{"id":27872,"date":"2021-07-29T09:46:00","date_gmt":"2021-07-29T09:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/07\/29\/perche-tanto-fastidio-e-disamore-per-le-nostre-radici\/"},"modified":"2021-07-29T09:46:00","modified_gmt":"2021-07-29T09:46:00","slug":"perche-tanto-fastidio-e-disamore-per-le-nostre-radici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/07\/29\/perche-tanto-fastidio-e-disamore-per-le-nostre-radici\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 tanto fastidio e disamore per le nostre radici?"},"content":{"rendered":"<p>Su questo argomento, Dante e l&#8217;islamismo, vigono da tempo due grossi luoghi comuni, che \u00e8 necessario analizzare e sfatare. Il primo riguarda l&#8217;influenza che la cultura islamica avrebbe avuto su quella cristiana nella trasmissione della filosofia greca, che, sena tale mediazione, sarebbe andata in gran parte perduta per l&#8217;Occidente. Si tratta di una leggenda, puramente e semplicemente; una leggenda che va inserita in una questione culturale pi\u00f9 ampia, che riguarda l&#8217;auto-deprezzamento e il senso di colpa che attanagliano da tempo la coscienza europea e che spingono molto intellettuali a sottostimare il contributo originale della propria civilt\u00e0 al progresso del mondo, e a sovrastimare gli apporti delle altre culture, quasi che senza di esse non si potesse nemmeno immaginare il magnifico sviluppo che essa ha conosciuto nei secoli centrali del Medioevo, allorch\u00e9 si costruivamo le cattedrali romaniche e poi gotiche, si levava a Dio il meraviglioso canto gregoriano, si studiavano amorevolmente la <em>Divina Commedia<\/em> e la <em>Summa Theologica<\/em> e si ammirava la pittura di Cimabue, di Giotto. Il contributo allo sviluppo del pensiero europeo, dei filosofi islamici, come Averro\u00e8 ed Avicenna non va negato, ma va drasticamente ridimensionata la tesi secondo la quale, se non fosse stato per gli arabi, il pensiero di Platone, Aristotele e degli altri filosofi greci sarebbe andato praticamente perduto e la cultura cristiana si sarebbe trovata privata delle sue stesse basi, talch\u00e9 san Tommaso d&#8217;Aquino, per esempio, non avrebbe potuto fare la sua superba opera di attualizzazione del pensiero aristotelico in chiave cristiana. Il secondo luogo comune, riguarda Dante in particolare e vuole che il sommo pota si sia largamente ispirato, per la composizione del suo poema cui han posto mano e cielo e terra, a delle opere islamiche d&#8217;ispirazione mistica, in particolare al <em>Libro della Scala<\/em>, che descrive il mondo dell&#8217;aldil\u00e0: cosa che si pu\u00f2 ammettere senz&#8217;altro in via di congettura, ma che sarebbe azzardato dare per certa e cui, di nuovo, sarebbe ingiustificato attribuire un ruolo determinante nella genesi della <em>Commedia<\/em>.<\/p>\n<p>Il massimo esponente, e quasi il creatore, della corrente filologica che sosteneva un diretto influsso islamico sulla genesi della <em>Divina Commedia<\/em>, e contestualmente una forte mediazione islamica nella ricezione di Aristotele da parte della cultura cristiana medievale, fu un sacerdote spagnolo, lo storico e arabista Miguel As\u00edn y Palacios (Saragozza, 5 luglio 1871-San Sebasti\u00e1n, 12 agosto 1944), che espose i risultati delle sue ricerche, e le sue personali teorie, in due libri che diedero luogo a un acceso dibattito ma aprirono comunque un nuovo filone interpretativo sia degli studi danteschi, sia di quelli medievalisti in generale: <em>Averro\u00edsmo teol\u00f3gico in Santo Tom\u00e1s de Aquino<\/em>, del 1904, e <em>La escatolog\u00eda musulmana en la Divina Comedia<\/em>, del 1919. In particolare egli si diceva convinto che sull&#8217;Alighieri avesse esercitato un&#8217;influenza forte e diretta la lettura del <em>Libro della Scala<\/em>, detto anche <em>La scala di Maometto<\/em>, del quale esistevano a quel tempo numerose versioni e varianti tradotte nelle diverse lingue neolatine, divenute piuttosto note a un pubblico non di soli specialisti, e risalenti ad un capostipite redatto da Ibn &#8216;Arabi e intitolato in realt\u00e0 <em>Mj&#8217;rai<\/em>, ossia <em>Viaggio mistico<\/em>. In esso si descrive una straordinaria ascensione di Maometto in cielo, ancor vivente, per sorvolare i sette cieli cavalcando un animale fantastico, il <em>Buraq<\/em>, una sorta di cavallo alato, e contemplando anche la condizione delle anime punite nei giorno infernali con delle pene commisurate alla gravit\u00e0 dei loro peccati e in qualche modo ad essi speculari. Notevole antecedente, e forse &#8212; congetturava il buon sacerdote spagnolo &#8211; dell&#8217;idea dantesca della pena del contrappasso, che sarebbe poi confluita appunto nei versi immortali della <em>Divina Commedia<\/em>. Come se per giungere a un&#8217;idea del genere Dante avesse avuto bisogno di attingere ad una fonte islamica e non avesse trovato sufficiente materiale cui ispirarsi nella trattatistica e nel misticismo cristiano.<\/p>\n<p>Citiamo un passaggio centrale dello studio del saggista Gianandrea De Antonellis <em>Giudizio sull&#8217;Islam e sulle Crociate nella &quot;Divina Commedia&quot;<\/em> (nella rivista <em>Nova Historica, n. 31 anno 8 del<\/em> 2009, pp. 49; 51-55):<\/p>\n<p><em>Se un normale uomo del Medioevo considerava giusta e necessaria la Crociata, cosa poteva pensare del mondo islamico, al di l\u00e0 della necessit\u00f2 di combatterlo per permettere un sicuro pellegrinaggio verso il Sepolcro?<\/em><\/p>\n<p><em>Nel secolo scorso si \u00e8 sviluppata l&#8217;idea che la maggior parte dei contemporanei di Dante ammirassero la cultura, se non la religione, islamica, e si \u00e8 diffusa anche la leggenda &#8212; definitivamente confutata solo di recente (Sylvain Gouguenheim,&quot;Aristote au Mont Saint-Michel. Les racines grecques de l&#8217;Europe chr\u00e9tienne, \u00c9ditions du Seuil, Seuil, Paris, 2008) &#8212; che la filosofia medioevale fosse debitrice ai commentatori arabi della &quot;scoperta&quot; di Aristotele. In realt\u00e0 la stessa struttura linguistica dell&#8217;arabo avrebbe impedito una corretta trasmissione del pensiero filosofico, nato non a caso in Grecia, cio\u00e8 in una terra che utilizzava un linguaggio ben pi\u00f9 complesso e preciso, che impediva confusioni interpretative.<\/em><\/p>\n<p><em>Al di l\u00e0 di tali questioni filologiche, rimane il fatto &#8212; peraltro abbastanza ovvio &#8212; che per ammirare l&#8217;Islam \u00e8 necessario ammirare e rispettare anche la figura del suo fondatore, Maometto. Vediamo dunque come ce lo mostra Dante. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Solo l&#8217;innamoramento, per cos\u00ec dire, di Miguel As\u00edn Palacios poteva vedere una &quot;particolare benevolenza&quot; in questa descrizione [quella di Maometto fra i dannati nella nona bolgia dell&#8217;Inferno] per il fatto di porre Maometto non tra gli eresiarchi, ma &quot;solamente&quot; tra gli scismatici (riducendolo, in tal guisa, alla vera religione). Tanto \u00e8 vero che in ambiente musulmano il canto XXVIII dell&#8217;Inferno viene spunto o l&#8217;intero poema vietato (come avviene in Pakistan).<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;idea stessa di contrappasso, si sostiene, verrebbe da testi islamici: aver messo Maometto nell&#8217;unico canto in cui questa parola viene esplicitata ed anzi sottolineata sarebbe una sorta di &quot;segnale&quot;. In realt\u00e0, come si pu\u00f2 leggere direttamente, la figura maciullata di Maometto \u00e8 descritta utilizzando termini di una durezza tale &#8212; si pensi alle viscere che fuoriescono dalla profonda ferita, alla circonlocuzione per descrivere lo stomaco (&quot;il tristo sacco, etc.&quot;), la lunghezza del taglio che pare dal mento per raggiungere l&#8217;ano (&quot;l\u00e0 dove si trulla&quot;, cio\u00e8 si emettono rumorose flatulenze) \u00e8 poco adatta al fondatore di una religione, ad un patriarca che si voglia realmente rispettare, se non addirittura onorare.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma la teoria delle finti islamiche che sarebbero state utilizzate da Dante ha altri, importanti sostenitori. Ad esempio la linguista Maria Corti, nell&#8217;ultimo periodo della propria esistenza, avall\u00f2 la teoria islamica, tra l&#8217;altro facendo notare l&#8217;uso del&#8217;arabismo &quot;meschite&quot; (donde moschea) per &quot;case&quot;, ad indicare le dimore dei diavolo in Inferno, VIII, 24.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abAbbiamo veramente gli elementi per dire che siamo in presenza di una fonte di Dante. Credo che dante ce l&#8217;abbia [il &quot;Libro della Scala&quot;] voluto indicare. Dante spesso, quando usa una fonte, d\u00e0 dei segnali perch\u00e9 i lettori capiscano che fonte ha usato. Qui che segnali usa? Un segnale divertentissimo, ma nessuno lo ha notato: le case le chiama &quot;meschite&quot;. &quot;Meschite&quot; \u00e8 un termine arabo per indicare la casa e la moschea. Siamo quindi fiori di ogni dubbio che Dante qui ha usato la fonte precisa\u00bb (Maria Corti, &quot;Dante e l&#8217;Islam&quot;, intervista rilasciata all&#8217;Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche: <a href=\"../../../../../www.emsf.rai.it/interviste/interviste.asp@d=490\">../../../../../www.emsf.rai.it/interviste/interviste.asp@d=490<\/a>).<\/em><\/p>\n<p><em>In realt\u00e0, gi\u00e0 Tommaseo, nel suo &quot;Commento&quot; (1837) lo aveva notato. Ma ne aveva dato un&#8217;altra &#8212; peraltro ovvia &#8212; interpretazione: \u00abMeschite chiama quelle d&#8217;Inferno; come se le moschee fossero cosa diabolica\u00bb. Perch\u00e9 diciamo ovvia? Nel maggio 1992, ai funerali del giudice Giovanni Falcone, il cardinal Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Palermo, venne criticato per aver usato la frase scritturale (Ap. 2,9 e 3,9) &quot;sinagoga di Satana&quot; a proposito della mafia: parlare di &quot;moschea di Satana&quot; sarebbe invece indice di adesione all&#8217;Islam?<\/em><\/p>\n<p>Archiviato pertanto, o in ogni caso fortemente ridimensionato, l&#8217;influsso che il <em>Libro della Scala<\/em>, e in genere la cultura islamica, avrebbero avuto su Dante, nonch\u00e9 sfatata la leggenda che senza i commentari arabi ad Aristotele e a Platone gran parte della tradizione filosofica greca sarebbe andata perduta per la civilt\u00e0 cristiana, possiamo e dobbiamo chiederci a quali ragioni sia ascrivibile la nascita e la diffusione di tali esagerazioni e di tali leggende; perch\u00e9, insomma, la cultura europea moderna abbia sentito la necessit\u00e0 di rivendicare, nelle proprie radici medievali, un&#8217;influenza islamica molto pi\u00f9 forte e profonda di quanta, verosimilmente, non sia mai esistita, tranne nelle regioni che furono materialmente soggette alla dominazione araba per un lasso di tempo abbastanza lungo, come, in particolare, la Sicilia e buona parte (ma non tutta) della Penisola Iberica, e specialmente l&#8217;Andalusia. Ebbene la ragione fondamentale a noi sembra essere analoga, e di natura sostanzialmente ideologica, bench\u00e9 operante in gran parte a livello subconscio, a quella che spinge tanti intellettuali europei, col concorso determinante dei mass-media a parlare delle <em>radici cristiano-giudaiche<\/em> dell&#8217;Europa, avvalorando presso il grande pubblico l&#8217;idea, in realt\u00e0 pi\u00f9 che dubbia, per non dire inconsistente, di un debito fondamentale della civilt\u00e0 europea nei confronti del giudaismo, e mettendo idealmente sullo stesso piano l&#8217;apporto semitico, che fu talmente tenue da potersi dire trascurabile, e quello cristiano, a sua volta arricchito dalla cultura greco-romana, che \u00e8 stato invece, e senza alcuna possibilit\u00e0 di confronti, assolutamente preponderante. Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in diverse occasioni, anche di recente (vedi l&#8217;articolo: <em>Queste e non altre sono le radici della nostra civilt\u00e0<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 24\/07\/21; e, oltre dieci anni fa, <em>Ges\u00f9 ebreo? No grazie<\/em>, sul sito di Arianna Editrice il 20\/09\/10 e su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 29\/01\/18). In altre parole, riteniamo che si tratti di un bisogno oscuro e compulsivo di sminuire ci\u00f2 che \u00e8 propriamente cristiano, e contestualmente ad enfatizzare gli elementi non cristiani della civilt\u00e0 europea; di sminuire ci\u00f2 che \u00e8 greco e romano per enfatizzare gli apporti delle culture pi\u00f9 lontane, e, nel caso degli ultimi secoli, perfino quelli del tribalismo e del primitivismo africano, americano, ecc. (sulla scia del mito del &quot;buon selvaggio&quot; risalente a Rousseau e, prima ancora, a Montaigne). E tutto ci\u00f2 sulla spinta di un imprecisato senso di colpa che fa sentire molti europei moderni indegni del posto che la loro civilt\u00e0 occupa nel mondo e meritevoli della pi\u00f9 severa riprovazione morale, a meno che loro stessi operino un&#8217;autocensura su di essa e soprattutto che procedano ad una revisione e ad una rimozione radicale e sistematica delle sue radici, offuscando e se possibile quasi cancellando il cristianesimo, e gonfiando oltre ogni ragionevole proporzione gli apporti non cristiani presenti nella sua storia, e che sovente hanno operato soprattutto in una forma puramente negativa e distruttiva, come nel caso del rullo compressore ottomano sulla civilt\u00e0 cristiana-bizantina di Costantinopoli e dei Balcani (vedi la Basilica di Santa Sofia convertita in moschea, poi trasformata in museo e ora, dal 2020, nuovamente consacrata quale moschea e adibita al culto islamico, cancellando pi\u00f9 di un millennio di storia cristiana).<\/p>\n<p>Il tentativo di arabizzare retroattivamente la cultura cristiana medievale, e di porre il capolavoro di Dante &#8211; sintesi di quella splendida civilt\u00e0 &#8212; in posizione di debito verso l&#8217;islam, condotto anche con argomentazioni inconsistenti, patetiche o risibili, come nel caso dell&#8217;interpretazione del vocabolo <em>meschite<\/em> in un preteso senso onorifico verso l&#8217;islamismo, rientra in questo complesso stato d&#8217;animo, che caratterizza l&#8217;uomo europeo moderno. Qualcuno direbbe <em>occidentale<\/em>, ma noi preferiamo dire semplicemente europeo; anche perch\u00e9 non si riscontra nulla di simile nell&#8217;area nordamericana, tranne in alcuni recentissimi episodi di auto-denigrazione della civilt\u00e0 &quot;bianca&quot;, a cominciare dalla figura di Cristoforo Colombo, che per\u00f2 vanno letti soprattutto in chiave politica. Quest&#8217;ultima osservazione ci riporta inevitabilmente alla domanda se tutto questo auto-disprezzo e questa feroce volont\u00e0 di auto-castrazione &#8211; perch\u00e9 bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome &#8211; siano un fenomeno, aberrante quanto si voglia, ma pur sempre spontaneo e naturale, o se sia in qualche maniera pilotato e orientato da una centrale occulta (eh s\u00ec, cari signori del politicamente corretto, avete udito proprio bene: <em>centrale occulta<\/em>; perch\u00e9 noi non scartiamo affatto a priori, con un sorrisetto di scherno, l&#8217;ipotesi complottista, come voi fate con una ostinazione che appare un po&#8217; sospetta). Riteniamo che in tale orientamento complessivo concorrano entrambi i fattori, una tendenza patologica ma spontanea e un atteggiamento che \u00e8 frutto della manipolazione, in gran pare inconscia, operata attraverso i mass-media. As\u00edn Palacios, che oltretutto era un prete, sarebbe oggi salutato come il tipico cattolico post-conciliare, cos\u00ec aperto al dialogo coi non cristiani da eccedere nel riconoscimento dei loro apporti positivi. Quando per\u00f2 si va oltre un&#8217;ingenua infatuazione e si arriva a insozzare o rovesciare le statue dei grandi uomini del passato, bisogna chiedersi chi finanzia quei moti di piazza e quei gruppuscoli animati da un odio satanico contro la nostra civilt\u00e0 cristiana&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su questo argomento, Dante e l&#8217;islamismo, vigono da tempo due grossi luoghi comuni, che \u00e8 necessario analizzare e sfatare. 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