{"id":27999,"date":"2007-09-30T01:11:00","date_gmt":"2007-09-30T01:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/30\/il-posto-delle-fragole-omaggio-a-ingmar-bergman\/"},"modified":"2007-09-30T01:11:00","modified_gmt":"2007-09-30T01:11:00","slug":"il-posto-delle-fragole-omaggio-a-ingmar-bergman","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/30\/il-posto-delle-fragole-omaggio-a-ingmar-bergman\/","title":{"rendered":"\u00abIl posto delle fragole\u00bb: omaggio a Ingmar Bergman"},"content":{"rendered":"<p>Qualche mese fa ci ha lasciato il grande regista svedese Ingmar Bergman, uno dei pi\u00f9 grandi maestri del cinema mondiale d&#8217;ogni tempo. La televisione di Stato, come al solito, ha brillato per la sua distrazione, l&#8217;insipienza e la totale insensibilit\u00e0. Avrebbe potuto e dovuto essere una occasione per ripresentare al pubblico almeno alcuni dei capolavori assoluti di questo sommo artista; invece, niente. Come quando \u00e8 morta l&#8217;attrice Alida Valli, una delle pi\u00f9 belle, brave e intelligenti interpreti del grande schermo italiano: nulla di nulla. Forse, per l&#8217;attrice di Pola (pardon, bisogna dire Pula: perch\u00e9 altrimenti i nazionalisti croati si potrebbero offendere, e bisogna pur mantenere rapporti di buon vicinato con tutti), ha pesato &#8211; chiss\u00e0 &#8211; il fatto di essersi imposta al pubblico all&#8217;epoca del regime fascista; e <em>quindi<\/em>, per certi &quot;puritani&quot; dalla memoria corta, in circostanze politiche, come dire?, quantomeno sospette, per non dire francamente equivoche. Le malelingue erano giunte perfino ad insinuare che la Valli fosse stata una delle innumerevoli amanti del Duce: eh gi\u00e0, impossibile concepire che un&#8217;attrice bella e brava possa aver fatto carriera per i suoi soli meriti professionali. Non sar\u00e0 un atteggiamento mentale che nasce dalla consapevolezza di quanto siano caduti in bassi certi valori nel cinema e, in genere, nel mondo dello spettacolo odierno, e che tende inconsciamente a proiettare all&#8217;indietro un malcostume che oggi, sotto il bel cielo della Repubblica democratica, \u00e8 cos\u00ec scopertamente dilagante?<\/p>\n<p>Quanto a Bergman, non sapremmo dire; osiamo sperare che, almeno in questo caso, la politica non c&#8217;entri, per una volta almeno. Che c&#8217;entrino, nella inqualificabile dimenticanza e ingratitudine dimostrate dai responsabili dei nostri palinsesti televisivi, semplicemente l&#8217;ignoranza e la stupidit\u00e0. Quegli stessi signori che da anni e anni ci propinano, ogni giorno e ogni sera, la pi\u00f9 inguardabile spazzatura americana fatta di film e telefim tutti violenza, muscoli, giustizieri di ghiaccio e belle oche siliconate (e non abbiamo notato la bench\u00e9 minima differenza fra la gestione della tv sotto il governo Prodi rispetto al governo Berlusconi); quegli stessi signori che, pensando solo all&#8217;<em>audience<\/em> (ma sar\u00e0 poi vero?), non si peritano di perseguitarci con giochi a quiz straordinariamente futili, melensi e ripetitivi, di talk-show demenziali, di reality degni di un pubblico di cerebrolesi: ebbene quei signori non hanno trovato il tempo e il modo di ricordare degnamente un cos\u00ec grande regista che ha tanto onorato la Decima Musa. Lo ha sempre fatto con la sua bravura e la sua poesia, che non avevano bisogno di cast hollywoodiani, di trame spettacolari, di <em>budget<\/em> astronomici e di effetti speciali. Anzi, un poeta che amava la semplicit\u00e0 della recitazione, i ritmi lenti, le pause lunghe, l&#8217;ascolto, la contemplazione, la sobria e maschia bellezza del non detto o dell&#8217;appena evocato, suggerito; che prediligeva la fotografia in bianco e nero, perch\u00e9, da quel grande artista che era, in bianco e nero riusciva a creare paesaggi e atmosfere semplicemente straordinari, che avrebbero potuto insegnare qualcosa ai tramonti in technicolor di tanti furbi &quot;capolavori&quot; da cassetta, tipo <em>Out of Africa<\/em>. Un uomo che possedeva un forte senso dell&#8217;amicizia e della gratitudine, che rimase sempre fedele ai suoi maestri e ai suoi attori; che, per il ruolo di protagonista di un film a cinque stelle come <em>Il posto delle fragole<\/em>, volle il suo maestro Victor Sjostr\u00f6m, uno dei pi\u00f9 grandi registi del cinema svedese, che sarebbe morto appena tre anni dopo quella magistrale interpretazione. E, accanto a lui, la bravissima Ingrid Thulin e l&#8217;esordiente Bibi Andersson, che avrebbero interpretato tanti altri capolavori bergmaniani; Gunner Bj\u00f6rstrand e un incredibile giovanotto dai capelli biondo-cenere, Max von Sydow, nella modestissima parte di un benzinaio (tre o quattro minuti in tutto), che appena l&#8217;anno prima era stato a sua volta protagonista di un film che segna una pietra miliare nella storia del cinema, come <em>Il settimo sigillo.<\/em> Anche questa \u00e8 grandezza: da parte del regista e da parte dell&#8217;attore: calarsi con lo stesso entusiasmo nella parte, che sia una particina assolutamente secondaria o che sia quella del protagonista; una grandezza che le &quot;stelle&quot; viziate e strapagate del cinema internazionale d&#8217;oggi non sarebbero nemmeno in grado di comprendere, figuriamoci di imitare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, vogliamo dare il nostro modesto contributo per ricordare un regista che ha donato al pubblico mondiale tanti capolavori straordinari; e lo faremo limitandoci, in questa sede, a parlare di uno solo di essi, per non disperderci eccessivamente: <em>Il posto delle fragole<\/em>, apparso sugli schermi esattamente mezzo secolo fa: nel 1957.<\/p>\n<p>La storia \u00e8 relativamente semplice. Un anziano medico, il settantottenne Isak Borg, residente a Stoccolma, deve recarsi a Lund, sulla punta meridionale della Svezia, per la solenne cerimonia del suo giubileo professionale: il traguardo dei cinquant&#8217;anni di onorato lavoro al servizio della comunit\u00e0 (bei tempi e bella societ\u00e0, quelli che sanno dire &quot;grazie&quot; a un medico che, con dedizione e umanit\u00e0, ha curato la salute dei suoi concittadini per tutta la vita). Alla vigilia del giorno stabilito, un sogno angoscioso lo riempie di disagio (straordinariamente efficaci le sequenze oniriche, che costituiscono quasi l&#8217;ossatura dell&#8217;intera pellicola). Sogna di aggirarsi, stranito, in una parte sconosciuta della citt\u00e0, per le vie inspiegabilmente deserte, notando con stupore e preoccupazione che gli orologi pubblici sono privi di lancette. A un tratto, con fracasso, avanza sul selciato un carro funebre trainato da cavalli neri; giunto all&#8217;altezza del dottor Borg, il carro urta contro un lampione e perde una ruota, mentre la bara scivola a terra proprio ai suoi piedi. Egli si avvicina e vede, con raccapriccio, una mano uscire da sotto il coperchio; poi appare il volto del defunto: ed \u00e8 il suo stesso volto; infine la mano del morto lo afferra e cerca di attirarlo a s\u00e9. A questo punto, in preda a una forte agitazione, il dottore si sveglia e si rende conto che ha avuto un incubo; un incubo, tuttavia, che voleva dirgli forse qualcosa. Incapace di rimanere a letto, si alza e apre le imposte della finestra: \u00e8 gi\u00e0 l&#8217;alba e, siccome siamo in estate, a quelle latitudini \u00e8 gi\u00e0 chiaro quasi come a giorno fatto, anzi si pu\u00f2 dire che la notte non \u00e8 che un breve, magico crepuscolo (cfr. <em>Le motti bianche<\/em> di Fjodor Dostoevskij).<\/p>\n<p>Allora, d&#8217;impulso, prende una decisione: non partir\u00e0 per Lund in aereo, come stabilito da tempo, ma in automobile, dato che la cerimonia avr\u00e0 luogo solo alle cinque del pomeriggio e ha davanti a s\u00e9 quattordici ore di tempo. Cos\u00ec potr\u00e0 approfittarne per passare a far visita alla sua vecchissima madre, una signora quasi centenaria ma ancora perfettamente lucida e relativamente arzilla, che vive tutta sola nonostante lo stuolo di figli (dieci tra maschi e femmine), generi, nuore e nipoti. Forse il sogno, premonitore di morte, gli ha insinuato il timore che l&#8217;aereo possa cadere; ci\u00f2 non viene esplicitato, e lo spettatore \u00e8 libero di pensarlo oppure no. Il dottore informa della sua decisione la vecchia governante, una donnina fisicamente gracile ma dal carattere ferreo, con la quale &#8211; lo si intuisce fin dalle prime battute &#8211; esiste, da moltissimi anni, un rapporto inconfessato di amore-odio. Il dottore \u00e8 rimasto vedovo da molti anni e l&#8217;anziana governante, a suo modo, ne \u00e8 innamorata; ma le rigide barriere di classe vietano ogni forma d&#8217;intimit\u00e0, tanto che i due si danno impeccabilmente del &quot;lei&quot;, pur vivendo da soli nella stessa casa. La donna cerca di opporsi al cambiamento di programma, brontola, protesta; ma, quando lo vede irremovibile, finisce per preparargli lei stessa la valigia e per servirgli la colazione, pur lamentandosi del fatto che il suo padrone, da quel vecchio egoista che \u00e8, le sta rovinando &quot;il giorno pi\u00f9 bello della sua vita&quot; (da ci\u00f2, fra l&#8217;altro, si comprende quale attaccamento esistesse fra i due anziani e quali vincoli di affetto, pur se mai esplicitamente dichiarati, li legassero dopo tanti anni di vita in comune). Ma il dottore le dice che lei pu\u00f2 benissimo recarsi a Lund in aereo: si ritroveranno a casa del figlio di lui, Evald, in tempo per recarsi alla cerimonia.<\/p>\n<p>Mentre Isak sta facendo colazione, entra nel soggiorno una giovane donna dallo sguardo dolce e malinconico, che qualche segreta sofferenza ha visibilmente turbato e un po&#8217; indurito. \u00c8 Marianne (l&#8217;attrice Ingrid Thulin), la moglie di Evald, che da un po&#8217; di tempo vive nella sua casa. Come si verr\u00e0 a sapere in seguito, non si tratta di una visita di cortesia: Marianne \u00e8 in grave dissidio col marito perch\u00e9 aspetta un figlio che lui, assolutamente, non vuole; pertanto si \u00e8 recata da Lund a Stoccolma in cerca di un luogo ove riflettere e, probabilmente, di una parola di incoraggiamento e consolazione da parte del suocero. Parola che non ha trovato: ma anche questo lo verremo a sapere dopo. Quando il dottore le dice che sta per partire in automobile, Marianne si offre di fare il viaggio con lui: la cerimonia del giubileo le offre l&#8217;occasione di rivedere Evald e, forse, di chiarirsi con lui; e il viaggio in auto le si presenta come un gradevole diversivo per raccogliere i suoi pensieri e, forse, fare un estremo tentativo per superare la corazza di gelida cortesia e apparente bonariet\u00e0 con cui il suocero l&#8217;ha sempre tenuta a distanza: come ha fatto, del resto con tutte le altre persone che hanno fatto parte della sua vita.<\/p>\n<p>L&#8217;automobile, un vecchio modello che il dottore, probabilmente, da tempo non guida pi\u00f9 per lunghi viaggi, si mette in movimento per le strade ancora semideserte della capitale, nell&#8217;aria afosa e pesante che preannuncia da lontano il temporale, mentre l&#8217;orologio di una chiesa batte le quattro. Fin dai primi chilometri, suocero e nuora cominciano a giocare a carte scoperte: Marianne accusa il vecchio di essere un egoista che si \u00e8 circondato di un alone di gloria professionale, ma che non inganna coloro che lo conoscono da vicino. Secondo lei suo figlio lo rispetta, ma lo odia; e il fatto che Isak abbia preteso la sollecita restituzione di un prestito, pur essendo assai agiato, mentre Evald \u00e8 in strettezze, mostra la sua grettezza e insensibilit\u00e0. Inoltre Marianne gli rinfaccia il modo inumano col quale Isak l&#8217;ha accolta, quando lei si \u00e8 presentata, sola e disperata, a casa di lui (senza per\u00f2 rivelargli di essere incinta): le ha detto, testualmente, &quot;Non sperare di immischiarmi nelle tue beghe coniugali, perch\u00e9 non mi interessano minimamente&quot;. Il dottore non si sottrae a quelle accuse, anzi le sollecita con i suoi soliti modi velati d&#8217;imperturbabile cortesia; ma, in realt\u00e0, ne \u00e8 toccato pi\u00f9 di quanto non sembri.<\/p>\n<p>Il viaggio \u00e8 contrassegnato da alcune soste che ne scandiscono il ritmo e ciascuna delle quali offre al vecchio dottore una occasione per fare un bilancio della propria vita. Il paesaggio che scorre lungo la strada \u00e8 quello splendido, boscoso e collinoso, che si snoda lungo le rive del Mar Baltico: il paesaggio pi\u00f9 amato dal regista svedese, e che ricorre in quasi tutti i suoi film. La prima sosta avviene davanti alla casa di campagna della famiglia di lui, ove la sua numerosa famiglia soleva trascorrere, ogni anno, le vacanze estive. Dai dieci ai vent&#8217;anni, anche il giovane Isak vi ha trascorso le estati; e l\u00ec \u00e8 nato &#8211; e poi si \u00e8 spento &#8211; il suo primo amore per la dolce cugina Sara. Rimasto solo per qualche minuto (Marianne si \u00e8 allontanata per fare un bagno), ha come una allucinazione e gli sembra di rivedere Sara che si \u00e8 recata nel boschetto dietro casa per raccogliere un cestino di fragole per il compleanno di uno zio terribilmente sordo, mentre tutta la famiglia \u00e8 indaffarata nei preparativi per la ricorrenza. E l\u00ec, nel &quot;posto delle fragole&quot; (espressione che in Svezia, per motivi climatici e culturali, ha una pregnanza che da noi non possiede: come dire il luogo del sole, dell&#8217;estate, della giovinezza e dell&#8217;amore, in un Paese caratterizzato da lunghissimi e freddi inverni senza luce), Sara, segretamente fidanzata con Isak, viene corteggiata e quasi sedotta da un fratello di lui che, pi\u00f9 tardi, finir\u00e0 per sposare. Il dottore rivede tutto come se il passato ritornasse a vivere sotto i suoi occhi meravigliati: la sala da pranzo, la tavolata piena di giovani e di ragazze, l&#8217;insopportabile spettegolare delle due sorelline gemelle (una delle quali \u00e8 interpretata dalla figlia di Bergman), che rivelano il bacio clandestino che c&#8217;\u00e8 stato fra Sara e il cugino, facendola arrossire di vergogna e scappare nell&#8217;altra stanza.<\/p>\n<p>Riportato alla realt\u00e0 da una simpatica ragazza che assomiglia stranamente a Sara e che gli chiede un passaggio per s\u00e9 e per due suoi amici, il dottore riprende il viaggio con Marianne e i tre autostoppisti. La ragazza si chiama anche lei Sara, strana coincidenza (e nel film entrambe le parti, quella del primo amore di Isak e quella della disinibita ragazza moderna, sono affidate alla brava Bibi Andersson) e, in poche battute, fra lei e il vecchio dottore si instaura una simpatica complicit\u00e0, fatta di battute scherzose e di autoironia. Sara viaggia con il ragazzo di cui \u00e8 innamorata, studente in teologia, e con un amico che studia per diventare medico, diretta verso l&#8217;Italia per trascorrervi una vacanza: suo padre, astutamente &#8211; a suo dire &#8211; le ha imposto di farsi accompagnare da entrambi i giovanotti, per neutralizzali a vicenda. Ma Sara non se ne preoccupa e flirta con entrambi, atteggiandosi a esperta della vita pi\u00f9 di quanto, forse, non sia in realt\u00e0.<\/p>\n<p>D&#8217;un tratto, a una curva, lungo la strada deserta sbuca nella direzione opposta un&#8217;automobile che quasi li investe: il vecchio sterza e va a finire nel fosso, fortunatamente senza alcun danno n\u00e9 per le persone n\u00e9 per il mezzo; l&#8217;altra macchina, invece, si capovolge. Ne esce illesa una coppia, marito e moglie, i quali &#8211; dopo un vano tentativo di far ripartire la loro auto, frattanto rimessa sulle ruote dagli sforzi congiunti dei ragazzi e del proprietario &#8211; devono chiedere anch&#8217;essi un passaggio sulla capace automobile del dottore. Si tratta di un ingegnere e di un&#8217;attrice cinematografica che hanno, evidentemente, un rapporto estremamente conflittuale. Litigano anzi in modo cos\u00ec insopportabile che Marianne, ben presto, &quot;per il bene dei ragazzi&quot; che hanno dovuto assistere, esterrefatti, alla scena poco edificante, deve invitare i due a scendere. Isak non ha detto una parola ma, come si capir\u00e0 in seguito, ha rivisto in quella coppia amareggiata e infelice il suo stesso matrimonio con la moglie ormai defunta da molti anni. La piet\u00e0, mista a un profondo disagio che confina quasi col disgusto, \u00e8 il sentimento che accompagna i due occasionali compagni di viaggio quando scendono senza protestare e, anzi, la donna mormora, vergognosa, un rapido: &quot;Perdonateci, se potete&quot;. Si tenga a mente la parola <em>perdono<\/em>: la ritroveremo nel corso del film e, forse, \u00e8 la segreta chiave di lettura dell&#8217;intera opera.<\/p>\n<p>Ora l&#8217;automobile \u00e8 giunta nei pressi del paese natio di Isak. Un benzinaio gentilissimo, che ricorda con enorme gratitudine il dottore e che non vuol essere pagato per il rifornimento di benzina (Max von Sydow), chiama fuori anche la moglie incinta e afferma che il loro bambino, se sar\u00e0 un maschio, si chiamer\u00e0 Isak; invitano inoltre il vecchio alla cerimonia del battesimo. Poco dopo i cinque viaggiatori fanno tappa per il pranzo, che si svolge in un ristorante all&#8217;aperto, sulla riva del mare. I due amici di Sara discutono sull&#8217;esistenza di Dio e litigano simpaticamente, con gran divertimento di Sara che non sa decidere chi dei due abbia ragione. Terminato il pranzo, e mentre il temporale \u00e8 ormai vicino, Isak li lascia momentaneamente per recarsi a far visita alla madre, che abita in quella cittadina; Marianne si offre di accompagnarlo, forse &#8211; come si capir\u00e0 dopo &#8211; per osservare l&#8217;anziana donna e cercar di leggere in lei i segni che possano spiegare come suo figlio sia diventato cos\u00ec gelidamente insensibile ai problemi umani del prossimo.<\/p>\n<p>La vecchia signora ha novantasei anni ma \u00e8 ancora autosufficiente e ragiona perfettamente. Ha conservato in una scatola di cartone tutte le fotografie dei figli e dei nipoti e Isak le chiede di prenderne una: un piccolo gesto che, insieme ad altri &#8211; la disponibilit\u00e0 ad ascoltare le critiche feroci della nuora, la silenziosa piet\u00e0 per la coppia vittima dell&#8217;incidente, la benevolenza mostrate verso i tre ragazzi in autostop &#8211; indica che qualcosa si sta muovendo nella dura scorza protettiva che si \u00e8 costruita nel corso degli anni, forse proprio in seguito a quel primo dispiacere d&#8217;amore con la tenera cugina Sara. L&#8217;anziana donna, comunque, \u00e8 amareggiata perch\u00e9, di tanti parenti, nessuno la viene mai a trovare; per\u00f2, quando Isak si congeda con un bacio dopo una visita breve e piuttosto formale, non lo trattiene e non protesta. Marianne ha osservato tutta la scena con estremo interesse e si \u00e8 fatta una sua idea: il gelido cuore della signora \u00e8 all&#8217;origine della vita inautentica del figlio. E rivede, nei modi di fare e persino nelle parole di lui, gli stessi gesti e le stesse parole di Evald, suo marito, che tanto somiglia al padre.<\/p>\n<p>Tornati all&#8217;automobile, suocero e nuora ripartono con i tre ragazzi, mentre fuori piove a dirotto. I due giovanotti erano addirittura venuti alle mani, ma senza cattiveria, per le loro dispute teologiche; mentre Marianne va a separarli e li riconduce indietro, Isak chiede alla ragazza chi dei due preferisca, lei risponde che ancora non \u00e8 riuscita a decidersi. Istintivamente si sente pi\u00f9 attratta dallo studente di teologia, ma la vita che egli potr\u00e0 un domani offrirle non sar\u00e0 certo esaltante (ritorna qui un dato autobiografico del regista trentasettenne: figlio di un pastore luterano, ebbe a dire che &quot;la sua infanzia si era svolta come su un vassoio&quot;, vale a dire sotto gli occhi curiosi di tutta la comunit\u00e0). Lo studente in medicina, invece, \u00e8 molto ambizioso e ha una brillante carriera innanzi a s\u00e9: e Sara \u00e8 attratta anche dalla prospettiva di una vita comoda e brillante. Per\u00f2, dietro il tono di apparente cinismo con cui la giovanissima Sara parla dei suoi due innamorati, si intravede un animo franco e leale con se stesso, capace di una sconcertante innocenza e onest\u00e0 interiore.<\/p>\n<p>Il viaggio riprende verso l&#8217;ultima tappa. Mentre Marianne \u00e8 al volante, il dottore si addormenta e di nuovo gli si presentano dei sogni inquietanti ed angosciosi. Dapprima rivede la cuginetta Sara, che gli mostra la famiglia felice in riva al mare (semplicemente stupende le immagini dell&#8217;infanzia in riva al Baltico, degne del pennello di un grande pittore impressionista). Poi Isak viene introdotto in una sala dell&#8217;universit\u00e0 (ma l&#8217;ingresso, kafkiano, sembra quello di una stanza d&#8217;albergo o di un piccolo appartamento), ove deve sostenere un esame di medicina. Sempre pi\u00f9 a disagio, sostiene una serie di brutte figure: non riesce a vedere nel vetrino del microscopio; non ricorda quale sia il primo dovere di un medico (il primo dovere di un medico, lo ammonisce allora l&#8217;esaminatore, \u00e8 <em>domandare perdono<\/em>); scambia per morta una paziente, ben viva, di cui dovrebbe diagnosticare la malattia. Il verdetto \u00e8 spietato: incompetenza: <em>perch\u00e9<\/em> &#8211; come gli vien detto &#8211; <em>sebbene egli conosca un mucchio di cose, in realt\u00e0 non sa proprio niente.<\/em> Non si tratta, evidentemente, di incompetenza professionale, ma umana: aggravata dalla insensibilit\u00e0 e dalla freddezza da lui costantemente dimostrate.<\/p>\n<p>Poi viene accompagnato in riva al mare, di notte, dove vede sua moglie che si incontra con un altro uomo: il suo amante, o forse uno dei suoi amanti (per cui si deduce, come poi viene suggerito esplicitamente da una battuta di Evald, che quest&#8217;ultimo non \u00e8 probabilmente suo figlio). La donna \u00e8 stata gettata fra le braccia di quegli amori adulterini dalla scostante freddezza del marito: creatura appassionata, non ha mai trovato nel matrimonio quello che forse cercava. Ora Isak la rivede come se la scorgesse per la prima volta, e un&#8217;espressione di profonda piet\u00e0 gli si dipinge sul viso. \u00c8 un altro tassello del mosaico, un altro momento di verit\u00e0 nel bilancio che il dottore sta facendo nel corso di quella strana giornata. In contrasto con il meraviglioso paesaggio marino illuminato dalla lune e incorniciato dai rami contorti dei pini, un paesaggio onirico che sembra evocare l&#8217;atmosfera shakespeariana del <em>Sogno di una notte di mezza estate<\/em>, solo ora il dottore capisce quanto male egli abbia inflitto, senza nemmeno rendersene conto, non solo a sua moglie ma a tutte le persone che hanno fatto parte della sua vita.<\/p>\n<p>Quando si risveglia, l&#8217;automobile si \u00e8 fermata perch\u00e9 i ragazzi volevano sgranchirsi le gambe e raccogliere dei fiori per lui, poich\u00e9 Marianne li ha informati della cerimonia che lo attende quando giungeranno a Lund. Tra lui e la nuora si svolge un dialogo drammatico, ma meno teso e distante di quello del primo mattino. Lui le confessa di sentirsi come uno che \u00e8 gi\u00e0 morto, e lei gli confida di essere incinta e che quella gravidanza \u00e8 la causa della rottura col marito. Il vecchio ne rimane profondamente colpito e si ripromette di fare qualcosa, quando saranno arrivati, per riconciliare i due sposi. La scena \u00e8 interrotta dal ritorno schiamazzante dei tre ragazzi che offrono i fiori di campo al dottore e gli cantano una canzone; poi il viaggio riprende.<\/p>\n<p>Ora siamo giunti a Lund. Isak e Marianne, sempre accompagnati dai tre giovani amici, hanno giusto il tempo di passare dalla casa di Evald dove il dottore, con l&#8217;aiuto della governante (giunta in aereo) lo aiuta a cambiarsi. L&#8217;incontro fra Evald e la moglie \u00e8 imbarazzato ma colmo di amore trattenuto; poi, fra un suono di campane e una salva d&#8217;artiglieria, la cerimonia ha inizio in pompa solenne. In latino, viene letta al dottore la motivazione dell&#8217;alata onorificenza, alla presenza di tutto il corpo accademico e del municipio cittadino; Sara e i suoi due amici sono tra il pubblico e lo acclamano, battendogli le mani. Isak \u00e8 commosso, ma, proprio al culmine della cerimonia, si ritrova a vagare con la mente sugli strani eventi che hanno caratterizzato quella giornata ed \u00e8 indotto a fare un bilancio. Si tratta di un amaro bilancio: la sua \u00e8 stata una vita mancata, <em>mancata per paura.<\/em> Paura di vivere: come quella che ora paralizza il figlio Evald, che ha orrore di mettere al mondo un figlio, &quot;perch\u00e9 la vita \u00e8 male&quot; ed egli non vuole la responsabilit\u00e0 di esporre alla sofferenza una creatura innocente. Per\u00f2, se \u00e8 troppo tardi per Isak per ricominciare, non lo \u00e8 &#8211; forse &#8211; per Evald e per Marianne, e non lo \u00e8 &#8211; soprattutto &#8211; per i giovani come l&#8217;impertinente, simpatica Sara e i suoi due corteggiatori: loro, forse, riusciranno a vivere una vita autentica, se non soffocheranno la voce della loro verit\u00e0 interiore.<\/p>\n<p>Quella sera, dopo la cerimonia, prima di andare a letto Isak tira le somme di quel giorno memorabile e dell&#8217;intera sua vita. Chiede perfino scusa alla vecchia governante di averla trattata duramente al mattino e le offre di darsi del tu; ma lei, con ruvido buon senso di donna pratica, osserva che la gente subito si metterebbe a spettegolare e a ricamare chiss\u00e0 cosa su di loro, quindi \u00e8 meglio lasciare le cose come stanno. Poi Isak ode delle voci nel giardino, si affaccia alla finestra e riceve l&#8217;ultimo saluto dai tre giovani, mentre Sara gli dichiara &#8211; scherzosamente, ma forse non del tutto &#8211; che lui \u00e8 stato, \u00e8 e sar\u00e0 per sempre l&#8217;amore della sua vita. Infine, gi\u00e0 coricato a letto, ha un ultimo, breve colloquio con Evald, al quale osa chiedere &#8211; per la prima volta interessandosi alla vita del figlio &#8211; come andr\u00e0 a finire tra lui e la moglie. Evald non lo sa, e non lo sa neppure Marianne che, prima di recarsi col marito alla festa da ballo che seguir\u00e0 alla cerimonia, \u00e8 passata da casa per cambiarsi le scarpe. E cos\u00ec non lo sapr\u00e0 neanche lo spettatore: lei \u00e8 decisa a tenersi il bambino, lui a rifiutarlo; eppure si amano: forse &#8211; e magari con una parola buona del vecchio &#8211; riusciranno a trovare un&#8217;intesa. O forse no; per\u00f2 la speranza esiste.<\/p>\n<p>La speranza, appunto, sembra essere il messaggio finale di questo film-capolavoro che si chiude con l&#8217;intenso primo piano del dottor Isak Borg che, ripensando ai fatti della giornata e, soprattutto, a quelli della sua lunga vita, per la prima volta sembra in grado di affrontare il mistero della notte con animo sollevato da una ritrovata freschezza interiore. Non \u00e8 mai troppo tardi per capire, per diventare un poco pi\u00f9 umani. Non \u00e8 mai troppo tardi per riconoscersi e per scegliersi, fosse pure alla veneranda et\u00e0 di settantotto anni.<\/p>\n<p>Forse, il &quot;posto delle fragole&quot; \u00e8 proprio quello: nella zona pi\u00f9 intima e segreta della nostra anima, ove non \u00e8 pi\u00f9 dato di mentire neanche a noi stessi. E dove possiamo finalmente <em>perdonarci,<\/em> dopo esserci sottoposti al giudizio severo della nostra coscienza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche mese fa ci ha lasciato il grande regista svedese Ingmar Bergman, uno dei pi\u00f9 grandi maestri del cinema mondiale d&#8217;ogni tempo. 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