{"id":27949,"date":"2016-03-20T09:19:00","date_gmt":"2016-03-20T09:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/20\/pirandello-cristiano-no-pero\/"},"modified":"2016-03-20T09:19:00","modified_gmt":"2016-03-20T09:19:00","slug":"pirandello-cristiano-no-pero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/20\/pirandello-cristiano-no-pero\/","title":{"rendered":"Pirandello cristiano? No, per\u00f2&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Ci siamo chiesti, in alcune precedenti occasioni, se Giovanni Pascoli possa considerarsi un poeta cristiano, o, almeno, vicino all&#8217;etica e alla concezione cristiana della vita, e abbiamo risposto in maniera sostanzialmente negativa (cfr. gli articoli: \u00abPascoli poeta cristiano?\u00bb e \u00abIn Pascoli, il cristianesimo aggiunge all&#8217;amore umano la speranza o la disperazione dell&#8217;eterno\u00bb, pubblicati su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bbrispettivamente il 04\/11\/2015 e il 10\/03\/2016); intendiamo, adesso, porci lo stesso interrogativo a proposito dell&#8217;opera di Luigi Pirandello, del quale ci siamo precedentemente occupati (cfr: \u00abNon si sa come?\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 08\/3\/2012, e \u00abPirandello rimprovera ai suoi personaggi la nostalgia della persona, che lui disprezza\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bbil 21\/04\/2015), ma non, specificamente, sotto questa particolare prospettiva.<\/p>\n<p>Per avviare la riflessione, prendiamo le mosse da una bellissima pagina dello storico e critico teatrale Silvio d&#8217;Amico, tratta dalla sua ormai classica \u00abStoria del teatro\u00bb (Milano, Garzanti, 1960, vol. 2, pp. 336-338):<\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8, in una commedia di Pirandello, un personaggio, un certo senatore, che vi fa una figura non bella. E si racconta che quando nel Senato del Regno entr\u00f2 inaspettatamente un signore che portava lo stesso nome, Pirandello fu pregato amichevolmente, da persona autorevole, di chiamare in altro modo il suo personaggio, per evitare un noioso equivoco. Ma il poeta rispose: &quot;E perch\u00e9? Il mio personaggio \u00e8 una creatura d&#8217;arte; ESISTE; il vostro signore nella vita conta zero, non ha una personalit\u00e0, NON ESISTE. Come volete che un personaggio esistente ceda il passo a uno inesistente? Se al vostro senatore d\u00e0 fastidio quel nome, che se lo cambi lui!&quot;. Come si vede, sotto questa boutade c&#8217;\u00e8 tutto Pirandello. Per lui, pu\u00f2 essere dubbia l&#8217;esistenza dell&#8217;uomo che in questo momento passa perla strada; ma esistono, senza alcun dubbio, don Abbondio, o Amleto, o Clitennestra. Quella che crediamo vita \u00e8 un&#8217;illusione; ma l&#8217;arte no. L&#8217;arte, per Pirandello, \u00e8 UNA REALT\u00c0.<\/em><\/p>\n<p><em>E a questa &quot;realt\u00e0&quot; si richiamano dunque certi suoi difensori &#8212; fors&#8217;anche taluni non richiesti e non autorizzati &#8212; contro coloro che avrebbero accusato il poeta di nichilismo spirituale. Dicono i difensori: se Pirandello \u00e8 un artista, per questo semplice fatto, di fare opere d&#8217;arte, non \u00e8 un nichilista. Pirandello crede per lo meno all&#8217;arte e alla realt\u00e0 che essa crea. Quando il protagonista di Enrico IV si rifugia, come abbiamo visto, nella maschera del suo imperatore, non riconosce con ci\u00f2 una realt\u00e0, quella appunto della sua maschera?<\/em><\/p>\n<p><em>D&#8217;altra parte, on \u00e8 mancato chi ha additato, specie nelle opere pirandelliane del suo secondo decennio teatrale (1926-1936), un fenomeno nuovo, e come a dire una volont\u00e0 di fede. &quot;Sagra del Signore della Nave&quot; (1924), per esempio, si conclude col trionfo dello spirito; &quot;La nuova colonia&quot; (1927) con un&#8217;apoteosi della maternit\u00e0. &quot;O di uno o di nessuno&quot; (1928) riafferma che la paternit\u00e0 non consiste in un fatto fisico, ma nel CREDERE di essere padre, o meglio ancora nel VOLERLO. &quot;Lazzaro&quot; (1928) dichiara che la fede vera non sarebbe quella nell&#8217;immortalit\u00e0 personale del meschino individuo, ma quella della vita universale, dono di Dio, e cui tutti torneremo, per riconfonderci in Lui; e ammette persino, a suo modo, il miracolo. &quot;La favola del figlio cambiato&quot; (1933) proclama che il re non \u00e8 tanto la persona coronata che materialmente incarna la sacra dignit\u00e0, quanto l&#8217;immagine che ce ne facciamo noi, che creiamo noi stessi. &#8212; A tutto questo, per\u00f2, non \u00e8 difficile rispondere che Pirandello aveva gi\u00e0 sostenuto cose non dissimili fin dai suoi primi drammi, compresi i pi\u00f9 allarmanti [per esempio &quot;L&#8217;innesto&quot;, 1918; &quot;Due in una&quot;, 1920; e addirittura &quot;Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)&quot;, dove insomma ci sono due persone che vivono contemporaneamente della fede che una creatura ignota sia Giulia e sia Lina]. Ci\u00f2 che \u00e8 meno facile, \u00e8 ammettere questo scambio tra la fede, &quot;sustanzia di cose sperate&quot;, e l&#8217;illusione: siamo davanti a un Pirandello ancora e sempre soggettivista, solipsista, e tutt&#8217;al pi\u00f9 pragmatista. N\u00e9 ci sembra il caso di rispondere con molte parole a chi ha insinuato che nell&#8217;ultimo dramma pirandelliano, &quot;Non si sa come&quot; (1934), dove l&#8217;uomo \u00e8 dipinto come un essere la cui volont\u00e0 \u00e8 impotente a resistere alle forze oscure che lo trascinano ad atti assolutamente impensati, si trovi una affermazione del Trascendente, e quindi di Dio. A noi sembra che questa, se mai, sarebbe una forza feroce, nemica; il Dio cattivo di Andreew; o mettete pure il peso del peccato originale, ma senza libero arbitrio, n\u00e9 Grazia: conclusione assolutamente opposta a quella d&#8217;un fidente attivismo cristiano.<\/em><\/p>\n<p><em>No, Pirandello \u00e8 altro; e sarebbe vano quanto irriverente trovargli giustificazioni inutili, tirandolo a diventare ci\u00f2 che non volle essere e non fu. Pirandello \u00e8 il poeta che ha espresso la tragedia d&#8217;un mondo in dissoluzione; poeta, e dunque il solo conto che gli si pu\u00f2 chiedere in sede estetica \u00e8 COME l&#8217;abbia espressa.<\/em><\/p>\n<p><em>Pirandello anima &quot;naturaliter christiana&quot;? Tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 riconoscere \u00e8 che le origini di Pirandello, e in parte della sua morale, sono in certo senso cristiane; a quel modo che cristiane erano ancora quelle del secolo laico da cui palesemente egli proviene, ancorch\u00e9 reagendovi, ossia l&#8217;Ottocento. Anche noi, parlando dell&#8217;ottocento, lo abbiamo ricordato come il secolo che ha tentato l&#8217;impresa di laicizzare la morale dei Vangeli. E bene ottocentesca \u00e8 ancora l&#8217;importanza capitale che Pirandello sembra dare all&#8217;amore fra i sessi, e alla casistica relativa; ottocentesco, italiano e siciliano (e d&#8217;origine cristiana) l&#8217;assumer ei problemi della fedelt\u00e0 e dell&#8217;infedelt\u00e0 coniugale, del sospetto e della gelosia, come motivi di dramma che pu\u00f2 giungere a una significazione universale. E palesi origini cristiane la infinita tenerezza che muove Pirandello verso il dolore umano, verso la conculcata giustizia, verso la sofferenza dei deboli e degli infelici. Altri secoli avevano cantato i grandi e gi eroi; la Tragedia classica aveva trattato i casi di &quot;personaggi&quot;; Shakespeare non era mai stato tenero per la &quot;canaglia&quot;;Moli\u00e8re aveva borghesemente rivendicato i diritti della &quot;morale naturale&quot;; Alfieri aveva additato ai contemporanei la via delle grandi virt\u00f9 civiche; Goethe si era posto i problemi di una umanit\u00e0 finalmente consapevole. Ma \u00e8 con l&#8217;Ottocento che un&#8217;arte inaugurata soprattutto dai &quot;Promessi sposi&quot; si rivolge agli umili, ne ascolta le confessioni, ne denuncia le sofferenze, piange con loro. Questa \u00e8 ancora l&#8217;arte di Pirandello. Cristiano a met\u00e0, perch\u00e9 il Cristianesimo d\u00e0 un senso al dolore, e Pirandello geme, invece, sulla sua inutilit\u00e0; egli non pu\u00f2 chiamare, coi Vangeli, &quot;BEATI coloro che piangono&quot;. Ma il fatto ch&#8217;essi piangono, glieli rende sacri; Pirandello \u00e8 tra loro, \u00e8 con loro. E questa \u00e8, fra tanta ferocia di negazione, la parola positiva ch&#8217;egli ha pronunciato.<\/em><\/p>\n<p>Benissimo: non si poteva dir meglio. D&#8217;Amico, qui, si mostra veramente non solo un grande critico e storico del teatro, ma anche un uomo di alto spessore culturale: la sua disamina si colora delle tinte calde della partecipazione umana, ma passando attraverso un lucido vaglio intellettuale: sintesi perfetta di pensiero e sensibilit\u00e0. Perfetta, in particolare, l&#8217;individuazione della dimensione &quot;ottocentesca&quot; di Pirandello (con buona pace di quanti ne han voluto fare il bardo d&#8217;una maniera totalmente nuova di fare letteratura), cos\u00ec come il riconoscimento di quanto l&#8217;Ottocento laico, e laicista, sia stato debitore dell&#8217;etica cristiana e della concezione cristiana della vita. E si pensi a tutti i personaggi piccoli, umiliati e offesi di un Emilio De Marchi; si pensi a tutti i Demetrio Pianelli, a tutte le Arabella che popolano le pagine &quot;minori&quot; del nostro Ottocento, che poi minori non sono, se non nella pigrizia intellettuale di tanti signori critici, adusi a versare sempre acqua sul bagnato, ossia a incensare sempre e solo i nomi che gi\u00e0 si sono imposti sulla scena come quelli dei &quot;grandi&quot;, e che vi restano a tempo indefinito, magari per la sola forza d&#8217;inerzia. E che dire, poi, dei &quot;vinti&quot; di Verga, e degli &quot;inetti&quot; di Federigo Tozzi (cfr. i nostri precedenti lavori \u00ab\u00c8 lecito politicizzare Verga?\u00bb e \u00abLa pi\u00f9 dolce figura femminile della letteratura italiana moderna\u00bb pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente, il 23\/11\/2011meil 26\/08\/2013; e \u00abRemigio, ne &quot;Il podere&quot; di F. Tozzi, si offre come agnello per (l&#8217;inutile) immolazione\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 28\/05\/2015). Gli inetti di Italo Svevo, invece (sia detto fra parentesi) lasciamoli perdere, tanta \u00e8 la loro superbia intellettuale e la totale assenza, nel loro autore, del sia pur minimo raggio di luce trascendente, la sua totale, rocciosa chiusura &#8212; ma sarebbe pi\u00f9 giusto dire: la sua assoluta indifferenza ed estraneit\u00e0 &#8211; alla dimensione del sacro, per non parlare del divino.<\/p>\n<p>Pirandello scrittore cristiano, dunque, in quanto coerente e legittimo continuatore di un Ottocento cristiano, o intimamente innervato dalla problematica e dalla morale cristiana, e sia pure, sovente, a sua insaputa (cio\u00e8 del secolo)? Pirandello come logico e naturale erede del primo cantore degli umili, Alessandro Manzoni? Niente affatto: una simile conclusione sarebbe enormemente pi\u00f9 grande delle premesse.<\/p>\n<p>Pirandello prova una profonda piet\u00e0 per la sofferenza umana, questo \u00e8 certo; ma \u00e8 una piet\u00e0 sterile, che rifiuta ogni tentativo di soluzione, ogni consolazione in questa o nell&#8217;altra vita, ogni e qualsiasi risposta positiva: tutto quel che i suoi personaggi sanno fare, tutto quel che <em>vogliono<\/em> fare, \u00e8 di puntare il dito contro l&#8217;universo mondo, contro la famiglia, il lavoro, i parenti, i colleghi, i vicini, i compaesani, e accusarli della loro immedicabile infelicit\u00e0: paghi della denuncia, dello sfogo bilioso, isterico, farneticante, dello sghignazzo, dell&#8217;<em>umorismo<\/em> (nel senso pirandelliano del termine), del paradosso, del surreale, del vaneggiamento, della follia in cui si dibattono e nella quale si tuffano volontariamente (come, appunto, nell&#8217;\u00abEnrico IV\u00bb: anche lui un umiliato e un offeso, dopo tutto: vogliamo dire, non il protagonista del dramma, ma l&#8217;imperatore tedesco che dovette prostrarsi a Canossa davanti al papa Gregorio VII, nel gennaio del 1077). Viene persino da domandarsi se Pirandello vorrebbe vedere consolati i suoi afflitti, e vestiti i suoi ignudi; se gli piacerebbe l&#8217;idea che possano trovare, alla fine delle loro tribolazioni, un porto di quiete che sia qualcosa di meglio delle fumisterie dell&#8217;auto-annullamento panico e vitalistico del protagonista di \u00abUno, nessuno e centomila\u00bb, o della <em>filosofia del lontano<\/em> e del <em>forestiere della vita<\/em> di Mattia Pascal.<\/p>\n<p>Se bastasse piangere sugli afflitti, se bastasse &quot;vestire gli ignudi&quot;, come recita il titolo di un&#8217;altra commedia di Pirandello (del 1922), egli sarebbe, senza dubbio, il principe degli scrittori cristiani; insieme a Pascoli, del resto: nessuno, come loro, ha saputo versare calde e sincere lacrime di partecipazione al dolore umano (e anche a quello degli animali, nel caso di Pascoli). Nell&#8217;accezione sempre pi\u00f9 vasta e fumosa, sempre pi\u00f9 generica e velleitaria, sempre pi\u00f9 esteriore e dolciastra, che il &quot;cristianesimo&quot; \u00e8 andato via, via assumendo, nel corso del Novecento e in questo inizio del ventunesimo secolo, per opera di molti sedicenti cristiani, e persino di non pochi &quot;teologi&quot; cristiani, tutto ci\u00f2 sarebbe pi\u00f9 che sufficiente a far incoronare Pirandello come un nuovo santo e profeta della religione del Vangelo; senza contare che la sua predilezione per gli &quot;ultimi&quot; piacerebbe moltissimo ai preti di sinistra e ai teologi della liberazione, e a tutta la mala razza di quei falsi cristiani i quali, dopo il Concilio Vaticano II, hanno fatto, e continuano a fare, l&#8217;impossibile per trascinare il Vangelo nell&#8217;orbita ideologica della lotta di classe e della prospettiva politica marxista o neomarxista, camuffandola sotto le mentite spoglie della &quot;giustizia&quot; cristiana (che \u00e8 una cosa completamente diversa).<\/p>\n<p>Tutto questo, per\u00f2, ad onta dei rulli di tamburo e degli squilli di fanfara, che abitualmente lo accompagnano, non c&#8217;entra col cristianesimo, perch\u00e9 svia completamente la sua intima essenza: che \u00e8 la Croce, ancora e sempre, ai tempi di Cristo come ai nostri giorni, come simbolo di morte e di rinascita <em>mediante la Grazia divina<\/em>. In quei falsi cristiani non vi \u00e8 la nozione della croce, della morte e della risurrezione, ma l&#8217;idea, apostatica e irreligiosa, di una &quot;salvezza&quot; e di una &quot;redenzione&quot; concepite tutte in chiave umana, o, semmai, concepite umanizzando, pur di tenere il punto, Dio stesso, nel senso di ridurlo ad alto patrono di una operazione interamente umana, basata su criteri puramente umani e su di una idea di &quot;giustizia&quot; sempre e soltanto umana; cos\u00ec come in Pirandello \u00e8 del tutto assente la nozione della Grazia divina. Per costoro, tutto quel che importa \u00e8 la giustizia qui, sulla terra; per Pirandello, il mondo \u00e8 assurdo, e la vita \u00e8 solo una tragica beffa. Gli uni pensano ad una auto-redenzione dell&#8217;uomo, realizzata, nei fatti (e tralasciando le loro ampollose disquisizioni ed elucubrazioni teologiche) con le sue sole forze, in chiave immanentistica; l&#8217;altro dispera di qualunque possibilit\u00e0 di redenzione, pago di contemplare la desolazione e la follia universali. Pi\u00f9 anticristiani di cos\u00ec, sia quelli che questo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci siamo chiesti, in alcune precedenti occasioni, se Giovanni Pascoli possa considerarsi un poeta cristiano, o, almeno, vicino all&#8217;etica e alla concezione cristiana della vita, e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[166,192],"class_list":["post-27949","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-giovanni-pascoli","tag-luigi-pirandello"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27949","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27949"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27949\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27949"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27949"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27949"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}