{"id":27856,"date":"2017-04-03T04:35:00","date_gmt":"2017-04-03T04:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/03\/perche-muore-una-religione\/"},"modified":"2017-04-03T04:35:00","modified_gmt":"2017-04-03T04:35:00","slug":"perche-muore-una-religione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/03\/perche-muore-una-religione\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 muore una religione?"},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 e come muore una religione? Le religioni possono morire? Certamente s\u00ec: sono morte tutte le religioni antiche, tutte le religioni dell&#8217;America precolombiana, tutte quelle dei popoli primitivi. Non \u00e8 detto che muoiano interamente, per\u00f2; qualche cosa di essere trapassa nella nuova religione. \u00c8 noto che elementi del paganesimo si sono intrufolati nel cristianesimo dei primi secoli; ma anche elementi cristiani sono sopravvissuti nel deismo giacobino e perfino nell&#8217;ateismo di stato sovietico: se non altro, nella pretesa di quei sistemi politici di essere onorati come altrettante divinit\u00e0. Perfino la scomparsa dei popoli e delle civilt\u00e0 non rappresenta necessariamente la fine di una religione, a meno che essa non sia mai andata oltre la dimensione di una religione strettamente nazionale. Se essa, viceversa, contiene degli elementi universalistici, allora pu\u00f2 sopravvivere e tramandarsi vittoriosamente nel mutamento anche radicale dello scenario storico. Il cristianesimo \u00e8 nato nell&#8217;alveo del giudaismo e ha cominciato a diffondersi, fuori della Palestina, nell&#8217;alveo della civilt\u00e0 romana, fortemente ellenizzata; ma ha superato il collo di bottiglia del crollo della romanit\u00e0 e della dissoluzione della civilt\u00e0 classica, per fornire i materiali da costruzione a una nuova civilt\u00e0, quella medievale, e all&#8217;organizzazione sociale e civile di nuovi popoli, quelli germanici immigrati nei territori dell&#8217;ex Impero romano d&#8217;Occidente.<\/p>\n<p>Ma allora, come muore una religione? In primo luogo, l&#8217;abbiamo detto, quando si identifica totalmente ed esclusivamente con la sfera spirituale di un solo popolo, e vengono meno le condizioni speciali che ne avevano accompagnato la nascita e la diffusione, cio\u00e8 mutano i bisogni materiali e spirituali di quel popolo o di quella civilt\u00e0. Il caso del giudaismo, per\u00f2, che \u00e8 sopravvissuto senza universalizzarsi e perfino dopo che il popolo ebreo si era disperso ai quattro angoli del mondo (popolo che, secondo la tesi del professor Shlomo Sand, della quale abbiamo altrove parlato, aveva cessato d&#8217;esistere come tale), sta a indicare che vi sono le eccezioni alla regola, e che non sempre, non necessariamente, una religione nazionale muore insieme al popolo e alle condizioni storiche che l&#8217;avevano originata. Il secondo fattore di morte di una religione \u00e8 la violenza fisica, la persecuzione da parte dello stato, in nome di una nuova religione, che vuole sostituire l&#8217;antica. Tale \u00e8 stato il caso della religione degli antichi celti, dei germani, dei lituani e degli slavi, e tale \u00e8 stato anche il caso della religione degli aztechi e di quella degli incas. In terzo luogo, una religione pu\u00f2 essere minata alle radici da un nuovo orientamento intellettuale e culturale della societ\u00e0 in cui \u00e8 sorta, tendente non a sostituirla con una nuova religione, ma con l&#8217;irreligione, cio\u00e8 con una concezione totalmente secolarizzata e laicizzata della vita, e con una organizzazione sociale in cui non vi sia posto per essa. Quest&#8217;ultimo \u00e8 un fenomeno assolutamente moderno ed esclusivamente occidentale, anche se, grazie alla globalizzazione, sta diventando un fenomeno mondiale. Si vede, per\u00f2, che non fa presa, o almeno che non sembra fare presa in tempi brevi (vedremo cosa diranno i posteri) su religioni diverse alla propria: l&#8217;Occidente ha abbandonato la concezione e, sovente, anche la pratica del cristianesimo in favore di un edonismo ateo, per\u00f2 non riesce a trasmetterlo agli immigrati islamici.<\/p>\n<p>Dunque, alla precisa domanda: <em>che cosa provoca la morte di una religione?<\/em>, dobbiamo onestamente rispondere che di non saperlo con precisione: pare trattarsi di una mescolanza di fattori diversi, nessuno dei quali, tuttavia, deve essere considerato, necessariamente, mortale. Riconoscere e distinguere una crisi di crescita di una religione da una crisi di anemia non \u00e8 sempre facile; non vi sono criteri di giudizio completamente oggettivi. Meno che meno lo \u00e8 il fattore quantitativo: una religione pu\u00f2 anche riempire le piazze, ma non saper riempire le chiese (ed essere, quindi, a corto di vocazioni sacerdotali, e, nello stesso tempo, incapace di far presa saldamente sulle coscienze); oppure pu\u00f2 riempire le chiese, ma ridursi ad esteriorit\u00e0 ed apparenza, a un fatto puramente sociale, senza pi\u00f9 un vero legame con il divino. Crediamo sia ci\u00f2 che sta accadendo al cristianesimo, e specialmente alla Chiesa cattolica al tempo presente, quello di papa Francesco: molto rumore di folle, molta attenzione mediatica, molto sfoggio di ottimismo e di vitalit\u00e0, ma, in effetti, uno svuotamento\u00a0pressoch\u00e9 totale della dimensione interiore e un radicale allontanamento dalla sorgente della vita divina, la vita soprannaturale. L&#8217;albero del cattolicesimo sembra vivo e fiorente, ma le radici sono marce, completamente corrose dai vermi: il crollo \u00e8 solo questione di tempo, se il buon giardiniere non si accorge della malattia e non interviene con un&#8217;azione tempestiva ed estremamente energica.\u00a0<\/p>\n<p>Ci sembra di un ceto interesse, ai fini del nostro ragionamento, andare a rileggersi una pagina di Jakob Burckhardt, il grande storico svizzero del XIX secolo, maestro di Nietzsche (Basilea, 25 maggio 1818-ivi, 8 agosto 1897), tratta dalle sue <em>Riflessioni sulla storia universale<\/em> (titolo originale:\u00a0<em>Weltgeschichtliche Betrachtungen,\u00a0<\/em>1905, postuma; traduzione dal tedesco di\u00a0Maria Teresa Mandalari, Milano, Rizzoli, 1966, pp. 78-80):<\/p>\n<p><em>E ora, la FINE DELLE RELIGIONI: Non basta assolutamente a provocarla quel che si chiama intima dissoluzione: ossia l&#8217;allontanamento spirituale di singole categorie del popolo (sia in forma di setta nell&#8217;ambito stesso del popolo, oppure come societ\u00e0 colta e riflessiva). Anzi, non basta nemmeno la presenza di una religione nuova, assai meglio rispondente all&#8217;esigenza metafisica del momento.<\/em><\/p>\n<p><em>Le sette possono essere perseguite ed estirpate, oppure abbandonate alla loro propria mutevolezza e metamorfosi. Le classi colte, che sono state sottratte da influssi culturali alla religione in vigore, tornano certo di nuovo ad essa \u00a0(com&#8217;\u00e8 stata la sorte di quasi tutti quanti i popoli romanici), ovvero trovano con essa un nuovo accomodamento per misure di prudenza (mentre per il popolo la religione da tempo rappresenta il NUCLEO essenziale della cultura). Una\u00a0religione nuova pu\u00f2 porsi accanto a quella antica, pu\u00f2 spartirsi il mondo con essa, ma \u00e8 impossibile che la scacci per parte sua, nemmeno qualora abbia per s\u00e9 le masse, a meno che non intervenga il potere statale. Ogni religione colta nel rango pi\u00f9 elevato \u00e8 forse relativamente eterna (vale a dire, eterna quanto la vita dei popoli che la professano), qualora i suoi avversari non riescano a sollevare tal potere contro di essa. Dinanzi ala violenza soccombono tutte, se questa viene usata in modo conseguente, e tanto pi\u00f9 se si tratta di un unico, inevitabile impero mondiale come quello romano. Senza la violenza o senza una violenza proporzionatamente usata, continuano a vivere e traggono sempre di nuovo il proprio potere dallo spirito delle masse, anzi alla fine riacquistano dalla loro parte il braccio secolare. Cos\u00ec le religioni d&#8217;Oriente.<\/em><\/p>\n<p><em>Con l&#8217;aiuto del potere statale, il buddismo pot\u00e9 essere estirpato in India dalla religione bramina. Senza la legislazione imperiale da Costantino fino a Teodosio, la religione greco-romana vivrebbe ancora oggi. Senza un assoluto, almeno temporaneo divieto, operato dal braccio secolare (unito in caso di necessit\u00e0 ai mezzi estremi) la Riforma non si sarebbe affermata in nessun luogo. Essa ha perduto tutti quei territori ove non possedeva tale vantaggio del braccio secolare, ed era costretta a far continuare a sussistere una qualsiasi considerevole quota di cattolici. Cos\u00ec, perfino una religione apparentemente giovane e forte pu\u00f2 soccombere parzialmente, territorio per territorio, forse per sempre, in tali contrade. Poich\u00e9 \u00e8 dubbio se, pi\u00f9 tardi, un nuovo slancio coincider\u00e0 con &quot;un momento favorevole ala stabilizzazione&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Non ci troviamo d&#8217;accordo col Burckhardt &#8211; che era un genio, s\u00ec, ma pur sempre un figlio della cultura illuminista e della filosofia kantiana; basti dire che ricalc\u00f2 pedestremente il vecchio schema antinomico: Medioevo=oscurantismo e ignoranza, Rinascimento=libert\u00e0 e ragione &#8211; \u00a0sul fatto che la violenza fisica sia l&#8217;elemento determinante nella fine di una religione; e, del resto, affermare che, senza il sostegno del braccio secolare, la religione greco-romana sarebbe ancor viva e vegeta ai nostri giorni, ci sembra estremamente azzardato. In realt\u00e0, quando il cristianesimo ha incominciato ad affermarsi (in concorrenza, del resto, con altre religioni orientali, come il mitraismo o il culto della Grande Madre), la religione greco-romana era gi\u00e0 ridotta a un guscio vuoto: i secoli che vanno dal secondo avanti Cristo al secondo dopo Cristo sono stati, di fatto, un periodo di vuoto religioso, sempre pi\u00f9 a stento mascherato dalle classi sacerdotali e sempre pi\u00f9 lucidamente riconosciuto dalle\u00a0<em>\u00e9lite<\/em>s dirigenti e dagli intellettuali. A ci\u00f2 si aggiunga il non piccolo dettaglio che i cristiani avevano saputo dimostrare di non aver paura della morte per rendere testimonianza al Vangelo di Ges\u00f9 Cristo davanti al braccio secolare; se la religione greco-romana fosse stata ancor salda e vitale, cosa avrebbe impedito ai suoi seguaci di mostrare un&#8217;analoga fermezza davanti all&#8217;editto di Teodosio?<\/p>\n<p>Del resto, l&#8217;impostazione razionalistica e kantiana impedisce a Burckhardt, che pure ha altri meriti, e notevoli &#8211; l&#8217;essersi opposto alla montante marea idealista e storicista, per esempio &#8211; di andare, nello studio delle religioni, oltre il dato meramente antropologico-culturale. Per lui le religioni sono l&#8217;espressione di un bisogno reale e vitale dell&#8217;animo umano, il bisogno di assoluto; per\u00f2, allo stesso tempo (o forse proprio per questo), egli le pone tutte su uno stesso piano, le &quot;classifica&quot; entro un medesimo schema tipologico. Non lo sfiora l&#8217;idea &#8211; n\u00e9 lo pu\u00f2 sfiorare, date le premesse &#8211; che, se il bisogno di assoluto \u00e8 autentico, allora deve esistere una religione vera, rivelata agli uomini dal vero Dio, e rispetto alla quale le altre religioni sono come dei tentativi di avvicinamento a quella Verit\u00e0 che, con dei mezzi puramente umani, resta e rester\u00e0 sempre elusiva e irraggiungibile. In altre parole, non lo sfiora il pensiero che, se quel bisogno di assoluto esiste anteriormente al sorgere delle religioni storiche, ci\u00f2 dipende dal fatto che l&#8217;Assoluto c&#8217;\u00e8, e che una religione, fra tutte, \u00e8 qualche cosa di pi\u00f9 che una veste provvisoria di quel sentimento e di quella aspirazione; cos\u00ec come sono infinite le rette che si dipartono da un punto, ma ce n&#8217;\u00e8 una, ed una sola, che interseca un&#8217;altra retta nel punto dato x. Ma \u00e8 logico. Se un tale pensiero lo avesse sfiorato, sarebbe stato pi\u00f9 cauto, meno apodittico nel parlare del destino e della fine delle religioni.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il limite della concezione organicistica della religione: il fatto che essa, cos\u00ec come ha avuto un inizio, dovr\u00e0 avete, per forza, anche una fine. Nel mondo della natura, le cose stanno proprio cos\u00ec. Ma la religione non si limita al mondo della natura: dilata i suoi orizzonti verso l&#8217;infinito, verso il soprannaturale. Il sentimento religioso dischiude una finestra sull&#8217;Assoluto. Lo storico delle religioni, pertanto, dovrebbe almeno lasciare aperto uno spiraglio di quella finestra; vale a dire che, per lui, anche solo come ipotesi di lavoro, fra le tante religioni storicamente date, dovrebbe essercene una che non \u00e8 soltanto espressione di una realt\u00e0 storica contingente, immanente e limitata: la quale non per forza dovr\u00e0 finire, anzi, \u00e8 certo che non avr\u00e0 una fine, se per fine si intende sparire nel buio dei secoli, lasciando l&#8217;umanit\u00e0 allo stesso punto in cui era prima. Ecco, allora, che il destino della religione cristiana non deve essere quello di finire, come sono finite tutte le altre, parte per il proprio indebolimento interno, parte per una azione di forza operata a suo danno da un&#8217;altra religione, pi\u00f9 giovane e aggressiva, magari sostenuta dallo stato. Il fatto \u00e8 che noi non abbiamo alcun diritto di paragonare una religione a un organismo: se lo facciamo, ci precludiamo la possibilit\u00e0 di capire che essa, nata per essere un ponte, una scala per far salire gli uomini verso Dio, potrebbe anche espletare la sua finzione, dopotutto, non solo a livello soggettivo, come una dolce illusione dei singoli, ma anche oggettivamente e positivamente, agendo su tutta una civilt\u00e0 e, da ultimo, sull&#8217;umanit\u00e0 intera.<\/p>\n<p>La miseria della storia chiusa in se stessa, studiata e spiegata in base a fattori puramente ed esclusivamente umani, conduce per forza di cose allo scetticismo e al pessimismo. Finora, tutte le civilt\u00e0 e tutte le religioni hanno vissuto la loro parabola: sono sorte, sono culminate e infine sono tramontate, per poi scivolare nel buio e nel silenzio dei secoli morti. Ma se la storia fosse qualche cosa di pi\u00f9 dell&#8217;equivalente di un semplice organismo umano? Se vi avesse parte anche Dio, quel Dio al quale la religione si rivolge, quel Dio che essa cerca e al quale aspira a ritornare? In tal caso, noi dovremmo tener conto di un finale diverso da quello, gi\u00e0 scritto in anticipo, delle civilt\u00e0 e delle religioni che lo hanno preceduto. Forse il destino del cristianesimo non sar\u00e0 affatto simile a quello di tutte le religioni del passato: anzi, per il credente questa non \u00e8 una possibilit\u00e0, ma una certezza. E lo \u00e8, in modo speciale, da quando un fatto soprannaturale ha fatto irruzione all&#8217;interno della storia: l&#8217;Incarnazione del Verbo, del Figlio di Dio. Da quel momento l&#8217;uomo non \u00e8 pi\u00f9 da solo alle prese col mistero e col dramma della storia. Si \u00e8 aperto un spiraglio, e da esso filtra una luce nel buio della notte. <em>Ma fatevi coraggio<\/em> &#8212; ha detto Ges\u00f9 ai discepoli nell&#8217;Ultima Cena: <em>Io ho vinto il mondo!<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 e come muore una religione? Le religioni possono morire? 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