{"id":27931,"date":"2009-08-21T11:40:00","date_gmt":"2009-08-21T11:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/21\/una-pagina-al-giorno-il-mito-del-giardino-di-p-porcinai-a-mordini\/"},"modified":"2009-08-21T11:40:00","modified_gmt":"2009-08-21T11:40:00","slug":"una-pagina-al-giorno-il-mito-del-giardino-di-p-porcinai-a-mordini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/08\/21\/una-pagina-al-giorno-il-mito-del-giardino-di-p-porcinai-a-mordini\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: Il mito del giardino, di P. Porcinai A. Mordini"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa ci fanno, insieme, un celebre architetto e paesaggista italiano, diciamo uno dei maggiori del Novecento europeo, la cui prestigiosa carriera \u00e8 stata caratterizzata da innumerevoli e meritati riconoscimenti, ed un teologo e scrittore cristiano la cui vita \u00e8 stata una sequela di dolori e sofferenze, che \u00e8 sempre vissuto nell&#8217;ombra ed \u00e8 morto in silenzio, lasciando dietro di s\u00e9 una decina di libri di alta spiritualit\u00e0, ma del tutto sconosciuti al grande pubblico?<\/p>\n<p>\u00c8 quello che potrebbe chiedersi il bibliofilo curioso il quale, sostando fra le bancarelle dei libri usati, si imbatta in uno dei tanti volumetti della splendida enciclopedia tascabile \u00abElite. Le arti e gli stili in ogni tempo e paese\u00bb, edita negli anni Sessanta del secolo scorso dalla benemerita Casa editrice Fratelli Fabbri di Milano, che tante famiglie italiane ha arricchito di opere culturali splendidamente illustrate, a cominciare dalla \u00abBibbia\u00bb e dalla \u00abDivina Commedia\u00bb.<\/p>\n<p>Il volumetto al quale ci riferiamo, meravigliosamente rilegato in cuoio rosso con il dorso dorato, \u00e8 stato pubblicato nel 1966 e si intitola \u00abGiardini d&#8217;occidente e d&#8217;oriente\u00bb, ed \u00e8 stato scritto, appunto, a quattro mani, dall&#8217;architetto e paesaggista Pietro Porcinai e dal teologo e scrittore Attilio Mordini: una accoppiata veramente interessante.<\/p>\n<p>Dal libro di Pietro Porcinai e Attilio Mordini \u00abGiardini d&#8217;occidente e d&#8217;oriente\u00bb (Milano, Fratelli Fabbri editori, 1966, pp. 7-29):<\/p>\n<p>\u00abPlinio il Vecchio (29-79 d. C.), uno degli uomini pi\u00f9 colti del proprio tempo, scriveva: &quot;Mentre l&#8217;animale per l&#8217;istinto della sua specie sa mangiare, latrare o barrire, correre o saltare, l&#8217;uomo nulla sa che non gli venga insegnato dalla tradizione dei padri. Per istinto l&#8217;uomo pu\u00f2 fare solo una cosa: piangere.&quot;<\/p>\n<p>Di qui l&#8217;importanza, in ogni manifestazione umana, dei miti e della storia.<\/p>\n<p>Per creare il suo futuro l&#8217;uomo ha sempre avuto bisogno del suo passato e quando, come oltre un secolo fa (con la modernit\u00e0) pens\u00f2 di rompere per sempre i ponti con la tradizione, dovete, dopo pochi ani, istituire la TRADIZIONE DEL NUOVO come la definisce Alfred Rosemberg.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 non soltanto per le arti, ma per ogni manifestazione della cultura umana.<\/p>\n<p>Anche solo tenendoci a una semplice constatazione dei diversi dati offertici dallo studio delle diverse mitologie, non si pu\u00f2 non notare &quot;il verificarsi di quelle costanti mitiche che di continente in continente, di millennio in millennio, si ripresentano con innegabile assolutezza a dirci&#8230; che&#8230; c&#8217;\u00e8 un perenne ricorrere di temi identici&quot; (Gillo Dorfles, &quot;Omoglossia, eteroglossia e il mito della fede&quot;.<\/p>\n<p>E questo ricorrere perenne ci sembra appunto far trasparire l&#8217;eternit\u00e0 e l&#8217;unit\u00e0 del vero, ci sembra ricondurre la smagliante molteplicit\u00e0 de simboli verso la semplicit\u00e0 dell&#8217;inesprimibile.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 poi nessuna interpretazione &quot;scientifica&quot;, storicistica o fisicistica del mito riesce a spiegarci, come notava lo stesso Cassierer in &quot;Filosofia delle forme simboliche&quot;, &quot;La peculiare realt\u00e0 che l&#8217;elemento mitico ha per la coscienza&quot;. Mentre tutto invece ci induce a &quot;considerare veramente il muto come una sorta di modo di essere e di pensare capace di mantenere agli eventi la loro realt\u00e0&#8230; ma trasferendola sopra un piano diverso d coscienza che potr\u00e0 essere volta a volta mistica, allegorica, ecc. (Gillo Dorfles, &quot;Mito e fede&quot;. Ci\u00f2 vale anche per il tema che ci accingiamo a trattare: il giardino.\u00bb<\/p>\n<p>Questa ricerca dell&#8217;essenza di ogni conoscenza umana e quindi anche della storia dell&#8217;architettura e perci\u00f2 anche di quella del giardino non mira pi\u00f9 oggi, fortunatamente, alla scoperta della notizia, dell&#8217;in-s\u00e9 storico, ma del suo essere, del suo significato, del suo insegnamento per la nostra vita. Non esiste pi\u00f9 soltanto l&#8217;interesse storico-filologico ma anche la ricerca storico-metafisica ai fini della nostra vita.<\/p>\n<p>E se anche si ricorre alla notizia (o nozione) storica \u00e8 per riconoscervi ogni volta, riplasmata in una continua sintesi (che non \u00e8 l&#8217;aggiunta d nozioni ad altre nozioni), la vera tradizione dell&#8217;architettura del giardino, il suo riapparire per insegnare alla luce delle invenzioni umane cose sempre valide perch\u00e9 pi\u00f9 vicine a quella eternit\u00e0 da cui l&#8217;uomo ebbe origine.<\/p>\n<p>In questo modesto lavoro abbiamo voluto scegliere ci\u00f2 che \u00e8 stato e sempre sar\u00e0 l&#8217;essenza, la finalit\u00e0 del giardino presso tutti i popoli.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 un giardino? Se ci proviamo a rispondere a questa domanda, ecco farsi avanti l&#8217;idea di un&#8217;opera in comune tra l&#8217;uomo e la natura vegetale. Ma ci\u00f2 non \u00e8 per nulla sufficiente alla definizione che cerchiamo: infatti, gi\u00e0 nel comune lavoro dei campi, e in ogni aspetto dell&#8217;agricoltura, si ha la collaborazione tra la natura e l&#8217;uomo. Del resto, l&#8217;antico termine greco &quot;gortos&quot; e il medesimo vocabolo latino &quot;hortus&quot;, da cui deriva appunto l&#8217;italiano &quot;orto&quot;, e quindi, attraverso il germanico, lo stesso termine di &quot;giardino&quot; non significava altro, almeno in origine, se non un appezzamento di terreno &#8211; di solito adiacente alla magione del proprietario &#8211; adibito alla coltivazione, quasi sempre per uso domestico.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 che in tutta la storia della civilt\u00e0 moderna, e a tutt&#8217;oggi, indichiamo col nome di giardino \u00e8 qualcosa di molto pi\u00f9 determinato. Si tratta di un incontro dell&#8217;opera dell&#8217;uomo con l&#8217;opera della natura vegetale, ma pi\u00f9 precisamente dell&#8217;ARCHITETTURA con la NATURA. Volendo rifarci, per comodit\u00e0, ai criteri aristotelici di MATERIA e di FORMA, diremo che, in ogni genere di coltivazione, sta dalla parte della natura l&#8217;elemento materiale, mentre, da parte dell&#8217;uomo e dell&#8217;opera sua sta l&#8217;elemento formale.<\/p>\n<p>Dal prevalere ora dell&#8217;architettura ora dell&#8217;agricoltura, o della natura (poich\u00e9 nel giardino la stessa agricoltura, una volta posta di fronte all&#8217;architettura, ha da considerarsi tutt&#8217;uno con la natura), il giardino si mostra in tutta la diversit\u00e0 dei suoi aspetti e, al tempo stesso, rivela la sua storia sin dagli inizi della pi\u00f9 antica civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Se consideriamo quale inizio della storia del giardino il IX secolo a. C. con la grande e fastosa civilt\u00e0 babilonese, si fa subito evidentissima la prevalenza dell&#8217;elemento architettonico sull&#8217;elemento naturale.<\/p>\n<p>In proposito ci piace segnalare un lavoro che &#8211; secondo noi- \u00e8 della massima importanza alla comprensione, non soltanto dei giardini d&#8217;oriente, ma del giardino in generale: si tratta di &quot;Jardins sospendus de Seramis&quot; di Sophie de Serdakowska, edito dalla Bibliot\u00e9que des Arts (Losanna, Parigi).. La Serdakowska indica quale modello dell&#8217;architettura dei giardini pensili di Semiramide la Ziggurat E la stessa Ziggurat, come \u00e8 noto, \u00e8 da considerarsi anche quale tipo cui si ispira la famosissima torre di Babele.<\/p>\n<p>Le Ziggurat erano tipi di piramide, o meglio tronchi di piramide, a piani inclinati e terminanti in una terrazza quadrangolare: erano templi alle divinit\u00e0 celesti che, oltre a servire alle frequenti e assidue osservazioni astronomiche da parte de sacerdoti che praticavano appunto la divinazione, costituivano dei veri e propri altari volti verso il cielo. Era sulla terrazza quadrangolare, che si apriva alla sommit\u00e0 della Ziggurat, che le divinit\u00e0 celesti si degnavano discendere durante la celebrazione dei riti pi\u00f9 alti.<\/p>\n<p>La famosa torre di Babele era appunto la Ziggurat massima; era di ben sette piani e, secondo la &quot;Genesi&quot; anzich\u00e9 disporsi alla discesa delle divinit\u00e0 celesti, era stata costruita per ascendere addirittura sino al cielo. Ciascuno dei sete piani della torre di babele si contraddistingueva per un colore corrispondente al nome di un cielo; e, quindi, al nome di uno dei sette pianeti e, per via alchemica, al nome di uno dei sette metalli. \u00c8 chiaro dunque che nella famosissima torre di babele era simboleggiata l&#8217;ascesa al cielo quale operazione magico-mistica.<\/p>\n<p>Se il tempio &#8211; e quindi la Ziggurat &#8211; simboleggiava il cosmo in tutto il suo ordinamento celeste, se l&#8217;architettura del tempio era espressione del misterioso arcano della creazione in tutta la sua perfezione, il verde tutto assunto nelle linee dell&#8217;architettura era presenza viva del mondo ottimo: era insomma, il paradiso di delizie, in cui tutto si riduceva, finalmente, in suprema armonia; un paesaggio in cui ogni lato orrido e negativo era abolito, una terra dove ogni creatura faceva mostra della sua bellezza.<\/p>\n<p>Pur muovendoci dai giardini pensili di Semiramide come dal modello pi\u00f9 famoso (degno, come \u00e8 noto, di essere annoverato dai Greci fra le sette meraviglie del mondo),, pur considerando tali giardini pensili l&#8217;espressione pi\u00f9 caratteristica nel loro genere, si deve ritenere altres\u00ec ovvio che la tradizione del giardino , quale PARADISO e quale ideale ultimo e al tempo stesso primordiale di perfezione, risalga a tempi molto anteriori a queli della grande Semiramide. Gi\u00e0 Senofonte, che tra gli autori greci \u00e8 il primo che parli dei giardini pensili di Semiramide, dal modo in cui usa il termine &quot;paradeisos&quot;, per indicare appunto i giardini, lascia trasparire, nel suo linguaggio, l&#8217;uso di una parola, e quindi di una cognizione, ben pi\u00f9 antica. Il termine &quot;paradeisos&quot;, infatti, \u00e8 grecizzazione del persiano &quot;pardes&quot;; e se tale termine \u00e8 ormai gi\u00e0 impiegato a sostituire &#8211; almeno in tal caso &#8211; quello pi\u00f9 greco di &quot;gortos&quot;, \u00e8 appunto perch\u00e9 ci si rendeva ormai conto dell&#8217;abisso che separava i giardini babilonesi dagli orti greci.<\/p>\n<p>Eppure non si deve affatto credere che, nel caso della differenza tra giardini babilonesi e persiani da un lato, e orti greci dall&#8217;altro, si trattasse di una differenza in tutto analoga a quella tanto comune ai nostri giorni, per cui l&#8217;orto \u00e8 ormai riservato ai legumi e alla coltivazione di piante mangerecce, mentre il giardino \u00e8 lasciato ai fiori e alla loro bellezza. Infatti le piante che ornavano le terrazze degli stessi giardini pensili della regina Semiramide non dovevano soltanto alla loro bellezza il diritto di abitare un tale monumento&#8230;<\/p>\n<p>Molte piante venivano coltivate per i loro frutti o per le essenze che ne venivano estratte; certo, non si trattava di piante utili per il cibo che comunemente se ne sarebbe potuto trarre, bens\u00ec di piante necessarie a ottenere droghe e stupefacenti atti ad aiutare la chiaroveggenza, la divinazione, la medicina sacra e la magia; piante, insomma, che potevano aiutare l&#8217;uomo al conseguimento di quella che, allora, nella civilt\u00e0 mesopotamica, era considerata la perfezione. Il MAGO era infatti l&#8217;uomo perfetto, cos\u00ec come paesaggio perfetto ero il giardino da cui lo stesso mago traeva i suoi ingredienti.<\/p>\n<p>Concludendo, quindi, il giardino, almeno nella storia della nostra civilt\u00e0, nasce in Mesopotamia quale PARADISO; vale a dire quale idealizzazione del creato, luogo di meditazione e di contemplazione intimamente complementare al tempio.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che dalla civilt\u00e0 babilonese prende origine, misura e norma quella che ci permettiamo di chiamare &quot;istituzione del giardino&quot;; ma d&#8217;altra parte abbiamo anche notato come Senofonte indicasse i giardini pensili di Semiramide col termine persiano grecizzati di &quot;paradeisos&quot;, appunto perch\u00e9 il termine pi\u00f9 tipicamente greco di &quot;gortos&quot; non si confaceva a indicare un genere di giardino tanto diverso da quello greco. E qui verrebbe quasi fatto di domandarsi se per caso, non siamo caduti in contraddizione: come si pu\u00f2 infatti sostenere che il giardino babilonese \u00e8 l&#8217;archetipo da cui muove la stessa idea di giardino lungo tutta la storia della nostra civilt\u00e0, se dobbiamo subito riconoscere che il concetto del giardino greco \u00e8 del tutto differente dal concetto del guardino babilonese? Ma a ben considerare con si tratta di una contraddizione, bens\u00ec di una RIVOLUZIONE nel modo di concepire il guardino, alla cui base sta la rivoluzione tutta greca nel modo di concepire l&#8217;uomo nei confronti del cosmo. Si tratta sempre, comunque, di quella relazione fondamentale tra architettura e natura d cui abbiamo parlato nei confronti del giardino babilonese; quindi il termine di misura resta il medesimo.<\/p>\n<p>Considerando attentamente le origini dell&#8217;architettura greca, ci troviamo di fronte a una tradizione che ebbe i suoi inizi nel LUCUS, nel bosco sacro; e, in un secondo tempo &#8211; in ci\u00f2 favorita forse dalle circostanze che imponevano l&#8217;insediarsi di certi culti in luoghi in cui la foresta era carente &#8211; sostitu\u00ec gradatamente la costruzione architettonica de tempio al bosco naturale. Il tempio greco, dunque, almeno in origine, fu un modo di sostituire la selva sacra, fu una selva artificiale. Sempre simbolo dell&#8217;intero cosmo, ch\u00e9 ci\u00f2 resta essenziale nel valore simbolico di ogni tempio, per qualsiasi culto e in qualsiasi religione; ma purtuttavia, nella costruzione del tempio greco, l&#8217;accento viene a porsi sulla rappresentazione simbolica della foresta, del folto degli alberi e, quindi, del rapporto uomo-albero , sia come rapporto individuale di unit\u00e0 sia come rapporto di grandezza. E le stesse colonne del tempio greco presero a simboleggiare &#8211; e addirittura a sostituire &#8211; gli alberi della selva sacra; tanto \u00e8 vero che nei templi pi\u00f9 antichi le colonne erano di legno; e pi\u00f9 tardi, quando presero a scolpirsi in pietra e in marmo, la scanalatura verticale continu\u00f2 a ricordare l&#8217;altrettanto verticale rigatura della scorza dell&#8217;albero; e il capitello, pi\u00f9 o meno evidentemente, accennava alle fronde pi\u00f9 basse. In modo analogo, del resto, le fasce in senso orizzontale, nelle colonne del tempio egiziano, alludono alla struttura per stratificazione dei tronchi di palma; e cos\u00ec la base rotondeggiante. Segno evidente che anche il tempio egiziano &#8211; che pur simboleggi\u00f2 sempre e nel modo pi\u00f9 canonico il cosmo &#8211; ebbe origine dalla sostituzione dell&#8217;oasi di palme in un equivalente simbolo architettonico.<\/p>\n<p>Non altrettanto si potrebbe dire, invece, delle costruzioni babilonesi, in cui l&#8217;assoluta precedenza data al mattone rispetto all&#8217;uso della pietra, e quindi della parete e dei pilastri sulla colonna, lasciano pensare a un&#8217;origine diversa e pi\u00f9 autonoma dell&#8217;architettura nei confronti della natura vegetale; e ci\u00f2, del resto, rende pi\u00f9 evidente e significativo appunto quell&#8217;incontro tra architettura e verde a cui, come abbiamo considerato, si deve l&#8217;essenza del guardino.\u00bb<\/p>\n<p>Il lettore avr\u00e0 notato, in questo brano di prosa, non solo la limpidezza dell&#8217;esposizione e l&#8217;armoniosa propriet\u00e0 dello stile &#8211; qualit\u00e0 che non sono affatto comuni nella saggistica, e meno ancora nella manualistica, ove generalmente predominano sciatteria e approssimazione &#8211; ma anche e soprattutto l&#8217;enorme cultura degli Autori, l&#8217;ampiezza della loro concezione, la ricchezza dei riferimenti alla tradizione esoterica, magica ed alchemica; nonch\u00e9 la loro assoluta autonomia dai modi di pensare tipici dello scientismo e, in particolare, dal pregiudizio secondo il quale il mito sarebbe una forma di sapere di secondo ordine rispetto alla scienza (cfr. il nostro precedente saggio \u00abMito e scienza secondo K. H\u00fcbner\u00bb, consultabile sul sito dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica).<\/p>\n<p>Chi abbia fatto alcune lettura di Gu\u00e9non o di altri rappresentanti della Tradizione, comunque, avr\u00e0 avuto modo di apprezzare come gli Autori muovano appunto da una prospettiva metafisica, superando le secche di uno storicismo che altro non \u00e8 se non una delle tante maschere del positivismo ottocentesco. Per essi, l&#8217;importante non \u00e8 realizzare un approccio funzionalistico al giardino, ossia capire e descrivere come si sia sviluppato il giardino nel corso dei tempi, bens\u00ec di tipo metafisico, volto a comprendere, per quanto possibile, che cosa esso rappresenti simbolicamente, al di l\u00e0 dei mutamenti esteriori dovuti ai diversi contesti culturali e alle diverse epoche.<\/p>\n<p>Per loro, infatti, il guardino \u00e8 un simbolo fondamentale della civilt\u00e0, che rinvia al mito del Paradiso primordiale: laddove la parola \u00abmito\u00bb non patisce alcun complesso di inferiorit\u00e0 rispetto al cosiddetto sapere scientifico; anche perch\u00e9, come osservano giustamente gli Autori a proposito delle Ziggurat babilonesi, la scienza degli antichi era, comunque, una scienza sacra; e l&#8217;assunzione di sostanze stupefacenti, volte e propiziare stati di coscienza supernormali, non rivestiva minore importanza della esatta e scrupolosa osservazione astronomica dei moti dei corpi celesti.<\/p>\n<p>Un concetto, questo della scienza sacra, che \u00e8 andato completamente perduto con l&#8217;avvento della modernit\u00e0, ma senza il quale non si pu\u00f2 capire quale fosse la percezione dell&#8217;universo da parte dell&#8217;uomo antico: ossia quella di un cosmo vivo e pulsante, vera e propria ierofania o rivelazione del sacro e del numinoso nel mezzo del mondo profano.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, da dove deriva quel senso di pace sublime, di perfetta armonia e assoluta limpidezza che ci pervade, mentre percorriamo i viali ombrosi di un bel giardino, in cui arte e natura si fondono e si confondono per creare una sintesi di quella pace primordiale, dalla quale l&#8217;essere umano proviene e alla quale aspira a ritornare: viene da molto lontano, dai giardini paradisiaci degli antichi Persiani e degli antichi Babilonesi, rappresentazioni viventi del punto d&#8217;incontro fra le energie cosmiche e le forze divine da un lato, e la realt\u00e0 terrestre dall&#8217;altra.<\/p>\n<p>Gli architetti odierni, pur generalmente inconsapevoli di questa eredit\u00e0 storica, servono anch&#8217;essi la Tradizione, poich\u00e9 essa \u00e8 eterna e immortale, e parla per bocca delle diverse civilt\u00e0 e delle diverse culture umane.<\/p>\n<p>Aggiungiamo solo poche parole per invogliare il lettore ad approfondire la conoscenza di questi due originali ed interessanti Autori, che certo non si trovano nelle antologie letterarie n\u00e9, in genere, sono considerarti dal punto di vista della scrittura.<\/p>\n<p>Pietro Porcinai \u00e8 nato a Firenze il 20 dicembre 1910 ed \u00e8 morto nel 1986, dopo aver legato il suo nome ad oltre 1.100 progetti realizzati di sistemazioni paesaggistiche, che vanno dal giardino privato, al parco urbano, all&#8217;area agricola, all&#8217;autostrada ed altro ancora.<\/p>\n<p>Conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, \u00e8 stato anche un creatore di quella particolare forma architettonica che \u00e8 il giardini-paesaggio, ossia quel particolare tipo di giardino che sembra essere sorto spontaneamente, immune dalla mano dell&#8217;uomo (il contrario, dunque, del tipico giardino all&#8217;italiana, in cui si registra una netta ed esplicita prevalenza dell&#8217;arte umana sopra la natura vegetale, ridotta al ruolo di semplice materiale da manipolare a piacere).<\/p>\n<p>Fra i suoi lavori teorici, possiamo ricordare: \u00abPaesaggio stradale\u00bb (1937); \u00abGiardini privati\u00bb (1937), \u00abGiardino e paesaggio\u00bb (1942, per l&#8217;Accademia dei Georgofili); \u00abAncora sul verde nell&#8217;urbanistica\u00bb (1952, Atti del Convegno nazionale di Urbanistica); \u00abIl colore nei giardini e nel paesaggio\u00bb (1957, Atti del Congresso nazionale del colore); \u00abGiardini privati\u00bb (1964, conferenza tenuta presso l&#8217;Istituto Agrario di Firenze); \u00abUrbanit\u00e0 ed urbanistica\u00bb (1965, articolo apparso sulla rivista \u00abL&#8217;Archietecture d&#8217;Ajourd&#8217;hui\u00bb); \u00abAree verdi e giardini oggi in Italia\u00bb (1976, saggio contenuto in: \u00abMondo verde\u00bb, Genova, Euroflora).<\/p>\n<p>Va notato che Porcinari ha studiato, soggiornato e lavorato a lungo in Germania; e questo \u00e8 stato, oltre che un dato fondamentale del suo itinerario culturale e del suo particolare approccio al mondo dell&#8217;architettura e del paesaggio, un importante terreno d&#8217;incontro con il teologo Attilio Mordini, anch&#8217;egli grande estimatore e vasto conoscitore del mondo culturale germanico.<\/p>\n<p>In entrambi si nota una speciale, caratteristica influenza del pensiero tedesco e, in particolare, una capacit\u00e0 &#8211; piuttosto rara negli autori italiani che si sono occupati del paesaggio e di quella sua forma specifica che \u00e8 il giardino &#8211; di astrarre dal dato storico contingente, pur utilizzandolo, per puntare dritto alle forme ideali ed eterne del simbolo, secondo una linea di pensiero che, da Platone, arriva fino a Novalis, a Caspar David Friedrich, all&#8217;ultimo Schelling, a Nietzsche (si pensi a tanti paesaggi dello \u00abZarathustra\u00bb, che paiono dipinti da un artista innamorato della natura), a Gustav Jung e ad Ernst J\u00fcnger (nel quale ultimo la fusione tra architettura e natura tocca vertici di ambigua bellezza gi\u00e0 nei titoli dei romanzi, come nel celebre \u00abSulle scogliere di marmo\u00bb).<\/p>\n<p>Di Attilio Mordini, scrittore e pensatore religioso quanto mai appartato e schivo, nato anch&#8217;egli a Firenze, il 22 giugno 1923, e morto il 4 ottobre 1966, volontario nella seconda guerra mondiale e, in seguito, tormentato da continue sofferenze, gi\u00e0 un elenco dei titoli principali rende un&#8217;idea della sua straordinaria ampiezza di orizzonti e della assoluta originalit\u00e0 e indipendenza di giudizio.<\/p>\n<p>Citiamo, in particolare, \u00abIl segno della Carne\u00bb (Firenze, 1956; ma scritto con lo pseudonimo di Ermanno Landi); \u00abDal Mito al materialismo\u00bb (Firenze, 1966); \u00abVerit\u00e0 del linguaggio\u00bb (Roma, 1974); \u00abIl mito primordiale del Cristo quale fonte perenne di metafisica\u00bb (Milano, 1976); \u00abIl mito dello Yeti alla luce della tradizione biblica\u00bb (Milano, 1977); \u00abIl Tempio del Cristianesimo\u00bb (Roma, 1979); \u00abFrancesco e Maria\u00bb, Firenze, 1986); \u00abIl mito antico e la letteratura moderna\u00bb (Roma, 1989); \u00abIl cattolico ghibellino\u00bb (Roma, 1989); \u00abVerit\u00e0 della cultura\u00bb (Rimini, 1995); \u00abPassi sull&#8217;acqua\u00bb (Roma, 2000); \u00abPovert\u00e0 regale\u00bb (Firenze, 2001); \u00abIl Tempio del Cristianesimo\u00bb (nuova edizione, Rimini, 2006).<\/p>\n<p>Si sar\u00e0 notato che gran parte dei libri di Attilio Mordini sono stati pubblicati postumi; come spesso accade agli intellettuali che non amano gonfiare il petto sotto la luce dei riflettori, qualcuno si \u00e8 accorto del loro valore solo dopo che egli era morto, in silenzio e in solitudine.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 che questo nostra breve, ma sentita testimonianza, possa far nascere una maggiore curiosit\u00e0 intorno alla sua figura e ridestare un interesse nei confronti dei suoi lavori, a suo tempo passati praticamente inosservati alle grandi case editrici e alla maggioranza del pubblico.<\/p>\n<p>Ce lo auguriamo sinceramente: anche perch\u00e9 la cultura italiana contemporanea non \u00e8 poi cos\u00ec ricca di pensatori e di scrittori originali, da potersi permettere il lusso di ignorare disinvoltamente quelli che possiede, peraltro senza suo merito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa ci fanno, insieme, un celebre architetto e paesaggista italiano, diciamo uno dei maggiori del Novecento europeo, la cui prestigiosa carriera \u00e8 stata caratterizzata da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[200,257],"class_list":["post-27931","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-milano","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27931","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27931"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27931\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27931"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27931"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27931"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}