{"id":27900,"date":"2008-10-21T01:08:00","date_gmt":"2008-10-21T01:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/21\/due-pessimismi-antropologici-a-confronto-quello-umanistico-e-quello-cristiano\/"},"modified":"2008-10-21T01:08:00","modified_gmt":"2008-10-21T01:08:00","slug":"due-pessimismi-antropologici-a-confronto-quello-umanistico-e-quello-cristiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/21\/due-pessimismi-antropologici-a-confronto-quello-umanistico-e-quello-cristiano\/","title":{"rendered":"Due pessimismi antropologici a confronto: quello umanistico e quello cristiano"},"content":{"rendered":"<p>Esistono due forme principali di pessimismo antropologico nella cultura moderna; inteso non come stato d&#8217;animo emotivo, ma come ponderata riflessione sulla natura dell&#8217;uomo, sulle sue possibilit\u00e0, sui suoi limiti.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 il pessimismo antropologico di matrice umanistica: uno dei suoi primi assertori \u00e8 stato Niccol\u00f2 Machiavelli, che ne ha fatto la base &#8211; come, del resto, Thomas Hobbes &#8211; della sua concezione filosofica e politica.<\/p>\n<p>Il secondo \u00e8 quello di origine cristiana ed \u00e8 profondamente diverso dall&#8217;altro, per la prospettiva da cui muove e per la stessa concezione dell&#8217;uomo ad esso sottesa, visto non come essere immanente ed autosufficiente, bens\u00ec come creatura dell&#8217;amore divino.<\/p>\n<p>Per afferrare i termini delle rispettive posizioni, si confrontino due brevi passi letterari, l&#8217;uno di Machiavelli, l&#8217;altro di Manzoni.<\/p>\n<p>Scrive ne <em>Il Principe<\/em> Niccol\u00f2 Machiavelli (capp. XVII, 2; XVIII, 3):<\/p>\n<p><em>Nasce da questo una disputa: s&#8217;elli \u00e8 meglio essere amato che temuto, o e converso. Respondesi, che si vorrebbe essere l&#8217;uno e l&#8217;altro; ma, perch\u00e9 gli \u00e8 difficile accozzarli insieme, \u00e8 molto pi\u00f9 scuro essere temuto che amato, quando si abbia a mancare dell&#8217;uno de&#8217; dua. Perch\u00e9 degli uomini si pu\u00f2 dire questo generalmente: che sieno ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de&#8217; pericoli, cupidi di guadagno; e mentre fai loro bene, son tutti tua, \u00f2fferonti el sangue, la roba, la vita, e figliuoli, come di sopra dissi, quando il bisogno \u00e8 discosto; ma, quando si appressa, e&#8217; si rivoltano. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Non pu\u00f2, pertanto, uno signore prudente n\u00e9 debbe osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro e che sono spente le cagioni che la feciono promettere. E, se li uomini fossino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono; ma, perch\u00e9 sono tristi e non la osserverebbono a te, tu<\/em> etiam <em>non l&#8217;hai ad osservare a loro.<\/em><\/p>\n<p>E Alessandro Manzoni, nei <em>Pensieri e sentenze<\/em> (CXXX):<\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo riferisce tutto a se stesso, e se ama qualche cosa, l&#8217;ama in relazione a quell&#8217;amore ch&#8217;egli ha per s\u00e9, e che vorrebbe che tutti avessero per lui. Queste sono verit\u00e0 molto volgari, ma che bisogna ripetere sovente, perch\u00e9 questo stesso amore primitivo che regola le nostre azioni, ci porta a dimostrare che esso \u00e8 il mobile di esse, e noi vorremmo potere assegnare tutt&#8217;altra ragione di quelle. Ma l&#8217;uomo sente nello stesso tempo la sua debolezza, e, disperando della stima e della potenza esclusiva, entra in societ\u00e0 coi suoi simili; allora l&#8217;amor proprio di molti si bilancia e si contempera. Ma in questa societ\u00e0 non si sacrifica, pur troppo, che il meno possibile di questo amore esclusivo di stima e di potenza, e quindi viene che gli uomini lo trasportano ad un corpo, ad una societ\u00e0 particolare, non lo estendono ordinariamente che a quelli con cui si hanno comuni l&#8217;interesse e l&#8217;orgoglio. Un altro segno di miseria e debolezza che l&#8217;uomo ravvisa in s\u00e9, \u00e8 quello che gli sembra che l&#8217;eccellenza propria cresca col confronto, dimodoch\u00e9 quanto pi\u00f9 gli altri si abbassano, tanto pi\u00f9 egli si eleva ai suoi occhi e agli altrui.<\/em><\/p>\n<p>Come si sar\u00e0 notato, il pessimismo di Machiavelli vuole essere di tipo pragmatico: gli uomini sono <em>tristi<\/em>, cio\u00e8 malvagi; sono ingrati, volubili, simulatori, eccetera: dunque, non \u00e8 il caso di trattarli con troppi riguardi, perch\u00e9 chi volesse essere sempre buono con loro, verrebbe mal ripagato. Meglio stare costantemente in guardia, dunque, ed esser pronto a colpire l&#8217;altro, prima che lui possa colpire te: questa \u00e8, in estrema sintesi, la filosofia de <em>Il Principe<\/em>; in virt\u00f9 della quale il suo autore \u00e8 stato inscritto nella categoria dei filosofi.<\/p>\n<p>Per\u00f2, a dispetto della sia dichiarata volont\u00e0 di realismo, per cui Machiavelli sostiene di indagare l&#8217;uomo non come egli dovrebbe essere o si vorrebbe che fosse, bens\u00ec come egli \u00e8 realmente, non vengono minimamente argomentate le affermazioni circa il fatto che egli \u00e8 concepito come un groviglio di bassi istinti, di vilt\u00e0 e di malevolenza; il che non \u00e8 molto filosofico, e neppure molto realistico. Certo, Machiavelli cita in continuazione sia episodi della storia antica, sia eventi di quella recente e contemporanea; ma chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la filosofia, sa che questo non \u00e8 un metodo corretto.<\/p>\n<p>Lo studio della filosofia \u00e8 la ricerca, di l\u00e0 dalla verit\u00e0 fattuale (che \u00e8 sempre contingente, e che perci\u00f2 pu\u00f2 stare in un modo, come in un altro), della verit\u00e0 di principio (ossia necessaria e assoluta): ovvero dell&#8217;Essere, che \u00e8 come \u00e8, perch\u00e9 non potrebbe essere altrimenti. Si dir\u00e0 che Machiavelli non ambiva a pretendersi filosofo, e che questo riconoscimento \u00e8 un dono dei moderni; ma esprimere giudizi sulla natura umana in generale significa oltrepassare, e di molto, il terreno della storia e della politica, per entrare in quello della filosofia. Perci\u00f2, dire che l&#8217;uomo \u00e8 cos\u00ec e cos\u00ec, dovrebbe essere la conclusione di un ragionamento, e non una affermazione di principio; mentre Machiavelli fa proprio questo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, ci resta da vedere da quali motivazioni scaturisca il giudizio negativo sulla natura umana, dal quale &#8211; a sua volta &#8211; deriva l&#8217;indirizzo cinicamente pragmatico della teoria politica umanistica, che tanta scuola ha fatto nel mondo moderno (si confronti, per fare solo un esempio, l&#8217;affermazione secondo la quale <em>Non pu\u00f2, pertanto, uno signore prudente n\u00e9 debbe osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro e che sono spente le cagioni che la feciono promettere<\/em>, con quella del cancelliere tedesco Bethmann-Hollweg, il quale, nell&#8217;agosto del 1914, all&#8217;indomani della invasione del Belgio neutrale, disse che <em>I trattati sono pezzi di carta<\/em>).<\/p>\n<p>Le motivazioni, a nostro avviso, vanno ricercate nella pretesa di assoluta autonomia dell&#8217;uomo, che \u00e8 propria dello spirito umanistico-rinascimentale, e della sua volont\u00e0 di essere il libero artefice del proprio destino, sfidando le imprevedibili insidie della \u00abFortuna\u00bb. Perch\u00e9, nel momento stesso in cui l&#8217;uomo pretende di farsi misura di tutti gli enti e di piegare ogni cosa al proprio volere, cos\u00ec nel mondo della natura, come in quello della storia, egli si accorge pure che ogni \u00abdebolezza\u00bb, ogni ingenuit\u00e0, ogni esitazione e ogni indugio lo consegnerebbero nelle mani di forze minacciose e a lui materialmente superiori; mentre, volgendosi al mondo dei propri simili, non riesce a scorgervi che potenziali nemici, pronti ad aggredirlo e a sopraffarlo.<\/p>\n<p>In altre parole, allorch\u00e9 il paradigma umanistico ha preso il posto di quello medioevale, \u00e8 venuta meno non solo la centralit\u00e0 dell&#8217;Essere, visto come la causa ultima e come il sapiente reggitore del mondo, ma anche la sua funzione mediatrice fra l&#8217;uomo e la natura e fra l&#8217;uomo e i suoi simili (per non dire dell&#8217;uomo con se stesso: <em>quel doppio uomo che \u00e8 in me<\/em>, dice di s\u00e9 Francesco Petrarca nella <em>Epistola<\/em> in cui descrive la sua ascensione al Monte Ventoso).<\/p>\n<p>L&#8217;Essere, identificato con l&#8217;amore divino dalla cultura medievale, aveva sinora svolto questo ruolo di mediazione; e, bisogna dire, con successo, visto che quel paradigma aveva retto per quasi mille anni. Si ricordino le parole di Francesco d&#8217;Assisi nel <em>Cantico delle creature<\/em>:<\/p>\n<p><em>Altissimu, onnipotente, bon signore,<\/em><\/p>\n<p><em>tue so le laude la gloria<\/em><\/p>\n<p><em>e l&#8217;onore et onne benedictione.<\/em><\/p>\n<p><em>Ad te solo, altissimo, se konfano<\/em><\/p>\n<p><em>Et nullu omo ene dignu te mentovare.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 il Creatore che va lodato, non la creatura; la creatura va amata e ammirata in quanto opera sapiente del Creatore e attestazione della sua gloria e della sua perfezione.<\/p>\n<p>Ma ora questo centro irradiante si \u00e8 spento, o appannato alquanto; si \u00e8 spenta, o appannata, la sua capacit\u00e0 di mediazione fra l&#8217;uomo e la realt\u00e0 circostante e fra l&#8217;uomo e la sua stessa realt\u00e0 interiore; e, con ci\u00f2, sembra essersi spenta, o molto appannata, la bellezza del mondo.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che, al contrario, proprio l&#8217;opera pi\u00f9 tipica dello spirito rinascimentale e del ritrovato sentimento d&#8217;indipendenza dell&#8217;uomo, <em>L&#8217;Orlando Furioso<\/em>, esprime al massimo grado la bellezza del mondo e la gioia di vivere. Rispondiamo: s\u00ec, <em>ma solo nei regni della fantasia<\/em>. \u00c8 nel regno incantato dell&#8217;immaginazione che il mondo ariostesco si popola di bellezza e di gioia; e tutto l&#8217;<em>Orlando Furioso<\/em> non \u00e8 che una grandiosa opera di evasione &#8211; evasione di altissimo livello, questo \u00e8 certo; ma pur sempre evasione. Tanto \u00e8 vero che, per dare un baricentro alla materia vastissima e caotica del suo poema, Ariosto lo individua proprio nelle leggi del mondo cavalleresco, senza le quali ogni personaggio e ogni situazione scivolerebbero verso il vuoto.<\/p>\n<p>Come ha bene osservato il critico Francesco De Sanctis nella sua <em>Storia della letteratura italiana<\/em> (cap. XIIII):<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 l&#8217;essenza di quel mondo \u00e8 appunto la libera iniziativa dell&#8217;individuo, la mancanza di seriet\u00e0, di ordine, e di persistenza in un&#8217;azione unica e principale, s\u00ec che le azioni si chiamano \u00abavventure\u00bb e i cavalieri si dicono \u00aberranti\u00bb. Staccarsi dal centro, andare errando e cercando avventure \u00e8 lo spirito di un mondo che ripugna cos\u00ec all&#8217;unit\u00e0, come alla disciplina. (&#8230;) Come l&#8217;unit\u00e0 del mondo, nella sua infinita variet\u00e0, \u00e8 nel suoi spirito e nelle sue leggi, cos\u00ec l&#8217;unit\u00e0 di questa vasta rappresentazione \u00e8 nello spirito o nelle leggi del mondo cavalleresco.<\/em><\/p>\n<p>Tuttavia, se si passa dal regno dell&#8217;evasione fantastica a quello della realt\u00e0 concreta, allora le cose cambiano; e il vero interprete dello spirito umanistico nel mondo concreto \u00e8 Machiavelli, non Ariosto: colui che nutre per gli uomini non solo un sentimento di disistima, ma di autentico disprezzo.<\/p>\n<p>Stranamente, per\u00f2, pur avendo a che fare con una natura umana cos\u00ec incline alla vilt\u00e0, al tradimento, all&#8217;ingratitudine e cos\u00ec via, da questo bassissimo materiale egli pretende di costruire un principe dotato di tutte le doti possibili di coraggio, di prudenza, di astuzia e d&#8217;intelligenza. Da dove possa uscire un simile individuo, visto che la natura umana \u00e8 cos\u00ec meschina e inadeguata, non si capisce, n\u00e9 Machiavelli si prende la briga di domandarselo.<\/p>\n<p>Evidentemente, egli pensa che, in mezzo alla massa informe, di tanto in tanto nasce un individuo d&#8217;eccezione: ci\u00f2 non ha importanza; gli basta che, una volta giunto ad afferrare il potere, egli se lo tenga ben stretto fra le unghie, alternando l&#8217;astuta prudenza della <em>golpe<\/em> al possente balzo d&#8217;audacia del <em>lione<\/em>, secondo che lo richiedano le circostanze. Perch\u00e9 la regola dell&#8217;agire politico \u00e8 non avere alcuna regola, e commisurare sempre la propria azione all&#8217;evolvere e al mutare della situazione.<\/p>\n<p>N\u00e9 deve ritenersi un caso che egli abbia creduto di vedere, a un dato momento, incarnarsi un siffatto ideale umano in quel Cesare Borgia, la cui scaltrezza, crudelt\u00e0 e totale mancanza di scrupoli, non meno che l&#8217;ambizione e l&#8217;avidit\u00e0 di potere, avevano reso ben (tristemente) noto a tutti gli Italiani del suo tempo; senza rendersi conto, almeno all&#8217;inizio, dell&#8217;incongruenza di scegliere un siffatto campione quale esempio di principe ideale.<\/p>\n<p>E se, in un secondo tempo, si avvide dell&#8217;errore commesso, specie di fronte ai Medici, dei quali sperava il perdono e il reintegro nelle proprie funzioni diplomatiche (ma dei quali il terribile Valentino era stato pericoloso nemico), ci\u00f2 avvenne per la sola ragione che Cesare Borgia, alla fin fine, si era rivelato un perdente; e, quindi, una sorta di smentita vivente del suo modello di spregiudicatezza, in base al quale il fine giustifica i mezzi. Il duca Valentino, infatti, si era lasciato battere proprio su quel terreno della forza e dell&#8217;astuzia, sul quale aveva costruito le proprie fortune: quale monito pi\u00f9 evidente del fragile fondamento su cui riposava la dottrina del potere di messer Machiavelli?<\/p>\n<p>Se, dunque, la regola dell&#8217;universo e dell&#8217;umano agire, \u00e8, per San Francesco (come per Tommaso d&#8217;Aquino, per Dante e per Giotto) nell&#8217;Essere che regge e governa ogni cosa; mentre per Ariosto \u00e8 nel mondo cavalleresco &#8211; un mondo di finzione, e che egli ben sa essere tale, tanto \u00e8 vero che ce lo ricorda continuamente corso del suo poema -; per Machiavelli la regola \u00e8 la Virt\u00f9, intesa come l&#8217;insieme delle abilit\u00e0 mediante le quali l&#8217;uomo tiene in scacco la Fortuna e realizza il suo disegno consapevole nella propria vita e nella storia.<\/p>\n<p>Diverso \u00e8 il discorso riguardo al pessimismo antropologico cristiano, del quale Manzoni costituisce un esempio illustre.<\/p>\n<p>Chi abbia anche solo un minimo di familiarit\u00e0 con il mondo de <em>I promessi sposi<\/em> &#8211; non con la storia e con i personaggi, ma con l&#8217;atmosfera, per cos\u00ec dire, spirituale, che pervade l&#8217;opera dalla prima all&#8217;ultima pagina &#8211; avr\u00e0 certamente notato che Manzoni non ha una grande opinione dell&#8217;essere umano. Al quale rimprovera, in buona sostanza, essenzialmente due gravi difetti: quello dell&#8217;incontentabilit\u00e0, per cui desidera sempre ci\u00f2 che non possiede e invidia chi ha qualcosa che a lui manca; e quello, appunto ad esso collegato, della malevolenza e dell&#8217;invidia, originate da uno smisurato amor proprio, per cui gode di abbassare il proprio simile, nell&#8217;illusione di innalzare se stesso.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, basta leggere un paio di capitoli del romanzo per rendersi conto che Manzoni, pur non avendo una grande opinione dell&#8217;uomo &#8211; di cui don Abbondio \u00e8 un ritratto abbastanza tipico: non cattivo, ma debole, egoista e un po&#8217; meschino, e disposto a collaborare anche col male, pur di non turbare il proprio quieto vivere -, non nutre per esso alcun disprezzo; ma, al contrario, una bonaria indulgenza e una profonda compassione.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, egli crede fermamente nella perfettibilit\u00e0 della natura umana; crede che ciascun uomo, anche il pi\u00f9 scellerato (si pensi all&#8217;Innominato), pu\u00f2 ravvedersi e mutar vita; ma ad una condizione: che riconosca la propria insufficienza e rivolga almeno un pensiero al suo Creatore, dal quale solamente possono venirgli conforto e aiuto. Manzoni non abbassa l&#8217;uomo per poter meglio innalzare Dio; per lui, Dio si trova gi\u00e0 al vertice della creazione, e ne sente la silenziosa presenza in tutti gli eventi della storia, cos\u00ec come in quelli della vita di ogni singolo individuo. Ma questa presenza benevola, che opera nel segreto del cuore umano &#8211; la Provvidenza -, non \u00e8 una sorta di <em>deus ex machina<\/em>, che raddrizza i torti in maniera automatica, salvando i buoni e punendo i malvagi. Le sue vie non sono le nostre vie; e ci\u00f2 che a noi, da un punto di vista limitato, appare incomprensibile, \u00e8 frutto di un sapiente disegno che trascende le nostre menti e i nostri cuori.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, Renzo alla fine potrebbe anche non ritrovare la sua Lucia; potrebbe apprendere, al Lazzaretto di Milano, ch&#8217;ella \u00e8 morta di peste, senza averlo potuto rivedere: non per questo si potrebbe dire che la Provvidenza \u00e8 impotente o che Dio \u00e8 lontano. Lui sa sempre quale sia il nostro bene; siamo noi che, sovente, lo ignoriamo o ce ne dimentichiamo. La sventura pu\u00f2 anche essere <em>provvida<\/em>, se diviene occasione di grazia; chi pu\u00f2 dire cosa avvenga nel segreto dell&#8217;anima, indipendentemente dal giudizio degli altri esseri umani?<\/p>\n<p>Ecco: qui sta il punto; qui sta la differenza fondamentale con Machiavelli e, in genere, con il paradigma umanistico: che per Manzoni, come per ogni uomo dotato di autentico spirito religioso, al centro della persona vi \u00e8 un grande <em>mistero<\/em> (egli dice proprio cos\u00ec, appunto nei <em>Pensieri e sentenze<\/em>), ossia qualche cosa di sacro, che eccede la nostra capacit\u00e0 di giudizio; mentre per Machiavelli non vi \u00e8 nessunissimo mistero, ma solo un insieme di attitudini e istinti, che lo induce a formulare un giudizio negativo, senza appello. Per Machiavelli, l&#8217;uomo non \u00e8 perfettibile; deve essere gi\u00e0 perfetto, se ama il potere: oppure deve rassegnarsi a servire. In ogni caso, la forza che lo sovrasta, e che pu\u00f2 vincerlo ed abbatterlo, non \u00e8 la Provvidenza, ma la Fortuna, ossia una cieca e capricciosa alternanza della sorte, che sembra divertirsi a giocare con lui, innalzandolo o distruggendolo imprevedibilmente.<\/p>\n<p>\u00c8 un ritorno, per cos\u00ec dire, al concetto greco della <em>Moira,<\/em> del Fato; non per nulla Machiavelli adora gli antichi, fino al punto di indossare \u00abpanni reali e curiali\u00bb quando s&#8217;immerge nel loro studio amorevole (lettera a Francesco Vettori).<\/p>\n<p>\u00c8 come se l&#8217;idea che l&#8217;uomo ha di se stesso e del suo posto nel mondo fosse regredita di oltre duemila anni. Leggendo <em>Il Principe<\/em>, ci accorgiamo di essere immersi nello stesso clima spirituale dell&#8217;<em>Iliade<\/em>: la stessa solitudine dell&#8217;uomo di fronte al mondo e di fronte alla forza terribile del Fato; la stessa, orgogliosa volont\u00e0 di autoaffermazione, per mettere a tacere la cupa angoscia del nulla che ne mina, dall&#8217;interno, ogni senso di sicurezza (\u00able generazioni degli uomini sono come le foglie\u00bb, dice amaramente Glauco a Diomede); lo steso disprezzo della debolezza, che \u00e8, in fondo, disgusto del proprio destino di annullamento e di morte (si pensi all&#8217;episodio di Achille e Licaone: uccidere senza piet\u00e0, sapendo che si finir\u00e0 uccisi e che ogni cosa bella si spegner\u00e0 per sempre).<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec alla conclusione che il grande merito storico del cristianesimo \u00e8 stato quello di avere introdotto la categoria, pressoch\u00e9 sconosciuta ai Greci e ai Romani, e nuovamente obliata dalla modernit\u00e0, della <em>speranza<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo antico \u00e8, alla lettera, di-sperato (si veda il saggio di Filippo Maria Pontani sugli eroi omerici, <em>La morte degli eroi<\/em>, Sansoni Editore, Firenze, 1975): vive nel presente della forza e dell&#8217;orgoglio, perch\u00e9 sa che il suo destino \u00e8 il nulla.<\/p>\n<p>Con Machiavelli e con Hobbes, tetri araldi del nuovo paradigma umanistico, tramonta la speranza e si afferma nuovamente la categoria della volont\u00e0 protesa senza un fine; della forza per la forza; del potere per il potere; della ragione che vuol bastare a se stessa; della mancanza di compassione per i propri simili; dell&#8217;adorazione dell&#8217;esistente, pur conoscendone la natura elusiva e ingannevole. In breve, una filosofia della disperazione che non crede pi\u00f9 a nulla, se non nel presente immediato (<em>chi vuol esser lieto sia, di doman non c&#8217;\u00e8 certezza<\/em>, canta Lorenzo il Magnifico) e che culmina con l&#8217;hegeliana autoglorificazione della Storia.<\/p>\n<p>Appare evidente da tutto questo che esiste una relazione diretta fra la pretesa dell&#8217;uomo di farsi Dio di se stesso, il pessimismo antropologico che ne \u00e8 il lato nascosto, e la crescita esponenziale della volont\u00e0 di potenza e di autoaffermazione dell&#8217;uomo moderno. <em>Challenger<\/em> si chiamava la navicella spaziale americana, il cui disastro commosse l&#8217;opinione pubblica mondiale poco pi\u00f9 di vent&#8217;anni or sono (mor\u00ec anche una maestrina in volo \u00abturistico\u00bb), ossia: <em>Lo Sfidante.<\/em> Appunto, lo Sfidante: ma contro chi? Chi voleva sfidare, il <em>Challenger<\/em>?<\/p>\n<p>E questa dismisura, questa <em>hybris<\/em>, che spinge l&#8217;uomo moderno ad alzare continuamente la posta della sfida (bomba atomica; guerra chimica e batteriologica; clonazione; manipolazione genetica), altro non \u00e8 che il rovescio del suo timore di perdere il controllo della situazione, di vedersi sfuggire di mano il dominio sulle cose, nel quale ripone &#8211; compulsivamente &#8211; ogni speranza di salvezza, ora che in lui si \u00e8 spenta la speranza in un destino trascendente.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 stata la conseguenza di aver rifiutato la mediazione fra s\u00e9 e il mondo, che la consapevolezza dell&#8217;Essere conferiva all&#8217;uomo pre-moderno.<\/p>\n<p>A partire da quel momento, e per tappe successive scandite con ritmo inesorabile &#8211; dalla Rivoluzione scientifica del 1600, all&#8217;Illuminismo, alla Rivoluzione industriale, a quella tecnologica e informatica &#8211; l&#8217;uomo occidentale, rimasto privo di mediazione, ha imboccato senza pi\u00f9 remore la strada del dominio brutale sulle cose, la strada dell&#8217;autodistruzione.<\/p>\n<p>Questa, pertanto, \u00e8 la differenza fondamentale tra il pessimismo antropologico dell&#8217;umanesimo e quello del cristianesimo: che il primo ha una natura distruttiva e, chiuso a ogni speranza di redenzione, conduce verso il senso del nulla che mina le basi stesse della vita (come si vede nella filosofia di Sartre e, in genere, nelle dottrine esistenzialiste); l&#8217;altro, invece, \u00e8 di natura costruttiva, perch\u00e9 postula, proprio in risposta al grido d&#8217;aiuto dell&#8217;uomo che si vede finito, imperfetto e inquieto, la presenza luminosa dell&#8217;Essere, che trasfigura le miserie della contingenza e trasporta l&#8217;uomo &#8211; come dice appunto Manzoni, ne <em>Il cinque<\/em> Maggio<\/p>\n<p><em>&#8230;in pi\u00f9 spirabil aere (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>pei floridi sentier della speranza,<\/em><\/p>\n<p><em>ai campi eterni, al premio<\/em><\/p>\n<p><em>che i desideri avanza,<\/em><\/p>\n<p><em>dov&#8217;\u00e8 silenzio e tenebre<\/em><\/p>\n<p><em>la gloria che pass\u00f2.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono due forme principali di pessimismo antropologico nella cultura moderna; inteso non come stato d&#8217;animo emotivo, ma come ponderata riflessione sulla natura dell&#8217;uomo, sulle sue possibilit\u00e0,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[91,141,209,258],"class_list":["post-27900","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-alessandro-manzoni","tag-filosofia","tag-niccolo-machiavelli","tag-thomas-hobbes"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27900","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27900"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27900\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}