{"id":27969,"date":"2008-10-29T10:27:00","date_gmt":"2008-10-29T10:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/29\/anche-la-poesia-puo-essere-nera-o-bianca-a-seconda-delle-forze-che-serve\/"},"modified":"2008-10-29T10:27:00","modified_gmt":"2008-10-29T10:27:00","slug":"anche-la-poesia-puo-essere-nera-o-bianca-a-seconda-delle-forze-che-serve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/29\/anche-la-poesia-puo-essere-nera-o-bianca-a-seconda-delle-forze-che-serve\/","title":{"rendered":"Anche la poesia pu\u00f2 essere nera o bianca, a seconda delle forze che serve?"},"content":{"rendered":"<p>Qualche tempo fa abbiamo dedicato una serie di articoli ad alcuni aspetti del pensiero filosofico di una interessante figura di maestro spirituale del Novecento, Georges Ivanovic Gurdjieff (cfr. \u00abL&#8217;uomo, secondo Gurdjieff, \u00e8 una pluralit\u00e0, e il suo nome \u00e8 legione\u00bb; \u00abNel pensiero di Gurdjieff la lotta dell&#8217;uomo per conquistare un centro di gravit\u00e0 permanente\u00bb e \u00abLe quattro vie per l&#8217;immoralit\u00e0 nel pensiero di Gurdjieff\u00bb, tutti consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Un allievo di Gurdjieff &#8211; che, nella seconda parte della sua vita, si era trasferito in Francia, ove ebbe in cura anche la scrittrice neozelandese Katherine Mansfield, malata terminale di tubercolosi &#8211; \u00e8 stato il poeta Ren\u00e9 Daumal, nato in un paese delle Ardenne, Boulzicourt, nel 1908 e morto a Parigi nel 1944.<\/p>\n<p>Co-fondatore e collaboratore, alla fine degli anni Venti, della rivista \u00abLe Grand Jeu\u00bb, che svolse temi analoghi a quelli del surrealismo, senza per\u00f2 identificarsi con esso, Daumal si fece notare con alcune raccolte di versi, quali \u00abContro-cielo\u00bb, del 1936, e \u00abLa grande gozzoviglia\u00bb, del 1938; mentre una serie di importanti saggi \u00e8 stata pubblicata solo dopo la sua morte.<\/p>\n<p>Nel corso della sua breve vita terrena, Daumal &#8211; che, col passare degli anni, rivela sempre di pi\u00f9 la sua statura artistica di livello mondiale &#8211; ha condotto una tesa, ostinata e solitaria ricerca di tipo mistico-spirituale, convinto che la parola sia superiore al pensiero e che possa esprimere verit\u00e0 che a quello rimangono negate o solo parzialmente visibili.<\/p>\n<p>Come altri intellettuali del tempo, ma partendo da una prospettiva molto originale, egli riteneva che la cultura europea si fosse irrigidita e sclerotizzata in una struttura di tipo unidimensionale, che le impedisce di esprimere le energie pi\u00f9 fresche e vive della creativit\u00e0 liberata; somigliante, nella sua feroce polemica antiborghese, ai furori iconoclasti di un Antonin Artaud, ma accompagnato sempre da un altissimo ideale di che cosa debba essere poesia e cosa no.<\/p>\n<p>Anzi, per usare il suo linguaggio, di che cosa sia la poesia nera e che cosa la poesia bianca: intendendo, con questi termini, rispettivamente una poesia posta al servizio di ci\u00f2 che sta al di sotto dell&#8217;umano &#8211; basse ambizioni, vanit\u00e0, orgoglio, menzogna, pigrizia; ed una poesia che tende al sovrumano e che si sforza di mostrare il poeta quale realmente \u00e8, povero e nudo, ma arricchito da un dono misterioso che non \u00e8 frutto della sua abilit\u00e0.<\/p>\n<p>Mentre il poeta nero si vanta di essere lui l&#8217;autore della propria opera, il poeta bianco \u00e8 modesto; e confessa apertamente la sua indigenza e debolezza, attribuendo ogni merito al dono che gli \u00e8 venuto dall&#8217;alto.<\/p>\n<p>Con uno slancio e un candore che sono, al tempo stesso, di matrice mistica e puritana Daumal denuncia la falsit\u00e0 del poeta che riduce la sua arte a mestiere e che si serve della parola insincera, ma accattivante; che, appunto, si prostituisce ai gusti pi\u00f9 bassi del pubblico, tradendo la propria vocazione e il proprio dono in vista di meschini vantaggi materiali, quali il successo e l&#8217;appagamento della propria vanit\u00e0.<\/p>\n<p>Il saggio \u00abPo\u00e9sie noire, po\u00e9sie blanche\u00bb, pubblicato nel 1954 (dieci anni, dunque, dopo la scomparsa dell&#8217;autore), ma composto al principio della seconda guerra mondiale, illustra approfonditamente questi concetti (da \u00abLa conoscenza di s\u00e9\u00bb, Milano, Adelphi Edizioni, 1972, 1986, pp. 85-90):<\/p>\n<p>\u00abCome la magia, la poesia \u00e8 nera o bianca, a seconda che serva il subumano o il sovrumano.<\/p>\n<p>Le medesime disposizioni innate comandano i meccanismi del poeta bianco e del poeta nero. Alcuni le definiscono un dono misterioso, un suggello delle potenze superiori, altri un&#8217;infermit\u00e0 o una maledizione. Non importa. O s\u00ec, piuttosto! Importerebbe molto, ma noi non siamo ancora in grado di capire l&#8217;origine delle nostre strutture essenziali. Colui che arrivasse a capirle, se ne libererebbe. Il poeta bianco cerca di capire la propria natura di poeta, di liberarsene e di fare che serva. Il poeta nero se ne serve e vi si asservisce.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8 questo &quot;dono&quot; comune a tutti i poeti? \u00c8 un legame particolare tra le diverse vite che compongono la nostra vita, tale che ogni manifestazione di una di tali vite non ne \u00e8 pi\u00f9 soltanto il segno esclusivo, ma pu\u00f2 diventare, per una risonanza interiore, il segno dell&#8217;emozione che \u00e8, a un dato momento, il colore, il suono o il sapore di se stessi. Quest&#8217;emozione centrale, profondamente nascosta in noi, non vibra e non splende che in rari attimi. Questi attimi, per il poeta, saranno i momenti poetici e tutti i suoi pensieri, sensazioni, gesti e parole, in un tale momento, saranno i segni dell&#8217;emozione centrale. E quando l&#8217;unit\u00e0 del loro significato si realizzer\u00e0 in un&#8217;immagine che si affermer\u00e0 per mezzo di parole, allora pi\u00f9 particolarmente diremo che \u00e8 poeta. Ecco cosa noi chiameremo &quot;dono poetico&quot;, poich\u00e9 non ne sappiamo di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il poeta ha una nozione pi\u00f9 o meno confusa del proprio dono. Il poeta nero lo sfrutta per soddisfazione personale. Crede di avere il merito di questo dono, crede di essere lui a fare volontariamente delle poesie. Oppure, abbandonandosi al meccanismo dei significati risonanti, si vanta di essere posseduto da uno spirito superiore, che l&#8217;avrebbe scelto come interprete. In entrambi il dono poetico \u00e8 al servizio dell&#8217;orgoglio e dell&#8217;ingannevole immaginazione.<\/p>\n<p>Manipolatore o ispirato, il poeta nero mente a se stesso e crede di essere qualcuno. Orgoglio, menzogna; e un terzo termine lo caratterizza: pigrizia. Non \u00e8 che non si agiti o non si affanni, o non ne faccia mostra. Ma tutta questa agitazione si crea da s\u00e9, e lui si guarda bene dall&#8217;intervenire, questo lui povero e nudo che non vuole essere visto n\u00e9 vedersi povero e nudo, che ognuno di noi si sforza di nascondere sotto le proprie maschere. \u00c8 il &quot;dono&quot; che opera in lui, ed egli ne gioisce come un &quot;voyeur&quot;, senza mostrarsi; se ne riveste, come il paguro dal ventre molle si rifugia, adornandosene, nella conchiglia del murice, fatta per produrre la porpora regale e non per rivestire aborti vergognosi. Pigrizia di vedersi, di lasciarsi vedere, paura di non avere altra ricchezza all&#8217;infuori delle responsabilit\u00e0 che si assumono, di questa pigrizia parlo &#8211; madre di tutti i vizi!<\/p>\n<p>La poesia nera \u00e8 feconda di illusioni come il sogno e come l&#8217;oppio. Il poeta nero gusta tutti i piaceri, si orna di tutti gli ornamenti esercita tutti i poteri &#8211; nella sua immaginazione. Il poeta bianco alle ricche menzogne preferisce il reale, anche povero. La sua opera \u00e8 una lotta incessante contro l&#8217;orgoglio, l&#8217;immaginazione e la pigrizia. Accettando il suo dono, anche se ne soffre e soffre di soffrirne, cerca di utilizzarlo per fini superiori ai suoi desideri egoistici, per la causa ancora sconosciuta di questo dono.<\/p>\n<p>Non dir\u00f2: il tale \u00e8 un poeta bianco, il tale \u00e8 un poeta nero. Sarebbe un cadere da idee in opinioni, discussioni ed errori. Non dir\u00f2 neppure: il tale ha il dono poetico, il tale non l&#8217;ha. L&#8217;ho io forse? Spesso ne dubito, talvolta credo di esserne sicuro. Non ne sono mai certo una volta per tutte. Ogni volta il problema \u00e8 nuovo. Ogni volta che l&#8217;alba appare, il mistero \u00e8 l\u00ec, intatto., Ma se un tempo fui poeta, certamente fui un poeta nero, e se domani dovr\u00f2 essere un poeta, voglio essere un poeta bianco. Di fatto, ogni poesia umana \u00e8 mista di bianco e di nero: ma ce ne sono che tendono verso il bianco, e altre che tendono verso il nero.<\/p>\n<p>Quelle che tendono verso il nero non hanno da fare alcuno sforzo. Seguono la china naturale e subumana. Non occorrono sforzi per vantarsi, per sognare, mentirsi e poltrire; n\u00e9 per calcolare e combinare quando calcoli e combinazioni sono al servizio della vanit\u00e0, dell&#8217;immaginazione, dell&#8217;inerzia. Ma la poesia bianca va controcorrente, risale il flusso come la trota, per andare a generare alla sorgente viva.. Tiene testa, con energia e scaltrezza, alle fantasie delle rapide e dei risucchi non si lascia distrarre dal riflesso cangiante delle bolle che passano , n\u00e9 trascinare dalla corrente verso le dolci valli limacciose.<\/p>\n<p>Come conduce questa lotta il poeta che vuol diventare un poeta bianco? Dir\u00f2 come cerco di condurla io, nei miei rari momenti buoni, affinch\u00e9 un giorno, se sono un poeta, la mia poesia, per quanto grigia, possa emanare almeno un desiderio di bianchezza.<\/p>\n<p>Distinguer\u00f2 tre fasi nell&#8217;operazione poetica: quella del germe luminoso, quella della veste d&#8217;immagini e quella dell&#8217;espressione verbale.<\/p>\n<p>Ogni poesia nasce da un germe, dapprima oscuro, che bisogna far diventare luminoso, perch\u00e9 produca dei frutti di luce. Nel poeta nero il germe rimane oscuro e produce cieche vegetazioni sotterranee. Per farlo splendere, bisogna fare silenzio, perch\u00e9 questo germe \u00e8 proprio la Cosa-da-dire, l&#8217;emozione centrale che, attraverso tutta la mia macchina, vuole esprimersi. La macchina in se stessa \u00e8 oscura, ma le piace proclamarsi luminosa e riesce a farlo credere. Appena messa in azione dalla spinta del germe, pretende di agire per proprio conto, per esibirsi e per il piacere vizioso di ogni sua leva e ingranaggio. Silenzio, dunque, macchina! Funziona e taci! Silenzio ai giochi di parole, ai versi memorizzati, ai ricordi raccolti casualmente, silenzio all&#8217;ambizione, al desiderio di risplendere &#8211; poich\u00e9 la luce sola splende di per se stessa -, silenzio alla lusinga di s\u00e9, alla commiserazione di s\u00e9, al gallo che crede di far spuntare il sole. E il silenzio allontana le tenebre, e comincia a brillare il germe, che rischiara, non rischiarato. Ecco quel che bisognerebbe fare. \u00c8 molto difficile, ma ogni piccolo sforzo riceve in compenso un piccolo bagliore di luce. La Cosa-da-dire appare, allora, nel pi\u00f9 profondo di se stessi come una certezza eterna &#8211; nello stesso tempo conosciuta, riconosciuta e sperata -, un punto luminoso che contiene l&#8217;intensit\u00e0 del desiderio di essere.<\/p>\n<p>La seconda fase \u00e8 la vestizione del germe luminoso &#8211; che rivela ma non \u00e8 rivelato, invisibile come la luce, e silenzioso come il suono -, il suo rivestirsi con le immagini che lo manifesteranno. Qui ancora una volta, passando in rassegna le immagini, bisogna respingere e incatenare ai loro posti quelle che non vogliono servire altro che la facilit\u00e0, la menzogna e l&#8217;orgoglio. Molte sono belle, e si vorrebbe mostrarle! Ma, fatto ordine, bisogna lasciare che il germe stesso scelga la pianta o l&#8217;animale di cui si vestir\u00e0, dandogli vita.<\/p>\n<p>E per terza l&#8217;espressione verbale, nella quale contano non soltanto il lavoro interno, ma anche la scienza e l&#8217;abilit\u00e0 esterne. Il germe ha la sua propria respirazione. Il suo respiro si impadronisce dei meccanismi dell&#8217;espressione, comunicando loro la sua cadenza. Dunque, innanzitutto, siano questi meccanismi ben oliati e rilassati quanto basta perch\u00e9 non si mettano a danzare le loro danze proprie, a scandire metri incongrui. E mentre piega i suoni del linguaggio al suo respiro, la Cosa-da-dire li induce cos\u00ec a contenere le sue immagini. Come segue questa doppia operazione? \u00c8 questo il mistero. Non \u00e8 per una combinazione intellettuale; : ci vorrebbe troppo tempo; n\u00e9 per istinto: l&#8217;istinto non inventa. Questo potere si esercita grazie al legame particolare che esiste tra gli elementi del poeta e che unisce in una sola sostanza vivente quelle materie cos\u00ec diverse che sono le emozioni, le immagini, i concetti e i suoni, La vita di questo nuovo organismo \u00e8 il ritmo del poeta.<\/p>\n<p>Il poeta nero fa pressappoco il contrario, sebbene si verifichi in lui l&#8217;esatta apparenza di queste operazioni. La sua poesia gli apre numerosi mondi, certo, ma mondi senza Sole illuminati da cento lune fantastiche, popolati di fantasmi, ornati di miraggi e a volte lastricati di buone intenzioni. La poesia bianca apre la porta di un solo mondo, di quello dell&#8217;unico Sole, senza illusioni, reale.<\/p>\n<p>Ho parlato di quello che sarebbe necessario fare per diventare un poeta bianco. E io sono ancora ben lontano dal riuscirci! Anche nella prosa, nella parola e nella scrittura ordinarie &#8211; come in tutti gli aspetti della vita quotidiana &#8211; quello che produco \u00e8 grigio, chiazzato, sporco, misto di luce e di buio. Allora prendo subito la lotta. Mi rileggo. Nelle mie frasi vedo parole, espressioni, parassiti che non servono la Cosa-da-dire; un&#8217;immagine che ha voluto essere strana, un gioco di parole che ha voluto essere divertente, una pedanteria di un certo pedante che dovrebbe proprio starsene seduto alla sua scrivania, invece di venire a suonar l&#8217;ottavino nel mio quartetto d&#8217;archi; e, cosa notevole, nello stesso tempo \u00e8 un errore di gusto, di stile o persino di sintassi. La lingua stessa sembra essere congegnata per svelarmi gli intrusi.. Pochi gli errori di pura tecnica. Quasi tutti sono errori miei. E cancello, e correggo, con la gioia che si pu\u00f2 avere tagliandosi via dal corpo una parte cancrenosa\u00bb<\/p>\n<p>Si sar\u00e0 notato che Daumal esamina le caratteristiche della poesia nera e della poesia bianca essenzialmente dal punto di vista dell&#8217;atteggiamento soggettivo del poeta, a seconda che egli si mostri fedele, oppure no, alla purezza della missione che gli \u00e8 stata affidata: quella di mettere il suo dono al servizio della propria liberazione e di quella di coloro che lo leggono.<\/p>\n<p>Invece, a dispetto della terminologia adoperata per definire questi due tipi di poesia, che evoca concetti di natura etica e religiosa, piuttosto che strettamente estetica, ben poco egli dice a proposito della natura del dono stesso, confessando anzi, apertamente, di non sapere quasi nulla al riguardo. Afferma che si tratta di un legame particolare tra le diverse vite che compongono la nostra vita, tale da rivelarci, in virt\u00f9 di una emozione, il colore e il suono della nostra intera vita. Aggiunge che i poeti medesimi non hanno una precisa nozione del dono che ricevono.<\/p>\n<p>In questo senso, si direbbe che per Daumal &#8211; come per Pascoli &#8211; tutti gli uomini siano, almeno potenzialmente, poeti; ma subito dopo egli sostiene che quella emozione centrale, profondamente nascosta in noi, non vibra e non splende che in rari attimi. Il compito del poeta \u00e8, allora, quello di realizzare l&#8217;unit\u00e0 del significato di tali attimi in un&#8217;immagine, per mezzo di parole.<\/p>\n<p>Sorge a questo punto la domanda se il dono poetico in se stesso, ossia la rivelazione del legame che fa delle nostre diverse vite una realt\u00e0 unitaria e la capacit\u00e0 di tradurre questa emozione fondamentale in immagini e, quindi, parole, possa essere utilizzato indifferentemente in termini di magia bianca o nera; se, cio\u00e8, il poeta &#8211; come il mago &#8211; sia l&#8217;unico artefice dell&#8217;utilizzo di un tale dono per il bene o per il male.<\/p>\n<p>Confessiamo di essere un po&#8217; perplessi davanti alla pretesa di far ricadere sul poeta una responsabilit\u00e0 cos\u00ec grande e cos\u00ec totale. Se, infatti, l&#8217;albero della poesia \u00e8 buono, come potrebbe dare frutti cattivi? Ma se, per ipotesi, esso fosse cattivo, come potrebbe generare frutti buoni?<\/p>\n<p>Infatti, checch\u00e9 ne pensassero cultori di magia sul genere di John Dee, la magia consiste nel dominio di forze non soprannaturali, ma preternaturali, e nel loro impiego ai propri fini: in altre parole &#8211; e sappiamo che questa affermazione non trover\u00e0 d&#8217;accordo molte persone &#8211; la magia \u00e8 sempre, per sua natura, magia nera. Non esiste una magia bianca, perch\u00e9 le forze preternaturali delle quali il mago si serve non vengono certo dall&#8217;alto: se venissero dall&#8217;alto, esse giungerebbero in risposta a una preghiera, non in obbedienza ad un ordine.<\/p>\n<p>Il mago, insomma, si serve, sempre e soltanto, dell&#8217;opera dei demoni; e, ovviamente, non pu\u00f2 farlo senza concedere loro qualcosa in cambio del potere che essi gli assicurano. Ma i demoni non si accontenterebbero di nulla di meno, che dell&#8217;anima del mago: dunque, il mago &#8211; per quanto si possa lusingare, nel suo sconfinato orgoglio, che le cose stiano altrimenti &#8211; non \u00e8 che lo schiavo delle forze del male da lui stesso evocate. \u00c8 appena il caso di precisare che noi, qui, stiamo parlando di magia in termini oggettivi, indipendentemente dal grado di credenza che possiamo accordare alla sua reale efficacia. Non occorre credere nella magia, per studiare il comportamento dei maghi; cos\u00ec come non occorre credere al Maligno (e neanche negarlo, del resto) per sapere che il satanismo esiste e per studiarne la natura e gli scopi.<\/p>\n<p>Ci domandiamo, a questo punto, se il parlare di poesia nera e di poesia bianca implichi una analogia non solo esteriore, ma di sostanza, con la magia. Se, infatti, il poeta \u00e8 paragonabile a un mago, allora bisognerebbe concludere che, cos\u00ec come non esistono, a rigor di logica, dei maghi bianchi, ma solo dei maghi neri, ugualmente non dovrebbero esistere dei poeti bianchi, ma soltanto dei poeti neri.<\/p>\n<p>Noi non lo crediamo; e ci domandiamo se questa conclusine, che pure \u00e8 logica, derivi solo da un paragone infelice tra la poesia e la magia, istituito da Daumal; oppure se la poesia possa realmente venire equiparata alla magia, nel qual caso bisognerebbe concludere che, per definire le opere letterarie concepite e realizzate per fini superiori e scevre di desideri egoistici, si dovrebbe adoperare un termine diverso da quello di &quot;poesia&quot;.<\/p>\n<p>Non \u00e8, si badi, una questione puramente nominalistica.<\/p>\n<p>Daumal afferma che la poesia \u00e8 bianca oppure nera; e che ci\u00f2 dipende dalla disposizione interiore del poeta, mediante la quale le immagini e le parole assumono una diversa coloritura. Ma, se la pratica della poesia nera nasce da una dinamica analoga a quella della magia nera, allora vuol dire che il &quot;dono&quot; originario del poeta \u00e8 di natura non dissimile da quel potere, che \u00e8 l&#8217;oggetto delle ambizioni del mago. E, se \u00e8 vero &#8211; come crediamo &#8211; che il mago sia, per definizione, un mago nero, allora anche il poeta dovr\u00e0 essere, per forza di cose, un poeta nero, ossia un servitore delle forze infere.<\/p>\n<p>Come abbiamo visto, Daumal sostiene che<\/p>\n<p>\u00abIl poeta bianco cerca di capire la propria natura di poeta, di liberarsene e di fare che serva. (&#8230;) Accettando il suo dono, anche se ne soffre e soffre di soffrirne, cerca di utilizzarlo per fini superiori ai suoi desideri egoistici, per la causa ancora sconosciuta di questo dono. (&#8230;) Il poeta nero se ne serve e vi si asservisce.\u00bb<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una evidente contraddizione fra l&#8217;idea che il poeta bianco debba &quot;liberarsi&quot; della propria natura di poeta, e l&#8217;affermazione che egli deve fare in modo che essa serva: come pu\u00f2 fare ci\u00f2, se se ne \u00e8 liberato? E poi, perch\u00e9 se ne deve liberare, dopo averla riconosciuta?<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 quel dono misterioso non viene dall&#8217;alto, dal sovrumano, ma dal basso, cio\u00e8 dal subumano?<\/p>\n<p>E poi, perch\u00e9 Daumal scrive che noi non siamo ancora in grado di capire l&#8217;origine delle nostre strutture essenziali, e tuttavia, se arrivassimo a capirle, ce ne libereremmo? Liberarcene, in che senso?<\/p>\n<p>Se \u00e8 un dono che viene dall&#8217;alto, perch\u00e9 ce ne dovremmo liberare?<\/p>\n<p>In ogni caso, Daumal ammette di non sapere se esso venga dall&#8217;alto o dal basso; confessa, di buon grado, che sappiamo ben poco circa la natura del &quot;dono poetico&quot;, tranne il fatto che esso \u00e8 misterioso.<\/p>\n<p>Di fatto, egli aggiunge, ogni poesia umana \u00e8 mista di bianco e di nero: ma ve ne sono alcune che tendono verso il bianco, e altre che tendono verso il nero Dice anche che \u00e8 pi\u00f9 facile, per un poeta, tendere verso il nero, perch\u00e9 ci\u00f2 non implica la necessit\u00e0 di alcuno sforzo, ma solo quella di seguire la china naturale e subumana. Infatti, non occorrono sforzi per vantarsi, per sognare, mentirsi e poltrire; n\u00e9 per calcolare e combinare.<\/p>\n<p>Se ne deduce che, per lui, la natura umana \u00e8 come sospesa in bilico tra due opposte possibilit\u00e0: scivolare verso il basso, senza sforzo, e sprofondare nella dimensione subumana; oppure tendere, con fatica, verso l&#8217;alto, onde innalzarsi al di sopra della condizione umana ordinaria.<\/p>\n<p>Nell&#8217;uno e nell&#8217;altro caso, si direbbe che non vi sia nulla di troppo misterioso; nulla, comunque, di soprannaturale. Per abbandonarsi all&#8217;egoismo e alla menzogna, l&#8217;uomo non avrebbe che da assecondare la propria natura; per trascenderla, dovrebbe impegnarsi con tutte le sue forze; e il poeta, lo stesso.<\/p>\n<p>Ma allora, perch\u00e9 definire la poesia &quot;un dono&quot;? Un dono di chi, e perch\u00e9? Non basta dire che \u00e8 misterioso e che la sua origine ci sfugge.<\/p>../../../../n_3Cp>Se non stiamo giocando con le parole, un dono \u00e8 qualche cosa che ci viene offerto spontaneamente da qualcuno (o da Qualcuno); non qualche cosa che ci diamo da noi stessi; non qualche cosa che appartiene alla nostra natura, e sia pure in modo &quot;misterioso&quot;.<\/p>\n<p>Se, poi, si dice &#8211; come fa Daumal &#8211; che l&#8217;uomo tende naturalmente al &quot;nero&quot;, allora ne risulterebbe che anche il dono \u00e8 di origine infera; tanto \u00e8 vero che l&#8217;uomo, riconosciutolo, se ne deve liberare, e trasformarlo in qualche cosa che serva, ma non per le sue brame disordinate.<\/p>\n<p>Vi sarebbe bisogno di ci\u00f2, se fosse un dono che viene dall&#8217;alto?<\/p>\n<p>No, c&#8217;\u00e8 qualcosa che non fila in questo ragionamento.<\/p>\n<p>Se la poesia \u00e8 un dono che gli uomini ricevono, allora lo ricevono da altri che se stessi; e, se \u00e8 in grado di realizzare valori positivi, quali il superamento dell&#8217;egoismo, dell&#8217;orgoglio e della pigrizia, allora \u00e8 chiaro che viene dall&#8217;alto.<\/p>\n<p>Se, invece, questo dono viene utilizzato per perseguire fini meschini e menzogneri, allora \u00e8 difficile credere che esso venga dall&#8217;alto.<\/p>\n<p>In altre parole, non riusciamo a credere che il dono, in se stesso, sia neutro, e che possa essere volto tanto verso il bianco, quanto verso il nero. \u00c8 un discorso che abbiamo gi\u00e0 sentito anche troppe volte, in genere riferito alla tecnica: si dice che un certo potere sulle cose, neutro in se stesso, pu\u00f2 essere usato per il male o per il bene.<\/p>\n<p>Ma davvero la tecnica \u00e8 neutrale? E la poesia, \u00e8 neutrale anch&#8217;essa?<\/p>\n<p>Non possiamo crederlo: per noi, essa \u00e8 sicuramente un dono, un dono che viene dall&#8217;alto.<\/p>\n<p>Quando la poesia celebra i trionfi dell&#8217;egoismo, dell&#8217;orgoglio e della menzogna, allora dubitiamo si tratti di poesia: pu\u00f2 averne le apparenze; ma, nella sua essenza, sar\u00e0 qualcosa di radicalmente diverso, anzi, di opposto.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poesia, dunque, e non poesia; ma non nel senso puramente estetico, come sosteneva Benedetto Croce; bens\u00ec in senso etico.<\/p>\n<p>\u00c8 poesia quella che serve, alimenta e incoraggia le forze del Bene; ed \u00e8 non poesia quella che, cercando d&#8217;indossarne le vesti, celebra le forze del Male.<\/p>\n<p>Non ci sono altre possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non ha un potere cos\u00ec grande, da poter avvelenare i frutti di un albero buono in se stesso; n\u00e9 da rendere commestibili quelli di un albero che sia velenoso.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 solo il custode del giardino, non ne \u00e8 il creatore.<\/p>\n<p>Se lo fosse, egli sarebbe Dio &#8211; oppure il Diavolo, secondo i punti di vista. Invece \u00e8 soltanto una creatura che pu\u00f2 scegliere fra il bene o il male; non \u00e8, egli stesso, n\u00e9 il Bene, n\u00e9 il Male.<\/p>\n<p>Questo va sempre tenuto presente, allorch\u00e9 siamo tentati di cadere nei due eccessi opposti dell&#8217;ottimismo o del pessimismo antropologico ingiustificati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche tempo fa abbiamo dedicato una serie di articoli ad alcuni aspetti del pensiero filosofico di una interessante figura di maestro spirituale del Novecento, Georges Ivanovic<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[224],"class_list":["post-27969","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27969","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27969"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27969\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27969"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27969"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27969"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}