{"id":27917,"date":"1980-01-04T04:32:00","date_gmt":"1980-01-04T04:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/1980\/01\/04\/piante-velenose-minaccia-o-risorsa\/"},"modified":"1980-01-04T04:32:00","modified_gmt":"1980-01-04T04:32:00","slug":"piante-velenose-minaccia-o-risorsa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/1980\/01\/04\/piante-velenose-minaccia-o-risorsa\/","title":{"rendered":"Piante velenose: minaccia o risorsa"},"content":{"rendered":"<p>Da sempre un alone di mistero e di paura circonda le piante velenose nella storia umana. La conoscenza dei loro effetti, la capacit\u00e0 di estrarne e di manipolarne le virt\u00f9, spesso accompagnata da precise nozioni di tipo astrologico e astronomico oltre che medico e fisiologico, ha fatto s\u00ec che le persone in possesso di tali abilit\u00e0 fossero avvolte da una nube di timore reverenziale ma anche da una ostilit\u00e0 appena dissimulata.<\/p>\n<p>Diciamo subito che il campo delle piante velenose \u00e8 un prodotto della deformazione antropocentrica, tipica specialmente delle culture occidentali. Velenose, infatti, per chi? La corteccia del tasso (&quot;Taxus baccata&quot;) \u00e8 velenosa, e cos\u00ec pure le foglie, tanto che l&#8217;albero, anticamente, era chiamato &quot;albero della morte&quot;; e tuttavia cavalli e bovini spesso mangiano tranquillamente i rami del tasso, senza risentirne affatto. Anche nei confronti dell&#8217;essere umano, comunque, le stesse propriet\u00e0 velenose possono tramutarsi in medicamento, purch\u00e8 prese nelle dosi e nelle modalit\u00e0 opportune. Ci\u00f2 che pu\u00f2 dare una morte rapida e spietata (la freccia degli indios amazzonici intrisa di curaro) pu\u00f2 difendere la vita, agendo ad esempio come cardiostimolante. La pianta, in se stessa, non \u00e8 &quot;buona&quot; n\u00e9 &quot;cattiva&quot;: tutto dipende dall&#8217;uso che ne viene fatto. Ma a noi, figliastri della civilt\u00e0 tecnologica che ha reciso, e da gran tempo, i legami organici con la natura-madre, questa fondamentale distinzione sfugge completamente. Per noi gli enti naturali sono buoni o cattivi tout-court, in base agli effetti immediati e secondo una prospettiva esclusivamente utilitaristica: l&#8217;incendio spontaneo che distrugge chalets e villaggi turistici \u00e8 cattivo (anche se necessario in natura per il rinnovo del manto boschivo), come cattivo \u00e8 il rapace che preda qualche piccolo animale domestico (anche se utile, in definitiva, per l&#8217;uomo stesso, poich\u00e9 distrugge le vipere che rendono insicure le nostre passeggiate in montagna). Cos\u00ec, gli effeti della presunzione antropocentrica, ossia che il mondo sia fatto per nostro uso e consumo, si mescolano e si sommano a quelli della miopia e dell&#8217;utilitarismo gretto e meschino.<\/p>\n<p>C&#8217; \u00e8 stato un tempo in cui, figli della terra grati e consapevoli, gli uomini sapevano vedere al di l\u00e0 dell&#8217;utile economico immediato: vivevano immersi in un rapporto olistico e armonioso con la natura, la sapevano ascoltare e interagivano responsabilmente con essa. L&#8217;indiano delle Grandi Pianure nordamericane uccideva quel numero di bisonti di cui aveva bisogno per sopravvivere, e non di pi\u00f9: fare diversamente sarebbe stato non solo uno spreco insensato, ma un sacrilegio nei confronti della divinit\u00e0. Ancor oggi, le ultime popolazioni umane che vivono a livello etnologico, come certi Boscimani del Kalahari (Africa meridionale), conoscono perfettamente gli animali, le piante, il clima, le stagioni: si muovono a loro agio nelle pieghe della natura cos\u00ec come un abitante di Londra o di Parigi si muove a suo agio fra i meandri della metropolitana o negli ascensori dei grattacieli.<\/p>\n<p>L&#8217;avvento delle prime civilt\u00e0 urbane (la mesopotamica, l&#8217;egizia, ecc.) ha incrinato irreparabilmente tale rapporto diretto fra il cacciatore-raccoglitore e la madre terra. Ci\u00f2 \u00e8 iniziato in un tempo relativamente remoto: gli scavi di Gerico, in Palestina, dimostrano che circa 10.000 anni fa nel Medio Oriente gi\u00e0 si costruivano citt\u00e0 murate, che separavano nettamente la popolazione dalla natura circostante. In questa fase storica, quella dei primi agricoltori,si \u00e8 consumata quella dissociazione fra uomo e natura che ha portato una classe speciale di individui a farsi depositari della conoscenza delle propriet\u00e0 medicinali e venefiche delle piante, dapprima come sacerdoti di culti istituzionalizzati (in Assiria, Babilonia, Egitto, Grecia, Roma, mondo celtico); e poi, dopo il crollo del mondo antico, come individui che esercitavano in proprio tali attivit\u00e0. Certo, i monaci del Medioevo hanno sempre tenuta viva, accanto alla pratica del giardinaggio, quella della fitoterapia; ma non pi\u00f9, come nelle civilt\u00e0 antiche, in quanto membri di un clero oraganizzato e finalizzato a celebrare la fecondit\u00e0 della natura, bens\u00ec come portatori di un&#8217;ideologia dualistica che cercava di conciliare il lato materiale con quello spirituale dell&#8217;esistenza (&quot;ora et labora&quot;) partendo, per\u00f2, da una concezione nettamente contrappositiva (terra\/cielo, corpo\/anima, ecc.). In tale contesto, la conoscenza delle virt\u00f9 attive delle piante non poteva che portare a una diversificazione totale di ruoli: da un lato chi coltiva, studia e manipola le piante a scopo medicinale e scientifico nell&#8217;&quot;orto dei semplici&quot; in un&#8217;ottica di tipo esclusivamente utilitaristico, che sfocer\u00e0 nella realizzazione degli orti botanici di tipo universitario; dall&#8217;altro chi lo fa per ereditare dagli antichi (e scomparsi) maghi-sacerdoti una forma di dominio sulle forze nascoste della natura, che presuppone per\u00f2 una forma di panteismo o quantomeno di ricostruzione dell&#8217;originario legame &quot;magico&quot; fra uomo e natura. Questa seconda direzione di sviluppo tender\u00e0 sempre pi\u00f9 a separasi dalla cultura ufficiale, sia laica che religiosa, a partire dall&#8217;Umanesimo e dal Rinascimento, fondamentalmente perch\u00e9 non ne condivide il quadro di riferimento culturale, e a ripiegarsi nell&#8217;ambito di un sapere &quot;popolare&quot;, individualistico, anticonformista e perci\u00f2 potenzialmente sovversivo.<\/p>\n<p>Giungono cos\u00ec a maturazione le condizioni per la marginalizzazione e, in una fase pi\u00f9 avanzata, per la repressione fisica di quelle persone che, in ambito ormai esclusivamente popolare, ma non senza espliciti richiami alla cultura pre-cristiana (e quindi al paganesimo), praticano la manipolazione delle piante per estrarne i principi attivi. Ci\u00f2 che \u00e8 consentito al professore universitario e ai suoi allievi (o, in un diverso contesto e con diverse finalit\u00e0, ai monaci di conventi ed abbazie), diventa sospetto o, peggio, condannabile da parte di individui privati che tendono a sfuggire al controllo delle istituzioni pubbliche, lo stato e la chiesa. Nasce cos\u00ec, gradualmente, la figura sinistra della strega e dello stregone, di colui che pratica lo studio delle piante all&#8217;interno di un disegno diabolico di magia nera e che, spesso, svolge le funzioni di veneficio per conto di individui senza scrupoli e disposti a pagare per liberarsi di un coniuge scomodo, o per ereditare rapidamente da un parente che tarda a morire.<\/p>\n<p>La stregoneria, peraltro, non \u00e8 affatto un&#8217;invenzione di donnette ignoranti o di inquisitori fanatci: \u00e8 esistita in forme massicce, esiste tuttora e, probabilmente, continuer\u00e0 ad esistere anche in futuro. Ci\u00f2 non significa, ovviamente, giustificare le stragi di migliaia e migliaia di esseri umani, condannati al rogo in base a confessioni estorte con la tortura. Significa semplicemente che non tutte le confessioni erano false. Sovente la pratica della stregoneria s&#8217;intrecciava con quella del veneficio; magia nera e assassinio mediante il veleno andavano di pari passo. La cosa risulta evidente in episodi come quello scoperto nella Francia di Luigi XIV dal capo dela polizia, La Reynie, che condusse all&#8217;arrestro di molte persone facenti capo a una spietata avvelenatrice, La Voisin, che vennero mandate a morte per l&#8217;enormit\u00e0 dei loro delitti. Fra l&#8217;altro, celebravano la messa nera accompagnando la cerimonia con l&#8217;assassinio rituale di un bambino. Ma quando si scopr\u00ec che le tracce di questa vasta organizzazione conducevano direttamente alla favorita, o meglio ex favorita, del re, Madame de Montespan, per evitare uno scandalo che avrebbe offuscato la stesa monarchia giunse dall&#8217;alto l&#8217;ordine di bloccare ogni ulteriore sviluppo dell&#8217;inchiesta.<\/p>\n<p>Giunti a questo punto, tuttavia, preferiamo rinunziare a un approfondimento della stregoneria, che ci allontanarebbe dal nostro argomento. A noi importava evidenziare come lo scollamento verificatosi nella cultura occidentale fra lo studio delle piante officinali condotto in ambito medico e scientifico all&#8217;ombra delle istituzioni accademiche e quello, relegato all&#8217;ambito delle culture popolari e subalterne, in una prospettiva magico-terapeutica o magico-venefica, ha probabilmente contribuito a quel discredito e a quell&#8217;atteggiamento di timore e avversione che caratterizz\u00f2 per secoli le relazioni fra il corpo sociale e gli individui dediti, a titolo privato, alla manipolazione delle piante per estrarne sostanze dai poteri segreti.<\/p>\n<p>La figura della strega-levatrice si \u00e8 confusa con quella della strega-avvelenatrice; mediante una conoscenza proibita, questi outsider sociali che sfuggivano al controllo delle istituzioni, stato e chiesa, e spesso ostentavano un comportamento anticonformista e quindi potenzialmente eversivo, hanno finito per dominare e ossessionare non solo l&#8217;intera societ\u00e0, ma anche qualche segreto terrore dell&#8217;inconscio collettivo. In un&#8217;epoca in cui l&#8217;aborto procurato con le erbe velenose era pressocch\u00e8 l&#8217;unico sistema per sbarazzarsi di un parto indesiderato, le competenze di chi era pubblicamente ricercato per aiutare le nascite, finirono per rivelarsi pericolosamente simili a quelle di chi era ricercato in segreto per provocare la morte del nascituro. \u00c8 anche cos\u00ec che si spiega, a nostro avviso, il processo graduale di demonizzazione della figura della strega, vera o supposta; n\u00e9 possiamo dire che la cosa sia avvenuta in modo del tutto arbitrario.<\/p>\n<p>Ci preme comunque, piuttosto che ricostruire &#8212; in questa sede &#8212; i meccanismi psicologici o sociali che diedero inizio alla grande ondata di paura che produsse i grandi processi per stregoneria, far notare come questi ultimi infuriarono non tanto nell&#8217;Europa medioevale, bens\u00ec nei secoli XVI e XVII, cio\u00e8 dopo il Rinascimento e nel pieno della cosiddetta Rivoluzione scientifica. Come mai? A nostro avviso, in ci\u00f2 ebbe parte quel processo di frattura tra uomo e natura che non si consum\u00f2 nelle pretese oscuriut\u00e0 del Medioevo, ma nei presunti lumi del moderno razionalismo. Gli ultimi tenui legami tra coscienza dell&#8217;io e coscienza della natura come un tutto, che erano sopravvissuti attraverso tutto il Medioevo, a partire dall&#8217;et\u00e0 umanistica si sfilacciarono definitivamente. Il cartesianesimo riprese e approfond\u00ec il dualismo esasperato di origine manichea, che la cultura giudaico-cristiana aveva trasmesso in eredit\u00e0 agli albori della civilt\u00e0 moderna. In una concezione del mondo contrappositiva e intollerante, dominata da una dicotomia irriducibile tra terra e cielo, tra materia e spirito, tra aldiqua e aldil\u00e0, era forse inevitabile che la vita si trasformasse in un perenne campo di battaglia tra opposte tendenze. L&#8217;antica concezione olistica, secondo la quale l&#8217;uomo non \u00e8 radicalmente altro dalla natura, ma parte inseparabile di essa, sopravviveva appunto nella mentalit\u00e0 magica e nella pratica degli erboristi o delle erboriste-maghe-levatrici-astrologhe; cio\u00e8 sopravviveva in essi proprio quel residuo di mentalit\u00e0 pre-cristiana che non accettava il dualismo categorico della cultura dominante. In quanto pre-cristiana, la loro mentalit\u00e0 era, letteralmente, pagana; dunque, stante le concezioni etico-religiose del tempo, di ispirazione diabolica. Qui sta la radice prima dei grandi processi contro la stegoneria: nella volont\u00e0 di estirpare una volta per tutte quanto di non-dualista, di pagano era sopravvissuto sotto la vernice del cristianesimo, addirittura mescolandosi alle forme del culto cristiano (si pensi, per fare solo un esempio, ai riti della fertilit\u00e0 camuffati da feste di questo o quel santo cattolico).<\/p>\n<p>Ma \u00e8 giunto il tempo che l&#8217;essere umano si sforzi di ricucire quello strappo, di ricomporre quella frattura che il dualismo cartesiano tra &quot;res cogitans&quot; e &quot;res extensa&quot; ha aperto nella coscienza della civilt\u00e0 occidentale, e che l&#8217;esasperato utilitarismo economicistico ha aggravato e approfondito a dismisura. \u00c8 tempo che ci riconciliamo con il non-io della natura (compreso il nostro corpo), alla luce di una visione olistica secondo la quale tutto, anche la psiche individuale, \u00e8 non-io, perch\u00e9 &#8212; come insegna il buddhismo theravada &#8212; \u00e8 dalla identificazione della coscienza con l&#8217;io che nascono tutte le illusioni, compresa quella di una distinzione, o addirittura di una contrapposizione, tra uomo e natura. Non vi pu\u00f2 essere distinzione perch\u00e9 non vi \u00e8 mai stata una natura distinta e separata dalla coscienza cosmica; dunque tutto ci\u00f2 che vediamo, tutto ci\u00f2 che cade sotto i nostri sensi e che siamo soliti chiamare &quot;natura&quot; non \u00e8 altro da noi, ma \u00e8 parte della stessa illusione per cui noi ci crediamo tanti io finiti e separati, mentre non siamo che aspetti molteplici di un&#8217;unica realt\u00e0 trans-fenomenica, assoluta e permanente: il Nulla, il Nirvana dal punto di vista del contingente, ma l&#8217;ineffabile Tutto dal punto di vista di ci\u00f2 che \u00e8., dal punto di vista dell&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Nel mondo fenomenico in cui giorno per giorno viviamo, tuttavia, sarebbe buona regola guardare alla natura come alla nostra madre, la quale &#8212; diceva san Francesco &#8212; &quot;ne sustenta et governa&quot;, e senza la quale non possiamo nulla, non siamo nulla. Figliastri della civilt\u00e0 tecnologica, noi ci siamo vergognati della nostra madre naturale, l&#8217;abbiamo oltraggiata e insozzata, partendo dall&#8217;ingenua semplificazione che ci\u00f2 che \u00e8 buono per noi esseri umani deve essere buono in assoluto, e ci\u00f2 che \u00e8 cattivo per noi deve esserlo senz&#8217;altro. Cos\u00ec abbiamo dichiarato guerra a tutta una serie di organismi vegetali e animali, perch\u00e9 riducevano i nostri profitti economici o infastidivano le nostre comodit\u00e0 o presunzioni. Ma le capre abbandonate sulle isole dei mari australi, perch\u00e9 i balenieri avessero a disposizione carne fresca durante le loro lunghe crociere di caccia (non esistendo allora altri sistemi di conservazione), se sono state un bene per poche centinaia di esseri umani, hanno costituito una catastrofe ecologica per intere specie vegetali e animali, e cio\u00e8 un male assoluto dal punto di vista della natura.<\/p>\n<p>Solo l&#8217;ecologia profonda pu\u00f2 consentirci di ristabilire un corretto rapporto con la natura, perch\u00e9 solo essa pu\u00f2 aiutarci a comprendere che l&#8217;essere umano non pu\u00f2 ergersi a misura unica e universale di ci\u00f2 che \u00e8 buono o cattivo in natura, come se il mondo intero fosse a sua illimitata disposizione. L&#8217;orgoglio dell&#8217;uomo che non si sente pi\u00f9 parte della natura e che la vuol domare dall&#8217;esterno, cominciato a Gerico circa 10.000 anni fa, ha raggiuntoi livelli minacciosi con la pratica della clonazione, della manipolazione genetica, della fecondazione artificiale, dei trapianti di organi sempre pi\u00f9 sofisticati, della consapevole immissione nell&#8217;atmosfera di enormi quantit\u00e0 di gas industriali, al punto da produrre drammatici sconvolgimenti climatici. Quel che \u00e8 accaduto recentemente a New Orleans dovrebbe ricondurci a una visione pi\u00f9 umile, pi\u00f9 saggia, pi\u00f9 rispettosa della natura, della quale ci siamo incautamente improvvisati apprendisti stregoni.<\/p>\n<p>In natura non hanno alcun significato concetti come &quot;bene&quot; e &quot;male&quot;, cos\u00ec come li intende l&#8217;essere umano; la natura non si occupa che della sopravvivenza delle specie, per essa i singoli individui non sono che concrezioni cellulari atte ad assicurare tale sopravvivenza (da ci\u00f2 appunto scaturisce la necessit\u00e0, per l&#8217;uomo, di cercare il proprio fine in una dimensione trans-naturale). &quot;Bene&quot; \u00e8 ci\u00f2 che favorisce la vita delle specie, &quot;male&quot; ci\u00f2 che la ostacola; \u00e8 inutile chiedersi se la pianta parassita sia un bene o un male per l&#8217;organismo ove si insedia, se il cuculo che getta fuori dal nido gli altri nidiacei sia, per loro, un bene o un male. Il punto di vista morale \u00e8 sempre relativo. Male \u00e8 la morte per la gazzella uccisa dal leone, bene per gli animali che si ciberanno del suo corpo e, in ultima analisi, per la specie delle gazzelle, sfoltita degli individui meno adatatti a riprodurre con successo il proprio patrimonio genetico.<\/p>\n<p>La domanda che dovremmo invece farci \u00e8: vogliamo assecondare la grandiosa opera della natura, accettando dignitosamente il nostro ruolo all&#8217;interno di essa; o vogliamo distruggere tutto ci\u00f2 che non ci \u00e8 utile o comodo, e manipolare senza limite alcuna ci\u00f2 che, invece, riteniamo di nostro vantaggio e utilit\u00e0?<\/p>\n<p>Vista da questo punto di vista, la pratica della coltivazione e dello studio delle piante velenose non dovrebbe essere che un aspetto del nostro sforzo di riconciliazione con la madre natura. Le piante velenose non vanno considerate come una sorta di errore della natura, un qualcosa di sbagliato e imbarazzante come il piccolo serpente che, incontrato da bambini sul sentiero di montagna, massacravamo a colpi di pietra, credendo di fare cosa meritoria. Come dicevamo all&#8217;inizio, le stesse propriet\u00e0 tossiche delle piante che possono provocare la morte, adoperate in modi e quantit\u00e0 opportune possono difendere la vita e curare svariate malattie. Dobbiamo avere un atteggiamento di rispetto nei loro confronti, riconciliarci con esse, dissipare per sempre quell&#8217;aura tenebrosa che le ha avvolte, nella nostra cultura dualistica e antropocentrica, per secoli e secoli.<\/p>\n<p>Le piante velenose, cos\u00ec come quelle medicamentose (e la distinzione, ripetiamo, non \u00e8 sempre facile), sono, forse, in ultima analisi uno specchio fedele di quanto si trova all&#8217;interno del nostro io, e sia pure del nostro io illusorio e impermanente. Le nostre qualit\u00e0 morali, come gi\u00e0 osservava Platone nella &quot;Repubblica&quot;, non sono buone o cattive in astratto, ma a seconda del contesto in cui le sviluppiamo: sono buone l&#8217;audacia e la violenza del guerriero nel colmo della lotta, ma non nella pacifica vita cittadina; ci\u00f2 che \u00e8 bene in un ambito, diviene male in un altro. Eppure non pu\u00f2 esservi luce senza un poco di tenebra, n\u00e9 tenebra senza un poco di luce; non salute senza malattia, n\u00e9 malattia senza salute; non verit\u00e0 senza menzogna, n\u00e9 menzogna senza una piccola parte di verit\u00e0; non ying senza yang, e viceversa. Tale \u00e8 la visione armoniosa del cosmo e dell&#8217;esistenza, che solo una consapevolezza olistica pu\u00f2 donare all&#8217;uomo: abbiamo bisogno di tutte le cose che alimentano, arricchiscono e rinvigoriscono la vita, che dicono s\u00ec alla vita (come voleva il buon vecchio Zarathustra nietzschiano); e, al tempo stesso &#8212; e qui sta la difficile, ma necessaria mediazione &#8212; di tutte le cose che ci permettono di guardare oltre, di capire il signifcato dell&#8217;illusione fenomenica, di aspirare alla grande liberazione che coincide con il non attaccamento, con l&#8217;abbandono dell&#8217;iperattivismo, con il rifiuto delle semplificazioni , con l&#8217;obbedienza gioiosa alla legge del Dharma.<\/p>\n<p>Francesco Lamendola, 5\/9\/2005<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da sempre un alone di mistero e di paura circonda le piante velenose nella storia umana. 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