{"id":27981,"date":"2009-11-19T10:22:00","date_gmt":"2009-11-19T10:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/19\/e-giusto-considerare-il-genocidio-degli-ebrei-come-un-crimine-collettivo-del-popolo-tedesco\/"},"modified":"2009-11-19T10:22:00","modified_gmt":"2009-11-19T10:22:00","slug":"e-giusto-considerare-il-genocidio-degli-ebrei-come-un-crimine-collettivo-del-popolo-tedesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/19\/e-giusto-considerare-il-genocidio-degli-ebrei-come-un-crimine-collettivo-del-popolo-tedesco\/","title":{"rendered":"\u00c8 giusto considerare il genocidio degli Ebrei come un crimine collettivo del popolo tedesco?"},"content":{"rendered":"<p>Il grande storico francese Fran\u00e7ois Furet, nel suo peraltro pregevole libro \u00abIl passato di un&#8217;illusione\u00bb (titolo originale: \u00abLe pass\u00e9 d&#8217;une illusion\u00bb, Paris, Laffont, 1995; traduzione italiana a cura di Marina Valensise, Milano, Mondatori, 1995, pp. 383-4), si lascia sfuggire un giudizio pesantissimo sull&#8217;intero popolo tedesco, a proposito del genocidio degli ebrei perpetrato dal regime nazista:<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] il 22 giugno 1941 segna una frattura nel corso della guerra, che in nome d&#8217;una ideologia razziale assume un carattere sterminatorio. Questo tratto probabilmente era gi\u00e0 presente nel 1939-40 nella deportazione verso est di polacchi ed ebrei polacchi da parte dei nazisti. Ma da un lato, la persecuzione per quanto fosse stata atroce non si poneva come fine dichiarato il massacro; dall&#8217;altro, la guerra era avvenuta essenzialmente nell&#8217;Europa dell&#8217;\u00ecOvest, dove la vittoria di Hitler aveva avuto un aspetto pi\u00f9 tradizionale. La guerra nazista, nel senso pieno del termine, rivela la sua vera natura soltanto con le istruzioni di Hitler nella primavera 19141. Non \u00e8 pi\u00f9 una specie di fatalit\u00e0 che spinge periodicamente le nazioni a battersi, sottoponendo i loro cittadini soldati a fatiche interminabili, ma che offre loro anche un glorioso teatro dove dar prova di patriottismo. La guerra nazista segue un&#8217;ideologia pi\u00f9 ampia della nazione, \u00e8 prodotta da una deliberata ambizione di dominio universale, in lotta contro un avversario pi\u00f9 generale del soldato o del paese confinante, persegue la vittoria con tanta maggior ferocia quanto pi\u00f9 astratto \u00e8 il suo contenuto ed \u00e8 presente nella volont\u00e0 di Hitler prima ancora di cominciare. Rester\u00e0 tragicamente fedele alle intenzioni del suo promotore, poich\u00e9 il popolo tedesco agir\u00e0 come se le facesse proprie. \u00c8 un immenso crimine collettivo perpetrato da tanti individui, con tanta minuzia, al punto che la sua stessa intelligenza conserva una parte di mistero.\u00bb<\/p>\n<p>Definendo il genocidio degli Ebrei (ma non, chiss\u00e0 perch\u00e9, quello degli Zingari) come un immenso crimine collettivo e affermando che il popolo tedesco, nel suo insieme, ha agito come se avesse fatto proprie le intenzioni di sterminio hitleriane, Furet emette una sentenza inappellabile contro la nazione pi\u00f9 colta d&#8217;Europa, la patria di Bach, Beeethoven, Wagner, Leibniz, Kant, Hegel, e getta su settanta milioni di Tedeschi un marchio d&#8217;infamia dal quale i loro discendenti faticheranno a liberarsi \u00abin saecula saeculorum\u00bb.<\/p>\n<p>Un giudizio ancora pi\u00f9 netto \u00e8 quello emesso da Leon Poliakov e che egli stesso sintetizza nella formula: \u00abreazioni individuali e responsabilit\u00e0 collettiva\u00bb; nel senso che, come la citt\u00e0 di Gomorra alla vigilia della distruzione divina (paragone alquanto significativo circa lo stato d&#8217;animo di colui che lo istituisce), la Germania ebbe i suoi cinquanta giusti, anzi li ebbero ogni ambiente e ogni classe sociale, ma, nel complesso, il popolo tedesco fu correseponsabile col regime nazista di quanto accadde agli Ebrei dopo l&#8217;ascesa al potere di Hitler<\/p>\n<p>Nel suo famoso studio \u00abIl nazismo e lo sterminio degli Ebrei\u00bb (titolo originale: \u00abBr\u00e9viaire de la haine, Le IIIe Reich et les Juifs\u00bb, Paris, Calmann-L\u00e9vy; traduzione italiana di Anna Maria Levi, Torino, Einaudi, 1955), appoggiandosi agli studi meticolosi di M\u00fcller-Claudius, giunge alla conclusione che nella societ\u00e0 tedesca vi furono un novanta per cento di indifferenti, un cinque per cento di entusiasti sostenitori della politica antisemita e un altro cinque per cento che la disapprovarono senza esitazioni.<\/p>\n<p>Poi, dopo aver notato che la coscienza morale del popolo tedesco si ribell\u00f2 di fronte all&#8217;applicazione del programma di eutanasia per i disabili e i malati cronici, Poliakov non si perita di sferrare un attacco in piena regola contro tutto un modo di essere dei Tedeschi, e non solamente contro la loro adesione al nazismo o alle tendenze antisemite culminate nella \u00absoluzione finale\u00bb del 1941-45, affermando (Op. cit., pp. 381-83):<\/p>\n<p>\u00abQuante altre vite, e questa volta di Ebrei, avrebbero potuto essere salvate contrariamente ai desideri del dittatore, lo dimostr\u00f2 l&#8217;esempio eloquente dell&#8217;Italia fascista.<\/p>\n<p>Torniamo cos\u00ec a certi modi di pensare e di vivere, a un insieme di caratteri specifici tipicamente tedeschi: proprio quelli che, condizionando lo sviluppo storico o traendo da esso conferma e preparando il terreno, resero possibile l&#8217;avvento di Hitler e del nazismo. Bizzarro miscuglio di morboso razionalismo e di esaltazione nazionalistica; non occorre rammentare a questo proposito che certi problemi, come, ad esempio, il recupero dei denti d&#8217;oro dai cadaveri, venivano gi\u00e0 pubblicamente discussi nelle colonne della stampa tedesca del 1925, nella Germania di Weimar. E neppure occorre rammentare come in quegli stessi anni l&#8217;eutanasia fosse gi\u00e0 propugnata e ardentemente difesa con l&#8217;aiuto degli stessi speciosi argomenti. E, per tornare all&#8217;argomento che pi\u00f9 ci interessa, non \u00e8 necessario rammentare che &quot;l&#8217;antisemitismo \u00e8 venuto d&#8217;oltre Reno, dalla vecchia Germania sempre pronta alle dispute confessionali ed eternamente imbevuta dello spirito di casta; dalla nuova Germania tutta gonfia dell&#8217;orgoglio di razza e sdegnosa di tutto quanto non sia germanico&quot;. Lo storico Anatole Leroy-Beaulieu, conservatore della vecchia scuola, scriveva queste righe nel 1893. In quegli stessi anni il grande Mommsen, esprimendo un lucido giudizio sul proprio paese, confessava nel suo testamento spirituale: &quot;Con la parte migliore di me stesso ho sempre desiderato di essere un cittadino. Ci\u00f2 non \u00e8 possibile nella nostra nazione, dove l&#8217;uomo isolato, anche il migliore, non pu\u00f2 uscire dalle file, non pu\u00f2 superare il feticismo politico. Questo profondo disaccordo col popolo al quale appartengo mi ha fatto decidere a non comparire in pubblico davanti ai Tedeschi, poich\u00e9 non provo per essi il minimo rispetto&quot;.<\/p>\n<p>Cose ben note, e tuttavia facilmente dimenticate. Quando il Mommsen scriveva queste righe, l&#8217;eccitazione pangermanista era in pieno sviluppo tra i Tedeschi,. Da decenni innumerevoli filosofi, pubblicisti ed educatori esaltavano l&#8217;ideale prussiano, fatto d&#8217;inflessibile durezza e di obbedienza cieca, mentre persino il grande Hegel deificava lo Stato; da secoli, uomini come Jahn, Arnndt, List, Treitschke, Bernhardi proclamavano la superiorit\u00e0 della razza germanica, invitando la Germania a guerre franche e gioiose. E il messaggio pericolosamente sottile di Nietzsche entusiasmava le folle tedesche le quali l&#8217;interpretavano e lo deformavano a modo loro, ritenendo di esso quanto poteva loro convenire: in primo luogo, la glorificazione della &quot;bestia bionda&quot;. Ci\u00f2 significa che da gran tempo si era venuto preparando il terreno sul quale pot\u00e9 prodursi la catastrofe hitleriana; e allorch\u00e9, prima di lanciare le legioni naziste alla conquista dell&#8217;universo, il F\u00fchrer le sottoponeva a un sapiente ammaestramento, sforzandosi di rendere i suoi uomini duri, crudeli e violenti, d&#8217;estirpare dal loro cuore ogni piet\u00e0, di far tacere la loro coscienza, questa &quot;invenzione ebraica&quot;, egli non faceva altro che dar vita e profilo a un antico sogno fluttuante e diffuso.\u00bb<\/p>\n<p>Che dire di questi giudizi, che hanno fatto testo dal 1945 in poi, creando una sorta di quarantena morale intorno al popolo tedesco e respingendone intere generazioni nel senso di colpa per un crimine orrendo commesso dai loro padri, TUTTI i loro padri, o, almeno, la stragrande maggioranza di essi?<\/p>\n<p>In pratica, a meno che un cittadino tedesco potesse dimostrare di aver avuto dei legami con il gruppo di Stauffenberg, dopo la fine della seconda guerra mondiale egli si trovava, rispetto al resto dell&#8217;Europa e al mondo intero, press&#8217;a poco nelle condizioni di un lebbroso, evitato da tutti o guardato con diffidenza e sospetto. La domanda inespressa, che si poteva leggere negli occhi del suo interlocutore non tedesco, era sempre la stessa: \u00abAnche tu eri uno sterminatore di Ebrei? Anche tu eri un membro delle SS? Anche tu hai denunciato il tuo vicino di casa ebreo, non lo hai nascosto, non lo hai aiutato?\u00bb<\/p>\n<p>Specialmente dopo il processo di Norimberga, nel corso del quale vennero proiettati alcuni drammatici filmati relativi ai campi di concentramento (sul genere di quello girato dagli Inglesi a Bergen-Belsen e montato con la supervisione di Alfred Hitcock, che mostrava cumuli di cadaveri, peraltro deceduti di tifo e di stenti negli ultimi giorni di guerra, non essendovi camere a gas), \u00abnazista\u00bb e \u00absterminatore di Ebrei\u00bb divennero pressoch\u00e9 sinonimi; anzi, il genocidio contro gli Ebrei divenne la pietra del paragone del regime hitleriano, condannandolo a una condanna definitiva e senza appello, quale mai nella storia si era vista, n\u00e9 si vedr\u00e0 in seguito.<\/p>\n<p>Perfino i crimini dello stalinismo dovettero attendere decenni prima di essere conosciuti e altri decenni prima di essere creduti, senza che neppure oggi abbiano avuto la capacit\u00e0 di attirare su quel regime politico lo stesso biasimo totale e generalizzato che ha colpito il Terzo Reich, definito anche da storici illustri \u00abregime diabolico\u00bb per eccellenza; anzi, a ben guardare, l&#8217;unico vero regime diabolico della storia.<\/p>\n<p>Nella visione dell&#8217;opinione pubblica mondiale, un alone sulfureo circonda Hitler, il suo governo e i suoi sostenitori; dimenticando che una tale condanna equivale a una condanna inesorabile di quasi tutto il popolo tedesco, reo, anch&#8217;esso, di aver approvato la politica nazista o, quanto meno, di non esservisi opposto.<\/p>\n<p>Nessuno dei grandi maledetti della storia, dall&#8217;antichit\u00e0 ad oggi, ha ricevuto un simile trattamento: al confronto di quanto fecero Hitler e i suoi, ogni orrore precedente sfuma e tende a scomparire: l&#8217;erba che pi\u00f9 non cresce dietro il cavallo di Attila in marcia; la montagna di teschi davanti a Baghdad dopo la conquista di Tamerlano; le migliaia di cuori strappati ed offerti dai sacerdoti aztechi alla divinit\u00e0 solare Huitzilopochtli: tutto appare, in paragone, accettabile e quasi artigianale, se non addirittura frutto di leggende e dicerie esagerate.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che la questione, da un punto di vista storiografico, presenta due aspetti, entrambi meritevoli di un serio approfondimento.<\/p>\n<p>Primo aspetto: \u00e8 lecito appiattire tutto il nazismo sulla \u00absoluzione finale\u00bb del problema ebraico, o, comunque, sugli aspetti criminali che certamente quel regime ebbe; o non ci si dovrebbe sforzare di studiare con maggiore serenit\u00e0 anche gli altri aspetti di esso, ad esempio la straordinaria capacit\u00e0 che esso ebbe di assorbire, in soli sei anni, dal 1933 al 1939, qualche cosa come sei milioni di disoccupati, frutto della grande crisi di Wall Strett del 1929?<\/p>\n<p>A questo atteggiamento, ossia quello di uno studio imparziale di tutti gli aspetti del regime nazista, sia negativi che positivi, si oppone, appunto, l&#8217;enormit\u00e0 dei crimini da esso compiuti: e tuttavia, bisogna avere l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di riconoscere che un simile atteggiamento \u00e8 emotivo e non scientifico.<\/p>\n<p>Con nessun altro sistema politico della storia si \u00e8 adottata una linea di questo genere: al punto che, se uno studioso osa pendere in considerazione anche gli aspetti postivi del nazismo, immediatamente viene sospettato, o apertamente accusato, di simpatie naziste, cosa che lo riduce al silenzio e lo spinge a rientrare in fretta nei ranghi della Vulgata ortodossa.<\/p>\n<p>Come minimo, lo studioso che si senta disposto a prendere in esame anche gli aspetti non criminali del nazismo, deve premettere al proprio lavoro una dichiarazione di antinazismo totale e incondizionata, ci\u00f2 che non viene richiesto, poniamo, allo studioso del regime sovietico, il quale non intenda tacere le realizzazioni positive di quel regime, oltre a considerare, e giustamente, i suoi aspetti criminali.<\/p>\n<p>Tutto questo ci fa avvertiti che l&#8217;antifascismo, e la sua variante dell&#8217;antinazismo, sono stati eretti al rango di religione, o meglio, a un aspetto della religione oggi imperante nel campo degli studi storici: la religione dell&#8217;Olocausto. Altre implicazioni di essa sono l&#8217;impossibilit\u00e0 di muovere qualunque critica al sionismo, o allo Stato di Israele, senza incorrere immediatamente nei fulmini della censura morale e, da qualche anno, anche di quella penale, con la prospettiva di dover scontare anni di carcere per aver sminuito l&#8217;Olocausto, come \u00e8 toccato a David Irving.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 chiaro che se la storia \u00e8 dominata da una censura di tipo religioso, ogni sua aspirazione alla imparzialit\u00e0 e alla obiettivit\u00e0 \u00e8 bruciata in partenza. Vale a dire che lo storico odierno del nazismo e della seconda guerra mondiale si trova pi\u00f9 o meno nelle condizioni in cui si trovava Paolo Sarpi quando scriveva la sua \u00abIstoria del Concilio tridentino\u00bb, o anche peggio.<\/p>\n<p>\u00c8 umiliante, ma resta il fatto che nessuno storico accademico oserebbe prendere la penna in mano per raccontare le vicende della Germania dal 1933 al 1945, senza prima sottostare al rito della solenne dichiarazione di condanna incondizionata di tutto quanto fece il regime tedesco allora al potere (e andato al potere, non dimentichiamolo, con libere elezioni democratiche, sia pure inficiate da un clima di violenza diffusa).<\/p>\n<p>Eppure, un rito del genere non viene richiesto, ad esempio, allo storico della Turchia moderna, il quale si accinga a ricostruire il governo dei Giovani Turchi e specialmente il genocidio degli Armeni, perpetrato fra il 1915 e il 1916. Anzi, a quasi un secolo di stanza, bisogna ammettere che solo una parte dell&#8217;opinione pubblica mondiale \u00e8 a conoscenza di quel genocidio; ed \u00e8 appena da qualche anno che si \u00e8 iniziato, timidamente, a parlarne, mediante la pubblicazione di libri ed articoli e la proiezioni di film. Ma resta il fatto che parlarne apertamente, in Turchia, a tutt&#8217;oggi non \u00e8 possibile; di pi\u00f9: che si rischia la condanna al carcere, sotto l&#8217;imputazione di vilipendio dello Stato. E questo, sia detto fra parentesi, \u00e8 il Paese che l&#8217;Unione europea si accinge ad accogliere nel proprio seno, fra il plauso generale degli statisti e degli intellettuali illuminati, auspice l&#8217;inquilino della Casa Bianca&#8230;<\/p>\n<p>Analogamente, chi si ricorda ancora del genocidio commesso dagli Statunitensi a danno degli Indiani d&#8217;America, o quello commesso dai Britannici a danno degli Aborigeni australiani e dei Tasmaniani, nel corso dei quali le autorit\u00e0 pagavano un tanto per ogni persona uccisa: uomo, donna o bambino?<\/p>\n<p>Il secondo aspetto \u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0 di comprendere l&#8217;atteggiamento del popolo tedesco negli anni del nazismo, dato che nei suoi confronti, e solo nei suoi confronti, ci si rifiuta di adottare un criterio storiografico sereno e imparziale. Nessuno si sogna di addebitare all&#8217;insieme del popolo turco, per continuare l&#8217;esempio precedente, il genocidio degli Armeni; mentre, nel caso del popolo tedesco, tutti trovano naturale che esso avrebbe dovuto sapere ed opposi a quanto avveniva nei confronti degli Ebrei; e, visto che non lo fece, anch&#8217;esso deve essere ritenuto responsabile.<\/p>\n<p>A questo proposito crediamo sia giunto il tempo di farla finita con troppe ipocrisie che, fino ad oggi, hanno reso impossibile valutare obiettivamente il comportamento collettivo dei Tedeschi riguardo alla \u00absoluzione finale\u00bb.<\/p>\n<p>Prima ipocrisia: che, prima del 1933, vale a dire prima della salita al potere di Hitler, non vi fosse alcun problema ebraico in Germania; e, per dire la verit\u00e0, anche in altri Paesi d&#8217;Europa, primo fra tutti, quella Polonia, per amore della quale venne scatenata la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>La verit\u00e0, anche se il discorso non piace, \u00e8 che l&#8217;integrazione (per usare una parola oggi anche troppo di moda) di molti Ebrei tedeschi lasciava parecchio a desiderare; senza contare che la loro presenza nel campo della finanza e delle professioni era percepita come abnorme e potenzialmente minacciosa per la societ\u00e0 tedesca. E questo spiega come la gran parte del popolo tedesco, non nutrendo alcuna simpatia per gli Ebrei, non si oppose ai primi provvedimenti antisemiti, fino alle leggi di Norimberga ed oltre. N\u00e9 si dimentichi che, fino al 1941, lo stesso regime nazista non pensava ad una eliminazione di massa degli Ebrei, ma piuttosto a una loro deportazione in qualche area lontana (\u00abprogetto Madagascar\u00bb).<\/p>\n<p>Ma da qui a dire che i Tedeschi sapevano quel che accadde nei campi di concentramento dopo il 1941, ce ne corre. S\u00ec, essi vedevano i treni dei deportati arrivare ad Auschwitz, Dachau, Buchenwald; sapevano che squadre di operai ebrei erano messe a lavorare nelle fabbriche o a ripristinare le vie di comunicazione dopo le micidiali incursioni aeree alleate; ma nessuno pu\u00f2 affermare che sapessero esattamente in quali condizioni, n\u00e9, tanto meno, che vi fosse una deliberata politica di sterminio da parte del loro governo.<\/p>\n<p>N\u00e9 \u00e8 necessario ricordare, in proposito, il tradizionale ossequio del popolo tedesco per l&#8217;autorit\u00e0 e la sua secolare abitudine ad una rigida disciplina. La Germania era in guerra: una guerra totale, una guerra di annientamento, come non se n&#8217;erano mai viste in passato, nemmeno nel 1914-18. E, dal 1940, i cieli della Germania erano sempre pi\u00f9 spesso invasi da stormi di micidiali bombardieri inglesi, specializzati nelle incursioni notturne, i quali, nel corso di quattro lunghi ani, ridussero deliberatamente a un cumulo di macerie tutte le grandi e medie citt\u00e0 tedesche, causando la morte di centinaia di migliaia di persone e la distruzione di milioni di abitazioni civili. Tutti gli uomini validi erano al fronte, e non c&#8217;era famiglia che, a un certo momento, non avesse ricevuto le fatali cartoline annuncianti il decesso di uno o pi\u00f9 dei propri cari, sui vari fronti di combattimento.<\/p>\n<p>Tutto questo non giustificherebbe una eventuale connivenza con lo sterminio egli Ebrei; serve per\u00f2 a ricordare che le preoccupazioni del popolo tedesco, dopo il 1941, erano quelle legate alla pura e semplice sopravvivenza; e, inoltre, che una capillare propaganda inculcava loro l&#8217;idea che la causa di ogni loro sofferenza fosse da ascriversi agli Ebrei medesimi.<\/p>\n<p>La seconda ipocrisia che \u00e8 necessario smascherare \u00e8 che i Tedeschi, cattivi, non avrebbero mosso un dito per aiutare gli Ebrei; mentre gli Alleati, buoni, si sarebbero prodigati per soccorrerli. Una variante di questa ipocrisia \u00e8 il giudizio, duramente negativo, espresso da gran parte degli studiosi sul cosiddetto silenzio del papa, Pio XII.<\/p>\n<p>Si dimentica, o si finge di dimenticare, che, mantenendosi formalmente al di fuori della mischia, il Vaticano era in grado di fare, e di fatto fece, molto di pi\u00f9 per aiutare gli Ebrei braccati dai nazisti dopo l&#8217;8 settembre del 1943, a Roma e in tutta Italia, di quanto non sarebbe stato in condizione di fare se avesse denunciato apertamente lo sterminio; mentre Churchill e Roosevelt, che non correvano alcun rischio e che erano bene informati circa quanto avveniva agli Ebrei sia in Germania, che nei territori occupati dalla Wehrmacht, mai si espressero chiaramente a proposito del genocidio, e l&#8217;unica cosa che fecero, aggravando la posizione degli Ebrei, fu la dichiarazione di Casablanca del gennaio 1943, con la quale intimavano alle potenze dell&#8217;Asse la capitolazione senza condizioni (\u00abunconditional surrender\u00bb).<\/p>\n<p>Perch\u00e9 nessuno storico ha mai parlato del \u00absilenzio\u00bb di Churchill o del \u00absilenzio\u00bb di Roosevelt? E perch\u00e9 nessuno ha mai parlato del \u00absilenzio\u00bb del compagno Stalin? Forse perch\u00e9 la realt\u00e0 dei lager tedeschi ricordava un po&#8217; troppo da vicino quella dei gulag siberiani? O forse perch\u00e9, dopo la scoperta delle fosse di Katyn, nel 1943, si sarebbe visto che i metodi criminali adoperati dai Sovietici verso i potenziali avversari (in quel caso, l&#8217;intellighenzia polacca) non differivano in nulla, nella sostanza, da quelli del regime di Hitler?<\/p>\n<p>E perch\u00e9 \u00e8 stato necessario attendere fino al 1989 che lo storico canadese James Bacque sollevasse la cortina di silenzio omertoso sul destino dei prigionieri di guerra tedeschi nei campi alleati, che furono lasciati morire a milioni dopo il 1945: circa un milione solo nei campi di prigionia occidentali, e senza contare tutti quelli che morirono nei campi sovietici o che non fecero mai pi\u00f9 ritorno in patria?<\/p>\n<p>Eppure, fin dalla met\u00e0 degli anni Sessanta, il bel libro di Josef Martin Bauer \u00abFinch\u00e9 i piedi ci portano\u00bb aveva ricordato all&#8217;opinione pubblica mondiale l&#8217;amaro destino dei prigionieri tedeschi in Unione Sovietica, pochissimi dei quali erano riusciti a fuggire, attraverso la Mongolia o la Persia, dai campi di prigionia di Stalin in Siberia e in Asia centrale, per rientrare in patria e raccontare la propria odissea dimenticata.<\/p>\n<p>Dunque: non occorre invocare n\u00e9 l&#8217;esagerato spirito di disciplina prussiano, n\u00e9 la propensione dei Tedeschi a fidarsi ciecamente delle proprie autorit\u00e0, n\u00e9 il lavaggio del cervello da essi subito, e specialmente dai giovani, ad opera della propaganda di Goebbels; e nemmeno una loro deliberata mancanza di sensibilit\u00e0 e di compassione verso il destino degli Ebrei, per spiegare il silenzio della societ\u00e0 civile rispetto alla \u00absoluzione finale\u00bb.<\/p>\n<p>Tutti questi elementi esistettero certamente, ma non furono, a nostro avviso, determinanti, anche se certamente possono concorrere a riportare il problema entro una giusta prospettiva storica. Il fatto veramente decisivo \u00e8 che la stragrande maggioranza del popolo tedesco non sapeva esattamente cosa avvenisse nei campi di concentramento e non lo seppe se non dopo il maggio del 1945. Perfino all&#8217;interno del partito nazista \u00e8 lecito supporre che solo una piccola minoranza fosse a conoscenza del terribile segreto, tanto pi\u00f9 che &#8211; come \u00e8 noto &#8211; Hitler ed i suoi pi\u00f9 stretti collaboratori furono molto cauti quanto a redigere una documentazione scritta, da cui risulti inoppugnabilmente che, dopo il 1941, il regime nazista stava perseguendo una deliberata politica di genocidio sia verso gli Ebrei, sia verso gli Zingari.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il punto su cui dovremmo riflettere, anche in vista del nostro stesso futuro. Non solo nelle societ\u00e0 pre-moderne, ma anche in una societ\u00e0 industriale avanzata, caratterizzata da un largo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa, \u00e8 possibile che un regime totalitario riesca a perpetrare crimini su una scala mai vista, senza che l&#8217;opinione pubblica ne venga a conoscenza, se non attraverso voci dubbie e isolate e fughe di notizie non verificabili. Questo \u00e8 quanto accadde in Germania nella seconda fase della seconda guerra mondiale, dopo l&#8217;attacco all&#8217;Unione Sovietica e soprattutto dopo il fallimento della campagna invernale davanti a Mosca, preludio alla svolta che avrebbe condotto inevitabilmente alla sconfitta.<\/p>\n<p>E qui giungiamo alla terza ipocrisia che dovrebbe essere sfatata.<\/p>\n<p>In un certo senso, la natura umana \u00e8 cosiffatta, che ha bisogno di poter individuare chiaramente, e in forma personale, la responsabilit\u00e0 delle cose negative che si verificano sia nella vita del singolo, sia in quella delle comunit\u00e0 e dei popoli. Ci sentiamo meglio se possiamo addossare a una persona precisa, o ad un gruppo di persone, o perfino ad un intero popolo, la colpa di un crimine di guerra particolarmente efferato. Ma ci\u00f2 non significa che tale nostro bisogno psicologico coincida con la verit\u00e0 storica.<\/p>\n<p>Nell&#8217;era della societ\u00e0 di massa, le responsabilit\u00e0 tendono a diventare anonime. John Steinbeck, nel romanzo \u00abFurore\u00bb, descrive lo sconcerto dei contadini americani, sfrattati dalle loro terre, davanti alla impossibilit\u00e0 di individuare il colpevole della loro tragedia. Sparare all&#8217;uomo che si presenta avanti alla loro casa, con un potente bulldozer, per abbatterla senza piet\u00e0? Ma ne verrebbe un altro, verrebbe lo sceriffo; e nessuno potrebbe trovare il responsabile dello sfratto, perch\u00e9 ogni decisione proviene da una banca, che non \u00e8 fatta di persone fisiche, ma di meccanismi impersonali, dominati, a loro volta, dalle ferree leggi dell&#8217;economia.<\/p>\n<p>E se fosse stato possibile sparare in fronte al pilota che sganci\u00f2 la bomba su Hiroshima, forse che la distruzione atomica sarebbe stata scongiurata? Sarebbe giunto un secondo aereo, e poi un terzo, e cos\u00ec via. Perfino gli atti pi\u00f9 atroci, nella societ\u00e0 di massa, diventano anonimi e non riconducibili a delle singole persone. O, almeno, non riconducibili unicamente a delle persone singole. Chi ha scatenato la prima guerra mondiale? Chi ha scatenato la seconda? E chi ha scatenato la guerra del Vietnam?<\/p>\n<p>Con questo, non vogliamo dire che le grandi tragedie collettive, provocate dalla malvagit\u00e0 di una certa politica o di una certa finanza, non abbiano alcun colpevole. Le responsabilit\u00e0 individuali rimangono: nel caso del genocidio degli Ebrei, \u00e8 corretto imputarle in primo luogo a Hitler ed ai suoi stretti collaboratori. Ma sarebbe semplicistico e inverosimile pensare che sia sufficiente scaricare tutte le colpe su quelle persone, per mettersi a posto la coscienza.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, il mestiere dello storico non \u00e8 quello di caricare o scaricare la coscienza di nessuno, ma semplicemente (si fa per dire) quello di capire come e perch\u00e9 si sono verificati certi fatti, e si sono svolti in un determinato modo.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;idea che il popolo tedesco, nel suo insieme, sia da ritenersi corresponsabile del genocidio degli Ebrei, \u00e8 una di quelle idee che nascono dal bisogno emotivo di individuare dei colpevoli di un tremendo crimine, e non da quello, razionale, di comprendere come e perch\u00e9 certi eventi hanno avuto luogo.<\/p>\n<p>Giungiamo cos\u00ec alla conclusione che, per tre o quattro generazioni, il senso di colpa \u00e8 stato alimentato con zelo implacabile nell&#8217;insieme del popolo tedesco, forse anche per convincerlo che esso non era degno della riunificazione della propria patria, e che poteva essere riammesso a pieno titolo nella comunit\u00e0 internazionale, solo a condizione di sentirsi perpetuamente colpevole di quanto era successo agli Ebrei fra il 1933 e il 1945.<\/p>\n<p>Sia le due superpotenze, che si erano divise le spoglie del terzo Reich (compresa la sua sofisticata tecnologia, che rese possibile ad entrambi il balzo verso la conquista dello spazio), sia il neonato Stato d&#8217;Israele (che ottenne cospicui risarcimenti materiali), avevano tutto l&#8217;interesse a mantenere questa spada di Damocle morale sospesa sopra il capo del popolo tedesco. E la stessa cosa pu\u00f2 dirsi degli Stati confinati, specialmente Polonia e Cecoslovacchia, sebbene entrambe si fossero gi\u00e0 rivalse, espellendo milioni e milioni di Tedeschi dalle province orientali del Reich, da loro annesse; ma, in una certa misura, anche dalla Francia, dal Belgio e dall&#8217;Olanda.<\/p>\n<p>E non \u00e8 stato sulla base di questo ricatto morale che si \u00e8 rinnovata l&#8217;ultima grande ipocrisia: che l&#8217;Austria, cio\u00e8, nel marzo 1938, fosse stata la prima vittima di Hitler, e non gi\u00e0 il soggetto di una unione volontaria; allo scopo di proibirle, come gi\u00e0 si era fatto nel 1919, di ricongiungersi alla pi\u00f9 grande patria tedesca?<\/p>\n<p>:<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il grande storico francese Fran\u00e7ois Furet, nel suo peraltro pregevole libro \u00abIl passato di un&#8217;illusione\u00bb (titolo originale: \u00abLe pass\u00e9 d&#8217;une illusion\u00bb, Paris, Laffont, 1995; traduzione italiana<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86],"class_list":["post-27981","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27981","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27981"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27981\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27981"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27981"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27981"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}