{"id":27979,"date":"2015-07-28T09:12:00","date_gmt":"2015-07-28T09:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-storia-moderna-non-e-che-il-tentativo-dei-popoli-di-sottrarsi-alla-dittatura-finanziaria-mondiale\/"},"modified":"2015-07-28T09:12:00","modified_gmt":"2015-07-28T09:12:00","slug":"la-storia-moderna-non-e-che-il-tentativo-dei-popoli-di-sottrarsi-alla-dittatura-finanziaria-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-storia-moderna-non-e-che-il-tentativo-dei-popoli-di-sottrarsi-alla-dittatura-finanziaria-mondiale\/","title":{"rendered":"La storia moderna non \u00e8 che il tentativo dei popoli di sottrarsi alla dittatura finanziaria mondiale"},"content":{"rendered":"<p>La storia moderna non \u00e8 che il continuo, incessante, faticoso tentativo dei popoli di sottrarsi alla dittatura invisibile, ma estremamente reale, del grande capitale finanziario: questa \u00e8 la giusta chiave di lettura per comprendere guerre e rivoluzioni, crisi economiche e conflitti sociali, politiche industriali e commerciali, lotte per accaparrarsi materie prime e mercati, rivalit\u00e0 fra stati e sistemi di stati, comprese le due guerre mondiali del XX secolo; e perfino per comprendere i risvolti di parecchie tendenze culturali, filosofiche, artistiche, religiose.<\/p>\n<p>La Seconda guerra mondiale, tanto per fare un esempio, non \u00e8 stata, semplicemente, una guerra per l&#8217;egemonia politica e per la redistribuzione delle risorse planetarie, ma \u00e8 stata anche, e soprattutto, una guerra (come allora si diceva) fra l&#8217;oro e il sangue, fra il capitale e il lavoro, fra l&#8217;usura e l&#8217;ideale: senza voler dire, con ci\u00f2 &#8212; si badi &#8212; che tutto il bene stava dalla parte del Tripartito, e tutto il male da quella degli Alleati; ma certo senza cadere neanche nella esagerazione opposta, che \u00e8, poi, quella tuttora dominante, presentata come la sola e legittima interpretazione possibile: che gli Alleati, cio\u00e8, rappresentassero solo e unicamente il regno della democrazia, della libert\u00e0 e della civilt\u00e0, e il Tripartito rappresentasse solo e unicamente il regno del totalitarismo, dell&#8217;oppressione e della barbarie.<\/p>\n<p>Scriveva uno studioso di orientamento cattolico, poi antifascista e, nel secondo dopoguerra, divenuto un uomo politico democristiano, Italo Mario Sacco, mostrando una singolare convergenza rispetto alle posizioni della politica estera fascista dopo la guerra d&#8217;Etiopia, o, quanto meno, rispetto alle linee generali del corporativismo fascista &#8211; e lo scriveva, alla vigilia della guerra, in un libro pubblicato da una delle pi\u00f9 importanti case editrici cattoliche italiane (da: I. M. Sacco, \u00abOrientamenti corporativi nel mondo\u00bb, Torino, S.E.I., 1939, pp. 122, 124-6):<\/p>\n<p>\u00abBisogna proprio credere che spesso la ricchezza attenui certe sensibilit\u00e0 ai popoli come agli individui. A chi afferma che le colonie sono desiderate perch\u00e9 possono fornire uno sbocco alla popolazione della metropoli, aprire nuovi mercati alla produzione nazionale, procurare materie prime necessarie all&#8217;industria e cio\u00e8 al lavoro nazionale, si risponde che la politica della porta aperta supera la questione delle importazioni di materie prime e di esportazione di manufatti e si ricorda che negli anni dal 1911 al 1913 l\u00ec&#8217;emigrazione degli italiani era il 23,2% di quella europea, e quella degli inglesi, quasi pari, senza rilevare, per\u00f2, che quegli italiani andavano a fecondare con il proprio lavoro il campo altrui e quegli inglesi andavano per lo pi\u00f9 a raccogliere sui campi propri i frutti degli altrui sudori. [A quanti hanno criticato la guerra italiana in Etiopia, sostenendo che il tempo dello sfruttamento coloniale \u00e8 ormai passato, si risponde facendolo rilevare] un errore che deve essere comune a molti: quello di credere che le colonie siano utili. Non si pu\u00f2 escludere qualche fondamento di verit\u00e0 alla lezione [che esse, ormai, costano pi\u00f9 di quello che rendono], come non si pu\u00f2 escludere che abbia ragione colui che, minacciato dalla gotta, ammonisce chi ha il pane scarso sul desco, che la carne e il vino sono sconsigliati dal medico. [&#8230;]<\/p>\n<p>La Nazione che s&#8217;ingegna, a costo di sacrifici e di rinunce, di svincolarsi da soggezioni verso altri Paesi e di formarsi un&#8217;economia interna di produzione e di consumo, fa proprio come il pioniere che, pur di acquistare la propria indipendenza, intraprende la coltivazione di un terreno povero e si fa da s\u00e9 una capanna ed un podere. \u00c8 antieconomico, questo \u00e8 certo, se per economia s&#8217;intende il rapporto aritmetico fra lo sforzo e io risultato materiale, e tale accusa fanno gli Stati privilegiati a quelli poveri che s&#8217;industriano per conquistare la propria indipendenza economica; infatti il capitale non frutta se non vi sia chi lavori per farlo fruttare a beneficio del capitalista; e produrre non basta, se non vi \u00e8 chi sia disposto ad acquistare i prodotti al pi\u00f9 alto prezzo possibile. Come per il vignaiolo non \u00e8 mai una buona annata quella in cui tutte le vigne producono molto e bene, cos\u00ec per uno Stato ad economia prevalentemente agraria, nulla giova l&#8217;esuberanza del prodotto se non la pu\u00f2 esportare al prezzo remunerativo, ossia a nulla giova l&#8217;abbondanza se non si ha modo di abusare della carestia in altri Paesi. Ci\u00f2 che pi\u00f9 urta la mentalit\u00e0 bottegaia o mercantile che dir si voglia, di certi Stati produttori largamente dotati, \u00e8 l&#8217;orgoglio dei popoli poveri che s&#8217;industriano e si impongono privazioni per fare da s\u00e9; anzitutto, perch\u00e9 &quot;il povero dev&#8217;essere umile&quot; e chiedere la grazia di lavorare per far fruttare il capitale altrui; poi, perch\u00e9 se il povero, individui e popoli, non consuma e non si abitua a consumare sempre di pi\u00f9, il &quot;progresso&quot; si arresta. Come se il progresso consistesse nelle ingestioni. Se si va a vedere in fondo a certe guerre del secolo scorso, ed anche alla guerra mondiale, si scorge questa triste verit\u00e0: che si trattava di reprimere o di prevenire la concorrenza nello sfruttamento di vaste regioni del mondo.<\/p>\n<p>La posizione singolarissima dell&#8217;Italia nel suo Risorgimento e nella guerra mondiale fu quella di esservi spinta da stimoli extraeconomici, eminentemente spirituali, e fu proprio tale fatto che produsse nell&#8217;immediato dopo guerra il disorientamento dei pi\u00f9 e la delusione di Versaglia; ma fu anche quello che rese possibile la rinascita successiva e la rivoluzione continua nello Stato e per lo Stato corporativo. L&#8217;economia liberale, innanzi a sterminato numero di persone prive di lavoro, male alimentate e peggio vestite, in Paesi naturalmente dotati di ricchezza e di potenza, si pone questo problema: come vendere a costoro quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile. E lo risolve cos\u00ec: fa lavorare un certo numero, paga poco e profitta molto, dato il vile costo delle materie prime e della mano d&#8217;opera, vendendo il prodotto su altri mercati; ma il denaro messo in circolazione ritorna agli speculatori perch\u00e9 &quot;la civilt\u00e0 industriale&quot; ha creato bisogni nuovi, non soltanto in coloro che lavorano e sono pagati, ma in cerchia assai pi\u00f9 vasta. La speculazione su queste necessit\u00e0 suscitate e stimolate, e sui vizi che vi si accompagnano, aumenta le necessit\u00e0 medesime, e ne viene un allargamento sempre pi\u00f9 ampio dell&#8217;attivit\u00e0 per cui un numero sempre maggiore di persone lavora ed uno maggiore ancora consuma il prodotto.<\/p>\n<p>La civilt\u00e0 liberale arriva per questa via e vede il trionfo nell&#8217;accensione sempre pi\u00f9 formidabile di appetiti e di bisogni insoddisfatti in masse sempre pi\u00f9 vaste di consumatori; nel convulso movimento che ne viene, nelle agitazioni dei complessi interessi che vi si urtano, vede la possibilit\u00e0 di tenere a freno e di sfruttare, a beneficio di ceti e di metropoli privilegiate, le turbe innumerevoli che popolano le colonie. Per colmo d&#8217;irrisione gli Stati pi\u00f9 privilegiati si commuovono delle condizioni dei lavoratori negli Stati meno fortunati e chiedono a Ginevra, per tutti i Paesi, una legislazione del lavoro che freni la concorrenza mediante la riduzione dell&#8217;orario di lavoro ed altri provvedimenti &quot;a favore&quot; dei lavoratori degli altri Paesi; naturalmente chiedono e si danno anche tutte le deroghe utili per i territori coloniali o dominati.\u00bb<\/p>\n<p>Si noti, dicevamo, quanto codesta analisi, lucida e intellettualmente onesta, pur muovendo da presupposti politici, filosofici e morali assai diversi da quelli del fascismo, e cio\u00e8 da una visione sociale complessiva di orientamento cattolico, giunga a delle conclusioni assai vicine, per non dire coincidenti, con quelle del corporativismo fascista e della politica estera fascista.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un parlare chiaro: quando la Societ\u00e0 delle Nazioni, vale a dire, in pratica, la Francia e la Gran Bretagna, s&#8217;indignano per l&#8217;aggressione italiana all&#8217;Etiopia, tirano in ballo grandi valori e grandi ideali di libert\u00e0, di democrazia, di pace e affermano, per soprammercato, che le colonie sono poco o niente convenienti, anche sul piano strettamente economico: ma i loro discorsi non sono credibili, poich\u00e9 vengono da chi possiede gli imperi coloniali pi\u00f9 grandi della storia, e, non pago di essi, ha avuto la faccia tosta di ingrandirli ulteriormente, dopo la Prima guerra mondiale, servendosi proprio dell&#8217;&quot;idealismo&quot; wilsoniano, vale a dire facendosi assegnare, come &quot;mandati&quot; della Societ\u00e0 delle Nazioni, i territori coloniali ex tedeschi ed ex turchi.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 chiara e coerente \u00e8 la critica alla civilt\u00e0 liberale ed all&#8217;economia liberista, critica che approda sul terreno prettamente economico, ma partendo da una serie di considerazioni morali: il liberalismo \u00e8 un sistema politico ed economico inumano, ciecamente egoistico e rozzamente materialista: ci\u00f2 che esso persegue, \u00e8 incentivare senza limite il consumismo delle masse, ridotte a gregge anonimo, da manipolare a fini meramente utilitaristici, suscitando in esse le pi\u00f9 basse pulsioni di ordine materiale e promuovendo una competitivit\u00e0 illimitata, cos\u00ec fra gli individui, come fra le classi sociali e le nazioni.<\/p>\n<p>Viene cos\u00ec a cadere, agli occhi di chi possieda anche un minimo di onest\u00e0 intellettuale, il quadro storico accreditato dalla Vulgata culturale oggi dominante: quello secondo cui, nel 1939, il mondo, e specialmente le nazioni democratiche, vivevano in pace, fratellanza e buona armonia, intenti solo ad un onesto lavoro e a degli onesti commerci, allorquando, sbucati da non si sa bene quale Inferno, sono apparsi, come altrettanti diavoli scatenati, Hitler, Mussolini e i militaristi giapponesi, intenti unicamente a fare preda e a cercare d&#8217;imporre un &quot;ordine nuovo&quot; crudele e barbarico, suscitando la giusta e sacrosanta reazione di tutta l&#8217;umanit\u00e0 civile, onesta e bene intenzionata.<\/p>\n<p>Attenzione: non stiamo dicendo che Hitler, Mussolini e i militaristi giapponesi fossero i campioni della libert\u00e0 contro la dittatura finanziaria mondiale della City di Londra e contro quella di Wall Street: ci\u00f2 vorrebbe dire capovolgere i termini della questione, senza per\u00f2 modificarli nella sostanza; al contrario: \u00e8 certo che Hitler e i suoi alleati rappresentavano delle forze aggressive e spietate e che, se parlavano di libert\u00e0, specialmente ai popoli coloniali (agli Arabi, per esempio, o agli Indiani), lo facevamo per ragioni essenzialmente opportunistiche. \u00c8 certo, nondimeno, che i loro intenti non erano moralmente diversi a quelli di chi, come i capitalisti americani, britannici e francesi, tenevano in pugno l&#8217;economia mondiale e perseguivano unicamente ed egoisticamente il proprio interesse, solo avendo l&#8217;accortezza di ammantarlo con belle frasi e avvolgendolo di nobili intenzioni.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, a questo punto, la domanda da porre non dovrebbe essere, come oggi si \u00e8 soliti fare, su quale, fra i due schieramenti allora in lotta, sia da considerare come moralmente migliore dell&#8217;altro, ma su quale fosse realmente la posta in gioco: e cio\u00e8 non la libert\u00e0 e la democrazia, o la loro soppressione in favore di un ordine totalitario, bens\u00ec se il nuovo ordine totalitario, cui l&#8217;umanit\u00e0 era destinata, in ogni caso, a soggiacere, avrebbe dovuto essere quello democratico, oppure quello fascista. Perch\u00e9 il punto \u00e8 precisamente questo: le forze che sono uscite vittoriose dalla grande prova di forza della Seconda guerra mondiale non erano ci\u00f2 che volevano apparire: infatti erano portatrici, anch&#8217;esse, di un modello totalitario (se le parole hanno un senso), tanto sul piano politico, come su quello economico e finanziario.<\/p>\n<p>Dell&#8217;Unione Sovietica non c&#8217;\u00e8 neanche bisogno di parlare: \u00e8 fin troppo chiaro che non c&#8217;era alcuna differenza sostanziale fra la brutalit\u00e0 criminale del totalitarismo di Stalin e quello di Hitler (mentre, per Mussolini, piaccia o non piaccia ai signori democratici e antifascisti di casa nostra, il discorso sarebbe assai diverso). Ma il discorso \u00e8 altrettanto vero per le grandi democrazie: Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia; e anche per quelle &quot;piccole&quot;, come la Cecoslovacchia di T. G. Masaryk, sbrigativamente presentata come la prima, e &quot;innocente&quot;, vittima della prepotenza hitleriana, nel 1938: ma si \u00e8 visto cosa hanno saputo fare, i &quot;democratici&quot; cecoslovacchi, ai tre milioni e mezzo di Tedeschi dei Sudeti, dopo il 1945. Il fatto \u00e8 che esiste un totalitarismo democratico, del quale molti non hanno la bench\u00e9 minima percezione, per il semplice fatto che esso ha l&#8217;accortezza di non presentarsi come tale; e che le fila di un tale totalitarismo sono tirate dai grandi centri del potere finanziario internazionale, oggi come nel 1939, e come nel 1914, e come nel 1792&#8230;<\/p>\n<p>In conclusione: l&#8217;economia liberale \u00e8 viziata da un peccato d&#8217;origine, la speculazione finanziaria, vera e propria pianta parassita, che prospera sfruttando l&#8217;energia ed il lavoro delle popolazioni; e tale cattiva pianta trae origine dai principi stessi del liberalismo, nato per consacrare quanto di pi\u00f9 grettamente egoistico vi \u00e8 nel fondo dell&#8217;animo umano, compreso l&#8217;istinto di accumulare sempre pi\u00f9 beni, a scapito e a detrimento del prossimo. E ci\u00f2 vale sia sul piano interno delle nazioni, sia sul piano internazionale: per cui \u00e8 illusorio parlare di autentica pace, nel quadro della cosiddetta civilt\u00e0 liberale. Essa non pu\u00f2 che alimentarsi di conflitti, poich\u00e9 vive di sfruttamento illimitato e perenne&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia moderna non \u00e8 che il continuo, incessante, faticoso tentativo dei popoli di sottrarsi alla dittatura invisibile, ma estremamente reale, del grande capitale finanziario: questa<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[248],"class_list":["post-27979","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-seconda-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27979","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27979"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27979\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27979"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27979"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27979"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}