{"id":28034,"date":"2015-07-28T09:13:00","date_gmt":"2015-07-28T09:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/io-sono-e-nessuno-nemmeno-io-sa-che-cosa-sono-prezzolini-e-il-mistero-dellautocoscienza\/"},"modified":"2015-07-28T09:13:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:13:00","slug":"io-sono-e-nessuno-nemmeno-io-sa-che-cosa-sono-prezzolini-e-il-mistero-dellautocoscienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/io-sono-e-nessuno-nemmeno-io-sa-che-cosa-sono-prezzolini-e-il-mistero-dellautocoscienza\/","title":{"rendered":"\u00abIo sono e nessuno, nemmeno io, sa che cosa sono\u00bb: Prezzolini e il mistero dell\u2019autocoscienza"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIo sono, e nessuno, nemmeno io, sa che cosa sono\u00bb: con questo paradosso Giuseppe Prezzolini esprimeva tutta la sua perplessit\u00e0, forse il suo disagio esistenziale, oltre che intellettuale, di fronte al mistero dell&#8217;autocoscienza: della coscienza che ha consapevolezza di se stessa, che s&#8217;interroga su chi o che cosa essa sia, sulla sua origine e sulla sua natura, sulle sue possibilit\u00e0 di conoscere e, prima di tutto, di conoscersi.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare almeno la pagina iniziale di questa riflessione (da: G. Prezzolini, \u00abDio \u00e8 un rischio\u00bb, Milano, Rusconi, 1979, pp. 47-50):<\/p>\n<p>\u00abSe guardo la mia mente, si modifica e si oscura; colui che mi risponde non \u00e8 pi\u00f9 quello che volevo interrogare. Quando entro dentro me stesso, non sono pi\u00f9 solo; e quindi non sono pi\u00f9 me stesso; siamo in due; \u00e8 la mia coscienza veduta in uno specchio che la riflette invertita e nell&#8217;atto di trasformarsi o di nascondersi, c&#8217;\u00e8 in me l&#8217;atteggiamento del delinquente che parla con il giudice.<\/p>\n<p>Se io guardo la mente degli altri, debbo contentarmi degli aspetti esteriori, e perci\u00f2 cerco di coglierli quando non si sanno osservati. Quello che vedo e ascolto ordinariamente soltanto ci\u00f2 che lasciano o vogliono rivelare. Ed essi guardano ed ascoltano me, che non voglio rivelare tutto quello che sono. Ogni dialogo tra uomini \u00e8 un colloquio tra bugiardi. Anche io sono un altro per me stesso. Sono lo spettatore di quello che accade in me. Ed un testimonio recalcitrante. Qualche volta un bugiardo.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 la coscienza? Ha per base il corpo e per cima una visione panoramica del mondo che traduce in un linguaggio parlato soltanto con se stessa. Non assiste impassibile. Constata ma anche giudica. Essa provvede ad un cibernetico ordine di reazione e correzione degli stimoli che le vengono di fuori. \u00c8 libera in certi rari momenti di esaltazione, ma la massima parte delle coscienze comuni appare svolgersi in un seguito di passivit\u00e0 e di meccanicit\u00e0. Il mondo dei simili di corpo l&#8217;intimida o la spinge. Coloro che ne son liberi sono pochi ed in pochi momenti della loro vita creativa o attiva. La coscienza \u00e8 lo spettacolo di ci\u00f2 che avviene in noi, cio\u00e8 del prevaler di un istinto, di una accettazione, di un&#8217;ispirazione. Come accade agli eroi e ai delinquenti, ai peccatori ed ai santi, ci vediamo in preda alle forze che ci conducono ad operare. Le menti prendono un avvio e le volont\u00e0 si decidono nel segreto della coscienza. Queste forze sono sconosciute come l&#8217;elettricit\u00e0 \u00e8 sconosciuta nella sua essenza ai fisici e l&#8217;energia della vita ai fisiologi. Che cosa c&#8217;era in Napoleone quando vinse e quando perse? Non lo sapeva nemmeno lui. Gli storici ce lo raccontano dal di fuori, egli ne fu il primo spettatore: nulla di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Soltanto ci\u00f2 che scaturisce nel mio spirito dal profondo e appare immediatamente \u00e8 genuino. Questo mondo che il mio corpo mi costruisce col filtro delle sensazioni, che io non posso modificare in se stesse, e che viene organizzato dalla mia mente, la quale pure non posso trasformare nella sua essenza che mi fu data con i suoi limiti ed entro le sue esigenze, \u00c8 IL SOLO MONDO CHE IO CONOSCO E POSSEGGO.<\/p>\n<p>In questo mondo personale risiede la sola certezza che abbia: chi vede giallo il verde, chi si sente male entrando in una stanza, chi ha antipatia per una persona, e chi prova fiducia per quella stessa persona potranno correggere le loro impressioni; ma non potranno di nulla esser pi\u00f9 certi che di quello che hanno SENTITO interiormente, come risposta di tutto il loro essere, anche se poi la ragione o l&#8217;esperienza loro e di altri diranno che si sono sbagliati. Non si saranno mai sbagliati in quello che la loro coscienza ha testimoniato. Si saranno sbagliati nella interpretazione, nella spiegazione, ma non nel fatto fondamentale, che continuer\u00e0 ad aver per loro una importanza fondamentale.<\/p>\n<p>Ecco anche la forza di quello che chiamiamo &quot;errore&quot;, che \u00e8 poi una verit\u00e0 parziale o momentanea, un gradino della verit\u00e0 (o dell&#8217;errore) seguente. Per sostituirlo si deve, fra l&#8217;altro, rendersi conto dell&#8217;errore e delle sue cause; ossia non si corregge un errore se non innalzandolo al grado di verit\u00e0. Nulla si fonda sul nulla. E tutto quello che si fonda ha una base.<\/p>\n<p>Raccolto intorno al mio io gira tutto il mondo. Non c&#8217;\u00e8 altro pernio, non ha altro di solido. Qualunque dottrina o cognizione che mi venga insegnata, rimane verbale se non si \u00e8 fusa con il mio io, se non si \u00e8 fatta mia verit\u00e0. Tutto riceve un colorito personale dal mio io, e l&#8217;esperienze degli altri non possono penetrarlo: tutto quello che fu scritto sull&#8217;amore non \u00e8 nulla in paragone del nostro &quot;innamorarsi&quot;. Il fatto che adoperiamo le parole degli altri per esprimer questo mondo nostro, non significa nulla altro che ci accontentiamo di un mezzo di comunicazione che sappiamo imperfetto. Soltanto l&#8217;immediato, il genuino conta nella vita. Tutto pu\u00f2 esser migliorato dall&#8217;arte, dalla istruzione e dalla esperienza; ma la creazione \u00e8 sempre un atto interiore fondamentale senza il quale arte, istruzione ed esperienza d&#8217;altri non contano nulla; essa si trova alla base.<\/p>\n<p>Ci son cos\u00ec in noi due mondi: quello che abbiamo fatto noi, o trovato dentro fatto, e che noi abbiamo assistito nella sua rivelazione; e il mondo che abbiamo imparato da altri, parlando o leggendo (che \u00e8 il modo di parlare con persone lontane nel tempo o nello spazio che anche loro l&#8217;hanno ricevuto; oppure lo ripetono da chi l&#8217;ha ricevuto).<\/p>\n<p>Ora, questo mio io, col suo vasto panorama del mondo, che sempre si muta, \u00e8 esso stesso in continuo mutamento INEVITABILE. Il tempo non \u00e8 soltanto la misura del passato e l&#8217;ordine degli eventi, e l&#8217;attesa di quelli a venire ma \u00e8 una NECESSIT\u00c0, una DOMANDA persistente alla quale dobbiamo rispondere. Il futuro non \u00e8 soltanto previsione e speranza; ma \u00e8 una SCADENZA. Ad ogni momento esso aspetta la nostra risposta e vuol esser vissuto; e noi non possiamo far a meno di darla, anche se ci fosse possibile di fermarci, e, immobili e muti come una statua, cercassimo di fermare il nostro pensiero in un assorbimento che lo annullasse completamente: anche questo atteggiamento non servirebbe a nulla, perch\u00e9 sarebbe una RISPOSTA AL FUTURO. Accettare ci\u00f2 che sta per venire \u00e8 gi\u00e0 una decisione, \u00e8 sempre un&#8217;azione; e, come sappiamo, talora formidabile e impegnativa quanto i movimenti pi\u00f9 decisi e le rivoluzioni pi\u00f9 turbatrici.\u00bb<\/p>\n<p>Per Prezzolini, dunque, il fatto dell&#8217;autocoscienza non esprime alcuna verit\u00e0 evidente di per se stessa, tranne il fatto del &quot;sentire&quot; che qualcosa accade in noi, allorch\u00e9 ci troviamo in presenza di certi enti o di certe situazioni.<\/p>\n<p>In particolare, non \u00e8 vero che noi siamo gli autori delle nostre decisioni e delle nostre scelte, perch\u00e9 ogni volta che assumiamo una decisione e operiamo una scelta, in noi vi \u00e8 perlomeno uno sdoppiamento fra colui che interroga e colui che risponde; di fatto, la nostra coscienza altro non \u00e8 che una specie di palcoscenico, sul quale avviene lo spettacolo dei nostri pensieri e dei nostri atti, che, alla loro radice, sono misteriosi a noi stessi. Quanto alla coscienza, essa \u00e8 il testimone dei fatti che le accadono intorno, e null&#8217;altro: non \u00e8 propriamente lei a viverli, ma \u00e8 come se li vivesse qualcun altro. Noi, insomma, siamo misteriosi a noi stessi quanto l&#8217;anima di Napoleone \u00e8 misteriosa per gli storici che tentano di indagarla, ma sono in realt\u00e0 costretti a fermarsi alla constatazione dei suoi atti esteriori. Nessuno sapr\u00e0 mai veramente perch\u00e9 Napoleone ha preso certe decisioni; e, soprattutto, nessuno sapr\u00e0 mai che cosa ne pensava lui, che cosa &quot;sentiva&quot; in cuor suo. Noi siamo un mistero per quel che ci riguarda: nell&#8217;attimo in cui cerchiamo di afferrarlo, esso ci \u00e8 gi\u00e0 sfuggito, perch\u00e9 colui che ci troviamo davanti, dopo aver preso la decisione d&#8217;interrogarlo, non \u00e8 pi\u00f9 quello, ma un altro: noi mutiamo incessantemente, secondo gli stati della nostra coscienza. Non abbiamo un forma definita: siamo come un tessuto che assume qualsiasi forma, o come un liquido che si dispone secondo la forma del recipiente.<\/p>\n<p>Quello di Prezzolini \u00e8, pertanto, un vitalismo assoluto: ogni cosa \u00e8 in continuo fluire, sia dentro che fuori di noi; un vitalismo anteriore a qualsiasi atto determinato della coscienza, perch\u00e9, perfino nel momento in cui volessimo assumere la decisione di lasciar andare la nostra coscienza vigile, per immergerci nel flusso immediato delle sensazioni (un po&#8217; come Vitangelo Moscarda alla fine del romanzo di Pirandello \u00abUno, nessuno e centomila\u00bb), ebbene, perfino allora non saremmo veramente noi stessi, ma colui che prende una decisione, quella di accettare il futuro; e chi prende una decisione \u00e8 qualcuno, o qualcosa, che si concentra in un atto determinato, e dunque, per definizione, non \u00e8 affatto coscienza immediata, ma coscienza che si distacca da s\u00e9 e si pone di fronte a una parte di s\u00e9, come il soggetto di fronte al proprio oggetto. E ci\u00f2 vale anche come critica alla &quot;saggezza&quot; di Zarathustra e alla dottrina nietzschiana dell&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale.<\/p>\n<p>Prezzolini, dunque, con Berkeley, nega che noi possiamo conoscere qualcosa che non sia l&#8217;espressione del nostro percepire, anzi, nega che esista qualcosa all&#8217;infuori di questo; per\u00f2 non accoglie la &quot;pars costruens&quot; della dottrina berkeleiana, perch\u00e9 non ne deduce che deve esistere una Mente Infinta che pensa le menti finite, ma rimane bloccato e, si direbbe, appeso, alla fase negativa, per cui nessun &quot;io&quot; sembra capace di muovere il pi\u00f9 piccolo passo verso il &quot;tu&quot;, anzi, a ben guardare, neppure verso l&#8217;effettiva presa di coscienza di s\u00e9.<\/p>\n<p>Inoltre, a differenza di Berkeley, che rifiuta l&#8217;esistenza d un mondo &quot;oggettivo&quot; posto al di fuori di noi, o meglio, che rifiuta l&#8217;esistenza di un mondo oggettivo di natura fisica (perch\u00e9 non rifiuta affatto, al contrario, un Dio che suscita in noi le percezioni di quel mondo &quot;fisico&quot;, o che \u00e8 tale all&#8217;apparenza), Prezzolini ammette l&#8217;esistenza di un &quot;secondo mondo&quot; oltre al nostro, ossia un mondo di cui abbiamo appreso l&#8217;esistenza da altri, oppure leggendo; ma qui, a nostro giudizio, si contraddice, perch\u00e9 anche questo &quot;secondo mondo&quot; noi non lo riceviamo affatto bell&#8217;e pronto, ma lo filtriamo pur sempre attraverso la nostra coscienza, proprio come l&#8217;altro, che chiamiamo &quot;nostro&quot;, perch\u00e9 formato da noi, oppure perch\u00e9, pur avendolo trovato gi\u00e0 fatto, abbiamo assistito alla sua rivelazione.<\/p>\n<p>Evidentemente, egli si sforza di salvare una certa quota di &quot;realismo&quot;, per non cadere nel baratro del solipsismo totale: vuol credere che questa sedia, che ho qui, davanti a me, esista indipendentemente da me, perch\u00e9 non sono stato io a crearla, ma l&#8217;ho trovata, e non posso farci nulla, essa \u00e8 l\u00ec e l\u00ec rimarrebbe, anche se io non la volessi. Eppure, se la &quot;sedia&quot; \u00e8 davvero un oggetto esterno, come avviene che essa entri nel campo della mia coscienza, se non per mezzo di una percezione da parte mia? Per il cieco, ad esempio, la sedia non esiste, finch\u00e9 non va a sbatterci contro. E, se pure vi sbatte contro, quel che avviene non \u00e8 l&#8217;incontro con una realt\u00e0 oggettiva, ma con una realt\u00e0 pur sempre soggettiva, che verr\u00e0 percepita secondo la coscienza di quel tale soggetto. Nessuno percepisce le cose alla stessa maniera, perch\u00e9 le cose ci sono misteriose, proprio come \u00e8 misteriosa, a noi stessi, la realt\u00e0 della nostra coscienza.<\/p>\n<p>Comunque, a parte l&#8217;influenza di Bergson (e di Sorel), Prezzolini non \u00e8 un vero filosofo, n\u00e9 pretende di porsi tali interrogativi in senso strettamente filosofico: il suo problema fondamentale \u00e8 il problema della verit\u00e0, ed egli se lo pone prima di tutto in quanto giornalista, e giornalista di lusso. Se noi non siano certi di nulla, tranne dei nostri stati elementari di coscienza, come possiamo pretendere di conoscere la verit\u00e0 delle cose, e, per giunta, di raccontarla agli altri? Perch\u00e9 la verit\u00e0 &#8212; e qui \u00e8 Platone che insegna &#8212; \u00e8 sempre, e non pu\u00f2 essere nient&#8217;altro, che la verit\u00e0 del tutto, non mai di una singola parte.<\/p>\n<p>Non per nulla Prezzolini, in una lettera apparsa sul numero 28 de \u00abLa rivoluzione liberale\u00bb, del 28 settembre 1922 (si noti la data: siamo all&#8217;epoca della &quot;marcia su Roma&quot;), auspicava la formazione di una &quot;societ\u00e0 degli apoti&quot;, ossia di tutti coloro i quali, insoddisfatti della politica attuale, intendevano porsi idealmente al di sopra delle fazioni e delle verit\u00e0 partigiane, in nome di una verit\u00e0 disinteressata, cos\u00ec da poter trasmettere alle generazioni future un patrimonio ideale ancora integro, sulla base del quale costruire, o ricostruire, la societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>Ma come arrivare ad una verit\u00e0 disinteressata, cio\u00e8 a una verit\u00e0 totale, integra, completa, se quel che sappiamo, lo sappiamo dalla nostra coscienza, che \u00e8 soggetta ad un continuo mutamento? Ed ecco affacciarsi, dubbiosa, quasi timorosa, l&#8217;ipotesi &quot;Dio&quot;; di un Dio, certo, percepito come un &quot;rischio&quot;, sia per la ragione che per le conseguenze pratiche e morali dell&#8217;assenso. L&#8217;ateo Prezzolini, attratto e respinto dal rischio di Dio, non ha mai osato varcare quella soglia: e tuttavia si \u00e8 posto il problema&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIo sono, e nessuno, nemmeno io, sa che cosa sono\u00bb: con questo paradosso Giuseppe Prezzolini esprimeva tutta la sua perplessit\u00e0, forse il suo disagio esistenziale, oltre<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[119],"class_list":["post-28034","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-dottrina"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28034","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28034"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28034\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28034"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28034"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28034"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}