{"id":27909,"date":"2011-11-14T03:52:00","date_gmt":"2011-11-14T03:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/14\/il-piacere-di-tiranneggiare-laltro-nasce-dalla-insufficiente-comprensione-di-se-stessi\/"},"modified":"2011-11-14T03:52:00","modified_gmt":"2011-11-14T03:52:00","slug":"il-piacere-di-tiranneggiare-laltro-nasce-dalla-insufficiente-comprensione-di-se-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/14\/il-piacere-di-tiranneggiare-laltro-nasce-dalla-insufficiente-comprensione-di-se-stessi\/","title":{"rendered":"Il piacere di tiranneggiare l\u2019altro nasce dalla insufficiente comprensione di se stessi"},"content":{"rendered":"<p>Nelle relazioni sentimentali si nota, frequentemente, che uno dei due soggetti ama tiranneggiare l&#8217;altro; che ama, cio\u00e8, fargli pesare la propria superiorit\u00e0, sia essa dell&#8217;intelligenza, della volont\u00e0 o della sfera sessuale.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una indubbia componente di sadismo nell&#8217;esercizio di una tale tirannia, che consiste nel godimento prodotto dal vedere l&#8217;altro alla propria merc\u00e9, disposto a subire maltrattamenti e umiliazioni, pur di non perdere l&#8217;amato bene; anche se ad essa concorrono, o possono concorrere, anche altri fattori.<\/p>\n<p>Naturalmente, perch\u00e9 qualcuno eserciti una qualche forma di sadismo sull&#8217;altro, bisogna che quest&#8217;ultimo sia disposto a calarsi nella parte del masochista; che \u00e8 quanto dire che una dinamica basata sulle polarit\u00e0 della vittima e del carnefice \u00e8 presente in molti rapporti di coppia &#8211; ed usiamo qui l&#8217;espressione &quot;coppia&quot; nel senso pi\u00f9 ampio possibile, per indicare la relazione comunque esistente fra due individui che, in un modo o nell&#8217;altro, si cercano, sia pure in maniera inconsapevole o contraddittoria, o fra due individui nei quali uno cerca l&#8217;altro ed il secondo, pur non corrispondendo, \u00e8 per\u00f2 lusingato quanto basta da non lasciarsi sfuggire l&#8217;occasione per esercitare una forma di dominio sul primo.<\/p>\n<p>Quel che non \u00e8 sempre cos\u00ec evidente come si potrebbe pensare, \u00e8 chi tiranneggi chi: perch\u00e9 esistono varie maniere per esercitare sull&#8217;altro una tirannia e non sempre chi lo fa in modo palese \u00e8 realmente l&#8217;elemento dominatore e tendenzialmente sadico della coppia, anche se tale pu\u00f2 apparire ad uno sguardo superficiale; mentre non sempre chi sembra subire \u00e8 la vera vittima.<\/p>\n<p>Limitiamoci comunque, per adesso, al caso pi\u00f9 semplice: quello in cui si vede bene chi svolga il ruolo del tiranno e chi quello della vittima; e proviamo a domandarci quale sia la motivazione profonda che spinge un essere umano, nel rapporto affettivo con i suoi simili, a cercare la propria soddisfazione nel far pesare il fatto essere pi\u00f9 forte, di non temere l&#8217;abbandono, di mostrarsi sprezzante o indifferente o, comunque, di essere capace di prendere e di lasciare chi vuole, quando e come vuole, secondo il suo dispotico capriccio.<\/p>\n<p>A nostro avviso, all&#8217;origine di un simile bisogno, se di un bisogno si tratta e non di un gioco (ma quando si gioca pesantemente e insistentemente sempre allo stesso modo, quello che viene messo in atto \u00e8 ben pi\u00f9 di un semplice gioco), \u00e8, in ultima analisi, una insufficiente comprensione di se stessi, perch\u00e9 dalla conoscenza e dalla comprensione di se stessi scaturisce anche un rapporto sano ed equilibrato con l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che non vi saranno pi\u00f9 malintesi, difficolt\u00e0 e conflitti con l&#8217;altro (senza contare che il conflitto, giova ricordarlo, non \u00e8 affatto una modalit\u00e0 di relazione intrinsecamente negativa); essi vi saranno ancora, molto probabilmente; ma la prospettiva sar\u00e0 diversa: costruttiva e non pi\u00f9 distruttiva; aperta e non pi\u00f9 chiusa ed asfittica; elastica e non pi\u00f9 rigida; disponibile alla discussione e all&#8217;autocritica e non pi\u00f9 ferocemente autocentrata ed egoica.<\/p>\n<p>Inoltre, le incomprensioni ed i conflitti non nasceranno pi\u00f9 da una nostra contraddizione interna, da un bisogno non riconosciuto, da una richiesta non consapevole, bens\u00ec dalla manifestazione di siffatte dinamiche da parte dell&#8217;altro; e, poich\u00e9 la persona consapevole tende a scegliere con oculatezza le amicizie e le relazioni affettive, riconoscendo le persone che hanno sviluppato un analogo grado di consapevolezza, anche la probabilit\u00e0 di incorrere in gravi malintesi o in conflitti distruttivi e frustranti, verr\u00e0 ridotta drasticamente.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che importante non \u00e8 solo imparare a conoscersi, ma anche a comprendersi, perch\u00e9 la comprensione \u00e8 una forma di consapevolezza superiore alla semplice conoscenza: conoscere (e conoscersi) \u00e8 una forma di consapevolezza puramente teorica, mentre comprendere \u00e8 il risultato di una consapevolezza pi\u00f9 alta e pi\u00f9 globale, che comprende la precedente, ma la supera, perch\u00e9 perviene ad una saggezza equanime e non giudicante.<\/p>\n<p>Una persona, ad esempio, pu\u00f2 arrivare a conoscere certe sue tendenze, certi impulsi, certi bisogni, che sono costituitivi della propria parte essenziale; ma, pur conoscendole, pu\u00f2 non accettarle, oppure rifiutarsi di lavorare su di esse per armonizzarle con la propria vocazione profonda e con il senso della propria chiamata; mentre comprendere \u00e8 arrivare fino alla radice della propria anima, e rendersi conto dei legami intimi e necessari che legano fra di loro le varie componenti della personalit\u00e0, comprese quelle in apparenza pi\u00f9 diverse contraddittorie.<\/p>\n<p>Comprendersi, dunque, significa vedere la totalit\u00e0 della propria anima e, al tempo stesso, riconoscere i fili innumerevoli che ci legano al mondo esterno, sia nella dimensione visibile, sia in quella invisibile (per esempio, che ci legano ai nostri cari defunti, oppure ai ricordi ed ai luoghi amati dell&#8217;infanzia).<\/p>\n<p>Conoscere \u00e8 proprio dello scienziato; comprendere \u00e8 proprio del filosofo, secondo la vecchia formula platonica: \u00abChi vede l&#8217;intero \u00e8 filosofo e chi no, no\u00bb; perci\u00f2, per arrivare a una discreta comprensione di se stessi, bisognerebbe che tutti gli esseri umani si sforzassero di diventare almeno un po&#8217; filosofi, uscendo dai limiti angusti del soggettivismo e del limitato punto di vista dell&#8217;ego, con il quale troppo spesso tendono a identificarsi.<\/p>\n<p>Dunque: colui che, nel contesto di una relazione affettiva &#8211; sia essa esplicitata oppure no, sia durevole oppure effimera &#8211; prova il bisogno costante di tiranneggiare l&#8217;altro, di imporgli il proprio capriccio, di farlo soffrire con la propria voluta incostanza, alternando indifferenza e persino disprezzo a slanci improvvisi e atti o parole di dolcezza, soffre, sostanzialmente, di un conflitto irrisolto, o addirittura inconsapevole, con se stesso.<\/p>\n<p>Detto in parole semplici: non sa chi egli stesso sia; non riesce n\u00e9 a conoscersi n\u00e9, tanto meno, a comprendersi, e scarica sull&#8217;altro la propria frustrazione, la propria rabbia, la propria infelicit\u00e0: ma, in fondo, chi vorrebbe maltrattare \u00e8 se stesso, quella parte di s\u00e9 che non conosce, che non comprende, che non accetta e che lo turba, lo inquieta, lo mette in crisi.<\/p>\n<p>Dietro quanti comportamenti tirannici, e perfino sadici, nelle relazioni sentimentali, vi \u00e8, in realt\u00e0, una incapacit\u00e0 di affrontare se stessi, di chiarirsi con se stessi, di accettarsi, di perdonarsi, di volersi bene?<\/p>\n<p>Un caso piuttosto tipico, anche se non certo unico, \u00e8 quello dell&#8217;omosessuale latente, o anche conclamato, che, tuttavia, esita a fare chiarezza in se stesso e sfoga sull&#8217;altro, sia questi del sesso opposto oppure del proprio, quella carica di esasperazione che gli deriva dalla difficolt\u00e0, o piuttosto dall&#8217;impossibilit\u00e0, di fare una scelta, di decidere cosa voglia essere e come voglia indirizzarsi sulle strade della vita.<\/p>\n<p>Per fare un esempio concreto, riportiamo alcuni passaggi significativi dal diario di Vita Sackville-West pubblicati, dopo la sua morte, dal figlio di lei e di suo marito Harold (da: Nigel Nicolson, \u00abRitratto di un matrimonio\u00bb; titolo originale: \u00abPortrait of a Marriage\u00bb, 197; traduzione italiana di Pier Francesco Paolini, Rizzoli, Milano, 1974, pp. 32-44):<\/p>\n<p>\u00abIo avevo tredici anni, lei due di meno; ma, sul piano degli istinti, ne dimostrava sei di pi\u00f9. Mi sembra significativo, adesso, che conservi un ricordo s\u00ec distinto della prima volta che la vidi: ci incontrammo a un tea-party al capezzale d&#8217;un&#8217;amica comune che s&#8217;era rotta una gamba ; a un certo punto lei mi disse qualcosa a proposito dei fiori ch&#8217;erano in quella stanza; io non stavo a sentire; e cos\u00ec non le risposi. Lei se ne picc\u00f2: era gi\u00e0 una bambina viziata. Da sua madre fece chiedere alla mia di mandarmi a merenda da lei. Ci andai. In una stanza in penombra ci mettemmo a parlare&#8230; dei nostri antenati, nientemeno&#8230; Composi una canzoncina quella sera: &quot;Ho un&#8217;amica!&quot;. me ne ricordo benissimo. La cantai facendo il bagno.<\/p>\n<p>Vorrei indugiare ancora su Violet &#8211; per dire quanto la ammirassi, in segreto, quanto andassi orgogliosa dell&#8217;amicizia d&#8217;una creatura cos\u00ec brillante, cos\u00ec straordinaria, quasi eterea, e quanto tuttavia la trattassi con costante disdegno, e fu l&#8217;unica mia astuzia, ch\u00e9 quel sagace comportamento la leg\u00f2 a me pi\u00f9 di quanto non l&#8217;avrebbero conquistata atti e profferte di devozione &#8211; ma bisogna che prima racconti altre cose perch\u00e9, se il presente \u00e8 dominato da lei, Violet ricompare di continuo anche in quel tempo \u00e8 passato. Induger\u00f2 solo a dire che, fin dal principio, mi sentii completamente sicura di lei: sar\u00e0 stata elusiva, sar\u00e0 stata sconcertante, sar\u00e0 stata anche infedele ma nonostante tutto avevo, in fondo, la certezza insolente (per\u00f2 giustificata) del suo attaccamento per me. Ascoltavo certe storie sul suo conto con un sorriso di superiorit\u00e0, come chi la sa pi\u00f9 lunga. Avrei potuto restare dieci anni senza avere neanche sue notizie, ma al termine di quei dieci anni avrei serbata intatta la fiducia che noi due ci saremmo, ineluttabilmente, ritrovate. Non v&#8217;\u00e8 ombra di esagerazione in queste mie parole&#8230; [&#8230;]<\/p>\n<p>Prima di partire per Firenze, Violet mi disse che mi amava, e io &#8211; sentendomi in dovere di mostrarmi all&#8217;altezza della situazione &#8211; bofonchiai un impacciato &quot;darling&quot;. Oh Dio, che buffo ricordo, quella prima dichiarazione, quel primo vezzeggiativo! Poi ci siamo riviste solo a Firenze. Qui lei mi don\u00f2 un anello&#8230; Ce l&#8217;ho ancora, s&#8217;intende che ce l&#8217;ho, come ho LEI&#8230; E dovrei seppellire la faccia nelle mani per la vergogna, al ricordo della nostra reciproca passione infantile(troppo ardente, fin d&#8217;allora, per essere sentimentale) se non tornasse a giustificazione del presente. [&#8230;] legame che unisce me a Violet,e stringe Violet a me. E allora ci legava come adesso. Ma di che vincolo si tratti, Dio solo sa. Talvolta ho l&#8217;impressione che sia qualcosa di leggendario. Violet \u00e8 MIA, mia \u00e8 sempre stata, di qui non si scappa. Lo sapevo fin da allora, sia pure oscuramente, per tramite d&#8217;un tenace istinto di propriet\u00e0 su di lei. Anche lei lo sapeva, in modo meno oscuro: e comp\u00ec tutti gli atti pi\u00f9 acconci a farmene rendere conto. Ch&#8217;io non assecondassi le sue mene &#8211; pure senza il timore di perderla, per vivace e orgogliosa che fosse &#8211; serve solo a dimostrare quanto ero sicura del mio potere su di lei. Ella era MIA: non v&#8217;\u00e8 modo pi\u00f9 enfatico\u00a0n\u00e9 pi\u00f9 esatto per esprimerlo, n\u00e9 intendo agghindare un fatto tanto elementare con giri e rigiri di parole. [&#8230;]<\/p>\n<p>Andai a stare per un paio di giorni da Violet, fiera alquanto del mio lutto [per la morte del nonno materno]; e temo proprio che dimenticai, presso di lei, di essere dolente. Ho presenti parecchi particolari di quella visita: come Violet riemp\u00ec di tuberose la mia stanza, come ci facemmo belle, com&#8217;essa m&#8217;insegu\u00ec brandendo uno spadino pei lunghi corridoi di quel vecchio castello scozzese [Duntreath]&#8230; E, dopo l&#8217;intensa giornata, trascorse tutta la notte nella mia camera da letto. Era la prima volta i vita mia che passai la notte con qualcuno, ma la cosa fu abbastanza decorosa, lo sa il cielo. Non dormimmo per niente, stemmo tutta la notte a parlare, mentre fuori stridevano le civette. Oggi, non posso udire una civetta senza che mi torni alla mente la soave presenza turbatrice di lei nella mia stanza, nel buio. [&#8230;]<\/p>\n<p>Mi attraevano le donne. Mi attraeva Rosamund.\u00a0 Ho gi\u00e0 accennato a Rosamund: la ragazza linda e pinta che venne a giocare\u00a0 con me quando Dada part\u00ec pel Sud Africa. Ebbene, era venuta a stare presso di noi a Montecarlo, invitata dalla mamma non da me; io non mi sarei mai sognata di invitare chicchessia a stare con me; neanche Violet aveva trascorso pi\u00f9 d&#8217;una settimana a Knole; detestavo ogni invasione.\u00a0Tuttavia, dal momento che Rosamund abitava presso di noi, era naturale che passassi con lei la pi\u00f9 gran parte del tempo; e anche dopo il rientro a Londra, mi pare, seguitammo a frequentarci.\u00a0 Non ricordo con molta chiarezza, qui, ma sta di fatto che, quell&#8217;estate [1911], eravamo inseparabili, e inoltre vivevamo nella maggior intimit\u00e0 possibile.\u00a0 Ma voglio ripetere che la cosa cominci\u00f2 in maniera pi\u00f9 o meno innocente.\u00a0Oh, mi rendevo vagamente conto che non era conveniente ch&#8217;io dormissi con Rosamund, fatto sta che mi davo premura di non farlo scoprire da nessuno, ma il mio senso di colpa non andava pi\u00f9 oltre di l\u00e0.<\/p>\n<p>Comunque sia, ero molto innamorata di Rosamund. [&#8230;]<\/p>\n<p>Odio scrivere questo ma devo, devo. All&#8217;inizio ho giurato di non sottacere nulla, e nulla eluder\u00f2. Ecco dunque la verit\u00e0:\u00a0 non sono mai stata tanto innamorata di Rosamund quanto durante quelle settimane in Italia\u00a0 e nei mesi che seguirono [1912]. Avrei dovuto sentir pi\u00f9 acutamente la mancanza di Harold, direte [cio\u00e8 di Harold Nicolson, suo fidanzato, che avrebbe sposato poco dopo, nel 1913]. Ebbene s\u00ec, lo ammetto, a mio disdoro. Ma infine non ho mai asserito di essere men che vile, n\u00e9 di avere un carattere men che spregevole. Sembra ch&#8217;io sia incapace di fedelt\u00e0, tanto allora quanto adesso. Ma, come sola giustificazione, separo i miei amori in due met\u00e0: da una parte il mio amore per Harold, ch&#8217;\u00e8 perenne e inalterabile, \u00e8 la cosa migliore, e non v&#8217;\u00e8 mai stato altro che purezza in questo mio sentimento, come non v&#8217;\u00e8 mai stato altro che assoluta candidissima purezza nel suo spirito; e, dall&#8217;altra parte, v&#8217;\u00e8 la mia natura perversa, che am\u00f2 e tiranneggi\u00f2 Rosamund, finendo per abbandonarla senza un palpito di rimorso, e che adesso \u00e8 irrimediabilmente legata a Violet. Ho qui un foglietto su cui Violet, psicologa d&#8217;intuito, ha scritto una volta: la parete superiore del tuo volto \u00e8 purissima e solenne &#8211; quasi infantile. E la parte inferiore \u00e8 imperiosa, sensuale, quasi brutale. E ci\u00f2 forma il pi\u00f9 assurdo dei contrasti, e \u00e8 straordinariamente emblematico della tua duplice personalit\u00e0, alla dottor Jekyll e Mister Hyde&quot;. Questo \u00e8 il nocciolo della questione, e ben vedo adesso che la mia maledizione \u00e8 in questo dualismo, contro cui per debolezza e intemperanza non ho saputo lottare.\u00bb<\/p>\n<p>Innanzitutto bisogna osservare che, per quanto si tratti di un diario privato non destinato alla pubblicazione e nonostante in esso l&#8217;Autrice dica sovente di voler essere sincera con se stessa fino in fondo, a un lettore spassionato appare sin troppo evidente come ella, in realt\u00e0, sia rimasta parecchio al di qua della vera comprensione di s\u00e9, come appare evidente dal modo in cui racconta alcuni passaggi cruciali della sua &quot;educazione sentimentale&quot;.<\/p>\n<p>Bisogna infatti osservare che anche il marito, Harold Nicolson, era un omosessuale convinto e che entrambi si sposarono unicamente per dare una facciata di rispettabilit\u00e0 alla propria condizione di &quot;diversi&quot;: lui come diplomatico del Regno Unito e lei come intellettuale e ambiziosa scrittrice; e il loro m\u00e9nage era cos\u00ec libero e spregiudicato, beninteso con la discrezione delle classi alte inglesi, che non di rado la coppia conduceva vita in comune con gli amanti di lui e con le amanti di lei, in perfetta complicit\u00e0 e comprensione. E la stessa cosa far\u00e0 la sua amante, Violet Keppel: si sposer\u00e0 per convenienza con un certo Denys Trefusis e poi fuggir\u00e0 con Vita; fino a quando i due mariti non verranno a riprendersi le rispettive consorti.<\/p>\n<p>Questa chiarezza non traspare mai, perr\u00f2, dal diario, nel quale, al contrario, l&#8217;Autrice si profonde in continue dichiarazioni di amore per il marito, pur ammettendo di averlo amato pi\u00f9 come una sorella e di aver preferito, da sempre, l&#8217;amore per le donne. Inoltre, anche quando parla di quest&#8217;ultimo aspetto, e specialmente della sua relazione con la donna della sua vita (almeno prima di Virginia Woolf), Violet Keppel, bench\u00e9 platealmente accusi se stessa di essere egoista, spregevole e perversa, non scende mai alla radice del suo comportamento: istintivamente si mette sempre in posa, come se volesse apparire grande anche nell&#8217;abiezione, ingigantendo, forse, i suoi stessi difetti, pur di rendersi interessante e sfuggendo sistematicamente davanti ai momenti della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Per esempio, il lettore avr\u00e0 notato quella espressione, \u00abDio solo sa\u00bb, chiedendosi di che genere sia il vincolo che la univa a Violet; quasi si fosse trattato di un arcano umanamente incomprensibile, mentre lei lo sapeva benissimo, gi\u00e0 per il semplice fatto di sapere che era attratta dalle donne e non solo in senso platonico, ma anche in senso fisico ed esplicitamente sessuale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec pure, il lettore avr\u00e0 notato l&#8217;espressione \u00ababbastanza decorosa\u00bb, ipocritamente vittoriana, per indicare la prima notte passata insieme a letto con l&#8217;amante; o, ancora, come ella amasse Rosamund e passasse i giorni e le notti con lei, e questo proprio mentre si stava fidanzando con Harold (e scriveva alla madre di sentire disperatamente la mancanza dell&#8217;uno, salvo poi confidare al suo diario l&#8217;amore carnale per l&#8217;amica), usando tuttavia caute perifrasi, come \u00abvivevamo nella maggiore intimit\u00e0 possibile\u00bb, e premurandosi di aggiungere ch&#8217;ella, comunque, vagamente si rendeva conto della sconvenienza di dormire con l&#8217;amica (di dormire, non di fare all&#8217;amore: ma allora, a che scopo promettere a se stessa la massima sincerit\u00e0?).<\/p>\n<p>Al tempo stesso, si noti con quanto compiacimento, con quanta autentica volutt\u00e0, l&#8217;Autrice dica e scriva, con lo stampatello maiuscolo, di aver sempre saputo che Violet era SUA: vi \u00e8 un senso di possesso inebriante in quel modo di esprimersi, come vi \u00e8 nel mordere la carne della persona amata, per marchiarla selvaggiamente con un segno di propriet\u00e0.<\/p>\n<p>E qui ci si avvicina al cuore del problema: perch\u00e9 in questa ebbrezza di dominio, coniugata con una sapientissima strategia a ci\u00f2 finalizzata (fingere indifferenza quando, invece, si tiene moltissimo a quella certa persona, ma si intuisce che tale \u00e8 la strada migliore per tenerla eternamente legata), traspare l&#8217;insicurezza di fondo dell&#8217;Autrice, la sua insufficiente comprensione di s\u00e9 e delle proprie motivazioni.<\/p>\n<p>Una persona che si accetta, che si vuole bene, che riesce a guardarsi dentro con lealt\u00e0 e trasparenza, non ha bisogno di esercitare subdole strategie di dominio; non possiede, ancora adolescente, una cos\u00ec raffinata malizia; oppure, se anche \u00e8 in grado di esercitarla, se ne astiene, perch\u00e9 gioca a carte scoperte, si mostra a s\u00e9 e agli altri per quello che \u00e8, e non per quello che vorrebbe sembrare pur di essere amata, pur di essere sempre al centro di tutto.<\/p>\n<p>Queste osservazioni non hanno lo scopo di giudicare, ma solo di mostrare quanto sia difficile la sincerit\u00e0 con se stessi, perfino quando si scrive ad anni di distanza dai fatti e perfino quando si scrive un diario privato, non immaginando che un giorno qualcuno lo legger\u00e0, n\u00e9 che lo far\u00e0 pubblicare (ma in Inghilterra c&#8217;\u00e8 sempre qualcuno pronto a vendere a un editore le pagine pi\u00f9 segrete dei propri amanti o dei propri parenti pi\u00f9 stretti, come si \u00e8 visto abbondantemente anche nel caso della principessa Diana), magari vantando il servizio reso alla verit\u00e0 e alla memoria del caro estinto.<\/p>\n<p>Altro discorso, poi, \u00e8 quel che va fatto allorch\u00e9 si ha il coraggio di guardarsi dentro con occhio limpido e non solo di conoscersi, ma anche di comprendersi.<\/p>\n<p>Nel caso dell&#8217;omosessuale, ad esempio, accettarsi e volersi bene non significa, automaticamente, assecondare le proprie tendenze. Questa \u00e8 cosa che spetta decidere ad una istanza pi\u00f9 alta, la volont\u00e0, sorretta, a sua volta, dalla sfera dei principi e del rispetto dovuto a se stessi (che, come \u00e8 noto, pu\u00f2 essere interpretato secondo modalit\u00e0 contrastanti e perfino opposte).<\/p>\n<p>In altre parole: quel che decidiamo di fare, allorch\u00e9 ci siamo visti, riconosciuti e compresi, dipende da ci\u00f2 che consideriamo vero e falso, buono e cattivo, giusto e sbagliato, ossia dal nostro codice etico ed esistenziale; un codice, peraltro, che non possiamo forgiarci a nostro uso e consumo, secondo il nostro capriccio e la nostra convenienza, per scusare e giustificare tutte le nostre pigrizie, le nostre slealt\u00e0 e le nostre vigliaccherie, ma che deve trovare riscontro in un mondo di valori oggettivi, nei quali siamo capaci di riconoscerci.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: chi sente l&#8217;impulso incoercibile di impostare le proprie relazioni affettive esercitando una qualche forma di tirannia sistematica sull&#8217;altro, \u00e8 un soggetto che non ha mai saputo o voluto fare un po&#8217; di chiarezza in se stesso; che non ha mai saputo comprendersi; che non \u00e8 mai stato capace di ascoltarsi, di accettarsi e di amarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle relazioni sentimentali si nota, frequentemente, che uno dei due soggetti ama tiranneggiare l&#8217;altro; che ama, cio\u00e8, fargli pesare la propria superiorit\u00e0, sia essa dell&#8217;intelligenza, della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-27909","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27909","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27909"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27909\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27909"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27909"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27909"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}