{"id":27956,"date":"2010-02-13T06:23:00","date_gmt":"2010-02-13T06:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/13\/platone-credeva-alla-realta-obiettiva-dei-miti-e-li-considerava-come-avvenimenti-reali\/"},"modified":"2010-02-13T06:23:00","modified_gmt":"2010-02-13T06:23:00","slug":"platone-credeva-alla-realta-obiettiva-dei-miti-e-li-considerava-come-avvenimenti-reali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/02\/13\/platone-credeva-alla-realta-obiettiva-dei-miti-e-li-considerava-come-avvenimenti-reali\/","title":{"rendered":"Platone credeva alla realt\u00e0 obiettiva dei miti e li considerava come avvenimenti reali"},"content":{"rendered":"<p>I miti di cui Platone si serve nei suoi dialoghi sono, per lui, dei semplici voli poetici, o un mezzo per esprimere ci\u00f2 che non si pu\u00f2 ridurre al solo pensiero razionale, oppure ancora degli avvenimenti reali, alla cui realt\u00e0 obiettiva il filosofo credeva pienamente?<\/p>\n<p>La questione sarebbe estremamente vasta e complessa e non \u00e8 questa la sede per trattarla in maniera esauriente, tanto pi\u00f9 che essa, inevitabilmente, implica una riflessione sul rapporto reciproco fra poesia e filosofia nell&#8217;opera di Platone; altra &quot;vexata quaestio&quot;, che vede schierati su fronti opposti quanti (crocianamente) tendono a distinguere e separare la parte propriamente speculativa della dottrina platonica da quella che essi considerano la parte pi\u00f9 propriamente letteraria o, anche, poetica, da coloro i quali, invece, sostengono fermamente la profonda e inscindibile unit\u00e0, formale e contenutistica, della sua dottrina.<\/p>\n<p>Tra questi ultimi si pone Manara Valgimigli, il quale &#8211; commentando il celebre passo del \u00abFedone\u00bb in cui Socrate dice a Simmia che \u00e8 bello credere al racconto mitico e fare a se stessi &quot;di tali incantesimi&quot;, perch\u00e9 essi adombrano comunque una verit\u00e0 indubitabile &#8211; cos\u00ec scrive (in: M. Valgimigli, &quot;Platone, Il Fedone&quot; con note e introduzione, Palermo, 1921, p. XXXVIII):<\/p>\n<p>\u00abDunque un poetare, un \u03bc\u03c5\u03b8\u03bf\u03c5\u03c2 \u03c0\u03bf\u03b9\u03b5\u03b9\u03bd, che \u00e8 anche un filosofare; e qui \u00e8 la radice dei famosi miti di Platone che non sono mai qualche cosa di estraneo, come chi dicesse un abbellimento o un ornamento del suo filosofare; e il suo filosofare \u00e8 anch&#8217;esso un poetare, un comporre musica, un \u03bc\u03bf\u03c5\u03c3\u03b9\u03ba\u1f74\u03bd \u03c0\u03bf\u03b9\u03b5\u03b9\u03bd, un cantare per incantare, \u1f10\u03c0\u03ac\u03b4\u03b5\u03b9\u03bd, l&#8217;anima dell&#8217;uomo. Perocch\u00e9 ogni vero e grande filosofare non \u00e8 mai speculazione teorica astratta, bens\u00ec nasce e risponde alle pi\u00f9 vive esigenze dell&#8217;uomo, il quale chiede ai filosofi, come chiede ai poeti, la ragione del suo vivere e del suo morire. E da quale ansia l&#8217;anima umana \u00e8 pi\u00f9 conturbata e agitata che da questo mistero pauroso non sia ch&#8217;ella un giorno, sopravvenendo la morte corporea, dispersa e distrutta?\u00bb<\/p>\n<p>Lasciando tuttavia in penombra quest&#8217;ultima, pi\u00f9 ampia questione, e limitandoci a professarci seguaci, come il Valgimigli, del secondo partito, torniamo a domandarci: che posto occupa il mito nella filosofia di Platone e in quale misura egli creda, se vi crede, alla realt\u00e0 storica e obiettiva dei numerosi racconti mitici di cui si serve, da quello della caverna a quello di Er, e da quello della biga alata a quello di Atlantide?<\/p>\n<p>E che si tratti di una questione fondamentale, e non gi\u00e0 di una domanda oziosa, \u00e8 dimostrato dal posto assolutamente centrale che tali miti svolgono nel contesto del pensiero platonico e la decisiva importanza delle problematiche da essi rappresentate: il problema della conoscenza e quello del destino dell&#8217;anima dopo la morte; il problema della &quot;caduta&quot; dell&#8217;anima nel mondo terreno e quello dell&#8217;umanit\u00e0 antica e delle sue conoscenze perdute.<\/p>\n<p>Semplificando un po&#8217; i termini del dibattito, per ragioni pratiche e di chiarezza, ci sembra che si possano riconoscere quattro atteggiamenti principali, da parte degli studiosi di Platone, su tale questione:<\/p>\n<p>1)  Il mito, per Platone, \u00e8 una sorta di guida e di preparazione al Logos (posizione sostenuta dal grecista trentino Mario Untersteiner, in &quot;Platone&quot; &quot;Repubblica&quot;, libro X, Napoli, 1937);<\/p>\n<p>2)  Il mito, per Platone, non \u00e8 altro che allegoria e, come ad esempio in Esiodo, ha un semplice valore di apologo;<\/p>\n<p>3)  Il mito, per Platone, \u00e8 lo strumento per realizzare una apertura del discorso verso l&#8217;Idea pura (\u00e8 la tesi del tedesco P. Friendlaender in &quot;Platon&quot;, Berlin und Leipzig, 1930);<\/p>\n<p>4)  Il mito, per Platone, \u00e8 una diretta derivazione del magismo orfico, per\u00f2 in veste purificata e sublimata (\u00e8 la tesi del S\u00f6derblom, in &quot;Encylopaedia of religion and ethics&quot;, III, 1910; e, in seguito, di Vittorio Macchioro, in &quot;Zagreus: studi intorno all&#8217;orfismo&quot;, Firenze, 1930).<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima posizione \u00e8 quella che ci sembra maggiormente condivisibile e che pi\u00f9 si avvicina, crediamo, ai reali intendimenti di Platone, allorch\u00e9 egli, per mezzo dei miti di sua invenzione, creava uno straordinario strumento di indagine e descrizione della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Si tenga presente che i miti descritti da Platone non coincidono con quelli tramandati dalla cultura letteraria del suo tempo, n\u00e9 dalla tradizione religiosa, ma sono realmente una creazione fresca e viva del suo genio filosofico, che se ne serve per esprimere quelle verit\u00e0 che il Logos razionale, o meglio la Dianoia (la conoscenza discorsiva, che procede per gradi, in contrapposizione a quella intuitiva), non appare in grado di cogliere e tanto meno di descrivere in maniera adeguata.<\/p>\n<p>Nel complesso dell&#8217;intera opera platonica, i miti sono sedici, e precisamente:<\/p>\n<p>1)  il mito di Epimeteo e Prometeo;<\/p>\n<p>2)  il mito di Aristofane o dell&#8217;Androgino;<\/p>\n<p>3)  il mito della nascita dell&#8217;amore;<\/p>\n<p>4)  il mito della biga alata;<\/p>\n<p>5)  il mito della reminiscenza;<\/p>\n<p>6)  il mito della caverna;<\/p>\n<p>7)  il mistero dell&#8217;amore;<\/p>\n<p>8)  il mito della sentenza finale;<\/p>\n<p>9)  il mito della distribuzione delle pene;<\/p>\n<p>10) il mito di Er;<\/p>\n<p>11) il mito del Demiurgo;<\/p>\n<p>12) il mito dei cicli inversi;<\/p>\n<p>13) il mito di Atlantide;<\/p>\n<p>14) il mito di Gige;<\/p>\n<p>15) il mito delle cicale;<\/p>\n<p>16) il mito di Theuth.<\/p>\n<p>Platone, come quasi tutti i Greci suoi contemporanei, crede fermamente nella \u00abkalokagath\u00eca\u00bb, ossia nella coincidenza di bellezza, bont\u00e0 e verit\u00e0; per cui la stessa filosofia altro non \u00e8, per lui, se non attrazione &quot;erotica&quot; dell&#8217;uomo verso le Idee, ossia verso la conoscenza vera.<\/p>\n<p>Per chiarire questo concetto, caratteristicamente, egli si serve proprio di un mito: il mito di Eros, che descrive come figlio di Poros (Abbondanza) e Poenia (Povert\u00e0); la tensione che indirizza il filosofo verso la verit\u00e0 \u00e8, per lui, paragonabile in tutto e per tutto alla tensione che attrae irresistibilmente due amanti l&#8217;uno verso l&#8217;altro. Si desidera, infatti, quello che non si ha, non ci\u00f2 che gi\u00e0 si possiede; e il filosofo sa e riconosce che ci\u00f2 che gli manca \u00e8 il possesso della verit\u00e0, a cui aspira con tutte le sue forze.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, il sapere scientifico, \u00abepist\u00e8me\u00bb, se possiede il necessario rigore logico e consequenziale, appare incapace di elevarsi alle pi\u00f9 sublimi verit\u00e0, senza contare che deve procedere per ipotesi onde poter sviluppare i rapporti di causa ed effetto, come fanno le scienze matematiche; mentre l&#8217;opinione mutevole e soggettiva, \u00abd\u00f2xa\u00bb, non \u00e8 degna del vero filosofo. Dunque il mito \u00e8 la sola forma di conoscenza capace di slanciarsi verso le verit\u00e0 pi\u00f9 alte dell&#8217;anima e di tradurre in parole le forme pi\u00f9 elevate del conoscere.<\/p>\n<p>N\u00e9 la verit\u00e0 filosofica si pu\u00f2 trovare nella lettura acritica e quantitativa delle opere altrui, per quanto sublimi; e, per mettere in guardia contro tale deprecabile atteggiamento, Platone si serve di un altro famoso e bellissimo mito: quello delle cicale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, torniamo al mito platonico come sviluppo e perfezionamento della dottrina orfica, e specialmente della &quot;Katabasis&quot;, la discesa all&#8217;Ade come viaggio iniziatico dell&#8217;anima verso le eccelse verit\u00e0 che non si disvelano all&#8217;uomo nella dimensione ordinaria e terrena della sua esistenza (si pensi al VI libro dell&#8217;\u00abEneide\u00bb, in contrapposizione alla povert\u00e0 dottrinale dell&#8217;XI libro dell&#8217;\u00abOdissea\u00bb; e anche, come \u00e8 stato autorevolmente dimostrato, alla dipendenza di un poemetto dell&#8217;Appendice virgiliana, il \u00abCulex\u00bb, da tale nobile e antica tradizione).<\/p>\n<p>Scrive, in proposito, il Giovannacci (in \u00abPlatone, il mito di Er\u00bb, Firenze, Vallecchi Editore, 1952, pp. 11-12):<\/p>\n<p>\u00ab.., il \u03bc\u03c5\u03b8\u03bf\u03c2 assume necessariamente e inconsapevolmente la funzione di \u03bb\u03cc\u03b3\u03bf\u03c2, e cio\u00e8 la fantasia si confonde con la logica, per cui, dice benissimo lo Stewart, il mito si pone come un momento del processo logico. Evidentemente, osserva il Macchioro, ci\u00f2 non sarebbe capitato se Platone non avesse creduto alla realt\u00e0 obbiettiva dei mito che narrava e se non li avesse considerati come avvenimenti reali. Platone considerava certamente la risurrezione di Er come era considerata da Proclo, cio\u00e8 come un reale ritorno dell&#8217;anima nel corpo (Proclo, &quot;In Rempub.&quot;, II, 122); ed evidentemente considerava perfettamente reali le ineffabili visioni [&#8230;] che l&#8217;anima contempla nella pura luce del mondo celeste prima di rinchiudersi nel corpo (Platone, &quot;Fedro&quot;, 250\u00b0) Platone dunque considerava il mito da un punto di vista perfettamente realistico. &quot;Il processo logico \u00e8 concepito come fatto ontologico; il mito, insomma, \u00e8 pensato come realt\u00e0, cos\u00ec come faremmo noi se facessimo consistere l&#8217;atto del pensare all&#8217;America in una fuoriuscita dell&#8217;anima dal corpo per recarsi in America, cos\u00ec come davvero pensavano i Greci che avvenisse durante il sonno, il quale per essi era, al pari della morte, un reale distacco dell&#8217;anima dal corpo. Ecco perch\u00e9 i Greci, e specialmente gli Orfici e i platonici, considerarono l&#8217;estasi come l&#8217;uscita reale dell&#8217;anima dal corpo, come un atto conoscitivo, e ponevano la perfetta conoscenza nella morte, cio\u00e8 nel distacco totale del&#8217;anima, ritenendo l&#8217;estasi e la morte come condizione per la riunione dell&#8217;anima all&#8217;elemento dionisiaco. Il mito del corpo, in cui l&#8217;anima \u00e8 racchiusa come in una tomba e da cui deve liberarsi, era per essi non gi\u00e0 simbolo o allegoria, come per noi, ma FATTO.&quot; (Macchioro, p. 442 sgg.).\u00bb<\/p>\n<p>Tutto questo significa che Platone crede anche alla realt\u00e0 oggettiva della vicenda storica, e della successiva catastrofe geologica, del continente di Atlantide? Oppure che crede alla realt\u00e0 oggettiva dei tre generi sessuali, maschile (figlio del Sole), femminile (figlio della Terra) e androgino (figlio della Luna), e che l&#8217;arroganza di quest&#8217;ultimo, originata dalla sua perfezione e autosufficienza, sia stata punita da Zeus separandone le due met\u00e0?<\/p>\n<p>Per rispondere a questa domanda, riteniamo sia necessario distinguere il piano puramente materiale della descrizione mitica, da quello spirituale e ideale.<\/p>\n<p>Tornando al mito di Er, esemplificato dal Macchioro, non vi \u00e8 dubbio che Platone crede all&#8217;uscita dell&#8217;anima dal corpo al momento della morte, ed al suo ingresso al momento della nuova incarnazione. Similmente, non c&#8217;\u00e8 dubbio &#8211; secondo noi &#8211; che Platone crede alla superiorit\u00e0 e perfezione dell&#8217;androgino (l&#8217;androgino rituale di cui parla Mircea Eliade, ovvero reso tale da una cerimonia sacra, non l&#8217;ermafrodito concreto); e crede che la coscienza della propria forza e intelligenza rechi con s\u00e9, inevitabilmente, la tendenza alla \u00abhybris\u00bb, alla dismisura, severamente condannata e punita dagli dei.<\/p>\n<p>Se poi Platone creda anche all&#8217;aspetto letterale del mito, \u00e8 altra cosa; come \u00e8 altra cosa se egli creda che Atlantide sia esistita come realt\u00e0 geografica e storica, e se una catastrofe tellurica l&#8217;abbia realmente sepolta in fondo al mare, con tutti i suoi abitanti. Non ci sentiamo di escluderlo, peraltro; e pensiamo che, in proposito, non sia possibile giungere ad una conclusione incontrovertibile, per cui entrambe le posizioni &#8211; quella letteralistica e quella allegorica &#8211; hanno una propria dignit\u00e0 e plausibilit\u00e0; e l&#8217;una non dovrebbe scandalizzarsi dell&#8217;altra.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9, non ci sembra sia lecito affermare, se non in via meramente ipotetica; altrimenti, si rischia seriamente di voler forzare il pensiero del maestro.<\/p>\n<p>Se Platone avesse voluto dirci tutto quel che sapeva, del resto, non si sarebbe servito della pagina scritta, per le ben note ragioni da lui stesso esposte nella VII Epistola, ormai quasi concordemente giudicata autentica.<\/p>\n<p>Vi sono cose che il maestro pu\u00f2 affidare alla parola scritta e altre, pi\u00f9 ardue ed elevate, che si possono consegnare solo agli orecchi dei pi\u00f9 intimi discepoli.<\/p>\n<p>Se, fra i suoi lettori di ieri e di oggi, ve ne sono di coloro i quali si scandalizzano per il frequente ricorso al mito di Platone, in luogo del ragionamento scientifico, come potrebbero costoro accettare l&#8217;idea che il sapere filosofico \u00e8 il sapere aristocratico per eccellenza, e che non \u00e8 accessibile a tutti indiscriminatamente, ma solo (secondo l&#8217;etimologia della parola) ai &quot;migliori&quot;?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I miti di cui Platone si serve nei suoi dialoghi sono, per lui, dei semplici voli poetici, o un mezzo per esprimere ci\u00f2 che non si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[221],"class_list":["post-27956","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-platone"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27956","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27956"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27956\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27956"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27956"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27956"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}