{"id":27960,"date":"2014-02-12T07:49:00","date_gmt":"2014-02-12T07:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/12\/plenilunio\/"},"modified":"2014-02-12T07:49:00","modified_gmt":"2014-02-12T07:49:00","slug":"plenilunio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/12\/plenilunio\/","title":{"rendered":"Plenilunio"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;ora della notte, che varia secondo le stagioni, in cui \u00e8 possibile respirare il silenzio perfetto del mondo.<\/p>\n<p>Adesso, alla fine di febbraio ed ai primi di marzo, quell&#8217;ora si colloca fra le tre e le quattro del mattino: troppo tardi per i pi\u00f9 ostinati nottambuli, troppo presto per i pi\u00f9 ardimentosi mattinieri.<\/p>\n<p>Se, poi &#8211; come ora &#8211; \u00e8 una notte di plenilunio, alla magia del silenzio si unisce e si sovrappone la magia della luce metallica, irreale, che irradia dal nostro satellite e che si riversa sul mondo con sconcertante nitore.<\/p>\n<p>Il silenzio \u00e8 totale: non un verso di uccelli, non un passo umano; nemmeno il miagolio d&#8217;un gatto, di questo felpato amante dell&#8217;oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>Un silenzio strano, compatto, quasi solido: un silenzio che fa rumore. Un silenzio assordante, che non \u00e8 dovuto allo stormire delle fronde o allo sgocciolare di una grondaia, dopo la grande pioggia dei giorni scorsi.<\/p>\n<p>Ecco: un silenzio vivo, respirante nella notte. Quando l&#8217;orecchio arriva a percepire questo silenzio assoluto, significa che ha oltrepassato la dimensione dei suoni ordinari, che vengono registrati dai sensi ordinari; e che la coscienza si \u00e8 spinta un passo oltre, nella terra misteriosa che si estende al di l\u00e0 della vita di ogni giorno.<\/p>\n<p>E la luce lunare: cos\u00ec pura e al tempo stesso cos\u00ec fredda, cos\u00ec profondamente aliena, come se il mondo fosse scivolato sotto il fascio di una luce extraterrestre e messo impietosamente a nudo, fin nelle sue pieghe pi\u00f9 riposte.<\/p>\n<p>Le montagne innevate risplendono in maniera innaturale; le colline si stendono senza pi\u00f9 segreti, dolci e pigre come fianchi di donna. L&#8217;essenza della notte, la dimensione del segreto, \u00e8 svuotata dall&#8217;interno per mezzo di questa luce che trasforma la notte in un giorno che non \u00e8 giorno, ma una sua strana, quasi inverosimile contraffazione.<\/p>\n<p>Le cose non sono veramente illuminate, ma piuttosto sono violentate dalla luce lunare, messe impietosamente a nudo, sorprese e quasi tradite nella loro abituale fiducia di potersi immergere nella complicit\u00e0 del buio notturno.<\/p>\n<p>Eppure la luce argentea che si spande ovunque possiede anche una sua indefinibile dolcezza o, quanto meno, una sua misteriosa, inafferrabile femminilit\u00e0. Esibisce un vigore che non \u00e8 fatto di forza fisica e una determinazione che non scaturisce dalla sola volont\u00e0 intenzionale, ma entrambi rimandano a una condizione originaria, primigenia, che emerge con naturalezza dalle pieghe di un mondo convenzionale, in cui era rimasta a lungo imbrigliata.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una scena che si possa definire e descrivere in termini puramente razionali. Vi \u00e8 in essa qualche cosa che non si lascia catturare, che non si lascia includere, che non si lascia assimilare; qualche cosa che rimane sempre altra e che suggerisce all&#8217;uomo la consapevolezza della propria piccolezza e della propria inadeguatezza.<\/p>\n<p>La luce del plenilunio, specie dopo un periodo di piogge, quando il cielo si schiude e le stelle brillano tra le ultime nubi a brandelli che corrono via all&#8217;orizzonte, ha qualche cosa di sacro, nel senso etimologico di &quot;sacer&quot;, ossia di consacrato a una divinit\u00e0 e pertanto di non pi\u00f9 umano, non pi\u00f9 dipendente dal mondo degli uomini, ma santo o maledetto, a seconda che si tratti di divinit\u00e0 celesti oppure di divinit\u00e0 infere.<\/p>\n<p>Davanti ad essa, e davanti al silenzio perfetto delle ultime ore notturne, ci si sente terribilmente spiazzati, come degli ospiti che si accorgano di non essere stati invitati da alcuno, di essersi venuti a trovare abusivamente in un luogo che non era stato riservato a loro, ma nel quale sono capitati per puro caso, al di fuori di ogni volont\u00e0.<\/p>\n<p>Ci si sente piccoli e fragili, finalmente.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>La luce metallica del plenilunio e il silenzio assordante delle ultime ore notturne formano lo scenario perfetto per una resa dei conti con se stessi, con la propria verit\u00e0 interiore troppo a lungo conculcata e repressa.<\/p>\n<p>\u00c8 strano, ma nella luce abbagliante del Sole riesce pi\u00f9 facile camuffarsi, mimetizzarsi, farsi passare per ci\u00f2 che non si \u00e8; riesce pi\u00f9 facile ingannare se stessi e gli altri.<\/p>\n<p>Bisogna immergersi in questo bagno di luce lunare, fredda e inesorabile, per sentirsi frugare dentro e per intuire quanto sia fragile il castello di inautenticit\u00e0, di compromessi e di vere e proprie menzogne che ci costruiamo intorno con zelo, giorno dopo giorno, per proteggere la nostra pigrizia e la nostra vigliaccheria.<\/p>\n<p>Di solito non si pensa che la luce del giorno possa offrire dei nascondigli; si pensa che ci\u00f2 sia tipico della notte. Ma non nelle notti di plenilunio; non quando il nostro satellite brilla come l&#8217;argento e lascia vedere chiaramente le sue montagne ed i suoi mari, nitidi e precisi, quasi come se fossero a portata di mano.<\/p>\n<p>In una notte come questa, quando anche il silenzio produce un rumore fragoroso, non si pu\u00f2 che sentirsi messi a nudo. Pure, si prova un tale senso di comunione con la natura, una tale immedesimazione con lo splendore lunare e con la voce del silenzio, che questo sentirsi a nudo fa l&#8217;effetto non di una condanna, ma di una liberazione.<\/p>\n<p>\u00c8 liberatorio lasciarsi investire dal plenilunio e accoglierlo gioiosamente, respirandolo a pieni polmoni, senza offrirgli alcuna resistenza.<\/p>\n<p>Il silenzio \u00e8 perfetto; la luce lunare \u00e8 perfetta; ogni cosa \u00e8 perfetta, esattamente come deve essere e come \u00e8 giusto che sia.<\/p>\n<p>&quot;Perfetto&quot; viene dal latino &quot;perfectus&quot; e precisamente dal supino &quot;perfectum&quot; del verbo &quot;perfic\u0115re&quot;; pertanto indica ci\u00f2 che \u00e8 eccellente, nel senso di completo perch\u00e9 \u00e8 stato compiuto. Una cosa \u00e8 perfetta quando \u00e8 stata portata a termine, finita e perfezionata. A rigore, bisognerebbe dire che la morte non ci distrugge, ma ci rende perfetti, dal momento che solo nella morte la nostra vita terrena trova il proprio naturale compimento.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, anche questo silenzio e questo plenilunio sono perfetti: parlano da soli, non abbisognano di alcuna spiegazione; sono esattamente quali devono essere.<\/p>\n<p>Anche noi dobbiamo imparare ad essere perfetti: a portare a compimento il nostro divenire spirituale, ad essere esattamente quel che dovremmo essere. Non \u00e8 giusto che ci accontentiamo di nulla che non sia la perfezione: e ci\u00f2 non come un atto di superbia, ma, al contrario, come un atto di suprema umilt\u00e0.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 divenire perfetti non \u00e8 cosa che dipenda da noi; ma da noi dipende la nostra disponibilit\u00e0 ad accogliere la compiutezza, cio\u00e8 la perfezione.<\/p>\n<p>Noi non siamo qui per tirare a campare, per vivere &quot;pressappoco&quot;, &quot;pi\u00f9 o meno&quot;, ma per tendere al compimento spirituale, vale a dire per tendere alla perfezione. Non \u00e8 un obiettivo ambizioso: \u00e8 l&#8217;obiettivo che ogni singolo essere umano dovrebbe porsi, in questa vita.<\/p>\n<p>Essere compiuti significa essere cos\u00ec come si deve essere.<\/p>\n<p>La filosofia classica ha sempre distinto tre livelli differenti di verit\u00e0: la verit\u00e0 dell&#8217;essere, la verit\u00e0 del conoscere e la verit\u00e0 dell&#8217;esprimere.<\/p>\n<p>\u00c8 vero l&#8217;essere che \u00e8 quello che deve essere; vera la conoscenza che vede ci\u00f2 che vi \u00e8 nell&#8217;essere; vera l&#8217;espressione che traduce quello che vi \u00e8 nella conoscenza. Ma se noi non siamo quello che dovremmo essere, allora noi non possiamo conoscere veramente noi stessi e tanto meno possiamo esprimere veramente noi stessi.<\/p>\n<p>La nostra vita \u00e8 immersa nella inautenticit\u00e0, perch\u00e9 noi non osiamo essere veramente noi stessi: non osiamo essere perfetti, non osiamo abbandonarci nel grembo dell&#8217;Essere, che si farebbe garante della nostra verit\u00e0 interiore e ci darebbe gli strumenti per perseguirla tenacemente, senza stancarci e senza scoraggiarci.<\/p>\n<p>Non osiamo chiedere: perch\u00e9, in fondo, abbiamo paura di ottenere. Dopo di che, non avremmo pi\u00f9 alcuna scusa dietro la quale rifugiarci.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Tali sono le sensazioni, tali sono le riflessioni che questo plenilunio fantastico e questa silenzio sovrumano ispirano all&#8217;anima nella frescura della notte.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 anche noi non potremmo divenire perfetti, come sono perfette le cose della natura, come \u00e8 perfetta questa Luna che splende abbagliante, come lo \u00e8 questo silenzio che risuona potentemente nella notte stellata?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non potremmo rendere perfetto il nostro essere, non cercando di farci pi\u00f9 importanti delle cose, per sottometterle; ma, al contrario, lasciandoci andare alla grande armonia cosmica di cui siamo parte e alla quale siamo chiamati a partecipare?<\/p>\n<p>L&#8217;imperfezione \u00e8 nel crederci separati; l&#8217;imperfezione, e con essa anche la nostra sofferenza, \u00e8 nel pretenderci distinti dal tutto. La radice di ogni nostro male risiede in quel piccolo Io, in quel falso Ego che ci domina come un&#8217;ossessione, pur essendo illusorio.<\/p>\n<p>Noi dobbiamo smetterla di dire: \u00abIo\u00bb, per imparare a dire: \u00abQuello\u00bb, secondo l&#8217;antichissima formula induista: \u00abTat Tvam Asi\u00bb, \u00abTu sei Quello\u00bb.<\/p>\n<p>Noi siamo nell&#8217;Essere, noi siamo una parte o un riflesso o una emanazione dell&#8217;Essere. L&#8217;Essere \u00e8 perfetto; e noi pure siamo perfetti, quando riconosciamo questa nostra comunanza con la Sorgente da cui ogni ente ha tratto l&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Per divenire perfetti, non dobbiamo fare altro che lasciarci cadere; dobbiamo lasciarci andare, abbandonandoci nella corrente viva dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che non raggiungeremo mai la vera perfezione, perch\u00e9, nella presente dimensione di esistenza, condizionata dallo spazio e dal tempo, noi non possiamo raggiungere il definitivo compimento: che, difatti, avr\u00e0 luogo su un altro piano di realt\u00e0. Tuttavia, dobbiamo puntare a quel traguardo, se vogliamo dare un senso compiuto alla nostra esistenza.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una forza, molto pi\u00f9 grande di noi, che ci pervade e che ci chiama: dipende da noi l&#8217;ascoltarla e l&#8217;assecondarla, oppure no. Ma se decidiamo di non accoglierla, rimaniamo confinati nell&#8217;inautenticit\u00e0 e finiamo per smarrirci dietro false immagini di bene; se, invece, decidiamo di abbandonarci ad essa, sar\u00e0 lei a portarci e niente potr\u00e0 pi\u00f9 farci paura, niente potr\u00e0 apparirci veramente impossibile.<\/p>\n<p>La paura nasce, anch&#8217;essa, dalla illusoria credenza nella nostra separatezza, dalla quale deriva l&#8217;idea che non possiamo disporre se non delle nostre modeste risorse individuali. Ma se noi ci mettiamo in sintonia con l&#8217;Essere, ecco che diventiamo forti ed intrepidi; diventiamo luminosi e raggianti, praticamente invincibili.<\/p>\n<p>Non solo: allorch\u00e9 ci affidiamo al flusso dell&#8217;Essere, noi entriamo in un circuito virtuoso, di cui fanno parte tutti gli altri enti e possiamo, cos\u00ec, usufruire delle energie psichiche e spirituali di innumerevoli altre entit\u00e0, umane e non umane, che sono come tante gocce d&#8217;acqua nel grande, infinito e perfettissimo mare dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che le nostre parole, non sono pi\u00f9 soltanto nostre; che i nostri pensieri, non sono unicamente nostri; che le nostre intuizioni, le nostre sensazioni, la nostra stessa felicit\u00e0 individuale non sono espressioni, limitate e balbettanti, del nostro piccolo Io; ma sono una nota nell&#8217;immensa sinfonia del Tutto, ispirata e pervasa dal soffio armonioso dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Questa bellezza, questa dolcezza, questo sublime accordo, sono alla nostra portata ed \u00e8 realistico puntare a realizzarli, fin da ora.<\/p>\n<p>L&#8217;Essere non ha fretta.<\/p>\n<p>Ci sta aspettando da sempre: da prima che noi nascessimo; da prima che il mondo fosse.<\/p>\n<p>Ci sta aspettando e ci sta chiamando.<\/p>\n<p>Dobbiamo solo imparare a fare silenzio, per udirne la voce.<\/p>\n<p>La voce che chiama a s\u00e9 tutte le cose, da prima che ciascuna incominciasse ad esistere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;ora della notte, che varia secondo le stagioni, in cui \u00e8 possibile respirare il silenzio perfetto del mondo. 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