{"id":27854,"date":"2018-06-26T04:44:00","date_gmt":"2018-06-26T04:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/26\/perche-mai-esiste-lessere-al-posto-del-niente\/"},"modified":"2018-06-26T04:44:00","modified_gmt":"2018-06-26T04:44:00","slug":"perche-mai-esiste-lessere-al-posto-del-niente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/26\/perche-mai-esiste-lessere-al-posto-del-niente\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 mai esiste l&#8217;essere al posto del niente?"},"content":{"rendered":"<p>Nell&#8217;aria fresca e pura del primo mattino la strada che attraversa il vecchio borgo \u00e8 deserta e si snoda, in una serie di curve, dischiudendo ad ogni passo nuovi scenari mozzafiato: la valle, sulla destra, verdeggiante e gi\u00e0 inondata dalla luce del sole, disseminata delle macchie bianche dei paesi, e la montagna, sulla sinistra, vicinissima, dai fianchi tutti ammantati di boschi verdissimi, di carpini, di noccioli, di querce, di castagni, pi\u00f9 in su di faggi e infine di abeti. Una fonte d&#8217;acqua piacevolmente fredda scaturisce dal fianco del pendio e si versa in una grande vasca di pietra. Appollaiata in cima al piccolo gruppo di case, in fondo a una stradina in salita, su staglia nelle sue linee semplici e aggraziate la piccola chiesa di Santa Cecilia, antichissima, costruita dalla famiglia dei Da Camino, di origine longobarda, fra il 1228 e il 1323: una di quelle meraviglie che, nei nostri paesi, si trovano gettate ovunque, con sovrana magnanimit\u00e0, come manciate di perle preziose, da secoli e secoli di storia civile e religiosa, e che, se fossimo negli Stati Uniti &#8212; per pura ipotesi, dato che laggi\u00f9 non c&#8217;\u00e8 alcun manufatto europeo pi\u00f9 antico del XVII secolo, tranne forse una torre vichinga &#8212; sarebbe stata dichiarata come minimo patrimonio artistico nazionale, e che, se fossimo in qualunque altro Stato europeo, godrebbe comunque di una fama ben pi\u00f9 che locale; mentre in Italia le meraviglie della storia e dell&#8217;arte sono talmente numerose che non ci si fa pi\u00f9 caso, molte giacciono in abbandono, nella pi\u00f9 completa trascuratezza da parte dei cittadini e delle pubbliche autorit\u00e0, magari adibite a magazzini o, peggio, a discariche abusive.<\/p>\n<p>Lo sguardo scorre lungo la fittissima barriera dei boschi che fa un vivo contrasto con il bianco del campanile e che, vista da qui, pare impenetrabile, mentre sappiamo che \u00e8 percorsa da sentieri che s&#8217;incrociano e l&#8217;attraversano in ogni senso, fin su, in cima, a oltre millecinquecento metri d&#8217;altezza. In effetti \u00e8 l&#8217;anticamera di una delle foreste pi\u00f9 grandi dell&#8217;Italia settentrionale, un tempo famosa perch\u00e9 forniva il legame per la costruzione delle flotte della Serenissima, quando Venezia era la signora dei mari e nessuna potenza al mondo poteva rivaleggiare con lei nei commerci marittimi, specialmente nel Mediterraneo. E la foresta \u00e8 <em>spessa e viva<\/em>, come direbbe Dante: respira, trasuda, e l&#8217;aria frizzante che entra gradevolmente nei polmoni \u00e8 prodotta dall&#8217;organismo di milioni di piante e di alberi d&#8217;alto fusto, alcuni secolari, che s&#8217;innalzano per decine di metri verso il cielo, e tra le cui fronde vivono uccelli rari, come il picchio verde e nero, o la civetta nana. E mentre la mente trova un senso di pace e di riposo nel contemplare tutto quel verde, quell&#8217;oceano vivente di verde dalle numerose sfumature, alla parte vigile e razionale di essa non possono non affacciarsi domande affascinanti, insistenti, che la conducono sempre pi\u00f9 lontano, in un luogo sempre pi\u00f9 rarefatto, dove le risposte sono sempre pi\u00f9 difficili. Perch\u00e9 ci sono tutte queste cose, nel mondo? Perch\u00e9, invece del nulla, c&#8217;\u00e8 qualche cosa? Perch\u00e9 tutti questi enti si danno la pena di esistere? Possibile che ci siano sempre stati?<\/p>\n<p>No, tutto ci\u00f2 che esiste nel tempo deve avere un inizio; e, allo stesso modo, deve avere anche una fine. Eppure, non stiamo parlando di aggregati casuali di materia: quel che vediamo non \u00e8 disordine, ma ordine. La materia, sia inorganica, sia vivente, \u00e8 ordinata, anzi, sommamente ordinata: nelle venature delle foglie, nel disegno elegantissimo del sistema vascolare delle piante, perfino nell&#8217;organizzazione cellulare di una singola goccia d&#8217;acqua, come ci rivela l&#8217;osservazione fatta al microscopio. E questo ordine inerente alle cose forma delle strutture pi\u00f9 ampie, le quali denotano equilibrio, armonia: le cose non solo si danno la pena di esistere, e non solo esistono in maniera alquanto ordinata, ma esprimono anche una caratteristica puramente estetica, che va oltre la semplice funzionalit\u00e0: la bellezza. I cristalli di cui sono fatti i minerali, i cerchi sulla superficie del lago quando vi si scaglia una pietra, il muschio che avvolge come un&#8217;ovatta i tronchi possenti degli alberi, il richiamo di un merlo fra i rami, l&#8217;arcobaleno che si apre improvviso e si dispiega meraviglioso, imponente, nel cielo illuminato dal sole, ma ancor umido di pioggia: tutto questo \u00e8 bellezza, suprema eleganza e &quot;naturale&quot;, spontanea bellezza. Per creare la bellezza, l&#8217;uomo deve compiere uno sforzo intenzionale dell&#8217;intelligenza e della volont\u00e0 e deve imitare la natura; mentre la natura \u00e8 di per se stessa creatrice e dispensatrice di bellezza, anche se gli uomini, specialmente nella societ\u00e0 moderna, paiono essersene dimenticati, e quasi non alzano pi\u00f9 lo sguardo per ammirare e riempirsi gli occhi e l&#8217;anima di una bellezza cos\u00ec esuberante da stordirli e ubriacarli, se avessero conservato occhi per vedere e orecchi per udire. Ed ecco perch\u00e9 la bellezza presente nelle cose suscita, di per s\u00e9, un ulteriore problema: infatti, <em>vedere<\/em> la bellezza richiede una forma speciale di percezione; essa non \u00e8 evidente, tanto \u00e8 vero che alcune persone non la vedono affatto, o meglio, non la riconoscono. E dunque, ecco che si affaccia una nuova domanda: perch\u00e9 le cose si danno la pena di esistere in una maniera cos\u00ec misteriosa, tale da essere vista e riconosciuta solo da alcuni, ma non da tutti; e precisamene solo da quelli che sono capaci di provare il sentimento dello stupore, della meraviglia, e, in un certo senso, della gratitudine? Che cos&#8217;\u00e8 lo stupore? Da quanto si detto, parrebbe essere non solo un prodotto delle categorie estetiche, ma una vera e propria forma del conoscere. Si possono dunque conoscere le cose, si pu\u00f2 conoscere il reale non solo mediante l&#8217;analisi razionale, ma anche per mezzo dello stupore? O, per essere pi\u00f9 precisi, si pu\u00f2 dire che lo stupore \u00e8 la premessa necessaria al conoscere, o a certe forme del conoscere? Si pu\u00f2 dire che, senza stupore, senza meraviglia, la mente non s&#8217;interroga, o non s&#8217;interroga con sufficiente ampiezza e profondit\u00e0, ma resta alla superficie delle cose?<\/p>\n<p>Lo scettico, o il solipsista, sollevano peraltro una obiezione che essi credono radicale: ma chi lo dice che le cose esistono, dopotutto? Non potrebbe essere tutto un gioco della nostra mente? Chi pu\u00f2 dire cosa c&#8217;\u00e8 al di fuori di essa? Noi no, di sicuro: perch\u00e9 noi siamo tutt&#8217;uno con la nostra mente, e cosa c&#8217;\u00e8 al di l\u00e0, non possiamo dirlo. E sia. Resta per\u00f2 la domanda: perch\u00e9 fuori o dentro, le cose esistono, esistono <em>veramente<\/em>. Fa poi tanta differenza, dal punto di vista dell&#8217;essere, sapere se le cose sono esterne o interne alla nostra mente che le percepisce? Il fatto \u00e8 che ci sono, le possiamo vedere, udire, toccare, odorare, gustare. Le possiamo immaginare, anche: ma quelle che immaginiamo, le immaginiamo come copie di quelle che abbiamo sperimentato coi sensi. Perci\u00f2 la domanda rimane, immutata e ineludibile: perch\u00e9 le cose, tutte queste cose che riempiono il nostro orizzonte, esistono? Ci\u00f2 che esiste, <em>deve<\/em> avere una causa; e dunque: che cosa fa esistere le cose? Quale forza, quale energia, quale soffio conferisce loro l&#8217;attributo dell&#8217;esistenza? E se pure non esistessero in s\u00e9 e per s\u00e9, ma solo come proiezioni mentali della nostra coscienza, che cosa innescherebbe questo processo, questa attivit\u00e0? Perch\u00e9 il nostro vederle e conoscerle \u00e8 una forma di attivit\u00e0 della mente: dunque c&#8217;\u00e8 una mente, e c&#8217;\u00e8 una mente attiva, che riflette sulle cose e su se stessa, al posto del nulla. Inoltre, come abbiamo visto, c&#8217;\u00e8 una mente capace di stupirsi. Se non vi fosse lo stupore, non vi sarebbero le domande: le domande sorgono dalla meraviglia, dal senso del mistero, dal non avere la risposta bella e pronta.<\/p>\n<p>Scriveva il filosofo (e rabbino) Abraham Herschel (Varsavia, 1907-New York, 1972), nel suo libro <em>Il messaggio dei profeti<\/em> (titolo originale <em>The Prophets<\/em>, New York, Harper and Row, 1962; traduzione dall&#8217;americano di Antonio Dal Bianco, Roma, Borla, 1981, pp. 61-62; 64-65):<\/p>\n<p><em>Ma l&#8217;essere deve essere considerato come il tema finale del pensiero? Il fatto che l&#8217;essere esista \u00e8 misterioso come il problema dell&#8217;origine dell&#8217;essere. Ogni ontologia che misconosca il prodigio e il mistero dell&#8217;essere comporta la responsabilit\u00e0 di sopprimere la genuina ammirazione della mente e di dare per scontato l&#8217;essere. Che l&#8217;inizio dell&#8217;essere &quot;non pu\u00f2 n\u00e9 essere espresso&quot; \u00e8 vero. Un fatto per\u00f2 non cessa di essere tale solo perch\u00e9 trascende i limiti del pensiero e dell&#8217;espressione. In verit\u00e0 \u00e8 il vero tema dell&#8217;ontologia, dell&#8217;essere IN QUANTO essere che &quot;non pu\u00f2 n\u00e9 essere pensato n\u00e9 essere espresso&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;accettazione dell&#8217;essere quale realt\u00e0 ultima \u00e8 una &quot;petitio principii&quot;; o essa scambia un problema per una soluzione. La suprema ed ultima questione non \u00e8 l&#8217;ESSERE, ma il MISTERO DELL&#8217;ESSERE. Perch\u00e9 mai esiste l&#8217;essere al posto del niente? Noi non possiamo mai immaginare un essere senza la possibilit\u00e0 del suo non essere. Siamo sempre esposto sia alla presenza sia all&#8217;assenza dell&#8217;essere. In tal modo ci\u00f2 che troviamo di fronte a noi \u00e8 una coppia di concetti e non un concetto ultimo. Entrambi i concetti vengono trascesi dal mistero dell&#8217;essere.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo della Bibbia non comincia non l&#8217;essere [come i filosofi greci], ma dalla sorpresa dell&#8217;essere. L&#8217;uomo biblico \u00e8 libero da quella che potrebbe essere l&#8217;argomentazione ortocentrica. L&#8217;essere non \u00e8 TUTTO per lui. Egli non rimane incantato dal dato, perch\u00e9 ammette un&#8217;alternativa, cio\u00e8 l&#8217;annichilimento del dato. Per Parmenide il non-essere \u00e8 inconcepibile (&quot;il nulla non \u00e8 possibile&quot;); per l&#8217;uomo biblico il nulla o la fine dell&#8217;essere non \u00e8 impossibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Avendo coscienza della contingenza dell&#8217;essere, egli non potrebbe mai identificare l&#8217;essere con la realt\u00e0 ultima. L&#8217;essere non \u00e8 n\u00e9 evidente n\u00e9 spiegabile in se stesso. L&#8217;essere fa sorgere il problema di come l&#8217;essere sia possibile. L&#8217;atto di portare l&#8217;essere all&#8217;esistenza, la creazione, nella scala dei problemi sta al di sopra dell&#8217;essere. La creazione non \u00e8 un concetto trasparente. Il concetto di essere in quanto essere si distingue forse per chiarezza? La creazione \u00e8 un mistero; l&#8217;essere in quanto essere \u00e8 un&#8217;astrazione. La teologia interrogandosi sulla sorgente dell&#8217;essere ha il coraggio di andare al di l\u00e0 dell&#8217;essere. De \u00e8 vero che il concetto di origine implica l&#8217;essere, \u00e8 anche vero che un essere che chiama all&#8217;esistenza una realt\u00e0 \u00e8 dotato di un tipo di essere che trascende misteriosamente ogni essere concepibile. Per cui, mentre l&#8217;ontologia si interroga sull&#8217;ESSERE IN QUANTO ESSERE, la teologia si interriga sull&#8217;ESSERE IN QUANTO CREAZIONE, sull&#8217;essere in quanto atto divino. Nella prospettiva della creazione continua, non esiste un essere in quanto essere; c&#8217;\u00e8 solo un continuo venire all&#8217;essere. L&#8217;essere \u00e8 sia creazione che evento.<\/em><\/p>\n<p><em>Per i filosofi greci il mondo naturale era il punto di partenza della loro speculazione. La meta era quella di sviluppare l&#8217;idea di un principio supremo: l&#8217;&quot;apeiron&quot; (l&#8217;Illimitato) di Anassimandro, l&#8217;&quot;ens perfectissimum&quot; di Aristotele, il fuoco creatore del mondo degli stoici, di cui essi in seguito affermarono &quot;questo deve essere il divino&quot;. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>La Bibbia per\u00f2 non comincia dicendo &quot;Dio ha creato cielo e terra&quot;; comincia dicendo: &quot;In principio&quot;. Il messaggio essenziale non \u00e8 che il mondo ha una causa, ma piuttosto che il mondo non \u00e8 l&#8217;essere ultimo. L&#8217;espressione &quot;in principio&quot; \u00e8 decisiva. Pone un limite all&#8217;essere, come pone un limite alla mente.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;interrogativo supremo non \u00e8 &quot;chi ha fatto il mondo?&quot;, ma piuttosto &quot;chi trascende il mondo?&quot;. La risposta biblica &quot;Colui che cre\u00f2 cielo e terra trascende il mondo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Non &quot;la finitezza dell&#8217;essere ci porta a interrogarci su Dio&quot;, ma la grandezza e il mistero di tutti gli esseri. Non c&#8217;\u00e8 marchio d&#8217;infamia nell&#8217;essere una creatura finita. La finitezza \u00e8 piuttosto la nostra scusante che la nostra vergogna. Noi non potremmo sopportare di essere infiniti. L&#8217;infamia consiste nell&#8217;essere temerari, nel dimenticare che siamo finiti, nel comportarci come se fossimo infiniti.<\/em><\/p>\n<p>In sostanza, ci sono due modi di porsi di fronte al <em>fatto<\/em> dell&#8217;essere (perch\u00e9 di un fatto si tratta e non di un ragionamento; e coi fatti non si litiga): o lo si identifica con la spiegazione del reale, cio\u00e8 le cose esistono perch\u00e9 l&#8217;essere le fa esistere; oppure ci si stupisce, e ci si domanda: perch\u00e9 mai, invece del nulla, c&#8217;\u00e8 qualcosa?, e allora l&#8217;essere appare non come la spiegazione di tutto, ma come l&#8217;epifania di un mistero. Chi si pone nel primo modo, assume l&#8217;essere come il principio che spiega ogni cosa; ma chi assume il secondo, sa che l&#8217;essere non \u00e8 scontato; sa che in luogo dell&#8217;essere, potrebbe anche darsi il non essere, e allora si chiede per quale ragione l&#8217;essere si dia la pena di esserci. Qui c&#8217;\u00e8 un mistero: un mistero talmente fitto, che la mente quasi si smarrisce di fronte ad esso: come \u00e8 possibile pensare il non essere, o anche solo immaginarne la possibilit\u00e0 teorica? I greci non ne furono capaci: per loro, l&#8217;essere era un dato, il fondamento, non una possibilit\u00e0; il non essere era, per loro, qualcosa d&#8217;inconcepibile, qualcosa che ripugna alla ragione. Eppure, inconcepibile non \u00e8: tutto ci\u00f2 che esiste, pu\u00f2 anche essere concepito come non esistente. Ora, \u00e8 vero che l&#8217;essere non \u00e8, di per s\u00e9, qualcosa che esiste, bens\u00ec qualcosa che rende possibile l&#8217;esistente; d&#8217;altra parte, per garantire la possibilit\u00e0 che qualcosa esista, non \u00e8 forse necessario che anche l&#8217;essere, esista? Dunque, l&#8217;essere non \u00e8 la soluzione del problema, perch\u00e9, come tutti gli esistenti, riceve l&#8217;esistenza da qualcosa che \u00e8 altro da s\u00e9. Qualcosa che lo trascende. E che altro \u00e8 questo <em>qualcosa<\/em>, se non Dio?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;aria fresca e pura del primo mattino la strada che attraversa il vecchio borgo \u00e8 deserta e si snoda, in una serie di curve, dischiudendo ad<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-27854","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27854","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27854"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27854\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27854"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27854"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27854"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}