{"id":27906,"date":"2016-10-09T02:13:00","date_gmt":"2016-10-09T02:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/09\/phobos-una-delle-due-lune-di-marte-e-forse-un-satellite-artificiale\/"},"modified":"2016-10-09T02:13:00","modified_gmt":"2016-10-09T02:13:00","slug":"phobos-una-delle-due-lune-di-marte-e-forse-un-satellite-artificiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/09\/phobos-una-delle-due-lune-di-marte-e-forse-un-satellite-artificiale\/","title":{"rendered":"Phobos, una delle due lune di Marte, \u00e8 forse un satellite artificiale?"},"content":{"rendered":"<p>Marte, come si sa, \u00e8 un corpo celeste notevolmente pi\u00f9 piccolo della Terra, della quale \u00e8 il pianeta pi\u00f9 prossimo in direzione dell&#8217;esterno del Sistema Solare. La distanza minima dalla Terra si aggira sui 75 milioni di km.; ha un diametro equatoriale di 6.800 km., circa la met\u00e0 di quello terrestre (che \u00e8 di 12.700 km. circa), e la sua massa \u00e8 poco pi\u00f9 di un decimo di quella terrestre. In compenso ha due satelliti, mentre la Terra ne ha uno solo, la Luna; per\u00f2, mentre la Luna \u00e8 un corpo di proporzioni abbastanza consistenti (con un diametro di 3.470 km: pi\u00f9 di met\u00e0 di quello marziano, e una massa che \u00e8 circa un ottantesimo di quella terrestre), i due satelliti di Marte sono veramente minuscoli: Deimos e Phobos, ossia il Terrore e la Paura, hanno un diametro medio che \u00e8 rispettivamente, di 12,4 e di 22,2 km. Perci\u00f2, mentre nel caso della Luna si pu\u00f2 parlare, pi\u00f9 che di un pianeta con il suo satellite, di un sistema binario Terra-Luna, in cui la seconda esercita una attrazione non piccola sul corpo principale (e basti pensare al fenomeno delle maree), per quanto riguarda il Pianeta Rosso le cose stanno ben diversamente: le sue due lune, qualunque sia la loro origine, esercitano una influenza veramente minima sul loro pianeta.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, esistono delle stranezze significative, che hanno dato parecchio da pensare agli astronomi. Infatti Deimos e Phobos, scoperti dallo statunitense Asaph Hall, rispettivamente il 12 e il 18 agosto del 1877, hanno una forma alquanto irregolare, tutt&#8217;altro che sferica, e sono disseminati di crateri; Phobos \u00e8 sette volte pi\u00f9 massiccio e sei volte pi\u00f9 luminoso del suo compagno. Circa la loro origine, le due ipotesi principali sono quella che si tratti di due asteroidi &quot;catturati&quot; da Marte (la fascia degli Asteroidi orbita fra Marte e Giove) e quella che siano il prodotto di una accrezione di materiali vaganti nello spazio, o, pi\u00f9 verosimilmente, di materiali espulsi da Marte in seguito all&#8217;impatto con qualche gigantesco meteorite. \u00c8 degno di nota il fatto che lo scrittore Jonathan Swift, nel suo celebre romanzo <em>I viaggi di Gulliver<\/em>, del 1726, descriva i due satelliti di Marte, che gli astronomi di Laputa, l&#8217;isola volante, conoscono e ne studiano il moto: e questo in un&#8217;epoca in cui la scienza nulla sapeva della loro esistenza (anche se Keplero aveva fatto una congettura al riguardo, senza alcuna specifica osservazione astronomica a sostegno), dato che i telescopi dell&#8217;inizio del XVIII secolo non era sufficientemente potenti per mostrare realmente le due lune di Marte. In genere gli studiosi odierni riferiscono questa circostanza come una mera stranezza o una curiosa coincidenza, ma la liquidano senz&#8217;altro, definendola un episodio assolutamente casuale. Pi\u00f9 intrigante, allora, \u00e8 il fatto che Phobos orbiti intorno a Marte a una distanza di neppure 10.000 km. dalla sua superficie (per la precisione, 9.380), mentre la distanza media di Deimos da Marte \u00e8 di 23.460 km. L&#8217;estrema vicinanza di Phobos al suo satellite ha sempre incuriosito molto gli scienziati, fin dal momento della sua scoperta.<\/p>\n<p>Ebbene, nel 1959 l&#8217;astrofisico Josif Samuilovic \u0160klovskij (1916-1985) se ne usc\u00ec con una ipotesi estremamente audace, che mise a rumore l&#8217;ambiente scientifico internazionale: ipotizz\u00f2, infatti, che Phobos non fosse un satellite <em>naturale<\/em> del pianeta Marte, ma che fosse di natura <em>artificiale<\/em>: vale a dire, costruito da esseri intelligenti per qualche loro scopo. \u0160klovskij era un personaggio piuttosto conosciuto a livello mondiale, anche, o soprattutto, perch\u00e9 era nota la sua apertura verso la possibilit\u00e0 dell&#8217;esistenza di altre creature intelligenti nell&#8217;Universo, e nel fatto che gli umani potessero stabilire delle relazioni con esse, per iniziativa dell&#8217;una o dell&#8217;altra parte. Egli riteneva che esistesse una prova eloquente dell&#8217;esistenza di una civilt\u00e0 aliena: la dispersione di energia elettromagnetica, dovuta, a suo parere, alle comunicazioni extraterrestri. Il progetto S.E.T.I. (acronimo per <em>Search for Extraterrestrial Intelligence<\/em>) si sarebbe sviluppato quindici anni dopo, nel 1974, partendo da questa filosofia: ossia dalla convinzione che esistano delle civilt\u00e0 in grado di comunicare mediante le onde radio, e che la nostra potrebbe mettersi in contatto con esse inviando, a sua volta, dei segnali destinati alle stazioni riceventi che fossero capaci di captarli.<\/p>\n<p>Prima di proseguire, bisogna fare mente locale a proposito delle conoscenze terrestri riguardo al Pianeta Rosso. Da quando, nel 1877, l&#8217;astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, dall&#8217;osservatorio di Brera, aveva notato delle &quot;linee&quot; quasi regolari che solcavano la superficie marziana, e ne aveva dato comunicazione al mondo, chiamandole, convenzionalmente, &quot;canali&quot;, si era sviluppato un dibattito nella comunit\u00e0 scientifica, che raggiunse l&#8217;acme negli ultimi anni dell&#8217;Ottocento e nei primi del Novecento, fra quanti sostenevano il carattere naturale di tali formazioni geologiche, e quanti, invece, sostenevano, o, almeno, non escludevano, la possibilit\u00e0 che si trattasse, piuttosto, di manufatti dovuti all&#8217;opera di una civilt\u00e0 evoluta, creata da esseri intelligenti. Quello che si sapeva allora, o quello che si riteneva di sapere, sull&#8217;atmosfera, sulla temperatura superficiale, sulla forza di gravit\u00e0 e sulla eventuale presenza di acqua allo stato liquido sul pianeta Marte, non permetteva di escludere categoricamente l&#8217;ipotesi pi\u00f9 affascinante, quella della presenza di una civilt\u00e0 altamente evoluta, che aveva realizzato i canali proprio per difendersi dal progressivo e inesorabile processo di desertificazione del pianeta. Cos\u00ec, l&#8217;idea di una civilt\u00e0 marziana pateticamente in lotta contro il tragico destino di vivere su un pianeta morente, e che stava compiendo prodigi d&#8217;ingegneria per ritardare la fine inevitabile; oppure, e parallelamente, quella di una civilt\u00e0 giunta alla disperazione davanti alla prospettiva dell&#8217;inaridimento totale del suolo, ma abbastanza evoluta sul piano tecnologico per progettare una eventuale migrazione in cerca di luoghi pi\u00f9 ospitali in cui trasferirsi, il primo dei quali, con tutta evidenza, avrebbe potuto essere proprio la nostra Terra, attecch\u00ec presso una parte del pubblico. Essa divenne addirittura familiare dopo che furono dati alle stampe i libri di un astronomo statunitense, Percival Lowell, formanti la trilogia: <em>Mars<\/em>, del 1905; <em>Mars and Its Canals<\/em>, del 1906, e <em>Mars As the Abode of Life<\/em> [<em>Marte come dimora della vita<\/em>], del 1908; anche se va precisato che Lowell propendeva a credere che la civilt\u00e0 costruttrice dei canali fosse vissuta in tempi remoti, e le sue gigantesche opere di canalizzazione testimoniassero non gi\u00e0 la vita presente di quel pianeta, ma quella passata. In compenso, dell&#8217;argomento si impadron\u00ec la letteratura popolare del nascente genere fantascientifico: e i Marziani, pi\u00f9 o meno pacifici, pi\u00f9 o meno bene intenzionati nei confronti dei Terrestri, divennero, da quel momento, una presenza costante e largamente diffusa nell&#8217;immaginario collettivo.<\/p>\n<p>Bisogna anche dire che, in quegli anni, molti scienziati, e non solo il pubblico dei non specialisti, parevano istintivamente portati a cercare nei pianeti pi\u00f9 simili alla terra, delle condizioni di vita abbastanza paragonabili alle nostre, o non troppo diverse, quasi per reagire ad un senso di solitudine che l&#8217;allargamento degli orizzonti cosmologici pareva aver gettato negli animi di tutti. Nel 1915, per esempio, il chimico e fisico svedese Svante Arrhenius sostenne, nel suo libro <em>Stjarnonas \u00d6den<\/em>, che la copertura nuvolosa del pianeta Venere &#8211; il pianeta &quot;gemello&quot; della Terra, e molto pi\u00f9 simile ad essa di Marte &#8211; doveva essere formata da acqua condensata, proprio come le nuvole terrestri, e che, di conseguenza, una gran parte della superficie di quel pianeta doveva essere coperta da paludi caratterizzate da un clima caldo-umido, appunto per l&#8217;effetto-serra prodotto dalla costante copertura nuvolosa, oltre che per la maggiore vicinanza al Sole. Egli si spinse a paragonare la foresta pluviale che doveva esistere sulla superficie di Venere, invisibile ai nostri telescopi, alla foresta equatoriale africana nel bacino del Congo; e sugger\u00ec che, forse, essa era popolata da una fauna simile a quella vissuta sulla Terra al tempo dei grandi Rettili, particolarmente nel Carbonifero.<\/p>\n<p>Quando lo scienziato russo di origine ebrea Josif \u0160klovskij se ne venne fuori con la teoria secondo la quale Phobos sarebbe una luna artificiale, la credenza nella civilt\u00e0 marziana e quella nella eventuale abitabilit\u00e0 di Venere erano, entrambe, cadute da tempo nell&#8217;ambiente scientifico (anche se, ovviamente, sia l&#8217;una che l&#8217;altra sopravvivevano tenacemente, e anzi brillantemente, nella letteratura fantascientifica, tutt&#8217;altro che disposta a separarsi da immagini e situazioni cos\u00ec stuzzicanti per la fantasia dei lettori di romanzi popolari). Ci\u00f2 non toglie che quel retroterra, diciamo cos\u00ec, psicologico, esisteva, e non era stato del tutto dimenticato neppure in alcuni ambienti scientifici, specie da quando i viaggi spaziali erano incominciati e i temi cari a Jules Verne tornavano prepotentemente di moda, anche nel cinema e alla televisione, parallelamente agli avvistamenti dei misteriosi, e sempre pi\u00f9 inquietanti, Oggetti Volanti Non Identificati. Si faccia caso alle date: l&#8217;episodio dell&#8217;avvistamento di un &quot;disco volante&quot; da parte di Kenneth Arnold, che diede origine a una vera e propria psicosi da U.F.O., risale al 1947; la corsa allo spazio fra statunitensi e sovietici, al 1957. Sta di fatto che l&#8217;avventurosa ipotesi di \u0160klovskij trov\u00f2 una sponda sensazionale, e probabilmente inattesa, proprio negli Stati Uniti, allora in feroce competizione con l&#8217;Unione Sovietica per la conquista dello spazio, e specialmente della Luna, allorch\u00e9 il dottor Fred Singer, consigliere speciale del presidente Eisenhower sugli sviluppi spaziali, e Raymond Wilson jr., direttore di Matematica applicata alla N.A.S.A., ripresero e rilanciarono l&#8217;ipotesi del russo e si spinsero ancora pi\u00f9 in l\u00e0; il secondo dei due studiosi, infatti, giunse ad affermare che <em>Phobos potrebbe essere una colossale base che orbita attorno a Marte<\/em> (citato da David Icke in <em>Il risveglio del leone<\/em>, Edizioni Macro, 2011, 2011, p. 484). Come abbiamo visto, alla fine degli anni Cinquanta e negli anni Sessanta esisteva il clima giusto perch\u00e9 una simile ipotesi trovasse spazio e venisse dibattuta nelle sedi pi\u00f9 qualificate. Ma su cosa si basava, esattamente? In sostanza, gli elementi che originarono l&#8217;ipotesi di \u0160klovski erano soprattutto tre: primo, il fatto che la densit\u00e0 di Phobos, anche rispetto alla sua massa pressoch\u00e9 irrisoria, fosse debolissima, come se non fosse fatto di rocce, ma di materiali pi\u00f9 leggeri; secondo, la presenza di un cratere, enorme per le piccole dimensioni della luna, denominato Stickney, come se Phobos fosse letteralmente cavo al suo interno; terzo, l&#8217;estrema vicinanza dell&#8217;orbita del satellite al suo pianeta (meno della met\u00e0 della distanza di Deimos), che pareva suggerire una origine artificiale, come se la sua finzione fosse appunto quella di esercitare un costante monitoraggio della superficie marziana sottostante.<\/p>\n<p>Oggi, in seguito ad osservazioni ravvicinate, rese possibili, in particolare, dal passaggio della sonda dell&#8217;Agenzia Spaziale Europea denominata <em>Mars Express<\/em>, lanciata nel 2003, siamo in grado di saperne di pi\u00f9, e si direbbe che l&#8217;ipotesi del professor \u0160klovskij sia da archiviare definitivamente. In effetti, \u00e8 risultato che questa minuscola luna \u00e8 realmente semi-cava; che la sua densit\u00e0, estremamente bassa, \u00e8 distribuita inoltre in modo disomogeneo, per cui, in certi punti, essa \u00e8 quasi impercettibile; e che l&#8217;enorme cratere che la caratterizza pare il classico cratere da impatto, per quanto incredibilmente profondo: e, pertanto, non prodotto da escavazioni artificiali, come taluno aveva immaginato. Comunque, gli argomenti pi\u00f9 forti, relativamente parlando, a favore dell&#8217;ipotesi artificiale, erano una diretta conseguenza della difficolt\u00e0 di spiegare l&#8217;origine di Phobos in termini naturali. Gli scienziati erano, e sono tuttora, assai combattuti fra diverse teorie, come sopra abbiamo accennato; per cui l&#8217;ipotesi di una origine artificiale pareva una maniera elegante di tagliare il nodo di simili difficolt\u00e0. D&#8217;altra parte, il fatto che nemmeno allo stato attuale si sia approdati ad una spiegazione univoca e definitiva circa l&#8217;origine del satellite, lascia ancora aperta una sia pur minima finestra all&#8217;ipotesi artificiale. I critici pi\u00f9 decisi di quest&#8217;ultima, non avendo, neppure essi, un argomento realmente decisivo e probante fra le mani, sottolineano una considerazione di ordine logico: a quale scopo una civilt\u00e0 aliena avrebbe voluto &quot;costruire&quot; Phobos, quale satellite di osservazione? Si sarebbe trattato, dicono, di una impresa futile, illogica, estremamente dispendiosa e tecnicamente difficilissima, i cui vantaggi non sarebbero mai stati tali da compensare le spese e le fatiche. Da Phobos, infatti, la visuale su Marte risulta assai meno ampia e favorevole di quel si potrebbe immaginare: in pratica, a differenza di quel che accade per Deimos, da Phobos non si riesce a controllare tutta la superficie del Pianeta Rosso. E allora, perch\u00e9 compiere complicatissime perforazioni attraverso le fragili rocce del satellite creandovi degli impianti d&#8217;osservazione limitati e difettosi, oltretutto a rischio di disintegrare letteralmente un corpo celeste cos\u00ec piccolo e fragile?<\/p>\n<p>\u00c8 noto che, per alcuni, il pianeta Marte avrebbe ospitato una civilt\u00e0, attestata da manufatti fotografati dalle sonde <em>Viking<\/em> e <em>Mariner<\/em>, e perfino ciclopiche sculture, come le &quot;piramidi&quot; di Cydonia e la cosiddetta Sfinge. Se cos\u00ec fosse, si potrebbe ammettere, in via d&#8217;ipotesi, che essa abbia progettato e realizzato un grandioso satellite artificiale a fini scientifici. Sono solo teorie: le quali, per\u00f2, ci ricordano quanto poco sappiamo (pur credendo il contrario) dello spazio a noi pi\u00f9 vicino&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marte, come si sa, \u00e8 un corpo celeste notevolmente pi\u00f9 piccolo della Terra, della quale \u00e8 il pianeta pi\u00f9 prossimo in direzione dell&#8217;esterno del Sistema Solare.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30140,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[49],"tags":[92],"class_list":["post-27906","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-astronomia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-astronomia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27906","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27906"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27906\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30140"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27906"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27906"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27906"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}