchia denominazione risorgimentale di partito di azione o ricorse alla giustapposizione dei termini di liberalismo e socialismo (quel che Croce chiam\u00f2 &quot;l&#8217;ircocervo&quot;).<br \/>\nSi pu\u00f2 averne conferma indiretta da uno scritto del filosofo politico che rappresenta l&#8217;ultimo anello di quella &quot;linea torinese&quot; che ha in Gobetti il suo inizio: Norberto Bobbio. Si tratta di uno scritto esemplare per coerenza e rigore scientifico; ma che &quot;appunto per ci\u00f2&quot; lascia apparire chiara la possibilit\u00e0 di conclusioni diverse da quelle a cui arriva il suo autore.<\/em><\/p>\n<p><em>Scrive Bobbio: &quot;L&#8217;unica ideologia nata in funzione\u00a0 della lotta antifascista e che la fine del fascismo, invece di attuare, dissolse, fu quella di diversi gruppi di intellettuali che da diverse parti\u00a0 confluirono nel partito d&#8217;azione. Poich\u00e9 il fascismo era, in quanto dittatura, antiliberale, e, in quanto\u00a0 regime della classe borghese, antisocialista, l&#8217;antifascismo integrale non poteva essere o soltanto liberale o soltanto socialista, ma insieme liberale e socialista. Negazione del fascismo che era stato negazione di liberalismo e di socialismo, voleva dire affermazione contemporanea di entrambi. Il rinnovamento totale non poteva venire che da un&#8217;ideologia antifascista totale. Poich\u00e9 il rinnovamento totale comportava una trasformazione rivoluzionaria, la nuova ideologia si contrapponeva a ogni forma di restaurazione del passato prefascista che stava a cuore ai liberali, ma insieme a ogni tentativo rivoluzionario che ripetesse pedissequamente gli schemi\u00a0 di una rivoluzione che si riteneva esaurita nella sua capacit\u00e0 di creazione di una nuova societ\u00e0, com&#8217;era la rivoluzione sovietica&#8230; Rivoluzione, dunque, e non semplice restaurazione; rivoluzione, s\u00ec, ma non comunista o sovietica, ma democratica (o liberale come aveva detto Gobetti).&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>Non potrebbe esser affermato con maggior chiarezza che l&#8217;antifascismo sulla scia di &quot;Rivoluzione Liberale&quot;, unica ideologia sorta in funzione della lotta antifascista, trae il suo contenuto dalla semplice negazione del fascismo, e trova il suo criterio nel tentativo di portarla alla radicalit\u00e0 estrema. Di pi\u00f9: \u00e8 in questa ricerca che incontra le varie forme di filosofia e di cultura sorte in altri paesi, e che le giudica secondo il solo metro della &quot;progressivit\u00e0&quot; (o dell&#8217;antifascismo, avendo identificato fascismo con reazione).<\/em><\/p>\n<p><em>E qui traspare la sua debolezza (gravissima per una forma di pensiero che, nell&#8217;intenzione, \u00e8 tanto avversa all&#8217;irrazionalismo e ai miti): l&#8217;aver sostituito l&#8217;ideologia con la filosofia. Un parallelo col marxismo pu\u00f2 servire a chiarire questo punto: nel caso del pensiero di Marx abbiamo una filosofia che si fa politica; in quello dell&#8217;antifascismo, un&#8217;avversione politica\u00a0 che cerca una filosofia che la giustifichi. Siamo nel caso tipico di un pensiero eclettico, salvo che si tratta di un eclettismo non pi\u00f9 di destra, ma di sinistra; e che, dopo l&#8217;abbandono della filosofia di Croce come giustificazione insufficiente, cerca la sua giustificazione nella combinazione di un esistenzialismo che non \u00e8 pi\u00f9 esistenzialismo, di un prammatismo che non ha pi\u00f9 i caratteri specifici del prammatismo, di un marxismo che non \u00e8 pi\u00f9 marxismo; e via via deve percorrere la sua strada sino alla negazione scientifica della filosofia.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma il pi\u00f9 curioso \u00e8 che l&#8217;antifascismo deve incontrare, rovesciato, lo stessi itinerario di Prezzolini. Dopo la sconfitta politica finisce per dar luogo a qualcosa che \u00e8 molto simile ala Societ\u00e0 degli Apoti. Poi con la &quot;politica della cultura&quot; ripropone in sostanza quella figura dell&#8217;intellettuale impegnato nella trasformazione della societ\u00e0, che era gi\u00e0 stata de &quot;La Voce&quot;.\u00a0<br \/>\nPoi ancora si impegna nelle vie della spovincializzazione dell&#8217;Italia e delle negazioni della tradizione, che erano state proprie del &quot;Leonardo&quot;: i discepoli, imboccando la via della contestazione, ritrovano o prolungano i temi e gli atteggiamenti che furono propri di quella rivista, in una forma per cui non sono pi\u00f9 arginati da &quot;La Critica&quot;. Al fondo c&#8217;\u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0 di render conto storicamente del fascismo, se non in\u00a0 termini indeterminatissimi: lo stesso Bobbio parla della\u00a0 &quot;esplosione&quot; virulenta di mali endemici dello sviluppo della societ\u00e0 italiana e di vizi cronici del nostro popolo&quot;, riassumendo in termini sintetici quell&#8217;interpretazione che fu detta &quot;rivelativa&quot;, e che vede nel fascismo un &quot;errore contro la cultura&quot; e non gi\u00e0 &quot;un errore della cultura&quot;; dimenticando che Mussolini non fece che impersonare un mito di uomo politico che era stato costruito pezzo per pezzo dalla cultura italiana del &#8216;900, ognuna delle forme in cui si era manifestata portandovi il suo contributo (onde il &quot;fascio&quot;).\u00a0 Certamente tra questi intellettuali vi fu anche Prezzolini. Ma sono suoi grandi meriti il non aver minimamente fruito dei privilegi che ci\u00f2 gli avrebbe procurato al tempo del successo del fascismo, e l&#8217;aver rivendicato, senza assumere affatto l&#8217;attitudine del penitente, le sue responsabilit\u00e0 al momento della disgrazia. E, soprattutto, l&#8217;autocritica che investe questo intero orizzonte di cultura, individuato nella sostituzione della storia a Dio. Sta in questo errore la radice della mentalit\u00e0 rivoluzionaria e la contraddizione che c&#8217;\u00e8 nella stessa idea di rivoluzione liberale.\u00a0 Muove di qui quel suo abbandono, di cui gi\u00e0 si \u00e8 detto, delle posizioni intellettuali e pratiche che aveva professato nel suo periodo di intellettuale militante; dell&#8217;immanentismo filosofico, dell&#8217;interventismo de &quot;La Voce&quot;, del negativismo di &quot;Leonardo&quot;. L&#8217;esito \u00e8 un conservatorismo, di cui sarebbe da studiare il nesso con la tesi filosofica affermata in &quot;Dio \u00e8 un rischio&quot;, che mi pare si possa definire come un empirismo del tutto dissociato dallo scientismo e che quindi non esclude la possibilit\u00e0, senza affermare la certezza, di un Dio trascendente.<\/em><\/p>\n<p><em>Tornando al suo giudizio sulla storia presente, importano due rasi del &quot;Manifesto dei conservatori&quot;: &quot;i tempi nostri potrebbero essere definiti (in Italia) la corruzione del Risorgimento&#8230;Un conservatore che sostenesse il ritorno ad antiche consuetudini potrebbe sembrare e sarebbe un rinnovatore&quot;. Prezzolini non ha rinunciato ai suoi ideali di rinnovamento; ma afferma oggi che rinnovamento non pu\u00f2 voler dire ricerca di una &quot;rivoluzione ulteriore a quella marx-leninista&quot; (tentativo comune delle varie forme della cultura italiana del &#8216;900, quando hanno cercato di passare alla pratica politica: cos\u00ec a Gentile, come a Gobetti e ai loro continuatori; con l&#8217;eccezione di Croce il cui conservatorismo \u00e8 per\u00f2 in contraddizione con la sostituzione della storia a Dio), dato che &quot;questa rivoluzione si risolve in dissoluzione&quot;.\u00a0 Mi sembra che questa sia la sua tesi, anche se non si serve di queste parole.\u00a0 ma, In fondo quest&#8217;assenza di giudizio storico sul fascismo non dirige l&#8217;intellettuale militante contro il paese reale identificato con i suoi vizi cronici, quindi verso una cultura di sradicamento, portata a una dissacrazione di tutti i valori tradizionali? Non si tratta d cercare colpe di uomini, ma di definire l&#8217;errore di una cultura che, mossa indubbiamente da un&#8217;esigenza di rinnovamento morale, si rovesci\u00f2, negli effetti, nel suo opposto.<br \/>\nOnde la necessit\u00e0 di quel &quot;ritorno ai principi&quot; che fu raccomandato, come Prezzolini ricorda giustamente, cos\u00ec da Machiavelli come da Leone XIII. Ma basta per questo la posizione conservatrice,\u00a0 o \u00e8 necessario un passo ulteriore?<\/em><\/p>\n<p>A questo punto, la posizione di Prezzolini (che, nonostante i numerosi cambiamenti, conserv\u00f2 sempre una sua interna e dignitosa coerenza, e non di tipo paradossale, se con ci\u00f2 si intende casuale), appare caratterizzata da una volont\u00e0 di trasformare la filosofia in azione, di chiara derivazione idealistica e, al tempo stesso (e qui appare particolarmente acuta l&#8217;interpretazione di Del Noce), scientista, nel senso di una deificazione dell&#8217;esistente.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ultima parte del suo itinerario intellettuale, Prezzolini si rese conto dell&#8217;errore commesso e cerc\u00f2 di uscirne, avendo visto con chiarezza &#8211; ma gi\u00e0 lo aveva percepito al tempo del rapporto con Gobetti e con l&#8217;attualismo gentiliano\u00a0 &#8211; che fascismo e antifascismo non erano che due facce di una stessa medaglia, ossia di un errore della cultura italiana (e non di un tradimento dei chierici, nel senso di Benda): quello di aver sacrificato la visione del Paese reale ad una sua mitizzazione in chiave volontaristica e rivoluzionaria.<\/p>\n<p>L&#8217;idealismo \u00e8 stato una filosofia rigorosamente rivoluzionaria, che ha trovato in Gentile lo sviluppo pi\u00f9 conseguente. Ed \u00e8 significativo che sia Gobetti, sia Gramsci siano partiti dall&#8217;attualismo per approdare, rispettivamente, al &quot;socialismo liberale&quot; e al\u00a0 marxismo-leninismo. Fa eccezione Croce, la cui posizione liberal-conservatrice spiega, da un lato, il suo isolamento durante il ventennio fascista, dall&#8217;altro il suo ridimensionamento nel secondo dopoguerra, quando la sua filosofia venne a contatto con quella europea, e se ne pot\u00e9 misurare appieno tutto il provincialismo culturale: una rifrittura dell&#8217;hegelismo in chiave post-romantica.<\/p>\n<p>Se tutto ci\u00f2 \u00e8 vero, allora bisogna ammettere che le varie forme di antifascismo militante, e specialmente quelle pi\u00f9 volontaristiche, come l&#8217;azionismo, hanno manifestato la stessa debolezza originaria del fascismo: una incolmabile distanza dal Paese reale, mascherata dietro parole d&#8217;ordine, formule astratte, buone intenzioni e parecchia retorica.<\/p>\n<p>Caduto il fascismo, \u00e8 caduto l&#8217;azionismo; poi, gradualmente, si \u00e8 dissolto il liberalismo; ultimi a crollare, sulla distanza, il socialismo e il comunismo: come se, una volta scomparso il fascismo, l&#8217;antifascismo programmatico non avesse pi\u00f9 una vera ragione per sussistere.<\/p>\n<p>Particolarmente indicativo \u00e8 il fatto &#8211; su cui, giustamente, si \u00e8 accentrata la critica di Prezzolini &#8211; che l&#8217;antifascismo non abbia mai voluto riconoscere la piena legittimit\u00e0 storica del fascismo: per il liberalismo esso non era stato che una &quot;malattia&quot;; per il socialismo e il comunismo, uno strumento nelle mani della borghesia: degli agrari, degli industriali, dell&#8217;alta finanza. In pratica, sia il liberalismo, sia il socialcomunismo si sono rifiutati di vedere nel fascismo un prodotto organico della societ\u00e0 italiana nel suo complesso; hanno preferito avallare la tesi di comodo, che la piccola borghesia e il ceto contadino e operaio lo abbiano subito, come se fosse stato un corpo alieno,\u00a0 piovuto da un qualche lontano pianeta della Galassia.<\/p>\n<p>Ma, aggiungiamo noi, la cosa pi\u00f9 grave di tutte \u00e8 che si sono rifiutati di vedere qualcosa di non puramente casuale nel fatto che un movimento, da essi considerato\u00a0 sic et simplicter di estrema destra, fosse andato a scegliersi il proprio capo carismatico proprio nelle file dell&#8217;estrema sinistra. E c&#8217;\u00e8 una ragione precisa in questo strabismo della riflessione antifascista sulle origini del fascismo: se si fosse ammesso che Mussolini,\u00a0 proveniente dall&#8217;ala massimalista del Partito Socialista, non tanto aveva voltato le spalle al suo passato fondando i Fasci di combattimento nel 1919, quanto piuttosto aveva impresso una svolta a una tradizione di cui restava tuttora imbevuto, sarebbe apparso che il fascismo non \u00e8 affatto quell&#8217;oggetto alieno e inclassificabile o quel banale manganello brandito dalle forze reazionarie che i suoi avversari hanno descritto, ma un sottoprodotto del socialismo anarchicheggiante, che gi\u00e0 aveva svolto una funzione decisiva sia nell&#8217;interventismo di sinistra, sia nell&#8217;esperienza fiumana (si pensi solo al ruolo di De Ambris nella stesura della &quot;Carta del Carnaro&quot;).<\/p>\n<p>Forse, appunto, bisognerebbe partire proprio da l\u00ec, per comprendere il fascismo: dal 1915 e da quell&#8217;interventismo di sinistra in cui Mussolini (che abbia o no compiuto un voltafaccia rispetto alla linea ufficiale del P. S. I.) non fu affatto un caso isolato. Basterebbero i nomi di De Ambris, Corridoni, Battisti, Salvemini, Bissolati, per mostrare quanto ampio e variegato fosse l&#8217;universo degli interventisti di sinistra (anche a livello internazionale: basti citare il caso del sostegno alla Francia in guerra del leggendario leader anarchico Kropotkin).<\/p>\n<p>\u00a0Il fascismo \u00e8 sorto come prolungamento di quell&#8217;interventismo, come riproposizione di quei temi in chiave di reducismo ed ex combattentismo, e non senza influssi dell&#8217;Ottobre bolscevico (si ricordi che Lenin considerava Mussolini come l&#8217;unico socialista italiano veramente capace di fare una rivoluzione). Se, dunque, il fascismo delle origini \u00e8 stato la forma pi\u00f9 conseguente assunta dall&#8217;interventismo di sinistra a guerra finita, cos\u00ec come l&#8217;interventismo di sinistra era stato la forma pi\u00f9 conseguente di rivoluzionarismo socialista: allora appare chiaro che, come il fascismo reclut\u00f2 il suo nucleo originario &#8211; quello di Piazza San Sepolcro &#8211; negli ex arditi, cos\u00ec il nucleo dell&#8217;antifascismo militante di Gobetti e Gramsci \u00e8 stato una sorta di arditismo antifascista, che gi\u00e0 nella guerra civile spagnola era abbastanza forte da infliggere alle forze mussoliniane la severa sconfitta di Guadalajara.<\/p>\n<p>Ma, cos\u00ec come l&#8217;arditismo della prima guerra mondiale non poteva sopravvivere alla fine della\u00a0 guerra, se non trasformandosi in movimento politico e conquistando il potere, cos\u00ec il contro-arditismo partigiano non poteva sopravvivere a lungo alla caduta del fascismo, neppure agitando costantemente lo spauracchio di una possibile resurrezione del fascismo per giustificare la propria sopravvivenza. Ma si \u00e8 sempre guardato bene dal fare una lucida analisi della propria genesi e di quante cose avesse in comune con il fascismo: a cominciare dal metodo &#8211; la demonizzazione dell&#8217;avversario e la radicale negazione delle sue ragioni &#8211; e proseguendo con la comune matrice idealistica hegeliana, fatta di volontarismo un po&#8217; superomistico e di voluta ignoranza del Paese reale.<br \/>\nIn queste condizioni, \u00e8 chiaro che quella del 1946 \u00e8 stata una mera illusione: illusione di rinnovamento, illusione di rinascita nazionale. Non si pu\u00f2 versare il vino nuovo in otri vecchi; non solo: non si pu\u00f2 nemmeno versare vino vecchio in otri nuovi. E sia il liberalismo, sia il socialcomunismo erano molto pi\u00f9 vecchi di quanto non volessero far credere: vecchi abbastanza da essere stati fratelli siamesi del fascismo, figli dello stesso padre o patrigno &#8211; Hegel &#8211; e dello stesso mito: il mito di una Storia che sa molto bene dove sta andando, perch\u00e9 \u00abtutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale e tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale, \u00e8 reale\u00bb.<\/p>\n<p>Con queste ideologie vecchie, puramente oppositive, non si poteva fare un&#8217;Italia nuova; n\u00e9 si poteva reggere l&#8217;intero edificio della democrazia e della Repubblica sulle basi inconsistenti di un antifascismo senza pi\u00f9 fascismo, cio\u00e8 senza pi\u00f9 il polo negativo del binomio di cui era parte.<br \/>\nDel Noce ha visto bene: il mito rivoluzionario nasce con la pretesa idealistica di sostituire la storia a Dio; e culmina con l&#8217;errore storico del fascismo, seguito dall&#8217;errore uguale e contrario dell&#8217;antifascismo. Entrambi cadono nell&#8217;idolatria della storia, ma senza la capacit\u00e0 di guardare al Paese quale esso \u00e8 realmente: vizio tipico dell&#8217;idealismo. Per i fascisti l&#8217;Italia \u00e8 stata vittima della politica imbelle dei liberali e della demagogia dei socialcomunisti; per liberali e socialcomunisti, essa \u00e8 stata vittima di una truce dittatura imposta soltanto con la forza. Entrambi non possono sopravvivere alla scomparsa del proprio antagonista, n\u00e9 accoglierne le ragioni storiche per dare sostanza alla propria proposta politica.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato l&#8217;intimo dramma dell&#8217;antifascismo italiano, preso in una inestricabile contraddizione con se stesso: perch\u00e9, hegelianamente,\u00a0 ha identificato il reale con il razionale, cio\u00e8 ha identificato se stesso con la storia; ma poi, poco hegelianamente, ha rifiutato di operare una sintesi rispetto alle istanze del proprio avversario. L&#8217;antifascismo, cos\u00ec, \u00e8 divenuto uno storicismo senza dialettica, una guerra dichiarata contro qualche cosa di cui si negava la reale consistenza; anzi, di cui si negava la stessa storicit\u00e0, trasformandolo in un evento metafisico e mitologico.<\/p>\n<p>Giuseppe Prezzolini ha intuito o visto tutto ci\u00f2, e si \u00e8 spinto &#8211; nel\u00a0&quot;Manifesto dei conservatori&quot;<strong>,<\/strong> ancora pi\u00f9 in l\u00e0.<\/p>\n<p>Il carattere della scienza moderna \u00e8 quello di trasformare il mondo in un oggetto, di ridurlo a una cosa, o un insieme di cose, manipolabili a piacere. Essendo venuta a mancare un&#8217;istanza di ordine superiore, una istanza basata sui valori del vero e del falso, del bene e del male, del giusto e dell&#8217;ingiusto, tutti gli uomini sono diventati cose per ogni altro uomo: o strumenti di piacere e di potere, oppure ostacoli da abbattere.<\/p>\n<p>Ora<strong>,\u00a0<\/strong>Prezzolini rivendica il suo diritto ad essere un conservatore proprio in base alla constatazione che la cultura di sinistra privilegia la categoria dei diritti rispetto a quella dei doveri: dunque, essa va nella direzione dello scientismo, ossia nella riduzione degli enti a cose da sottomettere e strumentalizzare<strong>.<\/strong>\u00a0Scientismo e idealismo hanno un elemento fondamentale in comune, nonostante le apparenze: pretendono di ridurre gli enti a oggetti manipolabili a piacere:\u00a0 l&#8217;uno in nome della Scienza, l&#8217;altro in nome dell&#8217;Idea (che s&#8217;incarna nella Storia).<\/p>\n<p>Dobbiamo dire un grazie a Giuseppe Prezzolini per averci aiutati a comprendere questi meccanismi culturali e queste dinamiche nascoste della societ\u00e0 italiana moderna; e ad Augusto Del Noce per averci aiutato a comprendere Prezzolini, e il nostro debito nei confronti di un maestro ingiustamente dimenticato.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00a0Da quando Marx ha proclamato che i filosofi devono smetterla di ragionare sul mondo, ma rimboccarsi le maniche per cambiarlo, in tutto il pensiero occidentale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[178,185],"class_list":["post-28035","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-italia","tag-karl-marx"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28035","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28035"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28035\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28035"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28035"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28035"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}