{"id":27896,"date":"2008-07-16T05:14:00","date_gmt":"2008-07-16T05:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/16\/la-personalita-organica-correttivo-necessario-alle-illusioni-e-agli-errori-delluomo-moderno\/"},"modified":"2008-07-16T05:14:00","modified_gmt":"2008-07-16T05:14:00","slug":"la-personalita-organica-correttivo-necessario-alle-illusioni-e-agli-errori-delluomo-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/16\/la-personalita-organica-correttivo-necessario-alle-illusioni-e-agli-errori-delluomo-moderno\/","title":{"rendered":"La personalit\u00e0 organica, correttivo necessario alle illusioni e agli errori dell&#8217;uomo \u00abmoderno\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo visto come la riflessione di Lewis Mumford sul senso della storia e del destino umano abbia avuto il merito di porre chiaramente sul tappeto l&#8217;esigenza di un cambiamento di rotta rispetto alle tendenze di dominio illimitato dell&#8217;<em>homo tecnologicus<\/em>.<\/p>\n<p>Per il pensatore americano, la civilt\u00e0 della macchina ha oltrepassato il segno e si \u00e8 avviata su una strada fatalmente autodistruttiva; egli sosteneva con vigore che \u00e8 necessario un cambiamento di rotta; e vedeva nella citt\u00e0 organica, cresciuta in base alle esigenze delle single comunit\u00e0, del lavoro, della cultura e dello svago, il modello sociale ideale, contrapposto alla citt\u00e0 tecnologica, pianificata, centralizzata, eterodiretta, ove l&#8217;individuo \u00e8 gettato a caso e alienato dalla parte migliore di s\u00e9 stesso e della vita comunitaria.<\/p>\n<p>In un sistema socio-economico, quale \u00e8 quello odierno, dominato da ci\u00f2 che Lewis Mumford denominava la <em>megamacchina<\/em>, ossia da una preponderanza schiacciante delle esigenze dell&#8217;apparato tecnico-industriale su tutte le altre, non vi sono dubbi che il benessere sia concepito come qualcosa di puramente quantitativo e di puramente astratto, ossia di statistico. Ma non \u00e8 quello che meglio realizza i nostri interessi vitali di persone concrete; e ci\u00f2 emerge anche da un confronto con altri modelli sociali e produttivi, ad esempio con quello tardo medioevale, caratterizzato da una pluralit\u00e0 di modi di produzione e, di conseguenza, di orientamenti culturali (cfr. F. Lamendola, <em>Dal ricco politecnico medioevale alla moderna monotecnica, \u00ab pentagono \u00bb di un potere inumano<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Il nuovo tipo umano &#8211; perch\u00e9 di questo si tratta, di un&#8217;autentica mutazione antropologica &#8211; \u00e8 comparso verso la fine del Medioevo e si \u00e8 andato affermando a partire dal XVI secolo.<\/p>\n<p>Scriveva Mumford in <em>La condizione dell&#8217;uomo<\/em> (titolo originale: <em>The condition of Man,<\/em> 1944; traduzione italiana di Alberto Mondini, Bompiani, Milano, 1967, 1977, vol. 2, pp. 319-320):<\/p>\n<p><em>&#8230; Il concetto di Uomo Moderno deve essere preso come un termine storico che illustra un tipo di esistenza, una forma di pensiero e d vita sociale, un ego ed un super ego che apparvero per la prima volta nel quindicesimo secolo. La parola moderno fu usata per distinguere le credenze contemporanee di questo periodo da quelle degli antichi: pi\u00f9 tardi essa divenne un termine di speciale elogio, quando i moderni divennero pi\u00f9 orgogliosi dei propri successi e pi\u00f9 fiduciosi della propria posizione. Nulla di ci\u00f2 che l&#8217;uomo del ventesimo secolo cant\u00f2 a lode di se stesso potrebbe sorpassare ci\u00f2 che Voltaire disse del diciassettesimo secolo. E ai nostri giorni il trionfo dell&#8217;Uomo moderno si \u00e8 rivelato una profonda ironia: anche lui porta una data &#8211; come portano una data gli uomini e le donne \u00abprogrediti\u00bb nelle prime commedie di Bernard Shaw.<\/em><\/p>\n<p><em>La parola moderno viene dal latino. Essere moderno significa essere alla moda, cio\u00e8 scartare il passato come si scarterebbero gli abiti dell&#8217;anno scorso, e portare la stessa uniforme dei propri contemporanei. Nel sedicesimo secolo, il termine<\/em> new fangled <em>(di ultima moda) era pur sempre un epiteto di rimprovero: Filippo di Spagna pi\u00f9 tardi classifica \u00abgli innovatori\u00bb insieme agli insolventi, ai malviventi e ai fuori legge. Ma poi la novit\u00e0 di un costume cess\u00f2 di essere un peggiorativo: fumare la pipa, andare in carrozza di posta, mangiare patate, bere t\u00e8, preferire Descartes ad Aristotele o Swift a Giovenale non fu pi\u00f9 un&#8217;audacia. Cambiamento, innovazione, divennero l&#8217;ordine del giorno. \u00abfacciamo che ogni domani ci trovi<\/em> pi\u00f9 innanzi dell&#8217;oggi<em>\u00bb divenne la regola di condotta. Il calendario semplificava tutto il problema dei valori: appartenere al passato significava essere svuotato di ogni valore. Tutto questo era troppo semplice.<\/em><\/p>\n<p><em>In breve, l&#8217;Uomo Moderno fu uno spaventapasseri ideologico: una creatura formata durante il periodo di espansione, e destinata a vivere soltanto finch\u00e9 continuavano ad esistere le condizioni ed i bisogni che gli dettero origine. Essendo il prodotto di un&#8217;et\u00e0 di espansione, egli credette di tutto cuore, fervidamente, nel movimento e nella locomozione: non piccola parte della sua esistenza fu dedicata ad accelerare la velocit\u00e0 della nave a vela, del treno e dell&#8217;aeroplano. Le astrazioni del tempo, dell&#8217;energia e del denaro, sono pi\u00f9 reali per lui di qualunque altro sistema di astrazioni, e da esse egli deduce un ideale quantitativo di vita: pi\u00f9 energia, pi\u00f9 velocit\u00e0, pi\u00f9 movimento, pi\u00f9 denaro, pi\u00f9 tempo. Affollando le sue sensazioni e moltiplicando gli avvenimenti nei suoi giorni, egli sper\u00f2 di raggiungere una vita pi\u00f9 piena: l&#8217;affrettarsi, anzich\u00e9 essere una pratica recente per ottenere maggior produzione in fabbrica, \u00e8 una concezione universale. L&#8217;Uomo Moderno crede nel quadro meccanico del mondo, non come in un inutile strumento di ordine &#8211; ci\u00f2 che esso \u00e8 &#8211; ma come in una rivelazione finale della verit\u00e0. Tutto ci\u00f2 che non si adatta entro questo idolum cessa di essere reale. Uniformit\u00e0 obiettiva: caos soggettivo.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;Uomo Moderno si apprest\u00f2 alla conquista del mondo esterno: aveva fede nelle macchine, e quella fede fu giustificata dalle opere. Egli proiett\u00f2 il sogno infantile della potenza illimitata nella societ\u00e0 adulta e guard\u00f2 con speranza anticipata un tempo in cui la pressione di un bottone avrebbe portato il cibo con estrema facilit\u00e0 come il pianto di un bambino porta il poppatoio o la mammella. Ma dopo quattro secoli di strenui sforzi i suoi mitici poteri sono ancora un&#8217;illusione. Ad onta delle sue macchine egli soffre la fame in mezzo all&#8217;abbondanza: a dispetto della sua sapienza sulle stelle lontane ed i mondi intra-atomici la civilt\u00e0 che egli ha creato ha dato origine ad una barbarie che si \u00e8 sparsa ora attraverso il pianeta. In una serie di guerre mondiali e di rivoluzioni mondiali, l&#8217;Uomo Moderno \u00e8 giunto in effetti ad un penoso suicidio.<\/em><\/p>\n<p>Da questo suicidio sta nascendo, forse, un individuo con caratteristiche spirituali radicalmente diverse. Reso saggio dall&#8217;esperienza, l&#8217;uomo della post-modernit\u00e0 ha compreso la follia di identificare la psicologia di un&#8217;epoca storica determinata, e precisamente un&#8217;epoca di espansione, con la natura umana in quanto tale; e, di conseguenza, \u00e8 arrivato a comprendere come la quantit\u00e0, la velocit\u00e0 e il denaro non siano, dopo tutto, quei valori assoluti che l&#8217;Uomo Moderno aveva creduto, innalzandoli al rango di una nuova religione.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo del futuro ha compreso la necessit\u00e0 di realizzare un equilibrio fra le esigenze della specializzazione e quelle della globalit\u00e0; pertanto le sue caratteristiche pi\u00f9 spiccate saranno la capacit\u00e0 di vedere e di pensare con larghezza, di contemperare le esigenze della qualit\u00e0 con quelle della quantit\u00e0, di sviluppare in misura sempre maggiore l&#8217;elasticit\u00e0 e la flessibilit\u00e0 necessarie a padroneggiare il proprio cammino, senza pi\u00f9 percorrere ciecamente una strada a senso unico &#8211; quella di un supposto progresso che si \u00e8 rivelata, invece, un vicolo cieco.<\/p>\n<p>Non si tratta di aspirazioni, pii desideri o di utopie a briglia sciolta. Lo sguardo di Mumford \u00e8 sempre lucido e disincantato; egli sa che l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 giunta a un bivio decisivo, e che potrebbe anche scegliere il sentiero sbagliato, avviandosi verso la catastrofe finale. Dopotutto, quella in cui viviamo non \u00e8 che una delle numerose civilt\u00e0 che si sono succedute nella storia del mondo, anche se il suo dinamismo esasperato l&#8217;ha portata ad inglobare, fisicamente o culturalmente, l&#8217;intero pianeta; e potrebbe benissimo autodistruggersi, come altre hanno fatto prima di essa. Le civilt\u00e0, egli dice, non muoiono di vecchiaia: esse muoiono a causa delle complicazioni della vecchiaia.<\/p>\n<p>Sulle orme di Burckhardt, Mumford osserva che, quando una civilt\u00e0 si sta esaurendo, fanno la loro comparsa i \u00abterribili semplificatori\u00bb: barbari che rinunciano volontariamente a tutte quelle parti della nostra cultura che si ricollegano alle pi\u00f9 alte necessit\u00e0 dell&#8217;uomo. Barbari confessi, i quali non sanno che farsene di Raffaello, Shakespeare o Bach, e che getterebbero nel fuoco tutte le maggiori creazioni dello spirito in cambio di qualche fragoroso divertimenti da osteria. Ebbene, sostiene Mumford , questi barbari sono gi\u00e0 comparsi tra noi: sia in forma esplicita &#8211; come nel caso dei nazisti -, sia in forma pi\u00f9 strisciante e insidiosa &#8211; ad esempio nella pubblicit\u00e0 -, e il trionfo del loro cattivo gusto costituisce un serio e immediato pericolo per la trasmissione dell&#8217;intero patrimonio di civilt\u00e0 di cui siamo, teoricamente, i custodi.<\/p>\n<p>L&#8217;unico possibile antidoto al dilagare della barbarie &#8211; e, di conseguenza, al declino sempre pi\u00f9 rapido della nostra civilt\u00e0 &#8211; \u00e8, a giudizio di Mumford, quello di decentrare sempre di pi\u00f9 il potere, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;eccesso della sua concentrazione che favorisce i peggiori fenomeni degenerativi della <em>hybris<\/em> propria dell&#8217;Uomo Moderno. Vi \u00e8, quindi, un palese sottofondo libertario nella sua proposta politico-sociale, che lo apparenta sia a certi utopisti socialisti di fine Ottocento &#8211; William Morris, ad esempio, prima che si convertisse al marxismo; o Petr Kropotkin, ma senza la sua ingenua fiducia nelle virt\u00f9 liberatrici della macchina -, sia, pi\u00f9 recentemente, a pensatori come Ivan Illich o Murray Bookchin.<\/p>\n<p>Ma quali dovrebbero essere, esattamente, le caratteristiche della <em>persona organica<\/em>, l&#8217;abitante del terzo millennio aperto al futuro, ma senza complessi o assurde vergogne nei confronti del proprio passato?<br \/>\nMumford ne traccia un breve ritratto, a conclusione del suo ampio studio <em>La condizione dell&#8217;uomo<\/em> (ed. cit., vol. 2, pp. 509-514), in una pagina che si caratterizza &#8211; come sempre, del resto &#8211; per la chiarezza espositiva e il nitore formale.<\/p>\n<p><em>La personalit\u00e0 ideale dell&#8217;et\u00e0 che si apre \u00e8 una personalit\u00e0 equilibrata: non lo specialista, ma l&#8217;uomo intero. Una tale personalit\u00e0 deve essere in interazione dinamica con tutte le parti del suo ambiente e con tutte le parti della sua eredit\u00e0 spirituale. Deve esser capace di trattare le esperienze economiche e le esperienze estetiche, le esperienze della genitura e le esperienze della vocazione come parti articolate di un medesimo tutto, e cio\u00e8 della vita stessa. La sua istruzione, la sua disciplina, la sua routine quotidiana debbono tendere verso questa completezza. Per raggiungerla, egli deve esser pronto a voltare le spalle a quei facili successi che provengono, in una cultura agonizzante, dall&#8217;automutilazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Un tale equilibrio dinamico non si raggiunge facilmente: i suoi risultati sono preziosi e la sua stabilit\u00e0 \u00e8 precaria: essa richiede una vigilanza ed una prontezza atletica per far fronte a nuove situazioni e a nuovi sforzi, che mestieri pi\u00f9 specializzati abitualmente non richiedono. Poich\u00e9 l&#8217;equilibrio non consiste nel dedicare quantit\u00e0 definite di tempo e di energia a ciascun segmento della vita che richiede attenzione; questo gi\u00e0 avviene persino nella nostra ripartizione meccanica delle funzioni. L&#8217;equilibrio significa invece che l&#8217;intera personalit\u00e0 deve essere costantemente in gioco, o almeno pronta ad entrarvi, in ogni momento dell&#8217;esistenza, e che nessuna parte della vita deve essere completamente staccata da un&#8217;altra parte , a tal segno da essere incapace di influenzarla o di subirne l&#8217;influenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma l&#8217;equilibrio qualitativo \u00e8 importante quanto l&#8217;equilibrio quantitativo: vi sono molti generi d&#8217;esperienza che hanno nella vita quella parte che le vitamine hanno nella dieta; elementi quantitativamente minuti possono essere per la salute spirituale importanti quanto lo sono per quella fisica le vitamine e i minerali. La maggior parte delle attivit\u00e0 pi\u00f9 elevate dell&#8217;uomo appartengono a quest&#8217;ultima categoria. Nessuna persona sana pu\u00f2 passare tutta una giornata guardando dei quadri, cos\u00ec come non pu\u00f2 passare un giorno intero a far l&#8217;amore. Ma anche per la persona pi\u00f9 umile, un giorno passato senza la visione o il suono della bellezza la contemplazione del mistero, o la ricerca della verit\u00e0 o della perfezione \u00e8 un ben povero giorno; ed un succedersi di tali giorni \u00e8 fatale per la vita umana. Ecco perch\u00e9 anche le pi\u00f9 superstiziose forme di religione, che hanno almeno tenuto viva una scintilla di bellezza o di perfezione, contengono ancora per la massa dell&#8217;umanit\u00e0 dei valori che il freddo positivismo scientifico ha lasciato andar perduti sia nel pensiero che nella pratica.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;importanza dell&#8217;equilibrio sia per la comunit\u00e0 sia per la personalit\u00e0 apparir\u00e0 forse pi\u00f9 chiara se terremo presenti i pi\u00f9 gravi pericoli che accompagneranno la stabilizzazione: pericoli che sono gi\u00e0 chiaramente visibili nella mentalit\u00e0 burocratica e nel lavoro a orario che hanno cominciato a infettare tutti i campi della vita: non soltanto gi uffici statali, ma il campo degli affari; non soltanto gli affari, ma l&#8217;insegnamento. Coloro cui difetta la capacit\u00e0 creativa di raggiungere un equilibri dinamico sono gi\u00e0 nelle spire della contraffazione o della negazione dell&#8217;equilibrio: dell&#8217;alessandrinismo o del bizantinismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Le organizzazioni che rimangono stabili per un certo tempo &#8211; e l&#8217;esercito ne \u00e8 esempio eccellente &#8211; divengono schiave dell&#8217;abitudine ed ostili a qualunque cambiamento: esse sono incapaci di far fronte a nuove situazioni, e gli sforzi stessi che fanno per \u00abadattarvisi\u00bb divengono una profonda causa di disadattamento. Il progresso scientifico non modifica questo fatto, poich\u00e9 esso tende a seguire forme istituzionali immutabili, e spesso va alla ricerca della perfezione entro una cornice che diviene ogni giorno pi\u00f9 soprassata. Stabilit\u00e0 e sicurezza, ricercate come fini a s\u00e9 stesse, daranno per risultato una divisione del lavoro secondo caste, e la negazione di qualsiasi cambiamento capace di turbare una routine ogni giorno pi\u00f9 radicata: moduli, precedenti, schemi stereotipi sostituiranno i bisogni umani, e gli attributi stessi della vita, la sua capacit\u00e0 di adattamento, di rivolta, di rinnovamento saranno annullati da questo sforzi mal concepiti per custodir meglio la vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste specie regressive di stabilizzazione hanno gi\u00e0 preso forma: sono state poste dai filosofi e dai capi nazisti quale fondamento per costruirvi sopra elle immutabili divisioni di casta. Ma il pericolo non sta soltanto nei fascisti consapevoli: molti di coloro che parlano a voce pi\u00f9 alta di individualismo senza compromessi si dimostrano poi nella pratica quotidiana sostenitori di una piatta rigidezza bizantina. I tipi fissi di domande d&#8217;esame che sono apparsi in tanti campi dell&#8217;insegnamento americano sotto l&#8217;etichetta di metodo progressivo paralizzeranno, in una breve generazione, l&#8217;acquisizione e l&#8217;allargamento di nuove conoscenze. E questo simboleggia una ben pi\u00f9 vasta minaccia alla vita e al pensiero.<\/em><\/p>\n<p><em>E proprio perch\u00e9 la stabilit\u00e0 porta con s\u00e9 questi pericoli, noi dobbiamo introdurre nel nostro concetto della personalit\u00e0 che auspichiamo la capacit\u00e0 di far contatto con la vita in molti punti, di aver mano leggere, di mantenere tutti i campi dell&#8217;esperienza in uno stato di continui rapporti e di reciproca influenza: in modo che eventi nuovi appaiano in punti inattesi, in circostanze imprevedibili. Per l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;equilibrio noi abbiamo bisogno di una nuova razza di pionieri, di dilettanti appassionati, per arrestare quella tendenza che porta a dar duro corpo alla prassi modellandola in molli forme, ed a scarificare lo sviluppo della personalit\u00e0 sull&#8217;altare della macchina. Quella stereotipizzazione di attivit\u00e0 che lascer\u00e0 l&#8217;organismo libero per le funzioni pi\u00f9 importanti &#8211; come quegli automatismi umani che assegnano una gran arte delle fatiche del nostro agire normale al midollo spinale &#8211; non deve arrestarsi sulla sua strada che porta ad uno scopo utile.<\/em><\/p>\n<p><em>Sotto questo aspetto le carie esperienze di guerra affrontate da tanta gente nei pi\u00f9 diversi paesi, in qualit\u00e0 di soldati, militi contraerei, pompieri, infermiere e cos\u00ec via, debbono essere considerate contributi essenziali in vista del compito della cooperazione pacifica, tipica di un nuovo genere di cittadinanza in una pi\u00f9 vivida forma di vita. Ma non possiamo permetterci di far scoppiare una guerra ad ogni generazione allo scopo di rompere le cristallizzazioni sociali: sarebbe come bruciare la casa per arrostire il maiale. Dobbiamo fare di questi contrappesi sociali e personali alla rigidit\u00e0 e alla fissit\u00e0 i requisito fondamentali per la maturazione della personalit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 costume del nostro tempo ritenere che non valga la pena di discutere un cambiamento se questo non pu\u00f2 essere immediatamente organizzato in forma di movimento visibile: nell&#8217;arruolamento in massa di migliaia, e preferibilmente di milioni, di uomini e donne. Proprio l&#8217;apparizione di migliaia di uomini in camicia nera e in camicia bruna diede pubblicit\u00e0 al fascismo e fece s\u00ec che le sue rancide idee sembrassero importanti. Molti dei movimenti in atto che oggi cercano di far proseliti sono poco al di sopra degli stratagemmi pubblicitari: stratagemmi decorativi che non cambiano nulla e non muovo nulla. E lo stesso accadrebbe ad un movimento rivoluzionario, se coloro che vi prendono parte non rimodellassero i propri strumenti: a cominciare dalle proprie persone.<\/em><\/p>\n<p><em>In un posto solo pu\u00f2 cominciare il rinnovamento immediato; e cio\u00e8 nell&#8217;interno della persona; ed un rifoggiamento della personalit\u00e0 e del super-ego \u00e8 un primo passo inevitabile verso i grandi cambiamenti che debbono essere effettuati in ogni comunit\u00e0, in ogni parte del mondo. Ognuno, nel suo campo d&#8217;azione &#8211; la casa, il vicinato, la citt\u00e0, la regione, la scuola, la chiesa, la fabbrica, la miniera, l&#8217;ufficio, il sindacato &#8211; deve portare nel suo immediato lavoro quotidiano un atteggiamento diverso nei confronti di tutte le proprie funzioni e d tutti i propri obblighi. Il suo lavoro collettivo non pu\u00f2 elevarsi a livelli che siano pi\u00f9 alti della sua scala personale di valori. Una volta effettuato un cambiamento nella personalit\u00e0, ogni gruppo non mancher\u00e0 di notarlo e di adeguarvisi.<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi i nostri piani migliori abortiscono perch\u00e9 sono in mano a gente che non ha subito alcuna trasformazione interna. La maggior parte di costoro non ha voluto guardare in faccia la crisi del mondo, e non s&#8217;immagina neppure di averne aiutato l&#8217;avvento, ed in quale misura. In ogni nuova situazione essi non portano altro che i fossili di s\u00e9 stessi. I loro pregiudizi nascosti, le loro volubili speranze, i loro arcaici desideri ed automatismi &#8211; per solito ammanniti nel linguaggio della pi\u00f9 spinta modernit\u00e0 &#8211; ricordano quelli dei Greci nel quarto sec. a. C. o quelli dei Romani nel quarto secolo A. D. Si trovano come un aereo che picchi a pieno motore e i cui comandi si siano bloccati. E pensano di poter evitare la distruzione chiudendo gli occhi.<\/em><\/p>\n<p><em>Coloro che attendono nelle nostre istituzioni rapidi e importanti cambiamenti sottovalutando le difficolt\u00e0 che ci troviamo di fronte: la penetrazione della barbarie e dell&#8217;automatismo, questi gemelli traditori della libert\u00e0, \u00e8 stata troppo profonda. Nella loro impazienza, nella loro disperazione, costoro segretamente si cullavano nella speranza di poter gettare sulle spalle di un salvatore il fardello della loro redenzione: su un presidente, un papa, un dittatore&#8230;volgari degenerazioni di una divinit\u00e0 svilita o di una corruzione divinizzata. Ma un tal capo rappresenta soltanto la massa dell&#8217;umanit\u00e0 nella sua peggiore espressione: l&#8217;incarnazione dei nostri risentimenti, dei nostri odi, dei sadismi, della nostra codardia, della nostra confusione, e della nostra compiacenza. Non c&#8217;\u00e8 salvezza in questa cruda venerazione di s\u00e9: Dio deve lavorare dentro di noi. Ogni uomo ed ogni donna deve prima accollarsi silenziosamente il suo fardello.<\/em><\/p>\n<p><em>Noi non abbiamo bisogno che le bombe e le pallottole effettivamente ci colpiscano per liberare la nostra vita delle cose superflue:: non abbiamo bisogno di attendere gli eventi per stringere all&#8217;unisono le nostre volont\u00e0. Dovunque noi ci troviamo, il peggio \u00e8 gi\u00e0 accaduto e dobbiamo provvedervi. Dobbiamo semplificare la nostra routine quotidiana senza aspettare le tessere del razionamento; dobbiamo assumerci responsabilit\u00e0 pubbliche senza attendere la coscrizione; dobbiamo lavorare per l&#8217;unit\u00e0 e per l&#8217;effettiva fratellanza degli uomini senza attenere che altre guerre dimostrano che l&#8217;attuale ricerca del potere, del guadagno e di tutte le altre forme di ingrandimento materiale sono un tradimento dell&#8217;umanit\u00e0; tradimento e suicidio nazionale. Anno per anno, dobbiamo perseverare in tutte queste azioni, anche se le restrizioni siano state abolite e si sia affievolita la previsione della guerra. Se noi non ricostruiamo noi stessi tutti i nostri trionfi esteriori crolleranno.<\/em><\/p>\n<p><em>Non vi sono facili forme per questo rinnovamento. Far tutto il possibile non \u00e8 abbastanza: dobbiamo fare ci\u00f2 che sembra impossibile. Il nostro primo compito non \u00e8 quello di organizzarci ma quello di orientarci: un cambiamento di direzione e di atteggiamento. Dobbiamo portare in ogni attivit\u00e0 e in ogni piano un nuovo criterio di giudizio: dobbiamo chiederci quanto esso giovi alla piena realizzazione della vita e quanti rispetti le necessit\u00e0 dell&#8217;intera personalit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>E prima di tutto dobbiamo domandarci: qual \u00e8 lo scopo di ogni nuova misura politica ed economia? \u00c8 forse la vecchia meta dell&#8217;espansione o la nuova meta dell&#8217;equilibrio? Lavora per la conquista o per la cooperazione? E qual \u00e8 la natura di questo o di quel nuovo portato industriale o sociale, produce esso soltanto beni materiali o produce anche beni umani ed uomini buoni? I nostri piani individuali per la vita sono diretti verso una societ\u00e0 universale, , in cui arte e scienza, verit\u00e0 e bellezza, religione e santit\u00e0 arricchiscano l&#8217;umanit\u00e0? I nostri piani pubblici per la vita sono diretti verso la realizzazione ed il rinnovamento della persona umana, in modo da dare abbondanti frutti di vita, sempre pi\u00f9 significativi, di valore sempre pi\u00f9 alto, sempre pi\u00f9 profondamente sperimentati e pi\u00f9 vastamente condivisi?<\/em><\/p>\n<p><em>Se noi tentiamo costantemente presente questo criterio di valutazione noi avremo insieme una misura per ci\u00f2 che deve essere rifiutato ed una meta per ci\u00f2 che deve essere raggiunto. Col tempo, noi potremo creare le istituzioni e le abitudini di vita, i riti, le leggi, le arti, la morale, che sono essenziali per lo sviluppo dell&#8217;intera personalit\u00e0 e della comunit\u00e0 equilibrata: le possibilit\u00e0 di progresso diverranno nuovamente reali quando avremmo perduto la nostra cieca fede nei ragionamenti esterni portati dalla sola macchina. Ma il primo passo \u00e8 personale: un cambio nella direzione dell&#8217;interesse che deve volgersi<\/em> verso <em>la persona. Senza questo cambiamento, non si avranno grandi miglioramenti nell&#8217;ordine sociale. Una volta cominciato quel cambiamento, tutto \u00e8 possibile.<\/em><\/p>\n<p>Impossibile, dunque, per Mumford, immaginare che gli individui possano formarsi una personalit\u00e0 equilibrata, se non nel contesto di una societ\u00e0 equilibrata; l&#8217;una cosa \u00e8 collegata all&#8217;altra, ed entrambe devono procedere in sinergia.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 impossibile che gli uomini i quali pensano vecchio, abituati come sono a seguire l&#8217;orientamento oggi dominante, ritenendo che esso sia assoluto ed eterno, possano traghettarci fuori dalle presenti difficolt\u00e0. Essi, per adoperare la colorita ed efficace espressione di Mumford, possono solo portare in giro i propri fossili: sono i fossili di s\u00e9 stessi. Ma, siccome abbelliscono il loro sapere e la loro \u00absaggezza\u00bb con una terminologia estremamente moderna &#8211; o, per dir meglio, alla moda &#8211; non \u00e8 facile vedere, di primo acchito, sino a qual punto siano inadeguati al compito di affrontare le sfide presenti, ossia la necessit\u00e0 di operare una profonda conversione nell&#8217;orientamento sociale, economico e spirituale della nostra civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 basata sulla ricerca dell&#8217;equilibrio richiede, da parte dei suoi membri e, a maggior ragione, dei suoi capi, delle qualit\u00e0 e delle attitudini completamente diversi da quelli che sono necessari in una societ\u00e0 basata sull&#8217;espansione. \u00c8 come se le attuali guide dell&#8217;umanit\u00e0 dovessero traghettarci verso il futuro, servendosi degli strumenti mentali e materiali del passato. Mumford usa un&#8217;espressione molto dura al riguardo: dice che <em>l&#8217;attuale ricerca del potere, del guadagno e di tutte le altre forme di ingrandimento materiale sono un tradimento dell&#8217;umanit\u00e0; tradimento e suicidio nazionale<\/em>.<\/p>\n<p>Un concetto analogo era stato pi\u00f9 volte ribadito &#8211; anche nell&#8217;ultima intervista concessa alla televisione prima di spegnersi &#8211; da Tiziano Terzani, il quale, in polemica con Piero Ostellino ed altri Soloni armati di \u00absolido realismo\u00bb, lo accusavano di essere un utopista, quando non solo si opponeva alla seconda guerra del Golfo, ma invitava gli esponenti della cultura ad un profondo ripensamento sui problemi della crescita, dell&#8217;ambiente, della pace e dell&#8217;autentico benessere per tutti gli abitanti del pianeta.<\/p>\n<p>\u00c8 mortificante vedere come gli uomini continuino a fuggire dalle proprie responsabilit\u00e0 e a sperare di potersi affidare a un capo carismatico che, con la sua bacchetta magica, possa risolvere i problemi causati da un modello di sviluppo divenuto insostenibile e sempre pi\u00f9 distruttivo. Giustamente Mumford osserva che un tale capo, se anche potesse affermarsi, altro non farebbe che assecondare gli umori pi\u00f9 torbidi e gli istinti pi\u00f9 bassi delle folle; e, del resto, capi del genere se ne sono gi\u00e0 visti, nella storia recente, e non hanno certo fatto una buona prova. In genere, la loro strategia \u00e8 quella di esasperare le paure e di focalizzare le aspettative delle masse su degli obiettivi di comodo, i quali poco o nulla hanno a che fare con i problemi veri posti dalla situazione, sia interna che internazionale. Erich Fromm ha bene evidenziato i meccanismi psicologici che generano questo atteggiamento, contemporaneamente ansioso e rinunciatario, da parte delle masse, riassumendoli nella formula <em>fuga dalla libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Ad ogni modo, il fatto di voler fuggire verso la scorciatoia di una dittatura pi\u00f9 o meno camuffata e fondata sul consenso popolare, come osserva Mumford, \u00e8 la spia di una incapacit\u00e0, da parte dei singoli individui, di assumersi la responsabilit\u00e0 di operare in se stessi quel cambiamento che le circostanze mondiali rendono ormai improcrastinabile. Ciascuno deve prima trasformare se stesso, per poi essere in grado di dare un valido contributo al cambiamento sociale. Ma nessuno che non abbia saputo divenire l&#8217;artefice della propria trasformazione, potr\u00e0 mai trasformare il mondo in meglio.<\/p>\n<p>Parole sagge, che forniscono ancor oggi la migliore chiave di lettura con cui interpretare le ripetute delusioni provocate dagli esiti negativi di tutte le rivoluzioni moderne, compreso il &#8217;68 e il movimento studentesco. Non basta recitare slogan rivoluzionari e predicare la necessit\u00e0 di una violenta rottura col passato, se si \u00e8 internamente impregnati e profondamente condizionati dagli aspetti peggiori del sistema sociale e culturale che si vuole abbattere. Il che era stato espresso con una vivida metafora, duemila anni fa, da qualcuno che diceva: <em>Non si pu\u00f2 versare il vino nuovo in otri vecchi<\/em>.<\/p>\n<p>La conclusione di tutto ci\u00f2 \u00e8 che tutti coloro che ritengono indispensabile un profondo mutamento nello sviluppo della societ\u00e0, devono anche sentirsi interpellati personalmente, uno per uno, a realizzare tale cambiamento nella profondit\u00e0 del proprio essere. Il tempo a disposizione della nostra civilt\u00e0 \u00e8 ormai quasi scaduto, siamo sull&#8217;orlo del baratro.<\/p>\n<p>Davvero vogliamo continuare a far finta che ogni cosa vada bene, chiudendo gli occhi davanti al disastro imminente; o, peggio ancora, vogliamo imboccare la scorciatoia di affidarci &#8211; legati e piedi, &#8211; perch\u00e9 operi la nostra salvezza, a qualche leader politico o religioso, abbastanza cinico da cavalcare le nostre paure, ma altrettanto sprovvisto di noi di quei mezzi spirituali i quali, soli, permettono di vedere le cose con un minimo di lungimiranza, e di agire con assennatezza e senso dell&#8217;equilibrio?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo visto come la riflessione di Lewis Mumford sul senso della storia e del destino umano abbia avuto il merito di porre chiaramente sul tappeto l&#8217;esigenza<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[97,110,232],"class_list":["post-27896","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-aristotele","tag-civilta","tag-renato-cartesio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27896","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27896"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27896\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27896"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27896"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27896"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}