{"id":27871,"date":"2021-11-27T03:05:00","date_gmt":"2021-11-27T03:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/11\/27\/perche-tanta-acredine-verso-alfredo-panzini\/"},"modified":"2021-11-27T03:05:00","modified_gmt":"2021-11-27T03:05:00","slug":"perche-tanta-acredine-verso-alfredo-panzini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/11\/27\/perche-tanta-acredine-verso-alfredo-panzini\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 tanta acredine verso Alfredo Panzini?"},"content":{"rendered":"<p>Ma infine che avr\u00e0 fatto di cos\u00ec grave il povero Alfredo Panzini; di quali terribili colpe di sar\u00e0 macchiato nella sua onorata attivit\u00e0 di scrittore, da meritarsi tanta acredine e tanta spietata severit\u00e0 di giudizi, ancora parecchi decenni dopo la morte? La sua fama, come sovente accade, ha attraversato tre fasi. In vita (Senigallia, 31 dicembre 1863-Roma, 10 aprile 1939) \u00e8 stato considerato un importante scrittore, uno dei maggiori romanzieri che il nostro Paese potesse vantare. Dopo la guerra, e per un trentennio circa, \u00e8 stato ancora ricordato, s\u00ec, anche nelle antologie scolastiche (che sono per cos\u00ec dire il termometro della fama di uno scrittore), ma evidenziandone in maniera sempre pi\u00f9 implacabile e, da ultimo, quasi risentita, i limiti e i difetti, veri o presunti, e soprattutto la mancanza di sincerit\u00e0 e autentica ispirazione poetica. Infine, a partire dagli anni &#8217;80, l&#8217;eclisse, l&#8217;oblio, il silenzio tombale: sicch\u00e9 siamo convinti che in linea di massima uno studente liceale, e anche uno universitario, ai nostri giorni ignorano perfino il suo nome, mentre possiamo star ben certi che non ignorano quello di Moravia, n\u00e9 quello di Pasolini, e neppure quello di Dario Fo: vuoi mettere, un Premio Nobel per la Letteratura, ma soprattutto un autore che \u00e8 stato un militante dichiarato e coccolato della sinistra pi\u00f9 radicale! Mentre Panzini, al suo attivo, cosa ha da vantare quanto a benemerenze sociopolitiche? Poco o niente, anzi assai peggio che niente: \u00e8 stato tra i firmatari (orrore!), nel 1925, del <em>Manifesto degli intellettuali fascisti<\/em> redatto da Giovanni Gentile; e se pure la morte alla vigilia della Seconda guerra mondiale gli ha risparmiato l&#8217;inevitabile <em>redde rationem<\/em> e una probabile epurazione dal salotto buono della cultura italiana, resta per\u00f2 un&#8217;altra macchia, forse pi\u00f9 lieve, ma a suo modo ancor pi\u00f9 significativa, agli sguardi giustamente sospettosi ed esigenti degli intellettuali progressisti: aver insegnato per quarant&#8217;anni al liceo ginnasio statale <em>Terenzio Mamiani<\/em> di Roma senza mai fare un accenno critico vero il regime, anzi contribuendo a tirar su due generazioni di studenti allineati al fascismo; e aver ricevuto nel 1929 la nomina ad Accademico d&#8217;Italia, che \u00e8, dal punto di vista di quegli occhiuti censori e guardiani della purezza ideologica antifascista, una colpa perfino peggiore, in quanto consacrazione ufficiosa al ruolo d&#8217;intellettuale organico della dittatura.<\/p>\n<p>Questo il giudizio <em>tranchant<\/em> su <em>La lanterna di Diogene<\/em>, e in generale sulla figura e l&#8217;opera di Alfredo Panzini, espresso da Angelo Gianni, Mario Balestrieri e Angelo Pasquali nella loro fortunatissima e assai autorevole <em>Antologia della Letteratura Italiana per le scuole medie superiori<\/em>, Casa Editrice G. D&#8217;Anna, Messina-Firenze, 1963, 1967, vol. III, Parte Seconda, pp. 734-735; 741; 744-745):<\/p>\n<p><em>Oggid\u00ec l&#8217;amabile e piacevole Alfredo Panzini non gode di una buona stampa; le sue tenerezze nei confronti del buon tempo antico appaiono alquanto sospette; la sua ironia, il suo umorismo, un modo alquanto letterario e sofisticato per nascondere il vuoto, la mancanza d&#8217;ogni fede; il suo moralismo alcunch\u00e9 di ambiguo, sempre pronto ad accomodarsi con le verit\u00e0 di Cristo come con quelle di Epicuro, e a corrodere poi sottilmente cos\u00ec le une come le altre; il suo rimpianto per la sanit\u00e0 dei costumi assunto con animo sincero, ma facile a cedere innanzi alle pi\u00f9 dolci inverecondie femminili&#8230; di ferro c&#8217;\u00e8 soltanto l&#8217;intonazione alquanto letteraria e conservativa dell&#8217;animo, e il modo un poco aulico e distaccato dello scrivere. Che cosa dunque resta valido nel Panzini? La dissoluzione del racconto, al quale subentra la divagazione tra l&#8217;amaro e lo scettico, il giuoco divertito e malinconico dell&#8217;io, il gusto della pagina condotta su un filo sottilissimo di aggiunzioni e riprese, cio\u00e8 l&#8217;avvio a quella &quot;prosa d&#8217;arte&quot; che fu uno dei frutti pi\u00f9 singolari del Novecento. Inoltre il linguaggio, che \u00e8 tra i pi\u00f9 puri e precisi delle nostre lettere, eppure leggero, sena peso, atto ad esprimere tutte le sottigliezze dei moderni. Senza dubbio non \u00e8 tutto gratuito quel sorridere e ammiccare, ma spesso variamente sofferto e malinconico; senza dubbio la scrittura panziniana non \u00e8 sempre perseguita per la &quot;pagina un s\u00e9&quot;, come avverr\u00e0 per molti letterati di ispirazione rondista; molte colte quello scrivere era la spia di una crisi in atto, di una frattura tra l&#8217;antico e il modero, simile per pi\u00f9 rispetti a quella partita dai crepuscolari (e in modo assai pi\u00f9 teso e drammatico dallo Svevo e dal Pirandello).<\/em><\/p>\n<p><em>La pagina che segue \u00e8 tra le pi\u00f9 sapide del capolavoro panziniano (&quot;La Lanterna di Diogene&quot;, del 1909, una sorta di &quot;Reisebilder&quot; alla Heine, di viaggio senza un itinerario preciso attraverso l&#8217;Italia). Il &quot;professore di ginnasio&quot; abbandona Milano in bicicletta, e si propone di raggiungere senza orario e strade obbligate Bellaria, ove l&#8217;attende la famigliola. Per strada, lungo gli Appennini toscani, le sue avventure sono quella di un bagno in una vasca, di una refezione in un&#8217;osteria rustica, di una siesta meridiana, di un colloquio con un carrettiere&#8230; Il tutto con trapassi continui tra il serio e il faceto, e rievocazioni fitte di memorie libresche e poetiche, conforme a quel gusto letterario che persisteva nello scrittore, e lo fece soprannominare &quot;l&#8217;ultimo umanista-poeta&quot;. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Accanto alle pagine in cui il sorriso \u00e8 pi\u00f9 gratuito, e il distacco dello scrittore dalla materia pi\u00f9 evidente (in cui il letterato e l&#8217;umanista sopravvanzano di gran lunga il poeta), sono nel Panzini le pagine di una malinconia pi\u00f9 fonda, in cui la scrittura si pone maggiormente come l&#8217;indizio di una crisi, di una frattura tra le convinzioni oneste del passato e il sentire pi\u00f9 amaro e risentito dei moderni. Da una disgrazia accaduta ai bagni di Bellaria (l&#8217;annegamento di un giovane) il Panzini \u00e8 tratto [nel cap. XVIII] ad alcune considerazioni sulla vanit\u00e0 delle nostre cure; e soprattutto sulle stolte presunzioni dei partigiani ad oltranza del progresso, che ancora una volta inneggiano alle &#8216;magnifiche sorti&#8217;. A Bellaria ha conosciuto uno di questi entusiasti &#8216;trombettieri della modernit\u00e0&#8217;, l&#8217;avvocato Pasqualino, e a lui finge di rivolgersi nel discorso. Ma dalla polemica trapassa alle memorie, al ricordo di una Pasqua recente, quando di proposito il Panzini infranse lo scrupolo e il moralismo dei nonni, e volle far conoscere al figlio lo spettacolo cruento del&#8217;uccisione degli agnelli. Anche la Pasqua di Resurrezione e di pace gronda di sangue attraverso i secoli. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Santippe&quot;, conforme al giudizio del Croce, \u00e8 una &quot;lunga cicalata&quot;, che toglie a pretesto \u00abquella che fu la proverbiale moglie di Socrate, colei che non intendeva la sfera ideale in cui respirava e si moveva il marito, che lo considerava demente, lo copriva di rimproveri e di invettive, lo tormentava e perseguitava quasi nemica implacabile\u00bb. Ma si sopporta volentieri la cicalata, per l&#8217;umana realt\u00e0 che si sprigiona dalla figura di Santippe, quando giunge la prigionia e la morte del suo uomo. Allora il Panzini non riesce pi\u00f9 a sorridere, e se sorride \u00e8 con quell&#8217;animo gonfio e meditativo che gi\u00e0 conosciamo, irretito dalle mille contraddizioni dell&#8217;essere. \u00abQuando gielo condannano quella furia corre ai giudici, affannata, sconvolta. Ma infine &#8212; url\u00f2 Santippe &#8212; cos&#8217;ha fatto questo pover&#8217;uomo? Ha rubato? ha ammazzato? no! Diceva delle cose senza capo n\u00e9 coda, perch\u00e9 aveva come una fissazione!&#8230; E nel carcere, assisa vicino al suo letticciuolo, col bimbo che tirava al babbo la barba, gli parla, tra rimprovero e meraviglia, come madre a fanciullo deliro, disperata che non abbia voluto accettare il partito della fuga preparatagli dai fedeli discepoli\u00bb. E quando \u00e8 rimasta vedova coi figlioletti, ed \u00e8 stata abbandonata ad uno ad uno dagli amici del marito, dispersi come si dispersero gli apostoli dopo il Calvario, ed \u00e8 costretta a combattere giorno per giorno con la miseria, continua ad inveire, come \u00e8 giusto, contro la &quot;filosofia&quot;, la &quot;sapienza&quot;, le ubbie del marito; ma di notte, quando tutto il reso tace, che cosa sente vicino al lettuccio? Il vecchio acciabattare del suo uomo, il soffio della voce di Socrate&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Ma su che cosa si fonda un giudizio cos\u00ec impietoso, anche se non capisce bene perch\u00e9 ad uno scrittore che in realt\u00e0 non \u00e8 stato uno scrittore &quot;vero&quot;, ma un letterato sostanzialmente disimpegnato e alquanto spensierato, i superciliosi autori della suddetta antologia decidano di concedere ben tredici pagine, vale a dire uno spazio assai maggiore di quello riservato ad autori come Massimo Bontempelli o Corrado Alvaro, i quali sono certamente assai pi\u00f9 vicini di lui alla loro idea di cosa deve essere la buona letteratura, e non di molto inferiore (diciotto pagine) a quello dedicato al tanto lodato Italo Svevo?<\/p>\n<p>In definitiva, i meriti che si riconoscono a Panzini sono una indubbia maestria letteraria e qualche raro sprazzo di autentica pensosit\u00e0 e di autentica malinconia, visti come un inconfessato sigillo della modernit\u00e0, di quella modernit\u00e0 che egli tuttavia critica e vilipende.<\/p>\n<p>I difetti che gli si rimproverano sono:<\/p>\n<p>&#8211; di essere uno scrittore poco impegnato, poco compreso della seriet\u00e0 della vita, in buona sostanza uno scrittore senza una vera problematica esistenziale (cos\u00ec come Croce rimproverava a Huizinga di essere <em>uno storico senza problema storico<\/em>);<\/p>\n<p>&#8211; di essere troppo umoristico, troppo sorridente (e di un sorriso artefatto), troppo manierato nonch\u00e9 troppo nostalgico del buon tempo andato: dunque un conservatore se non addirittura un reazionario, con l&#8217;aggravante di non avere una spiccata propensione per il lato tragico della vita, come invece l&#8217;hanno, e ci\u00f2 ne fa dei grandi scrittori, Svevo e Pirandello (e vada per Pirandello; ma quanto a Svevo, come \u00e8 stato pompato, specie da critici stranieri e praticamente all&#8217;insaputa del pubblico italiano, per portarlo alle dimensioni di un &quot;grande&quot;);<\/p>\n<p>&#8211; di essere, al tempo stesso, inguaribilmente scettico e amaro, e quel ch&#8217;\u00e8 peggio, di non avere una propria filosofia della vita, ma di saper aderire come un camaleonte a qualsiasi filosofia, per poi snaturarla e tirarla dalla propria parte;<\/p>\n<p>&#8211; di essere quasi sempre pi\u00f9 un letterato e un umanista che un vero scrittore, cio\u00e8 di eccellere nell&#8217;aspetto formale della narrativa, ma di essere in realt\u00e0 un guscio vuoto, un uomo che non crede in nulla, capace per\u00f2 di mascherare abilmente tale vuoto e tale cinismo;<\/p>\n<p>&#8211; di celare una certa qual femminea arrendevolezza alle seduzioni della sensualit\u00e0 dietro la facciata di un moralismo banale e alquanto sospetto.<\/p>\n<p>Ripetiamo la domanda: se la narrativa di Alfredo Panzini \u00e8 cos\u00ec vuota, cos\u00ec insincera, cos\u00ec disimpegnata e in definitiva cos\u00ec falsa, a che scopo dedicarle tanta attenzione? Perch\u00e9 attardarsi con un autore che sembra riassumere in s\u00e9 tutti i peggiori vizi e difetti del letterato senza problema letterario, del tipico umanista che vive nella sua torre d&#8217;avorio, insensibile o indifferente ai veri drammi e ai veri tormenti dell&#8217;umanit\u00e0 contemporanea, della societ\u00e0 e della storia? L&#8217;impressione \u00e8 che i nostri autori, tipici esponenti di quella cultura progressista che ha esercitato un&#8217;incontrastata egemonia, per usare l&#8217;espressione gramsciana, sulla societ\u00e0 e specialmente sulla scuola italiana nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale, abbia da un lato voluto sminuire al massimo uno scrittore che, come Panzini, appare cos\u00ec manifestamente refrattario ai valor della sinistra e a tutto il modo di considerare la vita riconducibile a quella prospettiva ideologica; dall&#8217;altro, che non abbiano potuto fare a meno di tributargli, sia pure a denti stretti, un certo qual riconoscimento, come si deve fare dinanzi a un avversario per il quale si nutre scarsissima simpatia e in fondo anche poco rispetto, ma che non si pu\u00f2 decentemente ignorare, come se non fosse mai esistito, perch\u00e9, piaccia o piaccia, i suoi libri sono stati letti da un vasto pubblico e due generazioni di italiani lo hanno amato e apprezzato, nonostante, o forse proprio a motivo, di quelli che, dal loro punto di vista, sono difetti pi\u00f9 o meno gravi, sia della forma che del carattere. Sferzante il giudizio di Piero Gobetti: <em>Panzini \u00e8 diventato un professionista della letteratura, mette su due libri l&#8217;anno e sente il dovere di dire la sua si principali avvenimenti che corrono. Ebbene, i giudizi di Panzini sui fatti del giorno non ci convincono: la sua filosofia non c&#8217;interessa<\/em>. Ancora pi\u00f9 duro quello di Gramsci, che trascende nell&#8217;insulto: <em>L&#8217;imbecillit\u00e0 e l&#8217;inettitudine di Panzini di fronte alla storia sono incommensurabili<\/em>. E di nuovo ci si chiede: da dove tanto odio, tanto disprezzo?<\/p>\n<p>Ma gli italiani hanno dato un altro giudizio sull&#8217;opera di Alfredo Panzini. Hanno letto e apprezzato <em>La lanterna di Diogene<\/em> (1907), <em>Santippe<\/em> (1913), <em>La Madonna di Mam\u00e0<\/em> (1916), <em>Viaggio di un povero letterato<\/em> (1919), <em>Io cerco moglie!<\/em> (1920), <em>Il diavolo nella mia libreria<\/em> (1920), <em>Il mondo \u00e8 rotondo<\/em> (1921), <em>Il padrone sono me<\/em> (1922) <em>La pulcella senza pulcellaggio<\/em> (1929) e parecchi altri romanzi, oltre a un certo numero di racconti e ad un paio di saggi storici. Non vogliamo dire che il pubblico sia, di per s\u00e9, superiore alla critica: questa sarebbe demagogia. Ma vogliamo dire che se il pubblico ha tanto amato uno scrittore che era anche un fine umanista, qualche ragione ci sar\u00e0 pur stata. Forse il pubblico italiano \u00e8 migliore dei critici progressisti che danno la pagella agli scrittori in base ai loro preconcetti ideologici di sinistra. Un vizio che neppure oggi si decidono a perdere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma infine che avr\u00e0 fatto di cos\u00ec grave il povero Alfredo Panzini; di quali terribili colpe di sar\u00e0 macchiato nella sua onorata attivit\u00e0 di scrittore, da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[200],"class_list":["post-27871","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-milano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27871","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27871"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27871\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27871"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27871"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27871"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}