{"id":27998,"date":"2014-03-21T05:11:00","date_gmt":"2014-03-21T05:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/03\/21\/qual-e-il-posto-delluomo-nella-natura\/"},"modified":"2014-03-21T05:11:00","modified_gmt":"2014-03-21T05:11:00","slug":"qual-e-il-posto-delluomo-nella-natura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/03\/21\/qual-e-il-posto-delluomo-nella-natura\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 il posto dell&#8217;uomo nella natura?"},"content":{"rendered":"<p>Il filone centrale del pensiero occidentale \u00e8 esplicitamente o implicitamente antropocentrico: d\u00e0 per scontato che l&#8217;uomo occupi una posizione speciale nella gerarchia degli esseri viventi e costruisce l&#8217;etica, l&#8217;estetica, il diritto, la politica, l&#8217;economia, la scienza, a partire dalla centralit\u00e0 dell&#8217;uomo nell&#8217;ambito della natura.<\/p>\n<p>Non staremo qui a polemizzare contro questo fatto: i fatti sono fatti e con essi non bisogna polemizzare, bisogna cercare di comprenderli. Sta di fatto che l&#8217;antropocentrismo, per secoli e secoli, \u00e8 stato mitigato, nelle sue conseguenze pi\u00f9 brutali nei confronti degli altri viventi e dell&#8217;ambiente medesimo, dalla prospettiva teocentrica in cui era inscritto: l&#8217;uomo era visto al centro del mondo, ma al di sopra del mondo e dell&#8217;uomo stesso vi era Dio, centro di ogni cosa e principio dell&#8217;essere, da cui tutto dipende e a cui tutto tende.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, pertanto, era visto non come il signore, ma come il custode della creazione; non come il padrone irresponsabile, ma come il soggetto delle proprie azioni, delle quali deve rendere conto, e come colui che, proprio per il fatto di possedere il bene dell&#8217;intelletto, che lo rende simile al suo creatore, deve anche assumersi una forte responsabilit\u00e0 nei confronti di quel mondo che gli \u00e8 stato affidato e che egli deve far fruttificare, ma senza stravolgerlo e anzi rispettandone la bellezza e la dignit\u00e0 intrinseca (si pensi solo al \u00abCantico delle creature\u00bb di Francesco d&#8217;Assisi).<\/p>\n<p>Da quando la visione teocentrica ha incominciato a tramontare nel cielo delle coscienze, per essere sostituita dall&#8217;adorazione degli idoli materiali &#8212; il successo, il potere, il denaro &#8212; l&#8217;antropocentrismo \u00e8 diventato non pi\u00f9 un modo di considerare l&#8217;uomo nella gerarchia della natura, ma come una verit\u00e0 auto-evidente, in nome della quale qualunque manipolazione della natura diveniva lecita e perfino necessaria: e l&#8217;abuso degli enti ha avuto inizio, non pi\u00f9 mitigato da alcun senso di responsabilit\u00e0 verso una verit\u00e0 superiore, da quando l&#8217;uomo ha giudicato che non esiste altra verit\u00e0 fuori di quella, soggettiva, che discende dai suoi giudizi di valore, cio\u00e8, in pratica, dalla sua convenienza e dal suo utilitarismo.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 stato sostenuto e messo in pratica non sulla base di una spinta pulsionale incontrollabile, ma proprio sulla base di una giustificazione razionale, costruendo un Logos strumentale e calcolante a misura di tale ebbrezza antropocentrica; un Logos la cui principale ragion d&#8217;essere \u00e8 quella di avallare e legittimare tutte le scelte, tutti gli abusi, tutti gli eccessi che derivano dalla convinzione che l&#8217;uomo sia il solo depositario del pensiero razionale e che, di conseguenza (ma qui, a dire il vero, il passo sarebbe assai lungo sul piano concettuale; nondimeno, lo si \u00e8 compiuto d&#8217;un balzo), egli solo, fra tutti gli enti, sia soggetto di diritti &#8211; ma non, curiosamente, dei corrispondenti doveri.<\/p>\n<p>Eppure, privo com&#8217;\u00e8 di artigli, di zanne, di corazza, dal punto di vista fisico l&#8217;uomo \u00e8 uno degli animali pi\u00f9 deboli; debole di vista, di udito, di olfatto, uno dei meno dotati per la sopravvivenza; lento nei movimenti e soggetto a infiniti malanni, uno dei pi\u00f9 vulnerabili e cagionevoli. Se costretto a misurarsi ad armi pari, soccombe davanti ai grandi felini, all&#8217;orso, al coccodrillo, allo squalo: perfino le corna di un&#8217;antilope o gli unghioni del formichiere gigante possono ferirlo o anche ucciderlo con estrema facilit\u00e0.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 un essere umano, sia pur grande e robusto, ma disarmato, davanti a un leopardo affamato, un leopardo che abbia gi\u00e0 assaggiato la carne umana e ne sia diventato ghiotto? Una misera preda quasi inerme; e si narra di leopardi, di tigri o di leoni antropofagi che hanno terrorizzato, per anni, certe regioni dell&#8217;India o dell&#8217;Africa, fino a uccidere centinaia di esseri umani. C&#8217;\u00e8 un episodio, narrato da un famoso cacciatore inglese, che bene evidenzia questa condizione di fragilit\u00e0 delle creature umane davanti alla natura selvaggia, che ci piace riportare per meglio illustrare il nostro discorso; e si noti l&#8217;assenza di odio da parte dello scrittore, che aveva promesso agli abitanti di aiutarli a liberarsi dall&#8217;incubo, ma si rendeva conto benissimo anche della necessit\u00e0 di sopravvivere che muoveva l&#8217;animale (da: \u00abIl leopardo che mangiava uomini\u00bb (titolo originale: \u00abThe Man-Eating Leopard of Rudraprayag\u00bb, Oxford University Press, 1947; traduzione dall&#8217;inglese di Pietro Leoni, Milano, Mondadori, 1951, 1973, pp. 85, 88-89):<\/p>\n<p>\u00abAndammo a letto presto quella sera, perch\u00e9 dovevamo partire all&#8217;alba la mattina dopo. Mi alzai infatti che era ancora buio, e stavo prendendo la mia &quot;chota hazri&quot; (colazione leggera consumata al mattino molto presto) quando udii voci concitate sulla strada. Poich\u00e9 si trattava di una cosa insolita, a quell&#8217;ora, uscii per domandare che facessero quegli uomini sulla strada. Vedendomi, quattro uomini avanzarono sul sentiero verso il mio accampamento, e mi informarono di essere stati inviati dal &quot;patwari&quot; per avvertirmi che una donna era stata uccisa dall&#8217;antropofago, all&#8217;altra estremit\u00e0 del fiume, in un villaggio lontano circa due chilometri dal ponte di Chatwapipal. [&#8230;]<\/p>\n<p>Una guida che ci attendeva al ponte ci condusse su, per una ripida altura e lungo il versante erboso di una collina e quindi gi\u00f9, in una valletta rocciosa attraversata da un torrentello. L\u00e0 trovammo il &quot;patwari&quot; con circa venti uomini a guardia della vittima.<\/p>\n<p>La vittima era una robustissima e bellissima giovane di diciotto o vent&#8217;anni. Giaceva prona sul viso, con le braccia lungo i fianchi. Tuti gli abiti le erano stati strappati e portava i segni degli artigli del leopardo dalle piante dei piedi al collo: qui si vedevano anche quattro grandi ferite dovute ai denti della belva. Poca carne era stata divorata dalla parte superiore del suo corpo e poca dalla parte inferiore. I tamburi che avevamo udito mentre salivamo la collina erano battuti dagli uomini che sorvegliavamo la vittima, e poich\u00e9 erano circa le due del pomeriggio e non vi era alcuna possibilit\u00e0 che il leopardo si trovasse nelle vicinanze andammo al villaggio a prenderci un po&#8217; di t\u00e8, conducendo con noi il &quot;patwari&quot; e gli uomini di guardia.<\/p>\n<p>Dopo il t\u00e8, andammo a dare un&#8217;occhiata alla casa dove la ragazza era stata uccisa. La casa era di pietra, con una sola stanza, situata in mezzo ad alcuni campi a terrazza di circa un ettaro di estensione, ed era occupata dalla giovane donna, dal marito di questa e da un loro bimbo di sei mesi.<\/p>\n<p>Due giorni prima del fatto, il marito era andato a Pauri per testimoniare in una lite per certi terreni, e aveva lasciato suo padre a guardia della casa. La notte del fatto, dopo che la donna e il suocero ebbero consumato il loro pasto serale e stava avvicinandosi il momento di coricarsi, la donna, che aveva appena allattato il bambino, lo affid\u00f2 al suocero, schiuse la porta e usc\u00ec per un bisogno. Ho gi\u00e0 menzionato il fatto che non esistono servizi igienici nelle case degli abitanti delle colline.<\/p>\n<p>Quando dalle braccia della madre pass\u00f2 a quelle del nonno, il piccino cominci\u00f2 a piangere: perci\u00f2, anche se si fosse verificato qualche rumore all&#8217;esterno, e sono sicuro di no, l&#8217;uomo non lo avrebbe udito. Era una notte oscura e, dopo aver atteso per alcuni minuti, l&#8217;uomo chiam\u00f2 e, non ricevendo alcuna risposta, chiam\u00f2 ancora. Poi si alz\u00f2 e chiuse in fretta la porta, barricandola dall&#8217;interno.<\/p>\n<p>Era piovuto nelle prime ore della sera, ed era facile ricostruire la scena. Poco dopo che la pioggia era cessata, il leopardo, venendo dalla direzione del villaggio, si era accucciato dietro una roccia del campo, a circa trenta metri sul lato sinistro della porta. L\u00e0 era rimasto per qualche tempo, forse ascoltando l&#8217;uomo e la donna che parlavano. Aperta la porta, la donna si accoccol\u00f2 sul lato destro di essa, volgendo in parte il dorso al leopardo. Girando attorno alla roccia, la belva aveva allora superato i venti metri che lo separavano dall&#8217;angolo della casa e, strisciando sul ventre, lungo la parete della casa stessa, aveva preso la donna alle spalle e l&#8217;aveva trascinata verso la roccia. L\u00e0, quando fu morta, o forse quando l&#8217;uomo, allarmato, l&#8217;aveva chiamata, il leopardo l&#8217;aveva raccolta e, tenendola bene in alto, cosicch\u00e9 nessun segno di mano o di piede si pot\u00e9 vedere sul molle terreno arato di fresco, l&#8217;aveva portata attraverso un campo, gi\u00f9 per un rialzo alto un metro, e attraverso un altro campo ancora, che terminava, con un muraglione alto quattro metri, al di sopra di un sentiero molto frequentato. Gi\u00f9 da questo muraglione il leopardo era saltato, sempre tenendo coi denti la donna, che pesava circa settanta chilogrammi, e si comprender\u00e0 che forza potesse avere dal fatto che, quando atterr\u00f2, dopo quel salto, sul sentiero, riusc\u00ec ad impedire che qualsiasi parte del corpo della vittima prendesse contatto col terreno.<\/p>\n<p>Attraversato il sentiero era poi disceso lungo il versante della collina per ottocento metri, fino al punto dove aveva denudato la donna e, dopo averne divorato una piccola parte l&#8217;aveva lasciata distesa in una piccola radura erbosa, all&#8217;ombra di un albero ricoperto da un folto intrico di piante rampicanti.\u00bb<\/p>\n<p>Che pena e che spettacolo commovente quel grande e bel corpo di donna abbandonato nell&#8217;erba, denudato e segnato dai denti e dagli artigli del leopardo, disarticolato come un burattino cui siano stati tagliati i fili; un corpo che fino a poco prima viveva, respirava, parlava, mangiava, allattava il suo bambino; un corpo che era stato sorpreso mentre stava soddisfacendo una necessit\u00e0 fisiologica e che la belva aveva afferrato coi denti e trascinato via senza che ne sfuggisse un solo lamento, portandolo poi con s\u00e9 come un pupazzo di stracci e abbandonandolo in un angolo della campagna, dopo averne tratto quanta carne bastava per soddisfare la sua fame pi\u00f9 immediata.<\/p>\n<p>La maggior parte delle persone, trovandosi davanti a una simile scena, proverebbero, oltre che piet\u00e0, un profondo odio e un desiderio di vendetta nei confronti del leopardo: desiderio di vendetta che si potrebbe placare solo con l&#8217;uccisione dell&#8217;animale. Forse tali sentimenti nascono dal constatare quanto sia fragile e vulnerabile, in realt\u00e0, l&#8217;essere umano; forse dalla radicata convinzione, da parte degli esseri umani, di meritare un altro destino, in virt\u00f9 della loro intelligenza e della loro supposta superiorit\u00e0, che non sia quello di servire da pasto ad un felino che si aggiri in cerca di preda e la cui fame potrebbe essere ugualmente placata da un cervo, da una capra o da una mucca. Ci\u00f2 significa abbassare la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo al livello di un qualunque &quot;stupido&quot; erbivoro!<\/p>\n<p>Eppure, se appena si riflette un poco, ci si accorge che l&#8217;uccisione della donna ad opera del leopardo non \u00e8 che un insignificante episodio della vita universale; e che la vita, dal punto di vista puramente biologico, non pu\u00f2 perpetuarsi senza la morte: la morte degli uni per la sopravvivenza degli altri. Cos\u00ec funziona il regno della natura: e, dal punto di vista biologico, non vi \u00e8 nulla da eccepire, perch\u00e9 questo \u00e8 un fatto e coi fatti, come abbiamo gi\u00e0 osservato, non si discute, semmai si deve tentare di spiegarli e, forse, di comprenderli; perch\u00e9 spiegare un fatto o un evento non significa, di per se stesso, averlo compreso.<\/p>\n<p>In senso materiale, l&#8217;uomo \u00e8 un animale, un mammifero, come lo sono il cervo, la capra e la mucca: ovvio, dunque, che il leopardo non faccia distinzione; anzi, se si vuol proprio dirla tutta, ovvio che il leopardo trovi pi\u00f9 facile cacciare degli esseri umani anzich\u00e9 gli altri animali selvaggi. Se questo accade di rado, \u00e8 perch\u00e9 il leopardo, come gli altri predatori, ha compreso che l&#8217;uomo, pur essendo fisicamente debole e quasi indifeso, nonch\u00e9 dotato di sensi molto imperfetti, possiede per\u00f2 degli strumenti che suppliscono alla sua debolezza, per cui \u00e8 meglio tenersi alla larga da lui; ma quando un leopardo \u00e8 vecchio e i suoi denti sono malandati, ripiegare su delle prede umane \u00e8 per esso una scelta quasi inevitabile, se non vuol morire di fame.<\/p>\n<p>Certo, non si pu\u00f2 non restare turbati davanti a quella vita umana spezzata, a quel bambino che \u00e8 rimasto orfano e che non vedr\u00e0 mai pi\u00f9 la sua mamma; ma \u00e8 lo stesso destino che sarebbe capitato a un cerbiatto, a una capretta o a un vitellino. La natura non fa sconti n\u00e9 differenze: sopravvive chi possiede le qualit\u00e0 adatte, gli altri soccombono. Non c&#8217;\u00e8 posto per la piet\u00e0, in essa, come non c&#8217;\u00e8 posto per la piet\u00e0 in una famiglia di Inuit che abbandonano il nonno o la nonna sul ghiaccio, a morire di freddo e di fame: essa non potrebbe sobbarcarsi il lusso di mantenere una bocca inutile, nelle spietate condizioni ambientali delle regioni artiche. Solo in condizioni &quot;artificiali&quot; gli esseri umani possono permettersi il lusso di vedere le cose da un altro punto di vista; ma, finch\u00e9 essi dipendono direttamente dalla natura, dai suoi ritmi, dalle sue leggi, devono adattarvisi al pari di qualunque altro animale.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che l&#8217;uomo, dal punto di vista biologico, non pu\u00f2 vantare speciali diritti nel mondo della natura: la natura non riconosce speciali diritti a chi non \u00e8 in grado di farli valere con i fatti. Da ci\u00f2, tuttavia, non deriva per niente che l&#8217;uomo sia una creatura insignificante, anche se abbiamo definito &quot;insignificante&quot; l&#8217;episodio della donna uccisa e divorata dal leopardo. Insignificante appare quell&#8217;episodio nel contesto della realt\u00e0 naturale, perch\u00e9 simile a innumerevoli altri che accadono ogni giorno, ogni minuto, e senza i quali la vita terrestre sarebbe condannata ad estinguersi; ma non certo insignificante dal puto di vista spirituale.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo possiede una doppia natura, materiale e spirituale (o forse, come pensano alcune correnti esoteriche, una natura tripla, quadrupla, perfino settemplice); \u00e8 un cittadino di due distinti piani di realt\u00e0. Da una parte \u00e8 figlio della terra, ha bisogni, timori e speranze tipicamente terreni; dall&#8217;altro \u00e8 figlio del Cielo, e la sua chiamata \u00e8 verso altri orizzonti, verso l&#8217;Assoluto. Da quest&#8217;ultimo punto di vista, nessuna vita umana \u00e8 insignificante, come non lo \u00e8 niente di ci\u00f2 che accade ad un essere umano. Siamo tutti unici e preziosi; siamo tutti portatori di una storia sacra; sta a ciascuno di noi, comunque, sviluppare le potenzialit\u00e0 superiori dell&#8217;anima e non accontentarsi di vivacchiare ai livelli pi\u00f9 bassi, come farebbe il pigro inquilino d&#8217;un magnifico palazzo, che si adatti a vivere nelle buie e malsane cantine.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il significato della vita del leopardo, d&#8217;altra parte, dovremmo essere molto cauti quando esprimiamo giudizi; e cos\u00ec per quanto riguarda il cervo, la capra e la &quot;stupida&quot; mucca. Non ne sappiamo abbastanza per affermare che in essi non sia presente, in forme diverse da quelle che noi conosciamo, un principio di vita spirituale; esistono, semmai, alcuni indizi che porterebbero a crederlo. Questo hanno osservato le persone che vivono a stretto contatto con gli animali; cos\u00ec come hanno osservato qualcosa del genere perfino alcune persone abituate a vivere a stretto contatto con le piante. Vi sono giardinieri che parlano con le piante e che sostengono di notare, in esse, degli indizi di &quot;risposta&quot;; non parliamo di quanti conoscono bene gli animali, per il fatto di condividere con essi emozioni e sentimenti.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra cosa da tener presente. Quando si parla dell&#8217;uomo e lo si contrappone all&#8217;animale, come se fosse scontata una sua superiorit\u00e0 gerarchica, si pensa sempre, anche da parte dei filosofi, all&#8217;uomo o alla donna sani, intelligenti, capaci di libera scelta; ma dovremmo tener presente che vi sono esseri umani sfortunati, nei quali sia la salute che l&#8217;intelligenza sono molto compromessi, talvolta fin dalla nascita, e per i quali non \u00e8 possibile parlare di libero arbitrio, perch\u00e9 dipendono in tutto e per tutto dalle cure e dall&#8217;assistenza di altri esseri umani. Ci\u00f2 equivale a negare che tali individui possiedano lo stesso statuto ontologico e, dunque, lo stesso grado di dignit\u00e0 che si attribuisce ai soggetti &quot;normali&quot;? Sarebbe temerario affermarlo: c&#8217;\u00e8 un mistero, in simili casi, che non si pu\u00f2 spiegare in maniera soddisfacente, se lo si considera solo dal punto di vista della ragione. Dal punto di vista della ragione, la nascita di un bambino gravemente handicappato \u00e8 uno scandalo, cos\u00ec come \u00e8 una prova durissima sul piano umano, per lui stesso e per i suoi genitori; ma dal punto di vista spirituale? Chi pu\u00f2 dire che non vi sia coscienza, che non vi sia un barlume d&#8217;intelligenza e di volont\u00e0, anche dietro il volto pi\u00f9 impenetrabile e dietro il corpo pi\u00f9 sofferente? Chi pu\u00f2 affermare che simili persone non provino la gioia di essere vive, di respirare, di vedere, di odorare, come la provano le persone che diciamo &quot;normali&quot;, anche se non sono capaci di esprimere i loro sentimenti, n\u00e9 di formulare in parole i loro pensieri?<\/p>\n<p>Eppure, da un punto di vista strettamente biologico, non c&#8217;\u00e8 dubbio che un &quot;intelligente&quot; cane da caccia, o un cavallo, o magari un delfino, sono capaci di prestazioni assai pi\u00f9 evolute di quelle di un essere umano mentalmente minorato. Torniamo perci\u00f2 al punto di prima: la dignit\u00e0 di un essere umano non risiede nel suo essere biologico e nemmeno nella sua intelligenza, se intendiamo quest&#8217;ultima come un fattore puramente neuronale, ma in qualcos&#8217;altro, in qualcosa che si cela dietro la sua struttura fisica e che, in ultima analisi, non \u00e8 inseparabile da essa, perch\u00e9 il corpo \u00e8 pur sempre la veste di una realt\u00e0 di natura spirituale, comunque la vi voglia chiamare &#8212; anima, spirito, o in qualsiasi altro modo -, che non \u00e8 legata al corpo se non in parte, e cio\u00e8, appunto, in senso strettamente fisico e materiale.<\/p>\n<p>Possiamo avventurarci a negare che tale principio sia presente anche negli altri esseri viventi, negli animali, nelle piante? Crediamo di no. Ecco perch\u00e9 dovremmo rinunciare al nostro orgoglioso antropocentrismo e soprattutto alle sue arroganti conseguenze sul piano pratico, relative alla disinvolta manipolazione delle altre creature viventi. Torturare e uccidere le creature non umane per scopi discutibili o ipocriti, dalle futili esigenze della moda alla pretesa sperimentazione scientifica, non \u00e8 mai lecito: emblematico \u00e8 il caso della vivisezione della cicala di cui parla Galilei nel \u00abSaggiatore\u00bb, tipico esempio di insensibilit\u00e0 e di prepotenza umana nei confronti delle altre forme viventi, il tutto giustificato con l&#8217;esclusiva del principio razionale e con una &quot;curiositas&quot; senza amore e incapace di compassione verso la sofferenza altrui.<\/p>\n<p>In conclusione: dovremmo rivedere il nostro modo di porci rispetto a noi stessi e rispetto alla natura, evitando i due estremi dell&#8217;orgoglio che ci porta a disprezzare gli altri viventi, cos\u00ec come dell&#8217;auto-disprezzo che ci porta a ritenerci insignificanti. Nessuno \u00e8 insignificante, dal punto di vista morale: non lo \u00e8 l&#8217;uomo, neppure quando si trova ad essere gravemente menomato; e non lo sono gli animali, n\u00e9 le piante.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che vive merita amore e rispetto, perch\u00e9 \u00e8 la manifestazione di un disegno universale e amorevole, che si esprime nel linguaggio della bellezza, dello stupore, del mistero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il filone centrale del pensiero occidentale \u00e8 esplicitamente o implicitamente antropocentrico: d\u00e0 per scontato che l&#8217;uomo occupi una posizione speciale nella gerarchia degli esseri viventi e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[263],"class_list":["post-27998","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27998","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27998"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27998\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27998"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27998"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27998"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}