{"id":27952,"date":"2009-07-02T06:04:00","date_gmt":"2009-07-02T06:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/02\/una-pagina-al-giorno-combattere-per-lonore-non-per-la-vittoria-di-o-piscicelli-taeggi\/"},"modified":"2009-07-02T06:04:00","modified_gmt":"2009-07-02T06:04:00","slug":"una-pagina-al-giorno-combattere-per-lonore-non-per-la-vittoria-di-o-piscicelli-taeggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/02\/una-pagina-al-giorno-combattere-per-lonore-non-per-la-vittoria-di-o-piscicelli-taeggi\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Combattere per l&#8217;onore, non per la vittoria, di O. Piscicelli Taeggi"},"content":{"rendered":"<p>Il libro di Oderisio Piscicelli Taeggi \u00abDiario di un combattente nell&#8217;Africa Settentrionale\u00bb, pubblicato da Laterza nel 1946, con prefazione di Bendetto Croce, \u00e8 una delle cose pi\u00f9 interessanti prodotte dalla nostra memorialistica sull&#8217;ultima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Ufficiale di carriera di sentimenti monarchici, tenente e poi maggiore di artiglieria, l&#8217;Autore partecip\u00f2 a tutte le operazioni belliche sul fronte libico-egiziano, dal febbraio del 1941 alla primavera del 1942. Poi, nell&#8217;aprile del 1943, venne rinviato in Nord Africa, questa volta in Tunisia, praticamente per una missione suicida: il generale Messe voleva un ufficiale di artiglieria che fosse gi\u00e0 esperto del teatro di guerra africano, cui affidare un estremo contrattacco nella zone montuosa che proteggeva il ridotto di Tunisi, ormai in procinto di venire sopraffatto.<\/p>\n<p>L&#8217;operazione venne lanciata il 25 aprile del 1943 da pochi carri armati e cannoni semoventi italiani e tedeschi; e, se mostr\u00f2 l&#8217;altissimo grado di efficienza e determinazione di quel nostro ultimo esercito in terra africana, strappando la stupita ammirazione degli stessi avversari anglo-americani, non valse tuttavia, come del resto era prevedibile, a mutare le sorti della campagna, ormai avviata verso la sua inevitabile conclusione.<\/p>\n<p>Piscicelli Taeggi venne gravemente ferito e quindi catturato il giorno 9 maggio, iniziando la lunga prigionia, durante la quale decise di raccogliere i suoi ricordi, che sarebbero stati stampati a guerra conclusa, rivelando una tempra di scrittore sobria ma incisiva e molto originale.<\/p>\n<p>L&#8217;opera \u00abDiario di un combattente nell&#8217;Africa Settentrionale\u00bb, infatti, si discosta da molta della memoralistica di guerra per il suo carattere fortemente introspettivo, per cui il racconto scivola in continuazione dal piano del ricordo degli eventi esteriori a quello della riflessione di carattere generale: morale, esistenziale, filosofica.<\/p>\n<p>La prospettiva \u00e8 quella di un ufficiale che si \u00e8 battuto fino all&#8217;umano limite delle possibilit\u00e0, non per la vittoria &#8211; che sapeva impossibile &#8211; ma per un miscuglio di sentimenti e motivazioni che vanno dal senso del dovere, alla lealt\u00e0 cameratesca, al patriottismo, al bisogno di mostrare al nemico e a se stesso il proprio valore, pur nella consapevolezza della scarsit\u00e0 dei mezzi e della inescusabile faciloneria dei comandi e soprattutto delle alte sfere politiche.<\/p>\n<p>\u00c8 pertanto, nel medesimo tempo, la testimonianza di uno spirito di sacrificio spinto sino all&#8217;estremo e un implacabile atto di accusa contro il regime che aveva gettato l&#8217;esercito, cos\u00ec tragicamente impreparato, nella grande avventura di una guerra mondiale: atto di accusa che culmina in una vera e propria invettiva contro la figura di Mussolini, accusato di non aver amato veramente la patria, data la maniera in cui l&#8217;aveva esposta alla catastrofe, materiale e morale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un libro distaccato, quindi; ma nemmeno un libro militante, e men che meno un libro fazioso, per quanto taluni giudizi possano risultare discutibili. Non \u00e8 un libro contro la guerra, non \u00e8 un libro antimilitarista: n\u00e9 lo potrebbe, essendo scritto da un uomo che aveva abbracciato la carriera militare con assoluta convinzione.<\/p>\n<p>A differenza di altre opere simili relative ala prima guerra mondiale, quindi &#8211; basti pensare a \u00abUn anno sull&#8217;altopiano\u00bb di Emilio Lussu &#8211; non vi si esprime una critica radicale alla guerra in se stessa, ma piuttosto un profondo sdegno morale per il modo in cui quella guerra \u00e8 stata condotta; ed emerge, inoltre, una riflessione globale sulla condizione umana, che nella guerra trova la rivelazione della sua essenza pi\u00f9 profonda, un po&#8217; come ne \u00abL&#8217;allegria\u00bb di Giuseppe Ungaretti.<\/p>\n<p>Dal \u00abDiario di un combattente nell&#8217;Africa Settentrionale\u00bb (Bari, Laterza., 1946; ristampa: Milano, Longanesi &amp; C., 1972, pp. 3-8):<\/p>\n<p>\u00abPrigioniero. La parola mi offende.<\/p>\n<p>Numero senza volont\u00e0 n\u00e9 diritti se non quelli lasciati dalla piet\u00e0 delle convenzioni internazionali applicate secondo la capricciosa interpretazione del custode. Me lo dettero scritto su un cartoncino da portare legato al collo con un pezzo di corda. Cos\u00ec credo lo portano i forzati.<\/p>\n<p>La mia colpa \u00e8 di aver fatto il dovere di soldato che la morale degli uomini comanda e sublima. E quel dovere ingentilii di cavalleria. Ne fui orgoglioso. Ora quegli uomini stessi si vendicano della mia obbedienza alla loro legge.<\/p>\n<p>Prigioniero. Io dico catturato, perch\u00e9 non alzai le mani.. Fui ferito gravemente alla testa ed ero ancora senza conoscendo presero possesso della mia persona.. la fortuna mi diede il narcotico per non farmi soffrire dippi\u00f9. Miei valorosi compagni d&#8217;arme hanno dovuto bere il calice fino in fondo.<\/p>\n<p>&quot;Non ce lo meritavamo&quot;, mi disse uno di loro.<\/p>\n<p>No, non ce lo meritavamo. E l&#8217;Italia non se lo meritava. Seppur ha peccato per debole acquiescenza o per credulit\u00e0, il castigo \u00e8 troppo pi\u00f9 grande della colpa.<\/p>\n<p>Rovina, sangue e vergogna.<\/p>\n<p>Il mio animo si ribella contro chi li ha chiamati sull&#8217;Italia. Contro chi, inseguendo le chimere del suo cervello, ha abusato delle nostre coscienze, delle nostre volont\u00e0, delle nostre intelligenze, della nostra fedelt\u00e0 alla bandiera. Inferiori per numero e mille volte per mezzi, ci ha buttato a combattere in terre che ci maledivano e, quando l&#8217;esito era gi\u00e0 segnato, ha continuato a immolare migliaia e migliaia di combattenti sui campi di battaglia, di vecchi, donne e bambini nelle citt\u00e0 bombardate e affamate pur di godere ancora della libidine della tirannia che \u00e8 stata la sua unica, vera passione, il suo tormento, il suo e nostro castigo. Ora che tutto \u00e8 chiaro, conosciamo che mai nella storia un uomo ha gettato il suo popolo in guerra con pi\u00f9 cinico disprezzo dei suoi sentimenti e della sua vita.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Io ho combattuto da buon soldato. Sapevo di combattere con una speranza di salvezza contro mille, ma sapevo che dovevo mettere tutto me stesso in quell&#8217;una. Poi, quando speranza non ce n&#8217;\u00e8 stata pi\u00f9, ho lottato ancora per l&#8217;onore del tricolore e per tener lontano dalla nostra terra quel flagello che ora ne rovina pietra dopo pietra, ne brucia albero dopo albero.<\/p>\n<p>Epperci\u00f2 son qua, uomo senza nome, un numero. E la sentinella del reticolato mi guarda forse con disprezzo.<\/p>\n<p>Qui nel campo c&#8217;\u00e8 ancora qualcuno che dice che colui non va condannato, perch\u00e9 amava l&#8217;Italia. No, poveri illusi, o torvi interessati, colui non amava l&#8217;Italia. L&#8217;amore \u00e8 pietosa cura, \u00e8 vigile custodia, non \u00e8 spinta incessante verso il pericolo. Egli amava l&#8217;Italia solo come creazione del suo cervello che appagasse il suo spasimo di grandezza. Cio\u00e8 amava se stesso.<\/p>\n<p>La chimera babelica \u00e8 crollata sul folle, sull&#8217;Italia e su noi.<\/p>\n<p>Quanto deve soffrire mia madre che ama l&#8217;Italia davvero, semplicemente, e dopo l&#8217;Italia ama noi!<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>La stufa brontola nella baracca. Le legna fuma e fiammeggia. Fuori fino al reticolato ed oltre c&#8217;\u00e8 neve.<\/p>\n<p>In Italia si soffre il freddo. Lessi giorni fa in un libro dell&#8217;altra guerra le sofferenze delle popolazioni dei vinti. Non voglio, non posso associare quelle sofferenze al pensiero dei miei. La mia anima, il mio senso di giustizia si ribellano. Perch\u00e9 ho letto quel libro?<\/p>\n<p>Nei miei pensieri \u00e8 mia madre che torna sempre pi\u00f9 spesso.<\/p>\n<p>La rivedo non col suo viso di ora guasto dall&#8217;et\u00e0, ma con quello di una fotografia ch&#8217;ella fece credo poco dopo sposata, appena pi\u00f9 che ventenne. Le mani sono intrecciate a sorreggere il puro ovale del volto; i capelli nerissimi pesano sulla fronte, inondano il collo e le spalle in furia selvaggia; e fra la bocca e le lunghe ciglia arcuate \u00e8 un non so qual timido sorriso da giovanetta.<\/p>\n<p>Quanti anni sono passati da allora! Ci tirasti su uno ad uno. Uno ad uno diventammo grandi e avemmo figli anche noi. La giovanetta fu Madre ed \u00e8 nonna e lungo il cammino tutto \u00e8 appassito attorno ai grandi occhi neri. Avevi diritto ad invecchiare felice fra i figli e i nipoti che adori. Ma lo squallore cadde sulla nostra Patria, sulla nostra casa, sulla tua vecchiaia.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se riuscir\u00f2 ancora a spezzare le tenebre, ad afferrare un po&#8217; di sole, un raggio di sole per te.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>La siepe di filo spinato ci isola dal mondo. A trecento passi \u00e8 la strada ferrata sulla quale due volte al giorno passa sbuffando la locomotiva, estremo battuto della vita. Ma il mondo non ci dimentica, non ci lascia a colloquio con le nostre anime. E neppur blandisce pi\u00f9, \u00e8 vendicativo.<\/p>\n<p>Gli odii sono ormai scatenati ed incalzano i popoli verso la follia. Le intelligenze si oscurano, i controlli morali si allentano. Chi ha scatenato gli odii, li deve ora saziare. Chi \u00e8 alla testa dei popoli non pu\u00f2 pi\u00f9 fermarsi a dire la parola di pace, la parola magica che abbracci tutta la terra come l&#8217;arcobaleno chiude l&#8217;orizzonte da oriente ad occidente. Anche se volesse non pu\u00f2, sarebbe il primo ad essere travolto.<\/p>\n<p>Al di sopra del clamore degli opposti vangeli, al di sopra dello strepito delle armi ed a dispetto delle loro sorti alterne, la razza umana ha subito una schiacciante sconfitta morale.<\/p>\n<p>Nell&#8217;eterno dualismo fra il bene e il male, la luce e le tenebre, la grazia e il peccato, Dio e Lucifero, Lucifero ha vinto. Attraverso la griglia del filo spinato il demone spia e ride con ghigno infernale. Ci sibila piano o ci avventa come colpi di frusta le notizie dello scempio che si fa della nostra Patria. Poi allarga e avvelena le piaghe con lo scherno, la calunnia, l&#8217;insulto.<\/p>\n<p>E ciascuno di noi si arrovella e ci guardiamo con occhi nemici e ci scagliamo l&#8217;un contro l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Quando crediamo di essere giunti al termine delle sofferenze siamo cos\u00ec storditi che quasi non sentiamo pi\u00f9 dolore, un sorso di speranza o una vaga promessa viene a darci nuove forze per soffrire ancora. Subito dopo un pi\u00f9 profondo abisso di dolore e di abiezione si spalanca ai nostri piedi.<\/p>\n<p>L&#8217;espiazione \u00e8 appena in via, il dolore non \u00e8 ancora abbastanza. Bisogna diventi delirio o estasi o demenza, che invada tutta la nostra anima, bruci con la sua torcia fin in ogni pi\u00f9 remoto angolo ogni vanit\u00e0 impura. Allora di tra i rottami delle nostre case, delle nostre credenze, delle nostre speranze e dei nostri egoismi ci tenderemo le braccia l&#8217;un l&#8217;altro. E l&#8217;Italia avr\u00e0 gli Italiani.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>La legna fuma e fiammeggia nel focolare che brontola. \u00c8 una nenia che accompagna la mia giornata, culla il sonno e la veglia.<\/p>\n<p>Mi sembra di non essere mai ben desto. Un torpore invincibile ferma le membra, rende ottusi i sentimenti, cala un velo di caligine sui pensieri.<\/p>\n<p>Dentro ho una pena, quasi un dolore fisico vago. \u00c8 una ferita sempre dolente che d\u00e0 delle fitte quando il pensiero di laggi\u00f9 la tocca. Poi la fitta si quieta, corpo e mente affonda nel torpore. Passo ore e ore a letto guardando il soffitto o seduto davanti a un libro che non leggo o che leggo senza capire. Ho lottato per destarmi. Non che senta bisogno di svago, l&#8217;ozio inganna da s\u00e9, \u00e8 la morfina dell&#8217;anima. Ma non voglio abbrutirmi, voglio che il mio sangue batta con pi\u00f9 veloce ritmo nelle mie vene per la difficile vita che mi aspetta.<\/p>\n<p>Ho pensato a scrivere i miei ricordi di guerra. Ma mi \u00e8 stato impossibile.<\/p>\n<p>Non che i fatti siano svaniti e confusi nella lontananza. Sono immagini ed emozioni indimenticabili che hanno ben preciso il loro posto nel tempo e nello spazio. Ma quando li rievoco, essi accorrono con tanto impeto che non riesco a tendere la mia volont\u00e0 fino a discernerli, ad isolarli uno ad uno per descriverli. \u00c8 come provare a dipanare una matassa arruffata. Il filo \u00e8 intero e verrebbe, ma la mano impaziente lo spezza.<\/p>\n<p>Non so staccare, non so dar rilievo ai ricordi. Per i suoni, le figure, le emozioni di guerra trovo nel vocabolario poche parole. E son cos\u00ec logore dall&#8217;uso che scivolano sulla mente senza eco e senza immagine come i ciottoli levigati dalle intemperie rotolano per la china senza segnarla. Ma all&#8217;orecchio ogni rumore fu vario, l&#8217;occhio colse immagini innumerevoli, il cuore pass\u00f2 dallo strazio alla quiete, ala speranza. Il racconto fa uniforme quanto fu diverso e della vita del combattente rende solo forse la monotonia muta e sorda, insensibile, che dopo qualche mese di guerra s&#8217;impadronisce dell&#8217;animo ed entro la quale tutti gli altri sentimenti nascono e muoiono dopo essere vissuti un istante.<\/p>\n<p>Non rievocher\u00f2 cos\u00ec i miei ricordi. Li lascer\u00f2 turbinare nella tormenta. \u00c8 una tormenta di sabbia, quella del ghibli del deserto, che era giallo-fulva ma che nella memoria \u00e8 color sangue; in essa appaiono e scompaiono figure, idee, pensieri, i volti dei miei commilitoni, livido qualcheduno di morte.<\/p>\n<p>Sono chimere, come quelle che fiamma ed ombra disegnano e cancellano nel focolare, che son fra queste pagine.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, la qualit\u00e0 della scrittura di Piscicelli Taeggi \u00e8 notevole: non ci troviamo di fronte al solito diario di guerra, ma a qualcosa di molto pi\u00f9 intenso e profondo: a uno scavo continuo, coraggioso, implacabile, della propria anima, in una atmosfera quasi agostiniana, sospesa fra Grazia e peccato, fra speranza e disperazione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un soldato che s&#8217;interroga, ma un uomo, che scende fino alle radici del proprio essere e vi cerca una ragione, un segno, uno spiraglio di luce che possano giustificare tutto l&#8217;orrore della guerra, delle sofferenze patite, di quelle che stanno straziando le inermi popolazioni. Significativo \u00e8 il pensiero dedicato della mamma, che, nella sua tragica e desolata dignit\u00e0, sembra icordare un personaggio dell&#8217;antica tragedia greca. Ella avrebbe avuto il diritto di invecchiare in pace, di veder crescere i nipoti, e invece: quante lacrime, quanto dolore, quanta rovina, su quella povera canizie di madre e di nonna!<\/p>\n<p>Il sentimento nazionale offeso \u00e8 l&#8217;elemento dominante di questa pagina: il senso di sdegno per coloro che hanno abusato della fiducia di tanti soldati e hanno precipitato l&#8217;esercito e la Patria in una rovina senza precedenti. Questa \u00e8 la dimensione pi\u00f9 autentica e pi\u00f9 vibrante della riflessione di Piscicelli Taeggi; cos\u00ec come sarebbe anche la pi\u00f9 discutibile sul piano storiografico, se il libro volesse porsi come un lavoro di carattere storico.<\/p>\n<p>Il giudizio su Mussolini, in particolare &#8211; duro, spietato, ingeneroso &#8211; sembra intonarsi perfettamente alla visione della storiografia liberale, secondo la quale il fascismo \u00e8 stato una \u00abmalattia\u00bb che ha colpito un corpo, di per s\u00e9, sostanzialmente sano; e passata la quale, anche il ricordo del male sofferto scomparir\u00e0 del tutto.<\/p>\n<p>Suona davvero un po&#8217; troppo comodo, e un po&#8217; troppo autoassolutorio, scaricare ogni responsabilit\u00e0 ed ogni colpa su un uomo solo &#8211; che, per supremo dispregio, non viene mai neppure nominato -, come se egli avesse potuto traviare tanti milioni di persone; cos\u00ec come finisce per divenire assordante il silenzio sulle responsabilit\u00e0 dell&#8217;avversario &#8211; le democrazie occidentali &#8211; che tanto fecero, prima del 1939, per gettare l&#8217;Italia nelle braccia della Germania, con una politica straordinariamente gretta ed egoistica.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dopo aver addossato a un uomo solo tutte le colpe della guerra, al centro della riflessione di Piscicelli Taeggi rimane, pura e incontaminata, la buona fede di milioni di soldati e di civili che, nonostante tutto, hanno creduto e si sono battuti, o hanno sopportato, fino al limite estremo della sopportazione.<\/p>\n<p>\u00c8 una posizione rispettabile, tanto pi\u00f9 quando viene da un valoroso ufficiale, il quale ha fatto quanto umanamente possibile sul fronte del dovere; ma \u00e8 una posizione manichea, che presenta una evidente forzatura dei fatti ed opera una evidente distorsione della realt\u00e0, per poter sostenere una testi chiaramente indifendibile: che un popolo sia sostanzialmente migliore della propria classe dirigente; che un popolo sia puro e innocente, e i suoi capi &#8211; o meglio il suo capo, applaudito e osannato per un ventennio &#8211; folle o malvagio.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare la presentazione di Benedetto Croce al libro \u00abDiario di un combattente nell&#8217;Africa Settentrionale\u00bb:<\/p>\n<p>\u00abC&#8217;\u00e8 un dovere da compiere verso i nostri soldati che valorosamente combatterono non gi\u00e0 per lo sciagurato regime, ma per l&#8217;onore dell&#8217;esercito, per l&#8217;onore d&#8217;Italia, sempre ubbidienti e devoti al nome della patria. La nostra pubblicazione del libro di Piscicelli Taeggi ha questo significato. Come capitano e poi maggiore di artiglieria, l&#8217;autore ci racconta quanto gli ufficiali e i solfati italiani fecero in condizioni difficilissime e con assoluta inferiorit\u00e0 di mezzi rispetto all&#8217;avversario, con quanta prodezza, con quanta costanza, con quanto spirito di sacrificio. L&#8217;ammirazione e la commozione riempiono il lettore. Sentimento ed elevato pensiero ispirano tutte le sue pagine, ricche di vita e prive di retorica.\u00bb<\/p>\n<p>Tuttavia, sarebbe ingiusto &#8211; lo ripetiamo &#8211; giudicare queste pagine sotto il profilo strettamente storico.<\/p>\n<p>Esse sono innanzitutto una testimonianza morale, scaturita da uno spirito retto, ardente, esigente verso se stesso e assetato di verit\u00e0; e come tali vanno giudicate.<\/p>\n<p>Dal punto di vista strettamente letterario, sono pagine scritte con quella tensione etica che sfronda il superfluo e punta dritto all&#8217;essenziale: perci\u00f2 sono dense, talvolta aspre, quasi sempre intensamente commoventi.<\/p>\n<p>Non ci sono fronzoli, nello stile di Piscicelli Taeggi; non c&#8217;\u00e8 ombra di retorica.<\/p>\n<p>Quello stato di torpore perenne, in cui sembra essere caduta l&#8217;anima dei prigionieri; quel vivido affollarsi dei ricordi, come una raffica del ghibli, il vento del Sahara; quelle immagini che balenano dalla memoria, volti di commilitoni, volti resi pallidi dalla morte, che sembrano agitarsi come le fiamme nel focolare e il gioco delle ombre e delle luci che si proiettano sulla parete, mentre la legna crepita, fumando: sono quadri potenti, degni di un grande scrittore.<\/p>\n<p>Peccato che un libro cos\u00ec non venga letto nelle scuole; peccato che il \u00abDiario di un combattente nell&#8217;Africa Settentrionale\u00bb sia stato pressoch\u00e9 dimenticato, mentre farebbe tanto bene leggerlo ai giovani, oggi che il senso del dovere e lo spirito di sacrificio sembrano scomparsi dal nostro orizzonte spirituale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il libro di Oderisio Piscicelli Taeggi \u00abDiario di un combattente nell&#8217;Africa Settentrionale\u00bb, pubblicato da Laterza nel 1946, con prefazione di Bendetto Croce, \u00e8 una delle cose<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[87],"class_list":["post-27952","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-africa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27952","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27952"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27952\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27952"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27952"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27952"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}