{"id":27937,"date":"2009-05-05T08:38:00","date_gmt":"2009-05-05T08:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/05\/un-quadro-al-giorno-polittico-di-maria-vergine-di-pino-casarini-1959-61\/"},"modified":"2009-05-05T08:38:00","modified_gmt":"2009-05-05T08:38:00","slug":"un-quadro-al-giorno-polittico-di-maria-vergine-di-pino-casarini-1959-61","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/05\/un-quadro-al-giorno-polittico-di-maria-vergine-di-pino-casarini-1959-61\/","title":{"rendered":"Un quadro al giorno: \u00abPolittico di Maria Vergine\u00bb di Pino Casarini (1959-61)"},"content":{"rendered":"<p>La chiesa parrocchiale della beata Vergine di Lourdes, a Conegliano, \u00e8 nata come cappella dell&#8217;Opera per l&#8217;Assistenza alle Lavoratrici, fondata nel 1948 a Francenigo e trasferitasi a Conegliano nel 1948. \u00c8 stata eretta a parrocchia nel 1950, con il titolo che porta ancor oggi. Nel 1954 la vecchia cappella \u00e8 stata sostituita con il nuovo edificio, progettato dall&#8217;architetto Riccardo Bertoja nel 1949.<\/p>\n<p>L&#8217;architettura \u00e8 caratterizzata da una struttura fortemente geometrica, con prevalenza delle forme triangolari, sia all&#8217;interno che all&#8217;esterno, e da una sostanziale coincidenza dei motivi decorativi e della funzione portante. Al centro della facciata, dall&#8217;impianto cuspidato e dal protiro aggettante, all&#8217;interno di una nicchia, \u00e8 collocata la statua della Madonna di Lourdes, che sembra raccogliere le spinte ascensionali dei grandi finestroni stretti ed altissimi.<\/p>\n<p>L&#8217;interno dell&#8217;edificio, a sviluppo prevalentemente verticale, ha qualcosa delle antiche cattedrali gotiche, con il suo slancio verso l&#8217;alto e la sua pensosa, raccolta atmosfera mistica. Esso \u00e8 pervaso da una luminosit\u00e0 discreta, che gli ampi finestroni scandiscono secondo un ritmo ben preciso, grazie all&#8217;orientamento nord-sud dell&#8217;edificio sacro: al mattino la luce viene da destra e sembra schiarire le superfici; nel pomeriggio, da sinistra e sembra accarezzare lievemente le pareti, quasi depositandovi una patina color panna e creando un&#8217;atmosfera tutta particolare, densa di suggestione e di raccoglimento.<\/p>\n<p>Dal punto di vista artistico, questa chiesa contiene un tesoro poco conosciuto anche dagli stessi abitanti del quartiere e della citt\u00e0: il ciclo pittorico di Pino Casarini (Verona, 1897-1972), artista straordinario, uno dei protagonisti del XX secolo, oggi ingiustamente dimenticato, al punto che il suo nome non compare n\u00e9 nella \u00abEnciclopedia Biografica Universale\u00bb dell&#8217;Istituto Treccani, n\u00e9 nella \u00abEnciclopedia Universale dell&#8217;Arte\u00bb della Garzanti.<\/p>\n<p>Anche se il maestro veronese \u00e8 meglio conosciuto &#8211; oltre che per una serie di ritratti, nature morte, nudi e altre opere di soggetto profano &#8211; per i due grandiosi cicli pittorici della cattedrale di Ceneda, a Vittorio Veneto (1944), incentrato sulla figura del vescovo San Tiziano, e del duomo di San Nicol\u00f2 a Sacile (1946), culminante nei due potenti affreschi della Crocifissione e della Risurrezione, egli ha lavorato appositamente, nel biennio 1959-61, per realizzare la decorazione di questa chiesa coneglianese e particolarmente per il complesso polittico dedicato a Maria Vergine, che ne costituisce l&#8217;elemento centrale.<\/p>\n<p>Il polittico di Pino Casarini \u00e8 collocato dietro l&#8217;altare maggiore, in uno spazio ristretto che funge da abside.<\/p>\n<p>Il riquadro centrale raffigura l&#8217;Immacolata Concezione; gli fanno cornice dieci tavole di dimensioni minori, ciascuna delle quali \u00e8 dedicata a un momento della vita della Vergine.<\/p>\n<p>Nelle due tavole inferiori sono ritratti l&#8217;Annunciazione (a destra) e la Presentazione al Tempio (a sinistra); nelle tre tavole al di sopra di queste, e al di sotto della pala centrale, lo Sposalizio (a sinistra), la Visitazione e le Nozze di Cana (al centro), la Crocifissione (a destra); nelle due tavole a sinistra di a quella centrale, l&#8217;Incoronazione (sopra) e la Dormitio Virginis (sotto); infine, nelle due tavole a destra, l&#8217;Assunzione (sopra) e la Pentecoste (sotto).<\/p>\n<p>Cos\u00ec presenta Silvia Bevilacqua il complesso figurativo di Pino Casarini nel libro \u00abChiese di Conegliano. Storia e guida alla visita\u00bb (a cura di Carlotta Candiani, Vittorio Veneto, De Bastiani Editore, 2000):<\/p>\n<p>\u00abVero patrimonio di questa chiesa sono certo le opere appositamente realizzate tra il 1959 e il 1961 dal pittore Pino Casarini di Verona (1897-1972), artista che fu partecipe ai dibattiti sull&#8217;arte del suo tempo e che si dedic\u00f2 con continuit\u00e0 ai soggetti sacri. Anche in queste opere della maturit\u00e0 si leggono con chiarezza i presupposti teorici della sua pittura. \u00c8 alla figura umana, resa mediante gesti univoci, volumi definiti e cromaticamente compositi, che l&#8217;artista affida la forza espressiva della composizione, rifiutando lo sfondo paesaggistico. Altrettanto esplicita \u00e8 la ricerca dell&#8217;originariet\u00e0 della pittura che egli deriva dall&#8217;esperienza dei maestri del Quattrocento toscano e veneto, dalla pittura bizantina e dai mosaici di San Marco. Le &quot;Stazioni della Via Crucis&quot; sono una riproposta dei fondi oro della pittura toscana del Trecento, in cui l&#8217;irreale fondale si anima di allungate figure dai calibrati gesti; nella tavola con la &quot;Nativit\u00e0&quot; e &quot;L&#8217;Adorazione dei Magi&quot; che funge da paliotto, si ritrovano anche gli elementi che caratterizzano i bozzetti realizzati da Casarini per le scenografie dell&#8217;Arena di Verona. Un polittico domina lo spazio strombato della contratta abside: il riquadro centrale raffigura &quot;L&#8217;Immacolata&quot;, mentre lo circondano dieci tavolette in cui ben si individuano le scene mai ripetitive io retoriche della &quot;Vota della Vergine&quot; [&#8230;]\u00bb<\/p>\n<p>In effetti, il polittico coneglianese dell&#8217;Immacolata di Lourdes compendia alcuni dei risultati pi\u00f9 maturi dell&#8217;arte di Pino Casarini, questo maestro che sembra aver abbracciato e compendiato l&#8217;intera parabola dell&#8217;arte italiana ed europea da Giotto, al Rinascimento, alla pittura di C\u00e9zanne, degli espressionisti, dei cubisti e di Picasso.<\/p>\n<p>Mentre negli affreschi di Vittorio Veneto e di Sacile, cos\u00ec come &#8211; del resto &#8211; nelle scenografie per l&#8217;Arena di Verona e negli affreschi del Salone dei Concerti a Castelvecchio, nonch\u00e9 nel grande affresco raffigurante il dogma dell&#8217;Assunta nell&#8217;abside del tempio votivo, sempre a Verona, Casarini ha dato espressione alla sua vena monumentale e drammatica e ad un gusto cromatico potentemente evocativo, nel polittico di Conegliano si notano le caratteristiche della \u00absvolta\u00bbche, gi\u00e0 da alcuni anni, lo aveva portato a privilegiare l&#8217;essenzialit\u00e0 della figura e la purezza della linea, sulle orme della tradizione toscana e veneta del Quattrocento.<\/p>\n<p>Ogni singola scena del polittico \u00e8 isolata nello spazio e come fuori del tempo, stagliandosi su uno sfondo dorato che elimina completamente il paesaggio e contribuisce ad alleggerire e quasi a spiritualizzare le figure, che tendono a smaterializzarsi e a rivelare la dimensione sacra ed eterna di cui sono investite.<\/p>\n<p>Ha scritto il critico Giorgio Fossaluzza nel volume \u00abLa Collezione Casarini a Sacile\u00bb, edito per commemorare la Mostra a lui dedicata presso il Palazzo Bigia di Sacile il 23 aprile- 30 giugno 1992 (Edizioni Canova, Treviso, 1992, pp. 26-31):<\/p>\n<p>\u00abLa riflessione sugli affreschi di Sacile [&#8230;] segnano il passaggio stilistico fondamentale maturato da Casarini anche nell&#8217;arte sacra attorno a questi anni Quaranta. Aiutano a comprendere la portata di una evolutiva e diversa scelta di campo culturale rispetto alle sue opere sacre ancora degli anni venti e primi anni Trenta: dapprima ancora legate a certo retaggio simbolista e, pertanto, pi\u00f9 facilmente accostabili sul piano dello spiritualismo privilegiato da Polvara e dalla rivista &quot;Arte Cristiana&quot; di quegli anni. Nel giudizio espresso da Polvara a proposito degli affreschi di Sacile, per come lo presenta Casarini, sembra di cogliere ancora una preferenza per quelle opere eseguite dal pittore in chiese trentine illustrate in tale rivista da Antonio Avena nel 1934.<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 nel 1932 Casarini, proprio nell&#8217;affresco che gli meriter\u00e0 il premio alla Esposizione Internazionale d&#8217;Arte Sacra Cristiana Moderna di Padova, raffigurante il &quot;Beato Luca Belludi, sant&#8217;Antonio da Padova e la beata Elena Anselmini&quot; egli era passato, attraverso una dimensione purista, che decanta certe cadenze Jugendstil precedenti, a una sorta di costruttivismo formale pi\u00f9 sostenuto pur nel rispetto, anzi in una nuova intonazione spirituale neoprimitivista, che gli fa acquisire quasi, in luogo della suggestione simbolista, una sua na\u00efvet\u00e9.<\/p>\n<p>Certo nell&#8217;ottica di Polvara risultava meno comprensibile il risultato successivo, a Vittorio veneto e a Sacile, per via di una scelta a tutto campo in favore di una &quot;ambientazione storica vitale&quot;, di un metodo per raggiungere un&#8217;esaltazione dei &quot;momenti ideali&quot; &quot;&#8230;per mezzo di vivi ed efficaci riferimenti con la natura (direi col naturale) fuori da &#8216;verismi&#8217; mortalmente negativi in arte&#8230;&quot; [sono espressioni tratte dalle lettere di Casarini del 1946].<\/p>\n<p>Un procedimento stilistico che implicava ancora, in questo momento, ma risolveva anche, in modo maturo, il rapporto con la pittura rinascimentale, il cui coinvolgimento nel linguaggio dell&#8217;arte sacra era piuttosto salutato favorevolmente in questi anni dall&#8217;arcivescovo Celso Costantini.<\/p>\n<p>Il riscontro critico pi\u00f9 rimarchevole a proposito d tale evoluzione stilistica di Casarini in arte sacra pu\u00f2 essere mutuato dalla posizione autorevolissima, e non sospetta per sua formazione e interessi culturali, come quella espressa da Rodolfo Pallucchini che, presentando il pittore proprio nel 1945, gli d\u00e0 atto di aver &quot;infilato senza dubbio una strada difficile, non curandosi di mode, di facili richiami e di non meno facili successi&quot;. Questo soprattutto perch\u00e9 &quot;inventare o meglio comporre, creando rapporti di linee, di colori e di luci attorno ad un nucleo narrativo ed umano, \u00e8 sembrato ai contemporanei talvolta un lusso inutile, uno spreco di energie: e spesso si \u00e8 sacrificato tutto ad una sintesi che diveniva pigrizia mentale. Casarini invece ha insistito sulla sua strada, abbandonandosi al suo estro fantastico e pensoso ad un tempo: e la sua pittura \u00e8 venuta man mano solidificandosi, direi purificandosi da scorie illustrative o facilmente pittoresche&quot;.<\/p>\n<p>Sono osservazioni che si attagliano perfettamente a quanto svolto a Vittorio veneto ed era in progetto a Sacile, specie in riferimento ai pi\u00f9 consoni svolgimenti di una tematica neotestamentaria di un accadimento, di una sacra rappresentazione, larga immediata solenne che non in una tematica pi\u00f9 celebrativa, come nella stessa parete di fondo del presbiterio del duomo sacilese. In essi Casarini fa uso di un cromatismo pi\u00f9 alto e lucido, abbandona la intonazione cupa, statuaria , il monocromo della cultura precedente neogiottesca (che ancora almeno un poco si avverte ad esempio negli Apostoli solidamente collocati in una scabra architettura dipinta sulla parete di imposta dell&#8217;arco trionfale), per assommare spunti di matrice tanto pierfrancescana secondo un interesse di gusto e culturale ben diffuso negli anni Trenta e Quaranta, ma anche una volta di pi\u00f9 veronesiana per certe scelte di colore timbrico e l&#8217;alternanza di partiture cromatiche candenti.<\/p>\n<p>Questa soluzione estetica teorizzata gi\u00e0 nel 1946 rimane un punto di riferimento costante nell&#8217;arte sacra anche rispetto a una crisi subentrata e a una lunghissima e provata meditazione di cui sono la testimonianza diretta anche i contemporanei scritti sulla pittura con cui si misura con Picasso e la svolta da lui impressa. In essa vi sono le premesse per certe svolte figurative pi\u00f9 &#8216;moderne&#8217;, in senso proprio picassiano, che egli attraversa dallo scorcio degli anni Quaranta. \u00c8 un&#8217;acqusizione vigile, cosciente, non una sbandata transitoria, n\u00e9 tantomeno \u00e8 un&#8217;istigazione a un radicalismo, come fu per altri. Ci\u00f2 proprio in ragione di un attaccamento al naturale, al sentimento per cui questo contatto, sempre mantenuto, con una &#8216;realt\u00e0 storica&#8217; gli fa evitare, tanto pi\u00f9 nell&#8217;arte sacra, il simbolismo o certa pi\u00f9 ellittica allusivit\u00e0 anche quando, osservando in termini pi\u00f9 superficialmente formali, snellisce il segno, organizza la figurazione in maniera diversamente plastica, o si \u00e8 in presenza di pi\u00f9 forte stilizzazione. Anche quando \u00e8 in occasione di pi\u00f9 forti istanze circa una complessa tematica figurativa d&#8217;arte sacra, deliberatamente abbracciante un complesso riscontro scritturale divenuto talvolta un po&#8217; troppo compendiario, come a Nave negli ani Sessanta (1965-69) o nel Polittico in San Pietro e paolo a Vittorio Veneto (1969), in cui si recupera certo simbolismo, o in quello della chiesa della Immacolata di Lourdes a Conegliano (1959-61) che accondiscende poi ad aspetti pi\u00f9 decorativi, astrattizzanti, o nell&#8217;organico apparato figurativo della Cappella funeraria Della Valentina di Sacile (1956). A nave o a Cordovado (1962) tali contenuti tematici, che si devono inquadrare nell&#8217;ambito di uno sperimentalismo iconografico post-conciliare da parte della committenza stessa, lo spingono a tentare a volte, rispetto all&#8217;antica costruttivit\u00e0 sua neorinascimentale, soluzioni si direbbe tanto &#8216;neogotiche&#8217; in senso formale, accarezzate con richiami a spunti nordici o espressionistici (come nel Giudizio di Cordovado o nel Crocifisso di Nave), ma anche ad acquisire un fondo linguistico in senso generale &#8216;gotico&#8217;, inteso quindi come procedimento stilistico accelerato per &quot;far balenare al di l\u00e0 della figura l&#8217;immagine fantastica&quot; [Possamai]. Queste stesse pluridirezionali tensioni si essenzializzano, infine. Lo si osserva nel passaggio stilistico tra le pi\u00f9 plastiche chiaroscurate porte di Cordovado del 1967 e quelle invece del duomo stesso di Sacile incompiute e per lui conclusive, nel 1972. Un&#8217;organizzazione pi\u00f9 pulita in queste ultime, un senso della materia che si affina, in cui egli meno si compiace degli effetti materici, in favore piuttosto di una giustezza della linea contorta e piegata e provata ne fuoco che si direbbe pervadere e consumare la figurazione pi\u00f9 molle, pi\u00f9 dosata dal premere delle dita sulla materia.<\/p>\n<p>Una riacquisizione del contorno scabro e la nettezza e la voluta povert\u00e0 di senso compositivo incorniciano le formelle di un&#8217;ultima storia sacra a Sacile, con un semplificato unico stacco dimensionale sulla lastra di fondo, nuda.\u00bb<\/p>\n<p>Tutto giusto; solo, avanziamo qualche riserva circa l&#8217;osservazione sul simbolismo che, nel polittico dell&#8217;Immacolata di Lourdes, indulgerebbe a gusti pi\u00f9 decorativi e tendenti all&#8217;arte astratta. Al contrario, ci sembra che, nel polittico della Vergine Maria, l&#8217;arte pittorica di Casarini raggiunga il vertice dell&#8217;essenzialit\u00e0 compositiva, della purezza cromatica, riducendo il discorso figurativo a una grammatica volutamente semplificata, sfrondata di tutto ci\u00f2 che \u00e8 secondario e ininfluente dal punto di vista del contenuto psicologico e della verit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Si prenda la pala centrale raffigurante l&#8217;Immacolata Concezione. Maria tiene in braccio il Divino Figlio; alle sue palle fanno capolino due angioletti; ai piedi del trono su cui \u00e8 assisa, ai due lati, due arcangeli montano la guardia; ai loro piedi, il Diavolo urla e si contorce inutilmente al suolo, reso impotente dalle armi di quelli.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 semplicit\u00e0, grazia, ordine e rigore strutturale; la sintassi dell&#8217;opera non si concede il bench\u00e9 minimo elemento superfluo; l&#8217;insieme si regge su di un equilibrio straordinario tra la grazia rinascimentale e la sobriet\u00e0 medievale, senza dimenticare la solidit\u00e0 dei volumi propria del cubismo, resa per\u00f2 leggera e quasi vaporosa dai colori brillanti e dallo sfondo dorato totalmente spoglio di elementi naturalistici o architettonici.<\/p>\n<p>Raramente un&#8217;opera d&#8217;arte moderna \u00e8 riuscita ad esprimere una tradizione cos\u00ec densa e compatta, servendosi, al tempo stesso, di un linguaggio cos\u00ec lieve ed aereo, cos\u00ec elegantemente arioso e pur sapientemente orchestrato con geometrico nitore.<\/p>\n<p>Solo un grande maestro poteva essere capace di tanto.<\/p>\n<p>Un grande maestro che, come non sempre lo sono i grandi, sapeva essere anche estremamente modesto e generoso (al punto di accontentarsi di compensi modesti e di far dono di non poche delle sue opere, anche di arte sacra); e che, bench\u00e9 fosse attivamente impegnato nel dibattito teorico sull&#8217;arte contemporanea, quando prendeva in mano il pennello, non si faceva appesantire dal suo enorme bagaglio culturale, ma lasciava che a guidarlo fossero un sicuro intuito e una potente ispirazione, raggiungendo risultati di una eccezionale qualit\u00e0 compositiva e cromatica, quale \u00e8 concessa solo a chi \u00e8 realmente capace di farsi strumento di una forza pi\u00f9 grande di lui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa parrocchiale della beata Vergine di Lourdes, a Conegliano, \u00e8 nata come cappella dell&#8217;Opera per l&#8217;Assistenza alle Lavoratrici, fondata nel 1948 a Francenigo e trasferitasi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30176,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[11,24],"tags":[109],"class_list":["post-27937","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-quadro-al-giorno","category-pittura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-pittura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27937","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27937"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27937\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30176"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27937"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27937"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27937"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}