{"id":27879,"date":"2016-04-17T08:55:00","date_gmt":"2016-04-17T08:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/04\/17\/perdere-dio-perdere-la-carita\/"},"modified":"2016-04-17T08:55:00","modified_gmt":"2016-04-17T08:55:00","slug":"perdere-dio-perdere-la-carita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/04\/17\/perdere-dio-perdere-la-carita\/","title":{"rendered":"Perdere Dio, perdere la carit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Quand&#8217;\u00e8 che abbiamo incominciato ad allontanarci da Dio, come membri della civilt\u00e0 europea e cristiana?<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che una risposta strettamente storica, pi\u00f9 che una indicazione temporale precisa, vorremmo riflettere sul &quot;quando&quot; in senso morale, e interrogarci: quando si \u00e8 verificato, quando si sono create le condizioni, quando \u00e8 stato possibile, che la nostra civilt\u00e0 abbia incominciato a voltare le spalle a Dio?<\/p>\n<p>Ebbene, la risposta non pu\u00f2 essere diversa da quella che riguarda l&#8217;uomo come singolo individuo, ossia come <em>persona<\/em>, e cio\u00e8: <em>quando ha smarrito il senso della carit\u00e0<\/em>, dell&#8217;amore vero, sostituendolo con quella sua diabolica contraffazione che \u00e8 l&#8217;amore disordinato di s\u00e9, impastato di lussuria, superbia e avarizia.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo antico non conosceva, o quasi, altra forma di amore: l&#8217;amore passionale, cieco, egoistico, che mira alla soddisfazione della nostra parte inferiore, brutale, selvaggiamente istintuale (quella tanto vezzeggiata dalla cultura moderna); e se, per caso, era capace di andare oltre, di addolcirsi, di ingentilirsi, di spiritualizzarsi, si trattava pur sempre di un sentimento rivolto al proprio simile, al membro della propria famiglia, del proprio clan, della propria trib\u00f9: l&#8217;amore incondizionato rivolto all&#8217;uomo in quanto uomo, di qualsiasi popolo o razza, non esisteva; non esisteva l&#8217;amore rivolto allo schiavo, al deforme, al nemico. Lo schiavo si poteva comprare, vendere, frustare, crocifiggere, impalare, bruciare vivo; il bambino nato deforme si poteva esporre fuori della porta di casa, e lasciarlo morir di fame o di freddo, come spettava al <em>pater familias<\/em> della Roma pi\u00f9 antica, oppure gettarlo dalla rupe del monte Taigeto, come facevano gli Spartani; il nemico vinto, per quanto pregasse e scongiurasse, per quanto offrisse oro e qualunque prezzo del riscatto, poteva essere ucciso, cos\u00ec, per il puro gusto del sangue e della vendetta, come fece Achille con Licaone, uno dei figli di Priamo, sulle rive del fiume Scamandro (nel libro XXI dell&#8217;<em>Iliade<\/em>).<\/p>\n<p>L&#8217;uomo antico era cos\u00ec: e tale lo descrive san Paolo nella <em>Lettera ai Romani<\/em> (1, 31): <em>Sono senza piet\u00e0 e incapaci di amare.<\/em> Questo giudizio vale anche per gli antichi Ebrei: le frontiere dell&#8217;amore non giungevamo oltre la Giudea e le comunit\u00e0 giudaiche sparse nel Mediterraneo e nel Vicino e Medio Oriente; non superavano i confini della razza e della religione giudaica. Di pi\u00f9: le frontiere dell&#8217;amore non giungevano neppure a lambire il rivale, l&#8217;amico che ha deluso, il parente che diventa un competitore, il vicino che diventa un ostacolo. Ges\u00f9 mise in luce questo mancanza di amore universale, quando disse: <em>Amate il vostro prossimo, e anche il vostro nemico; se amate solo gli amici, che merito avete? Anche i pagani fanno lo stesso. Se fate del bene solo a quelli che vi fanno del bene, che merito ne avete? Anche i pagani fanno lo stesso<\/em>.<\/p>\n<p>La scoperta dell&#8217;amore di carit\u00e0, spirituale, universale; la scoperta dell&#8217;amore come <em>agape<\/em> e come <em>caritas<\/em>, \u00e8 una scoperta cristiana: \u00e8 stato il cristianesimo a insegnarlo, e i cristiani ci hanno messo due millenni per assimilarlo, almeno parzialmente, almeno teoricamente. Con il ritorno, oggi, di un neopaganesimo di matrice gnostico-massonica, quale vogliono imporre i grandi poteri finanziari e gli organismi internazionali, a cominciare dall&#8217;O.N.U., anche l&#8217;amore di carit\u00e0 incomincia a regredire nella nostra societ\u00e0, a impallidire e sbiadire nelle coscienze, a relativizzarsi, a evaporare. Marito e moglie, padre e figlio, fratello e sorella, si danno battaglia nelle aule giudiziarie per ottenere, a condizioni favorevoli, un &quot;giusto&quot; divorzio, o per contendersi una eredit\u00e0, o per l&#8217;affidamento dei figli, o per la direzione dell&#8217;azienda di famiglia. E, se il coniuge, il figlio, il genitore, il fratello, l&#8217;amico, ostacolano il nostro avaro senso di giustizia, non esitiamo a ricorrere alle calunnie, alle minacce, alla sopraffazione, alla violenza, alla rapina, all&#8217;omicidio. Lo zio non vuole cedere la fabbrica, non vuole dare spazio ai nipoti? Ed ecco che questi lo afferrano e lo gettano nell&#8217;altoforno, sicch\u00e9 non ne resta pi\u00f9 nemmeno la pi\u00f9 piccola traccia. La moglie ha scopeto l&#8217;infedelt\u00e0 del marito, vuole separarsi da lui, vuole la divisone dei beni? Il marito la pugnala, occulta il cadavere, si lava le ani sporche di sangue, riprende la vita di sempre come se nulla fosse, dopo essersi costruito un alibi. \u00c8 cronaca di ogni giorno, di ogni luogo.<\/p>\n<p>L\u00e0 dove si spegne l&#8217;amore di carit\u00e0, torna a far capolino la bestia primordiale: l&#8217;uomo antico, carico di brame, cieco di egoismo, capace di qualunque inganno, di qualunque frode, di qualunque violenza. Torna a emergere Caino, brandendo la clava per assassinare suo fratello Abele, e poi fingere di non saperne nulla, con le tremende parole: <em>Sono io forse il custode di mio fratello?<\/em> La perdita dell&#8217;amore di carit\u00e0 implica, automaticamente, una regressione antropologica, uno sfacelo morale, una degradazione esistenziale. La vita diventa brutta, orrida: una foresta popolata di belve dalle zanne insanguinate, che si aggirano senza pace, in cerca di prede da divorare, sotto un cielo abbandonato dalla Grazia. Perch\u00e9 Marco Prato e Manuel Foffo hanno assassinato orrendamente, dopo averlo seviziato e torturato in ogni modo, un giovane scelto a caso, Luca Varani, la mattina del 4 marzo 2016, a Roma, finendolo con pi\u00f9 di trenta coltellate e martellate? Nessuno lo sapr\u00e0 mai. Nessuno sapr\u00e0 mai cosa \u00e8 passato per la mente dei due altrettanto giovani carnefici. Una cosa sola possiamo dire con certezza: che ben prima di giungere a tanto, nell&#8217;anima e nel cuore di quei due si era spenta completamente la fiamma dell&#8217;amore di carit\u00e0. Avevano scelto l&#8217;odio; avevano scelto il male. L&#8217;anima aborre il vuoto: l\u00e0 dove si caccia Dio, subentra il Demonio.<\/p>\n<p>Scriveva Giovanni Testori su <em>Il Corriere della Sera<\/em> del 23 luglio 1979 (in: G. Testori, <em>La maest\u00e0 della vita<\/em>, Milano, Rizzoli, 1982, pp. 145-147):<\/p>\n<p><em>Le virt\u00f9 teologali, fede, speranza e carit\u00e0, sono pilastri ben pari nell&#8217;importanza, nella grandezza e nella luce; ma sempre s. Paolo ci ammonisce che la carit\u00e0 \u00e8 il compimento di tutto e, ancor pi\u00f9 specificamente per quel che riguarda la nostra vita storica, che &quot;la carit\u00e0 crede ogni cosa, spera ogni cosa&quot;. La distanza tra carit\u00e0 e assistenza \u00e8, dunque, incolmabile; questo ancorch\u00e9 la carit\u00e0, per incarnarsi, possa aver bisogno di farsi assistenza [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Incalcolabile \u00e8 anche la distanza tra carit\u00e0 e giustizia. Nella giustizia esiste, certo, una pressione primaria e fortissima di carit\u00e0; ma la carit\u00e0 continuer\u00e0 ad esistere anche quando la giustizia, sulla terra, dovesse davvero venir realizzata. Questo parr\u00e0 tanto pi\u00f9 vero appena si vorr\u00e0 meditare che la carit\u00e0 esister\u00e0 come il tutto stesso dell&#8217;essere quando, dopo l&#8217;ultimo giorno, dopo il &quot;dies illa&quot;, fede e speranza non avranno pi\u00f9 ragione d&#8217;esistere. E, tuttavia, una giustizia che non abbia come suo sangue la carit\u00e0, dunque una giustizia che non sia cercata secondo Cristo, \u00e8 destinata a generare il suo contrario; anzi, a suicidarsi. Come possono testimoniare gli esperimenti tentati nel nostro tempo dai regimi marxisti, finiti negli eccidi nelle lotte con altri regimi di uguale ideologia; lotte sempre sul punto di trasformarsi in stragi, secondo provano proprio in questi giorni, le navi di profughi , di affamati e di condannati a morte l\u00e0, sulle acque del Vietnam.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo steso discorso vale per l&#8217;uguaglianza, che pure \u00e8 parte vivente della carit\u00e0. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>[&#8230;] m&#8217;occorre forse spiegare come la carit\u00e0 diventa cultura. Lo diventa stabilendo in se stessa, cosa che non pu\u00f2 non fare, l&#8217;uguaglianza con la bellezza; quella bellezza di Dio con cui Hans<\/em><\/p>\n<p><em>Urs von Balthasar ha aperto, come in uno sfolgorante, alborale trionfo, la sua &quot;summa&quot; teologica. Stabilendo quell&#8217;uguaglianza la carit\u00e0 diventa forma.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora un&#8217;intelligenza, un sentimento, una forma, una realt\u00e0, dunque, di cultura siffatta contraddice tutto ci\u00f2 che \u00e8 stata la cultura che fu egemone negli ultimi secoli; ed egemone bench\u00e9 franante e cinerea, lo \u00e8 anche ai nostri giorni; egemone in ogni senso; ma, primariamente, nel senso pratico e politico. Di tale cultura, ci\u00f2 che resta vivo e ancora ci riguarda \u00e8 la voce di coloro i quali hanno espresso il dolore, l&#8217;angoscia e l&#8217;agonia dell&#8217;uomo che ha perso, appunto, il senso della carit\u00e0; la carit\u00e0 del Padre; e che, cos\u00ec, ha peso il Padre medesimo. Il dolore, l&#8217;angoscia e l&#8217;agonia dell&#8217;uomo che ha voluto rifiutare di riconoscersi figlio.<\/em><\/p>\n<p><em>Essendo il destino dell&#8217;uomo, per sua nascita e natura, il destino della speranza e dell&#8217;amore di Chi e verso Chi l&#8217;ha creato, non v&#8217;\u00e8 per lui altra possibilit\u00e0 onde riprendere il filo d&#8217;una cultura che lo consideri e lo realizzi nella sua totalit\u00e0 di creatura e non in una sola delle sue parti, se non affondare dentro le zolle della carit\u00e0; e dentro la fede che permette alla speranza di farsi, appunto, carit\u00e0, qui, sulla terra, e di partecipare a Chi \u00e8 Carit\u00e0 e Amore infiniti e assoluti, una volta che il nostro frammento di storia sar\u00e0 terminato. Che se quella partecipazione non avremo saputo meritare, ci\u00f2 che ci attende \u00e8 l&#8217;eterna agonia derivante dall&#8217;esclusione da quella Carit\u00e0 e da quell&#8217;Amore.<\/em><\/p>\n<p>Ecco, dunque, come vide e indic\u00f2 lucidamente Giovanni Testori, la via per tentar di uscire dal vicolo cieco nel quale l&#8217;uomo contemporaneo si \u00e8 infilato e, testardamente, ha proseguito, pur vedendo i segni infausti che contrassegnavano il suo cammino: quella di un recupero della nostra umanit\u00e0, mediante il ritorno dell&#8217;amore a Dio. L&#8217;uomo senza Dio regredisce allo stato di bruto, di energumeno, di selvaggio, di belva assetata di sangue. <em>Se Dio non c&#8217;\u00e8<\/em>, conclude significativamente Iv\u00e0n Karamazov, un personaggio di Dostoevskij, <em>allora tutto \u00e8 permesso<\/em>. \u00c8 un pensiero che fa paura, nella sua nuda e semplice verit\u00e0. Dostoevskij aveva capito molte cose: ancora in pieno XIX secolo, aveva capito quasi tutto di quel che sarebbe accaduto poi.<\/p>\n<p>Ma come rifondare una cultura dell&#8217;amore, in mezzo alle macerie dell&#8217;ego e al relativismo oggi imperante, fomentato e pilotato da poteri oscuri, aventi di mira l&#8217;assoggettamento totale dell&#8217;umanit\u00e0? Come contrastare le forze del disordine, dell&#8217;oscurit\u00e0, della prevaricazione, in questa tenebrosa era del Diavolo, che molti, con incosciente leggerezza e perfino con malcelato orgoglio, chiamano Era del Progresso? Se le forze del Male si sono scatenate, come predetto nel libro dell&#8217;<em>Apocalisse<\/em>, in che modo gli uomini possono correre ai ripari, costruire un argine, e, soprattutto, far rifiorire la pianticella dell&#8217;amore, in quell&#8217;arida steppa, in quel torrido deserto che \u00e8 diventata la civilt\u00e0 moderna?<\/p>\n<p>Non esiste una ricetta, non vi \u00e8 alcuna chiara strategia. La situazione \u00e8 gravissima: ciascuno deve fare appello alle sue estreme risorse; deve gettarsi dietro le spalle le brame e la cupidigia dell&#8217;uomo vecchio, affinch\u00e9 possa rinascere l&#8217;uomo nuovo. L&#8217;uomo nuovo, quello insegnato e impersonato da Cristo, noi lo avevamo conosciuto: per questo, dice San Paolo, siamo senza scusanti (<em>Romani<\/em>, 1, 20-25): <em>Gli uomini perci\u00f2 non hanno alcun motivo di scusa: hanno conosciuto Dio, poi si sono rifiutati di adorarlo e di ringraziarlo come Dio. Si sono smarriti in stupidi ragionamenti e cos\u00ec non hanno capito pi\u00f9 nulla. Essi, che pretendono di essere sapienti, sono impazziti: adorano immagini dell&#8217;uomo morale, di uccelli, di quadrupedi e di rettili, invece di adorare il Dio glorioso e immortale. Per questo, Dio li ha abbandonati ai loro desideri: si sono lasciati andare a impurit\u00e0 di ogni genere fin al punto di comportarsi in modo vergognoso tra di loro; proprio essi che hanno messo idoli al posto del vero Dio, e hanno adorato e servito ci\u00f2 che Dio ha creato, anzich\u00e9 il creatore. A lui solo sia lode per sempre. Amen.<\/em><\/p>\n<p>Anche l&#8217;uomo moderno, dopo aver conosciuto Dio e il volto luminoso del Suo amore, si \u00e8 rifiutato di rendergli grazie, e si \u00e8 dato ad adorare gli idoli: il potere, il successo, il piacere, il denaro. Anche l&#8217;uomo moderno, abbandonato da Dio, \u00e8 caduto in preda a passioni vergognose, abbrutendosi e degradandosi, e, cos\u00ec, ricevendo in se stesso il prezzo del proprio traviamento. Perci\u00f2, non esiste alcun&#8217;altra strada, per uscire dall&#8217;abisso in cui \u00e8 caduto, se non ritornare a Dio, come il figlio prodigo, pentito e pronto ad espiare. <em>Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te. Non sono pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figlio.<\/em> Questo deve dire l&#8217;uomo moderno, spogliandosi della sua sconfinata superbia, deponendo il suo diabolico orgoglio. La misericordia del Padre \u00e8 sempre pronta ad accoglierlo: ma bisogna che lui lo voglia. Nessuno pu\u00f2 essere salvato contro la propria volont\u00e0; nessuno pu\u00f2 essere redento, se rifiuta la redenzione. Almeno questo, dovrebbe essere chiaro.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 capace, l&#8217;uomo moderno, dopo tanta ubriacatura di onnipotenza, d&#8217;un simile atto di umilt\u00e0? Eppure, altre strade non vi sono, se non quelle che portano sempre pi\u00f9 in basso, verso le tenebre&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quand&#8217;\u00e8 che abbiamo incominciato ad allontanarci da Dio, come membri della civilt\u00e0 europea e cristiana? 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