{"id":28022,"date":"2007-08-27T11:02:00","date_gmt":"2007-08-27T11:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/27\/prendersi-cura-degli-essenti-e-la-via-maestra-che-conduce-allessere\/"},"modified":"2007-08-27T11:02:00","modified_gmt":"2007-08-27T11:02:00","slug":"prendersi-cura-degli-essenti-e-la-via-maestra-che-conduce-allessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/08\/27\/prendersi-cura-degli-essenti-e-la-via-maestra-che-conduce-allessere\/","title":{"rendered":"Prendersi cura degli essenti \u00e8 la via maestra che conduce all&#8217;essere"},"content":{"rendered":"<p>Senza dubbio la lettura di Emmanuel Levinass ci ha familiarizzati con il concetto del <em>prendersi cura dell&#8217;altro<\/em>, e questa \u00e8 una importante acquisizione del pensiero contemporaneo; anche se, in fondo, non fa altro che riprendere il comandamento cristiano dell&#8217;<em>ama il prossimo tuo come te stesso.<\/em> Eppure non si pu\u00f2 dire che tale concetto sia stato introiettato a fondo dalla cultura del nostro tempo, come \u00e8 provato dalla scarsa reazione che suscita in noi l&#8217;esercizio gratuito e brutale della violenza, sia a livello politico-sociale (repressioni, guerre, deportazioni) sia a livello individuale; e non occorre pensare subito a crimini di sangue, basta riflettere sulla diffusa malevolenza, invidia, gelosia e cattiveria spicciola che caratterizza cos\u00ec largamente la rete delle relazioni umane nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nei rapporti interpersonali in genere. N\u00e9 si pu\u00f2 dire che i filosofi abbiano adeguatamente approfondito le implicazioni del <em>prendersi cura dell&#8217;altro<\/em> dal punto di vista ontologico, limitandosi, in genere, a riflessioni e considerazioni di natura etica. Ma l&#8217;etica non dovrebbe essere concepita come una branca del tutto indipendente della filosofia, altrimenti la si imprigiona in un recinto che rischia di vanificarne il suo complessivo orizzonte di senso. Infatti, alla semplice domanda: <em>Perch\u00e9 l&#8217;io dovrebbe prendersi cura del tu?<\/em>, siano le risposte di tipo normativo-astratto (come il <em>tu devi<\/em> kantiano), siano di tipo pratico-morale (come l&#8217;<em>ama il prossimo tuo<\/em> cristiano), si rischia di perdere di vista il legame necessario che le lega al pi\u00f9 vasto ambito dell&#8217;ontologia.<\/p>\n<p>Abbiamo sostenuto, in altro luogo (vedi l&#8217;articolo <em>Si entra nell&#8217;essere con un atto di fedelt\u00e0 e di amore<\/em>), che fare filosofia \u00e8 essenzialmente interrogarsi sull&#8217;Essere, sul nostro rapporto con l&#8217;essere, sulle condizioni che rendono possibile il nostro entrare nell&#8217;essere e il penetrare dell&#8217;essere in noi; e che sempre, senza stancarci, dobbiamo continuare a bussare e ribussare alla porta dell&#8217;essere, perch\u00e9 solo in tale tentativo possiamo trovare il nostro orizzonte di senso, non certo nell&#8217;inseguire senza pace e senza misura il divenire e le sue effimere apparenze. Abbiamo anche sostenuto che tutti gli enti, da un punto di vista ontologico, sono effettivamente gi\u00e0 presenti nell&#8217;Essere, ma in maniera inconsapevole e astratta; e solo con un atto di amore e di fedelt\u00e0 nei confronti della vita gli enti possono porsi su un piano di partecipazione concreta, piena e appagante alla sostanza dell&#8217;Essere, ritrovando cos\u00ec la strada smarrita per quel ritorno degli enti all&#8217;Unit\u00e0 da cui provengono e da cui si sono, inconsapevolmente (e sia pure illusoriamente) distaccati.<\/p>\n<p>Qualcosa del genere era gi\u00e0 stato detto da Plotino a proposito dell&#8217;anelito delle anime individuali verso l&#8217;Anima universale dalla quale provengono e alla quale aspirano a fare ritorno, allorch\u00e9 si lasciano trasportare dalla propria parte nobile e superiore e non gi\u00e0 trascinare verso il basso dalla parte legata ai disordinati desideri relativi al mondo della materia (cfr. il nostro articolo <em>Spunti per una ricostruzione dell&#8217;estetica contemporanea<\/em>). Ora desideriamo approfondire questo aspetto e ci proponiamo di mostrare, se possibile, che la cura del <em>tu<\/em> e la sollecitudine verso gli essenti \u00e8 la via maestra per ricostituire quel legame originario fra noi e l&#8217;Essere che si \u00e8 allentato (anche se mai definitivamente rotto) allorch\u00e9, presi nel vortice degli appetiti e dei timori propri del mondo del divenire, abbiamo obliato la nostra vera origine e la nostra vera destinazione. Esistono altre vie per tornare all&#8217;Essere, prima fra tutte quella dell&#8217;ascesi e della contemplazione; ma si tratta di vie eminentemente aristocratiche, in teoria accessibili a chiunque ma, in pratica, possibili solo a un numero estremamente limitato di persone; e, poich\u00e9 volevamo porre la questione da un punto di vista il pi\u00f9 ampio possibile, in questa sede ci prenderemo la libert\u00e0 di trascurarle del tutto, concentrandoci sulle vie realmente praticabili da ogni individuo dotato di buona volont\u00e0, retta intenzione e animo puro.<\/p>\n<p>Una prima riflessione che ci sembra importante \u00e8 che se <em>l&#8217;altro<\/em> deve intendersi, senz&#8217;altro, nel senso pi\u00f9 ampio possibile, fino a includervi non solo l&#8217;estraneo, ma il nemico stesso (cfr. la parabola del buon Samaritano), \u00e8 pur vero che sarebbe al tempo stesso cosa astratta e velleitaria pretendere di orientare cos\u00ec, <em>ipso facto<\/em>, i nostri sentimenti di benevolenza e sollecitudini verso tutti gli essenti indiscriminatamente, verso una umanit\u00e0 generica o verso un generico mondo della natura; specialmente nella nostra cultura occidentale dove l&#8217;animale, per non dire della pianta, non \u00e8 mai stato visto come un &quot;tu&quot; (tranne per pochi pensatori isolati) ma solo come un oggetto di sfruttamento, manipolazione e dominio. Bisogner\u00e0 dunque tendere a questo obiettivo, ma con passi graduali; e partire, quindi, dalla riscoperta del nostro <em>senso di responsabilit\u00e0<\/em> nei confronti degli essenti vicini e concreti che popolano l&#8217;orizzonte della nostra vita quotidiana (famiglia, lavoro, quartiere, ecc.) e, pi\u00f9 particolarmente, quelli che in modo pi\u00f9 o meno diretto e intenzionale abbiamo coinvolto nel nostro progetto di vita o, comunque, nelle nostre scelte esistenziali.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che, da un punto di vista profondo, tutti gli enti e tutti gli essenti sono legati tra loro da innumerevoli fili, per quanto sottili o &#8211; al nostro occhio limitato &#8211; invisibili; ma \u00e8 altrettanto vero che, mentre la nostra possibilit\u00e0 di esercitare una qualche forma di sollecitudine sugli enti pi\u00f9 lontani \u00e8 limitatissima, forte e &#8211; talvolta &#8211; decisiva \u00e8 quella che abbiamo di esercitarla verso quelli a noi pi\u00f9 prossimi. Tra essi, la nostra responsabilit\u00e0 personale \u00e8 particolarmente evidente nei confronti di quegli essenti che noi, ad un certo punto del nostro cammino di vita, abbiamo incrociato e che, per tutta una serie di motivazioni, a volte banali e accidentali, altre volte estremamente profonde e sentite, abbiamo coinvolto nella tela dei nostri desideri, delle nostre aspettative, della nostra ricerca di felicit\u00e0; nonch\u00e9 nelle nostre paure, debolezze, nevrosi e nel nostro senso di inadeguatezza. Infatti, una volta che due essenti si sono incontrati e, in qualche misura, riconosciuti, essi contraggono un preciso debito di responsabilit\u00e0 e sollecitudine l&#8217;uno nei confronti dell&#8217;altro. N\u00e9 giova obiettare che, allontanandosi e fuggendo, un essente pu\u00f2 in qualunque momento interrompere il suo rapporto, e quindi la sua responsabilit\u00e0, nei confronti di un altro essente: perch\u00e9, quando il riconoscimento \u00e8 avvenuto e una comunicazione, pi\u00f9 o meno profonda, si \u00e8 stabilita fra loro, sia l&#8217;agire che il non agire, sia l&#8217;avanzare che il retrocedere diventano ugualmente delle forme di azione intenzionale e quindi moralmente rilevante nei confronti dell&#8217;altro. Qualunque relazione si instauri fra due essenti, trattandosi di un rapporto fra due parti, essanon pu\u00f2 mai essere sciolto in maniera unilaterale, disinteressandosi, cio\u00e8, delle conseguenze che tale interruzione o rottura avr\u00e0 nei confronti dell&#8217;altra parte.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 obiettare che una relazione pu\u00f2 anche nascere in maniera unilaterale, sotto forma di imposizione, magari violenta, di un essente nei confronti di un altro essente. A rischio di essere accusati di parteggiare per i cattivi, noi osiamo affermare che nemmeno in questo caso una delle due parti pu\u00f2 chiamarsi interamente fuori dalla responsabilit\u00e0 nei confronti del destino dell&#8217;altra. Certo, il rapito non ha alcun obbligo legale o formale nei confronti del proprio rapitore, la vittima nei confronti del proprio aguzzino; e nessun tribunale o nessuna religione li condanneranno se, appena posti in condizione di liberarsi, non solo perseguiranno la propria liberazione, ma eventualmente cercheranno anche di vendicarsi di chi ha fatto loro del male.<\/p>\n<p>Eppure, in un senso profondo e misterioso, noi sentiamo che la grande legge del Tutto non pu\u00f2 coincidere, in questo caso, con le leggi umani, siano esse giuridiche o religiose; e che, in un modo profondo e misterioso, esiste una qualche forma di responsabilit\u00e0 nei confronti dell&#8217;altro anche da parte di chi \u00e8 stato, oggettivamente, vittima o, comunque, parte non consenziente in una determinata relazione. Un esempio che viene quasi subito alla mente \u00e8 quello delle donne violentate e messe incinte dalle milizie che hanno insanguinato la Bosnia-Erzegovina durante i drammatici avvenimenti che hanno fatto seguito alla disintegrazione violenta della ex Jugoslavia, dopo il 1991. Ci rendiamo conto dell&#8217;estrema delicatezza e dell&#8217;estrema difficolt\u00e0 di parlare cos\u00ec, in astratto, di eventi strazianti che hanno segnato la vita di persone innocenti. E tuttavia, anche se nessun tribunale civile o religioso potrebbe condannare quelle donne che hanno fatto la scelta di abortire, \u00e8 certo che in noi resta la netta impressione che una tale soluzione non solo non ristabilisce la giustizia violata dagli aggressori, ma eserciti una forma di violenza su altre vittime, ancora pi\u00f9 deboli perch\u00e9 totalmente indifese, di quella barbara violenza: i nascituri.<\/p>\n<p>Tuttavia l&#8217;esempio in questione potrebbe anche essere fuorviante, perch\u00e9 introduce nella dialettica fra i due essenti, dei quali uno \u00e8 aggressore e l&#8217;altro aggredito, un terzo elemento che viene all&#8217;esistenza appunto da quel rapporto di violenza. Ma le cose appaiono pi\u00f9 chiare quando la relazione fra due enti, e sia pure di tipo prevaricante, non \u00e8 complicata dalla presenza di terzi: ad esempio, nel caso della bambina austriaca che, rapita da un conoscente, rimase suo ostaggio per molti anni e che solo da ragazza ormai cresciuta riusc\u00ec a fuggire e a denunciare il suo carceriere, che scelse immediatamente il suicidio. Senza voler giudicare in alcun modo chi ha gi\u00e0 subito una forma di violenza cos\u00ec forte e prolungata, e che legittimamente vi si \u00e8 sottratto non appena ne ha avutola possibilit\u00e0, rimane il fatto che \u00e8 morto tragicamente qualcuno che, forse, avrebbe potuto essere salvato; qualcuno che, forse, non era completamente cattivo, se \u00e8 vero che nessun sentimento di autentico odio \u00e8 stato poi espresso dalla sua prigioniera quanto, piuttosto, di umana piet\u00e0 e di profonda commiserazione.<\/p>\n<p>Abbiamo affrontato subito lo scoglio dei casi-limite perch\u00e9 essi non alterassero poi la riflessione di carattere generale che intendiamo ora sviluppare intorno al concetto di <em>responsabilit\u00e0<\/em> e, quindi, di <em>prendersi cura<\/em> degli essenti gli uni verso gli altri. Nella grande maggioranza dei casi, le relazioni umane interpersonali nascono, si sviluppano ed, eventualmente, muoiono, sulla base di una azione volontaria da parte di due libere volont\u00e0; e ancora pi\u00f9 evidente appare il dovere etico del <em>prendersi cura<\/em> l\u00e0 dove abbiamo una relazione volontaria fra un umano e un non-umano. Ecco perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante che i bambini facciano l&#8217;esperienza del prendersi cura di un animale domestico, un cane, un gatto, un uccellino: solo attraverso la pratica quotidiana e responsabilizzante dell&#8217;accudire, del proteggere, eventualmente del curare un piccolo animale, che da lui dipende interamente, il bambino pu\u00f2 maturare quelle attitudini alla crescita interiore, all&#8217;uscita degli schemi egoistici dell&#8217;ego e quella presa di consapevolezza di s\u00e9, senza la quale nessuna maturazione \u00e8 possibile e, quindi, nessuna vera relazione fra l&#8217;<em>io<\/em> e il <em>tu.<\/em> Non parliamo, poi, dell&#8217;efficacia etica e psicologica, oltre che pratica, del prendersi cura di un fratellino o di una sorellina pi\u00f9 piccoli. E, infatti, sempre pi\u00f9 spesso, nella societ\u00e0 contemporanea basata sulla pretesa dei diritti senza doveri corrispondenti e del tutto-e-subito, assistiamo al mesto spettacolo di adulti-bambini viziati e immaturi, che continuano a relazionarsi col prossimo in maniera irresponsabile, forse anche perch\u00e9 non sono stati educati e abituati a farsi carico delle esigenze di qualche essente meno autonomo e, pertanto, bisognoso attenzioni costanti e di assidua sollecitudine. Tipico esempio di questa crescente deresponsabilizzazione sono i figli ventenni, trentenni e magari quarantenni che continuano a servirsi della casa dei genitori, delle loro cure, dei loro servizi di tipo pratico, senza nulla concedere in cambio, senza nulla offrire di s\u00e9 se non le camicie da lavare e stirare la pretesa di scegliersi il menu quotidiano, quasi fossero ospiti paganti di un albergo di lusso.<\/p>\n<p>La seconda considerazione che vogliamo sviluppare \u00e8 che, se l&#8217;ente contrae una precisa responsabilit\u00e0 di prendersi cura dell&#8217;altro allorch\u00e9, fra di loro, si instaura una relazione volontaria e basata sul reciproco coinvolgimento, tale responsabilit\u00e0 non pu\u00f2 essere bruscamente e totalmente estinta solo perch\u00e9 una delle due parti (o anche entrambe!) decidono di rescinderla con un atto pi\u00f9 o meno formale. Anche in questo caso, le leggi civili e, a volte, anche quelle religiose la pensano altrimenti: perch\u00e9 quando il coniuge separato ha passato gli alimenti e ottemperato a quanto stabilito dal giudice circa la responsabilit\u00e0 verso i figli, egli sar\u00e0 legalmente sollevato da ogni ulteriore obbligo; e perfino la Chiesa cattolica, una volta che il matrimonio sia stato annullato in base a precise condizioni, ogni responsabilit\u00e0 nei confronti dell&#8217;ex coniuge &#8211; al quale pure si era giurato di restare fedeli nella buona e nella cattiva sorte &#8211; viene automaticamente a cadere. Noi, per\u00f2, pensiamo che una qualche forma di responsabilit\u00e0 morale per il destino dell&#8217;altro non possa venir meno al cento per cento, dopo che due esseri umani abbiano tentato, e sia pure senza riuscirvi, di costruire un progetto di vita fondato sul reciproco amore. Anzi, vogliamo spingere questo pensiero ancora pi\u00f9 in l\u00e0, affermando che una qualche forma di responsabilit\u00e0 morale esiste anche in circostanze meno solenni di quelle di una formale promessa reciproca di affrontare insieme tutta la vita.<\/p>\n<p><em>Non \u00e8 lecito disinteressarsi totalmente della sorte di coloro che abbiamo coinvolto, bene o male, nell&#8217;orizzonte delle nostre scelte di vita.<\/em> Chiaro che la nostra responsabilit\u00e0 sar\u00e0 proporzionale all&#8217;intensit\u00e0 della relazione che si \u00e8 instaurata: e se \u00e8 meno forte nel caso di una relazione del tutto occasionale e superficiale, diviene via via pi\u00f9 doverosa e ineludibile verso coloro con i quali ci si \u00e8 relazionati in maniera selettiva e affettivamente intensa, come nel caso dell&#8217;amicizia. Pertanto contrarre un&#8217;amicizia o contrarre un legame sentimentale significa assumersi una responsabilit\u00e0 ben precisa nei confronti dell&#8217;altro: essere solleciti nei suoi confronti, perseguire il suo bene, evitargli inutili sofferenze e cos\u00ec via. Oggi, invece, sempre pi\u00f9 spesso si assiste allo spettacolo sconcertante di persone che si comportano nei confronti dell&#8217;altro esattamente come si fa con le merci al supermercato: le prendono quando gliene viene il capriccio e le mollano, con la massima disinvoltura, quando sopraggiunge un altro capriccio. Ora, se meno grave \u00e8 comportarsi in tal modo quando da entrambe le parti vi sia, fin dall&#8217;inizio, una disposizione d&#8217;animo non impegnativa e una condivisa &quot;leggerezza&quot; in fatto di rapporti umani, assai pi\u00f9 grave \u00e8 farlo quando <em>l&#8217;altro<\/em>, invece, nutre o nutriva intenzioni serie ed \u00e8, o era, animato da sentimenti autentici e profondi.<\/p>\n<p>Nella vita, per\u00f2 &#8211; lo sappiamo &#8211; le cose raramente sono interamente bianche o interamente nere, pi\u00f9 spesso sono sfumate e, di conseguenza, pu\u00f2 accadere che si contraggano, contemporaneamente o anche successivamente, impegni diversi nei confronti di altri soggetti, impegni che creano una rete di aspettative, speranze, desideri che poi, inevitabilmente, entrano in conflitto tra loro. Ancora una volta non \u00e8 detto che le leggi civili e religiose siano in grado di dirimere la complicata ragnatela che tali relazioni incrociate finisce per creare, se non in un senso abbastanza formalistico ed esteriore. Ad esempio, non vi sono dubbi che, per le leggi civili e religiose, i &quot;diritti&quot; del coniuge vengono prima di quelli dell&#8217;amante, anzi escludono questi ultimi addirittura; sappiamo dal processo di Eratostene che gi\u00e0 nella <em>polis<\/em> ateniese il marito offeso aveva ogni diritto di assassinare l&#8217;uomo che lo disonorava in casa propria con sua moglie, anche se si trattava, in buona sostanza, di una esecuzione a freddo. Ma potrebbe darsi il caso che, da un punto di vista morale, e in circostanze particolari che sfuggono all&#8217;occhio di un osservatore esterno, il dovere di sollecitudine contratto con un legame affettivo scavalchi le regole sociali stabilite dalla societ\u00e0, e che l&#8217;impegno morale preso da una donna verso il proprio marito venga per secondo, in ordine di priorit\u00e0, rispetto a quello preso con un altro uomo, in un secondo momento, al di fuori del matrimonio. Certo, si tratta di eccezioni; tuttavia, nel campo dell&#8217;etica, non interessano le leggi dei grandi numeri e ogni caso \u00e8 un caso a s\u00e9, che deve essere valutato nella sua assoluta e irripetibile specificit\u00e0: cosa che, lo ripetiamo, dall&#8217;esterno pu\u00f2 essere praticamente impossibile.<\/p>\n<p>Ora torniamo all&#8217;assunto iniziale, e cio\u00e8 alle implicazioni filosofiche che questo concetto del <em>prendersi cura<\/em> ha per il corretto rapporto fra gli essenti e l&#8217;Essere. Abbiamo sostenuto, infatti, che solo un atto consapevole e intenzionale della coscienza pu\u00f2 mettere un essere umano in relazione diretta e autentica con l&#8217;Essere, aiutandolo a rientrare nella sua dimora originaria e a ritrovare la prospettiva della sua ultima destinazione. Spiegare per via esclusivamente razionale perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga non \u00e8 solo agevole n\u00e9 interamente possibile, tuttavia ci proveremo; facendo per\u00f2 avvertito chi legge che, a nostro avviso, la comprensione profonda di una tale legge morale ha a che fare con altre dimensioni dell&#8217;anima, oltre quella del Logos strumentale e calcolante che sta alla base, per esempio, della nostra visione scientifica del mondo.<\/p>\n<p>Potemmo partire dalla domanda fondamentale: <em>Perch\u00e9 le cose esistono? Perch\u00e9, in luogo del nulla, qualche cosa esiste?<\/em> <em>Perch\u00e9, in definitiva, l&#8217;universo si d\u00e0 la pena di esistere?<\/em> Senza pretendere di dare qui una risposta esaustiva, avanziamo nondimeno l&#8217;ipotesi che ci\u00f2 sia il risultato di una qualche forma di amore: \u00e8 una forma di amore quella che trae le cose dal non-essere all&#8217;essere; ed \u00e8 una legge di amore quella che le conserva nell&#8217;esistenza e permette loro di continuare ad esistere. Lo possiamo osservare anche nella nostra esperienza psicologica e pratica individuale: questo tavolo non esisterebbe se un falegname non lo avesse realizzato con la sua capacit\u00e0, la sua inventiva, la sua passione, cio\u00e8, in definitiva, con il suo amore; per non parlare delle espressioni d&#8217;arte: le immagini delle arti figurative, la musica, la parola poetica; e il mondo <em>\u00e8<\/em> una grande opera d&#8217;arte, anche se non sempre siamo nelle condizioni di comprenderlo e di apprezzarlo, per tutta una serie di ragioni soggettive e, a volte, oggettive.<\/p>\n<p>Ora, se l&#8217;amore \u00e8 la grandiosa forza cosmica che produce l&#8217;esistente e lo mantiene armoniosamente in vita, \u00e8 chiaro che ogni azione di un essente ai danni di un altro essente si configura come una violazione di tale armonia cosmica; mentre ogni azione pura e disinteressata si accorda e si fonde con essa. Nell&#8217;evento misterioso che costituisce l&#8217;incontro fra le anime di due essenti, la forma di sollecitudine pi\u00f9 elevata \u00e8, appunto, il <em>prendersi cura<\/em>, espressione che compendia tutto quell&#8217;insieme di benevolenza, disinteresse, generosit\u00e0, dedizione e fedelt\u00e0 (nel senso pi\u00f9 profondo e impegnativo della parola) che costituisce il livello pi\u00f9 alto delle relazioni interpersonali. Ci era sfuggito dalla penna &quot;delle relazioni umane interpersonali&quot;: ma l&#8217;esempio del cane che si lascia morire di fame sulla tomba del suo padrone dimostra che, in certi casi, anche gli essenti non-umani sono suscettibili di attingere alla sfera pi\u00f9 elevata di questo cielo relazionale fra due essenti che si <em>incontrano<\/em> nel senso pregnante del termine.<\/p>\n<p>La conclusione di tutto il nostro discorso \u00e8 che instaurare una relazione profonda con l&#8217;altro significa contrarre un impegno che, per quanto non verbalizzato da nessun notaio e da nessun sacerdote, \u00e8 tuttavia sacro al cospetto dell&#8217;Essere. Noi possiamo tradirlo, insozzarlo e calpestarlo a volont\u00e0: esso non cesser\u00e0 di presentarsi alla nostra coscienza come un qualcosa di cogente, di vincolante, e ci\u00f2 non per una qualche incomprensibile legge <em>esterna,<\/em> ma per la natura stessa del rapporto che lega gli essenti gli uni agli altri e che li lega tutti insieme, a loro volta, all&#8217;Essere da cui discendono e a cui aspirano a fare ritorno. Ecco perch\u00e9 tradire la fiducia e l&#8217;amore di un essente costituisce una violazione grave dell&#8217;armonia cosmica: non si tratta solo di un tradimento dell&#8217;<em>altro<\/em>, ma anche della parte pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 vera di noi stessi; e, in definitiva, dell&#8217;Essere di cui siamo parte e grazie al quale si dipanano i fili delle nostre esistenze.<\/p>\n<p>La nostra societ\u00e0 attuale \u00e8 povera di amore, tanto \u00e8 vero che ha saputo creare una sola parola per designare sentimenti di natura assai diversa tra loro. Molto pi\u00f9 giustamente i Greci avevano almeno tre vocaboli distinti: <em>eros<\/em>, per indicare l&#8217;amore passionale; <em>phila,<\/em> per designare l&#8217;amicizia profonda; e infine <em>agape<\/em>, corrispondente all&#8217;amore spirituale nella sua manifestazione pi\u00f9 pura e disinteressata. \u00c8 triste pensare che il nostro vocabolario si arricchisce di sempre nuovi termini linguistici, tanto da rendere obsoleti i dizionari quasi con la stessa velocit\u00e0 dei calcolatori elettronici; ma che esso non abbia saputo esprimere meglio e in maniera pi\u00f9 circostanziata le diverse facce di un sentimento che solo per convenzione pensiamo ed esprimiamo come un tutto omogeneo. La verit\u00e0 \u00e8 che siamo ridiventati analfabeti dei nostri stessi sentimenti, per quanti passi avanti siamo stati in grado di compiere sul piano tecnologico e scientifico. A quando la riscoperta del <em>prendersi cura<\/em> e dell&#8217;<em>amore<\/em> nel loro significato pi\u00f9 profondo e impegnativo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Senza dubbio la lettura di Emmanuel Levinass ci ha familiarizzati con il concetto del prendersi cura dell&#8217;altro, e questa \u00e8 una importante acquisizione del pensiero contemporaneo;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141,223],"class_list":["post-28022","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia","tag-plotino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28022","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28022"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28022\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28022"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28022"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28022"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}