{"id":28033,"date":"2008-11-23T02:16:00","date_gmt":"2008-11-23T02:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/23\/una-pagina-al-giorno-necrologio-onesto-del-fascismo-di-giuseppe-prezzolini\/"},"modified":"2008-11-23T02:16:00","modified_gmt":"2008-11-23T02:16:00","slug":"una-pagina-al-giorno-necrologio-onesto-del-fascismo-di-giuseppe-prezzolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/23\/una-pagina-al-giorno-necrologio-onesto-del-fascismo-di-giuseppe-prezzolini\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Necrologio onesto del fascismo, di Giuseppe Prezzolini"},"content":{"rendered":"<p>Dal \u00abManifesto dei Conservatori\u00bb di Giuseppe Prezzolini, Rusconi Editore, 1972, pp. 137-144:<\/p>\n<p>\u00abSul mio atteggiamento verso il fascismo molte son le leggende e poche le letture.<\/p>\n<p>Il fascismo dur\u00f2 circa trent&#8217;anni fra incubazione, esplosione, conflagrazione, estinzione. Modificai il mio atteggiamento a seconda di queste vicende. Ma non in vista di appetiti sociali o finanziari, come accadde a molti.<\/p>\n<p>Ero meglio informato di moltissimi italiani. Vivevo all&#8217;estero, oltre gli americani leggevo giornali italiani, e periodici antifascisti di Parigi. Per\u00f2 non credevo molto n\u00e9 a quelli n\u00e9 a questi. C&#8217;erano silenzi e bugie, cecit\u00e0 e fantasie da ambo le parti. Passavo le vacanze in Italia e parlavo in confidenza con pochi amici fascisti e antifascisti fidati. Visitavo Croce e Mussolini.<\/p>\n<p>Non \u00e8 il caso di seguire le mie previsioni. Non sempre sar\u00f2 stato indovino come quando nel 1920 dissi a Gobetti, quasi col cronometro, che il fascismo sarebbe durato venticinque anni.<\/p>\n<p>Ci son due punti sui quali voglio fare il punto.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 la guerra d&#8217;Etiopia., Fu il culmine del fascismo. Persino molti antifascisti si commossero per le sanzioni. Molte loro spose regalarono gli anelli alla patria.<\/p>\n<p>A me l&#8217;impresa non piaceva. La conquista dell&#8217;Etiopia aumentava il numero di sassi che si dovevano raccattare per poter coltivare quelle terre; e poi una colonia separata dal mare e da Paesi nemici non si sarebbe potuta difendere, come accadde infatti, nonostante il valore delle truppe e del Duca d&#8217;Aosta.<\/p>\n<p>Ma mi stizzivano le lezioni di morale di inglesi, americani e francesi. Avevano commesso, anche recentemente, le stesse rapine e ne stavano godendo la gloria ed i benefici, senza pensare un momenti di restituire le terre rubate, secondo le loro idee umanitarie e democratiche, ai popoli ai quali le avevano portate via.<\/p>\n<p>Il secondo punto \u00e8 il giudizio storico sul fascismo. Sono stato uno dei primi a considerare il fascismo come un fenomeno naturale che ha avuto ragioni profonde e uno svolgimento che rientra nei limiti della storia di tutti i tempi. Non va giudicato da un punto di vista morale. Il fascismo \u00e8 un fenomeno degno di attenzione come il comunismo.<\/p>\n<p>In Italia ci fu un tentativo di rinnovare un Paese scosso dalla guerra, e farlo pi\u00f9 orgoglioso, pi\u00f9 energico, pi\u00f9 virile, pi\u00f9 avventuroso, e introdurlo nel gioco delle grandi potenze; Mussolini sbagli\u00f2 l&#8217;ultima carta nel calcolare il nemico e anche la capacit\u00e0 del popolo italiano, e port\u00f2 alla sconfitta e al disastro.<\/p>\n<p>In Russia ci fu dopo la guerra perduta una rivoluzione che voleva presentare al mondo una nuova civilt\u00e0, in cui gli uomini non sarebbero stati pi\u00f9 sfruttati, avrebbero goduto il benessere, la giustizia, l&#8217;affratellamento; ma dopo aver distrutto l&#8217;aristocrazia e aver ucciso alcuni milioni di &quot;coltivatori diretti&quot;, la popolazione viene sfruttata da una burocrazia lenta e incapace a dirigere l&#8217;economia in modo soddisfacente, le spese militari sono le pi\u00f9 alte del mondo, le truppe sono impiegate nel reprimere un altro Paese amico che vuole cambiar di governo, oppure ammassate ai confini di un altro Paese comunista.<\/p>\n<p>Non so perch\u00e9 si voglia fare una differenza morale fra i due. Ambedue i sistemi hanno usato sistemi simili di illusione, di repressione, di eccitamento, di crudelt\u00e0, di ragion di Stato che furon usati per secoli, salvo che in proporzioni maggiori di quelle dei tempi passati. Dunque studiamo questi fenomeni per quello che furono, sena far differenza fra i due.<\/p>\n<p>Oggi c&#8217;\u00e8 una tendenza generale a considerare il fascismo con occhio da storico ed a questa tendenza dir\u00f2 che io mi attenni anche prima che esso avesse compiuto il suo corso e appartenesse al cimitero dei tentativi di dare alla nazione un&#8217;organizzazione capace di conservare nella lotta l&#8217;indipendenza e i propri caratteri nazionali.<\/p>\n<p>Il fascismo pot\u00e9 vantarsi di essere idea italiana che trov\u00f2 imitatori in altri Paesi, e parve, per un certo tempo, soddisfare i bisogni di alcuni Paesi europei e cercare una via di mezzo tra il comunismo e l&#8217;economia liberale. Da questo punto di vista il fascismo corrispondeva ad uno sviluppo generale verificatosi in tutto il mondo, caratterizzato dall&#8217;espandersi delle funzioni economiche dello Stato. Gli episodi di soppressione della libert\u00e0 individuale, l&#8217;arricchimento dei capi, la corruzione pubblica e la crudelt\u00e0 politica che resero odioso il fascismo non erano che avvenimenti superficiali, in nessun modo nuovi nella vita italiana, ma capaci di oscurare la realt\u00e0 che aveva dato origine all&#8217;esperimento fascista.<\/p>\n<p>Il fascismo fu un movimento sociale e politico di notevole importanza, se pot\u00e9 durare ventidue anni. Non pot\u00e9 sorgere senza ragioni profonde, del resto facili a vedersi. Infatti, esso fu principalmente la conseguenza di una guerra, non voluta dalla maggioranza della popolazione, imposta ad essa da piccoli gruppi e da una circostanza di politica estera che non interessava profondamente la popolazione italiana. Tale guerra port\u00f2 uno sconquasso nelle istituzioni liberali, che erano state appiccicate al Paese piuttosto che nate da esso. Ed in quel disordine una minoranza di veterani, di <em>demi-solde<\/em>, che erano stati abituati dalla guerra a comandare, a rischiare la vita ed a toglierla agli avversari, ebbe il sopravvento sopra timidi parlamentari, avvocati chiacchieroni, e organizzazioni operaie abituate alle transazioni ed agli scioperi politici, ma non alla lotta violenta.<\/p>\n<p>Il fascismo fu una delle pi\u00f9 italiane creazioni politiche che ci siano state. Poich\u00e9 se guardiamo alla storia d&#8217;Italia, quali forme originali di Stato si trovano? Prima di tutto il Papato, universale monarchia in principio, ma storicamente in grande parte formata e nutrita da menti e volont\u00e0 italiane, poi i Comuni, oligarchie cittadine mercantile, quindi le Signorie, dittature di fatto e bellicose che diventarono ereditarie e conservatrici col tempo, e poi si salta fino al fascismo, che venne imitato in parecchie parti del mondo.<\/p>\n<p>Esso fu concepito da italiani, fatto da italiani, tenuto in vita da italiani ed accettato, finalmente, con esaltazione ed apparente entusiasmo, dalla maggioranza degli italiani; i quali si adattarono ad alzare la mano in segno di saluto, a marciare col passo dell&#8217;oca, a radunarsi ad ore esatte gridando gli stessi motti, insomma a comportarsi come non si eran mai comportati &quot;collettivamente&quot; in nessuno dei momenti della loro storia, anche quando furono dominati da stranieri.<\/p>\n<p>Il fascismo fu l&#8217;apice del Risorgimento italiano, ed anche l&#8217;ultimo atto del Risorgimento nazionale ed il pi\u00f9 disperato tentativo, non riuscito, di dare unit\u00e0 ai popoli della penisola italiana costituendovi uno Stato forte. Il fallimento di questo tentativo, dovuto a forse estranee al Paese, ha condotto l&#8217;Italia a cercar di diventare una provincia dell&#8217;Europa, come unico mezzo di salvare e di far valere entro un organismo politico pi\u00f9 forte ed ampio le qualit\u00e0 del suo popolo artistico, individualistico e abile; poich\u00e9 l&#8217;alternativa sarebbe la sudditanza alla Russia.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 ferma: si pu\u00f2 dire molto male del fascismo e di Mussolini; ma chi ne duce male dovrebbe sempre ricordarsi che non avrebbero avuto il buon successo che ebbero per ventidue ani, se non avessero trovato l&#8217;appoggio , l&#8217;entusiasmo, le dedizioni, le imitazioni la complicit\u00e0 e il benestare, almeno a segni e parole, del popolo italiano. Il fascismo fu una situazione storica che il popolo italiano, salvo eccezioni, tutto quanto, plebe e magnati, clero e laici, esercito e universit\u00e0, capitale e provincia, industriali e commercianti e agricoltori fecero propria, nutrirono col proprio consenso ed applauso, e che, se fosse continuata, oggi essi continuerebbero ad applaudire e a sostenere.<\/p>\n<p>Fascisti e antifascisti hanno collaborato alla rovina dello Stato italiano e si son dati la mano per distruggerlo. Il fascismo, col dichiarare la guerra, l&#8217;antifascismo facendo sapere agli alleati che l&#8217;Italia era disunita, e indicandola quindi come il punto pi\u00f9 debole da attaccare. I fascisti consegnarono l&#8217;Italia ala Germania, gli antifascisti agli alleati; tutti insieme prepararono la schiavit\u00f9 politica sotto lo straniero, che essi preferivano alla vittoria dell&#8217;avversario politico interno. Le distruzioni e le rapine sono per met\u00e0 dei tedeschi e per met\u00e0 degli alleati. I fascisti non capirono che la Germania non lavorava per il fascismo, ma per s\u00e9; e gli antifascisti non capirono che gli alleati non lavoravano per l&#8217;antifascismo, ma per se stessi.\u00bb<\/p>\n<p>Della onest\u00e0 intellettuale di Giuseppe Prezzolini e della sua straordinaria capacit\u00e0 di giudicare uomini e cose con lucidit\u00e0 spassionata, uscendo fuori dal coro angusto dei conformismi e delle mode interessate, abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di parlare nel precedente articolo \u00abForse Prezzolini fu il solo a comprendere, e Del Noce fu il solo a capire che aveva compreso\u00bb, consultabile anch&#8217;esso sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Tali qualit\u00e0, invero non frequenti nel panorama degli intellettuali italiani del Novecento, anzi, decisamente anomale, appaiono in piena luce in questo \u00abNecrologio onesto del fascismo\u00bb, che \u00e8 il capitolo conclusivo del suo \u00abManifesto dei conservatori\u00bb.<\/p>\n<p>Apriamo una parentesi per ricordare con gratitudine la Casa Editrice Rusconi, che, da posizioni francamente di destra, ma intelligenti e stimolanti, portava una ventata di aria fresca nel mefitico duopolio culturale di allora (democristiano e socialista). Una ventata d&#8217;aria fresca che sarebbe tanto pi\u00f9 necessaria oggi, quando sembra che sia scomparso ogni spazio possibile per una critica al Palazzo e al suo sistema di potere, e i posti a tavola rimasti sono solo ed esclusivamente quelli dei pennivendoli prezzolati e senza un&#8217;ombra di dignit\u00e0 morale e intellettuale.<\/p>\n<p>Era possibile leggere, presso quella casa editrice, libri come \u00abDifesa della Luna\u00bb di Guido Ceronetti, \u00abStoria di una eresia\u00bbdi Giacomo Noventa, \u00abIl crepuscolo dello scientismo\u00bb di Giuseppe Sermonti\u00bb, \u00abIl mito del mondo nuovo\u00bbdi Eric Voegelin\u00bbo \u00abFilosofia della reazione\u00bb di Armando Plebe. Libri buoni, densi, provocatori, impietosi, scomodamente intelligenti; libri come di rado \u00e8 possibile leggerne oggi, quando dominano le banalit\u00e0 grossolane dei due opposti estremismi: quello populista-berlusconiano e quello post-comunista psueudo-democratico.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Prezzolini.<\/p>\n<p>In fondo, qualunque discorso intorno al fascismo &#8211; ad onta di sessant&#8217;anni e pi\u00f9 di retorica antifascista &#8211; si riduce a una seria riflessione intorno alla definizione togliattiana di esso come di un \u00abmovimento reazionario di massa\u00bb; perch\u00e9, se un movimento politico \u00e8 \u00abdi massa\u00bb, allora &#8211; sia esso reazionario quanto si vuole &#8211; \u00e8 un frutto genuino e popolare di quella data societ\u00e0, in quel dato momento storico.<\/p>\n<p>Insomma, delle due l&#8217;una: o si nega che il fascismo sia stato un movimento di massa, e si tenta di spiegarlo in chiave di pura e semplice dittatura reazionaria; oppure si ammette che sia stato un movimento di massa, e allora bisogna rivedere il concetto di \u00abreazionario\u00bb. Nella cultura politica attuale, reazionario \u00e9 un sinonimo di borghese e padronale; ma, evidentemente, questa \u00e8 una interpretazione del tutto inadeguata, perch\u00e9 il fascismo &#8211; o, quanto meno, il fascismo delle origini, quello di Piazza San Sepolcro (e con la \u00abcoda\u00bb della R. S. I.) &#8211; era antiborghese quanto lo era il socialismo: del quale, in effetti, costituisce una specie di &quot;eresia&quot;. Che, poi, durante il Ventennio, il \u00abfascismo regime\u00bb abbia prevalso sul \u00abfascismo movimento\u00bb, venendo a un accomodamento con i tradizionali poteri &#8216;forti&#8217; (monarchia, finanza, grande industria, agrari e Chiesa cattolica), questo \u00e8 un altro discorso; non perci\u00f2 ne ebbe a risentire la sua natura di massa: ch\u00e9, anzi, durante il ventennio, e specialmente dopo la stipulazione dei Patti Lateranensi e poi, con la conquista dell&#8217;Impero, esso acquis\u00ec il massimo del consenso.<\/p>\n<p>Dunque: se il fascismo fu un fenomeno di massa, esso fu meno reazionario di quel che oggi si sia disposti ad ammettere; o, quanto meno, bisogna ammettere che in esso esisteva un&#8217;anima popolare, antiborghese e di sinistra, che traeva origine dal sindacalismo rivoluzionario di matrice soreliana, la quale non si spense mai del tutto; e che, negli ultimi anni del regime, si fece strada per riemergere, come fu particolarmente evidente nella vicenda della R.S.I.<\/p>\n<p>Ora, Giuseppe Prezzolini ha visto con chiarezza il <em>&quot;peccatum originalis&quot;<\/em> sia del fascismo che dell&#8217;antifascismo: l&#8217;essere un hegelismo senza dialettica, una deificazione della storia che, per\u00f2, non riconosce e non vuol fare proprie le ragioni dell&#8217;avversario, in nome di un superamento di ci\u00f2 che \u00e8 parziale e contingente, in vista dell&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>Per il fascismo, l&#8217;Italia \u00e8 stata vittima della politica imbelle dei liberali e della demagogia dei socialcomunisti; per il liberalismo e il socialcomunismo, essa \u00e8 stata vittima di una truce dittatura imposta soltanto con la forza. Entrambi non possono sopravvivere alla scomparsa del proprio antagonista, n\u00e9 accoglierne le ragioni storiche per dare sostanza alla propria proposta politica.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato l&#8217;intimo dramma dell&#8217;antifascismo italiano, preso in una inestricabile contraddizione con se stesso: perch\u00e9, hegelianamente, ha identificato il reale con il razionale, cio\u00e8 ha identificato se stesso con la storia; ma poi, poco hegelianamente, ha rifiutato di operare una sintesi rispetto alle istanze del proprio avversario.<\/p>\n<p>L&#8217;antifascismo, cos\u00ec, \u00e8 divenuto uno storicismo senza dialettica, una guerra dichiarata contro qualche cosa di cui si negava la reale consistenza; anzi, di cui si negava la stessa storicit\u00e0, trasformandolo in un evento metafisico e mitologico.<\/p>\n<p>Giuseppe Prezzolini ha intuito o visto tutto ci\u00f2, e si \u00e8 spinto &#8211; nel \u00abManifesto dei conservatori\u00bb, ancora pi\u00f9 in l\u00e0; e questo spiega il suo atteggiamento fortemente critico nei confronti dello scientismo dominante, allora non meno di oggi.<\/p>\n<p>Il carattere della scienza moderna \u00e8 quello di trasformare il mondo in un oggetto, di ridurlo a una cosa, o un insieme di cose, manipolabili a piacere. Essendo venuta a mancare un&#8217;istanza di ordine superiore, una istanza basata sui valori del vero e del falso, del bene e del male, del giusto e dell&#8217;ingiusto, tutti gli uomini sono diventati cose per ogni altro uomo: o strumenti di piacere e di potere, oppure ostacoli da abbattere.<\/p>\n<p>Ora, Prezzolini rivendica il suo diritto ad essere un conservatore proprio in base alla constatazione che la cultura di sinistra privilegia la categoria dei diritti rispetto a quella dei doveri: dunque, essa va nella direzione dello scientismo, ossia nella riduzione degli enti a cose da sottomettere e strumentalizzare. Scientismo e idealismo hanno un elemento fondamentale in comune, nonostante le apparenze: pretendono di ridurre gli enti a oggetti manipolabili a piacere: l&#8217;uno in nome della Scienza, l&#8217;altro in nome dell&#8217;Idea (che s&#8217;incarna nella Storia).<\/p>\n<p>Dobbiamo dire un grazie a Giuseppe Prezzolini per averci aiutati a comprendere questi meccanismi culturali e queste dinamiche nascoste della societ\u00e0 italiana moderna.<\/p>\n<p>La sua lucida intelligenza, manzonianamente pura cos\u00ec da servo encomio come da vile oltraggio, pot\u00e9 permettersi di dire alcune verit\u00e0 sgradevoli che, nell&#8217;Italietta repubblicana e antifascista, suonarono come intollerabili eresie e vennero coperte dal chiasso assordante degli intellettuali militanti; magari gli stessi che, qualche decennio prima, avevano militato con eguale intransigenza sotto il simbolo del Fascio.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, perch\u00e9 l&#8217;Italia \u00e8 il Paese dove la vittoria ha cento amici e la sconfitta, nemmeno un cane che l&#8217;abbia mai conosciuta.<\/p>\n<p>Non aveva scritto meraviglie dell&#8217;esercito italiano, durante il Ventennio, quel Luigi Barzini che poi, nel suo libro \u00abGli Italiani\u00bb, avrebbe definito Mussolini un grande illusionista, capace di lanciare il Paese in una guerra mondiale cui era assolutamente impreparato, credendo davvero alle frottole della sua stessa propaganda?<\/p>\n<p>E quel che vale per Barzini, vale ugualmente per tanti altri intellettuali che, nel 1945, fecero il salto al di l\u00e0 del fosso, passando armi e bagagli nell&#8217;antifascismo militante e sostenendo che, loro, avevano sempre saputo e sempre messo in guardia contro le pericolose illusioni e l&#8217;aberrante megalomania mussoliniana.<\/p>\n<p>Prezzolini ci mostra una chiave interpretativa del fenomeno fascista sulla quale si dovrebbe tornare a lavorare: quella dell&#8217;ultimo, disperato tentativo di tracciare una via nazionale verso la modernit\u00e0. Poi, nel 1945, la modernit\u00e0 \u00e8 arrivata dal di fuori, al seguito dei \u00abliberatori\u00bb angloamericani, scambiati per campioni dell&#8217;antifascismo; mentre erano solo e unicamente gli ennesimi stranieri occupanti.<\/p>\n<p>Un tentativo che ebbe certamente degli aspetti odiosi ed erronei, che sarebbe fazioso cercar di negare; ma che non fu solo una montatura e una pagliacciata, come i suoi avversari vorrebbero far credere.<\/p>\n<p>Basti dire che, nel campo della cultura, non si \u00e8 pi\u00f9 vista una operazione culturale di altissimo livello come quella che port\u00f2 alla pubblicazione della \u00abEnciclopedia Italiana\u00bb &#8211; una delle migliori del mondo &#8211; per volont\u00e0 di un filosofo fascista, Giovanni Gentile, che chiam\u00f2 a collaborarvi i miglioro ingegni dell&#8217;epoca, antifascisti compresi.<\/p>\n<p>Lo stesso corporativismo fu un tentativo serio, anche se disperato e, di fatto, abortito sul nascere, per trovare una risposta al grande problema della globalizzazione dell&#8217;economia, evidenziata tragicamente dalla grande crisi del &#8217;29, e della necessit\u00e0 di un pi\u00f9 largo intervento dello Stato nelle singole economie nazionali.<\/p>\n<p>Solo se avesse riconosciuto gli aspetti propositivi e progressisti del fascismo, accanto a quelli anacronistici e reazionari, l&#8217;antifascismo avrebbe potuto aspirare a superarlo veramente, tracciando una strada nuova davanti al Paese. Diversamente, non poteva che votarsi &#8211; come di fatto \u00e8 avvenuto &#8211; ad una estinzione ingloriosa, al termine di una pura e semplice occupazione del potere, al servizio di un padrone esterno (Gli Stati Uniti e l&#8217;Alleanza Atlantica) che, quanto al perseguimento dei propri interessi, non certo coincidenti con quelli nazionali italiani, non differiva da quello cui s&#8217;era appoggiato il fascismo (la Germania hitleriana).<\/p>\n<p>Insomma, fra gli Anni Venti e gli Anni Quaranta la posta in gioco fu la possibilit\u00e0, per l&#8217;Italia, di effettuare una transizione verso la modernit\u00e0 (economica, sociale, culturale) guidata dalle forze nazionali e realizzando &#8211; nello stesso tempo &#8211; l&#8217;integrazione reciproca fra Stato e societ\u00e0 civile. Il tentativo fall\u00ec; e, se l&#8217;Italia \u00e8 sopravvissuta come Stato nazionale, ha dovuto per\u00f2 puntare tutte le sue carte sull&#8217;integrazione europea, riconoscendo implicitamente la propria incapacit\u00e0 di assolvere la sua funzione storica e delegandola a un&#8217;istanza superiore.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la politica italiana \u00e8 sempre stata convintamente europeista: perch\u00e9 solo in una Europa integrata l&#8217;Italia avrebbe potuto sopravvivere come Stato. E la sua classe politica e intellettuale &#8211; una delle pi\u00f9 arretrate e cialtrone del mondo &#8211; avrebbe potuto continuare a godere dei benefici della struttura burocratica nazionale, aggiungendovi pure quelli del Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Insomma, per una classe dominante che non riesce nemmeno a preservare la ragione formale della propria esistenza e dei propri privilegi &#8211; la costruzione di uno Stato efficiente, moderno e di una burocrazia onesta -, l&#8217;Unione Europea \u00e8 una insperata ciambella di salvataggio, grazie alla quale essa tenter\u00e0 di riciclarsi come classe dominante, non pi\u00f9 di uno Stato indipendente, ma di una provincia di un super-Stato che sia moderno, efficiente e burocraticamente non corrotto.<\/p>\n<p>Ma anche questa non \u00e8 che l&#8217;estrema illusione dei nostri potenti.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, in una Europa moderna, efficiente e burocraticamente onesta, per loro non ci sar\u00e0 pi\u00f9 posto; come non ce n&#8217;era pi\u00f9 per i dinosauri, dopo i mutamenti climatici del Terziario.<\/p>\n<p>Anche questa volta &#8211; come nel 1940 e come nel 1945 &#8211; quei signori hanno sbagliato i loro calcoli per un eccesso di furbizia. Non si rendono conto che, in un moderno super-Stato efficiente e meritocratico, nessuno sapr\u00e0 pi\u00f9 che farsene di loro. Potevano prosperare solo nell&#8217;Italietta degli scandali, della corruzione, della mafia e della &#8216;ndrangheta.<\/p>\n<p>Oppure questa volta la loro furbizia si \u00e8 fatta un po&#8217; meno rozza, e cominciano ad annusare odor di bruciato?<\/p>\n<p>\u00c8 in questo senso che dobbiamo interpretare il raffreddamento, sopraggiunto nell&#8217;ultimo decennio, degli entusiasmi europeisti della nostra classe dominante?<\/p>\n<p>Possiamo immaginarci un Bossi, un Berlusconi, un Gasparri, un Cicchitto, un senatore Villari come parte attiva e stimata della futura classe dirigente europea? E, per converso, un Bertinotti, un D&#8217;Alema, un Rutelli?<\/p>\n<p>Ma per carit\u00e0; quelli non li vorr\u00e0 nessuno. In un super-Stato efficientista e meritocratico conteranno i fatti, non le chiacchiere; e quei signori sono bravi solo a parole &#8211; oltre che, naturalmente, nella difesa delle loro poltrone e dei loro interessi privati.<\/p>\n<p>Perderemo la nostra classe dominante, come stiamo perdendo la compagnia aerea di bandiera; come stiamo perdendo le nostre banche, i nostri supermercati, le nostre case automobilistiche e tutto il resto. Saremo governati e amministrati da stranieri.<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 un gran male.<\/p>\n<p>Forse essi saranno un po&#8217; meno classe dominante e un po&#8217; pi\u00f9 classe dirigente. Forse faranno perfino viaggiare i treni in orario, limiteranno gli incidenti sul lavoro, elimineranno la piaga dell&#8217;evasione fiscale, debelleranno la criminalit\u00e0 organizzata, restituiranno alla gente un minimo di fiducia nelle istituzioni pubbliche.<\/p>\n<p>E intanto i nostri cervelli, ancor pi\u00f9 di quanto accada oggi, se ne andranno a lavorare in qualche universit\u00e0 o in qualche laboratorio un po&#8217; pi\u00f9 seri di quelli di casa nostra.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto poco simpatico \u00e8 che tutto questo avverr\u00e0 contemporaneamente alla distruzione del nostro spirito nazionale: proprio quello che il fascismo cerc\u00f2 di rinsaldare o, per dir meglio, di creare: per questo Prezzolini lo definisce, secondo noi a ragione, il culmine del Risorgimento.<\/p>\n<p>E sar\u00e0 un peccato.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, se noi Italiani non siamo stati bravi nel creare una classe dirigente seria e, di conseguenza, nel costruire uno Stato nazionale, siamo per\u00f2 bravi in tante altre cose, dall&#8217;arte alla scienza, dalla spiritualit\u00e0 al <em>&quot;made in Italy&quot;<\/em>.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 un peccato che questo grande patrimonio debba andare perduto, sommerso nel gran mare della Coca-Cola e dei Mc Donald&#8217;s.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal \u00abManifesto dei Conservatori\u00bb di Giuseppe Prezzolini, Rusconi Editore, 1972, pp. 137-144: \u00abSul mio atteggiamento verso il fascismo molte son le leggende e poche le letture.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[102,137,178],"class_list":["post-28033","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-benito-mussolini","tag-fascismo","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28033","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28033"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28033\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28033"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28033"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28033"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}