{"id":28005,"date":"2021-08-30T08:46:00","date_gmt":"2021-08-30T08:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/30\/povero-uomo-quantum-mutatus-ab-illo\/"},"modified":"2021-08-30T08:46:00","modified_gmt":"2021-08-30T08:46:00","slug":"povero-uomo-quantum-mutatus-ab-illo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/30\/povero-uomo-quantum-mutatus-ab-illo\/","title":{"rendered":"Povero uomo, quantum mutatus ab illo!"},"content":{"rendered":"<p><em>Quantum mutatus ab illo!<\/em>, esclama Enea (<em>Aen<\/em>. II, 274) allorch\u00e9, in sogno, durante l&#8217;ultima notte di Troia, gli appare il fantasma di Ettore, non gi\u00e0 bello e forte com&#8217;era stato in vita, ma triste e coperto di piaghe, pressoch\u00e9 irriconoscibile. L&#8217;espressione \u00e8 entrata nell&#8217;uso quando si tratta di descrivere una persona che non vedevamo da molto tempo e che incontriamo all&#8217;improvviso, terribilmente cambiata, sia nell&#8217;aspetto che nei modi, e non in senso positivo, ma invecchiata, imbruttita, stanca e consumata da chiss\u00e0 quali dispiaceri e delusioni, che hanno scavato solchi impietosi sulla sua fronte o gli hanno ingobbito le spalle e resa incerta l&#8217;andatura.<\/p>\n<p>Ebbene: ci accade di estendere questa riflessione non a questa o quella persona, ma all&#8217;intera societ\u00e0, considerata in generale ma anche nei suoi singoli membri. Perch\u00e9 un fatto ci pare innegabile, a noi che non siamo pi\u00f9 tanto giovani: c&#8217;\u00e8 stato un mutamente complessivo, profondo, forse irreversibile; le persone, mediamente parlando, non sono pi\u00f9 quelle di due o tre generazioni fa. Non perch\u00e9 siano cambiati le loro idee o i loro comportamenti e stili di vita: questo \u00e8 normale, almeno fino ad un certo punto. La vita cambia, non resta mai uguale a se stessa: il germe \u00e8 diventato un fiore, il giovane bosco \u00e8 diventato una foresta maestosa, il bruco \u00e8 diventato farfalla, il girino ha dato luogo a una rana. Eppure, nel cambiamento si conserva una cosa essenziale: l&#8217;istinto della specie, l&#8217;esperienza accumulata nel corso delle generazioni. Nessun animale \u00e8 tanto stupido, o degenerato, da buttar via un simile patrimonio; solo l&#8217;uomo \u00e8 capace di farlo e, di fatto, lo sta facendo, con tragica ostinazione, da alcuni decenni a questa parte. \u00c8 come se una febbre maligna gli avesse tolto l&#8217;uso della ragione e lo stesso istinto dell&#8217;autoconservazione, e avesse offuscato la sua mente e i suoi sentimenti, cos\u00ec da predisporlo a una sorta di rassegnazione alla propria fine, non senza che egli colga, nel frattempo, tutti i piaceri che sono alla sua portata, anche i pi\u00f9 insidiosi, i pi\u00f9 malefici e autodistruttivi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 lo fa? Che cosa spera di ottenere? In genere a questa domanda si risponde chiamando in causa la complessit\u00e0 della vita moderna, la presenza pervasiva di una tecnologia che spegne qualsiasi moto spontaneo dell&#8217;animo, lo strapotere esercitato dai mass-media sull&#8217;immaginario collettivo; e naturalmente la concentrazione di ricchezza nelle mani di pochissimi oligarchi della grande finanza, i quali hanno ogni interesse a trasformare gli esseri umani in povere larve inconsistenti, senza pensiero critico, senza forza di carattere, senza pi\u00f9 neppure l&#8217;istinto che avverte qualsiasi animale di evitare ci\u00f2 che \u00e8 malsicuro e di tenersi sul terreno delle certezze. Lo stiamo vedendo in questi mesi, in questi giorni, con il terrore dilagante per la falsa pandemia: l&#8217;istinto naturale suggerisce di non affidarsi a un preteso vaccino dei cui effetti nessuno sa nulla e nessuno pu\u00f2 garantire che non producano danni maggiori del virus che si vorrebbe combattere; eppure tutti, dalle autorit\u00e0 al comune cittadino, sembrano impazziti e completamente dominati dalla smania di vaccinarsi, costi quello che costi, perch\u00e9 la televisione ha detto che chi non \u00e8 vaccinato rischia una morte terribile, anche se le statistiche mostrano che tale asserzione \u00e8 completamente falsa, mentre le autorit\u00e0 ricattano i cittadini ed esercitano ogni sorta di pressioni per indurli con le buone o le cattive a farsi inoculare un siero genico sperimentale che si ha buone ragioni per sospettare che non sia affatto quel che dovrebbe essere, bens\u00ec un portatore di malattie, infermit\u00e0 e morte. Il tutto secondo i sinistri piani elaborati dall&#8217;oligarchia satanica che ha scatenato questo terrore mediante una frode planetaria mai vista prima e quasi inconcepibile, e ora vuole sfruttarne tutti i vantaggi possibili in termini di controllo sempre pi\u00f9 capillare della popolazione, sia sul piano mentale che su quello strettamente biologico.<\/p>\n<p>Non stiamo facendo un discorso astratto e teorico; stiamo parlando di cose concrete, vissute, sperimentate. \u00c8 come se un giorno ci fossimo svegliati e ci fossimo trovati a vivere in mezzo a dei marziani. Non pretendiamo di essere pi\u00f9 bravi o pi\u00f9 belli degli altri: ma sappiamo di aver ricevuto un&#8217;educazione di un certo tipo, fondata sui valori morali e sugli affetti, primi fra tutti quelli familiari, e inoltre sul rispetto della cultura e sulla pratica del pensiero critico: e ci accorgiamo che la maggioranza dei nostri simili \u00e8 divenuta per noi come una popolazione aliena, perch\u00e9 sente, pensa, parla e agisce in un modo che \u00e8 talmente lontano dal nostro sentire, pensare, parlare e agire, da farci sorgere il sospetto che uno dei due, noi o loro, sia letteralmente impazzito. Difficile trovare un&#8217;altra spiegazione a una simile scollatura, a una voragine cos\u00ec profonda che sembra essersi prodotta da un giorno all&#8217;altro, anche se \u00e8 chiaro che non si \u00e8 prodotta all&#8217;improvviso, ma solo lo smottamento finale si \u00e8 verificato di colpo, sotto i nostri occhi, mentre era stato preceduto da una lenta, silenziosa fase di progressivo disgregamento. Noi, ripetiamo, per ragioni anagrafiche, abbiamo visto il mondo di prima: non solo prima della follia collettiva indotta dalla falsa pandemia, ma anche prima che l&#8217;abuso della televisione, del computer e del telefonino, mutasse radicalmente il modo di essere delle persone, a cominciare dall&#8217;infanzia, privata della fantasia e della creativit\u00e0, che sono la sua linfa vitale, e costretta ad una maturazione precoce, che poi non \u00e8 maturazione ma invecchiamento e omologazione. Crediamo che tutti, o molti della nostra generazione, dovrebbero avere gli stessi ricordi e quindi dovrebbero essere in grado, quanto noi, di valutare la frattura abissale che si \u00e8 prodotta fra l&#8217;uomo di prima e l&#8217;uomo di oggi; e se cos\u00ec non \u00e8, o \u00e8 mancato lo spirito d&#8217;osservazione, o si \u00e8 creata una dissonanza cognitiva, per cui le persone, pur di sentirsi parte della societ\u00e0 attuale, benevolmente accettate dai meccanismi disumani del mondo globalizzato, rimuovono perfino i ricordi dell&#8217;infanzia e preferiscono fare finta che non sia successo proprio nulla, e che il mondo sia tuttora pi\u00f9 o meno quello di sempre: vale a dire che \u00e8 cambiato, s\u00ec, ma non pi\u00f9 di quanto sia normale che cambi spontaneamente da una generazione all&#8217;altra, da un cinquantennio all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Vogliamo spiegarci per mezzo di un beve filmato che si pu\u00f2 consultare in rete, intitolato <em>Quattro passi per Udine 1953<\/em> (<a href=\"https_3A//www.youtube.com/watch@v=50EfdXXrBlA\">https:../../../../www.youtube.com/watch@v=50EfdXXrBlA<\/a>) e postato da <em>Cjarande Friul Biker MTB Group<\/em>. Oltre all&#8217;emozione di rivedere la propria citt\u00e0 natale com&#8217;era all&#8217;epoca della propria infanzia &#8211; anzi qualche anno prima, in questo caso &#8212; e di riconoscere il leggendario <em>tram bianco<\/em> che parte da Piazzale Osoppo verso Tricesimo e Tarcento, soppresso nel 1959, o le ragazze vestite proprio come la mamma nelle fotografie da signorina, e con lo stesso taglio di capelli, e i vigili a dirigere il traffico con l&#8217;uniforme bianca estiva come Marcello Mastroianni In <em>Domenica d&#8217;agosto<\/em> di Luciano Emmer (1950), e gli scorci di una citt\u00e0 che sta parzialmente cambiando volto, fra le ultime case bombardate ancora da abbattere, e i nuovi palazzi moderni in via di costruzione, l&#8217;emozione pi\u00f9 forse \u00e8 stata quella di vedere, anzi di rivedere, i volti, i sorrisi, i gesti delle persone comuni. Il vecchio signore con il fazzoletto bianco infilato alla bell&#8217;e meglio nel taschino della giacca; il gruppo di amici sulla porta dell&#8217;osteria, di diversa estrazione sociale ma accomunati dalla frequentazione democratica dello stesso locale; il nonno col bambino per mano: il giovane di destra che saluta alzando il braccio destro teso; le contadine in Piazza delle Erbe impegnate a vendere la frutta, a pesarla con la bilancia a stadera, a chiacchierare animatamente fra di loro &#8211; ah, quando la bellissima piazza era tutta ridente per le tende colorate delle fruttivendole, come l&#8217;ha raffigurata tante volte il pittore Emilio Caucigh, e nessuno si sognava di chiamarla Piazza Matteotti, al massimo Piazza San Giacomo! -; le bici e le <em>Vespa<\/em> che zigzagano allegramente fra le <em>Giardinette<\/em>, le <em>Topolino<\/em> e i grossi autobus urbani; la gente che sosta sul sagrato della chiesa, al termine della Messa feriale; il patriarca dalla lunga barba bianca, i baffoni e il volto segnato da tante stagioni, che pare appena sceso dai monti della Carnia: \u00e8 tutta un&#8217;umanit\u00e0 ricca di espressione di vivacit\u00e0, indaffarata ma nello stesso tempo serena, che si nuove a proprio agio, perch\u00e9 sente di essere e a casa propria, in mezzo alle cose note, e che per nulla al mondo cambierebbe per un altro cielo, se non spinta dalla necessit\u00e0 estrema, come gli ultimi emigranti che lasciavamo quelle case con tanta nostalgia nel cuore, sognando solo il giorno del ritorno. La cosa che pi\u00f9 colpisce anche un osservatore distratto \u00e8 l&#8217;espressione distesa e cordiale dei volti, la spontaneit\u00e0 e la frequenza dei sorrisi, la gioia di vivere che traspare dalle faccende quotidiane di una citt\u00e0 piena di animazione e di un popolo onesto e laborioso. Si dir\u00e0 che quei sorrisi sono artefatti, che quelle scene conviviali sono create a bella posta, e che forse la nostalgia dei ricordi fa velo all&#8217;obiettivit\u00e0 della nostra lettura. Niente affatto. Pur ammettendo che quelle persone erano consapevoli della macchina da presa e quindi portate ad assumere una posa, noi quelle facce, quei sorrisi, quella cordialit\u00e0, quella socialit\u00e0 spontanea, le abbiamo viste e le ricordiamo benissimo, non le stiamo creando per un gioco della fantasia o uno scherzo della memoria. Non solo le abbiamo viste, ma sono state lo sfondo costante del paesaggio umano, per cos\u00ec dire, della nostra fanciullezza. I nonni avevano un bar ch&#8217;era anche panificio, in Via Manin, e alcuni clienti venivano dai quartieri lontani per acquistare il pane del <em>sior Chechi<\/em>, ch&#8217;era il pi\u00f9 buono di tutti, e che lui impastava gi\u00e0 alle quattro del mattino di ogni santo giorno, con dedizione religiosa: perch\u00e9 per lui, come per tanti, il lavoro fatto bene, con amore, era una vera religione e non solo un modo per guadagnarsi la vita. Ebbene in quel bar, seduti al tavolo o in piedi al banco, abbiamo visto tante volte proprio quelle facce, proprio quei sorrisi, proprio quei gesti: e possiamo affermare che la sostanza del filmino \u00e8 vera, verissima, per niente artificiale. Cos\u00ec come il fatto che nostra madre, come tante altre donne, soleva cantare mentre sbrigava le faccende di casa, con la sua bella voce melodiosa che riempiva le stanze e faceva invidia al grammofono: e talvolta un amico, venuto in visita, udendola da un&#8217;altra stanza, restava incanto ad ascoltarla, pieno di ammirazione: come Enrico che si \u00e8 fatto sentire al telefono dopo la bellezza di cinquant&#8217;anni e ricorda benissimo quel particolare, ed \u00e8 ancora pieno di stupita ammirazione.<\/p>\n<p>Pertanto, la domanda che dobbiamo farci \u00e8 la seguente: che cosa diavolo ci \u00e8 successo, per aver perso quei sorrisi, quella gioia di vivere, quella serenit\u00e0, quella spensieratezza, quel senso di pulizia morale che trasparivano dalla vita quotidiana dei nostri genitori e dei nostri nonni? Perch\u00e9 le mamme non cantano pi\u00f9 mentre fanno i lavori di casa; perch\u00e9 le amiche o i fidanzati non camminano pi\u00f9 tenendosi sotto braccio, con quel passo svelto e animato; e perch\u00e9 gli uomini non si trattengono sulla porta del bar come allora, uniti dal semplice piacere di godersi una mezz&#8217;ora di svago, gustando un buon bicchiere di vino; perch\u00e9 non salutano pi\u00f9 togliendosi il cappello per la strada, specialmente davanti alle signore, ma ciascuno se ne va per conto proprio, chiuso, impenetrabile, badando solo ai fatti suoi, magari parlando al telefonino o ascoltando la musica con le cuffiette, senza guardare nessuno e senza mai regalare un sorriso neanche per sbaglio? E non basta rispondere che \u00e8 cambiato tutto, che la storia va avanti e la corsa del progresso \u00e8 inarrestabile, e che i mezzi di comunicazione e di trasporto della societ\u00e0 moderna hanno isolato le persone, le hanno in certo qual senso atomizzate, le hanno rinchiuse nel bozzolo di un benessere apparente e di un&#8217;illusoria autosufficienza; o che i meccanismi burocratici e tecnologici della modernit\u00e0 avanzata sono passati come un rullo compressore sopra le care vecchie abitudini d&#8217;un tempo, quando la gente amava stare insieme e traeva piacere dal fare cose semplici, ma piene di significato e tali da conservarle saldamente in uno stato di equilibrio interiore, che le rendeva anche pi\u00f9 forti nelle avversit\u00e0 della vita. Non basta perch\u00e9 \u00e8 evidente che c&#8217;\u00e8 stata &#8212; come c&#8217;\u00e8 anche oggi, ai tempi della falsa pandemia e della false vaccinazioni di massa &#8212; una componente volontaria, un assenso, un consenso di moltissime persone nei confronti di tali meccanismi e di tali dinamiche, anche i pi\u00f9 spersonalizzanti e omologanti. Nostro padre ci raccontava di aver notato un brusco, radicale cambiamento nel modo di comportarsi dei suoi colleghi insegnanti con l&#8217;avvento dell&#8217;auto privata: prima, all&#8217;uscita di scuola, tutti si fermavano volentieri a fare quattro chiacchiere, per poi tornare a casa per il pranzo; dopo, appena entrati in possesso dell&#8217;auto nuova, non vedevano l&#8217;ora di scappare via, salutavano in fretta e sparivano di volata. Comportamenti analoghi sono stati assunti, modificando radicalmente le abitudini, mano a mano che sono subentrati il telefono, il televisore, il computer, il telefonino cellulare e cos\u00ec via. \u00c8 chiaro che c&#8217;\u00e8 stato un uso dissennato della tecnologia; ed \u00e8 chiaro che gli effetti devastanti potevano essere, se non evitati, almeno limitati, perch\u00e9 non sta scritto da nessuna parte che i genitori devono regalare uno <em>smartphone<\/em> al loro figlio di sei anni, affinch\u00e9 s&#8217;incretinisca e ne diventi schiavo.<\/p>\n<p>Come uscire da una tale situazione? Noi crediamo che le cose sono giunte a questo punto perch\u00e9 abbiamo smarrito il timor di Dio. Era la fede a tenere unite le famiglie, a dare la pace all&#8217;anima, a regalare quei sorrisi e quei gesti di amicizia. Ed \u00e8 l&#8217;allontanamento da Dio ad aver reso le persone cos\u00ec paurose verso un pericolo pressoch\u00e9 inesistente da averle spinte a rinchiudersi entro un bozzolo di solitudine, con la mascherina e il <em>green pass<\/em>, senza il coraggio di sfiorarsi neppure con un dito&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quantum mutatus ab illo!, esclama Enea (Aen. 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