{"id":27848,"date":"2021-07-31T06:19:00","date_gmt":"2021-07-31T06:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/07\/31\/perche-la-metafisica-e-la-regina-di-tutte-le-scienze\/"},"modified":"2021-07-31T06:19:00","modified_gmt":"2021-07-31T06:19:00","slug":"perche-la-metafisica-e-la-regina-di-tutte-le-scienze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/07\/31\/perche-la-metafisica-e-la-regina-di-tutte-le-scienze\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la metafisica \u00e8 la regina di tutte le scienze"},"content":{"rendered":"<p>Esiste una gerarchia del sapere? Certo che esiste, nella sfera razionale; cos\u00ec come esiste una gerarchia di azioni nella sfera pratica, ed una di valori in quella etica. Anche se la parola <em>gerarchia<\/em> non \u00e8 pi\u00f9 di moda, e viene rivendica orgogliosamente solo da piccoli gruppi tradizionalisti, mentre era di uso comune fino a due o te generazioni or sono. Gerarchia infatti significa priorit\u00e0 di talune cose rispetto ad altre: e solo un ipocrita potrebbe negare che ciascuno di noi si regola, ogni santo giorno, in base ad una scala, o codice, di priorit\u00e0, per cui alcune cose le giudichiamo nobili e giuste, altre giuste e necessarie, altre solamente giuste, altre ancora necessaria ma sgradevoli, e altre infine semplicemente sgradevoli e neppure necessarie. Istituire un confronto di valore significa giudicare, e sia la cultura sessantottina del <em>proibito proibire<\/em>, sia una certa cultura pseudo cattolica che starnazza <em>chi sono io per giudicare?<\/em> ogni volta che vuole scusare un vizio o giustificare una colpa, hanno resto tab\u00f9 anche la parola <em>giudicare<\/em>, per cui ben pochi oggi si arrischiano a utilizzarla. Perfino i voti numerici sono stati fatti sparire dalla scuola e sono stati sostituiti da ambigue valutazioni in scolastichese, il cui succo \u00e8 in buona sostanza questo: non ci sono pi\u00f9 gli asini e i meritevoli, non ci sono pi\u00f9 gli sfaticati e i volonterosi, e neppure gli sciocchi e gl&#8217;intelligenti: sono tutti ugualmente belli, bravi e buoni. Solo che alcuni, poverini, non certo per colpa loro, ma di un insieme di oscure ed ingiuste circostanze, non rendono quanto gli altri, o meglio non rendono quanto potrebbero, e quindi bisogna far di tutto per recuperare il ritardo e metterli al pari coi compagni, al fine di raggiungere il nobilissimo scopo della perfetta (e fasulla) uguaglianza che sorge per decreto dal livellamento ideologico pi\u00f9 spietato: abbassando chi vale e innalzando chi non vale nulla, n\u00e9 ha voglia di valere.<\/p>\n<p>Dunque, c&#8217;\u00e8 una gerarchia di azioni nella sfera pratica, poich\u00e9 agghindarsi un&#8217;ora davanti allo specchio non ha lo stesso valore del recarsi puntualmente e seriamente al lavoro: la prima \u00e8 un&#8217;azione che si potrebbe drasticamente ridurre e rendere pi\u00f9 sobria, quel tanto che basta ad avere un aspetto decoroso quando si esce di casa; la seconda \u00e8 un&#8217;azione non solo necessaria, ma importante in se stessa, perch\u00e9 consente di estrinsecare una buona parte delle proprie virt\u00f9 migliori: la costanza, la competenza, la seriet\u00e0, l&#8217;onest\u00e0, la creativit\u00e0, ecc., e quindi a nobilitare la nostra vita. Nella sfera etica, prestare soccorso a un uccellino caduto dal nido \u00e8 un&#8217;azione lodevole, ma nessuno si sognerebbe di definire disumano e crudele colui che se ne astenesse, tutt&#8217;al pi\u00f9 lo giudicherebbe poco sensibile; mentre soccorrere un essere umano che \u00e8 stato vittima di un incidente \u00e8 un&#8217;azione non solo lodevole, ma doverosa, e chi si sottraesse a una tale evenienza non solo sarebbe giudicato un mostro di egoismo, ma potrebbe anche incorrere nei rigori della legge, perch\u00e9 esiste un reato che si chiama omissione di soccorso. Detto fra parentesi, abbiamo scelto apposta un esempio che non piacer\u00e0 a tutti, in particolare agli animalisti, secondo i quali la vita di qualsiasi animale vale tanto quanto quella di un essere umano; per non dire che alcuni si spingeranno fino a dire, o quantomeno a pensare, che in molti casi la vita di un animale \u00e8 un bene <em>pi\u00f9<\/em> prezioso di quella dell&#8217;uomo: perch\u00e9 l&#8217;uomo ha la spiacevole caratteristica di poter essere malvagio, mentre l&#8217;animale segue solo il suo istinto e, se addomesticato come si deve, si mostra pi\u00f9 affettuoso verso il suo padrone che non moltissimi esseri umani. E lo abbiamo scelto (noi che siamo vegetariani da oltre vent&#8217;anni, e abbiamo deciso di esserlo proprio per non cibarci di carne di animale, pesci compresi) per far osservare come parlare di gerarchia di valori sia effettivamente un qualcosa che suscita divisioni e discordie, e quindi \u00e8 pi\u00f9 facile negare che una tale gerarchia esista, in modo da accontentare tutti: <em>quot capita, tot sententiae<\/em>. Una morale spicciola buona per il relativismo culturale nel quale siamo immersi, anzi sprofondati; ma una morale ipocrita, perch\u00e9 si astiene dal giudicare in base a un criterio universale, lasciando libero ciascuno di regolarsi come meglio crede nella propria vita, e cos\u00ec di fare in tutta libert\u00e0 anche ci\u00f2 che per altri \u00e8 riprovevole e gravemente immorale. Si veda il caso dell&#8217;aborto volontario, che ha portato la categoria dei medici a rinnegare il dogma fondamentale della loro professione, ossia il giuramento d&#8217;Ippocrate: da quando tale legge \u00e8 stata approvata e l&#8217;aborto introdotto praticamente negli ospedali e nelle cliniche pubbliche e private, i medici hanno aperto una grossa falla nella regola fondamentale della loro professione &#8212; e indirettamente nella societ\u00e0 tutta -, difendere sempre e comunque la vita; e una volta aperta una falla, si sa, poco alla volta \u00e8 tutto il muro che comincia a franare, e alla fine cade completamente in rovina.<\/p>\n<p>Ed eccoci alla gerarchia del sapere. Il sapere coinvolge la parte pi\u00f9 nobile della natura umana, la ragione: quella che ci distingue da tutti gli altri esseri viventi dotati di un corpo. Pertanto le scienze che guidano l&#8217;uomo sulla via della conoscenza sono, in se stesse, pi\u00f9 nobili di quelle che lo guidano nella vita pratica: fra queste ultime alcune sono indispensabili, altre gratuite, tutte oper\u00f2 si muovono nella sfera della contingenza, mentre la ricerca del sapere ha a che fare con un ambito puramente disinteressato, senza secondi fini o applicazioni pratiche. Queste possono venire, s\u00ec, quali conseguenze della conoscenza pura, anzi il mondo modero \u00e8 caratterizzato da un complesso di tecno-scienze nel quale \u00e8 impossibile separare la dimensione speculativa da quella materiale e operativa: situazione sconosciuta agli antichi greci, per i quali i due ambiti dovevano essere sempre distinti, e che consideravano pi\u00f9 nobili le scienze che si coltivano spassionatamente, ossia in modo indipendente da applicazioni pratiche e materiali. I moderni, in genere, non sono d&#8217;accordo con questo punto di vista, e obiettano che le cose materiali non sono meno importanti di quelle spirituali e intellettuali: ecco un altro esempio di giudizio, sia pure espresso allo scopo di confutare un giudizio preesistente (perch\u00e9 \u00e8 impossibile non giudicare in senso assoluto: e anche chi si ribella al giudizio, di fato sta giudicando quelli che giudicavano). A tale obiezione noi rispondiamo con una semplice domanda: \u00e8 pi\u00f9 nobile il corpo oppure l&#8217;anima? Noi pensiamo che sia l&#8217;anima (l&#8217;anima che i moderni, spesso e volentieri, negano addirittura che esista, e con ci\u00f2 credono d&#8217;aver risolto il problema): per la buona ragione che un uomo il cui corpo abbia subito gravi menomazioni, resta pur sempre capace di sviluppare in maniera ammirevole la sua parte spirituale e intellettuale. E infatti vi sono stati e vi sono dei santi e dei geni il cui corpo era martoriato, piagato, immobilizzato, mutilato, ma la cui spiritualit\u00e0 luminosa e la cui intelligenza straordinaria suscitavano e suscitano la generale ammirazione. Viceversa se la mente o lo spirito di un uomo sono stati distrutti, anche se il corpo rimane in perfette condizioni, gran parte della sua umanit\u00e0 se n&#8217;\u00e8 andata: egli resta un uomo, certamente, ma per cos\u00ec dire un uomo allo stato potenziale; per potersi pienamente realizzare come uomo avrebbe bisogno di qualcosa che \u00e8 andato perduto per sempre. Nel caso di un folle \u00e8 andata perduta la sua ragione, per cui lo vediamo grufolare e trotterellare a quattro zampe come un animale, o magri strisciare a terra contorcendosi come un serpente. La perfetta possessione diabolica \u00e8 infatti quella in cui l&#8217;antico Nemico riesce a stravolgere la natura umana fino al punto di degradarla al di sotto delle bestie.<\/p>\n<p>Ma domandiamoci ancora: fra le scienze, ve ne sono alcuni pi\u00f9 nobili di altre, e secondo quale criterio le possiamo riconoscere? Se ci\u00f2 che \u00e8 disinteressato e puramente contemplativo \u00e8 pi\u00f9 nobile di ci\u00f2 che \u00e8 interessato e mosso dalla sete del guadagno, o comunque dalla brama dell&#8217;utile, allora non c&#8217;\u00e8 dubbio che le scienze pi\u00f9 nobili sono quelle del primo genere, meno nobili quelle del secondo. Le scienze puramente contemplative non sono poi tante: sono solamente tre, con le loro ulteriori specializzazioni. La prima \u00e8 la fisica, che ha a che fare con i corpi e il movimento, e ci aiuta a comprendere gran parte dei fenomeni che avvengono nell&#8217;universo, da quelli pi\u00f9 microscopici ai pi\u00f9 grandiosi. Ma i corpi, abbiamo detto, sono la parte meno nobile del reale, perch\u00e9 obbediscono alle leggi fisiche in maniera meccanica, senza che un elemento spirituale v&#8217;intervenga in alcun modo; anche l&#8217;attrazione fra gli elementi \u00e8 qualcosa di meccanico e non d&#8217;intenzionale, perch\u00e9 l&#8217;intenzione presuppone la volont\u00e0 e quindi una coscienza e un&#8217;intelligenza, cose che esorbitano dalla realt\u00e0 fisica. La seconda \u00e8 la matematica, che comprende la geometria, la musica e l&#8217;astronomia. Ora la matematica si occupa del numero, della figura e del movimento: movimento dei numeri, come l&#8217;addizionare e il sottrarre, il moltiplicare e il dividere; movimento delle figure, come la rotazione di sfere o cilindri nello spazio; movimento delle note, il ritmo che crea l&#8217;armonia; e movimento dei corpi celesti, come le orbite dei pianeti intorno alle stelle, o dei satelliti intorno ai pianeti. Non tutte le scienze matematiche dunque, si occupano di realt\u00e0 immateriali, e soprattutto nessuna di esse, come del resto anche la fisica, si occupa di ci\u00f2 che ha originato il movimento, ossia della causa prima. Sia la fisica che la matematica studiano, s\u00ec, le cause seconde, ma non la causa prima. Ad esempio il fisico si chiede quale sia l&#8217;origine delle maree, e l&#8217;astronomo si chiede quale sia l&#8217;origine delle macchie solari; ma n\u00e9 l&#8217;uno n\u00e9 l&#8217;altro risalgono pi\u00f9 indietro nella catena delle cause, perch\u00e9, una volta trovata la risposta di cui hanno bisogno, si fermano l\u00ec. Ed hanno ragione a regolarsi in tal modo (o meglio, magari lo facessero: perch\u00e9 ormai \u00e8 cosa comune vedere scienziati che s&#8217;improvvisano filosofi e teologi, sentenziando pomposamente intorno all&#8217;essere) perch\u00e9 n\u00e9 la fisica, n\u00e9 la matematica hanno a che fare con la causa prima, essendo pur sempre scienze legate alla sfera sensibile o a quella concettuale. Il loro interesse sul perch\u00e9 delle cose \u00e8 contingente e limitato: arriva solo fino a un certo punto; cio\u00e8 al punto da poter spiegare il movimento che stanno studiando. Il movimento in quanto tale, il movimento in se stesso, esorbita dai loro rispettivi ambiti, poich\u00e9 chiama in causa un&#8217;altra scienza, la quale si occupa specificamente di studiare la causa prima, senza alcun concorso di materia, e senza alcun intento di natura pratica.<\/p>\n<p>La scienza suprema, dunque, quella che si occupa del movimento in s\u00e9, vale a dire dell&#8217;essere in s\u00e9, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 movimento senza che vi sia un ente che lo provoca, e la catena degli enti rimanda alla categoria dell&#8217;essere, vale a dire dell&#8217;esistere per l&#8217;esistere, libero da ogni condizione e da ogni contingenza, deve essere un&#8217;altra: \u00e8 quella che Aristotele chiama la metafisica, e che presenta molti punti di contatto con la teologia. Non si fa vera filosofia, dunque &#8211; un concetto sul quale abbiamo tante volte insistito &#8211; senza metafisica: una filosofia che prescinda dalla metafisica, come pretende di fare la cosiddetta filosofia moderna da Kant in poi &#8211; Kant, per il quale si pu\u00f2 conoscere solo in fenomeno, giammai la cosa in s\u00e9, ossia l&#8217;essere &#8212; \u00e8 un gigantesco non senso, un fallimento radicale, tanto pi\u00f9 grave in quanto annunciato.<\/p>\n<p>Scrive dunque Aristotele nel primo capitolo del libro se sto della <em>Metafisica<\/em> (a cura di Armando Carlini, Bari, Editori Laterza, 1959, pp. 201-207):<\/p>\n<p><em>Quel che qui si cerca sono i principi e le cause degli esseri: s&#8217;intende, in quanto sono. Poich\u00e9 c&#8217;\u00e8 pure una causa della salute e del benessere, e anche le entit\u00e0 matematiche hanno principi, elementi e cause: in generale, anzi, ogni scienza di ragionamento, o che del ragionamento si serva almeno in parte, versa intorno alle cause e ai principi, pur con pi\u00f9 o meno di esattezza e semplicit\u00e0. Ma tutte queste scienze son circoscritte a un ente e genere particolare, e di esso soltanto trattano, n\u00e9 fan nessuna parola di ci\u00f2 che \u00e8 l&#8217;essere semplicemente: n\u00e9 di ci\u00f2 che \u00e8 l&#8217;ente in quanto tale, n\u00e9 dell&#8217;essenza. Invece le une dichiarando il loro oggetto per mezzo del senso, e le altre stabilendone per mezzo di ipotesi la definizione, dimostrano, pi\u00f9 o meno debolmente, pi\u00f9 o memo rigorosamente, le propriet\u00e0 del genere preso in considerazione. \u00c8 dunque evidente che da un tal metodo induttivo non si pu\u00f2 aver dimostrazione n\u00e9 della sostanza n\u00e9 dell&#8217;essenza, ma per esse ha da esserci un&#8217;altra specie di conoscenza che le chiarisca. Per la stessa ragione non dicono nulla se il genere preso a trattare esiste o non esiste: poich\u00e9 appartiene alla stessa facolt\u00e0 del pensiero il mettere in chiaro tanto l&#8217;essenza quanto l&#8217;esistenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma in quanto anche la scienza fisica versa intorno a un genere dell&#8217;essere (la sostanza ch&#8217;essa studia \u00e8 quella che ha in s\u00e9 il principio del movimento e dell&#8217;interzia), \u00e8 chiaro ch&#8217;essa non riguarda n\u00e9 l&#8217;agire n\u00e9 il produrre. Poich\u00e9 il principio della produzione \u00e8 in chi produce: o l&#8217;intelligenza, o l&#8217;arte, o altra potenza; il principio dell&#8217;azione \u00e8 in chi agisce, ed \u00e8 il proponimento (potendosi tradurre in azione soltanto ci\u00f2 che ci si pu\u00f2 proporre). Per cui, se ogni ragionamento \u00e8 fatto o per l&#8217;agire o per il produrre, ovvero riguarda la pura speculazione, la Fisica sar\u00e0 una scienza speculativa, ma speculativa di un essere tale che ha la potenza di muoversi, e della sostanza tratta soltanto secondo nozioni che valgono per lo pi\u00f9, non separata dalla materia. Si badi di non ignorare il modo di essere della pura essenza e del concetto, perch\u00e9, senza di ci\u00f2, \u00e8 tempo peso ogni ricerca. Delle cose che si definiscono e delle essenze alcune sono come quella di &quot;camuso&quot;, altre come quella di &quot;curvo&quot;, le quali differiscono in questo, che in camuso \u00e8 compresa sempre la materia (camuso diciamo un naso che ha una certa curva), la curvit\u00e0, invece, \u00e8 compresa senza materia sensibile. Se, quindi, tutti gli oggetti della fisica s&#8217;intendono similmente a camuso (ad es., naso occhio fisionomia carne osso, animale in somma; ovvero, foglia radice scorza, pianta in somma: tutte cose in cui non si pu\u00f2 prescindere dal movimento, anzi neppure sono mai senza materia) &#8212; \u00e8 gi\u00e0 con ci\u00f2 chiarito il modo in cui il fisico deve ricercare e definire l&#8217;essenza delle cose; e perch\u00e9 sia ufficio suo lo speculare anche intorno a un genere di anima, a quello che non esiste senza la materia.<\/em><\/p>\n<p><em>Che dunque la fisica sia una scienza speculativa, \u00e8 evidente. Ma scienza speculativa \u00e8 anche la matematica; se i suoi oggetti siano immobili ed abbiano esistenza separata, non abbiamo tuttavia ancora chiarito. Per ora si po&#8217; ammettere come chiaro questo, che alcune delle scienze matematiche considerano i loro oggetti in quanto immobili e separabili. A se qualcosa esiste di eterno immobile e separato, non \u00e8 dubbio che la conoscenza di esso appartiene a una scienza speculativa, la quale non sar\u00e0 certamente la fisica (che riguarda soltanto alcune cose mobili), e neppure la matematica, ma una scienza superiore ad entrambe. Infatti la fisica studia ci\u00f2 che esiste separatamente, ma non \u00e8 immobile; delle matematiche alcune studiano, invece, ci\u00f2 che \u00e8 immobile, ma non separato in fine perch\u00e9 esiste nella materia. Soltanto la scienza che \u00e8 prima studia ci\u00f2 che \u00e8 separato e immobile. E se tutte le cause sono necessariamente eterne, queste lo saranno soprattutto, perch\u00e9 esse sono causa di quelli tra gli enti divini che risplendono nel cielo.<\/em><\/p>\n<p><em>Le scienze filosofiche-speculative son dunque tre: la matematica, la fisica, la teologia. Non \u00e8 dubbio che, se il divino esiste, esso si trova in una natura quale s&#8217;\u00e8 detta dianzi, e la scienza onorevoli sisma deve esser questa che ha l&#8217;oggetto pi\u00f9 onorevole. E come le scienze speculative son da preferire alle altre scienze, cos\u00ec questa tra le speculative.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualcuno potrebbe domandare se la &quot;filosofia prima&quot; \u00e8 universale, ovvero se versa intorno a un genere determinato e a un&#8217;unica natura di esseri.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche nelle scienze matematiche, infatti, c&#8217;\u00e8 diversit\u00e0: la geometria e l&#8217;astronomia studiano oggetti di una particolar e natura, e c&#8217;\u00e8 una scienza matematica universale comune a tutte. Se, dunque, non ci fosse nessun&#8217;altra sostanza fuori di quelle formate dalla natura, la fisica sarebbe la prima di tutte le scienze. Ma se c&#8217;\u00e8 una sostanza immobile, essa sar\u00e0 superiore alle altre, e la scienza di essa sar\u00e0 la prima filosofia, la quale, essendo la prima, \u00e8 universale, in questo senso. Essa avr\u00e0 il compito di speculare intorno all&#8217;essere in quanto essere: la sua essenza, cio\u00e8, e le determinazioni che, in quanto essere, gli appartengono.<\/em><\/p>\n<p>La cosiddetta filosofia moderna, abbiamo visto, si rifiuta di prendere in considerazione la metafisica: la considera un curioso oggetto del passato, che offre tutt&#8217;al pi\u00f9 un interesse di natura storica, tanti per misurare la distanza dagli antichi e compiacersi dei progressi fatti negli ultimi secoli e decenni. Nel fare ci\u00f2, i moderni affermano di essere mossi da una razionalit\u00e0 rigorosa, perch\u00e9 escludono dal campo delle loro ricerche tutto ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 avere certezza assoluta e incontrovertibile: ma assumono quale metro di giudizio (ancora il giudizio!, sempre negato a parole, ma di fatto frequentissimo sulla bocca dei moderni e specialmente dei progressisti) delle categorie che nascono dai loro pregiudizi illuministi, scientisti e materialisti, e non da un uso rigoroso della ragione. Essi dicono: <em>Non c&#8217;\u00e8 l&#8217;anima<\/em>; e gettano via, nel cestino, tutta la filosofia di San Tommaso d&#8217;Aquino e tutta la filosofia cristiana. Ma chi lo dice che non c&#8217;\u00e8? Lo dicono i loro pregiudizi. Guarda caso, n\u00e9 Socrate, n\u00e9 Platone, n\u00e9 Aristotele la pensavano come loro. Essi dicono anche: <em>Inutile scervellarsi sulla causa prima, che \u00e8 irraggiungibile; limitiamoci alle cause seconde<\/em>. Ma chi lo dice? Non certo la ragione naturale: per oltre mille anni i filosofi hanno opinato diversamente, e hanno giudicato che filosofare senza andare alla ricerca della causa prima sia come voler esplorare il modo in lungo e in largo, ma senza mai uscire dalla porta di casa. E dicono pure: <em>Limitiamoci ai fatti; dateci solo la nuda realt\u00e0<\/em>. Benissimo: ma non vogliono vedere che i fatti di cui parlano sono solo gli effetti delle cause seconde; e che la loro &quot;realt\u00e0&quot; \u00e8 una minuscola porzione del reale, quella visibile e che si pu\u00f2 sperimentare. Sono ridicoli: somigliano al selvaggio che scuote l&#8217;orologio per udire lo spirito che muove le lancette. Povero Kant e poveri noi, su quale via ci hai fatto camminare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste una gerarchia del sapere? 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