{"id":27973,"date":"2015-07-28T10:01:00","date_gmt":"2015-07-28T10:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-politica-fra-realta-ideologia-e-utopia\/"},"modified":"2015-07-28T10:01:00","modified_gmt":"2015-07-28T10:01:00","slug":"la-politica-fra-realta-ideologia-e-utopia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-politica-fra-realta-ideologia-e-utopia\/","title":{"rendered":"La politica fra realt\u00e0, ideologia e utopia"},"content":{"rendered":"<p>In che relazione stanno la politica e l&#8217;ideologia, da un lato, e la politica e l&#8217;utopia, dall&#8217;altro? La politica deve fondarsi sul principio di realt\u00e0, sulla &quot;verit\u00e0 effettuale&quot; (come voleva Machiavelli; che per\u00f2 non era coerente con se stesso), o sui bisogni e sulle aspirazioni dell&#8217;uomo, compresi quelli meno immediati e visibili, ma anche pi\u00f9 veri e profondi?<\/p>\n<p>Per Karl Mannheim (Budapest, 1893-Londra, 1947), il celebre sociologo tedesco di origine ungherese, poi naturalizzato inglese &#8211; che fu discepolo di Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs e si distacc\u00f2 gradualmente dal marxismo, venendo anche attaccato dalla Scuola di Francoforte &#8211; l&#8217;ideologia \u00e8 il sistema di pensiero caratterizzato da valori e da mezzi d&#8217;interpretazione che sono validi all&#8217;interno di una data cultura, e solamente in essa. Ed \u00e8 proprio qui che si \u00e8 consumata la sua rottura con Marx: poich\u00e9 il marxismo sostiene che tutte le culture sono il prodotto di un certo ambiente economico e sociale, sembrerebbe che solo esso possa trascendere il relativismo delle culture e porsi come norma e valore superiore ad ogni altro: ma questo \u00e8 impossibile, a meno di entrare in contraddizione con se stesso, perch\u00e9 anche il marxismo \u00e8 un prodotto culturale e, dunque, non pu\u00f2 rivendicare per s\u00e9, e per s\u00e9 solo, una assolutezza e una normativit\u00e0 che lo pongano al di l\u00e0 e al di sopra di tutti gli altri sistemi culturali. Mannheim rifiuta il relativismo, ma rifiuta anche il marxismo come spiegazione universale dei fatti sociali: pertanto non gli resta che opporre a tale relativismo un altro principio normativo, il relazionismo: se ci sia riuscito oppure no, \u00e8 cosa che qui non intendiamo approfondire.<\/p>\n<p>L&#8217;utopia, invece, per Mannheim, \u00e8 un tentativo di trascendere le condizioni sociali e culturali esistenti, ma realizzando, almeno in parte, la sua carica innovativa ed eversiva; laddove l&#8217;ideologia, anche se si propone di trascendere la situazione &quot;de facto&quot;, in pratica non vi riesce mai, perch\u00e9 rimane pur sempre all&#8217;intero della situazione e, in ultima analisi, \u00e8 funzionale alla sua conservazione. Mannheim fa l&#8217;esempio del cristianesimo, che, se pur nato come trascendimento, se non come eversione deliberata, dell&#8217;ordine esistente, nel Medioevo viene &quot;recuperato&quot; dalle forze sociali dominanti, Chiesa e potere feudale, per dirottare verso l&#8217;Aldil\u00e0 le sue istanze di riforma radicale e di completo rinnovamento dei rapporti umani. E qui viene fuori, in tutta la sua greve pesantezza e mancanza di originalit\u00e0, la &quot;forma mentis&quot; dello studioso marxista, che non sa, non pu\u00f2 o non vuole liberarsi da quanto vi \u00e8 di pi\u00f9 ottuso nel pregiudizio marxista nei confronti della religione, e di quella cristiana in particolare.<\/p>\n<p>Il cristianesimo \u00e8 pur sempre l&#8217;&quot;oppio dei popoli&quot;, perch\u00e9, anche se aspira a un ordine umano diverso e pi\u00f9 giusto, basato sulla fratellanza e sull&#8217;amore, non osa poi tradurre in pratica, coerentemente, i propri principi, e si accontentato di deviare verso la vita futura quel rinnovamento che, in questa vita terrena, viene di fatto negato e sconfessato. Evidentemente, anche Mannhem si immagina che una nuova religione, dopo aver fatto il miracolo di modificare i costumi e l&#8217;etica corrente, sino a far entrare nelle coscienze il valore sacrale della vita umana e la sua insopprimibile dignit\u00e0, possa e debba anche procedere a una riforma politica e sociale, per imporre, con la forza delle leggi o delle armi, la sua concezione del mondo. Non riconosce al cristianesimo il merito di aver fatto abolire i combattimenti dei gladiatori, n\u00e9 quella di aver difeso il principio della libert\u00e0 morale anche in faccia al potere politico; non considera che la scomparsa graduale della schiavit\u00f9 possa aver avuto origine (oltre che dalle mutate condizioni economiche e politiche nell&#8217;et\u00e0 tardo-antica) anche dalla nuova etica diffusa dal cristianesimo; n\u00e9 riconosce al cristianesimo la condanna, specialmente agostiniana, della guerra ingiusta e del potere ingiusto, perch\u00e9 fondato unicamente sulla violenza. S&#8217;immagina che i cristiani, dopo Costantino, abbiano avuto in mano la bacchetta magica per introdurre anche nella societ\u00e0 una radicale riforma solidaristica ed egualitaria; ed, evidentemente, imputa a malvolere e ad ipocrita egoismo il fatto di non averlo tentato &#8212; dimenticando, fra l&#8217;altro, che una religione non \u00e8 una dottrina politica e che l&#8217;Altro mondo, per essa, non \u00e8 l&#8217;evasione nel regno dell&#8217;oppio, ma la dimensione vera del reale, rispetto alla quale la dimensione materiale \u00e8 solo vanit\u00e0 ed apparenza.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Karl Mannheim nella sua importante opera \u00abIdeologia e utopia\u00bb (titolo originale: \u00abIdeology and Utopia\u00bb, Harcourt, Brace &amp; Co., New York- Routledge &amp; Kegan, London, 1953; traduzione dall&#8217;inglese di Antonio Santucci, Bologna, Il Mulino, 1957, pp. 194-198):<\/p>\n<p>\u00abUna mentalit\u00e0 si dice utopica quando \u00e8 in contraddizione con la realt\u00e0 presente. Questa incongruenza appare evidente ogni qualvolta un tale atteggiamento si orienta, nell&#8217;esperienza, nella riflessione e nella pratica, verso oggetti che non esistono nella situazione reale. Tuttavia, non considereremo come utopico ogni stato della coscienza che contrasta e trascende la realt\u00e0 immediata (e in questo senso, &quot;se ne allontana&quot;). Utopici possono invero considerarsi soltanto quegli orientamenti che quando si traducono in pratica, tendono, in maniera parziale o totale, a rompere l&#8217;ordine prevalente. Nel circoscrivere il significato del termine &quot;utopia&quot; a quel tipo di orientamento che trascende la realt\u00e0 e insieme spezza i legami dell&#8217;ordine esistente, s&#8217;impone una distinzione tra gli stati della mente utopici e quelli ideologici. Uno pu\u00f2 orientarsi verso oggetti che sono estranei alla realt\u00e0 e che trascendono l&#8217;esistenza attuale &#8212; e nondimeno concorrere al consolidamento dell&#8217;ordine di cose esistenti. Nel corso della storia, l&#8217;uomo s&#8217;\u00e8 pi\u00f9 spesso rivolto a fini che trascendono la sua vita che non invece a scopi immediati e presenti e, ci\u00f2 malgrado, le forme concrete della vita sociale si sono formate sulla base di tali orientamenti ideologici che erano in contrasto con la realt\u00e0. Un tale orientamento divenne utopistico solo quando tese a rompere i legami dell&#8217;ordine esistente. Di conseguenza, gli esponenti di un determinato asserto sociale non assumono in tutti i casi un&#8217;attitudine ostile verso gli indirizzi trascendenti la realt\u00e0 esistente. Piuttosto, essi hanno sempre mitrato a controllare quelle idee e quegli interessi che non sono utilizzabili nella situazione presente e a renderli socialmente impotenti, cos\u00ec da confinarli in un mondo fuori della storia e della societ\u00e0, dove non possono intaccare lo &quot;status quo&quot;.<\/p>\n<p>In ogni periodo della storia vi sono state idee trascendenti l&#8217;ordine esistente, ma esse non assolvevano la funzione di utopie: esse costituivano piuttosto, nella misura in cui erano armoniosamente e organicamente integrate con la visione prevalente nell&#8217;epoca e non suggerivano possibilit\u00e0 rivoluzionarie, le ideologie pi\u00f9 adeguate del periodo. Finch\u00e9 l&#8217;ordine medievale, organizzato su basi clericali e feudali, fu capace di situare il suo paradiso fuori della societ\u00e0, in una sfera sovra mondana che trascendeva la storia e attenuava le sue punte rivoluzionarie, l&#8217;idea del paradiso rimase ancora un elemento essenziale della societ\u00e0 medievale. Soltanto quando certi gruppi sociali trasferirono queste aspirazioni nella propria condotta e cercarono di realizzarle, queste ideologie si tramutarono in utopie. Se, per il momento, seguiamo la terminologia di Landauer, e opponendoci all&#8217;usuale definizione, chiamiamo ogni ordine sociale &quot;topia&quot; (dalla parola greca &quot;topos&quot;), queste aspirazioni che assolvono una funzione rivoluzionaria divengono utopie. \u00c8 chiaro che un determinato concetto della &quot;realt\u00e0&quot; e della sua trascendenza , sta alla base della precedente distinzione. [&#8230;] In quanto l&#8217;uomo \u00e8 una creatura vivente anzitutto in un mondo storico e sociale, la realt\u00e0 che lo attornia non \u00e8 mai una &quot;realt\u00e0 in s\u00e9&quot;, ma \u00e8 sempre una concreta forma storica di esistenza sociale. Per il sociologo, l&#8217;&quot;esistenza&quot; \u00e8 data da ci\u00f2 che \u00e8 &quot;concretamene effettivo&quot;, ovvero da un ordine sociale in atto, che non esiste soltanto nella immaginazione di certi individui, bens\u00ec suggerisce reali modelli di comportamento. [&#8230;]<\/p>\n<p>Tutte quelle idee che non riescono a inserirsi positivamente nella situazione sono &quot;situazionalmente trascendenti&quot; ovvero irreali. Le idee, che invece corrispondono all&#8217;ordine concretamente esistente e &quot;de facto&quot;, possono venire indicate come adeguate e congruenti. [&#8230;] Le ideologie sono idee situazionalmente trascendenti che non riescono mai &quot;de facto&quot; ad attuare i progetti in esse impliciti. Sebbene esse speso si presentino cime giuste aspirazioni della condotta privata dell&#8217;individuo, quando poi sono tradotte in pratica, il loro significato viene molto spesso deformato. L&#8217;idea dell&#8217;amore fraterno cristiano, ad esempio, rimane, in una societ\u00e0 fondata sulla servit\u00f9, un&#8217;idea irrealizzabile e perci\u00f2 ideologica, anche quando il suo significato costituisca, per chi lo intende in buona fede, un fine per la condotta individuale. Vivere coerentemente a questo amore cristiano in una societ\u00e0 che non sia organizzata sul medesimo principio \u00e8 impossibile. L&#8217;individuo, nella sua condotta privata, \u00e8 sempre destinato &#8212; finch\u00e9 non risolve di rompere la struttura sociale esistente &#8212; a non realizzare i suoi pi\u00f9 nobili scopi. [&#8230;]<\/p>\n<p>Anche le utopie trascendono la situazione sociale, in quanto orientano la condotta verso elementi che la realt\u00e0 presente non contiene affatto. Ma esse non sono ideologie, non lo sono nella misura e fino a quando riescono a trasformare l&#8217;ordine esistente in uno pi\u00f9 confacente con le proprie convinzioni. [&#8230;] Ci\u00f2 che in un caso appare utopico o ideologico dipende essenzialmente dallo stato e dalle condizioni della realt\u00e0 cui si applica questo modello. Mentre quegli strati, che rappresentano l&#8217;ordine sociale e intellettuale prevalente, concepiranno come una vera realt\u00e0 quella struttura di relazioni di cui essi sono i sostenitori, i gruppi che si oppongono a tale assetto saranno spinti verso quell&#8217;ordine sociale per cui lottano e che si viene realizzando con loro. I rappresentanti di una determinata situazione indicheranno come utopiche tutte le concezioni della realt\u00e0 che, dal proprio punto di vista, non potranno mai venire attuate. Conformemente a ci\u00f2, con il termine moderno di &quot;utopia&quot; s&#8217;intende generalmente un&#8217;idea che \u00e8 irrealizzabile in via di principio. [&#8230;] Noi useremo questo termine in un senso relativo, intendendo per utopia soltanto ci\u00f2 che sembra inattuabile dal punto di vista di un determinato ordine sociale gi\u00e0 affermato.\u00bb<\/p>\n<p>Certo, nel clima oggi dominante, quando vediamo che gli stessi intellettuali cristiani parlano del cristianesimo pi\u00f9 come di una ideologia, che come di una religione, il discorso di Mannheim appare moderno, aggiornato, fecondo: solo se si demistifica la sua pretesa di equiparare il cristianesimo a una ideologia ci si accorge di quanto sia sbagliato, irrealistico e pretestuoso.<\/p>\n<p>Chi lo dice che le ideologie sono prigioniere dell&#8217;esistente, e le utopie no? E, ammesso e non concesso che sia cos\u00ec, chi lo dice che la utopie sono pi\u00f9 nobili e pi\u00f9 progressive delle ideologie? Non \u00e8 forse vero che, se qualcuno riuscisse a realizzare la Repubblica di Platone, o la Citt\u00e0 del Sole di Campanella &#8212; tanto per fare un paio di esempi &#8212; avrebbe con ci\u00f2 creato uno dei peggiori universi totalitari e concentrazionari che mai si siano visti al mondo? Gli utopisti sono dei rivoluzionari-poeti, che sognano un mondo pi\u00f9 bello; ma il sogno fa presto a trasformarsi in un terribile incubo (lo abbiamo visto e rivisto, fino alla saziet\u00e0), se nasce dalla pretesa di sopprimere le aporie e le antinomie della vita. La vita \u00e8 piena di aporie e di antinomie, perch\u00e9 l&#8217;uomo ne \u00e8 la quintessenza: impossibile, dunque, che le societ\u00e0 umane non riflettano tale ambivalenza.<\/p>\n<p>Non si vuol dire, con ci\u00f2, che ogni slancio verso un mondo migliore sia sbagliato in se stesso; al contrario, \u00e8 un gran bene: e guai a quella politica che non sappia anche sognare, almeno un poco. Ma i sogni di un mondo perfetto lasciamoli ai poeti (e, sia detto per inciso, ai poeti di bassa lega); a chi pensa la politica, tocca il dovere di pensare il reale in termini costruttivi, propositivi, anche idealistici, ma senza mai negare i fatti. I fatti non si negano: e l&#8217;imperfezione umana, la sofferenza legata alla condizione umana, sono dei fatti: non bisogna discuterli, ma, semmai, tentare di spiegarli ed assumerli in un pi\u00f9 ampio e comprensivo orizzonte di senso.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la politica, come ogni altro sapere, non pu\u00f2 non essere una ricerca della Verit\u00e0. L&#8217;uomo \u00e8 caratterizzato da una tensione ontologica verso l&#8217;assoluto: la nostalgia che ha di esso ne \u00e8 la prova ed il segno inconfondibile. La politica, perci\u00f2, deve pensare l&#8217;uomo come un essere in cammino verso la sua patria vera, verso la sua dimensione piena: che non \u00e8 quella terrena. Pertanto, essa non deve sopravvalutare la ricerca del miglioramento delle condizioni di vita materiali; tale ricerca \u00e8 certamente legittima, ma &#8212; soddisfatti i bisogni fondamentali &#8212; non \u00e8, n\u00e9 deve essere, lo scopo principale dell&#8217;esistenza umana; e, dunque, nemmeno della politica. La verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;accordo fra la cosa e il giudizio: ora, la politica deve guardare alla condizione umana con verit\u00e0, ossia riconoscendovi un dover essere, una tensione spirituale, un radicato bisogno di trascendenza. Deve riconoscerlo, non soddisfarlo: perch\u00e9 questo non tocca ad essa, ma alla filosofia; e, prima ancora, alla religione, che parla un linguaggio universale e schiude orizzonti di senso non solo alle persone colte, ma anche alle persone pi\u00f9 semplici, compresi i bambini.<\/p>\n<p>Ben venga, dunque, l&#8217;utopia: ma, per carit\u00e0, che essa non esca dalle pagine dei libri e dai discorsi dei poeti: se a proporsi di realizzarla saranno i politici, c&#8217;\u00e8 il rischio che l&#8217;uomo venga annientato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In che relazione stanno la politica e l&#8217;ideologia, da un lato, e la politica e l&#8217;utopia, dall&#8217;altro? 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