{"id":27976,"date":"2015-07-29T12:36:00","date_gmt":"2015-07-29T12:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/quando-la-polonia-sul-punto-dessere-invasa-da-hitler-mandava-ultimatum-alla-lituania\/"},"modified":"2015-07-29T12:36:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:36:00","slug":"quando-la-polonia-sul-punto-dessere-invasa-da-hitler-mandava-ultimatum-alla-lituania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/quando-la-polonia-sul-punto-dessere-invasa-da-hitler-mandava-ultimatum-alla-lituania\/","title":{"rendered":"Quando la Polonia, sul punto d\u2019essere invasa da Hitler, mandava ultimatum alla Lituania"},"content":{"rendered":"<p>La versione storica oggi dominante sulla seconda guerra mondiale vuole che esista una linea di separazione chiara e ben riconoscibile fra gli Stati che furono aggressori e quelli che furono aggrediti; e, poich\u00e9 furono questi ultimi, alla fine, a uscire vincitori dall&#8217;immane conflitto, si pu\u00f2 ben comprende come una simile interpretazione unilaterale si sia imposta in via definitiva, al punto da far considerare intollerabile qualsiasi interpretazione diversa (subito bollata come &quot;revisionista&quot;).<\/p>\n<p>Eppure, un esame sereno e obiettivo dei fatti mostra chiaramente l&#8217;assoluta insostenibilit\u00e0 di una impostazione cos\u00ec palesemente ideologica e interessata, la cui unica ragion d&#8217;essere sembra sia la giustificazione &quot;a posteriori&quot; della buona causa e del buon diritto dei vincitori stessi, non certo l&#8217;accertamento spassionato ed equanime della verit\u00e0 storica.<\/p>\n<p>Dividere gli attori del grande gioco in &quot;buoni&quot; e &quot;cattivi&quot; non significa altro che prolungare l&#8217;enorme ingiustizia del processo di Norimberga, nel quale i vincitori si ersero a giudici dei vinti e sottoposero questi ultimi a un procedimento giuridicamente mostruoso, inventandosi dei reati nuovi di zecca e addossandoli, retroattivamente, agli imputati: un arbitrio cos\u00ec smaccato e una forzatura legale cos\u00ec evidente, quali mai s&#8217;erano visti fino a quel momento.<\/p>\n<p>Delle grandi potenze non c&#8217;\u00e8 molto da dire, se non che erano tutte interessate allo scatenamento della guerra e miravano solo a fare in modo di lasciarne ricadere la responsabilit\u00e0 sugli avversari: quelle del Tripartito, perch\u00e9 volevano dare l&#8217;assalto al potere mondiale, dal quale si sentivano ingiustamente escluse, o relegate in posizione subalterna; le democrazie, perch\u00e9 intendevano fermare la Germania e i suoi alleati prima che la loro ripresa economica e il loro rafforzamento militare diventassero troppo pericolosi, e, inoltre, prima che costituissero un esempio da imitare per altri Stati, cosa che avrebbe messo in crisi tutto il sistema finanziario di Wall Street e della City, nonch\u00e9 gli immensi imperi coloniali francese e britannico; l&#8217;Unione Sovietica, perch\u00e9 aspettava il momento buono per inserirsi nella lotta fra i due schieramenti e per sfruttare quest&#8217;ultima a proprio vantaggio, con totale cinismo, come poi effettivamente fece: alleandosi con Hitler nell&#8217;agosto 1939, e poi alleandosi con Churchill e Roosevelt a partire dall&#8217;estate del 1941.<\/p>\n<p>Quel che si conosce poco, almeno presso il grande pubblico, \u00e8 il ruolo, non sempre secondario, giocato dalle potenze minori, con la trama fittissima e complicatissima delle loro rivalit\u00e0 incrociate, dei loro furibondi nazionalismi e razzismi, delle loro velleit\u00e0 da grandi potenze, delle loro brame di rivincita, dei loro immensi appetiti territoriali ed economici, da realizzare le une a danno delle altre. Molti di questi conflitti erano localizzati nell&#8217;area carpatico-danubiana e in quella baltica ed erano la diretta conseguenza dello scatenamento degli opposti nazionalismi, dopo la dissoluzione della Monarchia asburgica. La decisione presa dalle potenze vincitrici, nella Conferenza di Versailles del 1919, di procedere allo smembramento di quell&#8217;antico impero plurinazionale, che aveva assicurato &#8212; bene o male &#8212; pi\u00f9 di quattro secoli di stabilit\u00e0 e di pace nel cuore dell&#8217;Europa, fu aggravata dall&#8217;aver lasciato, il presidente Wilson specialmente, mano libera agli Stati successori quanto alle annessioni di territori dei Paesi sconfitti. Per esempio, lo stesso presidente Wilson, che contendeva all&#8217;Italia non solo Fiume, abitata da Italiani, ma perfino l&#8217;Istria orientale e parte della Dalmazia, promesse dall&#8217;Intesa con il Patto di Londra, non trovava nulla da eccepire a che il suo amico Masaryk incorporasse nella neonata Cecoslovacchia 3 milioni e mezzo di Tedeschi dei Sudeti; o che all&#8217;Austria venisse proibito &#8212; con buona pace del diritto all&#8217;autodecisione &#8211; di unirsi alla Germania.<\/p>\n<p>Oppure prendiamo il caso della Polonia. Il maresciallo Pilsudski aveva coltivato il sogno di ricreare la potenza polacco-lituana del XVI secolo, dal Baltico al Mar Nero, annettendosi l&#8217;Ucraina, la Russia Bianca e la Lituania stessa; allorch\u00e9 questo progetto si mostr\u00f2 irrealizzabile, si &quot;accontento&quot; di annettersi qualche milione di Ucraini e Bielorussi, pari al 17% dell&#8217;intera popolazione nazionale (mentre Wilson aveva considerato intollerabile l&#8217;annessione all&#8217;Italia di 490.000 Sloveni e Croati, ratificata dal trattato di Rapallo) e di spostare ad Est di alcune decine di chilometri la &quot;linea Curzon&quot;, che segnava il limite dell&#8217;etnia polacca e che avrebbe dovuto segnare anche il confine politico della Repubblica.<\/p>\n<p>Pure, il maresciallo Pilsudski non era ancora soddisfatto: bramava di annettere altre terre, sia della Lituania, sia della Cecoslovacchia: rispettivamente, la citt\u00e0 di Vilnius e il distretto di Teschen (\u010cesky Tesin). Vilnius era addirittura la capitale della Lituania, che la Russia sovietica aveva riconosciuto come tale col trattato di pace del 12 luglio 1920; ma l&#8217;esercito polacco l&#8217;aveva occupata il 9 ottobre 1920 e il governo polacco ne aveva proclamato l&#8217;annessione il 20 febbraio 1922. Teschen era una citt\u00e0 della Slesia-Moravia che l&#8217;esercito cecoslovacco aveva occupato il 23 gennaio 1919, dando inizio a una breve guerra con la Polonia, la quale, essendo impegnata in un conflitto ben pi\u00f9 grave con la Russia bolscevica, dovette tenersi sulla difensiva. Nel distretto di Teschen venne poi organizzato un plebiscito, in base al quale una parte del distretto rimase definitivamente alla Cecoslovacchia, nonostante l&#8217;esistenza di una forte minoranza polacca; situazione che venne ratificata dalla Conferenza di Spa, in Belgio, tenutasi dal 5 al 16 luglio 1920.<\/p>\n<p>I Polacchi, per\u00f2, non avevano mai dimenticato questo scacco, n\u00e9 mai avevano rinunciato a far valere le loro rivendicazioni sull&#8217;intero distretto, data anche la sua importanza mineraria. Bisogna dire che i governanti di Varsavia, dopo la conclusione della guerra con la Russia e la vittoria insperata riportata sull&#8217;Armata rossa davanti alle mura di Varsavia (13-25 agosto 1920), si erano alquanto montati la testa. Sconfitta la Lituania in una beve guerra (1\u00b0 settembre &#8212; 7 ottobre), essi vedevano la Polonia come una grande potenza e, poich\u00e9 una grande potenza deve avere anche un impero coloniale, si spinsero ad usare verso i loro &quot;protettori&quot; francesi un atteggiamento di sufficienza, avanzando perfino la richiesta di una cessione del Madagascar. Sia detto fra parentesi, il progetto hitleriano di deportare gli Ebrei nel Madagascar nasce da qui: i nazisti si limitarono a rispolverare un analogo progetto polacco, scaturito dal virulento antisemitismo del governo di Varsavia, che non era inferiore a quello dei tedeschi medesimi (almeno prima del 1933).<\/p>\n<p>Sta di fatto che, non appena la Conferenza di Monaco del 29-30 settembre 1938 costrinse la Cecoslovacchia a cedere i Sudeti alla Germania, il governo polacco non aspett\u00f2 nemmeno un giorno e lo stesso 30 settembre lanci\u00f2 a sua volta un ultimatum al governo di Praga, esigendo &#8212; e ottenendo &#8212; l&#8217;immediata retrocessione del distretto di Teschen: a proposito di dare &quot;coltellate alle spalle&quot; e di piombare come avvoltoi sul corpo di un nemico ormai agonizzante. Non era stata una mossa sorprendente: perch\u00e9 il governo polacco, che non aveva fatto neppure una piega quando Hitler aveva invaso l&#8217;Austria e realizzato la sua annessione, nel marzo 1938, aveva continuato ad accarezzare l&#8217;idea di una invasione della Lituania ed, eventualmente, di una annessione completa di quella Repubblica baltica. Vi erano stati degli incidenti di frontiera, piuttosto seri, nel marzo del 1938, e il governo di Varsavia aveva lanciato a quello di Kaunas un ultimatum, minacciando la guerra &#8212; proprio come aveva fatto l&#8217;Austria-Ungheria con la Serbia, nel luglio 1914: donde lo scoppio della prima guerra mondiale &#8212; se questo non fosse stato immediatamente accolto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ha ricordato quel lontano episodio lo storico italiano Aurelio Lepre nel suo saggio \u00abGuerra e pace nel XX secolo. Dai conflitti tra Stati allo scontro di civilt\u00e0\u00bb (Bologna, Societ\u00e0 Editrice Il Mulino, 2005, pp. 223-224):<\/p>\n<p>\u00abIl 12 marzo [1938] l&#8217;esercito tedesco entr\u00f2 in Austria. [&#8230;] L&#8217;invasione avvenne in un clima di festa, non offuscata da nessuna protesta evidente. Il referendum che ratific\u00f2 l&#8217;annessione vide prevalere i s\u00ec con il 97%.<\/p>\n<p>Negli stressi giorni in cui la Germania si annetteva l&#8217;Austria, poco manc\u00f2 che la Polonia tentasse di fare lo stesso con la Lituania: il nazionalismo non era una malattia della sola Germania, ma un morbo endemico dell&#8217;intera Europa, che ne stava minando la stabilit\u00e0. Il 7 marzo il ministro degli Esteri polacco J\u00f3zef Beck, che si trovava in Italia, aveva ostentato nei confronti di un&#8217;eventuale annessione dell&#8217;Austria alla Germania un disinteresse che aveva sorpreso Galeazzo Ciano, il ministro degli Esteri italiano. Aveva infatti sostenuto che la Polonia intendeva mantenere una posizione di equilibrio, &quot;senza compromissioni in nessun senso&quot;.<\/p>\n<p>Il governo di Varsavia mirava realmente a mantenere buoni rapporti con tutti i paesi confinanti, tranne che con la Lituania. Il motivo del contrasto era la citt\u00e0 di Vilnius. Fin dal Cinquecento c&#8217;era stata a Vilnius una forte presenza polacca, mentre nelle campagne circostanti era numericamente prevalente la popolazione di origine lituana. Nel 1918 lituani e polacchi avevano combattuto insieme contro l&#8217;Armata rossa, ma poi era iniziata la rivalit\u00e0 tra i due nuovi Stati, per la delimitazione delle frontiere. Nel 1920 un trattato aveva assegnato Vilnius alla Lituania, ma i polacchi ,&#8217;avevano occupata e nel 1923 ne era stato firmato un altro, che riconosceva i nuovi confini. I rapporti tra i due paesi per\u00f2 erano rimasti tesi, non erano state stabilite relazioni diplomatiche e nella Costituzione lituana Vilnius era indicata come capitale: Kaunas era considerata soltanto come la sede provvisoria del governo. Anche negli anni successivi la questione di Vilnius aveva mantenuto uno stato di forte tensione tra i due governi e tra i due popoli, con incidenti di frontiera divampati pi\u00f9 frequenti nel 1937.<\/p>\n<p>L&#8217;11 marzo 1938 si verific\u00f2 uno scontro armato in un villaggio di frontiera, che si concluse con l&#8217;uccisione di un soldato polacco. In Polonia la stampa reag\u00ec violentemente e si svolsero manifestazioni popolari di protesta, imponenti soprattutto a Varsavia e a Vilnius. In alcuni ambienti lituani si temette che l&#8217;&quot;Anschluss&quot; dell&#8217;Austria alla Germania potesse servire di esempio ai polacchi per annettersi la Lituania. L&#8217;ambasciatore americano a Varsavia in un dispaccio inviato al suo governo rilev\u00f2 che l&#8217;opinione pubblica polacca appariva favorevole a un intervento militare. Il 17 marzo Beck, rientrato precipitosamente dall&#8217;Italia, pur non essendo personalmente favorevole a una guerra, perch\u00e9 mirava alla pacifica costituzione di un blocco dei paesi baltici sotto la guida della Polonia, consegn\u00f2 al governo lituano un ultimatum, in cui si chiedeva la normalizzazione dei rapporti diplomatici che avrebbe comportato il riconoscimento dei confini esistenti e la definitiva appartenenza di Vilnius alla Polonia. La crisi avrebbe potuto avere serie conseguenze anche sul piano europeo: in caso di conflitto, infatti, era prevedibile che la Wehrmacht avrebbe occupato una parte del territorio lituano, provocando un intervento dell&#8217;URSS. Maksim Litvinov, il Ministro degli Esteri sovietico, avvert\u00ec che doveva essere garantita l&#8217;inviolabilit\u00e0 dei confini lituani, mentre l&#8217;Armata rossa effettuava manovre alla frontiera. Il governo di Kaunas alla fine accett\u00f2 l&#8217;ultimatum, anche per le pressioni di quello britannico.<\/p>\n<p>Intanto Hitler pensava ai Sudeti come tappa successiva del processo di riunificazione in un solo Stato di tutti coloro che parlavano la lingua tedesca e avevano tradizioni tedesche. [La crisi ceco-tedesca, la conferenza di Monaco e la retrocessione del territorio dei Sudeti, abitato da circa tre milioni e mezzo di germanofoni, al Terzo Reich, ebbero luogo alla fine di settembre del 1938.]\u00bb<\/p>\n<p>Le frontiere stabilite a Versailles nel 1919 erano assurde, ma ancora pi\u00f9 assurdo era stato, da parte dei Tre Grandi (Wilson, Lloyd George e Clemenceau) aver dato retta ad alcuni nazionalisti slavi e deciso la dissoluzione dell&#8217;Impero austro-ungarico, cosa che non era mai stata fra gli obiettivi di guerra dell&#8217;Intesa, e nemmeno dell&#8217;Italia, fino al 1918, e dietro il quale taluni storici contemporanei, fra i quali Fran\u00e7ois Fejt\u00f6, intravvedono la &quot;longa manus&quot; della Massoneria, sia parigina che internazionale (cfr. il nostro articolo \u00abDietro la fine dell&#8217;Austria e le premesse di un&#8217;altra guerra mondiale il cattivo genio di T. Masaryk\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 27\/02\/09).<\/p>\n<p>Stati come la Polonia, dalle frontiere artificiali, gonfiate a dismisura per poter fare da antemurale anti-tedesco a beneficio della Francia (ma lo stesso discorso vale per la Piccola Intesa: Cecoslovacchia, Romania e Jugoslavia) ebbero, cos\u00ec, la loro brava parte di responsabilit\u00e0 nel clima di tensione che prepar\u00f2 lo scatenamento della seconda guerra mondiale. La Polonia nazionalista, razzista, antisemita, autoritaria, militarista e megalomane (i suoi capi, nel 1939, sognavano di poter vincere anche contro la Germania e l&#8217;Unione Sovietica insieme), non fu solamente una &quot;vittima&quot;&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La versione storica oggi dominante sulla seconda guerra mondiale vuole che esista una linea di separazione chiara e ben riconoscibile fra gli Stati che furono aggressori<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,156,225],"class_list":["post-27976","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-germania","tag-polonia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27976","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27976"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27976\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27976"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27976"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27976"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}