{"id":27886,"date":"2011-09-27T07:43:00","date_gmt":"2011-09-27T07:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/09\/27\/il-perdono-e-latto-fondamentale-nel-processo-della-crescita-spirituale\/"},"modified":"2011-09-27T07:43:00","modified_gmt":"2011-09-27T07:43:00","slug":"il-perdono-e-latto-fondamentale-nel-processo-della-crescita-spirituale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/09\/27\/il-perdono-e-latto-fondamentale-nel-processo-della-crescita-spirituale\/","title":{"rendered":"Il perdono \u00e8 l\u2019atto fondamentale nel processo della crescita spirituale"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa vuol dire perdonare?<\/p>\n<p>La parola italiana deriva dal latino medievale ed \u00e8 attestata dal X secolo; essa indica il fare atto di donazione per eccellenza.<\/p>\n<p>\u00c8 significativo il fatto che essa non derivi n\u00e9 dal greco, n\u00e9 dal latino: ci\u00f2 attesta l&#8217;origine recente del concetto ed evidenzia la sua connessione con la diffusione della mentalit\u00e0 cristiana.<\/p>\n<p>Nel mondo antico l&#8217;idea e la pratica del perdono esistevano, naturalmente, ma erano limitate alla sfera della volont\u00e0 individuale: non discendevano da un valore acquisito e universalmente riconosciuto nella sfera dell&#8217;etica.<\/p>\n<p>In greco esisteva il verbo \u00abaphiemi\u00bb, usato anche da Omero, che significa sciogliere, mettere in libert\u00e0, rinunciare a qualcosa; designava dunque un atto di generosit\u00e0 libero e spontaneo che la societ\u00e0 greca antica, nel suo complesso, non poneva certo al vertice dei suoi comandamenti; e lo stesso vale per il latino, in cui troviamo il verbo \u00abignosc\u011bre\u00bb ed il sostantivo \u00abvenia\u00bb (quest&#8217;ultimo sopravvissuto nell&#8217;aggettivo \u00abveniale\u00bb e nell&#8217;espressione \u00abchiedere venia\u00bb), che hanno per\u00f2 entrambi una pregnanza assai minore rispetto al nostro \u00abperdonare\u00bb.<\/p>\n<p>Le parole acquistano forza quando acquista forza il concetto che esse esprimono: e in tutto il mondo antico, sia in quello semita, sia in quello indoeuropeo, il concetto forte non era quello del perdono, ma quello della vendetta; e ci\u00f2 non solo, come \u00e8 facile immaginare, nel contesto delle societ\u00e0 guerriere, come l&#8217;assira o la greca o la romana, ma anche presso quelle agricolo-pastorali, come lo era l&#8217;ebraica.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Antico Testamento il concetto di perdono \u00e8 adoperato quasi esclusivamente per indicare la bont\u00e0 di Dio che condona all&#8217;uomo le sue colpe, non nelle relazioni fra uomo e uomo; qui vige, al contrario, la legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente, vita per vita.<\/p>\n<p>La vera rivoluzione del perdono \u00e8 quella aperta dal Nuovo Testamento, ove il termine \u00abaphiemi\u00bb \u00e8 usato quasi centocinquanta volte ed \u00e8 affiancato a un altro verbo greco, \u00abhilaskomai\u00bb, che indica l&#8217;azione di espiare, di placare Dio, di chiedere misericordia.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 Cristo ne ha fatto un punto capitale del suo insegnamento: a Pietro che gli domanda se si deve perdonare fino a sette volte, numero simbolico che indica &quot;molto&quot;, risponde che si deve perdonare non fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette, cio\u00e8 sempre.<\/p>\n<p>Egli ritorna pi\u00f9 volte sul tema ed evidenzia che gli uomini saranno perdonati da Dio nella misura in cui sapranno perdonare il proprio simile: \u00ab&#8230; e rimetti a noi i nostri debiti, cos\u00ec come noi li rimettiamo ai nostri debitori\u00bb. Con la parabola del re e del debitore insolvente, al quale ultimo tutto viene condonato, ma che \u00e8 poi gettato in carcere perch\u00e9 non ha voluto fare altrettanto con il proprio fratello, egli ribadisce il concetto che la nostra capacit\u00e0 di perdonare sar\u00e0 la misura del giudizio di Dio verso di noi.<\/p>\n<p>Alcune parabole, inoltre, affrontano il tema collaterale della gelosia verso chi viene perdonato (il figlio prodigo, i lavoratori della vigna); che, per la mentalit\u00e0 veterotestamentaria, doveva essere centralissimo, in quanto il perdono divino, cos\u00ec come lo insegnava Ges\u00f9, urtava frontalmente l&#8217;idea di Dio concepito soprattutto come Giustizia e solo secondariamente come Amore.<\/p>\n<p>Tutta la dottrina di Cristo sul perdono \u00e8 poi riassunta e mirabilmente trasformata in pratica concreta nelle ultime parole che egli pronuncia mentre gi\u00e0 gli aguzzini lo stanno inchiodando alla croce, che \u00e8 una sublime preghiera rivolta a Dio misericordioso: \u00abPadre, pedona loro, perch\u00e9 non sanno quello che fanno\u00bb.<\/p>\n<p>Il perdono \u00e8 anche al centro della teologia paolina; nella Lettera ai Romani, il testo dottrinale pi\u00f9 importante del Nuovo Testamento, l&#8217;apostolo parla del perdono sia come atto gratuito di Dio nei confronti dell&#8217;uomo, sia come dovere dell&#8217;uomo verso il proprio simile.<\/p>\n<p>In 4, 7-8, infatti, afferma: \u00abBeati quelli le cui iniquit\u00e0 sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; beato l&#8217;uomo al quale il Signore non mete in conto il peccato!\u00bb; e poi, in 12, 14, aggiunge: \u00abChiedete a Dio di benedire quelli che vi perseguitano; di perdonarli, non di castigarli\u00bb: dove per\u00f2, a guardar bene, non \u00e8 l&#8217;uomo che perdona il proprio fratello peccatore, ma \u00e8 sempre Dio che perdona, su preghiera dell&#8217;offeso che intercede a favore dell&#8217;offensore. Questo \u00e8 un punto di capitale importanza; ci ritorneremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p>San Francesco d&#8217;Assisi, il quale, nel Medioevo, \u00e8 stato poco meno che un rifondatore pratico del cristianesimo, mette il perdono dei fratelli proprio nel mezzo del \u00abCantico delle creature\u00bb, dicendo: \u00abLaudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore\u00bb e mostrando di coglierne perfettamente la portata rivoluzionaria e, al tempo stesso, la dimensione normativa.<\/p>\n<p>La centralit\u00e0 della dottrina del perdono non si trova n\u00e9 nell&#8217;ebraismo, n\u00e9 nell&#8217;islamismo; nell&#8217;induismo, e soprattutto nel buddismo, essa \u00e8 compresa nel pi\u00f9 ampio concetto di &quot;compassione&quot;, che non \u00e8 essenzialmente un relazione con un &quot;tu&quot; concreto, quanto una relazione cosmica e, perci\u00f2, impersonale.<\/p>\n<p>In alcuni Paesi a maggioranza musulmana, ad esempio nell&#8217;isola di Sumatra, le piccole minoranze cristiane sono molto apprezzate appunto perch\u00e9 possiedono il concetto e la pratica del perdono, unico rimedio alla violenza infinita delle faide tribali, per cui vengono spesso richieste di fare opera di mediazione. Nella cultura islamica tradizionalista, infatti, la vendetta \u00e8 un valore molto pi\u00f9 sentito del perdono; e ci\u00f2 comporta una oggettiva difficolt\u00e0 a disinnescare le dinamiche distruttive del conflitto.<\/p>\n<p>Storicamente, dunque, l&#8217;idea del perdono, cos\u00ec come noi la possediamo, \u00e8 figlia del cristianesimo, piaccia o non piaccia alla cultura laicista; \u00e8 vero che taluni filosofi moderni, come il Nietzsche, vi hanno visto la trappola di una forma sottile di malignit\u00e0, consistente nell&#8217;esercitare un potere invisibile sul proprio offensore o, addirittura, un risentimento dissimulato, ma non per questo meno aggressivo e potenzialmente distruttivo, da parte di colui che perdona.<\/p>\n<p>Questa critica ci porta dal terreno storico al terreno etico e ci suggerisce un approccio diretto alla questione del perdono, facendo astrazione, per quanto possibile, dal suo retroterra culturale: posto che l&#8217;idea che si DEBBA perdonare \u00e8 di matrice cristiana, \u00e8 essa valida in se stessa?<\/p>\n<p>Non ci soffermiamo sulla sterile discussione se metterla in pratica sia cosa facile o difficile: molto pi\u00f9 interessante \u00e8 stabilire se sia giusta e necessaria; se lo \u00e8, allora non ha senso vezzeggiare la propria debolezza dicendo che essa \u00e8 difficile da attuare; se non lo \u00e8, il discorso cade in partenza e noi saremo dispensati da qualunque sforzo in tal senso.<\/p>\n<p>Del resto, che essa presenti un certo grado di difficolt\u00e0 possiamo darlo benissimo per assodato: sia perch\u00e9 chiunque ne abbia esperienza, anche limitata e imperfetta, lo sa bene; sia perch\u00e9, se il cristianesimo si \u00e8 sforzato di imporla quale fondamento di una morale dell&#8217;uomo nuovo rispetto all&#8217;uomo antico, amante della guerra e legato al &quot;dovere&quot; della vendetta, ci\u00f2 significa che non si tratta di un impulso naturale e quindi, automaticamente, che non \u00e8 facile da attuare.<\/p>\n<p>Qui potrebbe insorgere una difficolt\u00e0 preliminare: se l&#8217;attitudine a perdonare non fa parte della natura originaria dell&#8217;uomo, ci\u00f2 non vuol forse dire che la volont\u00e0 di perseguirla impone alla natura un peso che non le \u00e8, appunto, connaturato? E non si dice sempre che ci\u00f2 che \u00e8 secondo natura \u00e8 bene, mentre ci\u00f2 che vi si oppone \u00e8 male?<\/p>\n<p>Partiamo dal secondo interrogativo. \u00c8 certamente vero che ci\u00f2 che \u00e8 secondo natura, \u00e8 bene; ma si tratta, appunto, di riconoscere cosa sia realmente secondo natura: il che, nel caso dell&#8217;uomo, non pu\u00f2 ridursi agli istinti animaleschi, a cominciare da quello della vendetta, perch\u00e9 la natura dell&#8217;uomo \u00e8 varia e complessa e, in essa, il piano del naturale \u00e8 incluso nel piano del soprannaturale e non viceversa.<\/p>\n<p>Se si nega questo fondamento ontologico; se si nega, cio\u00e8, che nella natura umana sia presente un elemento soprannaturale (lasciamo impregiudicata, in questa sede, la domanda se tale elemento non possa darsi anche negli altri esseri viventi, perch\u00e9 ci porterebbe troppo lontano dal nostro assunto), e ovviamente si \u00e8 padronissimi di farlo, la si mutila per\u00f2, a nostro avviso, in maniera irreparabile e si smarrisce il senso complessivo del suo essere nel mondo.<\/p>\n<p>Sia come sia: \u00e8 impossibile affermare cosa in essa sia presente in modo originario e cosa non lo sia, proprio perch\u00e9 l&#8217;uomo, cos\u00ec come noi lo conosciamo, non \u00e8 soltanto natura, o almeno non lo \u00e8 pi\u00f9, ma anche e soprattutto cultura; perci\u00f2 dovrebbero essere molto cauti i materialisti, allorch\u00e9 sostengono di sapere quali siano i veri istinti dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Poniamo il caso che, nella natura umana, vi sia l&#8217;istinto della vendetta piuttosto che quello del perdono; \u00e8 possibile: ma da ci\u00f2 non deriva che dare libero corso all&#8217;istinto della vendetta sia cosa preferibile al perdonare; per fare ci\u00f2, bisognerebbe anche avere la certezza che la vendetta sia un bene per l&#8217;uomo e non un male, rispetto al perdono: che \u00e8 appunto quanto vorremmo capire e non possiamo, pertanto, dare per dimostrato.<\/p>\n<p>Quel che vogliamo dire \u00e8 che, nella natura umana, vi sono certamente degli istinti che ci indurrebbero a compiere tutta una serie di azioni, le quali per\u00f2, palesemente, si ritorcerebbero contro di noi: per esempio, quello di mangiare per pura avidit\u00e0, oltre il limite del necessario, fino a star male; ne deriva che tali istinti, pur essendo naturali, vanno comunque tenuti sotto controllo, ci\u00f2 che la natura umana, essendo anche razionale, pu\u00f2 e deve fare, per non danneggiare il proprio organismo.<\/p>\n<p>E non si obietti che il desiderio di mangiare oltre la misura del necessario non \u00e8 un istinto primario, ma un fatto culturale indotto dalla &quot;civilt\u00e0&quot;, con il facile argomento che non lo si osserva negli animali. Infatti, a parte che non ne sappiamo abbastanza sul comportamento animale verso il cibo, specialmente in tempi di penuria alimentare, resta il fatto che noi, uomini &quot;civili&quot;, non siamo pi\u00f9 in grado di dire quali istinti fossero primari e quali no, perch\u00e9 ne abbiamo smarrito la memoria e ci\u00f2 a livello di specie e non gi\u00e0 di singoli individui.<\/p>\n<p>Quel che \u00e8 lecito dire, intorno alla natura umana, \u00e8 che taluni istinti, o impulsi, o comunque li si voglia chiamare, vanno controllati; perch\u00e9, diversamente, l&#8217;organismo ne risentirebbe gravemente e la sua stessa sopravvivenza potrebbe trovarsi in serio pericolo. Ora, pu\u00f2 darsi benissimo che l&#8217;istinto della vendetta sia uno di questi e che il suo contrario, ossia la capacit\u00e0 di perdonare, sia invece tanto indispensabile alla sopravvivenza della specie, quanto al benessere interiore del singolo individuo.<\/p>\n<p>Di fatto, gli antropologi hanno osservato che le societ\u00e0 basate sulla pratica di vendicare nel sangue le offese vivono in uno stato di tensione permanente, con i singoli membri terrorizzati all&#8217;idea di poter essere uccisi in qualsiasi momento e con l&#8217;interro gruppo esposto al pericolo concreto della distruzione totale o della disgregazione strisciante, perch\u00e9 in esse la minaccia non viene soltanto dal di fuori, ma \u00e8 presente anche all&#8217;interno e non vi \u00e8 mai sicurezza, da nessuna parte.<\/p>\n<p>Non si creda che sia necessario andare presso qualche trib\u00f9 di tagliatori di teste del Borneo o delle Isole Salomone per trovare casi del genere.<\/p>\n<p>\u00c8 stato calcolato che, in una piccola regione montagnosa dell&#8217;Albania settentrionale, dal 1991 ad oggi sono state uccise, in una faida tra famiglie, non meno di 1.000 persone: il tutto \u00e8 iniziato quando un uomo ne uccise un altro, in una osteria, dopo che quest&#8217;ultimo aveva insultato la famiglia del primo. La spirale distruttiva \u00e8 stata cos\u00ec violente e inarrestabile che decine e centinaia di bambini sono stati tenuti segregati in casa dalle rispettive famiglie, per mesi ed anni, talvolta senza mai frequentare la scuola, per il timore che venissero uccisi.<\/p>\n<p>Ma ora lasciamo perdere i casi documentati di vendetta implacabile, dei quali, purtroppo, sono piene anche le nostre cronache quotidiane, talvolta per motivi assurdamente futili, e torniamo a porci la domanda in termini non storici, ma filosofici, cio\u00e8 generali: \u00e8 cosa buona e giusta perdonare le offese?<\/p>\n<p>E, comunque, \u00e8 cosa migliore del suo contrario, cio\u00e8 il praticare la vendetta o, quanto meno, sognarla e accarezzarla, pur senza abbandonarsi materialmente ad essa?<\/p>\n<p>Il vocabolario ci aiuta a riflettere sulla questione; la definizione che esso d\u00e0 dal verbo perdonare \u00e8 (Devoto-Oli): \u00abDimostrare indulgenza e generosit\u00e0 d&#8217;animo nei confronti di chi ha procurato un danno o recato un&#8217;offesa, rinunciando a qualsiasi proposito di vendetta, di punizione o di rivalsa; condonare parzialmente o totalmente una punizione; nel linguaggio devoto, indica la remissione dei peccati da parte di Dio\u00bb.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec stanno le cose, \u00e8 evidente che chi perdona \u00e8 la vittima e chi viene perdonato, che domandi egli perdono oppure no, \u00e8 l&#8217;offensore; ma qui sorge immediatamente una difficolt\u00e0 pressoch\u00e9 insormontabile: chi pu\u00f2 dirsi vittima totalmente innocente?<\/p>\n<p>Alla quale, poi, ne seguite subito un&#8217;altra, se possibile ancora pi\u00f9 ardua: siamo sicuri che la vittima, per il fatto di essere vittima, non goda gi\u00e0 di un risarcimento morale agli occhi della societ\u00e0 e che non sia tentata di sfruttare questo vantaggio &#8211; un vantaggio paradossale, certo: ma l&#8217;essere umano non si comporta sovente in maniera paradossale? &#8211; per prolungare oltre i limiti del lecito la sua pretesa di giustizia, magari rifacendosi su chi non c&#8217;entra per nulla, ad esempio gli eredi o i successori di quanti le recarono danno od offesa?<\/p>\n<p>Lo sappiamo bene: questo \u00e8 un discorso duro e sgradevole e nessuno vorrebbe farlo; pure, \u00e8 necessario affrontarlo ugualmente: non si pu\u00f2 ignorare il fatto che, talvolta, anche la vittima abbia la propria parte di responsabilit\u00e0 nel danno o nell&#8217;offesa che ha ricevuto; e, pi\u00f9 ancora, non si pu\u00f2 ignorare che ella tende a rivalersi oltre i limiti del giusto e dell&#8217;umano e a pretendere, quanto meno, una sorta di risarcimento morale permanente, consistente nell&#8217;eterna condanna dell&#8217;offensore e nell&#8217;eterno ricatto verso la societ\u00e0 intera, accusata, magari, di essere stata complice, e sia pure passiva, dell&#8217;azione dannosa o dell&#8217;offesa che \u00e8 stata perpetrata.<\/p>\n<p>\u00c8 un discorso sgradevole, lo ripetiamo e preferiremmo non farlo; pure, \u00e8 necessario: non \u00e8 forse vero che sovente, ad esempio, una persona che \u00e8 stata investita da un automobilista sfrutta pi\u00f9 che pu\u00f2 la situazione per estorcere alla propria controparte giudiziaria, ossia all&#8217;investitore, somme sproporzionate di denaro, talvolta mandandolo letteralmente sul lastrico, e ci\u00f2 al di l\u00e0 di ogni ragionevole risarcimento? Vi sono sentenze di tribunale che stabiliscono il pignoramento della casa dei genitori dell&#8217;investitore e ci\u00f2, ci sia lecito dirlo, corrisponde alla forma pi\u00f9 bassa e pi\u00f9 vile di vendetta: quella che pretende di trasformare la condizione di vittima in professione e quasi in rendita vitalizia, che consente di vivere a spese degli altri, senza dover lavorare e anzi sentendosi perfettamente dalla parte del giusto.<\/p>\n<p>Una cosa, invece, ci appare chiara: tutti gli uomini subiscono ferite e parimenti le infliggono: non vi \u00e8, sotto il cielo, un solo essere umano che non sia stato ferito da qualcun altro, talvolta involontariamente, talvolta, invece, con piena consapevolezza e con malignit\u00e0. Dunque, tutti sono vittime e offensori al tempo stesso; nessuno \u00e8 mai solamente vittima e nessuno, probabilmente, \u00e8 mai solamente offensore.<\/p>\n<p>Questo non significa che le ferite siano tutte della stessa entit\u00e0, questo \u00e8 evidente: non c&#8217;\u00e8 neppure bisogno di precisare che una cosa \u00e8 infliggere una ferita lieve, nel corpo o nell&#8217;anima di un proprio simile (limitiamoci, per ora, al regno umano, molto per\u00f2 si potrebbe dire anche delle sofferenze inflitte ai viventi non umani) e un&#8217;altra cosa, e ben diversa, \u00e8 infliggere ferite gravi o gravissime; e tuttavia, a costo di venire accusati, come qualcuno certamente far\u00e0, di relativismo e peggio, ossia di voler confondere i rispettivi ruoli dei carnefici e delle vittime, siamo convinti che, da un punto di vista superiore, tutti gli uomini sono tanto dei carnefici, quanto delle vittime, sebbene in diversa misura e con differenti responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 giusto tener conto che la risonanza di una ferita pu\u00f2 essere imprevedibile e dipende, in larga misura, dalla struttura psicologica e spirituale della vittima; non sempre colui che l&#8217;ha inferta intendeva provocare un male cos\u00ec grande, forse pensava solo di reagire a una provocazione o di difendersi da una minaccia. Il confine tra vittima e aggressore \u00e8 pi\u00f9 sottile di quel che non si creda, perch\u00e9 raramente il Bene e il Male, nel mondo umano, sono totalmente distinti e separati; accade molto pi\u00f9 spesso che siano intrecciati inestricabilmente.<\/p>\n<p>Tuttavia, per amore di chiarezza, immaginiamo il caso pi\u00f9 semplice: quello in cui la differenza di ruolo fra vittima e offensore sia nettissima e inequivocabile; e, inoltre, in cui il secondo abbia agito con piena premeditazione, cercando di infliggere il massimo danno alla prima. Ebbene: chi \u00e8 l&#8217;uomo per rifiutarsi di perdonare qualcun altro? Pi\u00f9 ancora: chi \u00e8 mai per concedere ad altri il proprio perdono, come se in lui non vi fosse alcuna traccia di colpa?<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che solo il perfetto innocente pu\u00f2 perdonare, allora \u00e8 cosa certa che nessun essere umano si trova in una posizione tale. Ricordiamo le parole di San Paolo: quel che l&#8217;uomo pu\u00f2 fare, davanti ad un torto ricevuto, \u00e8 di chiedere a Dio di perdonare colui che glielo ha inflitto, di benedirlo e di risparmiargli il meritato castigo.<\/p>\n<p>Presumere di pi\u00f9, significherebbe, per l&#8217;uomo, trascendere la propria misura e farsi Dio egli stesso, Dio di se medesimo: che \u00e8 stato appunto il peccato originario, secondo il racconto biblico, del primo uomo e della prima donna, provocato dal desiderio di non morire mai e di acquisire uno statuto ontologico superiore a quello della semplice creatura.<\/p>\n<p>Naturalmente, vi sono anche delle ragioni di ordine pratico per concedere il perdono a coloro che ci hanno offeso o danneggiato in vario modo; o, per dir meglio, per chiedere a Chi sa e pu\u00f2 perdonare, di farlo al posto nostro.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 importante di tali ragioni \u00e8 di ordine, se si vuole, strettamente utilitaristico: il perdono genera la pace dell&#8217;anima, mentre il desiderio di vendetta la allontana irrimediabilmente da noi e la sostituisce con l&#8217;ansia, la rabbia, l&#8217;amarezza. Vi sono persone che si ammalano, fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, per l&#8217;incapacit\u00e0 di rimettere le offese e per la caparbia, implacabile volont\u00e0 di accarezzare pensieri di vendetta.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che \u00e8 possibile negare il perdono a qualcuno, pur senza desiderare vendicarsi; che, cio\u00e8, si \u00e8 disposti ad abbandonare l&#8217;idea della rivalsa, ma non la rabbia, il risentimento, l&#8217;amarezza verso colui che ci ha fatto del male e che, magari, \u00e8 una persona alla quale volevamo bene o nella quale avevamo riposto la fiducia.<\/p>\n<p>Si tratta di un sofisma: il desiderio di vendetta desidera il male dell&#8217;altro e, se non arriva a perseguirlo materialmente, \u00e8 solo perch\u00e9 ne teme le conseguenze o perch\u00e9 aborre di scendere sullo stesso terreno dell&#8217;aggressore; ma il desiderio rimane, come una sete implacabile, e avvelena i pensieri e la vita interiore dell&#8217;offeso: anzi, il suo persistere senza che venga soddisfatto, alla lunga genera una vera e propria cancrena dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Per parlare pi\u00f9 propriamente: chi parla a quel modo vorrebbe vendicarsi, ma non ne ha il coraggio oppure teme di sporcarsi moralmente: ma \u00e8 comunque prigioniero del proprio desiderio di vendetta, che, per il fatto di non potersi sfogare, imputridisce ed intossica tutta la sua vita interiore, rendendola simile a un inferno, l&#8217;inferno del rancore e del risentimento.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare incredibile, ma vi sono persone che coltivano tali sentimenti negativi, per la semplice ragione che non hanno il coraggio di affrontare il presente; preferiscono ripiegare sul passato, in cui alimentano con sempre nuovo combustibile le fiamme del loro risentimento: \u00e8 una ben misera forma di gratificazione, eppure, per esse, tutto sommato appare meglio di niente, il niente che sarebbe la loro vita se non avessero dei ricordi dolorosi da rimestare e dell&#8217;odio da attizzare in continuazione.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 non si tratta di vedere se perdonare sia facile o difficile; ammesso e non concesso che perdonare dipenda da noi e non da qualcun Altro, tutto quel che dovrebbe interessarci \u00e8 se convenga alimentare in se stessi le fiamme del desiderio di vendetta oppure se non sia meglio, per noi, placarle e spegnerle una volta per tutte, ricominciando a guardare avanti.<\/p>\n<p>Due ultimi interrogativi: si pu\u00f2 perdonare chi non mostra segni di pentimento? E si pu\u00f2 perdonare chi ha fatto del male non a noi, ma ad altri, per esempio a delle persone a noi care?<\/p>\n<p>Per rispondere ad essi bisogna rifarsi alle considerazioni generali sopra sviluppate e ci si accorger\u00e0 che \u00e8 possibile rispondere affermativamente ad entrambi: n\u00e9 l&#8217;uno, n\u00e9 l&#8217;altro caso, infatti, contraddicono le linee generali del nostro ragionamento.<\/p>\n<p>Fatta sempre salva la premessa religiosa del nostro discorso: se la natura umana comprende una dimensione soprannaturale, allora non \u00e8 l&#8217;uomo, propriamente parlando, ma la grazia divina che \u00e8 in lui, a concedergli la capacit\u00e0 di domandare a Dio che perdoni chi ha compiuto il male; e se Dio perdona, chi \u00e8 mai l&#8217;uomo per rifiutarsi di farlo a sua volta?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa vuol dire perdonare? 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