{"id":27904,"date":"2015-07-29T12:37:00","date_gmt":"2015-07-29T12:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/limmaginario-degli-italiani-e-rappresentazione-scena-teatro-come-insegna-francesco-petrarca\/"},"modified":"2015-07-29T12:37:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:37:00","slug":"limmaginario-degli-italiani-e-rappresentazione-scena-teatro-come-insegna-francesco-petrarca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/limmaginario-degli-italiani-e-rappresentazione-scena-teatro-come-insegna-francesco-petrarca\/","title":{"rendered":"L\u2019immaginario degli Italiani \u00e8 rappresentazione, scena, teatro: come insegna Francesco Petrarca"},"content":{"rendered":"<p>Gli Italiani vivono di rappresentazione, non di realt\u00e0: per essi, la cosa rappresentata diventa pi\u00f9 importante della cosa reale; peggio: diventa la realt\u00e0 &quot;vera&quot;, mentre quella finisce per diventare qualcosa di remoto, d&#8217;improbabile, che si perde nelle brume della distanza (o, magari, di una burocrazia tanto tirannica quanto inconcludente).<\/p>\n<p>In fondo, \u00e8 la vecchia politica imperiale romana del &quot;Panem et circensens&quot;: il popolo vuol sognare, non fare i conti con la realt\u00e0; per essere pi\u00f9 precisi: vuol sognare e, nello stesso tempo, divertirsi; vuole, insomma, che il sogno sia interessante, seducente, che non diventi mai noioso.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 \u00e8 impossibile fare politica onestamente, in Italia: non si pu\u00f2 additare al popolo delle mete concrete, possibili, realizzabili; bisogna intrattenerlo, svagarlo, divertirlo: in compenso, se si \u00e8 abbastanza abili, si viene dispensati dall&#8217;onere di governare davvero, di affrontare e risolvere le difficolt\u00e0, di perseguire degli scopi, magari (&quot;horribile dictu&quot;!) a prezzo di sacrifici: basta, e avanza, proclamare che si vuol governare, che si vogliono affrontare le difficolt\u00e0, che si intende perseguire delle mete; e far finta di partire, lancia in resta, contro il nemico inesistente. Se lo spettacolo sar\u00e0 soddisfacente, il popolo ne sar\u00e0 altrettanto contento e applaudir\u00e0 alla bravura degli attori e del regista; anzi, per dirla tutta, questo \u00e8 precisamente quel che esso vuole: non la cosa reale, ma la sua rappresentazione, la scena, il teatro.<\/p>\n<p>Dicono che alle sfilate militari del regime fascista si facessero passare e ripassare gli stessi carri armati; che, in cielo, sfrecciassero e tornassero a sfrecciare gli stessi, pochi velivoli. Era solo scena? Nessun problema: non era necessario possedere una vera forza militare; bastava fare finta di averla. E lo si vide allorch\u00e9, dopo tanto parlare di guerra, d&#8217;impero e di posto al sole, la guerra arriv\u00f2 per davvero: eravamo totalmente impreparati. Non importa: entrammo in guerra lo stesso, convinti che la guerra fosse gi\u00e0 vinta: dal nostro poderoso alleato. Eppure fu chiaro, sin dalle prime settimane, che cos\u00ec non era: l&#8217;osso pi\u00f9 duro, il nemico pi\u00f9 coriaceo, era tutt&#8217;altro che sconfitto; nemmeno allora qualcuno pens\u00f2 che, una volta dichiarata la guerra, tanto valeva farla per davvero. Si prefer\u00ec tirare a campare: non c&#8217;erano nemmeno i piani operativi per una offensiva nel solo settore veramente strategico per l&#8217;Italia, il Mediterraneo. Eppure, oggi lo sappiamo, la flotta inglese era gi\u00e0 pronta a lasciare Alessandria e a uscire dal Mediterraneo, armi e bagagli: aspettava solo di vedere se avremmo fatto la guerra sul serio, o no. Non ci mise molto a capire che la facevamo per finta: su Malta, difesa da quattro gatti, senza aviazione, senza navi, non si fece vedere nemmeno un paracadutista italiano: eppure, prendere Malta avrebbe avuto l&#8217;effetto di tagliare le linee inglesi da Alessandria a Gibilterra, rendere quasi impossibile la difesa britannica dell&#8217;Egitto e del Canale di Suez. Ma noi non facemmo nulla, n\u00e9 per terra (in Libia), n\u00e9 sul mare, n\u00e9 dal cielo: e la flotta inglese, che aveva gi\u00e0 acceso i motori ed era in procinto di levare le ancore, ebbe l&#8217;ordine di rimanere. Cos\u00ec noi perdemmo la guerra prima ancora d&#8217;incominciarla: per non aver voluto combatterla, per aver atteso che qualcun altro la facesse e la vincesse al posto nostro.<\/p>\n<p>Ed eccoci al presente. Per vent&#8217;anni, o gi\u00f9 di l\u00ec, Berlusconi ha fatto finta di occuparsi dell&#8217;Italia; si occupava, invece, delle sue televisioni e del suo impero finanziario; per\u00f2, sia con le televisioni, sia con la sua personale sceneggiatura, ha fatto in modo che il popolo non si annoiasse: ed \u00e8 stato sufficiente perch\u00e9 venisse rieletto, di volta in volta, come se davvero avesse fatto qualcosa per il Paese. Oltre alle leggi &quot;ad personam&quot;, s&#8217;intende.<\/p>\n<p>Ora la palla \u00e8 passata in mano a un altro grande illusionista, a un altro grande affabulatore: quel Renzi che nessun Italiano ha mai eletto quale presidente del Consiglio; che non \u00e8 nemmeno parlamentare; e che giunge, buon terzo, sulla poltrona governativa pi\u00f9 alta &#8212; dopo Monti e Letta &#8212; direttamente per l&#8217;investitura di Re Giorgio: ha promesso mari e monti, ha anche detto di considerarlo un buffone se non avesse fatto una riforma al mese; ma questo accadeva un anno fa, chi se ne ricorda pi\u00f9? In pratica, \u00e8 come se fosse preistoria: gli Italiani hanno la memoria cortissima, dimenticano tutto, anche le balle che i politici rifilano loro ad ogni nuova legislatura. Purch\u00e9 lo spettacolo sia divertente, purch\u00e9 gli attori recitino bene, nessuno, o quasi, sar\u00e0 tanto rozzo e incivile da chiedere ai politici di rispettare le promesse fatte in campagna elettorale. Del resto, quelli che vanno a votare sono sempre di meno: dunque, gli eletti sono sempre pi\u00f9 i rappresentanti di una parte assolutamente minoritaria della societ\u00e0. Non importa; \u00e8 fisiologico: perch\u00e9 preoccuparsi per cos\u00ec poco? Succede anche nelle democrazia pi\u00f9 &quot;mature&quot; (cos\u00ec dicono tutti), a cominciare dagli Stati Uniti d&#8217;America; perch\u00e9 non dovrebbe succedere anche da noi?<\/p>\n<p>Dunque: l&#8217;importanza della rappresentazione; del sogno ad occhi aperti; dello spettacolo teatrale &#8212; condito, s&#8217;intende, di buone, anzi ottime, intenzioni &#8212; ci mancherebbe altro. Se guardiamo alla nostra cultura, alla nostra letteratura, vediamo subito che il male si \u00e8 manifestato sin dalle radici: come \u00e8 illustrato dal caso di messer Francesco Petrarca, colui che per secoli e secoli, fino quasi al Manzoni, \u00e8 stato osannato, riverito, preso a modello insuperato e insuperabile (non Dante, si badi): maestro di lingua, di stile, di profondit\u00e0, e, naturalmente, di modernit\u00e0. Eh, s\u00ec: perch\u00e9 con tutti quei &quot;ohim\u00e9, lasso&quot;, il nostro bravo Petrarca \u00e8 davvero, meravigliosamente, prodigiosamente &quot;moderno&quot;; ha tutto della modernit\u00e0: la visione complessa del reale, la coscienza della scissione dell&#8217;io, perfino la consapevolezza del proprio male, l&#8217;accidia: insomma, tutto, fuorch\u00e9 la ricerca per uscire dal pantano. No, quella proprio no. E poi, perch\u00e9 uscire dal pantano? Ci si sta cos\u00ec bene, dopotutto: al calduccio e al riparo dalle correnti d&#8217;aria. Magari con l&#8217;aiuto di qualche beneficio economico dovuto all&#8217;aver preso gli ordini minori: Parigi vale bene una messa. Proprio come la cultura dei moderni: dei Pirandello, dei Montale, dei Zanzotto: eh, s\u00ec, che cosa complicata \u00e8 la realt\u00e0, e soprattutto, che schifo \u00e8 mai la vita, che cosa disdicevole, inelegante; intanto, per\u00f2, mica male sentirsi dei profeti, magari inascoltati (ma non troppo: mai esagerare, n\u00e9 in un senso, n\u00e9 nell&#8217;altro), delle Cassandre, dei titani troppo grandi per il proprio tempo. Peccato che chi si crede un titano, il pi\u00f9 delle volte, \u00e8 in effetti solamente un nano.<\/p>\n<p>Citiamo qualche passaggio del buon vecchio Francesco De Sanctis (da: F. De Sanctis, \u00abStoria della letteratura italiana\u00bb, Milano, Edizioni Popolari, 1943-XXI, vol. 1, pp. 221-224):<\/p>\n<p>\u00abNon c&#8217;\u00e8 [&#8230;] nel &quot;Canzoniere&quot; una storia, un andar graduato da un punto all&#8217;altro:; ma \u00e8 un vagar continuo tra le pi\u00f9 contrarie impressioni, secondo le occasioni o lo stato d&#8217;animo in questo o quel momento della vita. Non ci \u00e8 storia, perch\u00e9 nell&#8217;anima non ci \u00e8 una forte volont\u00e0, n\u00e9 uno scopo ben chiaro; perci\u00f2 \u00e8 tutta in balia d&#8217;impressioni momentanee, tirata in opposte direzioni. Di che nasce un difetto d&#8217;equilibrio, la discordia o la scissura interiore. Il reale comparisce la prima volta nell&#8217;arte, condannato, maledetto, chiamato &quot;il falso fuggitivo&quot;: pur desiderato, di un desiderio vago che si appaga solo in immaginazione, debolmente contraddetto e debolmente secondato. Minore \u00e8 la speranza, pi\u00f9 vivo \u00e8 il desiderio, il quale, mancatagli la realt\u00e0, si appaga in immaginazione. Nasce una vita di sogni, di estasi, di fantasie di quello che l&#8217;animo desidera, non con la speranza di conseguirlo, anzi con la coscienza di non conseguirlo mai. Il poeta sogna, e sa che sogna, e gli piace sognare: &quot;E pi\u00f9 certezza averne f\u00f4ra il peggio&quot;. Perch\u00e9, se per averne pi\u00f9 certezza, rompe il corso dell&#8217;immaginazione, sopraggiunge il disinganno. Cos\u00ec vive in fantasia, fabbricandosi godimenti, interrotti spesso dalla riflessione con un: &quot;ahi lasso!&quot; in un flutto perenne d&#8217;illusioni e disillusioni. Il disaccordo interno \u00e8 appunto in questo: nella immaginazione che costruisce e nella riflessione che distrugge: malattia dello spirito, nata appunto dall&#8217;esagerazione dello spiritualismo. Lo spirito non \u00e8 sano, perch\u00e9, a forza di segregarsi dalla natura e dal senso, si trova alfine di rincontro e ribelle l&#8217;immaginazione; e l&#8217;immaginazione non \u00e8 sana, perch\u00e9 ha di rincontro a s\u00e9 e ribelle la riflessione, che in un attimo le dissipa i suoi castelli incantati. Lo spirito rimane pura riflessione o ragione astratta, e non ha forza di sottoporsi la volont\u00e0, per il contrasto che trova nell&#8217;immaginazione. L&#8217;immaginazione rimane pura immaginazione, e non ha forza sulla volont\u00e0, non lavora a realizzare i suoi dolci fantasmi per il contrasto che torva nella riflessione. Se una delle due forze potesse soggiogar l&#8217;altra, nascerebbe l&#8217;equilibrio e la salute; ma le due forze lottano senza alcun risultato, non si giunge mai a un virile &quot;io voglio&quot;; c&#8217;\u00e8 al di dentro il s\u00ec e il no in eterna tenzone: perci\u00f2 la vita non esce mai al di fuori in un risultato, in un&#8217;azione: rimane pregna di pensieri e immaginazioni tutta al di dentro: &quot;&#8230; in questi pensier, lasso, \/ notte e d\u00ec tienmi il signor nostro Amore&quot;. Lo spirito consuma se stesso in un fantasticare inutile e in una inutile riflessione. \u00c8 punito l\u00e0 dove ha peccato. Ha voluto assorbir tutto in s\u00e9; e ora si trova solo, e si ciba di se stesso, ed \u00e8 egli medesimo il suo avvoltoio. Stanco, svogliato, disgustato di una realt\u00e0 a cui si sente estraneo, il poeta, come un romito, volge le spalle al mondo e si riduce nella solitudine di Valchiusa, e ne fa il suo eremo, e rimane solo con se stesso a fantasticare, &quot;solo e pensoso&quot;, incalzato dal suo interno avvoltoio: &quot;Solo e pensoso i pi\u00f9 deserti campi \/ vo misurando a passi tardi e lenti&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>Se il Petrarca avesse avuto piena e chiara coscienza della sua malattia, di questa attivit\u00e0 interna inutile e oziosa, una specie di lenta consunzione dello spirito, impotente ad uscir da s\u00e9 e attingere il reale avremmo la tragedia dell&#8217;anima, come Dante ne concep\u00ec la commedia (una tragedia nella quale il medio evo avrebbe riconosciuto la sua impotenza e la sua condanna): tra&#8217; dolori della contraddizione vedremmo il misticismo morire, spuntare l&#8217;alba della realt\u00e0; il senso o il corpo, proscritto e dichiarato il peccato, ripigliare la parte che gli tocca nella vita. Ma nel Petrarca la lotta \u00e8 senza virilit\u00e0. Gli manca la forza, che abbonda a Dante, d&#8217;idealizzarsi nell&#8217;universo; e, rimanendo chiuso nella sua individualit\u00e0, gli manca pure ogni forza di resistenza; s\u00ec che la tragedia si risolve in una flebile elegia. Il poeta si abbandona facilmente, e prorompe in lacrime e in lamenti. Acuto pi\u00f9 che profondo, non guarda negli abusi del suo male e si contenta di descriverne i fenomeni, condensate in immagini e in sentenze rimaste proverbiali. Tenero e impressionabile, capace pi\u00f9 di emozioni che di passioni, non dimora lungamente nel suo dolore, ch\u00e9 vien presto l&#8217;alleviamento, lo scoppio delle lacrime e de&#8217; lamenti. [&#8230;]<\/p>\n<p>La famiglia, la patria, la natura, l&#8217;amore sono per il poeta, com&#8217;era Dante, cose reali, che riempiono la vita e le danno uno scopo. Per il Petrarca sono principalmente materia di rappresentazione: l&#8217;immagine per lui vale la cosa. Ma come ci \u00e8 insieme in lui la coscienza che \u00e8 l&#8217;immagine e non la cosa, la sua soddisfazione non \u00e8 intera: ci \u00e8 in fondo un sentimento della propria impotenza., ci \u00e8 questo: Non potendo avere la realt\u00e0, mi appago del suo simulacro. Onde nasce un sentimento elegiaco &quot;dolce-amaro&quot;: la malinconia sentimento di tutte le anime tenere, che non reggono lungamente allo strazio e non osano guardare in viso il loro male, e si creano amabili fantasmi e dolci illusioni. Manca al suo strazio l&#8217;elevata coscienza della sua natura e la profondit\u00e0 del sentimento. Ci \u00e8 anzi in lui la tendenza a dissimularselo, cercando scampo nella benefica immaginazione.\u00bb<\/p>\n<p>Evidentemente, al De Sanctis non viene in mente che la lotta tra il desiderio e la realt\u00e0, nel Petrarca, \u00e8 senza virilit\u00e0 non solo per una differenza psicologica tra lui e Dante, ma anche perch\u00e9 Petrarca, che non \u00e8 affatto un poeta medievale, ma il primo poeta moderno, possiede anche la prospettiva dei moderni. Infatti, perch\u00e9 mai ci si dovrebbe assumere la responsabilit\u00e0 di scavare impietosamente in se stessi, quando \u00e8 sufficiente mostrare di farlo, e strapparsi i capelli, e piangere e gemere, e commuovere ugualmente i propri contemporanei, svirilizzati, anch&#8217;essi, fino al punto di non sapere o non voler guardare al fondo delle cose, ma paghi di lasciarsi impressionare dalle pose teatrali di chi recita meglio, con pi\u00f9 lacrime e sospiri &#8212; proprio come fanno le donne?<\/p>\n<p>Il problema, infatti, non \u00e8 il Medioevo, che non saprebbe mettere d&#8217;accordo la terra con il cielo e che sacrificherebbe il corpo e la gioia di vivere (visione ormai largamente superata da tutti gli studiosi seri: solo Umberto Eco pare non essersene accorto); il Medioevo lo sa fare benissimo, come si vede, appunto, in Dante, che di quella cultura e di quella spiritualit\u00e0 \u00e8 la sintesi suprema: il problema sono la fiacchezza, ma anche il narcisismo, l&#8217;esibizionismo e la teatralit\u00e0 dell&#8217;anima moderna, la quale sa benissimo quel che le manca e quel che dovrebbe fare per ritrovare il proprio equilibrio, ma non vuole saperne, perch\u00e9 ha scoperto che si sta troppo bene a rimanere sprofondati nel ruolo di eterne vittime, di eterni sofferenti, di eterni malati: guai se, per avventura, arrivasse un buon medico, e guarisse tutti codesti malati immaginari! Non saprebbero pi\u00f9 che farsene della salute, anzi, della loro stessa vita: perch\u00e9 vivere da malati, ma (si badi bene) da malati che recitano senza posa la loro parte, \u00e8 la sola vita che conoscono, l&#8217;unico mestiere che sappiano esercitare: qualunque altra prospettiva sarebbe troppo faticosa, per codesti spiriti eletti e delicati.<\/p>\n<p>De Sanctis, insomma, per il solito pregiudizio anti-medievale, sopravvaluta Petrarca: pensa che il suo soffrire sia autentico, che sia sincero, solo perch\u00e9, ogni tanto, quest&#8217;anima nobilmente pensosa, se ne va in Valchiusa, e cerca &#8212; o dice di cercare &#8212; la solitudine, in quanto \u00e8 disgustato dal mondo e dalle sue illusioni. Ci vuole una bella ingenuit\u00e0, a noi pare, per credere a simili dichiarazioni. Tanto per cominciare: solo, il Petrarca, non \u00e8 mai; anche se, di quando in quando, si allontana dal palcoscenico del mondo &#8212; palcoscenico che ama moltissimo, e che \u00e8 la vera ragion d&#8217;essere della sua esistenza di uomo e di poeta -, a fargli compagnia \u00e8 sempre il suo io narcisista, debordante, incontrollabile, invadente, impudico. Essere soli, cercare la solitudine, amare la solitudine, \u00e8 cosa di cui il Petrarca \u00e8 costituzionalmente incapace. Come minimo, deve avere uno specchio per farsi compagnia. Davanti allo specchio egli prova, si osserva, si studia, si contempla, s&#8217;intenerisce, si commuove, si turba, si applaude, perch\u00e9 trova d&#8217;essere meraviglioso: il pi\u00f9 grande poeta d&#8217;ogni tempo, assai pi\u00f9 di Dante (che gi fa sempre ombra, e del quale \u00e8 gelosissimo e invidiosissimo, anche se ha l&#8217;impudenza di negarlo, con grandi esclamazioni di sincerit\u00e0).<\/p>\n<p>Petrarca non sa vivere un solo istante senza recitare; ha bisogno d&#8217;un pubblico, sempre e ovunque: e quale pubblico pi\u00f9 gradito del suo ego, che si perde in continua ammirazione di se stesso, che si alimenta dello spettacolo di se stesso mentre soffre, sospira, geme, dice di non poterne pi\u00f9, si vede gi\u00e0 morto e sepolto (come in \u00abChiare, fresche e dolci acque\u00bb), rimpianto da Laura, rimpianto dagli uomini (bench\u00e9 dica di disprezzare il &quot;vulgo&quot;), rimpianto dall&#8217;universo mondo? E recita cos\u00ec bene, perfino con se stesso, che finisce per credere alla sua stessa commedia: finisce per piangere lacrime vere, se &quot;vere&quot; sono le lacrime che si versano per un dolore reale, indipendentemente dal fatto che la causa di questo sia immaginaria. Insomma, Petrarca \u00e8 l&#8217;attore perfetto: si cala talmente nella propria parte d&#8217;innamorato sofferente e infelice, che finisce per recitarla da artista consumato. Ma che sia solo un giullare senza pudore, lo dimostra il fatto che, in tutte le poesie del \u00abCanzoniere\u00bb, non ce n&#8217;\u00e8 una sola in cui parli di Laura: tutte parlano sempre e solo di lui, della sua ferita immedicabile, del suo strazio perenne: come altrettanti specchi che rimandano, da cento angolature diverse, sempre e solo la sua immagine.<\/p>\n<p>Il guaio \u00e8 che un simile giullare \u00e8 stato preso terribilmente sul serio, e non solo dai suoi contemporanei &#8212; i quali, incredibilmente, lo hanno preferito a Dante, e di molto, come modello e maestro di poesia -, ma anche dai letterati dei cinque secoli successivi; evidentemente, lui, e non Dante, incarna a meraviglia l&#8217;anima nazionale italiana: commediante, narcisista, poco seria.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 gli Italiani, davanti a un problema, non si chiedono come risolverlo: ne fanno un romanzo, o un&#8217;inchiesta giornalistica, o un film, o una interpellanza parlamentare. La mafia imperversa? Ebbene: si fa uno sceneggiato che parla della mafia, che denuncia la mafia, che mostra la barbarie della mafia; poi se ne fa un secondo, e un terzo, e un quarto, e un quinto, e un sesto&#8230; e cos\u00ec via, all&#8217;infinito. Si fanno inchieste, interrogazioni, si scrivono saggi sociologici, si chiede il parere d&#8217;insigni studiosi; si discute, si pontifica, si sentenzia; si fanno proclami, mostre, manifestazioni, minuti di silenzio, commemorazioni, e ancora discorsi, e cos\u00ec via, sempre, all&#8217;infinito. Anche con il sangue fresco sulle strade di Palermo, che grida vendetta al cielo, che chiede giustizia sulla terra.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 limitarsi ad agire, ad affrontare la realt\u00e0, a sporcarsi le mani, e rischiare, e pagare in moneta sonante, quando si pu\u00f2 trasformare il tutto in un bellissimo spettacolo, e far promesse da campagna elettorale, e tenere discorsi vibranti e applauditissimi, e commuoversi fino alle lacrime alla propria stessa indignazione, alla propria stessa sete di giustizia? S\u00ec: fino alle lacrime. Lacrime perfino sincere, alla fine. Esattamente come insegna il gran padre spirituale dell&#8217;italica commozione scandita dalle oscillazioni dell&#8217;applausometro: messer Francesco Petrarca, il primo poeta moderno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli Italiani vivono di rappresentazione, non di realt\u00e0: per essi, la cosa rappresentata diventa pi\u00f9 importante della cosa reale; peggio: diventa la realt\u00e0 &quot;vera&quot;, mentre quella<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[178,251],"class_list":["post-27904","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-italia","tag-silvio-berlusconi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27904","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27904"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27904\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27904"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27904"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27904"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}