{"id":27877,"date":"2018-06-09T04:31:00","date_gmt":"2018-06-09T04:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/09\/ma-perche-e-tanto-difficile-diventare-bambini\/"},"modified":"2018-06-09T04:31:00","modified_gmt":"2018-06-09T04:31:00","slug":"ma-perche-e-tanto-difficile-diventare-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/09\/ma-perche-e-tanto-difficile-diventare-bambini\/","title":{"rendered":"Ma perch\u00e9 \u00e8 tanto difficile diventare bambini?"},"content":{"rendered":"<p>Ges\u00f9 dice che, per convertirsi al vangelo bisogna diventare simili ai bambini; ci siamo chiesti che significato abbia esattamente l&#8217;espressione diventare come i bambini, e ci \u00e8 sembrato che voglia dire acquistare la stessa fede assoluta che i bambini hanno nei confronti di ci\u00f2 in cui credono (cfr. il nostro precedente articolo: <em>Se non diventerete come i bambini<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 08\/06\/2018). Inoltre, ci \u00e8 sembrato di poter concludere che il maggiore ostacolo al ritornare fanciulli, cos\u00ec come pretende il divino Maestro, \u00e8 rappresentato dalla superbia intellettuale, dall&#8217;orgoglio di non voler rinunciare alla propria intelligenza umana, e dalla pretesa, anzi, di poter usare quest&#8217;ultima proprio per poter scoprire e lumeggiare aspetti della verit\u00e0 cristiana che sono ignorati dalla maggior parte delle persone. Per\u00f2, come suole accadere (<em>Ma s\u00ec com&#8217;elli avvien, s&#8217;un cibo sazia \/ e d&#8217;un altro rimane ancor la gola, \/ che quel chi chere e di quel si ringrazia<\/em>: Dante, <em>Paradiso<\/em>, III, 91-93), questa rima spiegazione ci ha fatto sorgere un ulteriore interrogativo: ci siamo chiesti quale <strong>sua<\/strong> la radice di quella superbia, di quell&#8217;orgoglio, che inducono tanti esseri umani, e anche tanti sedicenti cristiani, a ignorare e disprezzare il preciso e severo ammonimento di Ges\u00f9 stesso.<\/p>\n<p>Ci siamo perci\u00f2 domandati: questa superbia, quest&#8217;orgoglio, sono connaturati all&#8217;essere umano, e da che cosa, precisamente, traggono, a loro volta, origine? Per quale motivo la natura umana \u00e8 cosiffatta, da non riuscire a liberarsi, senza una grandissima difficolt\u00e0, da quella superbia che <strong>p<\/strong>, poi, il principale ostacolo ad osservare l&#8217;insegnamento di Ges\u00f9 circa la necessit\u00e0, per potersi convertire, di divenire come i bambini? E la risposta, riflettendo bene, ci \u00e8 sembrato che risieda in un ambito diverso da quello della superbia intellettuale, che \u00e8 un semplice effetto, una &quot;risposta&quot;, e cio\u00e8 in un ambito esistenziale, e pi\u00f9 precisamente affettivo. La stragrande maggioranza delle persone, passando dall&#8217;infanzia all&#8217;et\u00e0 adulta, subisce un apprendistato, una formazione, che \u00e8 anche, per un altro verso, una dolorosa disillusione, una caduta di certezze e una mortificazione di aspettative. L&#8217;arroganza intellettuale \u00e8, pertanto, la risposta che esse danno alla loro delusione e alla loro amarezza, al fine di occultarle il pi\u00f9 possibile, non solo agli altri, ma anche e soprattutto a se medesime. In altre parole, le persone non vogliono far sapere a nessuno, e neanche a se stesse, quanto sono rimaste ferite dalla scoperta che la vita non \u00e8 quel che esse credevano nell&#8217;infanzia: non vogliono confessare di essere rimaste terribilmente deluse e ferite, perch\u00e9 a nessuno piace mostrare le proprie debolezze o le proprie ferite, specie se non c&#8217;\u00e8 niente da guadagnarci, tranne la fama di povero sciocco che non sa stare al mondo. Tutti, insomma, avrebbero voglia di gridare quanto sono rimaste deluse, vorrebbero mostrare le loro cicatrice e accusare il colpevole; ma poich\u00e9 non c&#8217;\u00e8 un colpevole, bens\u00ec la vita in generale, allora la cosa diverrebbe patetica, assurda o ridicola; e nulla spaventa pi\u00f9 della possibilit\u00e0 di apparire ridicoli. Meglio essere odiati, e perfino disprezzati, che essere compatiti; meglio sopportare sentimenti di aperta ostilit\u00e0, piuttosto che immaginare gli altri che scuotono la testa con commiserazione, e dicono: <em>Eh, guarda quel poveretto! Guarda come \u00e8 rimasto ferito dalla vita! Che vuoi farci, lui non sapeva, non immaginava: c&#8217;\u00e8 della gente che non si sa proprio cosa venga a fare al mondo, tanto \u00e8 ingenua e puerile!<\/em><\/p>\n<p>Gli eroi di Dostoevskij &#8212; \u00e8 una osservazione di Tka\u010d\u00ebv &#8212; si possono distinguere in umiliati, inaspriti e ideologi. Ne <em>I fratelli Karamazov<\/em>, per esempio, Smerdiakov \u00e8 un &quot;umiliato&quot;, Dimitrij \u00e8 un &quot;inasprito&quot; e Ivan un &quot;ideologo&quot;, come lo \u00e8, a suo modo, e cio\u00e8 in senso opposto al suo, il giovane Al\u00ebsa. Ebbene &#8212; l&#8217;osservazione \u00e8 nostra &#8211; possiamo anche considerare questi tre tipi, o caratteri, come tre facce di uno stesso volto dell&#8217;umanit\u00e0, come tre momenti di passaggio di una medesima personalit\u00e0. La fase dell&#8217;adolescenza \u00e8 quella della &quot;umiliazione&quot;, nella quale la caduta delle illusioni fa emergere, per contrasto, la goffaggine di fronte alla vita. Non \u00e8 stato solo Dostoevskij a essere colpito da questo fatto, anche se lui gli ha rivolto una speciale attenzione, al punto da dedicargli un romanzo intero, <em>L&#8217;adolescente<\/em>; si pensi anche alle <em>Illusioni perdute<\/em> di Balzac, e al malinconico apprendistato alla vita di Lucien Chardon; oppure a Meaulnes, il protagonista de <em>Il grande amico<\/em> di Alain-Fournier; e si pensi al <em>David Copperfield<\/em> e ad <em>Oliver Twist<\/em> di Dickens, per non parlare de <em>I dolori del giovane Werther<\/em> di Goethe. Ma \u00e8 soprattutto nella letteratura americana che la figura del &quot;ragazzo&quot; disilluso dalla vita adulta tocca vertici di alta drammaticit\u00e0, fino al suicidio, come nel caso di <em>Martin Eden<\/em> di Jack London, o una fine che equivale a un suicidio, come <em>Il grande Gatsby<\/em> di Scott Fitzgerald; o, ancora, fino a una sorta di suicidio spirituale, come nel caso di Newland Archer, il protagonista de <em>L&#8217;et\u00e0 dell&#8217;innocenza<\/em> di Edith Wharton, che ricorda molto il Fr\u00e9d\u00e9ric Moreau dell&#8217;<em>Educazione sentimentale<\/em> di Flaubert. Se poi si passa dalla figura dell&#8217;<em>umiliato<\/em> a quella dell&#8217;<em>inasprito<\/em>, possiamo vedere in quest&#8217;ultima la naturale reazione alla prima, non necessariamente in un altro tipo umano, ma anche nella stessa persona: l&#8217;effetto della delusione\/umiliazione diviene cos\u00ec l&#8217;inasprimento, l&#8217;indurimento e il cinismo. L&#8217;importante \u00e8 non far vedere, <strong>on<\/strong> far sapere quanto si \u00e8 rimasto feriti: in un mondo di lupi, chi lascia scorgere il proprio sangue rischia di essere assalito e sbranato da tutti gli altri. L&#8217;inasprito \u00e8 l&#8217;uomo in rivolta, <em>l&#8217;homme r\u00e9volt\u00e9<\/em> di Camus, il grande ribelle, il lottatore che ce l&#8217;ha col mondo, perch\u00e9 il mondo lo ha trattato male, e ha imparato, a sue spese, che non deve aspettarsi nulla di buono da nessuno. L&#8217;inasprito \u00e8 l&#8217;uomo in collera: un po&#8217; come avviene al protagonista del <em>Viaggio in Sicilia<\/em> di Vittorini, coi suoi &quot;astratti furori&quot; (vaga reminiscenza degli <em>eroici furori<\/em> di Giordano Bruno); e, naturalmente, non \u00e8 difficile costruirsi una qualche giustificazione sociale, politica o economica della propria collera, per quanto essa nasca come esperienza assolutamente privata e individuale. Quando ci\u00f2 avviene, si passa dall&#8217;inasprito all&#8217;ideologo, cio\u00e8 a colui che ha razionalizzato la propria umiliazione e il proprio inasprimento, mediante la convinzione razionale, o almeno ragionata, che quanto di male capita al singolo, in fondo altro non \u00e8 che il riflesso di rapporti ingiusti a livello sociale, politico, economico. Marx, Bakunin, Proudhon, Lenin, Gramsci, Che Guevara, e, perch\u00e9 no, Hitler e Mussolini appartengono alla categoria degli ideologi, cos\u00ec intesi, pur essendo tanto diversi fra di loro; i loro padri nobili (o ignobili, secondo i punti di vista) sono i <em>philosophes<\/em> illuministi, sono i Diderot e i D&#8217;Alembert, i Voltaire e i Rousseau; e, se si vuole risalire ancora pi\u00f9 indietro, non si far\u00e0 fatica a trovarli anche fra i Tommaso Campanella, i Thomas M\u00fcntzer, i Gioacchino da Fiore, e qualche altro capopopolo &quot;cristiano&quot; cui il Vangelo ha dato alla testa e fatto nascere idee balzane di palingenesi universale, qualche volta cruenta e qualche volta no.<\/p>\n<p>Ora, quando una persona entra nella fase &quot;ideologica&quot; (e non \u00e8 detto che si tratti di un intellettuale; pu\u00f2 anche essere un uomo o una donna qualsiasi, niente affatto amante dei libri e della filosofia), ci\u00f2 significa che ha deciso di inscrivere la sua personale delusione in un quadro esistenziale universale, nel quale ci\u00f2 che \u00e8 accaduto a lui non \u00e8 che il riflesso di una condizione generale e inevitabile dell&#8217;umanit\u00e0. Giacomo Leopardi appartiene senz&#8217;altro a questa tipologia umana: \u00e8 il perfetto ideologo, che, dopo aver individuato un nemico capitale, cio\u00e8, secondo lui, la natura, responsabile di ogni miseria e sofferenza, addita agli uomini una via gloriosa per lottare contro di esso, sublimando l&#8217;umiliazione sfogando la rabbia, attraverso il piacere &quot;superiore&quot; di aver capito come stanno in realt\u00e0 le cose, aver strappato i veli dell&#8217;ignoranza e dell&#8217;ipocrisia, e aver additato ai suoi simili la sola strada degna per puntare al riscatto. Anche Schopenhauer appartiene a questa tipologia umana, per la quale la cosa pi\u00f9 bella che si possa dire agli altri \u00e8 di abolire ogni speranza e imparare a vivere come se la vita fosse una faccenda che, in realt\u00e0, non ci riguarda minimamente. \u00c8 chiaro che, se le cose stanno a quel modo per tutti, allora anche la delusione individuale diventa pi\u00f9 sopportabile, o, se non altro, meno mortificante e meno ingiusta: che \u00e8 quanto serve per uscire dalle due fasi precedenti, quella dell&#8217;umiliazione e quella dell&#8217;amarezza e della collera impotente, entrambe, per ragioni diverse, assai spiacevoli. Infatti se questa \u00e8 la legge generale, se questo \u00e8 il destino riservato a tutti, allora ciascuno si sentir\u00e0 un po&#8217; meno depresso, nella misura in cui la depressione esistenziale viene vissuta, non come un fallimento individuale, ma come un dato storico e sociale. Dare la colpa di ogni male, e quindi di ogni infelicit\u00e0, al capitalismo, o al cristianesimo, o alla famiglia &quot;tradizionale&quot;, autoritaria e repressiva, o magari all&#8217;inconscio, a dei meccanismi che sfuggono alla nostra volont\u00e0, tutto questo \u00e8 l&#8217;alibi ideale per la moltitudine di mezzi uomini che amano pensare a quali sublimi altezze avrebbero potuto raggiungere, nell&#8217;arte, o nel pensiero, o negli affari, o nello sport, se non avessero avuto la terribile sfortuna di vivere in un certo momento storico e di avere due genitori di un certo tipo. Ma, soprattutto, c&#8217;\u00e8 il vantaggio di potersi prendere ogni merito per le cose buone che si vorrebbero fare, anche se non le si \u00e8 fatte e mai le si far\u00e0, e per scaricare su qualcun altro o su qualcos&#8217;altro la colpa di tutte le cose cattive della propria vita, e specialmente di quelle che sicuramente dipendono dalla nostra volont\u00e0. A ci\u00f2 si aggiunga che l&#8217;uomo moderno \u00e8 il prodotto di una civilt\u00e0 che ha allontanato e infine escluso Dio dal proprio orizzonte, per sostituirlo con la Grande Promessa: la promessa del benessere, della felicit\u00e0, del paradiso in terra, che per\u00f2 non si \u00e8 mai realizzata e che pare decisamente allontanarsi, con l&#8217;aumento delle disuguaglianze sociali, i disastri dell&#8217;inquinamento, la minaccia di un conflitto nucleare. Perci\u00f2 l&#8217;uomo moderno \u00e8 particolarmente deluso e inasprito: perch\u00e9 grandi, grandissime erano state le sue aspettative. I suoi maestri ideali gli avevano perfino insegnato che esiste un <em>diritto alla felicit\u00e0<\/em>, questa cosa assurda, che nessuno ha mai visto in natura e che rappresenta la fase finale, ipertrofica e paranoica, dell&#8217;ideologia.<\/p>\n<p>Ora, se questa \u00e8 la diagnosi, si tratta di individuare una terapia. L&#8217;uomo moderno \u00e8 particolarmente deluso e amareggiato perch\u00e9 non trova, nella vita concreta, quelle cose meravigliose che le sue premesse ideologiche, cio\u00e8 le lenti colorate che <strong>\u00e8<\/strong> poste davanti agli occhi, gli avevano fatto sperare, e perfino considerare come sicure. Il cristiano moderno non fa eccezione e, nella misura in cui ha accolto e fatto sua la <em>Weltaschauung<\/em> moderna, \u00e8 anche lui un cristiano deluso e mareggiato, pur se non ha il coraggio di dirlo neanche a se stesso: vale a dire che non \u00e8 affatto un cristiano, ma semplicemente crede di esserlo. Crede di essere cristiano, per\u00f2 la Croce gli pesa; vuole dichiararsi cristiano, specialmente se cattolico progressista, e specialmente se ammiratore del signor Bergoglio e di tutti i vescovi &quot;di strada&quot;, e seguace di tutte le teologie della &quot;liberazione&quot; (si badi: non della libert\u00e0, il che sarebbe troppo poco): ma guai a parlargli del peccato, della morte, del giudizio e dell&#8217;inferno. Allora tutto il suo <em>ressentiment<\/em>, troppo a lungo covato e represso, finirebbe per esplodere sgangheratamente: cristiano del terzo millennio, e va bene, ma per carit\u00e0, niente a che spartire con la Chiesa di una volta, con il cattolicesimo di prima del Concilio. Se proprio bisogna dirsi cristiani, cerchiamo almeno di essere dei cristiani aperti ed emancipati, dei cristiani che non giudicano nessuno, n\u00e9 la donna che abortisce, n\u00e9 due uomini che si vogliono sposare (in chiesa, ovvio; altrimenti, che gusto ci sarebbe?). Insomma, dei cristiani adulti, che non credono pi\u00f9 alle favole. Quali favole? Ma s\u00ec, le vecchie favole, quelle che conosciamo tutti: l&#8217;Angelo custode, la Vergine Maria che intercede per noi, il Sacro Cuore che ci redime, i miracoli, il soprannaturale, la vita eterna&#8230; In definitiva, per <strong>esse<\/strong> cristiani adulti bisogna essere dei cristiani delusi e amareggiati, che non credono pi\u00f9 in Dio, ma, semmai, nell&#8217;umanit\u00e0 che si auto-divinizza. Come ha detto quel prete di Torino, don Fredo Olivero: non vi faccio <em>recitare il Credo, perch\u00e9 tanto io non ci credo.<\/em> E lo ha detto durante la santa Messa di Natale. Ecco: questo, precisamente, \u00e8 l&#8217;atteggiamento di chi non potr\u00e0 mai convertirsi; perch\u00e9 per convertirsi bisogna diventare come i bambini, cio\u00e8 ritrovare una grande fede nella Parola di Dio, mentre codesti cristiani moderni non ci credono affatto. Credono in un sacco di cose, loro, dai diritti civili alla difesa dell&#8217;ambiente, e dalla democrazia alla Costituzione: sono i concetti recentemente espressi dal cardinale Gualtiero Bassetti, all&#8217;assemblea della C.E.I. Lavoro. Costituzione, centralit\u00e0 della persona (non di Dio: della persona), democrazia. Non ha citato Ges\u00f9 Cristo; non ha citato il Vangelo, n\u00e9 lo ha messo fra i &quot;paletti irrinunciabili&quot; per il cristiano. E se questo \u00e8 il punto di vista dei cardinali e dei vescovi, come aspettarsi qualcosa di diverso dai semplici fedeli? Manca solo che si mettano a berciare, pure loro, e in ritardo di tre secoli, sul <em>diritto alla felicit\u00e0<\/em> proclamato dagli illuministi. Ma se anche non lo dicono, tuttavia lo pensano; per i cristiani moderni, per i cattolici progressisti, la felicit\u00e0 \u00e8 un diritto, e nessuno venga a intralciarlo; nessun rompiscatole si azzardi a parlare della Croce. Non vogliono pi\u00f9 sentirle, le cose tristi del cristianesimo pre-conciliare; non le sopportano proprio: per loro, il cristianesimo \u00e8 nato, o almeno rinato, nel 1962, con la convocazione del Concilio. Prima, c&#8217;erano solo tristezza e noia. Ma se oggi, per merito loro, abbiamo ritrovato la gioia e la pienezza, come mai nessuno se n&#8217;\u00e8 accorto?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ges\u00f9 dice che, per convertirsi al vangelo bisogna diventare simili ai bambini; ci siamo chiesti che significato abbia esattamente l&#8217;espressione diventare come i bambini, e ci<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[157],"class_list":["post-27877","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27877","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27877"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27877\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27877"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27877"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27877"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}