{"id":28012,"date":"2015-07-28T06:36:00","date_gmt":"2015-07-28T06:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/preferite-i-prodotti-nazionali\/"},"modified":"2015-07-28T06:36:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:36:00","slug":"preferite-i-prodotti-nazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/preferite-i-prodotti-nazionali\/","title":{"rendered":"\u00abPreferite i prodotti nazionali!\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Per indicare l&#8217;accrescimento della popolazione, noi troviamo perfettamente logico adoperare una parola, &quot;demografia&quot;, formata da due radici, entrambe greche, cio\u00e8 straniere: eppure la lingua italiana, nella sua meravigliosa ricchezza e nel suo prodigioso sviluppo storico, avrebbe in se stessa dei vocaboli perfettamente adatti a esprimere quel concetto, a cominciare da &quot;nascor&quot;, &quot;nascere&quot;, da cui derivano &quot;nativitas&quot;, la nascita, ma anche &quot;natio&quot;, la nazione; per non parlare, poi, del Rinascimento, la &quot;ri-nascita&quot; (della civilt\u00e0).<\/p>\n<p>E nella parola &quot;nascita&quot; c&#8217;\u00e8 molta pi\u00f9 forza che nella parola &quot;popolazione&quot;, perch\u00e9 il verbo indica una azione, il sostantivo indica un fatto, cio\u00e8 qualche cosa di statico. La popolazione non sta ferma: cresce o diminuisce; ma &quot;crescere&quot; o &quot;diminuire&quot; sono termini alquanto neutri, che possono andar bene per qualsiasi cosa, anche per la descrizione dell&#8217;andamento commerciale di una azienda (con tutto il rispetto dovuto all&#8217;economia, che \u00e8 pure una cosa necessaria): mentre l&#8217;andamento di una popolazione umana \u00e8 una cosa viva, ha a che fare con la speranza nel futuro, con l&#8217;amore della tradizione, con la solidit\u00e0 dei padri e con la tenacia dei figli.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 facciamo questo discorso? Perch\u00e9 in tutti i campi della vita, a cominciare dalle parole che adoperiamo, si nota la nostra tendenza &#8212; di noi, in quanto italiani &#8211; al ripiegamento in noi stessi, all&#8217;oblio delle radici, alla esagerata e, spesso, immotivata ammirazione per modelli stranieri, i quali vengono assunti acriticamente e ci appaiono migliori solo in ragione di una esterofilia, che \u00e8 il rovescio della medaglia della nostra oicofobia, del nostro rifiuto e disprezzo per noi stessi, per la nostra civilt\u00e0, per la nostra cultura, e per quella che una volta si chiamava Patria (altra parola caduta in disuso, e peggio: adoperarla in senso serio, e non ironico, \u00e8 gi\u00e0 visto come qualcosa di politicamente sospetto&#8230;.).<\/p>\n<p>\u00c8 un discorso, il nostro, gi\u00e0 di per s\u00e9 considerato quanto meno come inopportuno: volerlo fare, pertanto, significa entrare con gli scarponi chiodati nel negozio di cristalleria del conformismo sempre pi\u00f9 imperante. Perfino le persone che si credono trasgressive, non fanno altro che accodarsi alla moda dominante: \u00abTu non parlerai italiano! Tu non sarai fiero di essere italiano! Tu non amerai l&#8217;Italia, perch\u00e9 la nostra Patria \u00e8 il mondo, ed \u00e8 finito il tempo dell&#8217;amore per le piccole patrie!\u00bb. Questo \u00e8 il motivo dominante che si d\u00e0 ormai per scontato, al punto che non ci prende nemmeno il disturbo di predicarlo esplicitamente, perch\u00e9 tanto non ce n\u00e9 bisogno: \u00e8 ormai penetrato nella mente e nel cuore degli Italiani in misura tale, che essi rispondono a qualunque sollecitazione (per esempio, una discussione in cui taluno osi sollevare il bench\u00e9 minimo dubbio sulla sua giustezza) con un vero e proprio scatto del riflesso condizionato. Peccato che a parlare cos\u00ec, contro le &quot;piccole&quot; patrie e a favore del globalismo totalitario, siano in tanti, almeno in apparenza; ma poi, all&#8217;atto pratico, a pensarla cos\u00ec siamo quasi soltanto noi: tutti gli altri parlano con fierezza la propria lingua, sono fieri di essere Francesi, Tedeschi, Inglesi, e amano il proprio Paese, almeno quanto noi disamiano il nostro. Lo disamiamo per sport, per pigrizia, per ignoranza, per vilt\u00e0; ma soprattutto per conformismo, perch\u00e9 vediamo che (quasi) tutti lo fanno.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, se dobbiamo acquistare un&#8217;automobile, la preferiamo straniera; se vogliamo fare un viaggio, andiamo all&#8217;estero (anche se non conosciamo gran parte del nostro Paese); se desideriamo che i nostri figli facciano carriera, li mandiamo a studiare in qualche universit\u00e0 estera; se dobbiamo affrontare una cura medica o sottoporci a una operazione chirurgica, ci ricoveriamo in una clinica straniera; se abbiamo un gruzzoletto da parte, cerchiamo di collocarlo presso qualche istituto di credito estero. Con la sola eccezione del calcio, facciamo il tifo per chiunque non sia l&#8217;Italia. Non parliamo della cultura, dei romanzi, dei film, dei programmi televisivi, della musica leggera&#8230; per carit\u00e0, l&#8217;importante \u00e8 che non siano autori od opere italiani. Lodare un regista o un cantante italiano, ci sembra quasi un delitto di provincialismo. Ce la siamo sentita dire e ripetere, questa parola, &quot;provincialismo&quot;, come la sintesi di tutti i mali possibili e immaginabili: suvvia, non sarete mica dei miseri provinciali? S&#8217;intende che la disprezzata &quot;provincia&quot; \u00e8 l&#8217;Italia, mentre il &quot;mondo&quot; sono tutti gli altri Paesi: tutti, nessuno escluso.<\/p>\n<p>Abbiamo gettato via il bambino insieme all&#8217;acqua sporca; non abbiamo capito che, se il nazionalismo borioso \u00e8 un male, il disprezzo del proprio Paese \u00e8 ancora peggio. C&#8217;\u00e8 una ragione storica per tutto questo: la secolare divisione dell&#8217;Italia in tante realt\u00e0 politiche diverse; l&#8217;unificazione tardiva e, quel che \u00e8 pi\u00f9 grave, portata a termine da una minoranza, il cui sentire era radicalmente diverso, anzi opposto, a quello della stragrande maggioranza del popolo (Massoneria, anticlericalismo, illuminismo, immanentismo); gli errori in politica estera, culminati nell&#8217;obbrobrio dell&#8217;8 settembre 1943, con la coda della guerra civile; il fatto che il movimento politico, divenuto poi regime, che volle &quot;completare&quot; l&#8217;opera del Risorgimento, ossia formare il popolo italiano, \u00e8 morto di morte violenta, travolto sotto il peso di una sconfitta schiacciante, diventando il paradigma ideologico negativo per antonomasia: per settant&#8217;anni, essere &quot;antifascisti&quot; era l&#8217;uniforme d&#8217;obbligo di qualunque &quot;buon&quot; italiano, e specialmente delle teste pensanti (si fa per dire&#8230;): uomini di cultura, intellettuali, giornalisti, artisti, registi cinematografici. E, naturalmente, presidenti della Repubblica (alla faccia del dovere di rappresentare, almeno idealmente, <em>tutti<\/em> i cittadini). Sicch\u00e9, la stessa maledizione che aveva colpito quel movimento e quel regime, si \u00e8 abbattuta su una parte dei valori che esso volle incarnare: quelli autenticamente nazionali e patriottici. Ecco perch\u00e9, da noi, essere &quot;patriottici&quot; \u00e8 diventata una brutta parola, una parolaccia, mentre nel resto del mondo essa \u00e8 non solo lecita e ammessa, ma perfino ovvia.<\/p>\n<p>Uno degli slogan pi\u00f9 famosi del periodo fascista, \u00abPreferite i prodotti nazionali!\u00bb, \u00e8 divenuto il simbolo stesso della chiusura provinciale, del bieco nazionalismo, della superbia ottusa e ignorante di un popolo che voleva &quot;far da solo&quot;. Quel popolo, eravamo noi. Evidentemente, \u00e8 cosa pi\u00f9 bella e appropriata indossare magliette che inneggiano a una qualche universit\u00e0 americana, sfoggiare computer e telefonini giapponesi, parlare e perfino cantare in lingua inglese (quanti cantanti stanno ormai piegandosi a questa moda, che poi \u00e8 anche una strategia per vendere dischi all&#8217;estero, ma spacciando il tutto per una forma di &quot;apertura&quot; verso il villaggio globale).<\/p>\n<p>Scriveva Pietro Silvio Rivetta nel suo libro \u00abPreferite i prodotti nazionali! Curiosit\u00e0 linguistiche stravaganti e sagge\u00bb (Milano, Casa Editrice Ceschina, 1938, pp.209-17):<\/p>\n<p>\u00abCome motto, il nostro \u00abPreferite i prodotti nazionali!\u00bb ha, al confronto con i suoi equivalenti esotici il difetto di avere una parola in pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ma \u00e8, questo, proprio un grave difetto? E sono i due motti britannico e francese davvero equivalenti al nostro?<\/p>\n<p>Essi si limitano ad esortare il pubblico a ricordarsi di essere rispettivamente francesi o inglesi nelle loro operazioni commerciali: &quot;Achetez fran\u00e7ais!&quot;, &quot;Buy British!&quot;.<\/p>\n<p>Il nostro &quot;preferite!&quot; pu\u00f2 sembrare persino meno energico.<\/p>\n<p>Ed invece \u00e8 proprio il contrario.<\/p>\n<p>Il preferire implica una libert\u00e0 di scelta e un confronto.<\/p>\n<p>Il comperare (&quot;achetez!&quot; &quot;buy!&quot;) si riduce ad una operazione commerciale: si pu\u00f2 comperare anche ad occhi chiusi. Il preferire, invece, implica una valutazione del merito e di tante altre considerazioni: implica una partecipazione spirituale, quella partecipazione che il Fascismo vuol porre a guida d&#8217;ogni nostra azione.<\/p>\n<p>&quot;Achetez!&quot; e &quot;buy!&quot; sono due imperativi i quali non vanno oltre la tasca e il portafoglio: il nostro &quot;preferite!&quot; vuol invece penetrare nell&#8217;animo, s\u00ec che l&#8217;azione dell&#8217;acquirente sia l&#8217;effetto di una convinzione e d&#8217;un entusiasmo.<\/p>\n<p>E qui l&#8217;etimologia viene a rincalzo del bell&#8217;imperativo patriottico.<\/p>\n<p>Che significa &quot;preferire&quot; secondo le sue linguistiche origini? Tra due o pi\u00f9 cose noi preferiamo la migliore, quella che maggiormente ci attrae: ma invece che esprimere un nostro moto verso di essa, il verbo latino &#8211; &quot;praeferre&quot; &#8211; indica quasi il gesto con il quale noi, riconosciutone il merito, portiamo (&quot;ferre&quot;) pi\u00f9 avanti (&quot;prae&quot;) che le altre la cosa migliore. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il &quot;prodotto&quot;, come vocabolo, \u00e8 prodotto italiano al 100 per 100.<\/p>\n<p>\u00c8 d&#8217;origine nobilissima.<\/p>\n<p>Ben si congiunge, anche storicamente, con l&#8217;esortazione iniziale del motto \u00abPreferite i prodotti nazionali!\u00bb<\/p>\n<p>I &quot;producta&quot;- neutro plurale e globale &#8211; furono nella filosofia stoica quelle &quot;cose preferite&quot; che propriamente non costituiscono il vero bene, ma che pure, nella scelta, sono da anteporsi ad altre: tali sono la bellezza, la salute ecc. (Cicerone, De finibus bonorum ac malorum&quot;, III, 52).<\/p>\n<p>Potrebbero avere una pi\u00f9 bella origine i nostri &quot;prodotti&quot;?<\/p>\n<p>N\u00e9 men nobile \u00e8 l&#8217;etimologia, legata ad un gigantesco verbo latino: &quot;ducere&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Pro-ducere&quot;, &quot;produrre&quot;, non esprime soltanto il fatto materiale agricolo o industriale.<\/p>\n<p>Per i Romani &quot;producere exercitum in aciem&quot; era &quot;condurre l&#8217;esercito nella battaglia&quot;, farlo avanzare disciplinato.<\/p>\n<p>Il significato di creare fu derivato da questo di &quot;condurre innanzi&quot;, &quot;portare in avanti&quot; ed ebbe anch&#8217;esso un valore morale, prima ancora di quello materiale (&quot;Magnanimos nos natura produxit&quot;, &quot;La natura ci ha creati generosi&quot;, Seneca, Epist. CIV, 23). [&#8230;]<\/p>\n<p>Rimane per concludere l&#8217;etimologica analisi del motto per l&#8217;indipendenza economica, il non meno istruttivo esame dell&#8217;aggettivo che lo conclude: &quot;nazionali&quot;.<\/p>\n<p>Il nome &quot;nazione&quot; \u00e8 stato foggiato su modello romano anche in quei paesi che non ebbero un diretto dominio di Roma: non \u00e8 soltanto &quot;nation&quot; in francese e in inglese, o &quot;naci\u00f3n&quot; nella Spagna e &quot;na\u00e7ao&quot; in Portogallo, o &quot;natsiune&quot; in Romenia: anche i Tedeschi hanno &quot;nation&quot; con tutti i derivati e composti: i &quot;colori nazionali&quot; sono &quot;nationalfarben&quot;, e lo &quot;hitleriano &quot;nationalsozialismus&quot; \u00e8 formato con due voci latine e conserva persino la tipica desinenza classica.<\/p>\n<p>&quot;Nation&quot; \u00e8 voce corrente nei linguaggi scandinavi: i Russi hanno, per la loro &quot;nazionalit\u00e0&quot; e pei suoi derivati, affianco a &quot;norodnost&quot;, voce slava, anche &quot;natsionalnost&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>La &quot;natio&quot; latina era il fenomeno meraviglioso e onorato della &quot;nascita&quot;: i Romani ebbero persino una dea di tal nome: &quot;Natio&quot;.<\/p>\n<p>E ben fecero ad onorarla quale benefica divinit\u00e0, ch\u00e9, senza la nascita nessun altro fenomeno umano \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>La fecondit\u00e0 del popolo romano fu il fondamentale coefficiente della diffusione della civilt\u00e0 latina. Come avrebbe potuto altrimenti dominare il mondo e lasciarvi le indelebili impronte un popolo che, racchiuso nella stretta cerchia romulea, divenne poi tanto numeroso da inviar soldati e coloni sino agli estremi limiti dell&#8217;Impero?<\/p>\n<p>E, in una seconda grandiosa ondata di civilt\u00e0 nelle forme pi\u00f9 nobili, si afferm\u00f2 nuovamente il vocabolo latino della natalit\u00e0: &quot;Rinascimento&quot;, rinascita delle arti classiche.<\/p>\n<p>Con due formidabili parole di questo calibro, nazione e Rinascimento, abbiamo proprio bisogno di adottare due esotici figlioli linguistici e formare la &quot;demografia&quot; con tutti i demografici derivati?<\/p>\n<p>E &quot;demografia&quot; \u00e8 anche parola burocraticamente flaccida per esprimere una grandiosa potenza nazionale.<\/p>\n<p>Il &quot;movimento demografico&quot; \u00e8, etimologicamente, una semplice operazione contabile: &quot;demos&quot; \u00e8 la popolazione e &quot;grafia&quot; \u00e8 la scrittura, la numerica partita doppia del dare e dell&#8217;avere, attivo e passivo nei confronti della morte.<\/p>\n<p>&quot;Scrittura del popolo&quot; \u00e8 ben poco, per indicare il fenomeno della natalit\u00e0.<\/p>\n<p>I figlioli non basta scriverli sulla carta. Dovremmo, anzi, usare il vocabolo &quot;demografi&quot; per indicare ironicamente coloro i quali si dedicano largamente alla letteratura incitante alla procreazione, ma rimangono scapoli senza parole.<\/p>\n<p>Per l&#8217;attivit\u00e0 feconda latina lasciamo tutto il giusto prestigio alle voci latine della natalit\u00e0. [&#8230;]<\/p>\n<p>L&#8217;invocazione oraziana &quot;Di, Romulae genti date remque prolemque&quot; sia esaudita pur nel linguaggio: abbiamo, pure linguisticamente, tale vitalit\u00e0 feconda da poter produrre anche nel vocabolario le &quot;belle famiglie&quot; delle parole italianissime.\u00bb<\/p>\n<p>Che altro aggiungere? \u00c8 detto tutto&#8230; Ma quando impareremo a tenere la schiena un po&#8217; pi\u00f9 dritta?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per indicare l&#8217;accrescimento della popolazione, noi troviamo perfettamente logico adoperare una parola, &quot;demografia&quot;, formata da due radici, entrambe greche, cio\u00e8 straniere: eppure la lingua italiana, nella<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30149,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[59],"tags":[110,178],"class_list":["post-28012","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-economia","tag-civilta","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-economia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28012","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28012"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28012\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30149"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28012"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28012"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28012"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}