{"id":27870,"date":"2015-10-05T10:44:00","date_gmt":"2015-10-05T10:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/05\/perche-soffrono-gli-animali\/"},"modified":"2015-10-05T10:44:00","modified_gmt":"2015-10-05T10:44:00","slug":"perche-soffrono-gli-animali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/05\/perche-soffrono-gli-animali\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 soffrono gli animali?"},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 soffrono gli animali? Che significato ha il loro soffrire, dal punto di vista etico, posto che ne abbia uno? E, se non ce l&#8217;ha, che cosa si deve pensare di un mondo che esiste al prezzo della sofferenza insensata d&#8217;innumerevoli creature, di nulla colpevoli tranne che del fatto di esistere, di vivere e di voler conservare, per quanto possibile, la loro vita?<\/p>\n<p>Raramente i filosofi si sono abbassati per interrogarsi su questo problema: specialmente quelli di tendenza razionalista, come Cartesio, hanno tagliato corto affermando che gli animali non soffrono affatto, perch\u00e9, privi come sono dell&#8217;organo della ragione, a loro non \u00e8 nemmeno possibile provare il piacere o il dolore: altro non sono che <em>res extensa<\/em>, cose, oggetti che emettono suoni, ma non creature vive dotate di sensibilit\u00e0 e, tanto meno, di attributi spirituali. Dove non si sa se lamentare maggiormente la totale assenza di compassione del filosofo francese verso i nostri fratelli minori (che potremmo anche pensare anacronistica, al suo tempo, se una figura come quella di San Francesco d&#8217;Assisi, vissuto alcuni secoli prima, non testimoniasse che non \u00e8 una questione culturale, ma etica e, pertanto, senza tempo e valida in ogni tempo), oppure la perfetta illogicit\u00e0 del ragionamento stesso: se l&#8217;attributo della <em>res cogitans<\/em> \u00e8 la ragione, e se gli animali ne sono privi, che cosa c&#8217;entra questo con il fatto di soffrire o non soffrire, che non attiene per nulla alla ragione, ma alla pura e semplice sensibilit\u00e0 fisiologica? Se un cane viene bastonato, se un topolino viene vivisezionato, se un cucciolo di foca viene scuoiato vivo per strappargli la pelliccia intatta, queste situazioni non hanno niente a che fare con la ragionevolezza delle creature che ne sono vittime: non c&#8217;\u00e8 bisogno di esser intelligenti per soffrire; \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente avere un corpo che non sia stato, in qualche modo, anestetizzato.<\/p>\n<p>Altri pensatori, di tendenza materialista, non si sono neanche posti il problema: hanno sostenuto che la lotta per la vita \u00e8 la legge fondamentale del mondo, e che, di conseguenza, \u00e8 inevitabile che le bestie soffrano, perch\u00e9 dove c&#8217;\u00e8 lotta, c&#8217;\u00e8 anche sofferenza; comunque, anche per costoro, la questione \u00e8 irrilevante, perch\u00e9, tutti presi e invischiati nel loro pregiudizio antropocentrico, ai loro occhi solo il soffrire dell&#8217;uomo merita rispetto e vale la pena di essere interrogato, mentre quello degli animali \u00e8 una questione priva d&#8217;importanza, se non per dei cervelli un po&#8217; bizzarri e per degli animi forse un po&#8217; troppo sensibili e impressionabili. E, in fondo, \u00e8 logico che il materialista la pensi cos\u00ec: egli \u00e8 un signore che non vede, n\u00e9 ammette, negli esseri viventi, altro che la loro componente biologica. L&#8217;uomo \u00e8 un mammifero particolarmente evoluto e intelligente, il solo capace di farsi delle domande: dunque solo il suo soffrire \u00e8 degno di attenzione, ma allo scopo di trovare un <em>rimedio<\/em>, non una <em>risposta<\/em>. Alla sofferenza non c&#8217;\u00e8 risposta, perch\u00e9, secondo costui, non esiste nemmeno la domanda: si soffre perch\u00e9 il mondo \u00e8 fatto cos\u00ec, c&#8217;\u00e8 la sofferenza e basta. Al medico, allo scienziato, allo psicologo, tocca il compito di alleviarla, di ridurla, di esorcizzarla. La sofferenza \u00e8 un nemico che va combattuto, un nemico cieco e privo di senso: e, come tutte le cose prive di senso, non vale la pena di lasciarsi interrogare da essa. Quanto agli animali, anch&#8217;essi soffrono, \u00e8 innegabile; per\u00f2 non si fanno domande: soffrono e basta. In fondo, \u00e8 il loro l&#8217;atteggiamento giusto: non c&#8217;\u00e8 niente da capire. Per\u00f2 essi non possiedono l&#8217;intelligenza, che offre invece, agli umani, il modo di ridurre la sofferenza e, in certi casi, perfino di eliminarla. E allora, inutile perder tempo con gli animali. Tutt&#8217;al pi\u00f9, se il cane che ci \u00e8 stato compagno per quindici anni, soffre troppo, lo si pu\u00f2 portare dal veterinario e sopprimerlo con una pietosa iniezione di veleno. Ma occuparsi della sofferenza degli animai in generale \u00e8 privo di scopo: gli animali selvatici e tutti quelli allevati dall&#8217;uomo, ma che non rientrano nella categoria degli animali da compagnia, soffrono e basta: \u00e8 un dato naturale, come lo sono il tempo e le stagioni, e non c&#8217;\u00e8 altro da dire. Nessuno pu\u00f2 porvi rimedio e non c&#8217;\u00e8 alcuna morale da trarne; dunque, i filosofi fanno bene a non perder tempo con una questione inutile e irrilevante.<\/p>\n<p>Per colui che possiede una concezione spirituale del reale, invece, le cose stanno ben diversamente; e ci\u00f2 vale, a maggior ragione, per il credente, animato da una fede religiosa nella bont\u00e0 divina e, quindi, nella intrinseca bont\u00e0 del mondo. Ma come pu\u00f2 essere buono, un mondo nel quale soffrono milioni e milioni di creature senzienti e innocenti, che nulla hanno fatto per meritare il loro amaro destino di patimenti e di dolore?<\/p>\n<p>In realt\u00e0, anche per gli animali bisognerebbe fare la distinzione preliminare fra il male puramente fisico e quello fisico e morale insieme. L&#8217;erbivoro che viene divorato da un predatore carnivoro, certamente soffre, non per\u00f2 dello stesso genere di sofferenza di un animale catturato e torturato dall&#8217;uomo, prima di essere ucciso: la prima forma di sofferenza risponde all&#8217;ordine della natura e ha una sua logica intrinseca; la seconda deriva da un atto gratuito, commesso con una crudelt\u00e0 che poteva essere evitata: non viene dalla natura, ma dalla malvagit\u00e0 umana. Si dir\u00e0 che gli effetti sono gli stessi e che la sofferenza \u00e8 la stessa. Noi non lo crediamo; la sofferenza che viene dalla natura \u00e8 pi\u00f9 accettabile: un animale ormai vecchio, che sente avvicinarsi la morte, e che soccombe perch\u00e9 non riesce pi\u00f9 a procurarsi il cibo, o a riscaldarsi in inverno, soccombe a un ordine naturale del quale fa parte, del quale ha sempre fatto parte e fuori del quale non conosce nulla. Ma un cane allevato dall&#8217;uomo e poi abbandonato su una strada, che diventa randagio, che soffre la fame, la sete e l&#8217;angoscia di essere stato prima amato, poi rifiutato e infine gettato via, come una cosa inutile, subisce una sofferenza che non \u00e8 solo fisica, ma anche morale; e che non proviene dalla natura, non \u00e8 &quot;ordinata&quot;: \u00e8 disordinata, perch\u00e9 proviene dalla malvagit\u00e0 intenzionale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, resta il fatto che gli animali soffrono. Che cosa si deve pensare di ci\u00f2? Come \u00e8 possibile conciliare la loro sofferenza con l&#8217;idea di un Dio buono e giusto, di un mondo creato e ordinato a fin di bene? Forse, un indizio pu\u00f2 darcelo la riflessione relativa al male che si abbatte sugli esseri umani innocenti: sui bambini in primo luogo; poi, sui santi, cio\u00e8 sulle persone buone, che non hanno fatto nulla, assolutamente nulla, n\u00e9 direttamente, n\u00e9 indirettamente, per meritare la propria sofferenza: e stiamo parlando, naturalmente della sofferenza gratuita, intenzionale, disordinata, che solo gli uomini sanno infliggere alle altre creature viventi, compresi i loro simili. <em>L&#8217;innocente soffre per espiare i peccati del colpevole<\/em>: questa \u00e8 la grande intuizione che la Croce ci suggerisce. E, difatti, il santo \u00e8 colui che prende volontariamente la sofferenza sopra di s\u00e9, per farne dono a Dio, a compenso del male commesso da altri, come atto di riparazione offerto affinch\u00e9 la &quot;massa&quot; del male sia controbilanciata da una eguale &quot;massa&quot; di bene.<\/p>\n<p>Ed ecco, in proposito, quel che pensava della sofferenza degli animali il grande scrittore cattolico francese L\u00e9on Bloy (L\u00e9on Bloy, \u00abLa fede impaziente\u00bb, a cura di E. Zazo, Milano, Bompiani, 1947; cit. in: \u00abLunario dei giorni di quiete. 365 giorni di letture esemplari\u00bb, a cura di Guido Davico Bonino, prefazione di Claudio Magris, Torino, Einaudi, 1997, pp. 344-5):<\/p>\n<p><em>\u00ab&quot;Se vi ho ben capito, le sofferenze delle bestie sono giuste e volute da Dio che le avrebbe condannate a sopportare una parte del nostro peso. Come pu\u00f2 darsi ci\u00f2, se esse muoiono senza speranza?&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Perch\u00e9 allora esisterebbero e come potremmo dire che soffrono se non soffrissero per noi? Noi non sappiamo nulla, assolutamente nulla, se non che le creature, irragionevoli o ragionevoli, non possono soffrire al di fuori della volont\u00e0 di Dio e quindi della sua Giustizia. Avete osservato che la bestia sofferente \u00e8 ordinariamente il riflesso dell&#8217;uomo che l&#8217;accompagna? In una qualche parte della terra si \u00e8 sicuri d&#8217;incontrare sempre uno schiavo triste, seguito da un cane desolato. L&#8217;angelico cane del povero, per esempio, di cui hanno tanto abusato le chitarre delle romanze, non vi sembra una rappresentazione della sua anima, una prospettiva dolorosa del suo pensiero, qualche cosa infine come il miraggio esteriore della coscienza di questo infelice? Quando vediamo una bestia soffrire, la piet\u00e0 che proviamo \u00e8 viva perch\u00e9 suscita in noi il presentimento della liberazione. Noi crediamo di sentire che questa creatura soffre senza averlo meritato, senza compenso di sorta, perch\u00e9 non pu\u00f2 sperare altro bene che la vita presente: ed \u00e8 questa una spaventosa ingiustizia. Bisogna dunque che soffra per noi (gli Immortali) se non vogliamo che Dio sia assurdo. \u00c8 Lui che d\u00e0 il dolore, poich\u00e9 non c&#8217;\u00e8 che Lui che possa donare qualche cosa; e il dolore \u00e8 cos\u00ec santo che idealizza e magnifica gli esseri pi\u00f9 miserabili. Ma noi siamo cos\u00ec leggeri e cos\u00ec duri, che abbiamo bisogno dei pi\u00f9 terribili avvertimenti della sventura per accorgercene. Il genere umano pare abbia dimenticato che tutto quanto \u00e8 capace di soffrire (dal principio del mondo) \u00e8 debitore a lui solo di sessanta secoli di angoscia; che la sua disobbedienza ha distrutto la precaria felicit\u00e0 di queste creature disdegnate dalla sua arroganza di animale divino. E non sarebbe verosimile che l&#8217;eterna pazienza di questi innocenti sia stata calcolata da un&#8217;infallibile saggezza, per controbilanciare nelle pi\u00f9 segrete bilance del Signore la barbara inquietudine dell&#8217;umanit\u00e0? [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Non avete notato che noi non possiamo comprendere gli esseri o le cose che nei loro rapporti con gli altri esseri o altre cose, mai nel loro fondo o nella loro essenza? Non vi \u00e8 sulla terra un solo uomo che abbia il diritto di affermare che una forma discernibile \u00e8 indelebile e reca in s\u00e9 il carattere dell&#8217;eternit\u00e0. Noi siamo dei &quot;dormienti&quot;, secondo la santa parola, e il mondo \u00e8 dei nostri sogni come un &quot;enigma nello specchio&quot;. Noi comprenderemo questo &quot;gemente universo&quot; solo quando tutte le cose nascoste ci saranno svelate (compiuta la promessa del nostro Signor Ges\u00f9 Cristo). Fino ad allora bisogna accettare con ignoranza da pecore lo spettacolo universale delle immolazioni, dicendo a noi stessi che, se il Dolore non fosse avvolto nel mistero, non avrebbe n\u00e9 forza n\u00e9 bellezza per il reclutamento dei martiri e non meriterebbe nemmeno di essere sopportato dagli animali.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Quando si discute di un tale argomento, per\u00f2, non bisogna mai dimenticare il punto centrale della questione, che riguarda tanto la sofferenza in generale, compresa quelli degli animali, quanto la sofferenza umana e quella degli innocenti, in modo particolare: vale a dire che la sofferenza, in tutti i casi, sia quella &quot;naturale&quot;, che abbiamo chiamato &quot;ordinata&quot; (nel senso di rispondente a una logica intrinseca ed evidente: gli esseri viventi devono nutrirsi gli uni degli altri, per sopravvivere), sia quella gratuita e malvagia, \u00e8 sempre, in ultima analisi, un <em>mistero<\/em>.<\/p>\n<p>Un mistero \u00e8 una verit\u00e0 che gli esseri umani non sono in grado di afferrare, tanto meno di spiegare, a meno che non subentri in loro uno stato particolare di ordine soprannaturale, che i credenti chiamano Grazia, e che viene da Dio. Senza di essa, il mistero della sofferenza \u00e8 destinato a rimanere tale: ivi compreso il mistero della sofferenza di Cristo. In effetti, il cristianesimo non \u00e8 venuto a fugare i dubbi circa la sofferenza; non ha mai avuto la pretesa di spiegarla: si limita a indicarci la maniera giusta di viverla. Che non \u00e8 quella di eluderla, o di respingerla, sempre e comunque, a qualsiasi prezzo (e qui ci viene in mente, a titolo personale, la disinvoltura forse eccessiva con cui gli esseri umani, per giustificare il fatto di alleviare la loro sofferenza, sono pronti a provocarla nelle altre creature viventi), ma piuttosto di interrogarla e di accettarla, quando essa \u00e8 inevitabile, come un atto di amore per Dio e di offerta nei Suoi confronti. Anche Cristo, quando sud\u00f2 sangue nell&#8217;Orto degli Ulivi, preg\u00f2 il Padre di allontanare da lui la sua Ora; per\u00f2 concluse la propria preghiera dicendosi pronto a fare comunque la volont\u00e0 del Padre, e non gi\u00e0 la propria, qualsiasi cosa ci\u00f2 comportasse.<\/p>\n<p>Ed ora torniamo alla suggestiva ipotesi di L\u00e9n Bloy, che ebbe fama di uomo duro e spigoloso, molto amato ma anche molto odiato, e che pure, nella pagina che abbiamo sopra riportato, si mostra uomo di una sensibilit\u00e0 commovente e di una tenerezza infinita. Laddove, come abbiamo detto, tanti pensatori, a cominciare dal suo illustre connazionale, il filosofo Ren\u00e9 Descartes, si rifiutarono di prendere in considerazione la sofferenza degli animali, Bloy la affronta di petto, con la massima seriet\u00e0 e partecipazione, e suggerisce una &quot;spiegazione&quot;, o meglio una ipotesi, che ha veramente qualcosa di mistico e di squisito: <em>gli animali soffrono senza colpa per espiare la malvagit\u00e0 degli esseri umani.<\/em> La loro sofferenza ha, fra le altre funzioni, quella di costituire un monito, un richiamo, una interrogazione, nei confronti degli umani: \u00e8 un continuo, silenzioso, umile <em>memento<\/em>, che solo pochi di noi sono disposti ad ascoltare, e ancor meno ad accogliere. Soffrono perch\u00e9 noi capiamo; soffrono perch\u00e9 noi siamo aiutati a redimerci; soffrono perch\u00e9 noi troviamo il necessario punto d&#8217;appoggio per innalzarci al di sopra del nostro egoismo, della nostra cecit\u00e0; e perch\u00e9 siamo spinti a domandare a Dio, come invocava il profeta Ezechiele, un vero cuore di uomini, un cuore capace di sentire, in luogo del cuore di pietra con il quale viviamo, da assenti, la nostra stessa vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 soffrono gli animali? Che significato ha il loro soffrire, dal punto di vista etico, posto che ne abbia uno? 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