{"id":27883,"date":"2008-06-07T10:15:00","date_gmt":"2008-06-07T10:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/07\/e-la-perdita-dellingenuita-la-malattia-mortale-del-mondo-moderno\/"},"modified":"2008-06-07T10:15:00","modified_gmt":"2008-06-07T10:15:00","slug":"e-la-perdita-dellingenuita-la-malattia-mortale-del-mondo-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/07\/e-la-perdita-dellingenuita-la-malattia-mortale-del-mondo-moderno\/","title":{"rendered":"\u00c8 la perdita dell&#8217;ingenuit\u00e0 la \u00abmalattia mortale\u00bb del mondo moderno"},"content":{"rendered":"<p>Ci siamo orami abituati a pronunciare o ad udire frasi come: \u00abQuell&#8217;uomo \u00e8 veramente un po&#8217; troppo ingenuo\u00bb; \u00ab\u00c8 stata una ingenuit\u00e0 davvero imperdonabile!\u00bb; \u00abNon avrei mai immaginato che tu fossi ingenuo fino a questo punto\u00bb; e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Insomma, nella nostra pratica ed efficiente societ\u00e0 dei consumi, si d\u00e0 per scontato, o quasi, che una propensione all&#8217;ingenuit\u00e0 sia un grave difetto per una persona <em>adulta<\/em>. Passi per un bambino (per quanto, di questi tempi&#8230;); ma un adulto ancora ingenuo non suscita alcun sentimento di tenerezza, sibbene di irritazione e quasi di riprovazione. Ma andiamo, come si fa ad essere cos\u00ec ingenui? Che \u00e8, pi\u00f9 o meno, quanto dire: come si fa a essere cos\u00ec minchioni? Insomma, se poi quel tale va a finire male (imbrogliato, per esempio), in un certo senso bisogna pensare che se l&#8217;\u00e8 proprio andata a cercare. Essere ingenui, in un mondo di furbi, \u00e8 (per parafrasare il buon vecchio Talleyrand) molto peggio che un delitto: <em>\u00e8 un errore<\/em>.<\/p>\n<p>Orbene, a dispetto di un tale sentire comune, noi non la pensiamo affatto cos\u00ec.<\/p>\n<p>No, non pensiamo che essere ingenui sia una cosa brutta, o turpe, o un segno d&#8217;infantilismo; al contrario, siamo convinti che il mondo sarebbe assai migliore se un po&#8217; della ingenuit\u00e0 dei bambini sopravvivesse negli adulti. Abbiamo detto &quot;un poca&quot;, perch\u00e9 \u00e8 chiaro che, quando oltrepassa una certa misura, essa diviene un serio inconveniente, tanto per il singolo individuo, quanto per la societ\u00e0 nel suo insieme. Non per\u00f2 una cosa brutta o deprecabile: ribadiamo il concetto. Un uomo o una donna che non possiedano nemmeno un po&#8217; di ingenuit\u00e0 sono, inevitabilmente, degli esseri cinici e incapaci di vedere il lato fascinoso della vita.<\/p>\n<p>Ma cosa intendiamo, esattamente, con il termine &quot;ingenuo&quot;?<\/p>\n<p>Nel linguaggio comune, la parola \u00e8 divenuta sinonimo di &quot;innocente, candido, inesperto, privo di moine&quot; (Zingarelli); ma, in effetti, essa deriva dal latino <em>ingenuus<\/em> che, in quanto &quot;indigeno&quot;, designava qualche cosa di innato e, perci\u00f2, di degno di un uomo (propriamente: nato dentro una stirpe). Indicava, inoltre, colui che era nato libero, ossia da genitori liberi (e non schiavi); per traslazione, venne poi a designare ci\u00f2 che \u00e8 degno di un uomo libero, ci\u00f2 che \u00e8 onesto e schietto; in breve, ci\u00f2 che \u00e8 &quot;liberale&quot;.<\/p>\n<p>Pertanto, conservare un certo grado di ingenuit\u00e0 vorrebbe dire, etimologicamente, conservare ci\u00f2 che \u00e8 veramente onesto e degno di un essere umano; conservare un tratto della propria umanit\u00e0 originaria, &quot;primitiva&quot;. Non solo: essere ingenui significa, evidentemente, conservare anche un legame originario, immediato col mondo; sentirsi a proprio agio nella rivelazione aurorale delle cose &#8211; come avviene, appunto, al bambino -, piuttosto che nelle forme e nelle categorie stabilite dalla &quot;civilt\u00e0&quot; e codificate dalla silenziosa dittatura della generazione presente. Ecco perch\u00e9 la persona ingenua appare sempre un po&#8217; stranita, un po&#8217; spaesata e fuori moda rispetto al suo tempo: non ha la nozione, o non se ne cura, di ci\u00f2 che pensano i suoi contemporanei, di come si vestono, di come sentono, di come vestono, di come passano il tempo libero, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>La persona ingenua \u00e8 se stessa, e basta: ed \u00e8 se stessa in modo originario. Di conseguenza, \u00e8 onesta: non si nasconde dietro cento maschere, non gioca a sembrare quel che non \u00e8, o a indurre in inganno il prossimo. Se ne va dritta per la sua strada, incurante di astuzie e stratagemmi; non desidera piacere a nessuno, non perch\u00e9 non ami i suoi simili, ma perch\u00e9 ama prima di tutto la verit\u00e0 che sa di portare in se stessa. Non vede gli sguardi di commiserazione che gli gettano dietro le spalle; e, se li vede, soffre in silenzio, ma non cerca nemmeno di cambiare il suo modo di essere. Dal momento che \u00e8 se stessa, non lo potrebbe, neanche volendo: chi si possiede, non pu\u00f2 mutare la propria natura per scendere al livello di chi vive superficialmente, all&#8217;insegna dell&#8217;avere e non dell&#8217;essere.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 anche la ragione profonda della segreta invidia e della appena dissimulata malevolenza con cui lo guardano i suoi contemporanei, &quot;popolari&quot; e aggiornati secondo i dettami dell&#8217;ultima moda. Nel caso di un intellettuale, l&#8217;ingenuo \u00e8 colui che non sgomita e non si affanna per pubblicare i suoi libri o per comparire in qualche programma televisivo; sa che sta lavorando su un piano di consapevolezza assoluto, e che quanti vivono immersi nel relativo non potrebbero capirlo. Non si vanta del proprio isolamento, tuttavia, n\u00e9 cede alla facile tentazione di atteggiarsi a scrittore &quot;maledetto&quot;, vomitando la sua frustrazione per l&#8217;esclusione di cui \u00e8 fatto oggetto, mentre tanti mediocri gli passano avanti e divengono i beniamini della stampa e della cultura &quot;ufficiale&quot;. Se lo facesse, mostrerebbe con ci\u00f2 di non muoversi affatto sul piano dell&#8217;assoluto, di non essere affatto un &quot;ingenuo&quot; e un onesto; ma solo un disonesto meno fortunato o meno abile degli altri, divorato, per\u00f2, dai loro stessi appetiti e dalle stesse, inconfessabili ambizioni. Dimostrerebbe di essere, come loro, schiavo del relativo e zimbello di tutti gli umori e di tutti i capricci del suo tempo, della sua generazione.<\/p>\n<p>La generazione corrente finge, talvolta, di ammirare le persone che hanno l&#8217;onest\u00e0 di <em>essere<\/em>, ma segretamente le detesta, perch\u00e9 la loro semplice esistenza \u00e8 un tacito rimprovero alla loro mediocrit\u00e0 e inautenticit\u00e0. Vorrebbe vederle abbassate al proprio livello; per questo gode quando un grande rotola nella polvere. Ma non sempre chi \u00e8 &quot;grande&quot; per la folla, si pu\u00f2 veramente considerare tale; anzi, in genere \u00e8 vero il contrario. La folla giudica secondo i propri parametri, e spesso reputa grandi coloro che, in realt\u00e0, sono solo dei piccoli furbi.<\/p>\n<p>Il problema cruciale della modernit\u00e0 \u00e8 che il suo carattere essenziale consiste nella sostituzione della folla alla comunit\u00e0. Ovunque le comunit\u00e0 scompaiono, subentrano le folle: aggregati anonimi e casuali, sempre freneticamente agitate ed eccitate; manipolabili e strumentalizzabili a piacere da coloro che possiedono le bacchette magiche capaci di incantare qualunque folla: stampa, radio, cinema, televisione e rete informatica. Il tutto, con la piena approvazione del regime tipico della societ\u00e0 ridotta a una folla: la democrazia plutocratica e asservita ai poteri dell&#8217;informazione.<\/p>\n<p>Dunque, la modernit\u00e0 \u00e8 l&#8217;epoca della storia in cui il singolo si trova pi\u00f9 fortemente sottoposto alla pressione della folla, pi\u00f9 condizionato, ricattato, alienato. Contrariamente a quel che la <em>vulgata<\/em> positivista vorrebbe far credere delle societ\u00e0 pre-moderne, non sono stati il Medioevo o la civilt\u00e0 contadina a esercitare il massimo condizionamento sull&#8217;individuo, ma lo \u00e8 l&#8217;epoca attuale: con la tecnica, la scienza, i miti del progresso e del &quot;benessere&quot;.<\/p>\n<p>E poich\u00e9 al cuore della modernit\u00e0 vi sono un rifiuto, un abbandono e perfino una avversione all&#8217;idea di verit\u00e0, in nome del cosiddetto &quot;pensiero debole&quot;, in tutte le sfumature possibili e immaginabili, ecco che tutti coloro che celebrano la morte di Dio, la fine dei valori e delle certezze, il trionfo del Nulla, sono carezzati e vezzeggiati dalle folle plaudenti; mentre i pochi che non seguono la moda sono derisi o, nel migliore dei casi, ignorati.<\/p>\n<p>Alla folla non piace una musica che sia troppo impegnativa per i suoi orecchi molli e delicati; non piace la musica onesta degli ingenui: apprezza e pretende la musica languida e dolciastra che carezza morbidamente la sua pigrizia e le sue false sicurezze.<\/p>\n<p>Controcorrente come sempre, ma geniale come sempre, S\u00f6ren Kierkegaard lo aveva perfettamente compreso e lo diceva apertamente; anzi, egli vedeva nella perdita dell&#8217;ingenuit\u00e0 uno dei segnali pi\u00f9 allarmanti dell&#8217;imbarbarimento della civilt\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>Nel suo scritto &#8211; non molto conosciuto, in verit\u00e0 &#8211; <em>La dialettica della comunicazione etica ed etico religiosa<\/em> (all&#8217;interno del volume <em>Scritti sulla comunicazione<\/em>, a cura di Cornelio Fabro; Edizioni Logos, Roma, 1979, pp. 75-78), cos\u00ec scriveva il filosofo danese:<\/p>\n<p><em>A voler concentrare in una sola parola la confusione della filosofia moderna, specialmente da quando, per usare un&#8217;espressione, essa abbandon\u00f2 la &quot;onorevole via&quot; di Kant e, per cos\u00ec dire, butt\u00f2 via i famosi 100 talleri per diventare teocentrica: allora io non so dir altro che denunziare ch&#8217;essa \u00e8<\/em> disonesta. <em>E se la scienza deve essere l&#8217;occhio della generazione, allora essa non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nella generazione quando l&#8217;occhio \u00e8 confuso. Si deve pertanto dire &#8211; io non conosco termine pi\u00f9 appropriato &#8211; che la filosofia moderna \u00e8<\/em> disonesta<em>.<\/em><\/p>\n<p><em>Disonest\u00e0. Io desidero chiarire subito il senso esatto e legittimo di questo termine. Per disonest\u00e0 si pensa forse innanzitutto ad un inganno intenzionale. E in questo senso non si potrebbe veramente dire che il nostro tempo \u00e8 disonesto: la questione piuttosto \u00e8 se il tempo non \u00e8 confuso a tal punto che l&#8217;inganno intenzionale &#8211; e la verit\u00e0 &#8211; non sono in fondo caduti in disuso. Cervelli angusti, lettori di romanzi, giovani ragazze si fanno volentieri un&#8217;idea fantastica di ci\u00f2 che nella vita sono i mascalzoni, gli ipocriti, i gesuiti, i seduttori, ecc. Quest&#8217;idea \u00e8 per lo pi\u00f9 fantasia. Un vero ipocrita \u00e8 una figura molto rara, specialmente in questi tempi, perch\u00e9 un vero ipocrita \u00e8 un uomo di carattere. Perci\u00f2 fiorisce oggi un altro genere d&#8217;inganno: l&#8217;autoinganno, di cui per\u00f2 si parla assai di rado.<\/em><\/p>\n<p><em>Caratterizzare l&#8217;autoinganno come disonest\u00e0 \u00e8 certamente del tutto legittimo. L&#8217;ipocrita pu\u00f2 benissimo rendersi conto della sua disonest\u00e0, ma chi s&#8217;inganna da s\u00e9, \u00e8 nel buio pesto ed allora egli non \u00e8 mai senza colpa nell&#8217;errore del suo autoinganno con se stesso e di se stesso e perci\u00f2 si pu\u00f2 con ragione usare a questo riguardo il termine &quot;disonest\u00e0&quot;. Pensiamo ora cosa si dovrebbe dire di un individuo degenerato, che ha cominciato 17 cose ma non ne ha portato a termine nessuna; costui sa che tutto \u00e8 possibile per i caratteri decisi ma che non serve a nulla; egli ha fatto 17 volte il proposito di mutar vita ma altrettante 17 l&#8217;ha dimenticato, e in questo continua ad andare di palo in frasca &#8211; perch\u00e9 insieme non manca di doti naturali e molte volte si \u00e8 applicato con diligenza, sia pure arrancando &#8211; \u00e8 portato a parlare di qualsiasi cosa e molto spesso in modo che riesce a farsi ascoltare: ecco che in questo individuo noi abbiamo l&#8217;esempio della disonest\u00e0 pi\u00f9 dolorosa e spaventosa ed insieme all&#8217;apparenza la pi\u00f9 brillante ed innocente.<\/em><\/p>\n<p><em>Una vita all&#8217;inizio pu\u00f2 presentarsi con molte premesse e poi subito combinarle in grovigli cos\u00ec imprevedibili ch&#8217;\u00e8 impossibile parlarne: anche una simile vita \u00e8 disonesta. \u00c8 in questo senso che noi possiamo parlare della disonest\u00e0 dell&#8217;et\u00e0 moderna, e perci\u00f2 noi possiamo anche, perfino, sostituire una espressione pi\u00f9 mite dicendo:<\/em> l&#8217;et\u00e0 moderna manca d&#8217;ingenuit\u00e0. <em>Non \u00e8 affatto segno di maturit\u00e0 il perdere completamente l&#8217;ingenuit\u00e0, ancor meno \u00e8 naturale per l&#8217;esistenza umana il non esserlo mai stata. All&#8217;esistenza umana sana e onesta appartiene sempre fino all&#8217;ultimo un certo momento d&#8217;ingenuit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualcuno potrebbe forse chiedere come ci\u00f2 conviene a una generazione; l&#8217;antichit\u00e0 era ingenua e da ci\u00f2 segue di per s\u00e9 che l&#8217;epoca moderna non pu\u00f2 esserlo. Ma \u00e8 proprio qui che noi abbiamo la disonest\u00e0 dei tempi moderni. La scienza moderna ha voluto insegnarci che noi tutti abbiamo imparato troppo da essa per abolire la categoria dell&#8217;individualit\u00e0 e sostituirla con quella della generazione. \u00c8 questo<\/em> proton pse\u00fbdos <em>che ha introdotto nell&#8217;esistenza un&#8217;inquietudine, una fretta che rende inevitabile una baraonda tremenda, e per questo anche la disonest\u00e0. Ma ci\u00f2 che ora suona come l&#8217;epigramma pi\u00f9 amaro di questa disonest\u00e0 dei tempi moderni \u00e8 che appunto questo tempo il quale, per attizzare ancora il fuoco sotto le pentole della confusione, ha inventato di voler avere il merito di cominciare completamente senza premesse. Non vi \u00e8 niente di pi\u00f9 pericoloso di quando il ladro si camuffa da poliziotto, niente di pi\u00f9 pericoloso di una cura radicale che fallisce e diventa incentivo della malattia. Niente di pi\u00f9 pericoloso di quando uno si \u00e8 incagliato in qualche cosa e dice: io voglio fare un estremo disperato sforzo per liberarmi, costui allora con questa corsa inciampa sempre pi\u00f9. Che le premesse (i presupposti) prima di Hegel avessero preso il sopravvento sugli uomini, \u00e8 chiaro; ma poi, per via di questa impresa grandiosa, portare la confusione dei presupposti ad un grado ancora pi\u00f9 alto, questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 nefasta: in parte perch\u00e9 la confusione aument\u00f2 e in parte perch\u00e9 la si nascondeva a se stessi con quell&#8217;immaginazione e illusione di aver una volta per sempre dominato la baraonda dei presupposti. Non vi \u00e8, credo, niente di pi\u00f9 tremendo come quando ci\u00f2 che eccita lo stupore di tutti come un lavoro gigantesco per eliminare la malattia, invece non fa che alimentarla. E lo sforzo enorme di Hegel per dominare i presupposti era appunto influenzato dalla stessa idea dei presupposti. Era un annientamento quantitativo invece che qualitativo. Per curare la confusione del pensiero causata dall&#8217;autoriflessione, l&#8217;unica salvezza \u00e8 l&#8217;etica, e di etica appunto Hegel non s&#8217;intendeva. Ma ogni altro rimedio non \u00e8 che gradito alla malattia perch\u00e9 esso l&#8217;alimenta.<\/em><\/p>\n<p><em>Invece di parlare della disonest\u00e0 dei tempi moderni che \u00e8 mancanza d&#8217;ingenuit\u00e0, si potrebbe anche dire ch&#8217;essa \u00e8 mancanza di<\/em> primitivit\u00e0<em>. Fermiamoci perci\u00f2 su questo termine.<\/em><\/p>\n<p><em>Poniamo che un uomo sia educato in un certo modo, e poi viva senza aver mai di se stesso, ricorrendo sempre a comparazioni: ecco un esempio di disonest\u00e0. E questo \u00e8 proprio il caso dei tempi moderni. La storia della generazione segue il suo corso &#8211; \u00e8 vero &#8211; ma ogni singolo individuo dovrebbe per\u00f2, mi pare, avere la sua impressione primitiva dell&#8217;esistenza &#8211; per essere uomo. E come con ogni uomo, cos\u00ec con ogni pensatore. Ma il pensatore che sacrifica la sua primitivit\u00e0 e la fa abortire come si fa abortire un feto immaturo, per essere, in fretta e furia, compreso dai contemporanei, per avere in fretta e in furia un po&#8217; d&#8217;influsso, e per partire col treno della generazione che parte proprio adesso: costui \u00e8 peggio di una ragazza che sacrifica la sua virt\u00f9 per un guadagno disonesto e pecca realmente verso Dio, ed egli non \u00e8 meno abominevole e non meno mostruoso della madre che si procura un aborto.<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco, quando si \u00e8 in questo caso, allora la parola d&#8217;ordine \u00e8 data; la disonest\u00e0 ha libero corso e ad ogni secondo la confusine cresce. Specialmente dopo Hegel \u00e8 diventata tremenda perch\u00e9 egli scopr\u00ec il metodo storicizzante che abol\u00ec del tutto ogni primitivit\u00e0 e in fondo non fa che arrangiare. Che affaccendarsi! Che confusione, come in un terremoto! Giovani, quasi ancor bambini, hanno conoscenza come tutto sia fallace, e che non conta nulla essere un uomo! Che si tratta di accodarsi alla generazione, di seguire le esigenze del tempo, che per\u00f2 sono continuamente fluttuanti! Cos\u00ec fermenta e ribolle la vita della generazione senza soste, bench\u00e9 tutto sia un vortice, si sente lo squillo della carica, il rintocco della campana, che significa il Singolo che ora, ora in questo secondo, sc\u00e1nsati: scaccia tutto da te, la riflessione, la tranquilla meditazione, il pensiero riposante dell&#8217;eternit\u00e0, altrimenti arrivi troppo tardi, cos\u00ec che non arrivi con la spedizione della generazione che proprio ora sta passando. Ed allora? Allora, quale orrore! Quale orrore, ahim\u00e9! E dire che tutto \u00e8 calcolato per alimentare la confusione, questa disgraziata fretta di caccia selvaggia. I mezzi di comunicazione diventano sempre pi\u00f9 progrediti, si stampa sempre pi\u00f9 in fretta, con una fretta incredibile. Le comunicazioni diventano sempre pi\u00f9 attive e sempre pi\u00f9 confuse. E se qualcuno ora, in nome sia della primitivit\u00e0 come di Dio, si pronunciasse contro, guai a lui! Come il Singolo \u00e8 afferrato dal vortice dell&#8217;impazienza per farsi subito intendere, cos\u00ec la generazione \u00e8 ambiziosa di voler subito intendere il Singolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ecco, questo lo d\u00e0 la disonest\u00e0. Scompaiono i concetti, la lingua diventa confusa, ci si combatte gli uni gli altri a destra e a sinistra; condizioni pi\u00f9 felici non ci potrebbero mai essere per tutti i chiacchieroni perch\u00e9 la confusione generale nasconde il loro squilibrio mentale (quanto essi son confusi!). \u00c8 l&#8217;et\u00e0 d&#8217;oro dei chiacchieroni.<\/em><\/p>\n<p>A cominciare da quel chiacchierone di Hegel, l&#8217;et\u00e0 della folla segna l&#8217;avvento di una nuova figura antropologica: quella del chiacchierone. Di colui che parla, parla, parla sempre, non sa e non pu\u00f2 stare mai zitto: dalla politica all&#8217;economia, dalla cultura alla morale, parla di tutto e su tutto, <em>e non ha assolutamente nulla da dire.<\/em><\/p>\n<p>Quanti ne vediamo, quotidianamente, di questi chiacchieroni impenitenti, specialmente sulla stampa e alla televisione. Non solo parlano, gridano; non solo gridano, insultano; non solo insultano: vaneggiano. E ci tocca stare a sentirli, anche se non vorremmo: non c&#8217;\u00e8 scampo, bisognerebbe rinchiudersi un monastero di clausura, forse, per avere un po&#8217; di tregua dalla persecuzione implacabile dei moderni chiacchieroni.<\/p>\n<p>Viviamo in una societ\u00e0 che odia il silenzio, perch\u00e9 odia la riflessione: e odia la riflessione, perch\u00e9 ha il terrore che, da essa, possa nascere la consapevolezza di quanto siamo caduti in basso, e di quanto ci stiamo compiacendo di essere caduti cos\u00ec in basso.<\/p>\n<p>Eppure, solo dal silenzio e da un salutare bagno di solitudine pu\u00f2 venire una possibilit\u00e0 di salvezza; lontano dai mille e mille chiacchieroni prezzolati che ci rintronano gli orecchi con il loro insulso chiacchiericcio.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0, facendo un po&#8217; di silenzio, potremmo riscoprire perfino il sussurro della nostra anima. Ammesso che ne abbiamo ancora una.<\/p>\n<p>Ma, per averla, bisogna che siamo stati capaci di conservare almeno un po&#8217; di onest\u00e0 interiore: ossia di sana, benefica, &quot;primitiva&quot; ingenuit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci siamo orami abituati a pronunciare o ad udire frasi come: \u00abQuell&#8217;uomo \u00e8 veramente un po&#8217; troppo ingenuo\u00bb; \u00ab\u00c8 stata una ingenuit\u00e0 davvero imperdonabile!\u00bb; \u00abNon avrei<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[92],"class_list":["post-27883","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27883","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27883"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27883\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27883"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27883"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27883"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}