{"id":27948,"date":"2010-05-03T08:59:00","date_gmt":"2010-05-03T08:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/05\/03\/pioppi\/"},"modified":"2010-05-03T08:59:00","modified_gmt":"2010-05-03T08:59:00","slug":"pioppi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/05\/03\/pioppi\/","title":{"rendered":"Pioppi"},"content":{"rendered":"<p>Da un giorno all&#8217;altro la primavera \u00e8 esplosa nel folto dei pioppi che svettano in riva al fiume, presso il ponte.<\/p>\n<p>Si tratta di alcuni pioppi cipressini (\u00abPopulus pyramidalis\u00bb), di almeno venti metri, stretti insieme a formare un delizioso boschetto che sembra ancora pi\u00f9 alto, poich\u00e9 sorge sul ciglio della breve ma ripida scarpata che sovrasta la corrente.<\/p>\n<p>Fino a ieri i loro tronchi alti e diritti si slanciavano verso l&#8217;alto nella loro nudit\u00e0 invernale: spogli, senza bellezza, senza splendore.<\/p>\n<p>Oggi, di colpo, appaiono adornati del loro magnifico manto primaverile, con le foglioline color verde tenero che si muovono al vento e fanno tremolare la vista in una gloria di luce, di vita, di armonia.<\/p>\n<p>I pioppi, in questo momento veramente magico della natura che va dalla fine di aprile agli inizi di maggio, sembrano pervasi da un fremito di vita tutto particolare, diverso a quello di ogni altro momento dell&#8217;anno.<\/p>\n<p>Le rondini da poco arrivate e gli altri uccelli che svolazzano loro intorno, riempiendo l&#8217;aria del loro stridio festoso e rigando il cielo di velocissimi voli, aumentano quel fascino indefinibile, ma non ne sono all&#8217;origine.<\/p>\n<p>Questi sono i giorni azzurri, i pi\u00f9 dolci e profumati dell&#8217;anno, quando tutto sembra emanare una misteriosa soavit\u00e0 e si respira nell&#8217;aria un che di vago e indefinito che giunge a sfiorare le corde pi\u00f9 profonde dell&#8217;anima, strappandone una nostalgia senza nome.<\/p>\n<p>L&#8217;odore intenso della vegetazione che sboccia \u00e8 come una droga o un potente stimolante, penetra al fondo dell&#8217;essere e s&#8217;insinua nelle pieghe pi\u00f9 riposte, con tutta la sua carica di promesse e di sottile sensualit\u00e0.<\/p>\n<p>E intanto la luce del sole, mano a mano che il giorno avanza, si posa sulla chioma dei pioppi e strappa alle minute foglioline, protese in cima ai loro lunghi piccioli, innumerevoli scaglie d&#8217;incomparabile fulgore, in perenne movimento: come pennellate incandescenti che incendiano la tela di un pittore sovrumano.<\/p>\n<p>\u00c8 uno spettacolo semplicemente meraviglioso, tale da lasciare a bocca aperta quanti sappiano fermarsi per vederlo: non esistono parole per descriverlo, \u00e8 una cosa che parla direttamente alle fibre pi\u00f9 intime dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>I pioppi che svettano nella gloria del loro fogliame novello, stagliandosi contro l&#8217;azzurro infinito, solcato da esili cirri dalle curve eleganti, paiono le viventi colonne di una grandiosa cattedrale a cielo aperto, spalancata sull&#8217;immensit\u00e0 del mondo.<\/p>\n<p>Il movimento continuo, vivacissimo delle foglioline che tremano alla carezza del vento le anima in maniera quasi umana e da quei tronchi giganteschi, eppure snelli e leggiadri, si sprigiona una forza soave, fatta di leggerezza, oltre che di potenza.<\/p>\n<p>Sembra che quel fremito voglia dire qualche cosa; che stia parlando in un linguaggio misterioso e tuttavia preciso e intenzionale: ed \u00e8 impossibile sottrarsi all&#8217;impressione che quel messaggio sia diretto a ciascuno di noi, che a ciascuno si rivolga in modo personale.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 davvero la verde casa della natura, nella quale possiamo intravedere quel legame ancestrale, gioioso, che univa ad essa i nostri progenitori, nel tempo in cui questi ultimi non conoscevano la realt\u00e0 solo per mezzo della ragione strumentale e calcolante, ma con la totalit\u00e0 e la profondit\u00e0 del loro essere&#8230;<\/p>\n<p>* * * * *<\/p>\n<p>Ora la luce del giorno incomincia ad attenuarsi ed il sole si avvicina alle vette dei monti, a occidente, spargendo fra le nubi lontane i suoi raggio obliqui, in una fantasmagoria di riflessi e di magici splendori.<\/p>\n<p>Il linguaggio dei pioppi, il linguaggio degli alberi \u00e8 chiaro, come lo \u00e8 quello di ogni altro essere vivente in natura: \u00e8 una preghiera; pi\u00f9 precisamente, una preghiera di lode e di ringraziamento nei confronti dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Solo il linguaggio degli uomini \u00e8 ambiguo; solo il linguaggio degli uomini \u00e8 intriso di folli brame e di assurdi timori e non si unisce alla lode e al ringraziamento universali, ma si avvolge su se stesso in faticosi balbettamenti e prorompe, talvolta, in autentiche bestemmie.<\/p>\n<p>Il linguaggio umano \u00e8 ambiguo perch\u00e9 l&#8217;anima della maggior parte degli esseri umani \u00e8 colma di ambiguit\u00e0, contraddizioni, ferite non rimarginate e nodi irrisolti; perch\u00e9 l&#8217;anima della maggior parte degli esseri umani \u00e8 tormentata da tensioni che le impediscono di vivere in pace con se stessa e con il mondo.<\/p>\n<p>Vi possono essere, ad esempio, delle esperienze cos\u00ec dolorose, che coloro i quali le hanno vissute decidono di chiudere le corrispondenti stanze della propria anima e ne gettano via la chiave: ma \u00e8 chiaro che, cos\u00ec facendo, esse accumulano un certo numero di contraddizioni esistenziale, le quali, presto o tardi, finiranno per venire al pettine; n\u00e9 ci si pu\u00f2 aspettare che il linguaggio di costoro sia un esempio di chiarezza e linearit\u00e0.<\/p>\n<p>Quando non \u00e8 ambiguo, troppo spesso il linguaggio degli umani \u00e8 intriso di pessimismo e di negativit\u00e0, come se fosse scontato che nulla di buono e di bello possiamo attenderci dalla vita, se non strappandole qualche raro e fortunato momento di evasione.<\/p>\n<p>Vi sono persone che se ne vanno per la via, curve e tristi, con lo sguardo spento e una piega amara sulla bocca, come se il mondo, per loro, avesse perduto definitivamente ogni incanto e ogni splendore. \u00c8 commovente immaginarsele come dovevano essere a dodici, a quindici, a diciotto anni: quando anche per loro vi sar\u00e0 stato un momento di speranza, se non di gioia; quando anche a loro il futuro sar\u00e0 apparso carico di promesse, e sia pure vaghe e indistinte.<\/p>\n<p>Ma poi qualche cosa \u00e8 successo; le speranze si sono infrante, oppure sono lentamente inaridite; l&#8217;orizzonte si \u00e8 ristretto sempre di pi\u00f9; e alla fine esse si sono arrese, si sono lasciate vivere sempre pi\u00f9 stancamente, sempre pi\u00f9 vuote e rassegnate, magari con l&#8217;aiuto massiccio di farmaci per tenere a bada l&#8217;angoscia, la depressione, l&#8217;insonnia e l&#8217;infelicit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco, questa infine \u00e8 la parola che non si vorrebbe pronunciare mai, come se si trattasse di un parente povero che nessuno vuol riconoscere: l&#8217;infelicit\u00e0. La maggior parte delle persone conduce una esistenza infelice, fino ad ammalarsene, fino a spegnere in s\u00e9 ogni slancio verso il domani, ogni senso di incanto verso lo splendore della vita.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi che il linguaggio degli esseri umani sia cos\u00ec stentato, contraddittorio, cacofonico; a cominciare dal linguaggio pi\u00f9 immediato di tutti, quello del corpo e dell&#8217;espressione del viso. Passare in rassegna lo sguardo delle persone che si incrociano nel corso della giornata vuol dire fare la contabilit\u00e0 di una maggioranza schiacciante di vite infelici, rinunciatarie, straziate, ferite a morte.<\/p>\n<p>Le parole che salgono alle labbra di tutta questa massa sofferente e disperata sono parole tristi, cupe, rassegnate o incollerite; non certo parole di lode e di ringraziamento. E, nel coro, sovente le pi\u00f9 affrante e le pi\u00f9 scoraggiate sono proprio quelle degli uomini di cultura, degli intellettuali, degli educatori, a cominciare dai genitori: cio\u00e8 proprio coloro che dovrebbero rischiarare il cammino agli altri e mostrare il cammino alla giovent\u00f9.<\/p>\n<p>Gli adulti non raccontano pi\u00f9 le fiabe ai loro bambini; non mostrano loro, con accento ammirato, le meraviglie della natura; non insegnano loro a godere del prodigio della vita e a ringraziarla per tutto quanto essa ci rende possibile.<\/p>\n<p>In compenso, le parole vuote e demenziali della televisione coprono tutto, uniformano tutto, svuotano i cuori e le menti di ogni nobile impulso, di ogni slancio dell&#8217;anima verso l&#8217;assoluto e introducono sterili capricci e brame materiali, in luogo di forti proponimenti e purezza di ideali. E tutto sprofonda in un grigiore indistinto, in una mediocrit\u00e0 eretta a sistema.<\/p>\n<p>* * * * *<\/p>\n<p>Dovremmo imparare dagli alberi, dovremmo prendere esempio da questi pioppi che fremono e si scuotono nel vento di primavera, rinnovando lo spettacolo meraviglioso della vita.<\/p>\n<p>Gli alberi accettano con riconoscenza il sole e la pioggia, la carezza della primavera e le unghiate dell&#8217;inverno; saggi, pazienti, imperturbabili. Radicati nel terreno, sanno chi sono e non hanno fretta, non hanno smanie o frenesie.<\/p>\n<p>La loro forza \u00e8 tranquilla, raccolta, quasi dissimulata, ma enorme. Dall&#8217;alto delle loro chiome ondeggianti hanno visto passare uomini e cose, tempi e stagioni; ma loro rimangono, saldi e tenaci, e vedranno molte altre stagioni, quando la nostra sar\u00e0 terminata.<\/p>\n<p>Sono in pace con se stessi; e, nel mondo, ci stanno bene, alzando gioiosamente i rami verso la luce del sole e offrendo la chioma alla carezza del vento.<\/p>\n<p>Noi umani, e specialmente noi figli della modernit\u00e0, abbiamo smarrito il nostro posto nella natura, da quando abbiamo deciso, in nome della Ragione e del Progresso, di dichiararle guerra; e abbiamo perduto la pace con noi stessi.<\/p>\n<p>In effetti, le due cose sono collegate; sono le due facce di una stessa medaglia: abbiamo perduto la pace con noi stessi perch\u00e9 abbiamo smarrito il nostro posto nell&#8217;ordine armonioso della natura; e viceversa, abbiamo smarrito quel posto perch\u00e9 non siano pi\u00f9 capaci di convivere armoniosamente con noi stessi, con la nostra parte pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p>Essere in guerra con la natura vuol dire essere in guerra con se stessi; vuol dire essere infelici e disperati, magari dietro la maschera della sicurezza e dell&#8217;arroganza. Ma \u00e8 solo una falsa sicurezza che non inganna nessuno, e soprattutto non tranquillizza l&#8217;inquietudine interiore. Sentiamo di aver vinto tutti i nemici esterni, ma al prezzo di essere divenuti nemici della nostra parte pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 vera.<\/p>\n<p>Quando torneremo a volerci bene, quando capiremo l&#8217;importanza di fare la pace con noi stessi e di ritrovare l&#8217;amicizia con la nostra parte pi\u00f9 intima e autentica?<\/p>\n<p>Quando la smetteremo di vivere come in un perpetuo esilio, circondati da mille oggetto costosi e da ninnoli tecnologici, ma tagliati fuori dai sentimenti che, soli, possono restituirci il significato della nostra vita?<\/p>\n<p>Dobbiamo imparare da loro, dai pioppi che svettano nella chiara luce di maggio e porgono la chioma all&#8217;aria odorosa di terra bagnata.<\/p>\n<p>Come loro, dobbiamo tornare a guardare verso l&#8217;alto, a offrirci in dono alla luce, come tante scintille dell&#8217;unica realt\u00e0 da cui proveniamo e alla quale torneremo, al termine del nostro pellegrinaggio: l&#8217;Essere perfetto e incorruttibile.<\/p>\n<p>Come essi attingono forza e salute dall&#8217;acqua, dall&#8217;aria e dalla luce, cos\u00ec anche noi dobbiamo tornare ad abbeverarci alla fontana perenne dell&#8217;Essere, che ci trasmette pensieri lieti e luminosi e disperde quelli cupi e scoraggianti.<\/p>\n<p>Siamo fatti per la luce, siamo fatti per la felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Lasciamo che i cattivi maestri, i maestri del dubbio sistematico, della disperazione, dell&#8217;odio e del disprezzo, ripetano le loro logore parole astiose o rassegnate e apriamoci alla dimensione della speranza.<\/p>\n<p>Un cielo immenso, sfolgorante si apre sopra di noi.<\/p>\n<p>Dobbiamo solo imparare a vederlo.<\/p>\n<p>Possiamo riuscirci, perch\u00e9 una scintilla di quel cielo \u00e8 gi\u00e0 qui, fin da adesso, dentro di noi; ed \u00e8 essa che ci sospinge verso l&#8217;alto, attratta da una fortissima nostalgia dell&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Il nostro destino non \u00e8 quello di languire al buio o di chiudere tristemente, l&#8217;una dopo l&#8217;altra, le stanze della nostra vasta dimora; ogni stanza che chiudiamo \u00e8 come una parte di noi stessi che viene eliminata, finch\u00e9 ci troviamo a vivere in uno spazio sempre pi\u00f9 angusto, sempre pi\u00f9 squallido e asfittico.<\/p>\n<p>Al contrario, dobbiamo spalancare tutte le porte e tutte le finestre, lasciandoci inondare dalla luce.<\/p>\n<p>E poi, nulla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da un giorno all&#8217;altro la primavera \u00e8 esplosa nel folto dei pioppi che svettano in riva al fiume, presso il ponte. 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