{"id":27885,"date":"2020-07-27T08:35:00","date_gmt":"2020-07-27T08:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/07\/27\/perdite-e-acquisti-un-bilancio-del-progresso\/"},"modified":"2020-07-27T08:35:00","modified_gmt":"2020-07-27T08:35:00","slug":"perdite-e-acquisti-un-bilancio-del-progresso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/07\/27\/perdite-e-acquisti-un-bilancio-del-progresso\/","title":{"rendered":"Perdite e acquisti: un bilancio del progresso"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui le persone avevano l&#8217;animo pi\u00f9 leggero e il cuore pi\u00f9 contento di oggi. Questa et\u00e0 favolosa \u00e8 stata non mille anni fa, e neppure nel Tempo del Sogno, come direbbero gli aborigeni australiani, ossia in un remoto passato che confina col mistero del mito, ma talmente vicino che noi stessi abbiamo fatto in tempo a vederlo. Quel tempo \u00e8 esistito non pi\u00f9 tardi di una cinquantina d&#8217;anni fa, e ne serbiamo un ricordo nitido e incancellabile, sebbene ora sia difficile, per noi, darne un&#8217;idea alle nuove generazioni. Esse pensano, senza dubbio, che si tratta di una idealizzazione soggettiva operata dalla memoria dell&#8217;infanzia e che \u00e8 in fondo normale, perch\u00e9 tutti tendono, da grandi, a ripensare alla propria fanciullezza con infinita nostalgia, imprestandole quelle tinte poetiche che in realt\u00e0 non ebbe. Invece ora sappiamo che la percezione del mondo che abbiamo avuto da bambini era oggettiva, e che coglieva un tratto caratteristico, perfettamente reale: la serenit\u00e0 diffusa nella vita delle persone, o, quanto meno, un livello assai maggiore di serenit\u00e0, rispetto a quello odierno. Come possiamo affermarlo con tanta sicurezza? Come possiamo essere certi che non si tratti d&#8217;una semplice illusione prospettica? Ne siamo certi perch\u00e9 siamo stati testimoni di cose reali, in un certo senso verificabili e misurabili, che oggi pi\u00f9 non si vedono, se non in casi assolutamente eccezionali, mentre allora erano ampiamente diffuse, tanto da essere comuni, talch\u00e9 la gente non vi faceva un particolare caso, considerandole del tutto normali. Un esempio fra le decine di quelli che potremmo fare: allora era cosa comunissima il fatto di cantare, le donne specialmente, mentre sbrigavano le faccende di casa, o comunque mentre stavano lavorando. Ricordiamo benissimo &#8212; certo, con viva nostalgia, ma anche con oggettivo distacco &#8212; la voce armoniosa della mamma che cantava, non a mezza bocca, ma a voce spiegata, mentre faceva i mestieri di casa, stirare, preparare da magiare, e si spandeva per tutte le stanze, avvolgendole con la sua calda onda. Era molto intonata: era un piacere sentirla. A volte, quando aveva un po&#8217; di tempo, tirava fuori dalla custodia la sua grossa fisarmonica, prendeva lo spartito e si metteva a suonare, accompagnandosi col canto: come potremmo scordare le note della <em>Paloma<\/em>, che si diffondevano con tanta poesia, facendo vibrare di emozione quelli che la udivano? E non \u00e8 che alla mamma, ancora cos\u00ec giovane &#8211; come poi abbiamo compreso, crescendo &#8211; mancassero i pensieri e le preoccupazioni, n\u00e9 le ragioni per essere stanca: tutt&#8217;altro. Tornata dalla scuola, ove si recava ad insegnare come maestra, e aver provveduto a noi bambini, si recava in ospedale tutti i giorni, a visitare il pap\u00e0, ricoverato per una lunga malattia; tornata a casa, sbrigava le faccende e si occupava di noi, sempre allegra, o almeno cos\u00ec pareva, senza mai appesantirci con le sue preoccupazioni; la sera, fino a tardi, studiava per preparare le lezioni, scrupolosa e innamorata della sua professione, e studiava anche per dare l&#8217;esame di concorso e avvicinarsi a casa mediante l&#8217;assegnazione ad una sede pi\u00f9 vicina e quindi pi\u00f9 comoda. Aveva perci\u00f2 il suo bel daffare e la sua brava dose di pensieri: eppure cantava sovente, amava cantare e anche suonare; e come lei molte altre persone. Era assai frequente udire e vedere le persone che cantavano, non certo perch\u00e9 non avessero nulla da fare, ma al contrario, proprio per accompagnare il lavoro quotidiano indizio certissimo del fatto che il loro cuore era lieto, che le difficolt\u00e0 quotidiane non avevano rubato dal loro mondo interiore la gioia e la bellezza del vivere. E di esempi di questo genere, ripetiamo, se ne potrebbero fare in gran numero, arrivando sempre alla stessa conclusione: c&#8217;erano pi\u00f9 sorrisi in giro perch\u00e9 c&#8217;erano pi\u00f9 serenit\u00e0, maggiore adesione alle piccole, semplici cose belle della vita. C&#8217;era una maggiore accettazione delle avversit\u00e0 e c&#8217;era un&#8217;autentica fede in Dio: per cui dolori e angosce venivano deposti ai suoi piedi, come offerte d&#8217;amore, e non vissuti con intima ribellione.<\/p>\n<p>Scriveva lo studioso cattolico del paranormale Leo Talamonti (1914-1998) nel suo libro pi\u00f9 bello e maturo, <em>I protagonisti invisibili<\/em> (Milano, Rizzoli, 1990, pp.191-192):<\/p>\n<p><em>Qualcosa \u00e8 mutato, negli ultimi decenni. S&#8217;incontrano persone, ma non sguardi amichevoli e neppure indifferenti. Visi corrucciati, piuttosto, sguardi addirittura malevoli. Perch\u00e9? Non li conosciamo, non gli abbiamo fatto niente. Dove sono finiti i sorrisi? Rassegniamoci: anche i sorrisi sono ormai tra le abitudini che quest&#8217;epoca va cancellando; quest&#8217;epoca che ci fa respirare un&#8217;atmosfera sempre pi\u00f9 ammorbata da ostilit\u00e0 latenti, immotivate, pronte ad esplodere per un pretesto occasionale.<\/em><\/p>\n<p><em>La storia corre in fretta. L&#8217;odio \u00e8 sempre esistito, con il suo immancabile corollario di violenze spesso sanguinose. \u00c8 un retaggio atavico dell&#8217;uomo, come tante altre inclinazioni negative che lo affliggono dal tempo della caduta. Ma non era stato mai GLORIFICATO, come oggi avviene. C&#8217;\u00e8 sempre stata una logica perversa ma in qualche modo connaturata alla condizione malata della razza, che ha contraddistinto nei secoli le sue innumerevoli manifestazioni: odio tra razze, nazioni, famiglie; rancori inestinguibili, vendette a catena senza fine. La storia rigurgita di atrocit\u00e0, di fatti crudelissimi, di torture inflitte per il diabolico gusto di far soffrire; ma nel quadro generale erano casi marginali; al limite, patologici. E poi, c&#8217;era un contrappeso rappresentato dall&#8217;orrore e dalla ripugnanza che quei fatti suscitavano. Ma da qualche tempo a questa parte, e man mano che la storia si \u00e8 messa a correre pi\u00f9 in fretta, le violenze stanno diventando la regola, e l&#8217;esecrazione di un tempo sta cedendo il posto all&#8217;assuefazione. Non ce ne accorgiamo, ma \u00e8 un fatto che ci stiamo abituando a considerare come normale ci\u00f2 che normale non \u00e8, non pu\u00f2 essere.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9: l&#8217;odio va assumendo specificazioni sempre nuove. C&#8217;era una volta l&#8217;odio tra razze e nazioni, e purtroppo c&#8217;\u00e8 ancora. Le sue conseguenze le abbiamo in parte vissute, per il resto le abbiamo apprese dai testi scolastici. Venne poi l&#8217;odio tra le classi, che ha dato vita alle forme moderne e &quot;scientifiche&quot; di tirannia, insanguinando l&#8217;intero secolo. In tempi pi\u00f9 recenti abbiamo visto sorgere e affermarsi L&#8217;ODIO ANAGRAFICO, vale a dire l&#8217;ostilit\u00e0 preconcetta, sfumata di venature sprezzanti, dei giovani verso gli anziani, considerati quali depositari di idee superate e ingombranti che tendono a inceppare il progresso (la parola &quot;progresso&quot; \u00e8 una di quella che Fogazzaro avrebbe definito &quot;pneumatiche&quot;, perch\u00e9 si pu\u00f2 gonfiare di significati come un palloncino si gonfia d&#8217;aria):<\/em><\/p>\n<p><em>Un luogo comune di vecchia data era quello della &quot;guerra dei sessi&quot;: si riferiva al blando, consueto e tutto sommato fisiologico che \u00e8 sempre esistito tra l&#8217;uomo e la donna, in ragione delle rispettive e complementari diversit\u00e0. Era per sua natura bonariamente componibile, tant&#8217;\u00e8 vero che non \u00e8 mai riuscito &#8212; tranne in circostanze eccezionali &#8212; a inficiare in maniera grave la stabilit\u00e0 delle coppie coniugate, se erano composte da persone equilibrate e non troppo egoiste. Oggi l&#8217;antagonismo non \u00e8 pi\u00f9 blando, n\u00e9 latente, n\u00e9 componibile: \u00e8 stato artificiosamente acuito fino a ingenerare vere e proprie atmosfere guerresche, che vedono le schiere disorganizzate e sgomente dei maschi perdere continuamente terreno dinnanzi all&#8217;aggressivit\u00e0 crescente del femminismo oltranzista. Peccato, sciupare cos\u00ec malamente le ottime ragioni di fondo che le donne avevano e hanno da far valere.<\/em><\/p>\n<p>N\u00e9 si dimentichi, per completare il quadro e collocare il nostro discorso nella giusta prospettiva, il fatto che la natura, cinquanta o sessanta anni fa, era ancora relativamente integra, perfino in un Paese gi\u00e0 notevolmente industrializzato, e densamente popolato, come il nostro. Un Paese ove, con riferimento a un famoso articolo di Pasolini, nelle notti d&#8217;estate brillavano ancora le lucciole, e dove nelle notti serene si vedevano scintillare miriadi di stelle, perfino sopra le citt\u00e0 di medie dimensioni. Citando ancora l&#8217;ottimo Talamonti che, abruzzese di nascita, ud\u00ec una volta dalla voce di un vecchio la descrizione della sua terra come appariva prima della modernizzazione (<em>id<\/em>., pp. 197-198):<\/p>\n<p><em>\u00c8 naturale che i vecchi abbiano qualche rimpianto. Non per la giovinezza, per\u00f2: sono troppo saggi, sanno che ci\u00f2 che deve passare, passa. Si tratta piuttosto di ricordi che affiorano ogni tanto, velati da una lieve, rassegnata nostalgia. Non ci credereste; ne ho conosciuto uno che rimpiangeva il sapore dei pomodori di un tempo. Stava mangiando pane e pomodoro, e addentava una volta l0uno, una volta l&#8217;altro. In due occasioni ho udito rimpiangere il sapore dei ravanelli, e anche quello di certe pesche pi\u00f9 piccole di quelle che vanno oggi sui mercati, ma quanto pi\u00f9 gustose &#8212; mi assicuravano &#8212; e di qualit\u00e0 svariatissime. Piccoli rimpianti, nostalgie da poco. Ma uno mi parlava quasi accorato dello splendore incredibile di certe notti d&#8217;estate in riva al mare, senza luna; eppure il cielo era tutto una volta di luce.<\/em><\/p>\n<p><em>Una volta &#8212; eravamo a Silvi Marina, un po&#8217; pi\u00f9 su di Pescara &#8212; un pescatore vecchio, molto vecchio, mi ha raccontato di quando il mare, al tramonto, si popolava improvvisamente di vele multicolori; erano le paranze; venivano a riva a scaricare tonnellate di pesce vivo e guizzante delle qualit\u00e0 pi\u00f9 diverse. Una festa degli occhi e del cuore; ma non si \u00e8 pi\u00f9 ripetuta. Poi m&#8217;ha descritto com&#8217;era quel mare in certi pomeriggi di bonaccia, quando la superficie immota dell&#8217;acqua diventava come una lastra d&#8217;argento. Era allora che passavano i delfini, a branchi numerosissimi e ordinati, diretti verso il sud. Scherzosi e pacifici, caprioleggiavano ogni tanto, come fossero giochi di squadra. Doveva essere un po&#8217; poeta, quel vecchietto. Era grinzoso e rinsecchito come un tronco d&#8217;ulivo e di dentatura scarsa, con la faccia cotta da tanti anni di sole marino. Non ebbi il coraggio di dirgli che delfini e orche marine sono stai presi da mania suicida; che proprio in quei giorni quarantun cetacei erano andati ad arenarsi sulle coste d&#8217;Italia.<\/em><\/p>\n<p><em>Non disprezziamoli, i vecchierelli. Non sono lamentazioni, le loro, ma TESTIMONIANZE, tanto pi\u00f9 preziose in quanto i testimoni sono in via di naturale estinzione. Conoscono segreti della vita che noi ignoriamo; hanno sensibilit\u00e0 che noi abbiamo perso, perch\u00e9 l&#8217;abitudine al peggio ce le ha soffocate. Tra poco, nessuno sapr\u00e0 pi\u00f9 com&#8217;era il mondo, quando la storia correva meno in fretta.<\/em><\/p>\n<p>Ecco dunque il cuore del problema: la storia, a un certo punto, si \u00e8 messa a correre troppo in fretta: molto pi\u00f9 di quanto noi potessimo sopportare, senza dover pagare un pesantissimo scotto, sia in termini di salute fisica che di equilibrio psichico e morale, a un tale ritmo sempre pi\u00f9 accelerato, quasi infernale. Poich\u00e9 abbiamo messo sul banco degli accusati, pi\u00f9 o meno esplicitamente, la modernit\u00e0, i suoi seguaci e ammiratori ci obietteranno innanzitutto che alla modernit\u00e0 siamo debitori del progresso, e che il progresso \u00e8 quella bella cosa che allunga la durata della vita media e consente alla gente di fare tante pi\u00f9 cose, che prima erano loro impossibili (una delle quali, fra parentesi, \u00e8 negare il diritto alla vita ai bambini che devono nascere). Rispondiamo che se il progresso toglie il sorriso e la voglia di cantare alle persone, se le rende pi\u00f9 tristi ancorch\u00e9 pi\u00f9 longeve e capaci di fare tante pi\u00f9 cose, forse non \u00e8 quella bella cosa che essi ci dicono, ma un autentico flagello; che se esso non porta ad un arricchimento, bens\u00ec a un impoverimento nella sfera spirituale, emozionale, affettiva, morale, oltre che in quella materiale, allora \u00e8 nostro nemico e porta nella nostra vita un gravissimo peggioramento, e non, come essi pretendono, un miglioramento. Un simile &quot;progresso&quot; dovrebbe essere guardato alla stregua d&#8217;un virus, di un cancro, di una malattia mortale; e gli uomini dovrebbero studiarsi di evitarlo con tutte le loro forze, proprio come il saggio comandante cerca di tenere la sua nave, di notte, bene al largo della scogliera, perch\u00e9 sa che, altrimenti, inevitabilmente essa far\u00e0 naufragio e periranno tutti miseramente, lui e gli uomini dell&#8217;equipaggio. Anche noi ricordiamo il sapore del pane della nostra infanzia: nostro nonno era fornaio e noi bambini eravamo sempre intorno al forno; ebbene quel sapore \u00e8 scomparso per sempre, neppure la migliore panetteria odierna pu\u00f2 offrire un pane saporito e profumato come quello. Effetto della nostalgia, si dir\u00e0; certo: ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro. L&#8217;aria, l&#8217;acqua, il grano, la farina non sono pi\u00f9 quelli; il pane non \u00e8 pi\u00f9 quello, perfino la sua consistenza \u00e8 cambiata: ora \u00e8 divenuto flaccido, gommoso, si allunga e si stira sotto i denti come se fosse <em>chewing gum<\/em>; e diventa duro e secco nel giro di poche ore. \u00c8 questo il progresso?<\/p>\n<p>Quanto alle cause e ai possibili rimedi, vi abbiamo gi\u00e0 fatto cenno. Ci siamo allontanati da Dio per confidare in noi stessi: ma l&#8217;uomo \u00e8 un dio assai mediocre per se stesso. Pu\u00f2 fare molte cose, non tutte belle; ma non pu\u00f2 dare un senso alla sofferenza, non pu\u00f2 spiegare il male, non pu\u00f2 offrire un vero orizzonte di speranza. Un mondo <em>interamente<\/em> a misura d&#8217;uomo, come quello che abbiamo edificato, non \u00e8 il paradiso in terra, ma l&#8217;inferno, o qualcosa che vi somiglia molto. Vogliamo continuare su questa strada? Tanti auguri. Ma \u00e8 una strada senza ritorno, n\u00e9 speranza, n\u00e9 redenzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui le persone avevano l&#8217;animo pi\u00f9 leggero e il cuore pi\u00f9 contento di oggi. 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