{"id":27867,"date":"2019-10-23T07:02:00","date_gmt":"2019-10-23T07:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/23\/perche-siamo-diventati-cosi\/"},"modified":"2019-10-23T07:02:00","modified_gmt":"2019-10-23T07:02:00","slug":"perche-siamo-diventati-cosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/23\/perche-siamo-diventati-cosi\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 siamo diventati cos\u00ec?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;Italia, e in generale l&#8217;Europa &#8212; ma l&#8217;Italia pi\u00f9 di altri Paesi &#8212; \u00e8 in pieno declino demografico: cosa che consente ai politici di sinistra, con perfetto rigore logico e impeccabile consequenzialit\u00e0, di predicare la necessit\u00e0, anzi, l&#8217;immeritata fortuna di poter disporre di larghe masse d&#8217;immigrati di ogni provenienza, ma specialmente africani islamici. Lasciano stare, per ora, questo aspetto del problema; e rimandiamo ad altro tempo anche la discussione sulle ragioni del saldo negativo del nostro andamento demografico. Concentriamoci su ci\u00f2 che esiste e non su ci\u00f2 che non esiste, sui figli che non si vogliono fare, sugli aborti che non diminuiscono affatto come a suo tempo ci era stato promesso e garantito, sul crollo dei matrimoni, anche civili (ad eccezione, chi lo sa il perch\u00e9, di quelli omosessuali), e sulla precarizzazione sempre pi\u00f9 accentuata delle relazioni di coppia. Puntiamo l&#8217;attenzione sugli italiani che ci sono e non su quelli che potrebbero esserci, ma non ci sono, mancano all&#8217;appello per una ragione o per l&#8217;altra, tradendo il tacito patto generazionale per cui ogni generazione ha finora sempre lasciato un numero sufficiente di eredi per raccogliere il testimonio della famiglia, del lavoro, dei valori e della civilt\u00e0 costruita nel corso dei secoli e dei millenni. Lasciamo stare anche i bambini, che meritano un discorso a parte, e i vecchi, i quali, poveracci, fra poco si vedranno negato non solo il diritto di voto, ma anche il diritto di esistere (non per\u00f2 di essere nominati presidenti della Repubblica o senatori a vita&#8230;), e saranno invitati con discrezione, ma anche con fermezza, a fare in modo di non gravare pi\u00f9 a lungo sulle casse statali del fondo pensioni, magari togliendosi spontaneamente dalle spese e risparmiando a figli e parenti vari il fastidio e la spesa di occuparsi di loro o di pagare la casa di riposo o una badante per assisterli. Concentriamo la nostra attenzione sugli italiani giovani o relativamente giovani (il concetto di giovinezza si \u00e8 prolungato alquanto negli ultimi anni), fra i venti e i quarant&#8217;anni, o anche fino ai cinquanta, dato che un uomo o una donna di cinquant&#8217;anni, oggi, se seguono la dieta, vanno regolarmente in palestra, si vestono alla moda, vanno dal parrucchiere ogni settimana e magari si fanno qualche lampada fuori stagione, possono fare invidia ai loro coetanei di qualche decenni fa, nonch\u00e9 ai loro figli del d\u00ec presente. Ma anche i ventenni, i venticinquenni, i trentenni, senza alcun dubbio, fanno la loro egregia figura a paragone dei loro padri, quando avevano la stessa et\u00e0: basta confrontarli con le foto di famiglia per vedere la differenza. I giovani di oggi sono pi\u00f9 alti, pi\u00f9 ben fatti, vestiti con maggiore ricercatezza, con una pi\u00f9 attenta cura per i particolari, dall&#8217;orologio da polso alla catenina da portare al collo; il taglio dei capelli impeccabile e inossidabile (vedi il premier attuale, Giuseppe Conte), e non si notano ridicoli artifici come le ciglia finte o i nei finti delle ragazze degli ani &#8217;60 e &#8217;70. Inoltre sono pieni di bellissimi e originalissimi (sic) tatuaggi, che fanno capolino da ogni apertura possibile delle vesti, emergono dalla camicia e attraversano tutto il collo, ricoprono interamente braccia e mani, per non parlare delle spalle, delle gambe, dei polpacci, dei piedi, e naturalmente del petto, della schiena e del ventre: zone, queste ultime, che si possono ammirare soprattutto d&#8217;estate, col vantaggio del caldo e degli abiti particolarmente succinti e che conferiscono uno straordinario alone di mistero, di segreto, di riservatezza, tali da colpire e intrigare profondamente il prossimo e da suscitare mille domande, mille curiosit\u00e0 e mille desideri, come \u00e8 giusto che sia nei confronti di chi si presenta in modo assolutamente speciale e diverso da tutti gli altri, mostrando una sua spiccata personalit\u00e0 e una forte indipendenza di giudizio, indifferente a ogni moda e insensibile al richiamo di qualunque conformismo.<\/p>\n<p>E dove li andiamo a osservare queste italiane e questi italiani giovani, belli, palestrati, abbronzati, acconciati, agghindati, lustrati, lucidati e tatuati? Ma nei centri commerciali, naturalmente. E quando? In qualsiasi ora e giorno della settimana, si capisce; ma con una nettavo preferenza per la domenica mattina, beninteso sul tardi (dopo aver smaltito la serata, si fa per dire, del sabato) quando, finalmente liberi dal tran-tran lavorativo e soprattutto dalle noiose incombenze religiose che ancora i loro nonni si ostinano a praticare, come se la societ\u00e0 fosse rimasta ferma all&#8217;et\u00e0 della pietra, sfilano avanti e indietro, in su e in gi\u00f9, passeggiano, cazzeggiano, ammirano (non solo le vetrine) e sono ammirati, si pavoneggiano, chiacchierano, spendono e spandono (anche il poco che hanno&#8230;), fanno salotto, si esibiscono (e intanto si negano), civettano, ancheggiano, sculettano, occhieggiano, ammiccano, spettegolano, ridacchiano, sorbiscono il gelato, sgranocchiano le patatine o i pop-corn, masticano e ruminano la gomma americana, insomma offrono un meraviglioso spaccato sociologico e un inesauribile campionario umano, dalla studentessa liceale ai primi rossori (?), al ragioniere di mezza et\u00e0, il quale, novello Aschenbach di <em>Morte a Venezia<\/em>, vuol sembrare pi\u00f9 giovane di suo nipote, anche a costo di tingersi i capelli o ricorrere al parrucchino: un campionario che si offre in tutta la sua freschezza e spontaneit\u00e0 a chi abbia tempo e voglia di ammirarlo. Il tutto all&#8217;insegna della sobriet\u00e0, del buon gusto, del pudore, della pi\u00f9 raffinata discrezione, non \u00e8 vero? Niente di troppo vistoso, di troppo invasivo; niente di pacchiano, di grossolano; e, soprattutto, niente che impedisca alla vera personalit\u00e0 di ciascuno di apparire e di rifulgere in tutta la sua smagliante autenticit\u00e0 e nella sua irripetibile singolarit\u00e0. Come vogliono i meravigliosi tempi dell&#8217;individualismo di massa che stiamo attraversando: nei quali ciascuno pretende di far valere e di vedersi riconosciuta dagli altri una clamorosa eccezionalit\u00e0 sulla base di non so quali meriti speciali ma nessuno \u00e8 disposto a farlo nei confronti degli altri. Anche perch\u00e9, oggettivamente, risulterebbe abbastanza complicato, in una societ\u00e0 dove si fanno e dicono le stesse cose, ci si veste o ci si sveste allo stesso modo, ci si taglia i capelli e li si tinge alla stessa maniera, ci si fanno persino gli stessi tatuaggi sul corpo, con la stessa farfallina o lo stesso personaggio del cinema, magari sulle stesse parti anatomiche, lasciate negligentemente scoperte secondo un&#8217;identica moda, risulterebbe, si diceva, abbastanza complicato distinguere le persone una dall&#8217;altra e stabilire cosa sia farina del loro sacco e cosa invece sia pedissequa adozione di stili e modelli di comportamento uniformi e standardizzati.<\/p>\n<p>Questo per ci\u00f2 che riguarda il modo di <em>porsi<\/em> verso l&#8217;altro, che poi \u00e8 tutt&#8217;uno col bisogno di <em>sentirsi<\/em>: di sentirsi, si badi, e non di essere, perch\u00e9 per essere bisogna essere qualcosa, il che \u00e8 un fatto oggettivo, mentre per sentirsi basta immaginare di essere qualcosa, il che attiene alla sfera della pura soggettivit\u00e0. Per quanto riguarda, poi, il modo di comportarsi nei confronti del prossimo, ci\u00f2 che si nota \u00e8 una costante, irreversibile perdita della delicatezza, della cortesia, della sensibilit\u00e0 e dell&#8217;attenzione verso l&#8217;altro, della capacit\u00e0 di ascoltarlo, o anche soltanto della disponibilit\u00e0 a farlo: i rapporti interpersonali sono sempre pi\u00f9 caratterizzati da maleducazione, rozzezza, opportunismo, superficialit\u00e0, e soprattutto da un fondo invincibile di egoismo, per cui si direbbe che la gente trovi cosa naturalissima calpestare gli altri pur di realizzare i propri scopi, o pretendere da essi l&#8217;impossibile, salvo essere quanto mai avari del proprio tempo e della propria disponibilit\u00e0, centellinare il proprio contributo e il proprio impegno, sgattaiolare via quando si tratta di assumersi responsabilit\u00e0 o pagare il conto di errori, facilonerie e astuzie da quattro soldi. Ci\u00f2 significa che l&#8217;amicizia vera, cio\u00e8 disinteressata, \u00e8 divenuta una merce rarissima e quasi introvabile; e che i rapporti affettivi e sentimentali sono giunti assai vicino al punto di rottura, sotto la pressione degli opposti egoismi scatenati, alimentati, fin da bambini, dalla compiacenza e dalla debolezza colpevole degli adulti che avrebbero dovuto svolgere una funzione educante. Nella famiglia, i genitori sono sempre pi\u00f9 divisi e contrapposti da una logica di difesa del proprio interesse e sempre meno uniti da un senso di condivisione del dovere e del sacrificio, mentre i figli sono sempre pi\u00f9 abbandonati a se stessi, al computer e alla televisione, e sempre meno abituati ad assumersi impegni e responsabilit\u00e0. Nel lavoro, la professionalit\u00e0 \u00e8 in caduta libera, insieme alla precisione, alla puntualit\u00e0, allo scrupolo deontologico. Nei condomini, nei quartieri, il civismo e le norme di buon vicinato sono pressoch\u00e9 scomparsi e ciascuno si regola come crede, anche calpestando le norme pi\u00f9 elementari della convivenza e della buona educazione. Nella scuola, gli insegnanti hanno smesso di pretendere rispetto e disciplina e i giovanissimi hanno smesso di averne nei loro riguardi; quanto a contribuire alla formazione del pensiero critico dei bambini e dei ragazzi, si direbbe che ormai la scuola operi semmai nel senso diametralmente opposto. Nella chiesa, un numero crescente di sacerdoti e di vescovi ha smesso di confortare e sostenere i credenti nella fede, per trasformarsi in sociologi, sindacalisti, ecologisti, ambientalisti, e naturalmente fautori a oltranza dell&#8217;immigrazione selvaggia spacciata per dovere cristiano. Giudici e magistrati non sembrano pi\u00f9 capaci di interpretare il codice a tutela dei cittadini onesti, laboriosi e rispettosi della legge, bens\u00ec impegnati a cercare cavilli per mezzo dei quali alleggerire le sanzioni contro i delinquenti. Negli ospedali e presso gli ambulatori della pubblica sanit\u00e0 il rapporto fra medico e paziente si appiattisce sempre di pi\u00f9 su una mera somministrazione di farmaci e prescrizione di terapie, senza andare alla radice dei fenomeni degenerativi della salute, cercando di prevenirli con stili di vita adeguati; e, soprattutto, dando sovente l&#8217;impressione, come \u00e8 stato nel caso delle vaccinazioni obbligatorie, che l&#8217;interesse prevalente dell&#8217;azione sanitaria non sia quello di tutelare il benessere dei cittadini, ma piuttosto di agire in maniera conforme agli interessi delle multinazionali farmaceutiche. Nelle banche, ove i nostri nonni entravano fiduciosi, forti della conoscenza personale con il direttore e certi di mettere in luogo assolutamente sicuro i loro risparmi, ora si entra con un certo qual senso di disagio: si affida il proprio denaro a degli sconosciuti che non si sa bene cosa ne faranno, e non si \u00e8 del tutto certi che esso non possa andare perduto a causa di meccanismi finanziari colossali e incomprensibili che oltrepassano la capacit\u00e0 di previsione e perfino quella di comprensione del comune mortale. I giornalisti sempre pi\u00f9 sono disposti a prostituire la loro penna e la loro intelligenza per condurre una sistematica azione mirante a disinformare e manipolare le menti e le coscienze, invece di fornire al pubblico dei lettori e dei telespettatori un&#8217;informazione onesta e spassionata. Gli uomini e le donne delle forze dell&#8217;ordine sono presi nella morsa fra una criminalit\u00e0 sempre pi\u00f9 aggressiva e una magistratura sempre pi\u00f9 politicizzata in senso favorevole a chi viola le norme e calpesta le leggi, secondo la pessima lezione di don Milani, <em>l&#8217;obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9<\/em>, e dei signorini del &#8217;68, <em>\u00e8 proibito proibire<\/em>. Infine gli uomini in divisa delle Forze Armate sono sempre pi\u00f9 isolati dalla societ\u00e0 civile, alla quale una cultura pacifista velleitaria e a senso unico ha dato l&#8217;illusione che, per difendere la sicurezza e gli interessi vitali della Patria siano sufficienti le chiacchiere dei diplomatici di professione e le manifestazioni di buona volont\u00e0 internazionale; mentre vicende come quella dei due mar\u00f2, catturati in India come malfattori e di fatto imprigionati per un periodo lunghissimo, hanno dato a tutti quei servitori dello Stato l&#8217;impressione che, se le cose si mettono male, lo Stato \u00e8 pronto a scaricarli, lasciandoli in balia di qualunque prepotenza e di qualsiasi arbitrio da parte di nazioni straniere.<\/p>\n<p>A questo punto, non ci si pu\u00f2 esimere dal porsi la scomoda domanda: <em>come abbiamo fatto a diventare cos\u00ec?<\/em> Quando, come e perch\u00e9 abbiamo smesso di seguire le orme dei nostri genitori e dei nostri nonni: persone che avevano una parola sola, e quella era sacra; che avevano un altissimo senso del dovere; che erano capaci di sacrificarsi, sia in famiglia che sul lavoro, con passione e abnegazione formidabili; che per nulla al mondo si sarebbero abbassati a prostituire la loro dignit\u00e0, accettando compromessi vergognosi, anche se vantaggiosi sul piano personale; che si facevano un vanto di non aver mai messo in tasca un centesimo che non fosse guadagnato onestamente, e che per difende il loro buon nome erano pronti e disposti ad affrontare qualunque fatica e avversit\u00e0? Quando e come abbiamo barattato la sostanza delle cose per la mera apparenza e ci siamo fatti seguaci e adoratori del sembrare, dell&#8217;abbronzatura, del vestito firmato, del tatuaggio, dell&#8217;auto appariscente? Quando e come siamo scivolati nella superficialit\u00e0, nell&#8217;infantilismo, nel capriccio, nel vizio, fino a esser capaci di sfasciare la famiglia, dopo anni di matrimonio e coi figli ancora piccoli, per correr dietro alla prima bellona e al primo fusto che ci ha regalato un sorriso, che ci ha strizzato l&#8217;occhio? In breve, <em>che cosa ci \u00e8 successo?<\/em> Per rispondere a queste domande, sarebbe necessaria non solo una lunga e approfondita analisi sociologica, psicologica, culturale, morale, ma anche, e prima di tutto, un impietoso esame di coscienza, cosa alla quale non siamo pi\u00f9 abituati, o non lo siamo mai stati. I nostri nonni e i nostri genitori s\u00ec, erano capaci di farsi l&#8217;esame di coscienza: di porsi davanti al silenzio della propria anima e interrogarsi sulle ragioni dei loro sbagli, delle loro infedelt\u00e0, dei loro fallimenti. Ma noi, no. O non ce l&#8217;hanno insegnato, o l&#8217;abbiamo scordato. E il risultato \u00e8 questo: siamo alla deriva. Tutte le manifestazioni esterne della crisi, compreso il crollo della natalit\u00e0 e l&#8217;invasine straniera contrabbandata da immigrazione, sono conseguenze e non cause. 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