{"id":27918,"date":"2022-02-08T09:29:00","date_gmt":"2022-02-08T09:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/08\/piazza-venezia-10-giugno40-anche-peron-esultava\/"},"modified":"2022-02-08T09:29:00","modified_gmt":"2022-02-08T09:29:00","slug":"piazza-venezia-10-giugno40-anche-peron-esultava","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/02\/08\/piazza-venezia-10-giugno40-anche-peron-esultava\/","title":{"rendered":"Piazza Venezia 10 giugno&#8217;40: anche Per\u00f3n esultava"},"content":{"rendered":"<p>Quando la folla si raccolse sotto il balcone di Palazzo Venezia, a Roma, il 10 giugno del 1940, per ascoltare dalla voce di Benito Mussolini l&#8217;annuncio che l&#8217;Italia era entrata nella Seconda guerra mondiale, consegnando le relative dichiarazioni alla Francia e alla Gran Bretagna, in mezzo a quella folla tumultuosa, entusiasta e non gi\u00e0, come poi una vulgata menzognera ha cercato di far credere, preoccupata e angustiata, c&#8217;era anche un giovane ufficiale dell&#8217;esercito argentino, venuto nel nostro Paese per frequentare dei corsi di addestramento alla guerra di montagna, pieno d&#8217;entusiasmo verso il Duce e il fascismo: il futuro capo carismatico del movimento giustizialista e futuro presidente del suo Paese, Juan Domingo Per\u00f3n.<\/p>\n<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato altre volte: \u00e8 falso che il popolo italiano abbia appreso con costernazione la dichiarazione di guerra ed \u00e8 falso che le forze armate abbiano mostrato un entusiasmo assai inferiore a quello del 1915. \u00c8 vero semmai il contrario: che nel 1915 ci furono migliaia di casi di renitenza alla leva e di auto-mutilazioni, tanto che alcune regioni isolate, specie al Sud e nelle isole, erano divenute zone di rifugio per vaste bande di disertori, ove le forze dell&#8217;ordine non osavano nemmeno farsi vedere; fenomeno che non ci fu affatto nel 1940, come non ci furono le auto-mutilazioni diffuse allo scopo di sottrarsi alla chiamata alle armi ed evitare d&#8217;esser spediti al fronte, in una guerra che i contadini-soldati non capivano e della quale sfuggivano loro le reali motivazioni. E questo, se la storia si fa coi fatti e i dati oggettivi e non con le chiacchiere, la retorica e il senno del poi, del quale sono piene le fosse, vorr\u00e0 pur dire qualcosa: che piaccia o non piaccia agli storici progressisti e specialmente a quelli di area marxista, impegnati da oltre settant&#8217;anni nella titanica fatica di tenere in piedi un castello di menzogne. Un castello secondo il quale non c&#8217;era un italiano che in cuor suo avesse realmente accettato il regime fascista, n\u00e9 ce n&#8217;era uno che accolse con entusiasmo l&#8217;annuncio dell&#8217;entrata in guerra, ma anzi erano tutti, pi\u00f9 o meno, desiderosi di assistere ai primi rovesci per insorgere contro il regime, riconquistando cos\u00ec l&#8217;agognata libert\u00e0, vale a dire lo scalcinato, clientelare e inefficiente sistema parlamentare al quale il fascismo aveva reagito, e che neppure le altre forze d&#8217;opposizione, cattolici, socialisti e comunisti, avevano mai amato, salvo provare un improvviso trasporto per esso nel 1924, con l&#8217;Aventino, sperando di usalo, sabotandolo, per far crollare il detestato regime. Detestato da loro, i parlamentari e alcune centinaia di attivisti politici, non dalla maggioranza dei quaranta milioni d&#8217;italiani che invece lo avevano accettato, se non altro perch\u00e9 aveva consentito il ritorno all&#8217;ordine e alla pace sociale, ma in molti casi lo avevano apprezzato per le coraggiose riforme, mai osate dai governi liberali.<\/p>\n<p>Ma torniamo a Per\u00f3n. Non \u00e8 questa la sede per approfondire le radici italiane e fasciste del suo movimento giustizialista: ma \u00e8 un fatto che tali radici esistono, eccome, visto che dal 1939 al 1943 egli era in viaggio nei Paesi dell&#8217;Asse (e al tempo del patto Molotov-Ribbentrop, anche nell&#8217;Unione Sovietica, presso l&#8217;Armata Rossa) e si trattenne specialmente in Italia, per frequentare la scuola di guerra alpina: prima di essere spedito da noi, aveva svolto una missione di spionaggio in Cile: e il teatro di un eventuale conflitto fra i due Pesi sudamericani del Cono Sud sarebbe stato, evidentemente, la cordigliera andina. Anche fra i militari di carriera e gli intellettuali nazionalisti dell&#8217;Egitto e del Medio Oriente il fascismo (e il nazismo) esercit\u00f2 una notevole influenza negli anni &#8217;20 e &#8217;30 del Novecento, fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale e oltre. Anche se al termine di essa \u00e8 divenuto politicamente molto scorretto ricordarlo, invero pi\u00f9 in Italia, affetta da un antifascismo permanente in assenza di fascismo, che presso gli esponenti del mondo arabo, fra i quali semmai c&#8217;\u00e8 stata una presa di distanza dal nazismo, non si sa quanto sincera, a motivo dell&#8217;Olocausto (vedi i nostri articoli <em>Quando Hitler voleva assegnare l&#8217;Egitto all&#8217;Italia<\/em> e <em>Quando Sadat attendeva Rommel con impazienza<\/em>, pubblicati suo sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia rispettivamente il 18\/09\/19 e l&#8217;01\/10\/19). Oppure, restando sempre nell&#8217;ambito latino-americano, \u00e8 evidente che la figura e l&#8217;opera di Mussolini esercitarono un notevole influsso politico sia sul pensiero del presidente brasiliano Getulio Vargas, sia soprattutto su quello di Plinio Salgado (vedi ancora il nostro articolo: <em>Piaccia o no, l&#8217;integralismo di Salgado fu il primo movimento di massa della storia brasiliana<\/em> pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 16\/08\/11 e poi su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 12\/12\/17).<\/p>\n<p>Citiamo ora una pagina della giornalista e saggista ebrea argentina Alicia Dujovne Ortiz (nata a Buenos Aires nel 1940, trasferitasi a Parigi nel 1978 dopo il colpo di stato militare) tratta dalla sua biografia <em>Evita. Un mito del nostro secolo<\/em> (titolo originale: <em>Eva Per\u00f3n<\/em>, Paris, \u00c9ditions Grasset &amp; Fasquelle, 1995; traduzione dal francese di Marianna Basile e Federica Peressotti, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1996, pp. 81-83):<\/p>\n<p><em>Infine, nel 1939, dopo essere salito ancora di qualche grado, parte per l&#8217;Italia.<\/em><\/p>\n<p><em>Evita deve aver sicuramente visto una fotografia che lo mostra come sciatore del 14\u00b0 reggimento di montagna a Chieti. La foto ha qualcosa di comico: lo si vede in pantaloni alla zuava, grosse calze di lana e in testa un berretto con la visiera (prefigurazione del celebre berretto che porter\u00e0 pi\u00f9 tardi, dopo la morte di Eva, quando si far\u00e0 chiamare &quot;Pochito&quot; dalle giovani studentesse e potr\u00e0 permettersi di mostrare pubblicamente un&#8217;immagine di s\u00e9 che fino ad allora aveva accuratamente tenuto nascosta). L&#8217;uomo della fotografia \u00e8 un atleta sorridente, pieno di energia, ma con qualcosa che suona falso; come un travestimento. \u00c8 l&#8217;influenza dell&#8217;Italia a farlo sembrare cos\u00ec simile ad Alberto Sordi o si tratta semplicemente dell&#8217;atteggiamento fisico e psicologico di un uomo che, libero da ogni obbligo in terra straniera, pu\u00f2 finalmente mostrarsi come nel suo paese non ha ancora mai osato?<\/em><\/p>\n<p><em>Comunque fosse, Per\u00f3n, da poco vedovo e inviato in Europa dal ministro della Guerra per studiare la situazione nei confronti della guerra annunciata, trascorre in Italia giorni felici. Era affascinato da Mussolini e dal fascismo, che considerava come l&#8217;esperienza sociale pi\u00f9 straordinaria e pi\u00f9 rivoluzionaria della storia. E come sapevano farsi obbedire i fascisti! Che magnifica autorit\u00e0! Nel 1965 Per\u00f3n dir\u00e0 al giornalista e scrittore Eduardo Galeano, citato da Juan Jos\u00e9 Sebreli: \u00abManipolare gli uomini \u00e8 una tecnica, la tecnica del leader. Una tecnica, un&#8217;arte di precisione militare. L&#8217;ho imparato in Italia nel 1940: caspita! Quelli s\u00ec che sapevano comandare!\u00bb. Ammirava anche Hitler e aveva letto e riletto &quot;Mein Kampf&quot;. L&#8217;ordine perfetto del nazismo tedesco lo affascinava altrettanto, e pi\u00f9 tardi si rammaricher\u00e0, come molti peronisti (citiamo a titolo d&#8217;esempio l&#8217;ex ministro Alberto Rocamora nel corso di un&#8217;intervista con l&#8217;autrice di questo libro), solo di certi &quot;eccessi&quot; commessi nei campi.<\/em><\/p>\n<p><em>E poich\u00e9 parlava un italiano perfetto, aveva scelto l&#8217;Italia invece della Germania. Voleva immergersi nella folla, parlare con la gente,condivide il loto grande entusiasmo per quel nuovo periodo stimolante che avrebbe cambiato il mondo. Ah, il popolo italiano, cos\u00ec simile al quello argentino, che nel 1940 seguiva con esaltazione i preparativi del Duce per poter entrare alla grande, vittoriosamente, nel conflitto mondiale! Il giorno in cui Mussolini annunci\u00f2 da lass\u00f9, dal balcone di palazzo Venezia, la decisione di entrare in guerra, Per\u00f3n si confondeva nella massa unta e calorosa che piangeva di gioia. Il suo fervore era tale che, malgrado la repulsione per il contatto fisico &#8212; era un uomo gioviale che volentieri dava una pacca sulle spalle ma che non si lasciava mai toccare -, abbracci\u00f2 gli operai sani e forti, dagli occhi pieni di sole e dal profumo di olio d&#8217;oliva. Il suo sogno di un&#8217;Argentina forte e sana che riprendesse la fiaccola della &quot;terza posizione&quot; cominci\u00f2 allora, quel giorno stesso. (Per\u00f3n non ha forse detto nel 1968 di fronte allo storico Felix Luna: \u00abDi fronte a un mondo diviso fra due imperialismi, gli italiani rispondevano: noi non stiamo n\u00e9 con gli uni n\u00e9 con gli altri, noi rappresentiamo una terza posizione fra il socialismo sovietico e l&#8217;imperialismo yankee\u00bb? Occorreva forse cercare pi\u00f9 lontano le origini dell&#8217;espressione &quot;terza posizione&quot;, diventata la definizione stessa del peronismo?<\/em><\/p>\n<p><em>Un sogno uscito dal sentimento. Perch\u00e9, a dispetto della freddezza sentimentale di Per\u00f3n e del suo machiavellismo di ex cacciatore di &quot;guanacos&quot;, non si potrebbe ignorare la realt\u00e0 di quel sentimento a cui \u00e8 rimasto fedele: il sentimento di adesione al fascismo. Infornandolo della morte di Mussolini, il giornalista Valent\u00edn Thi\u00e9bault disse a Per\u00f3n: \u00abUn giorno bisogner\u00e0 fargli un monumento\u00bb. E Per\u00f3n gli rispose con un fervore insolito: \u00abUn monumento solo? Se mai una statua a ogni angolo di strada\u00bb. Ha veramente incontrato Mussolini, come ha pi\u00f9 volte sostenuto, oppure il suo desiderio di vederlo da vicino era cos\u00ec intenso da indurlo a crederci? Per\u00f3n e Mussolini hanno davvero avuto un colloquio privato il 3 luglio 1940? E Per\u00f3n l&#8217;ha veramente salutato con il saluto fascista? \u00c8 il desiderio che conta: vero o falso che fosse, quel gesto ha abitato l&#8217;immaginario di Per\u00f3n. L&#8217;unica sincerit\u00e0 di Per\u00f3n risiede in una storia che forse non \u00e8 mai esistita.<\/em><\/p>\n<p><em>Era stato nominato comandante ausiliario straniero della divisione alpina &quot;Tridentina&quot; e della divisione di fanteria di montagna &quot;Pinerolo&quot;. Si era dedicato a rafforzare i propri muscoli con un rigore maniacale, consumando energia in esercizi esaltanti, di quelli che lavano il cervello e rasserenano l&#8217;anima. Lo inebriavano i canti di montagna rudi e salutari, allegramente virili, e la neve pura in cui le ambiguit\u00e0 della sua infanzia scomparivamo come un rutto sogno: sulla montagna bianca la natura tutta intera era come una divisa ben stirata. Aveva imparato i segreti della guerra di montagna alla scuola di alpinismo di Aosta e alla scuola di sci di Sestri\u00e8re. Poi, a Torino, aveva seguito corsi di scienze teoriche e, a Milano, di scienze applicate. \u00c8 qui che infine aveva capito tutto: il capitalismo e il comunismo erano cosmopoliti. La novit\u00e0 vera era il nazionalsocialismo. Aveva scoperto il funzionamento interno e le trappole dell&#8217;economia capitalista, i metodi della presa del potere: sindacalismo e propaganda. Poco prima che scoppiasse la guerra aveva preso il treno per Berlino. Gli ufficiali della Wehrmacht l&#8217;avevano accolto con cortesia. Aveva trovato conferma alla sua idea di un popolo tedesco lavoratore, compatto intorno al suo F\u00fchrer.<\/em><\/p>\n<p>Fatta la tara a qualche eccesso retorico, come <em>gli operai sani e forti, dagli occhi pieni di sole e dal profumo di olio d&#8217;oliva,<\/em> che l&#8217;autrice avrebbe potuto risparmiarsi e risparmiarci (peraltro inconsueti nella sua prosa, di solito cos\u00ec misurata: si vede che qualcosa \u00e8 risuonato anche nel <em>suo<\/em> animo e non solo in quello di Per\u00f3n), ci sembra che la sua ricostruzione dell&#8217;adunata del 10 giugno a Piazza Venezia sia pi\u00f9 vicina al vero di quella che ci hanno tramandato, nell&#8217;arco di quasi otto decenni, i nobili cultori del politicamente corretto, debitamente antifascisti e ancora e sempre antifascisti (anche se Mussolini \u00e8 morto il 28 aprile del 1945 e il fascismo, ch&#8217;era una sua creazione, \u00e8 morto insieme a lui). Cos\u00ec radicalmente e irriducibilmente antifascisti che ancora nell&#8217;anno di grazia 2022, cio\u00e8 in piena dittatura sanitaria imposta dai padroni della grande finanza, costoro non sanno far di meglio che levare alte stride contro il fascismo, colpevole del (simulato) assalto devastatore contro la sede della CGIL romana, e correre a mettersi sotto la protezione del campione della democrazia, cio\u00e8 il capo del governo che ha imposto e che incarna tale dittatura, uomo telecomandato dalla grande finanza e al quale nulla pu\u00f2 importare di meno che il principio delle libert\u00e0 democratiche o della sovranit\u00e0 popolare.<\/p>\n<p>Quanto a Per\u00f3n, qualunque giudizio si voglia dare su di lui e sulla sua opera, \u00e8 indubbio che egli fu un ardente ammiratore del fascismo e che Mussolini fu per lui un modello insuperato e insuperabile, tanto \u00e8 vero che lo antepose allo stesso Hitler (nulla di strano in questo, a ben guardare, visto che Hitler medesimo aveva un&#8217;identica opinione sul Duce, del quale si ritenne sempre un devoto discepolo; anche se nella sua dura cervice di tedesco, anzi di austriaco pentito d&#8217;esser tale, forse non gli erano ben chiare le differenze). S\u00ec, lo sappiamo: per noi italiani d&#8217;oggi, indottrinati e addestrati da quasi ottant&#8217;anni a detestare noi stessi e a disprezzare il nostro passato, \u00e8 motivo d&#8217;imbarazzo il fatto che il fascismo, creazione di Mussolini e dunque creazione tutta italiana, a un certo punto sia apparso a molti leader e a molti popoli come la benedetta &quot;terza via&quot; fra capitalismo di rapina e bolscevismo concentrazionario; che uomini di Paesi lontani, innamorati della propria patria ma anche assetati di giustizia sociale, abbiano guardato all&#8217;Italia di Mussolini come al faro luminoso che squarcia le tenebre della notte. La guerra fredda prima, l&#8217;egemonia incontrastata del grande capitale finanziario poi (che \u00e8 stato il vero vincitore dei quel lungo confronto), ci hanno assuefatti all&#8217;idea che nessun&#8217;altra ideologia e nessun altro sistema di governo ha uno straccio di legittimit\u00e0, al di fuori di quelli che hanno dominato la politica mondiale dopo il 1945. Ma questo \u00e8 tutto da vedere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la folla si raccolse sotto il balcone di Palazzo Venezia, a Roma, il 10 giugno del 1940, per ascoltare dalla voce di Benito Mussolini l&#8217;annuncio<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[125,137,178,248],"class_list":["post-27918","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-egitto","tag-fascismo","tag-italia","tag-seconda-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27918","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27918"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27918\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27918"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27918"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27918"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}