{"id":27980,"date":"2009-05-21T07:09:00","date_gmt":"2009-05-21T07:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/21\/i-popoli-si-liberano-dalle-dittature-quando-son-loro-a-volerlo-e-non-quando-piace-ai-circoli-liberal\/"},"modified":"2009-05-21T07:09:00","modified_gmt":"2009-05-21T07:09:00","slug":"i-popoli-si-liberano-dalle-dittature-quando-son-loro-a-volerlo-e-non-quando-piace-ai-circoli-liberal","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/21\/i-popoli-si-liberano-dalle-dittature-quando-son-loro-a-volerlo-e-non-quando-piace-ai-circoli-liberal\/","title":{"rendered":"I popoli si liberano dalle dittature quando son loro a volerlo, e non quando piace ai circoli \u00abliberal\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>S\u00ec, lo vedo, Sabina: questa volta ti ho fatta proprio arrabbiare.<\/p>\n<p>Non ti \u00e8 andato gi\u00f9 che io abbia definito la democrazia un sistema politico come un altro, con i suoi pregi e i suoi difetti; il quale, se pu\u00f2 dare discreti risultati in determinati tempi e luoghi, non \u00e8 per\u00f2 esportabile indiscriminatamente, specie in quelle parti del mondo che hanno costruito dei percorsi storici molto diversi da quello dell&#8217;Occidente.<\/p>\n<p>N\u00e9 hai digerito il fatto che io abbia affermato che la democrazia, come ogni altro sistema di governo, deve essere storicizzata, poich\u00e9 essa \u00e8 il risultato di un determinato sviluppo politico, economico, sociale e culturale dell&#8217;Occidente, ma non \u00e8 l&#8217;Alfa e l&#8217;Omega della storia umana, verso cui tutto il mondo debba incamminarsi quanto prima.<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 sei rimasta colpita dalle vicende della leader democratica Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, che proprio in questi giorni sta subendo un grottesco processo da parte della giunta militare birmana: ufficialmente per violazione degli arresti domiciliari (aveva ricevuto la visita di un americano di religione mormone, tale John William Yethaw, giunto a casa sua nuotando attraverso le acque di un laghetto); ma, in realt\u00e0, per toglierla di mezzo politicamente, alla vigilia di un referendum che dovrebbe perpetuare, attraverso un cambiamento puramente formale, il proprio potere.<\/p>\n<p>Come posso definire la democrazia un sistema politico come un altro, mi domandi, se per essa sono pronte a dare la vita persone belle e generose come Aung San Suu Kyi? Non mi sembra di essere stato un po&#8217; troppo cinico, mi chiedi?<\/p>\n<p>Poi, contesti alla radice il mio ragionamento sul fatto che il pensiero democratico si basa su una duplice aporia di fondo: su un errore antropologico, perch\u00e9 esso ipotizza una uguaglianza non solo morale, ma anche di capacit\u00e0 e di attitudini, degli esseri umani; e su un errore psicologico, perch\u00e9 suppone, a torto, che gli uomini tendano, per loro natura, alla verit\u00e0 e alla libert\u00e0.<\/p>\n<p>Tu mi contesti che, invece, secondo te, i diritti di cui la democrazia si fa portabandiera, sono veramente diritti naturali e inalienabili; e, accusandomi di simpatizzare implicitamente per i peggiori movimenti reazionari, come quello della Vandea nel 1793, contesti la mia affermazione che quei diritti non sono affatto naturali, cos\u00ec come non \u00e8 affatto naturale la democrazia.<\/p>\n<p>Partiamo dalla obiezione di fatto; poi passeremo a quella di principio.<\/p>\n<p>Dunque, cominciamo con il dramma del popolo birmano oppresso da una brutale cricca di militari che disprezzano la democrazia, tanto \u00e8 vero che stanno perseguitando in modo pretestuoso, in spregio ai sentimenti dell&#8217;opinione pubblica mondiale, Aung San Suu Kyi e la sua Lega Nazionale per la Democrazia.<\/p>\n<p>Premetto che quel Paese, fin dal 18 giugno 1989 (cio\u00e8 da vent&#8217;anni giusti) ha deciso di sostituire il proprio nome, ricevuto dai colonizzatori inglesi, di Burma (in italiano, Birmania), per assumere quello di Myanmar: e il fatto che pi\u00f9 o meno tutti i media occidentali continuino a chiamarlo con il vecchio nome la dice lunga sull&#8217;arroganza etnocentrica non solo degli ex dominatori britannici (i quali, poveretti, dovendo gestire un impero che ricopriva un quarto delle terre emerse, era gi\u00e0 tanto se ricordavano la denominazione che avevano assegnato alle sue sterminate province), ma anche della democratica e liberale opinione pubblica occidentale, la quale nemmeno sembra accorgersi dell&#8217;arroganza intellettuale con cui si pone davanti a vicende come questa.<\/p>\n<p>Ma entriamo nel merito.<\/p>\n<p>Vuoi sapere se faccio il tifo per Aung San Suu Kyi e se mi auguro la fine del regime di dittatura militare che grava su quel Paese del sud-est asiatico? Certo che s\u00ec; solo, ho paura quando i media occidentali orchestrano le loro moralistiche campagne contro questa o quella dittatura (moralistiche, perch\u00e9, fino a quando le dittature servono gli interessi dell&#8217;Occidente, nessuno le trova scandalose: e cos\u00ec \u00e8 stato anche per Saddam Hussein prima maniera, per chi non abbia la memoria corta), allora sento odore di guerra.<\/p>\n<p>Oh, per carit\u00e0: guerra umanitaria, guerra sacrosanta, guerra per por fine a tutte le guerre, alla fame, al sottosviluppo, e chi pi\u00f9 ne ha, pi\u00f9 ne metta. Non si disse che anche la guerra degli Stati Uniti d&#8217;America contro l&#8217;Afghanistan era una guerra \u00abgentile\u00bb, nobile, disinteressata, dove gli aerei non sganciavano bombe, ma sacchi di generi alimentari? Ma insomma sempre guerra; e, oltre a mietere un numero impressionante di innocenti, non si \u00e8 mai visto che tali operazioni militari non si siano risolte nel saccheggio spudorato delle materie prime o nell&#8217;acquisizione di posizioni strategiche di vitale importanza per i generosi \u00abliberatori\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abTimeo Danaos &#8211; Sabina &#8211; et dona ferentes\u00bb: temo i Greci, cio\u00e8 i moderni campioni della democrazia muscolare, anche quando portano doni. Questo mi ha insegnato la storia degli ultimi decenni, e finora non ho visto smentita una tale interpretazione dei fatti.<\/p>\n<p>Ricordi il tam-tam che si fece, una quindicina d&#8217;anni fa, per preparare l&#8217;opinione occidentale all&#8217;idea di un \u00abintervento umanitario\u00bb in Somalia, e liberare quel paese dalle bande dei signori della guerra? Non passava giorno, che i telegiornali non ricattassero il pubblico con le immagini raccapriccianti dei bambini somali morenti di fame; ma, poi, si \u00e8 ben visto di che genere fosse l&#8217;intervento umanitario voluto dagli Stati Uniti e dalla N.A.T.O., Italia compresa: la quale ultima, come ex potenza coloniale e come ex socio in affari del dittatore Siad Barre ai tempi del governo Craxi, avrebbe pur dovuto vedere un po&#8217; pi\u00f9 lontano degli altri, in quel dannato pasticcio.<\/p>\n<p>O forse &#8211; chiss\u00e0 &#8211; qualcuno in Italia ci vedeva anche troppo bene; tanto \u00e8 vero che Ilaria Alpi e Milan Hrovatin sono stati fatti sparire per sempre, allorch\u00e9 la loro inchiesta sul traffico d&#8217;armi con la Somalia stava per farsi un po&#8217; troppo imbarazzante.<\/p>\n<p>Hai mai visto, Sabrina, gli Stati Uniti e gli altri Paesi democratici, muoversi contro una dittatura per puro desiderio di liberare dal suo giogo qualche popolo lontano? Credi che il governo dell&#8217;emiro del Kuwait, per ripristinare il quale fu scatenata la prima guerra del Golfo, nel 1991, fosse un governo democratico, o, comunque, pi\u00f9 democratico di quello iracheno di Saddam Hussein? Era un governo democratico quello del Sud Vietnam, all&#8217;epoca del massiccio intervento statunitense in Indocina, o non piuttosto un governo militare corrotto e senza scrupoli? Era un governo democratico quello che i Sovietici rovesciarono, quando invasero l&#8217;Afghanistan nel 1979, e per ripristinare il quale gli Americani finanziarono generosamente un certo Osama Bin Laden e i suoi guerriglieri, che allora erano dei \u00abcombattenti per la libert\u00e0\u00bb?<\/p>\n<p>Al contrario, la storia del secondo dopoguerra \u00e8 piena di episodi in cui le potenze democratiche hanno favorito e installato delle dittature, alcune delle quali particolarmente brutali e sanguinarie, in ogni angolo del globo: dal bestiale gorilla Pinochet in Cile, nel 1973, il cui \u00abgolpe\u00bb CONTRO il governo democratico di Allende venne finanziato dalla C.I.A.; al cruento macellaio Idi Amin Dada, sponsorizzato dalla Gran Bretagna per cacciare Milton Onbote dal governo dell&#8217;Uganda; al delirante cannibale Bokassa, sedicente imperatore dell&#8217;Africa Centrale, che da Parigi riceveva, per via aerea, casse di Champagne sotto ghiaccio per brindare ai propri fasti sanguinosi.<\/p>\n<p>E non dimentichiamo il signore e la signora Marcos, nelle Filippine, truci dittatori che hanno oppresso e derubato il popolo filippino sotto l&#8217;ombrello compiacente dello Zio Sam; o i generali indonesiani che, all&#8217;epoca di Suharto, trucidarono in una notte mezzo milione di comunisti e mandarono a casa il governo democratico del presidente Sukarno. Ma l&#8217;elenco potrebbe continuare per pagine e pagine, per cui mi fermo qui.<\/p>\n<p>Infine, mi dispiace farti osservare che l&#8217;argomento etico \u00e8 poco pertinente, laddove sostieni che la democrazia non \u00e8 un sistema politico qualsiasi, visto che per essa sono pronte a dare la vita belle persone, come Aung San Suu Kyi: perch\u00e9 sappiamo troppo bene che anche i seguaci di regimi non propriamente simpatici sono pronti a fare altrettanto. Possiamo pensare tutto il male che vogliamo delle S.S. naziste, ma non che difettassero di idealismo e di coraggio. Dispiace ammetterlo, forse: ma \u00e8 cos\u00ec, su questo non si discute.<\/p>\n<p>E quanto alla Vandea, scusami, ma le etichette non mi fanno n\u00e9 caldo n\u00e9 freddo: pu\u00f2 darsi che quei contadini fossero, politicamente, dei reazionari; ma si sa cosa hanno fatto i loro \u00abilluminati\u00bb avversari del Governo rivoluzionario, al grido di \u00ablibert\u00e8, fraternit\u00e9, egualit\u00e9\u00bb: un genocidio senza precedenti, costato un milione di morti.<\/p>\n<p>Veniamo alle tue obiezioni di principio circa i diritti naturali dell&#8217;uomo e del cittadino e circa la naturale eguaglianza degli uomini, non solo morale e giuridica (che sottoscrivo), ma anche politica (che rifiuto). E qui \u00e8 necessario chiarirsi bene sul significato delle parole.<\/p>\n<p>Dico \u00abnaturale\u00bb una cosa, un costume, un comportamento, i quali siano osservabili in natura, non come eccezione, ma come regola; e dico \u00abnon naturale\u00bb una cosa che, invece, sia il frutto di una convenzione umana, per quanto &#8211; eventualmente &#8211; nobile e disinteressata.<\/p>\n<p>Ora, un esame anche frettoloso del mondo della natura, ci mostra che nessun diritto \u00e8 \u00abnaturale\u00bb di per se stesso; neanche quello che a noi, figli della tradizione occidentale, sembra (e a ragione) il pi\u00f9 sacro di tutti: il diritto alla vita. Nel mondo vegetale e animale non vi \u00e8 ombra di un tale diritto; e non se ne trova traccia neppure nelle culture umane, compresa quella occidentale, almeno fino agli ultimi tre o quattro secoli. Voglio dire che, se un bambino moriva di infezione o una madre moriva di parto, fino a tre o quattro secoli fa &#8211; e anche meno, nella societ\u00e0 contadina &#8211; nessuno si sognava di gridare allo scandalo; nessuno chiamava la morte una ladra; nessuno agitava i pugni contro Dio: e ci\u00f2 per la buona ragione che la vita era considerata un dono, non un diritto.<\/p>\n<p>Ma, mi dirai, una cosa \u00e8 la morte naturale (per malattie, catastrofi, ecc.), un&#8217;altra e ben diversa \u00e8 la morte provocata dalla mano dell&#8217;uomo. Certo: ma bisogna vedere se questo secondo genere di morte sia davvero artificiale, nel senso di non naturale. Per affermarlo, bisognerebbe dimostrare che sia le guerre, sia il potere di condannare a morte esercitato dai tribunali, sono fatti innaturali; il che non \u00e8 affatto semplice come credi.<\/p>\n<p>Ma, al di l\u00e0 di come vogliamo considerare la cosa sul piano filosofico, resta l&#8217;evidenza che, sul piano storico, gli uomini non hanno mai visto la morte violenta come qualcosa di innaturale. A Licaone, che gli afferra le ginocchia e lo implora, piangendo, di risparmiargli la vita (nel XXI canto dell&#8217;\u00abIliade\u00bb), Achille risponde che tutti devono morire, e gli immerge la spada nel petto, mentre quello ancora lo sta supplicando.<\/p>\n<p>E, se non ti persuade questo esempio, spostiamoci nell&#8217;ambito della cultura giudaica, radice del cristianesimo, e vediamo come, nel Pentateuco, la legge mosaica prescriva, senza tanti giri di parole, \u00abocchio per occhio, dente per dente, vita per vita\u00bb. Uccidere non era cosa che facesse scandalo, cos\u00ec come non lo faceva in Grecia.<\/p>\n<p>Certo, lentamente e faticosamente, la cultura occidentale ha superato queste posizioni e, nel corso dei secoli, \u00e8 giunta &#8211; ma di recente, e non ovunque &#8211; all&#8217;idea che la vita \u00e8 sacra in se stessa; di pi\u00f9: che esistono dei diritti fondamentali in ogni essere umano, che andrebbero rispettati sempre e comunque, tra i quali quello di non essere sottoposto a tortura nel corso di una inchiesta giudiziaria (ma vallo a dire a George Bush junior, e a quei milioni di americani che lo hanno eletto la prima volta &#8211; se pure non si \u00e8 trattato di una frode &#8211; e lo hanno rieletto anche la seconda volta, pur sapendo benissimo come la pensava, tanto sulla pena di morte, quanto sul rispetto dovuto ai prigionieri di guerra e sulla dignit\u00e0 intrinseca della persona umana).<\/p>\n<p>Dunque, possiamo arrivare alla conclusione che i diritti della persona non sono affatto naturali, ma storici: sono il frutto, cio\u00e8, di una certa evoluzione del pensiero umano; anzi, a essere precisi, di una parte soltanto, e certamente minoritaria, del genere umano.<\/p>\n<p>Questo non significa che li si possa prendere sottogamba o che li si possa revocare, come nulla fosse: nossignore. Anche se ci sono volute alcune migliaia di anni per elaborarli, e diversi secoli per instaurarli, ora essi sono entrati a far parte del nostro bagaglio culturale e spirituale; e, per noi, rinnegarli equivarrebbe a sprofondare volontariamente nella barbarie.<\/p>\n<p>Non dobbiamo, per\u00f2, cadere nell&#8217;ipocrisia di pretendere che essi siano poi cos\u00ec evidenti, dato che noi stessi li abbiamo appresi solo ieri; n\u00e9 in quella forma di arroganza che consisterebbe nel pretendere di imporli, \u00abipso facto\u00bb, a tutto il resto del genere umano.<\/p>\n<p>Noi occidentali, ad esempio, ci scandalizziamo per le mutilazioni genitali femminili nel Paesi islamici ove domina la Sharia, e pi\u00f9 ancora per la pratica indiana del sacrificio delle vedove sulla pira funebre del marito.<\/p>\n<p>Ebbene, Sabrina, non fraintendermi: anch&#8217;io mi auguro che tali usanze vengano abbandonate il pi\u00f9 presto possibile; ma non credo che il modo migliore per farlo sia quello di trattare da barbari e da selvaggi quei popoli: proprio noi occidentali che, in anni relativamente recenti, ne abbiamo fatte di tutti i colori, dai campi di sterminio alle bombe atomiche sulle citt\u00e0 indifese.<\/p>\n<p>Lo stesso ragionamento vale, a mio avviso, per i diritti politici.<\/p>\n<p>In Svizzera, come sai, fino a non molti anni fa, alle donne veniva negato il diritto di voto: eppure non mi sembra che quel fatto, di per s\u00e9, autorizzasse chicchessia a definire i cittadini elvetici come incivili e meritevoli di disprezzo.<\/p>\n<p>So che questo esempio ti far\u00e0 particolarmente infuriare, ridestando i tuoi ardori femministi: ma questi sono i fatti. Una societ\u00e0 pu\u00f2 essere civile ed evoluta, eppure non condividere l&#8217;idea che tutti i suoi membri possano avere voce in capitolo, in eguale misura, circa la conduzione del governo. Non parliamo dell&#8217;uguaglianza giuridica: che tutti i cittadini siano considerati uguali davanti alla legge, \u00e8 un principio acquisito, nella nostra cultura (anche se non \u00e8 affatto un principio naturale, nel senso che dicevamo prima): ma votare, essere eleggibili al Parlamento, divenire ministro o capo dello Stato, questa \u00e8 un&#8217;altra faccenda.<\/p>\n<p>Anche se la cosa ti scandalizza, potrei farti un lungo elenco di persone che non riterrei adatte ad esercitare i diritti politici, fra quelle che conosco; ammetto, per\u00f2, che \u00e8 un problema estremamente complesso, per non dire insolubile, quello di stabilire i criteri che dovrebbero presiedere all&#8217;esclusione o all&#8217;inclusione dei cittadini in questione.<\/p>\n<p>Il problema, per\u00f2, rimane: lo faceva notare gi\u00e0 Platone, allorch\u00e9 affermava di non capire come mai il lavoro di fabbricare scarpe sia riservato ai ciabattini, o quello di cucinare i cibi sia riservato ai cuochi, mentre alla conduzione degli affari di governo tutti i cittadini si sentono perfettamente in grado di applicarsi con la necessaria competenza. Misteri della democrazia! Anzi, pi\u00f9 che di misteri, qui si dovrebbe parlare di autentici miracoli&#8230;<\/p>\n<p>Ad ogni modo, stiamo attenti a non demonizzare gli altri sistemi politici. Gli Svizzeri non erano degli Orchi, bench\u00e9 negassero il diritto di voto alle loro mogli e alle loro figlie; e non credo, onestamente, che quel diniego avesse il significato di un disprezzo generalizzato, quanto piuttosto del riconoscimento di una distinzione dei ruoli tra il genere maschile e il genere femminile. Si pu\u00f2 non condividere questo punto di vista, ma non lo si deve nemmeno drammatizzare.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, non \u00e8 detto che i sistemi di governo non democratici siano, di per s\u00e9, malvagi e criminali: malvagit\u00e0 e crimini possono essere perpetrati sia sotto le bandiere dei totalitarismi, sia sotto quelle delle democrazie. Certo, in queste ultime esiste un controllo sul governo &#8211; almeno teorico &#8211; che, in quelli, manca, per definizione; ma ci\u00f2 non vuol dire che le democrazie vadano immuni dalla tentazione di calpestare i diritti fondamentali della persona. Ti ricordo, Sabina, che negli Stati Uniti d&#8217;America la pena di morte \u00e8 voluta e approvata dalla stragrande maggioranza della popolazione: come lo \u00e8 nel poco democratico Iran e nella poco democratica Cina.<\/p>\n<p>Mi chiederai, arrivati a questo punto, che cosa mi aspetti o che cosa mi auguri dal futuro.<\/p>\n<p>Te lo dico subito: mi attendo e mi auguro qualche cosa di pi\u00f9 e di meglio della democrazia; non qualche cosa di meno e di peggio.<\/p>\n<p>Non ho alcuna simpatia per i militari birmani, n\u00e9 per gli ayatollah iraniani; e nemmeno per i Talebani dell&#8217;Afghanistan.<\/p>\n<p>Ma non ho simpatia nemmeno per i Crociati della democrazia, specialmente quando scatenano guerre con una ipocrisia che \u00e8 pari solamente alla loro arroganza: perch\u00e9 sappiamo bene tutti quanti che, a quei signori, poco o nulla importa dei diritti dell&#8217;uomo, e molto, invece, importa del petrolio e delle quote di mercato&#8230; specialmente nel settore della ricostruzione edilizia e industriale, dopo che loro stessi hanno distrutto, a suon di bombe \u00abliberatrici\u00bb (qualcosa ne sappiamo anche noi Europei, dopo il passaggio delle \u00abfortezze volanti\u00bb nel 1942-45), case, fabbriche, strade e ponti.<\/p>\n<p>Credo che ogni popolo si debba liberare da solo dei propri governi, nel momento in cui matura la convinzione che essi sono iniqui e che non rispondono al bene dei rispettivi Paesi. I circoli \u00abliberal\u00bb, governi e media compresi, possono pensare quello che vogliono; possono simpatizzare, anche, per la causa della libert\u00e0 e dei diritti umani: ma non altro.<\/p>\n<p>La grande sfida del terzo millennio sar\u00e0, appunto, la ricerca di un sistema politico che oltrepassi la democrazia, ma con umilt\u00e0 e flessibilit\u00e0: che non si ponga, cio\u00e8, come il punto d&#8217;arrivo obbligato, inesorabile e uniforme, per tutte le societ\u00e0 umane.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 anche la migliore forma di governo, quando viene imposta con la forza, risulta odiosa e suscita pi\u00f9 contraddizioni di quelle che, eventualmente, sar\u00e0 in grado di appianare. E questo principio si applica anche alla democrazia, esattamente come si applica a qualsiasi altra forma di governo.<\/p>\n<p>Questo, almeno, \u00e8 quanto ho imparato dalla riflessione sulla storia recente e sui grandi miti, pi\u00f9 o meno \u00abprogressisti\u00bb, delle ideologie politiche ottocentesche e novecentesche.<\/p>\n<p>Te lo raccomando, del resto, quel genere di \u00abprogresso\u00bb che avanza a colpi di genocidio: come \u00e8 avvenuto in Vandea nel 1793, nella collettivizzazione forzata delle campagne russe all&#8217;epoca di Stalin, o con la Rivoluzione culturale cinese, o &#8211; ancora &#8211; nella Cambogia dei Khmer rossi di Pol Pot&#8230;<\/p>\n<p>Eppure, non \u00e8 forse vero che ciascuno di quei governi era nato sul fondamento, almeno all&#8217;inizio, di una pretesa genericamente democratica, e sull&#8217;affermazione dei sacri diritti \u00abnaturali\u00bb dell&#8217;uomo, a cominciare da quello di emanciparsi dallo sfruttamento del proprio simile?<\/p>\n<p>Vale atque vale, Sabina; conserva te mihi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S\u00ec, lo vedo, Sabina: questa volta ti ho fatta proprio arrabbiare. 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